NOTIZIE FLASH del mese di febbraio 2011

Notizie flash a cura di Paolo Radivo

 

Volumi sulla storia istriana

 

 Si è svolta sabato 22 gennaio a Trieste l’assemblea annuale della Società Istriana di Archeologia e Storia Patria. Il presidente Giuseppe Cuscito ha presentato il 90° volume degli “Atti e Memorie”, che si apre con il saggio dello stesso Cuscito e di Pietro Riavez sull’evoluzione dell’area sacra polese L’insula episcopalis di Pola. Storia degli studi e nuove ipotesi di ricerca. Segue il saggio di Elettra Pitacco Il Castello di San Giusto: fonti archivistiche e riscontri inediti per nuove ipotesi ricostruttive. Quindi il carteggio (1880-1885), curato da Gian Luigi Bruzzone, tra i fondatori dell’“Archivio Storico per Trieste, l’Istria e il Trentino”. Il saggio di Gianna Duda Marinelli Allevare e tessere a Cherso tratta della storia dell’allevamento ovino e della produzione di lana grezza sull’isola fino a metà 800. Un settore degli “Atti” è dedicato all’archivio Luigi Drioli, donato all’Archivio di Stato di Trieste dalle figlie dell’antifascista mazziniano di Isola (1902-1977) preso di mira dalle autorità titine nel dopoguerra per il suo patriottismo democratico italiano. Grazia Tatò ricorda la mostra allestita nel 2010 sull’archivio e sulla figura di Drioli, Roberto Spazzali traccia una biografia di questo personaggio definendolo «l’ultimo eroe del Risorgimento italiano», mentre Chiara Artico illustra sia l’inventario del fondo (1945-2003) sia la mostra.
Il saggio di Paolo Radivo Istria 1946: il plebiscito negato (prima parte) tratta dei vani spiragli apertisi allora per lo svolgimento di una consultazione popolare democratica nella zona contesa fra Italia e Jugoslavia, previo sgombero delle truppe titine e loro sostituzione con altre di Paesi non direttamente coinvolti, allo scopo di determinare secondo la volontà degli interessati un giusto confine etnico che lasciasse il minor numero possibile di cittadini sotto governo straniero.
Seguono gli articoli di Aldo Messina su La torre di Via del Teatro Romano a Trieste, di Gianna Duda Marinelli su Cherso: San Bartolomeo al Monte sora la Tera, di Grazia Tatò sul Progetto per la creazione di un archivio digitale della serie Mappe ed Elaborati del fondo Catasto franceschino (1817-1862) e di Amanda Russo su Giuseppe Zucco frescante nella cappella dell’Ospedale Maggiore. Paolo Radivo e Grazia Bravar commemorano rispettivamente Luigi Papo de Montona e Valnea Scrinari. Da ultimo vengono recensiti il libro di Giuseppe Cuscito Signaculum Fidei. L’ambiente cristiano delle origini nell’Alto Adriatico, gli atti del convegno Il cristianesimo in Istria fra tarda antichità e alto Medioevo. Novità e riflessioni, il volume di Fulvio Colombo e Renzo Arcon Quaternus domorum et decimarum civitatis Tergesti e quello collettaneo Centovent’anni in voga.
Il prof. Cuscito ha inoltre presentato le due ultime edizioni del supplemento “Histria Terra”. Quella del 2008 contiene il saggio di Lorenzo Lazzarini Pietra d’Istria: uso, genesi, proprietà, cavatura e forme di deterioramento della pietra di Venezia, il saggio di Diana Cristante Una relazione di primo Seicento sul Contado di Pisino al Museo Correr e l’elenco degli interventi per il 2005 volti al recupero, alla conservazione e alla valorizzazione del patrimonio culturale di origine veneta in Istria e Dalmazia ai sensi della legge regionale del Veneto 15/94. L’edizione 2009 raccoglie il contributo di Letizia Caselli Torcello, Venezia e l’Istria. Di alcune interazioni e sfere di influenza nella cultura storico-artistica dell’Alto Adriatico tra Tarda Antichità e Altomedioevo, i contributi di Diana Cristante Benedetto Marcello “Conte e Provveditore” a Pola (1733-1735) e Una riflessione sulla realizzazione del porto a Pola scritta da Giovanni Casoni, nonché l’elenco degli interventi per il 2006 ai sensi della legge veneta.
Pierpaolo Dorsi e Renata Da Nova, della Soprintendenza Archivistica, hanno poi illustrato i sei volumi sull’archivio Polesini, comprendente documenti della nobile famiglia istriana dal XIV al XX secolo.
Il presidente Cuscito e il tesoriere Gianna Duda Marinelli hanno reso noto che decurtazioni e ritardi nel versamento dei contributi statali e regionali potrebbero compromettere le attività associative.  

