TARTICCHIO SI DIMETTE DALLACARICADI PRESIDENTE DELL’ANVGD DI MILANO

Chi mi conosce sa che non è nella mia natura lasciarmi sopraffare dallo sdegno; rispondere all’affronto con ingiurie personali e replicare al sopruso con la violenza. Ma non rientra nemmeno nei miei principi porgere l’altra guancia, rinunciare a difendermi sottostando alle sopraffazioni e alle ingiustizie che mi sono piovute addosso immeritatamente il 24 febbraio u.s..
Noi esuli siamo preparati più alle disfatte che alle vittorie, le ingiustizie patite in passato non ci hanno deluso più di tanto, semmai solo un po’ demoralizzato. Con il passare degli anni ci siamo assuefatti alle promesse non mantenute, alle strumentalizzazioni politiche da parte di coloro che si dichiaravano nostri amici solo a parole. Tuttavia oggi siamo meno propensi a tollerare le offese e i tradimenti, soprattutto quando arrivano dalla nostra stessa gente.
Negli ultimi anni abbiamo dovuto constatare che alcune persone, che dovrebbero battersi per tutelare i nostri interessi, hanno cercato solo visibilità e onori personali nelle stanze del potere. Conosco individui che per decenni hanno incassato la nostra fiducia, amicizia e indulgenza, proclamandosi paladini dei nostri diritti senza ottenere alcun risultato. Io, che dalle pagine dell’Arena di Pola avevo invitato le nostre associazioni a una maggior tolleranza tra loro per combattere sinergicamente per il bene comune dei giuliano- dalmati, oggi devo brandire la spada per difendermi dalle sopraffazioni poste in essere dai vertici Anvgd nei miei confronti e nei confronti del Comitato di Milano. Non è facile per me intingere la penna nel curaro e sputare veleno sulle alte sfere del nostro associazionismo; sui quanti ci dichiarano la loro amicizia e poi ci voltano le spalle; su quanti dicono di lavorare per noi, aggirandosi nelle stanze del palazzo come anime prave, senza concludere nulla. Forse costoro tendono a rinviare a domani la soluzione dei nostri annosi problemi sperando che il tempo sopisca ogni nostra rivalsa o peggio che la morte cancelli ogni nostra presenza.
 
Chiunque si attivi per costruire qualsiasi progetto non in linea con la Direzione Nazionale è posto all’indice e i dissidenti rischiano l’esclusione da ogni funzione operativa. Basta una generica accusa per essere banditi senza sentire la controparte e darle la possibilità di difendersi. La mannaia del boia cala inesorabilmente sul colpevole delegittimandolo. Significativo appare il caso del Vice Sindaco del Libero Comune di Pola Argeo Benco, allora Presidente del Comitato di Varese e alla guida della Consulta lombarda che, nel 2006, venne espulso dall’Anvgd perché reo di essersi recato a Strasburgo a manifestare davanti al Parlamento europeo a fianco dell’Unione degli Istriani. Vi sono personaggi, tra le schiere della Direzione Nazionale, che sfidano il tempo, ammantati di un alone di onnipotenza. Individui inossidabili che sfidano l’avanzare degli anni paghi solo dell’immobilismo tipico di una classe politica che ha guidato il nostro Paese per oltre quarant’anni.
 
Ai più giovani è stata preclusa ogni carica strategica, sbarrata da una filosofia dirigista di stampo sovietico per la quale qualsiasi critica è vietata. Il Comitato ProvincialeAnvgd di Milano, di cui sono stato Presidente negli ultimi tre anni - tranne la signorina Gambaro - si compone di persone non più giovani ma ricche di esperienza, generose, attive e determinate. Fin dal 2006, ha prevalso la linea apartitica composta dai Vice Presidenti Sergio Trevisan e Giannatonio Godeas e dai consiglieri Tito Lucio Sidari, Gianfranco Serravallo, Giorgio Baroni, Giorgio Colussi, Gina Superina, e Aldo Jurinich; in seguito da Roberto Stanich, per la defezione del consigliere Caprarulo. Tutti insieme si sonomessi concretamente al servizio dei soci, per il buon funzionamento del Comitato: per la gestione dei tesseramenti, l’amministrazione, i lavori di segreteria e l’organizzazione degli eventi. Alla linea dellamaggioranza si sono contrapposti i Consiglieri Roberto Predolin, Guido Brazzoduro e Francesca Gambaro, i quali erano stati eletti Consiglieri Nazionali nel 2006. Soprattutto Predolin, per la sua militanza politica, riteneva di poter disporre del Comitato milanese a proprio piacimento. Il mio compito di Presidente è stato di mediare tra le parti, mettere a disposizione la mia esperienza di creativo della comunicazione visiva: per realizzare il notiziario, ideare i manifesti per le mostre, creare il materiale didattico-divulgativo, presenziare alle manifestazioni, parlare nelle scuole e presso gli enti pubblici per fare memoria e portare la mia testimonianza di esule e figlio di un infoibato (16 presenze nel 2007, 25 nel 2008, 32 nel 2009).

