NOTIZIE FLASH del mese di gennaio 2011

Notizie flash a cura di Paolo Radivo

 

 

“Radio Pola”: la redazione italiana sarà potenziata

 Il direttore di “Radio Croata” Zoran Mihajlović si è dichiarato disponibile ad ampliare l’organico della redazione italiana di “Radio Pola”, ora ridotto all’osso. Da un anno infatti gli organici si sono praticamente dimezzati, con il taglio del collaboratore fisso e dei due corrispondenti esterni, mentre uno dei tre giornalisti assunti studia al Dipartimento di Italianistica dell’Università di Pola e dunque non può svolgere il proprio servizio a tempo pieno. Ne consegue la rinuncia forzata del personale alle ferie e perfino alle assenze per malattia.“Radio Pola” iniziò a trasmettere il 31 dicembre 1960 e ogni giorno produce per complessivi 40 minuti programmi in lingua italiana molto seguiti dai nostri connazionali rimasti. Alcuni anni or sono, grazie a dei finanziamenti giunti dall’Italia, si era anche riusciti ad aggiungere per dodici mesi di fila un’altra mezz’ora di trasmissioni in italiano dal titolo “Pola più”, ma poi la mancata conferma di tali fondi aveva decretato la fine di quella significativa esperienza.Sabato 11 dicembre il console generale d’Italia a Fiume Silvio Rustico aveva visitato i locali di “Radio Pola” apprendendo dalla caporedattrice Tatjana Kaštelan e dal responsabile della redazione italiana Valmer Cusma le difficoltà in cui versano i programmi italiani dell’emittente. Rustico aveva promesso loro di intervenire presso il direttore Mihajlović e l’ambasciatore italiano a Zagabria Alessandro Pignatti Morano di Custoza. Mercoledì 15 dicembre poi ha partecipato alle cerimonie per i cinquant’anni di “Radio Pola” svoltesi al cinema “Valli”. In tale circostanza ha incontrato Mihajlović, dopo che nel suo intervento pubblico Cusma aveva esposto le sofferenze della redazione italiana. Mihajlović ha annunciato che in questo specifico e ben motivato caso non si terrà conto del blocco delle assunzioni deciso dall’emittente a livello nazionale per far quadrare i bilanci. Rustico ha chiesto a Mihajlović di ampliare l’organico anche della redazione italiana di “Radio Fiume”, che sconta difficoltà analoghe, e si è inoltre offerto quale mediatore per una collaborazione transfrontaliera fra “Radio Pola” (o anche l’intera “Radio Croata”) e la redazione radiofonica della RAI del Friuli Venezia Giulia, con sede a Trieste, mediante l’interscambio di programmi e notizie da diffondere a beneficio soprattutto di chi varca i due confini istriani per lavoro, turismo o motivi personali. 

Scempio a Pirano! Anzi no! 

