Giorno del Ricordo

Giorno del Ricordo. Diamogli un futuro

di Silvio Mazzaroli

Un altro “Giorno del Ricordo” s’è consumato con  l’ormai consolidata ritualità, fatta di memoria e contromemoria. Fortunatamente, le nostre celebrazioni si stanno facendo sempre meno autoreferenziali, nel senso che la partecipazione alle stesse della cosiddetta “società civile” sta crescendo parallelamente al diffondersi, a livello nazionale, della conoscenza della nostra tragedia

Lo dimostra, in particolare, la maggiore apertura della scuola nei confronti della trattazione di argomenti – quali le foibe e l’esodo – in anni passati alquanto reietti, che trova riscontro anche nel successo della nostra iniziativa ad essa rivolta. Di contro, e ne sono testimonianza i tanti atti vandalici e le profanazioni di cui sono stati oggetto targhe, monumenti… posti “a memoria”, cresce l’acrimonia da parte di quanti si ostinano a rifiutare la storia, quella vera e, ormai, diffusamente riconosciuta. Ne è esempio eloquente lo squallido manifesto che qui pubblichiamo, la cui matrice è la stessa della scritta apparsa sulla Foiba di Basovizza – «Nessun ricordo per i fascisti di ieri. Nessuno spazio per quelli di oggi!» – e rimanda, con ben poco margine di dubbio, ai cosiddetti “collettivi”, ovvero, non a quelli di là, ma ai comunisti “duri e puri” di casa nostra che, bollati dalla storia ed oggi senza futuro, ricorrono, come unica forma di espressione, all’offesa, all’oltraggio ed alla violenza fine a se stessa. C’è da chiedersi sino a quando le cose continueranno ad andare così. 

In questi giorni, al riguardo delle nostre celebrazioni – ma anche della di poco precedente “Giornata della Memoria” a ricordo della Shoah – si sono dette infinità di cose. In particolare, c’è stato chi ha messo l’accento sulla sostanziale ipocrisia di dette manifestazioni, definendole “gusci vuoti” riempiti da soffocanti moralismi di maniera, di buoni propositi finalizzati al “perché le cose non abbiano più a ripetersi” che si traducono in una ridondanza retorica difficile da sopportare e che alla lunga porta alla disaffezione ed al progressivo disinteresse. Soprattutto, è stato evidenziato – ed è impossibile non concordare – l’uso deprecabile che si fa del passato per alimentare le contrapposizioni del presente, per affermare che le colpe altrui sono state superiori alle proprie con ciò cercando di giustificarle; il tutto, a discapito della condivisa accettazione di quanto effettivamente accaduto e, ciò che più conta, di un sincero e non strumentale omaggio a chi di detti fatti è stato esclusivamente vittima. Qualcun altro, parlando di noi italiani, con riferimento a queste e ad altre celebrazioni che affollano il nostro calendario, ha detto – come dargli torto – che “saremo finalmente popolo quando ognuno riconoscerà e rispetterà la sofferenza dell’altro”.

Tutto vero e deve far riflettere anche noi su cosa fare affinché sulle nostre cose non ripiombi l’oblio.È ben vero che i riflettori sulle nostre vicende si sono accesi solo di recente, ma non facciamoci illusioni sulla loro persistenza. Le “mode” passano in fretta e, di questi tempi, la gente, più che ai “valori”, ha altre cose a cui pensare: il lavoro, il pane… Basta pensare a quale diffuso disinteresse, per non dire manifesta ostilità, incontra l’ormai incombente celebrazione, che ben pochi avvertono di dover festeggiare, della nascita, il 17 marzo p.v., dello Stato, pro tempore Regno, italiano. Di certo, non basteranno a cambiar le cose, in questo come anche nel nostro caso, le pur autorevoli parole e pressanti inviti del Presidente della Repubblica.Perché la nostra memoria storica e culturale abbia un futuro non basta la ritualità, c’è bisogno soprattutto, anche da parte nostra, di coerenza e concretezza; coerenza nel perseguire e nel presentare coesi, mettendo da parte divisioni e personalismi, obiettivi ed istanze che non possono non essere da tutti condivisi e che, per avere maggior forza, devono essere preventivamente concordati e coordinati; concretezza nell’affermazione della nostra storia, in riguardo alla quale non sono più sufficienti, ancorché sempre apprezzabili e necessarie, le testimonianze personali, e nella salvaguardia della nostra cultura e delle nostre tradizioni che, in primo luogo, stante l’assimilazione a cui noi tutti ed ancor più i nostri discendenti siamo stati e siamo soggetti nei luoghi di attuale insediamento, deve essere mantenuta laddove è nata e nei secoli si è affermata.Per la storia è necessario approfondire, per quanto possibile senza pregiudizi, la ricerca per dare valenza scientifica, documentata ed inoppugnabile, a quella verità che sempre di più sta emergendo, perché è assolutamente non vero che la storia non va riscritta.

La storia è un continuo divenire sulla base delle evidenze che giorno dopo giorno vengono alla luce.Ben venga, dunque, la proposta avanzata dal nostro Sindaco nel corso di un recente incontro “ESULI-MIUR”, e che sembra essere stata accolta e condivisa da tutti, affinché una significativa aliquota dei fondi governativi devolutici dalla legge 72/2001 e successive modifiche, che si prospettano per l’immediato futuro inusualmente consistenti, sia devoluta all’istituzione di borse di studio universitarie anche pluriannuali per l’approfondimento della ricerca storica su quanto effettivamente occorso alle terre ed alle genti del confine orientale, contemplate in un unico progetto da tutti sottoscritto.Per la conservazione della nostra cultura e delle nostre tradizioni, in linea con i tempi e con le nuove prospettive europee, è invece necessario ridare vigore all’imprescindibile legame tra gente e territorio, riportando in qualche misura, essendo quest’ultimo inamovibile, ed in maniera più o meno permanente la nostra gente nei luoghi da dove ha dovuto andarsene, ovvero cercando, in primis, di ricucire lo strappo, dovuto ad avvenimenti ed a uomini ormai perlopiù superati e scomparsi, che ha interessato le nostre comunità originarie.

È esattamente ed esclusivamente questo, senza alcuna finalità politica, che il nostro “Libero Comune di Pola in Esilio” sta cercando di fare, dando seguito alla volontà espressa a maggioranza dai suoi soci in sede di ultima Assemblea Generale, per organizzare l’annuale Raduno nazionale degli esuli da Pola nella loro Città d’origine.Quelle suddette non sono che due delle tante azioni concrete a cui è possibile dare vita. Entrambe rispondono a scelte che, più che logiche, appaiono obbligate, non solo per assicurare un futuro alle nostre Associazioni e dare un senso alle nostre celebrazioni, bensì, soprattutto, per cercare il coinvolgimento dei giovani che, com’è logico che sia, avendo davanti a sé una vita ancora tutta da vivere, sono più interessati al presente ed al futuro che non al passato sul quale, tuttavia, è nostro specifico dovere informarli. Si tratta di un coinvolgimento senza il quale noi tutti non abbiamo futuro. Non dimentichiamolo mai!

Silvio Mazzaroli

 

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