L’ armonia si ruppe già alla fine del 2006, dopo l’ultimo rinnovo del Consiglio Nazionale. Correva voce che durante le preparazioni di voto fossero avvenuti intrallazzi e accordi sottobanco per favorire la vecchia guardia a discapito di una corrente riformatrice. Il problema non si esaurì con la fine dei lavori ma si trascinò successivamente con una serie di sospesi che, ancora oggi, vengono puntualmente rispolverati. A tale proposito, lo scorso anno, a Milano nacque il «Coordinamento», e la conseguente «Dichiarazione di Milano» promossa dall’avvocato italo-americano Giovanni Depierro e dal Direttore del sito Exilio Rinaldo Jurcovich. Il movimento d’opinione comprendeva anche autorevoli membri del Direttivo romano tra i quali l’Avv. Gian Paolo Sardos Albertini di Verona e Fulvio Aquilante di Torino, allora entrambi Vicepresidenti dell’Anvgd. Il gruppo si prefiggeva un’azione trasversale a «fianco» e non «contro» l’Associazione. Per spiegare le finalità del «Coordinamento» veniva chiesto più volte un colloquio tra le parti per concordare una strategia comune. Invece di accogliere le richieste, Roma impartiva anatemi contro i dissidenti; strali che sfociarono in dolorose incomprensioni creando - quasi ce ne fosse bisogno - disorientamento nel complesso microcosmo degli esuli giulianodalmati. Essendo il sottoscritto co-direttore dell’Arena di Pola, sostenitrice della linea dell’Unione degli Istriani di Trieste, in aperto conflitto con l’Anvgd di Roma, la mia elezione a Presidente del Comitato di Milano venne accolta dai vertici romani con freddezza e diffidenza. Per tre anni ho dovuto fare i conti con una cortina di imbarazzante silenzio. TraMilano e Roma parlavano solo le fredde circolari e le pratiche amministrative. Il rapporto comportò il boicottaggio sistematico dei finanziamenti governativi per le attività culturali previste dalla Legge 193 del 2004.Apparve subito chiaro che i nostri progetti, arrivati davanti alla Commissione giudicante, non venivano valutati per i loro contenuti. Le assegnazioni privilegiavano - in forma clientelare - la fedeltà dei comitati amici piuttosto di quelli dissenzienti. Le conseguenze di questo ostracismo finirono per inaridire ulteriormente le nostre risorse finanziarie.
 