 La notizia sembrava di quelle gravi, di quelle eclatanti. Il 19 dicembre 2010 sulla rubrica “Segnalazioni” del quotidiano “Il Piccolo” di Trieste era stata pubblicata con buona evidenza una lettera in cui l’esule piranese Roberto Fonda denunciava un apparente atto vandalico: «la scritta latina e gli stemmi» di due statue da secoli presenti a Pirano in piazza Porta Domo (ora 1° Maggio) sarebbero stati «cancellati mediante scalpello e flex» durante il loro recente restauro, che ne ha visto il trasferimento nell’atrio del municipio e la sostituzione sul posto con copie conformi. “La Voce di San Giorgio”, periodico scritto da e rivolto a esuli piranesi per lo più residenti a Trieste, ha informato con enfasi dello “scempio” gridando allo scandalo. Un esule piranese che abita a Rimini ha spedito un’indignata lettera al sindaco di Pirano e al ministro della cultura sloveno; altrettanto si accingevano a fare alcuni attivisti dell’Unione degli Istriani. Il nostro socio Ruggero Botterini ci ha mandato un articolo per condannare la presunta “abrasione” imputando ai piranesi “rimasti” la mancata vigilanza.Ma lo scorso 29 dicembre il presidente della Famea Piranesa (aderente all’Unione degli Istriani) Franco Viezzoli è tornato nella sua città d’origine per verificare di persona cosa fosse davvero successo. Ebbene, le fotografie che ha scattato sono inequivocabili: le scritte latine sugli scudi delle statue originali non hanno subito nemmeno un graffio, mentre le copie riportano in modo esatto le scritte incriminate. Dunque in realtà non è avvenuto alcuno scempio, alcun occultamento. Anzi: semmai le statue restaurate sono più belle di prima e altrettanto dicasi delle copie. Insomma: tanto fumo e rumore per nulla.Sarebbe doveroso verificare simili notizie allarmistiche prima di partire in quarta con iniziative che poi gettano discredito non solo su chi incautamente le ha fatte, ma su tutti gli esuli e le loro numerose associazioni. Ciò è tanto più vero quando si rischia di provocare incidenti diplomatici.L’Istria è vicina, specie per chi abita a Trieste. Come ci si va per turismo (enogastronomico o balneare), ci si può a maggior ragione andare per sincerarsi della realtà dei fatti, magari anche informandosi presso qualche “rimasto” che parla il nostro stesso dialetto: certamente ne saprà più di noi... 

Restaurati scudo e colonna di Oberdan

  È stato inaugurato lunedì 20 dicembre 2010 il restauro dello scudo bronzeo e dell’antistante colonna che ricordano Guglielmo Oberdan nel portico della Casa del Combattente, in via XXIV Maggio, presso il luogo della sua impiccagione, avvenuta a Trieste all’alba del 20 dicembre 1882. Il restauro è stato promosso dalla Federazione Grigioverde, che raggruppa le associazioni combattentistiche e d’arma della provincia, e realizzato grazie al contributo della Regione Friuli - Venezia Giulia e del Comune di Trieste. La cerimonia ha avuto luogo subito dopo la deposizione di fiori curata dal Comune e dalla Lega Nazionale in onore del martire davanti al monumento a lui dedicato nelle immediate vicinanze. Lo scudo bronzeo, risalente al 1919, recita: «Indomito chiama Italia il grido che a Guglielmo Oberdan l’Austria invano strozzò. Trieste pose addì XX settembre primo della Liberazione». Ai piedi della colonna, collocata nel 1933, si legge invece: «S.P.Q.R. A XI».Nella sua allocuzione il generale Riccardo Basile, presidente della Federazione Grigioverde, ha evidenziato come Oberdan, immolandosi, avesse indotto le generazioni successive a completare nel 1918 il disegno risorgimentale contraddetto dalla Triplice Alleanza. Basile ha inoltre fatto appello alle istituzioni locali affinché l’intera area consacrata a Oberdan ai piedi della Casa del Combattente, oggi intaccata «dall’ingiuria del tempo e dal malcostume di impuniti giovinastri», venga presto ricondotta al decoro che merita. 