 

 

 

Film sloveno sull’esodo

 

L’Istria ha svolto un ruolo da protagonista nel XII Trieste Film Festival svoltosi a Trieste dal 20 al 26 gennaio. Infatti ben tre sono stati gli audiovisivi in concorso che l’hanno messa in luce sotto vari aspetti: Sconfinato – Storia di Emilio, di Ivan Bormann, sul prete-operaio don Emilio Coslovi originario di Momiano e morto tragicamente a Trieste nel gennaio 2002; Piran-Pirano, del trentenne Goran Vojnović; e Magna Istria, di Cristina Mantis, sul viaggio da Torino a Roma, a Trieste e poi in Istria di una nipote di esuli alla ricerca di una ricetta della nonna.

 Fra le tre, l’opera di maggior qualità e interesse generale è Piran-Pirano. Racconta il destino incrociato di due uomini che da anziani scoprono di avere avuto in comune la stessa città, la stessa casa e la stessa donna, sia pure in periodi e modi diversi, e di essere rimasti entrambi orfani da giovani. Nel 2010 l’esule piranese Antonio Bartole torna per la prima volta a Pirano intenzionato a finire i suoi giorni dov’è nato. Non immagina però che l’attuale burbero inquilino del suo ex appartamento di piazza Porta Domo sia una sua vecchia conoscenza: il bosniaco Veljko, giunto il 1° maggio ’45 da partigiano. I due cercano di comunicare ma non capiscono le rispettive lingue. Ne deriva un dialogo fra sordi.Nella retrospettiva si vede che il padre di Antonio, un insegnante fascista rimasto vedovo, abbandona il figlio tentando la fuga poco prima dell’arrivo degli jugoslavi, i quali però, ad insaputa di Antonio, lo catturano, torturano e uccidono. Anica, una diciottenne istro-slovena unitasi ai titini per vendicarsi contro tutti gli italiani di quanto i fascisti avevano fatto alla sua famiglia contadina, si intrufola nell’appartamento di Antonio e tenta di ucciderlo proprio perché italiano, malgrado lui protesti di non essere fascista. Alla fine i due si amano. In seguito però la ragazza, presa da sentimenti contraddittori, si ritrae. Allora entra il partigiano Veljko, che, pensando a uno stupro, punta il fucile contro Antonio, ma alla fine si limita a cacciarlo di casa e rimane lì con Anica. I titini arrestano Antonio e gli fanno suonare il pianoforte rubato da casa sua. Poi però lo aggregano ad altri italiani, fra cui un sacerdote, destinati alla fucilazione. Veljko, incaricato di sparargli, lo risparmia. Ne deriva un aspro diverbio con un minaccioso partigiano fanatico. Sopraggiunge Anica, che fa fuggire con sé Antonio e Veljko. I tre arrivano a una spiaggia e Antonio si mette a nuotare in direzione di Trieste. Anica è indecisa, ma Veljko la convince a restare. Per punizione il capo partigiano arresta il bosniaco, risparmiando lei.Nel 1955, dopo quattro anni di carcere e cinque di lavori forzati, Veljko torna a Pirano. In piazza Porta Domo nota che è proprio Anica la giovane che, mentre discorre in dialetto piranese con un’amica, risponde in sloveno ad alcuni corteggiatori slavi di non capire la loro lingua: lei, slovena che aveva odiato gli italiani... Veljko la rincorre e la chiama. I due si abbracciano e da lì a poco si sposano, andando a stare a casa dei Bartole. Nel 2008 Anica muore e Veljko entra in crisi di identità: sente il richiamo della Bosnia, dove vorrebbe comprare una tomba. Ma l’incontro con Antonio gli fa capire che è Pirano la sua città, dove rinacque quando sbocciò l’amore per Anica. E lì morirà.  