Il denaro dei tesseramenti e delle elargizioni bastava appena per fare fronte alle spese correnti ogni altro progetto era rimandato sine die. Un tempo il ComitatoAnvgd di Milano era uno dei più ricchi potendo contare su finanziamenti straordinari elargiti da personalità della politica e della finanza. Due anni fa moriva il cav. Fulvio Bracco, benefattore munifico per oltre cinquant’anni della nostra Associazione e del Circolo Giuliano Dalmata. Sua figlia Diana, Amministratore delegato delle omonime industrie farmaceutiche e presidente dell’Assolombarda, nonostante i nostri reiterati appelli, non ha mai sentito il dovere di ricordare la figura paterna istituendo, a nome del padre, una borsa di studio oppure finanziando un progetto di ricerca storica. Su suggerimento dei nostri consiglieri Brazzoduro e Predolin, era stata a più riprese formulata la richiesta, da Roma, di accorpare il nostro parco soci al «database » nazionale. Roma, si impegnava a gestire gli associati e ospitare il nostro "notiziario" sulle pagine di "Difesa Adriatica" e a emettere le tessere: il tutto per la modica spesa di 50 Euro, compreso l’abbonamento al giornale. La sede centrale riteneva che il nostro bollettino, realizzato in economia, non fosse in regola come le normali pubblicazioni, (riviste p e r i o d i c h e , ecc.) mancando della regolare registrazione presso il Tribunale di Milano. Un’eventuale indagine delle poste avrebbe recato danno e disagio al Presidente nazionale Lucio Toth. Da un’indagine esplorativa appurammo che nessun bollettino aziendale (come il nostro notiziario) o parrocchiale necessitasse di un direttore responsabile e relativa iscrizione al Tribunale. Essendo il sottoscritto un giornalista pubblicista iscritto all’albo non esistevano problemi per propormi quale direttore responsabile, tuttavia per l’iscrizione al Tribunale e alle Poste vi sarebbe stato un ulteriore esborso di denaro non ritenuto necessario dalla maggioranza dei Consiglieri. Il nostro Comitato riunitosi in consiglio respinse l’offerta; consapevole che quella manovra sarebbe stata la pietra tombale per il glorioso Comitato di Milano. Quel declassamento lo avrebbe privato di ogni funzione operativa autonoma sul territorio di competenza. Cercherò ora di illustrare in forma comprensibile la famigerata operazione «usa e getta » attuata, nel febbraio 2009, presso l’Ente Regione Lombardia dai Consiglieri di minoranza Roberto Predolin e Guido Barazzoduro. Il presidente della Consulta Lombarda dott. Luciano Rubessa, usando la sua influenza politica, era riuscito a far approvare dalla Regione Lombardia la legge 14 febbraio 2008 N. 2, che finanziava con la somma di € 100.000 i Comitati Anvgd lombardi. La legge promuoveva iniziative atte a diffondere, specialmente tra i giovani, la verità storica sulla tragedia delle foibe e dell’esodo del popolo dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia. Fra i progetti spiccava il «concorso per le scuole secondarie della Regione », nonché altre proposte concernenti pubblicazioni, comunicazione digitale, manifestazioni, presentazioni di saggi, brossure, ecc..
 
Per passare alla fase esecutiva la Consulta Regionale Anvgd assieme al Comitato di Milano si erano attivati contattando, a nome di tutti i comitati lombardi, le persone competenti dell’Ente Regione. A tempo di record furono preparati i progetti, divulgate informative ai soci, pur nella ristrettezza dei tempi intercorsi tra l’approvazione definitiva della legge ed i termini di chiusura del bando di concorso che venivano fissati prima per il 27 gennaio e poi prorogati al 10 febbraio, come appare nell’avviso inviato a suo tempo ai soci di Milano. Il Concorso avrebbe dovuto concludersi il 24 febbraio u.s. con una manifestazione nella Sede della Regione Lombardia. Oltre al presidente del Consiglio Regionale arch. De Capitani, dovevano intervenire il sottoscritto e il Presidente della Consulta Luciano Rubessa ai quali spettava il compito di consegnare i riconoscimenti ai vincitori. Pochi giorni prima dell’evento, senza alcun preavviso, la Direzione Nazionale Anvgd attraverso la persona Guido Brazzoduro, prendeva contatto con l’arch. De Capitani e insieme decidevano di annullare la partecipazione di Rubessa e mia e di bloccare la totalità dei finanziamenti riguardanti i progetti presentati e già approvati in sede di Consiglio regionale. Come contentino è stata tenuta in vita solo la stampa di 5.000 copie di una brossure illustrante la mostra «Conoscere per ricordare», da me ideata e realizzata per «il Giorno del Ricordo 2008». Il premio ai 40 studenti vincitori del concorso, consistente in un viaggio in pullman nei luoghi della memoria: a Basovizza, Padriciano, Monrupino, nell’Istria e nella Dalmazia, come annunciato anche nel bando di Concorso, veniva drasticamente ridotto ad un’informale visita al Sacrario di Redipuglia. Questo cambiamento di programma ha lasciato costernati, non soltanto alcune Personalità istituzionali della Regione Lombardia, ma soprattutto ha deluso gli studenti e i professori che avevano seguito i loro allievi nell’allestimento dei lavori. N el corso di una seduta del Consiglio, prima della fine dello scorso anno, il Consigliere Predolin, contrariato dalle critichemosse attraverso il nostro notiziario dal Vicepresidente Trevisan al Consiglio NazionaleAnvgd riunito una settimana prima a Mestre, aveva abbandonato l’assemblea minacciando di usare tutta la sua influenza politica, per bloccare i finanziamenti previsti dalla legge regionale 14 febbraio 2008 N.2 (come risulta dal verbale del 4/12/2008). Con unamanovra subdola di aggiramento il Presidente Toth e i Signori Brazzoduro e Predolin hanno «usato » il lavoro capillare del Comitato di Milano, appropriandosi dei successi ottenuti, per poi «gettare » il tutto nella spazzatura. Per dare maggiore visibilità e autorevolezza a Roberto Predolin i tre hanno delegittimato l’operato del Presidente e degli altri Consiglieri. Preso atto del caos che regnava nell’ambito Anvgd, la Regione Lombardia bloccava i finanziamenti che sarebbero andati a beneficio di tutti i comitati lombardi.
 