 A Livorno un largo alle Vittime delle Foibe

  La Giunta comunale di Livorno ha deciso il 29 dicembre 2010 di dedicare alle Vittime delle Foibe un largo vicino al lungomare di Antignano, rione residenziale a sud della città. La non scontata delibera assume una valenza ancora maggiore se si considera non solo che l’amministrazione municipale è di centro-sinistra, sebbene priva dei comunisti, ma che pochi anni fa la tifoseria “rossa” della locale squadra di calcio aveva inneggiato alle foibe in occasione di partite tra Livorno e Triestina e di un’amichevole tra Italia e Croazia. Il macabro slogan che si sentì allora recitava: «Tito ce l’ha insegnato, la foiba non è reato!». Da notare che nell’intitolazione del largo la Giunta ha voluto usare il sostantivo «Vittime», invece che «Martiri». In effetti tale scelta risulta corretta, visto che gli infoibati non si offrirono volontariamente in sacrificio (magari per salvare qualcun altro), ma furono brutalmente soppressi dai titini contro la loro volontà.A Livorno dopo la Seconda guerra mondiale si insediarono almeno mille esuli istriani, fiumani e dalmati. La delibera toponomastica adottata dalla Giunta comunale si accompagna ad altre che hanno stabilito l’intitolazione di tre giardini pubblici rispettivamente a Enrico Berlinguer, a papa Giovanni Paolo II e al garibaldino livornese Cesare Gattai che partecipò alla Spedizione dei Mille. Se ne desume la volontà di commemorare con spirito pluralistico e unitario persone giudicate meritevoli indipendentemente dalla rispettiva fede o ideologia politica. Possiamo interpretare questo atto della Giunta livornese sia come un giusto risarcimento morale alle vittime italiane del regime titoista dopo gli inqualificabili epiteti pronunciati da alcuni estremisti locali, sia come un tentativo di ricomposizione delle diverse anime cittadine secondo un principio di umanità. 

  Il Museo istriano inglobato nei Civici musei di Trieste

  Il Museo della civiltà istriana, fiumana e dalmata di via Torino, gestito dall’IRCI, entra a far parte del circuito dei Civici musei di storia e arte del Comune di Trieste diretti da Adriano Dugulin. Lo ha deciso nella seduta del 30 dicembre 2010 la Giunta Dipiazza, su proposta dell’assessore alla cultura Massimo Greco. La delibera ha stanziato una spesa complessiva di 350mila euro in tre anni: 70mila annui nel 2011-2013 per le spese gestionali, più 140mila che verranno erogati nel 2011 per un «primo allestimento del Museo», ossia per completare e stabilizzare al secondo e terzo piano dell’edificio le collezioni etno-antropologiche, le masserizie, i reperti storici e le cartografie già presenti o ancora imballate. Il passo successivo sarà la firma di una convenzione tra Comune e IRCI per co-gestire il museo. Greco ha auspicato che una prima sala possa essere messa a disposizione rapidamente e che, dopo il Comune, anche la Regione e le associazioni degli esuli facciano la loro parte in termini finanziari. L’assessore ha inoltre ribadito che quello di via Torino non sarà il museo dell’esodo, ma dell’intera storia dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia. 

 Il CLN di Pola tacciato di neofascismo

  Lo scorso 3 gennaio si è tenuta a Pola presso il monumento di via Trieste la tradizionale cerimonia commemorativa di Lino Mariani, Antonio Salgari e Mario Lussi, i tre operai uccisi dalla Polizia Civile il 3 gennaio 1947 mentre occupavano il “Mulino Sansa” insieme ad altri loro compagni di orientamento titoista. È un doveroso atto di umana pietà ricordare quei tre concittadini e connazionali, che agirono in buona fede spinti dall’ideologia. Il Libero Comune di Pola in Esilio lo ha fatto per la prima volta il 2 novembre 2010 deponendo un mazzo di fiori sulla tomba di Lino Mariani al vicino cimitero di Monte Ghiro. Con ciò ha voluto dare un ulteriore importante segnale di apertura verso la comunità dei “rimasti” nell’ottica dell’auspicata riconciliazione. Naturalmente ciò non significa condividere il gesto dei tre lavoratori, i quali intendevano impedire con la forza che i macchinari venissero portati sull’altra sponda dell’Adriatico, come era legittimo, essendo proprietà privata alla pari delle povere masserizie di quanti stavano per esodare.In termini tutt’altro che riconciliativi si è invece espresso durante la cerimonia il rappresentante dell’“Associazione combattenti antifascisti” Tomo Ravnić, dichiarando che allora «Pola era governata dall’amministrazione militare anglo-americana al fianco di autorità civili neofasciste, che appoggiava e tutelava» (“La Voce del Popolo”, 4 gennaio 2010). Ravnić ha dunque definito «neofascista» l’amministrazione comunale e di Zona riconducibile al CLN di Pola. In realtà tale organismo, che rappresentava la grande maggioranza della popolazione, esprimeva l’antifascismo democratico italiano ed era costituito dalla Democrazia Cristiana, dal Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria, dal Partito Repubblicano Italiano, dal Partito d’Azione e dal Partito Liberale Italiano. Le parole di Ravnić risultano quindi errate, fuorvianti e offensive, in quanto ripropongono la solita falsa equazione secondo cui tutti gli italiani non titoisti erano fascisti. Peraltro, gli anglo-americani favorirono la causa italiana al punto da cedere Pola alla Jugoslavia con il Trattato di pace del 10 febbraio 1947 e da consentire fino al 15 settembre dello stesso anno l’insediamento di slavi della circostante Zona B nelle case degli esuli dopo la partenza di costoro!Simili improvvide e bellicose uscite ostacolano la necessaria pacificazione rinfocolando pretestuosamente le polemiche: sarebbe bene per tutti che cessassero. 

