Solo con l’orgoglio si può crescere

La tesi contenuta nel recente editoriale di un quotidiano, dove si sosteneva che l’orgoglio per ciò che si è e si rappresenta sta alla base sia della crescita individuale che della collettività a cui si appartiene, non ultima quella nazionale, ed ancora che solo dimostrando coerentemente tale orgoglio si può ottenere il rispetto e la considerazione altrui, dovrebbe indurci a riflettere.

Lo dovrebbe fare, a maggior ragione, in previsione dell’anno particolare che tutti noi ci apprestiamo a vivere e che, di fatto, ha già preso avvio lo scorso 26 ottobre, con l’accensione del Tricolore sulla f a c c i a t a d e l M u n i c i p i o d i Trieste per celebrare il ritorno d e l l a C i t t à all’Italia di cinquantasei anni fa: quello del 150° Anniversario dell’Unità d’Italia, come impropriamente – noi, più di altri, ben l o sappiamo che nel 1861 l’unità nazionale era un’utopia tutt’altro che realizzata – è stato definito.

Il nostro giornale, per così dire “di nicchia”, non è certo la sede più indicata per verificare in maniera esaustiva la fondatezza di tale tesi in quanto riscontrabile nel nostro Paese; lo può però fare relativamente ad alcune questioni che, sia come appartenenti alla collettività nazionale sia come esuli, più da vicino ci riguardano, avvalendosi di un’unica chiave di lettura: quella dell’orgoglio coerente. Il 20 ottobre u.s., in esito all’incontro del sottosegretario agli esteri, Alfredo Mantica, con i suoi corrispondenti croati a Zagabria, ed all’intervista da lui rilasciata successivamente a “Il Piccolo”, abbiamo appreso che “l’Italia non si opporrà e «mai lo farà» all’ingresso della Croazia nell’UE, anzi, continuerà ad essere un fedele partner per la conclusione del percorso, ma che «sarebbe davvero carino» che il governo croato risolva «una volta per tutte» le questioni ancora aperte nel contenzioso delle restituzioni dei beni e dei risarcimenti per gli esuli” (ndr: tra virgolette, la sintesi dell’intervista come testualmente riportata sul quotidiano triestino).

C’è, alla luce di quanto precede, da chiedersi quale fermezza e quale considerazione di sé, in ultima analisi quale dimostrazione di orgoglio nazionale, ci sia nel richiedere il rispetto di un diritto come se si trattasse di un’elemosina e quale coerenza ci sia nel rivolgersi in maniera così prona e per noi irriverente a chi in questo momento ha palesemente bisogno, ed è lui stesso a chiederlo, del nostro aiuto e sostegno. Non sembra proprio sia questa la maniera migliore per cercare di ottenere qualcosa e promuovere il rispetto per il proprio Paese; di certo è, invece, la peggiore e più indisponente per darcela ad intendere a proposito di un interessamento per i nostri problemi che sa tanto di ennesima presa in giro. A tale riguardo, Italo Gabrielli, uno dei più strenui propugnatori delle giuste cause degli esuli, ha scritto una “pepata” lettera aperta al Sottosegretario che gli interessati potranno trovare anche sul nostro sito. Sarebbe, comunque, del tutto illogico farsi illusioni. Con una lettera del Sindaco pubblicata su “L’Arena” di ottobre, il “Libero Comune di Pola in Esilio” si è fatto promotore di un’iniziativa volta ad affermare l’orgoglio di noi Giuliani, Istriani e Dalmati per aver contribuito fattivamente e con un elevato contributo di sangue al completamento, ancorché purtroppo solo transitorio, dell’Unità d’Italia. In essa, Argeo Benco richiede all’Autorità competente di autorizzare la partecipazione dei Labari delle Province Irredente, listati a lutto e con appuntate le decorazioni al Valor Militare concesse ai loro cittadini nel corso della Grande Guerra, alla parata militare del 2 giugno 2011.

La risposta sin qui ottenuta, tanto cortese quanto interlocutoria, non è tale da darci certezze. Non vorremmo, pertanto, che la stessa, come già successo per la concessione della M.O.V.M. alla Città di Zara, l’emissione di francobolli vari… venisse valutata nell’ottica del “fastidio” che l’iniziativa potrebbe suscitare nei nostri ipersensibili vicini e delle loro conseguenti eventuali proteste. Sul piano della reciprocità, ci risulterebbe, infatti, del tutto inaccettabile che a loro fosse concesso di esternare il proprio orgoglio nazionale – come risulta evidente anche dalla recentissima decisione di far rappresentare a Trieste, al Teatro Verdi ed in lingua originale, l’opera letteraria “Necropoli” del premio nobel sloveno Boris Pahor e dalla presentazione dallo stesso fattane come «rivalsa popolare» – e che la nostra iniziativa fosse, di contro, anche soltanto tacciata di “revanscismo”. In essa non c’è assolutamente nulla di revanscistico, bensì solo il desiderio di vedere pienamente riconosciuta, a livello nazionale e sul piano squisitamente formale, l’indiscussa italianità delle genti autoctone istriane, fiumane e dalmate. Da ultimo, su questo stesso giornale, annunciamo il nostro fermo proposito di voler effettuare l’annuale Raduno nazionale degli esuli da Pola nella nostra Città natale. È stata una decisione difficile e tuttora “tribolata”; l’abbiamo presa perché siamo orgogliosi della nostra italianità e della scelta di esodare a suo tempo fatta, oltre che per esigenze di sopravvivenza, per la salvaguardia della nostra identità.

Si è trattato di una scelta sofferta e di certo non meno meritoria di quella fatta da quanti, differentemente da noi, hanno deciso di rimanere. È, pertanto, da esuli che vogliamo ritornare, e non da semplici turisti, per respirare la nostra aria e risentire i nostri odori; per rivedere il nostro mare e le nostre cose; per cercare di ricostruire un dialogo che altri, in altri tempi, hanno spezzato. Lo vogliamo fare non sulla base di rivendicazioni, che hanno altro terreno su cui essere esercitate, bensì di un diritto che ci sia riconosciuto da parte di chi, italiano, sloveno o croato, tutto ciò un giorno ci ha tolto. Per concludere, se a livello nazionale possiamo solo auspicare che il nostro Paese sappia un giorno palesare in pieno il proprio orgoglio per ciò che è stato ed ancora è, facendo di tale manifestazione un fattore di crescita sul piano interno ed internazionale, come individui e come comunità di esuli dobbiamo invece impegnarci direttamente e personalmente. In tale ottica ci sembra che la nostra proposta ed il nostro intendimento siano assolutamente coerenti con l’orgoglio che, ne siamo certi, tutti ci accomuna e siamo convinti possano essere d’aiuto per crescere moralmente ed affermare sempre più la nostra identità.

Silvio Mazzaroli

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