 

 

 

«Niente case agli italiani!»

Le Iniziative Civiche per il Carso e per il Litorale chiedono al Governo sloveno di ostacolare la vendita di abitazioni agli italiani lungo il confine. L’ultima data utile a tal fine sarà il 1° maggio 2011. «Sul Carso sloveno in particolare – hanno scritto in una missiva – gli italiani hanno letteralmente sconvolto il mercato immobiliare e Lubiana, come ha fatto la Danimarca per le zone confinanti con la Germania, dovrebbe chiedere all’Unione Europea il diritto di tutelare l’area e di limitare la possibilità di acquisto di immobili da parte dei cittadini stranieri». Dal 1° maggio 2004 (giorno dell’ingresso di Lubiana nell’UE) all’agosto 2010 ben 3.466 cittadini comunitari avrebbero acquistato casa in Slovenia. Primi fra tutti i britannici (1.198), seguiti dagli italiani (980) e, a distanza, da austriaci, tedeschi, irlandesi, francesi, olandesi e svedesi. Sul Carso e in Istria prevarrebbero gli italiani, che avrebbero comprato a Corgnale (Lokev) 80 abitazioni, quando nel 2002 ne risultavano 270 abitate e 50 vuote, per un totale di 800 residenti sloveni. Nel Capodistriano sarebbero stati acquistati da stranieri comunitari 820 immobili. 

Tale corsa alle compravendite avrebbe fatto salire il prezzo dei lotti fabbricabili da 15 a 120 euro il metro quadro. «La popolazione locale – sostengono le due Iniziative Civiche – o non riesce ad acquistare casa perché non ha i mezzi necessari, visto che il potere d’acquisto degli italiani è più alto, per cui abbandona la zona, oppure vede il proprio tornaconto e vende terreni alle agenzie immobiliari, che poi costruiscono altri appartamenti per il mercato». Ne conseguirebbe uno sconvolgimento sia ambientale che etnico del territorio. Infatti i nuovi residenti italiani continuerebbero a lavorare e a pagare le tasse in Italia comportandosi da coloni. «Nei negozi e negli uffici – afferma la lettera – si aspettano di potere risolvere tutte le pratiche nella loro lingua. Da qui alla richiesta di un asilo bilingue il passo è breve». 

Quella italiana sarebbe una forma di subdola riconquista dei territori perduti dopo il 1945, che ora, con l’appoggio di banche e istituzioni politiche, guarderebbe come prossime prede al Collio sloveno e alla Berchinia (tra Carso, Ciceria e Monte Nevoso). «Per evitarlo – propongono i due sodalizi – sarebbe auspicabile istituire un Parco nazionale del Carso».

Tali richieste sono state ribadite il 2 febbraio in una tavola rotonda a Sesana. Qualcuno ha lamentato lo scarso impegno della autorità statali e locali nella tutela del paesaggio, ma nessuno ha rilevato che dalla parte italiana del confine non esistono ostacoli per i cittadini sloveni intenzionati ad acquistare immobili e che pertanto si violerebbe il principio di reciprocità. Sul tema il Governo sloveno ha istituito un gruppo di lavoro interministeriale.

  

Cortei a Firenze

Il 5 febbraio si sono svolti a Firenze un corteo e un contro-corteo. Al primo, intitolato “Foibe: contro i crimini del comunismo” e organizzato da PDL, Giovane Italia e Casaggì, hanno preso parte un migliaio di persone, molte con in mano il tricolore ma senza simboli di partito. «I martiri – ha detto il ministro della gioventù Giorgia Meloni – sono sempre dei martiri dell’Italia. Dobbiamo smettere di fare politica con la storia. E quando avremo anche la capacità di rispettare i martiri senza strumentalizzazioni noi saremo finalmente un popolo». Dopo una fiaccolata i partecipanti hanno deposto una corona in largo Martiri delle Foibe presso la lapide che era stata imbrattata nei giorni precedenti ma subito ripulita. 