Un film americano sulle foibe

 La “Listen Productions”, con sede a Santa Monica in California, realizzerà un film sulle foibe e sulle altre tragedie accadute al confine orientale d’Italia durante e subito dopo la Seconda guerra mondiale. Sarà la prima pellicola statunitense sull’argomento e la terza in assoluto dopo l’italiana Il cuore nel pozzo (2005) e la slovena Piran-Pirano (2010). Il reclutamento di oltre cinquanta attori e di migliaia di comparse comincerà nel marzo 2011 in America e nell’aprile successivo in Italia, Slovenia e Croazia. Le riprese avranno inizio nel dicembre 2011 o nel gennaio 2012 e si protrarranno per sei mesi fra USA, Italia (Trieste, Gorizia e Palmanova), Slovenia e Croazia. Il film, girato in inglese, dovrebbe arrivare nelle sale cinematografiche all’inizio del 2013.L’idea e la sceneggiatura sono di John Kaylin, nome d’arte di Mirko Zeppellini, un giovane regista, produttore e sceneggiatore nato in Italia ma trasferitosi negli USA. Il regista sarà John Michael Kane, al suo primo lungometraggio dopo una lunga esperienza con documentari e videoproduzioni. Ci sono voluti cinque anni di ricerche per realizzare il progetto cinematografico. Un contributo importante è giunto dalla Lega Nazionale di Trieste, che ha reso disponibili i suoi archivi. La pellicola probabilmente si chiamerà Foibe e denuncerà con coraggio, senza infingimenti o giustificazioni, le stragi di quegli anni in Istria come a Trieste, Gorizia e Fiume.«Foibe – si legge in un comunicato stampa della casa produttrice – rappresenta il genocidio di migliaia di persone tenuto nascosto per sessant’anni, una pulizia etnica autorizzata e poi insabbiata, la cui responsabilità cade ancora oggi sui governi coinvolti». «Il film – ha annunciato Kaylin – sarà un insieme delle storie che hanno segnato quegli anni, tutte raccontate da un unico punto di vista. Le vicende conosciute di Norma Cossetto e don Francesco Bonifacio sono solo alcuni esempi. Si lavorerà molto sul concetto di “vittime per dovere”, di “vittime per nazionalità”...». Con «vittime per dovere» Kaylin intende probabilmente carabinieri, militari, finanzieri e poliziotti che vennero soppressi in quanto rappresentanti dello Stato italiano, mentre con «vittime per nazionalità» si riferisce verosimilmente ai civili ritenuti potenziali oppositori del regime titino.Kaylin ha auspicato che «i direttori di casting, la regia e la produzione puntino sui tanti attori di teatro italiano che cercano l’occasione giusta per arrivare al cinema come professionisti». «Penso – ha aggiunto – che in un film come Foibe non conti il nome più o meno famoso, ma sia l’insieme che deve essere perfetto».Maggiori dettagli verranno rivelati il 10 febbraio 2011, in occasione del Giorno del Ricordo, durante una conferenza stampa negli Stati Uniti cui parteciperà anche il presidente della Lega Nazionale Paolo Sardos Albertini. I particolari sulla trama e la sceneggiatura saranno però resi noti solo all’uscita del film. Parallelamente alle riprese, la ditta “U. Material”, associata alla “Listen Productions”, realizzerà il documentario Inside sui retroscena del film, con interviste agli attori e ai testimoni ancora viventi. Tutti i materiali raccolti durante le ricerche e la lavorazione dei due audiovisivi saranno poi impiegati in una mostra/museo sulle foibe e in una conferenza a Los Angeles. 

