Lettera aperta del prof. Italo Gabrielli al sottosegretario agli esteri Alfredo Mantica.

Egregio Sottosegretario. Allego a questa lettera un breve curriculum, per presentarmi come un portavoce, ma nello stesso tempo un “patriarca” degli esuli. Sono stato lieto di apprendere che Lei è stato delegato a trattare con Zagabria i problemi degli esuli, ben conoscendo il Suo illustre passato, la Sua competenza ed il Suo spirito patriottico.

Ho letto lo scorso 20 ottobre la Sua intervista su “Il Piccolo” ed il 28 ottobre ho avuto il piacere di conoscerLa ed ascoltare il Suo intervento al Museo Revoltella, a chiusura della presentazione del libro di Zecchi. Con sincerità istriana, desidero sottoporre alla Sua attenzione alcuni punti da Lei toccati che non riesco ad inquadrare nella mia esperienza di eventi vissuti giorno per giorno sulle mie spalle di esule sopravvissuto. Dovrebbe essere indubbia la situazione dei “milioni di Osimo”. Con l’Accordo di Roma del 1983, in applicazione del punto 4 di Osimo, l’ Italia sottoscrisse la cessione alla Jugoslavia, giuridicamente infondata e moralmente vergognosa, di tutti i beni naturali o opera dell’uomo che nel 1945 esistevano nella futura Zona “B” (527 kmq) a fronte di un “indennizzo globale e forfetario” di 110 milioni di dollari USA. Era obiettivamente una valutazione assai poco “accettabile” - pari a 0,21 $/mq - con gli edifici stimati in pianta.

La Jugoslavia, prima di disintegrarsi, ha pagato due delle tredici rate di pari importo, il cui versamento era stato cortesemente ritardato nel 1983 al periodo 1990-2002. La sospensione dei pagamenti, anche se determinata da forza maggiore, costituisce una palese violazione degli Accordi. Come riconosciuto dalla Relazione della Commissione Maresca, che Lei certamente conosce, la Convenzione di Vienna del 23 maggio 1969 (art. 60, comma primo) avrebbe autorizzato ed autorizza l’Italia a dichiarare decaduti detti Accordi. E’ appena il caso di soggiungere che l’Italia avrebbe potuto e dovuto “cogliere la fortuna” storica (in senso machiavelliano) costituita dal crollo del “Muro” e dalla disintegrazione di due Stati: la Jugoslavia e la Cecoslovacchia, costruiti a tavolino, costringendo popolazioni gelose della propria autonomia ad una convivenza forzata, che, obiettivamente insostenibile, ha insanguinato l’Europa lungo il secolo scorso. L’Italia, con scarsa saggezza del Governo di allora, ha rinunciato a quella opportunità. Quando la nuova Repubblica di Slovenia chiese all’Italia di comunicare gli estremi del conto corrente su cui versare il residuo debito (valutato in 56 milioni di dollari, previo accordo con la Croazia concluso senza concordarlo con Roma), l’Italia non aderì; ed inoltre, quando nel 2002 la Slovenia completò l’arbitrario versamento, tramite accredito presso la Dresdner Bank del Lussemburgo, non provvide al ritiro dei dollari versati. Ebbene, oggi sarebbe obiettivamente improponibile riconoscere surrettiziamente validi, senza aggiornamenti, gli Accordi violati: la proprietà è un diritto inalienabile ed ora è riconosciuta come tale anche in Slovenia (nostro partner europeo) ed in Croazia (che si appresta a diventarlo), cosa che ha ridato il giusto valore ai nostri beni, che erano fortemente svalutati nel 1975 (Osimo) nel 1983 (Roma).