Il secondo corteo, organizzato da gruppi di estrema sinistra ma non autorizzato dalla Questura, è stato introdotto dallo striscione «Ricordare la resistenza di ieri, combattere il fascismo di oggi». Vi hanno preso parte circa 400 militanti, che hanno sventolato bandiere rosse e jugoslave. Dal furgoncino di testa un organizzatore ha gridato al microfono: «Nelle foibe non hanno buttato nessuno!». Giovani col volto coperto dal casco e armati di bastoni hanno tentato di sfondare il cordone di polizia per avvicinarsi all’altro corteo, ma sono stati respinti. I più esagitati hanno intonato cori del tipo «Pure voi, nelle foibe ci mettiamo pure voi!» e lanciato petardi e fumogeni contro i poliziotti.

 Su dei muri sono state tracciate scritte inneggianti a Tito, mentre in precedenza erano apparse croci celtiche e numerosi volantini dei promotori del corteo autorizzato erano stati abusivamente affissi.  

 

 

 

Documentario RAI in 3D

 

 

 In occasione del Giorno del Ricordo 2011 la RAI ha prodotto il documentario Foibe. Della durata di 26 minuti, è stato scritto e diretto dal regista e giornalista Roberto Olla, in collaborazione con la Direzione Produzione, Direzione Comunicazione e Relazioni Esterne, il TG1 e la Direzione Promozione e Immagine della RAI, ed è stato realizzato al Centro Sperimentale RAI di Torino. Contiene interviste a Graziano Udovisi, Licia Cossetto e Antonio Paoletich, nonché immagini d’epoca anche inedite. In versione 2D è stato trasmesso venerdì 4 febbraio da RAI Uno durante la trasmissione TV7. In versione 3D, la prima mai realizzata dalla RAI, è stato proiettato il 9 febbraio presso il Museo della Civiltà Istriana, Fiumana e Dalmata a Trieste. Tale versione è stata donata al Comune di Trieste, che ne ha programmato la fruizione da parte del pubblico in una sala del museo. Una versione di 15 minuti è stata invece messa in proiezione permanente al Centro visite della Foiba di Basovizza, dove sarà consultabile al computer tutto ciò che la RAI ha prodotto in materia: in totale 7 ore di filmati.  

 

 

 

Vandali scatenati

 

 

 Ai primi di febbraio ignoti vandali hanno distrutto sul colle di San Giusto a Trieste le due targhe indicanti Viale Martiri delle Foibe. Il Comune le ha subito sostituite.
Fra il 9 e il 10 febbraio a Marghera è stata rubata la targa metallica posta sul masso commemorativo di Piazza dei Martiri Giuliani e Dalmati delle Foibe imbrattato nel 2010 con vernice rossa. L’amministrazione comunale veneziana l’ha ripristinata.
L’11 febbraio è uscito il nuovo numero dell’edizione slovena di “Playboy” con in copertina la foto di una giovane triestina accompagnata dal titolo Trst je naš e con un servizio all’interno. Inoltre sulle fiancate di alcuni autobus della Trieste Trasporti è apparsa la pubblicità dell’azienda giornalistica Slomedia con le scritte «Trst je naš krasen!» e «Trieste è stupenda». Il presidente dell’Unione degli Istriani Massimiliano Lacota ha reagito annunciando manifesti promozionali sulle fiancate dei bus di linea Trieste-Capodistria-Isola-Portorose-Pirano recanti la scritta «L’Istria è nostra!» e il vessillo istriano, nonché un’insegna luminosa con le parole «Istria nostra» su un terreno di Chiampore visibile dalla Slovenia. Ferma restando l’inopportunità di porsi sullo stesso piano provocatorio, si rende noto che l’Unione degli Istriani intende finanziare tali iniziative con una raccolta fondi su base volontaria e invita quanti volessero concorrere a contattarla per conoscere le modalità di versamento.
Fra l’11 e il 12 febbraio a Torino è stata distrutta una lapide intitolata alle Vittime delle Foibe.
All’alba del 12 febbraio è stata tracciata con spray nero su un muro del Centro di documentazione della Foiba di Basovizza la scritta «Nessun ricordo per i fascisti di ieri. Nessuno spazio per quelli di oggi!», bloccato il cancello d’ingresso dell’edificio in ferro e danneggiato le serrature con colla e mastice. Il Comune ha posto rimedio.
Fra il 12 e il 13 febbraio a Livorno è stata inoltre divelta e posta accanto a un cassonetto delle immondizie la targa «Largo Vittime delle Foibe», inaugurata il 10. Il Comune l’ha ricollocata.  