  Terzo volume delle Maldobrìe a fumetti

 È uscito il terzo volume delle Maldobrìe a fumetti al prezzo di 14 euro. Il disegnatore è sempre il triestino Walter Chendi. Stavolta è invece cambiato l’editore: “BiancaeVolta”. Il nuovo libro illustra in 80 pagine a colori 5 delle 160 simpatiche storie tratte dalle Maldobrie. I mitici sior Bortolo e siora Nina escono così dalla mera fantasia dei lettori per essere raffigurati insieme ai personaggi che raccontano e alle ambientazioni in cui si collocano, risalenti agli ultimi decenni della dominazione asburgica a Trieste e nel “Litorale”. Chendi è stato scrupoloso in particolare nel riprodurre navi d’epoca. Per realizzare il nuovo libro ci ha messo quasi un anno, studiando fotografie, banconote e giornali precedenti alla Prima guerra mondiale. Ne esce un frequente rimando da un contesto storico all’altro che lascia il sorriso sulle labbra ma stimola anche la riflessione sul “bel tempo perduto”. Le vicende del recente passato sono a colori, mentre quelle di allora sono rappresentate con un effetto seppia. Il fresco e colorito linguaggio dialettale si fonde con le vivide immagini nel riprodurre un’atmosfera che gli autori Lino Carpinteri e Mariano Faraguna avevano efficacemente espresso a parole. Tale modalità narrativa risulta particolarmente adatta per bambini e ragazzi, ma non solo. I due precedenti volumi di Chendi erano usciti nel 2004 e nel 2005. Le Maldobrie hanno finora avuto dodici edizioni.
  • Notizie Importanti

     

    5 x 1000  90068810325

     

    ARCHIVIO STORICO ARENA DI POLA

    TUTTI GLI ARTICOLI
    DAL 1948 AL 2009

    www.arenadipola.com

      RECAPITI 
    "Associazione Italiani di Pola e Istria-Libero Comune di Pola in Esilio" AIPI-LCPE

    - informatico:
    Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

    cellulare +39 388 8580593.

    - postale:
    c/o Tipografia Art Group S.r.l.
    via Malaspina 1
    34147 TRIESTE

    ***
    Quota associativa annuale, che dà diritto a ricevere L'ARENA DI POLA, euro 35,00 a mezzo bonifico bancario intestato a:
    Associazione Italiani di Pola e Istria-Libero Comune di Pola in Esilio (AIPI-LCPE)
    IBAN dell’UniCredit Agenzia Milano P.zle Loreto
    IT 51 I 02008 01622000010056393
    BIC UNCRITM1222.

    oppure 

    C/C/P 38407722 intestato a "il Periodico L'Arena di Pola"

     ***

    Siamo anche su Facebook. Associazione Italiani di Pola e Istria - Libero Comune di Pola in Esilio
    Diventiamo amici.

    ***

    Dalle elezioni dell' 11 giugno 2017

     Sindaco/Presidente:
    Tito Sidari
    Vice: Maria Rita Cosliani
    Direttore dell'Arena di Pola: Viviana Facchinetti

     (l'organigramma completo nella sezione
    Chi siamo")