Andrebbe tenuto conto anche del mancato reddito pluri- decennale. Nella nuova situazione geopolitica e nel ritrovato clima di collaborazione tra Italia, Croazia e Slovenia, un Governo consapevolmente serio, fedele al compito istituzionale di tutelare i propri cittadini nella difesa dei loro diritti ed interessi legittimi, dovrebbe dichiarare la decadenza degli Accordi, restituire le rate pagate (17 milioni di dollari) e chiedere, anche alla luce della comune appartenenza europea, in atto od “in fieri”, la restituzione dei beni ai proprietari espropriati. E’ appena da ricordare che Slovenia e Croazia sono state largamente compensate dei danni causati nel periodo bellico con il pagamento alla Federazione Jugoslava delle riparazioni di guerra e la cessione a Lubiana e Zagabria di oltre 8.000 kmq di territorio, pari al tre per cento di quello nazionale, ivi comprese zone abitate in larga maggioranza, per generale riconoscimento, da italiani autoctoni. Risuscitare comunque gli Accordi costituirebbe da parte italiana un peggioramento del punitivo Trattato di pace, già violato a danno degli esuli dai territori ceduti, quando furono pagati nel dicembre 1954 coi loro beni i 125 milioni di dollari-oro delle riparazioni di guerra, debito di tutti gli italiani. Ogni italiano avrebbe pagato, in media, 2,8 dollari, i 300.000 già allora esuli hanno pagato, in media 417 $. Relativamente alla Zona B, il Trattato di pace ha dichiarato tutto il previsto Territorio Libero di Trieste (TLT), da Duino a Cittanova, territorio non ceduto alla Jugoslavia.

Le firme di 21 Stati sul Trattato affidavano al Consiglio di Sicurezza dell’ONU la garanzia della “integrità ed indipendenza” del TLT, con il compito di difendere i diritti umani dei suoi cittadini, esplicitamente dichiarato (Allegato XIV/9). In base a tutte le relative Dichiarazioni, ci sono fra i diritti umani l’inalienabilità della proprietà, il divieto dell’esilio e del genocidio. Accettare i tardivi pagamenti simbolici, concordati al tempo del regime comunista jugoslavo, sarebbe da parte italiana una ulteriore violenza sugli esuli dalla Zona B, l’avallo delle violenze storiche attuate da Lubiana e Zagabria, confederate con Belgrado, un nuovo esproprio a danno degli esuli, concordato oggi, per confermare una violenza ingiustamente concordata in una situazione diversa e poi provvidenzialmente bloccata nel perfezionamento da un evento storico riparatore. Porterebbe agli esuli ulteriore sofferenza. Negli archivi della Farnesina Lei può trovare due Diffide presentate per via giudiziaria da parte di proprietari espropriati, una del 19 ottobre 2001 (Presidente Berlusconi, Ministro degli Esteri Ruggiero) e l’altra del 25 giugno 2007 (Presidente Prodi, Ministro degli Esteri D’Alema) ai responsabili dei due ricordati Governi italiani, destinatari di quelle Diffide.

Questi venivano resi responsabili di pagare personalmente il danno economico che sarebbe derivato ai diffidanti dal ritiro del predetto versamento sloveno. Credo che anche Lei, assieme al Ministro in carica, debba tenere conto di tali Diffide. Premesse queste informazioni, che confido Lei condivida, non mi spiego la Sua espressa intenzione di farsi pagare i 35 (o 37) milioni di dollari arbitrariamente valutati come residuo debito croato. Dalla mia posizione di cittadino di uno Stato di Diritto, che desidera rimanere cosciente degli eventi nazionali, La prego di chiarire le precedenti informazioni correnti a Trieste, se fossero errate, e di spiegarci come il Ministero degli Esteri, che sembra essere d’accordo con gli esuli a non ritirare dalla Dresdner Bank i 56 milioni di dollari sloveni, non denuncia gli Accordi di Osimo e di Roma 1981, che oggi sarebbe assurdo considerare ancora validi. In una logica elementare è assurdo chiedere quel pagamento a Zagabria se non si premette lo sconsigliabile ritiro dei versamenti di Lubiana, già “pronti”. Penso che Lei abbia ricevuto anche l’incarico di tutelare gli interessi degli esuli di fronte alla Slovenia, entrata nell’EU senza aver risolto ”prima” il problema dei beni, violando anche il. divieto europeo di discriminare gli stranieri nella restituzione dei beni. I ricordati Accordi sui beni vincolano tra di loro Italia, Slovenia e Croazia e devono essere risolti su base triangolare, senza ulteriori cedimenti, per difendere dei cittadini italiani e prima ancora il prestigio internazionale dell’Italia. Leggo nella sua intervista “L’Italia non si opporrà mai … all’ingresso della Croazia nell’Unione Europea … Ma sarebbe davvero carino che il governo risolva una volta per tutte le questioni.”