 

 

 

Il console Cianfarani a Pola

 

 

 Il nuovo console generale d’Italia a Fiume Renato Cianfarani ha compiuto lo scorso 10 febbraio la sua prima visita ufficiale in Istria. La mattina a Parenzo ha avuto un costruttivo incontro con il presidente della Giunta Ivan Jakovčić e con la vice Viviana Benussi. Poi si è recato nella sede della Comunità degli Italiani, accolto dai rappresentanti anche di quelle di Visignano, Visinada e Mompaderno, oltre che del Consiglio della comunità nazionale italiana di Parenzo. Quindi ha visitato i locali che ospitano la scuola materna italiana “Paperino“ e l’elementare “Bernardo Parentin”. Infine ha fatto tappa al cimitero per deporre una corona di fiori in omaggio alle vittime italiane della Seconda guerra mondiale.
Nel pomeriggio Cianfarani è arrivato a Pola, dove ha avuto un cordiale colloquio a porte chiuse con il sindaco Boris Miletić, il vicesindaco nonché presidente della CI Fabrizio Radin e con il console onorario d’Italia Tiziano Sošić. Ne è emersa l’ottima collaborazione tra le istituzioni locali e quelle della minoranza italiana, che porterà a tre risultati pratici: entro alcune settimane la palestra per le scuole elementare e media superiore italiane, più in là nel tempo il centro per anziani connazionali e la sezione di Siana dell’asilo italiano “Rin Tin Tin”.
Data la concomitanza con il Giorno del Ricordo, è seguita nel parco del duomo una cerimonia presso il cippo che ricorda la strage di Vergarolla. Cianfarani, dopo aver posato una corona di fiori in memoria delle vittime, ha dichiarato nella sua allocuzione che, pur dovendo ricordare sempre il passato, è giunta l’ora di guardare avanti per costruire un’Europa migliore, in cui non si ripetano gli orrori ed errori commessi. Un’altra corona è stata deposta dall’amministrazione cittadina. Fabrizio Radin ha fatto presente che quel monumento è un simbolo che accomuna tutti gli italiani d’Istria, tanto gli esuli quanto i “rimasti”, poiché commemora un’immane tragedia in seguito alla quale Pola non è stata più la stessa. Il presidente dell’Università Popolare di Trieste Silvio Delbello ha detto che l’eccidio di Vergarolla segna la lacerazione del popolo istriano, un popolo che tuttavia può ora ritrovarsi di nuovo unito, almeno spiritualmente, anche grazie a tali cerimonie congiunte. I presenti hanno osservato un minuto di silenzio. Successivamente il console generale ha raggiunto la sede della Comunità degli Italiani di Pola, dove ha incontrato i rappresentanti della scuola elementare, di quella media superiore, dell’asilo “Rin Tin Tin” e della società artistico-culturale “Lino Mariani”.

Il Libero Comune di Pola in Esilio si compiace per le modalità di svolgimento della visita consolare a Pola, ma esprime il proprio rammarico per non essere stato invitato a presenziare. Se avvisato per tempo, non avrebbe mancato di inviare un proprio rappresentante, nell’ottica dell’auspicata ricucitura tra esuli e rimasti, da promuovere congiuntamente, specie alla presenza del massimo rappresentante dello Stato italiano nell’area.

  A Mons. Dessanti

il Premio Histria Terra

 

 

 

 Il Premio Histria Terra 2011 è stato consegnato il 18 febbraio nella sede dell’Unione degli Istriani a Mons. Antonio Dessanti, nato a Buie nel 1921. La motivazione recita: «faro di carità e operoso testimone della Fede istriana, di radici profonde nei secoli, protagonista non comune della storia della nostra Terra, ha continuato, per oltre sessant’anni dopo l’esodo, a effondere sostegno morale e religioso alle nostre genti».
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