I defunti affratellano i vivi

Lo scorso 2 novembre polesani esuli e rimasti hanno celebrato insieme la festività dei defunti nella città d’origine che li accomuna tutti affratellandoli. Una quarantina di persone si sono ritrovate nella navata centrale del duomo per assistere alla messa che monsignor Desiderio Staver ha celebrato in italiano a partire dalle ore 10.30. La delegazione degli esuli era guidata dal sindaco del Libero Comune di Pola in Esilio (LCPE) Argeo Benco, dal vice-sindaco Tito Lucilio Sidari e dai consiglieri Roberto Giorgini, Lino Vivoda, Maria Rita Cosliani, Roberto Stanich e Paolo Radivo.

Quella dei rimasti era invece capeggiata dal vice-sindaco e presidente della Comunità degli Italiani (CI) di Pola Fabrizio Radin, dalla presidente dell’Assemblea della stessa CI Claudia Milotti, dalla direttrice dell’istituto prescolare italiano «Rin Tin Tin» di Pola e dalla presidente del comitato polese della Società Dante Alighieri Silvana Wruss. Ospite d’onore: il console generale d’Italia a Fiume Fulvio Rustico, che anche quest’anno ha voluto garantire la sua non scontata e non formale presenza, molto gradita da tutti. Il coro misto della società artistico-culturale della CI di Pola «Lino Mariani», composto da una trentina di membri e diretta dal maestro Edi Svich, ha splendidamente accompagnato la funzione religiosa intonando canti latini al suono dell’organo in un’atmosfera intensa e raccolta. Al termine del rito, il console generale Rustico e il sindaco Benco hanno deposto ognuno un mazzo di fiori ai piedi della stele che a lato della chiesa ricorda la strage di Vergarolla.

Quindi una ventina di convenuti ha raggiunto in auto il cimitero dell’imperial-regia Marina, dove Rustico e Benco hanno collocato una corona di fiori su un trespolo metallico davanti al cippo dedicato, sul luogo del precedente monumento, a Nazario Sauro, «capodistriano impiccato reo d’aver combattuto per la patria». Il cippo, di limitate dimensioni, è stato recentemente ripulito e riportato a pieno decoro. Dopo una foto di gruppo, i presenti sono giunti al sacrario dei caduti italiani, dove sono state poste le corone di fiori del Consolato generale d’Italia a Fiume e dell’LCPE sui treppiedi dinanzi alla imponente lapide orizzontale. Prendendo sotto braccio il sindaco Benco e il presidente Radin, a simboleggiare il suo attivo ruolo di conciliatore tra esuli e rimasti nonché di sostenitore di entrambi, il console Rustico ha rivolto parole di sincera gratitudine sia verso i polesani che diedero la loro vita per la patria, e dunque per tutti noi, sia verso i presenti, incoraggiandoli a continuare sulla strada del dialogo e della collaborazione. Radin ha salutato e ringraziato gli esuli convenuti da varie parti d’Italia.

«Bentornati a casa, nella vostra città natale – ha esclamato –! Noi abbiamo bisogno di voi e voi avete bisogno di noi perché facciamo parte dello stesso popolo». Benco ha quindi rimembrato con forte commozione sia i caduti polesani in guerra, debitamente celebrati in quel luogo con nome e cognome, sia gli infoibati, cui invece si continua ingiustamente a negare perfino una semplice sepoltura. Il nostro sindaco ha quindi invitato il console e il presidente della CI ad un’azione comune affinché quelle vittime innocenti trovino in Istria il meritato, benché tardivo, riconoscimento ufficiale. Appoggiando con sincero affetto le mani sulle spalle di Benco e Radin in uno spirito di vicinanza umana e di solidarietà nazionale, Rustico ha assicurato il suo impegno a promuovere la piena riconciliazione tra esuli e rimasti, tenendo conto che il clima in Istria è fortunatamente cambiato in meglio rispetto a quello di pochi decenni fa e finalmente si presta allo scopo. La riunificazione delle due componenti dello stesso popolo diviso dalla storia – ha evidenziato Rustico – verrà facilitata dall’ingresso della Croazia nell’Unione Europea. La comitiva si è poi recata a Monte Ghiro, dove l’attendevano alcuni componenti del coro maschile «Lino Mariani» e altri polesi rimasti.