Quel gesto scellerato ha, di fatto, vanificato il lavoro di anni, portato a termine da persone che hanno lavorato sodo, in silenzio, senza chiedere in cambio né favori personali, né un trampolino di lancio per le loro ambizioni politiche. La defenestrazione della Consulta Regionale Lombarda e del Comitato di Milano, ha avuto come prima conseguenza le mie dimissioni. La mia determinazione di lasciare la carica di Presidente - per potermi difendere da uomo libero non asservito al sistema - ha dato luogo a una mozione firmata dai Consiglieri: Baroni, Cremonesi, Godeas, Serravallo, Sidari, Stanich, Trevisan, e (solo contro le mie dimissioni) da Giorgio Colussi, dal cui verbale risulta che l’assemblea stigmatizzava l’operato di Roma e respingeva le dimissioni del Presidente Piero Tarticchio. Dialogo e cooperazione tra il vertice e i comitati dovrebbero rientrare nei principi ispiratori di ogni ordinamento democratico. Purtroppo i sani principi non fanno parte del bagaglio morale della Direzione Nazionale Anvgd. Ai membri dell’Esecutivo non interessa annoverare tra i ranghi persone valide, capaci, attive e intraprendenti che con passione, abnegazione e sacrificio si adoperino per il bene comune. È molto più facile gestire un esercito di acefali ossequienti e sottomessi che ubbidiscono ciecamente alle direttive del capobranco. Ma la scintilla che ha scatenato la scomunica di Milano è stata la ventilata ipotesi che per le imminenti elezioni del nuovo Consiglio fossero presentate due liste separate, per le quali potrebbe configurarsi la non rielezione degli attuali consiglieri Brazzoduro, Predolin e Gambaro - dopo il fattaccio all’Ente Regione Lombardia, i quali tuttavia avrebbero potuto presentare una lista propria.
 
Invece di intraprendere azioni mirate, o quantomeno un dialogo conciliatore, Roma ha preferito sparare nel mucchio con la sola intenzione di sopprimere ogni soffio di rinnovamento. Usando l’arma del ricatto (commissariamento) ha voluto intimidire quanti sono rimasti a veglia del cadavere per portare a termine il mandato sotto la guida dell’ing. Sergio Trevisan eletto Presidente di transizione. A questo punto viene spontaneo ipotizzare che, persistendo nelle loro mire persecutorie nei confronti di coloro che «fanno» in contrapposizione ai chiacchieroni che «dicono di fare», i responsabili della disfatta creerebbero intorno a loro solo macerie o ancor peggio il deserto. In data 3 aprile, dopo aver sconquassato il Comitato milanese, la Direzione Nazionale, ha provveduto a commissariarlo, nominando unico curatore della rapina Guido Brazzoduro, persona di riferimento che condensa in sé poteri infiniti: Consigliere del Comitato di Milano, Vicepresidente nazionale vicario dell’Anvgd, nonché sindaco del Libero Comune di Fiume in esilio (gli manca solo il titolo di «unto del Signore » per diventare onnipotente). Con questa azione coercitiva Roma ha voluto portare a compimento il progetto di distruggere un comitato scomodo.Uno,ma non il solo, tra gli spiriti liberi dell’Anvgd. Finalmente ora il Commissario potrà appropriarsi dell’ambito archivio milanese, gestire i suoi fondi, i suoi associati ed eliminare la principale voce di rinnovamento dell’associazionismo degli esuli secondo l’Anvgd. Spero tanto che qualcuno, nelle alte sfere, offeso da queste mie dichiarazioni, per chiudermi la bocca ricorra a vie legali. In caso contrario lo farò io, se non altro per difendere lamia dignità e onestà di uomo libero.

PieroTarticchio
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