Penso ch non sia il Suo pensiero, ma la direttiva del Governo, nel perdurante deprecato spirito di Osimo. Dà l’immagine di un barbone che chiede l’elemosina porgendo a qualcuno il piattino. Ricordiamoci del dignitoso veto del Ministro degli Esteri Susanna Agnelli all’associazione della Slovenia alla CEE-UE, se preventivamente non si risolveva il problema dei beni. Ha poi ritirato il veto, in cambio dell’inaccettabile “compromesso Solana”: la “generosa offerta” di poter ricomperare i beni rubati, che nessun rapinatore nega al derubato!. Ma quel veto resta per la Storia il segno di un sobbalzo di dignità nazionale dell’Italia, un evento tanto più significativo perché infrequente. Sto scrivendo un libro che evidenzia le promesse e gli impegni dei vincitori a rispettare i diritti dei vinti, espressi in Documenti ufficiali, e le sistematiche violazioni di tutto questo attuate nella realtà a danno di istriani fiumani e dalmati. La ringrazio per l’attenzione in attesa di una Sua risposta, nel promesso colloquio dell’11 novembre o con e-mail.

Con distinti ossequi

F:to Italo Gabrielli

  •                   Logo AIPI LCPE

    Notizie Importanti

    ANTICO STATUTO COMUNE DI POLA  Click QUI

    Legenda contenuti ANTICO STATUTO DI POLA Click QUI

     

    RASSEGNA DI FOTO E FILMATI    Click QUI

     

    per devolvere il 5%o a AIPI-LCPE   Codice Fiscale 90068810325

     

    ARCHIVIO STORICO DE L' ARENA DI POLA

    TUTTI GLI ARTICOLI Click QUI
    DAL 1948 AL 2009 

    vai su: www.arenadipola.com

     INFORMAZIONI E RECAPITI 
    "ASSOCIAZIONE ITALINI DI POLA E ISTRIA_LIBERO COMUNE DI POLA IN ESILIO"  Acronimo AIPI-LCPE
    mail per informazioni e cellulare:
    Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.                +39 388 8580593.

    recapito postale:
    c/o Tipografia Art Group S.r.l.
    via Malaspina 1
    34147 TRIESTE

    ***
    Costo Quota Associativa annuale, con invio del periodico L'ARENA DI POLA, euro 35,00 a mezzo bonifico bancario intestato a:
    Associazione Italiani di Pola e Istria-Libero Comune di Pola in Esilio (AIPI-LCPE)
    IBAN dell’UniCredit Agenzia Milano P.zle Loreto
    IT 51 I 02008 01622000010056393
    BIC UNCRITM1222.

    oppure 

    C/C/P 38407722 intestato a                "il Periodico L'Arena di Pola"

     ***

    Siamo anche su Facebook. Associazione Italiani di Pola e Istria - Libero Comune di Pola in Esilio
    Diventiamo amici.

    ***

    ELEZIONI dell' 11 giugno 2017

    Sindaco/Presidente:
    Tito Sidari
    Vice: Maria Rita Cosliani
    Direttore dell'Arena di Pola: Viviana Facchinetti

     (l'organigramma completo nella sezione
    Chi siamo")