Fabrizio Radin ha reso noto con soddisfazione ai presenti – una trentina di persone – che recentemente il Consiglio cittadino di Pola ha riconosciuto il cimitero civile di Monte Ghiro quale patrimonio culturale d’importanza locale (vi dedicheremo un articolo nel prossimo numero). In pratica ciò significa che avrà fine quello snaturamento che negli ultimi decenni ha portato al sistematico cambio di intestatari e di scritte votive nonché all’adulterazione dell’aspetto originario di troppe tombe italiane. In tal modo verrà finalmente tutelata l’identità storica di Pola anche nelle sue inequivoche testimonianze sepolcrali. Cesserà dunque il processo di “snazionalizzazione delle pietre” di Monte Ghiro, che potranno continuare a parlare la nostra lingua nel pieno rispetto di coloro che erano state chiamate a commemorare nei secoli. Sotto una capricciosa pioggerellina intermittente, il gruppo, animato da pietà cristiana, ha quindi proceduto in pellegrinaggio alla volta di alcune tombe particolarmente rappresentative per tutti i polesani.

Su ognuna di queste il console Rustico e il sindaco Benco hanno deposto mazzi o corone di fiori. Ogni tappa è stata degnamente solennizzata dal canto di alcuni coristi della società «Lino Mariani». La prima sosta è avvenuta presso la tomba di Fortunato Dorigo, Antonio Sincich e Mario Zanetti, giovani uomini di età compresa fra i 23 e i 33 anni che, «rei di troppo amore alla patria, scontarono colla morte nei campi di concentramento austriaci la fede nell’itala redenzione». Ci si è quindi soffermati davanti al cippo che onora la memoria del tenente dei Bersaglieri e medaglia d’oro Riccardo Bombig, caduto in Albania l’8 aprile 1939. Poi si è sostato accanto alla tomba di Vittorio Saccon, che riporta nominativi ed età di ventisei vittime dell’eccidio di Vergarolla. Qui sono state scattate altre foto ricordo. L’ultima “stazione” ha avuto luogo a fianco della tomba di famiglia che raccoglie le spoglie di Lino Mariani, 31enne polesano ucciso dalla Polizia Civile il 3 gennaio 1947 al Mulino Sansa.

Era la prima volta che una delegazione di esuli gli rendeva ufficialmente omaggio, per di più al cospetto di alcuni familiari, i quali hanno apprezzato tale gesto ancor più perché inatteso. Il successivo appuntamento è stato il pranzo generosamente offerto dalla CI di Pola nei suoi locali di via Carrara 1. La “ghiotta” occasione ha propiziato un sereno incontro conviviale fra esuli e rimasti nella loro comune patria d’origine. Dopo una riunioncina operativa informale dei sette consiglieri presenti del Libero Comune di Pola in Esilio, è giunta l’ora dei saluti. A chi di noi ringraziava doverosamente i rimasti per la calorosa accoglienza ricevuta un attivista della CI di Pola ha risposto schernendosi: «No, no xé de ringrassiar: voi sé nostri, noi semo vostri!».

È stata questa la degna conclusione di un incontro edificante, che fa seguito a quello, ancora più partecipato, dello scorso 18 agosto. Si vede che da lassù i defunti, ricordati con devozione nel giorno della loro festività, hanno ispirato i vivi a proseguire senza indugi sul cammino del riavvicinamento e della ricomposizione all’insegna della indiscutibile appartenenza a un piccolo popolo che ha il diritto- dovere di non estinguersi malgrado foibe, esodo e assimilazione.

L’auspicio di tutti è stato che alle cerimonie del 2 novembre 2011 siano ancor più numerosi tanto gli esuli quanto i rimasti, per rinsaldare ulteriormente quella fraterna unità di sentimenti e d’azione tanto preziosa quanto necessaria.

Paolo Radivo

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