NOTIZIE FLASH del mese di marzo 2011

Notizie flash a cura di Paolo Radivo

Missione segreta in quattro foibe

Nell’ottobre del 1957, carabinieri e militari italiani in assetto da combattimento penetrarono più volte segretamente in territorio jugoslavo per ispezionare quattro foibe dove i titini avevano gettato le proprie vittime. Lì scattarono delle fotografie e poi redassero dei rapporti ai superiori. La missione fu verosimilmente organizzata dal SIFAR, il servizio segreto militare predecessore del SISMI. Per sviare i sospetti jugoslavi, poco tempo prima era stata effettuata un’esplorazione delle foibe di Monrupino e Basovizza, in territorio italiano. A rendere nota la notizia è una fonte diretta: il 72enne cuneese Mario Maffi, che, allora sottotenente di complemento del Genio pionieri alpini della Compagnia «Orobica» di Merano, esplorò le quattro foibe in quanto speleologo ed esperto di esplosivi, malgrado avesse appena 18 anni. Maffi, ora in pensione, ha raccontato tale inedita vicenda lo scorso 9 febbraio in un incontro pubblico alla Casa della Gioventù di Roreto (CN). La missione di Maffi sarà raccontata nel film Foibe, che l’americana Listen Productions realizzerà il prossimo anno e per la quale lo stesso Maffi ha fatto da consulente storico. 

Svelato un dossier del 1946

Sulle foibe, le vessazioni contro istriani, fiumani e dalmati, e i campi di concentramento jugoslavi il governo De Gasperi realizzò nel 1946 un dossier che non volle far conoscere agli italiani e che utilizzò solo in via diplomatica riservata alla Conferenza della pace di Parigi. Lo avevano redatto i servizi segreti della Marina Militare, e gli stessi autori poterono averne una copia a condizione di non mostrarla e comunque di non farne menzione a nessuno. Si chiamava «Trattamento degli italiani da parte jugoslava dopo l’8 settembre 1943» e conteneva centinaia di fotografie riguardanti le esumazioni dei cadaveri da alcune foibe (Vines e Basovizza in primis), oltre che dettagliate testimonianze sulle persecuzioni compiute nei territori occupati e sui terribili lager titini. La parte più significativa del dossier è forse quella costruita sulle testimonianze degli ex prigionieri italiani, sia civili che militari, che tracciarono un agghiacciante quadro di abusi, maltrattamenti, torture e fucilazioni. Federico Fissore, reduce dal campo sloveno di Borovnica, presso Lubiana, raccontò ad esempio: «Due soldati staccatisi dal gruppo per bere in un ruscello vennero feriti alle gambe. Gli aguzzini finsero di soccorrerli per poi fucilarli dietro un muro».Il dossier segreto è stato reso noto dopo 65 anni lo scorso 14 febbraio a Roma dalla fondazione Italia Protagonista e dall’Associazione Nazionale Dalmata. Quest’ultima lo ha fatto stampare e lo distribuirà gratuitamente nelle scuole con il sostegno della Regione Lazio. «Il Governo italiano – ha detto lo storico Aldo Giovanni Ricci – sapeva perfettamente cosa succedeva nel ’45 al confine orientale, ma c’è stato assoluto silenzio a causa delle profonde divisioni all’interno dell’esecutivo e della priorità politica data agli appuntamenti elettorali». 


Vie e cippi per i Martiri delle Foibe

In alcuni Comuni d’Italia il Giorno del Ricordo 2011 è stato l’occasione per intitolare vie o piazze ai “Martiri delle Foibe”.Il 10 febbraio l’amministrazione di Crotone (centro-sinistra) ha deliberato di dedicare loro l’attuale Largo Spiaggia delle Forche.L’amministrazione di centro-sinistra di Montevarchi (Arezzo), ha intitolato il 10 febbraio ai “Martiri dell’Istria” il giardino situato vicino all’area industriale di Levane, non distante dall’ex campo profughi di Laterina. Alla cerimonia hanno partecipato il sindaco, autorità civili, militari e religiose, rappresentanti locali dell’ANVGD e delle Associazione Carabinieri in Congedo, nonché alunni della scuola elementare di Levane.Il Comune di Brescia (centro-destra) ha inaugurato il 14 febbraio in via Vittime d’Istria, Fiume e Dalmazia nel rione di San Bartolomeo un cippo con la frase: «A perenne ricordo di tutti i caduti e i martiri delle foibe, gli esuli della Venezia Giulia, dell’Istria, di Fiume e Dalmazia». In quell’area sorsero edifici destinati a 200 famiglie di profughi. Sono intervenuti l’assessore alla cultura, il presidente della Circoscrizione e Luciano Rubessa, del Centro Mondiale per la Cultura Giuliano-Dalmata.In concomitanza con il Giorno del Ricordo l’amministrazione comunale di Vicenza (centro-sinistra) ha inaugurato nel cimitero maggiore cittadino un monumento alle vittime delle foibe e dell’esodo per dare – ha spiegato l’assessore Ennio Tosetto – «a quegli orrori e a quelle tragedie un luogo ed un simbolo che li ricordi per sempre». Il sito prescelto è stato ritenuto «sicuramente più degno» dell’incrocio con Viale delle Vittime Civili di Guerra dove in precedenza si svolgeva la cerimonia annuale. La scultura in bronzo, opera di Nereo Quagliato, poggia su una lastra di pietra d’Istria di oltre dieci quintali proveniente da una cava a sud di Fiume: in tal modo si è voluto portare a Vicenza un lembo delle terre dove si sono consumate quelle tragedie. Su un leggio è stata riprodotta la preghiera per gli infoibati scritta dal compianto vescovo di Trieste e Capodistria Antonio Santin. Tra la scultura e il leggio, a terra, l’architetto Giorgio Maculan ha scavato un solco simboleggiante una foiba.Il 24 febbraio l’amministrazione comunale di centro-destra di Magenta (Milano) ha inaugurato il “Parco Martiri delle Foibe”. Alla cerimonia hanno partecipato il sindaco, il vice-sindaco e alcuni assessori. Il sindaco ha annunciato che nel parco verranno inserite anche testimonianze storiche della negletta vicenda giuliano-dalmata per contribuire a toglierla dall’oblio.Il Consiglio comunale di Atessa (Chieti) ha approvato l’11 marzo scorso una mozione per intitolare una via, una piazza o un largo della cittadina abruzzese ai “Martiri delle Foibe”. La proposta, avanzata dal consigliere di Forza Nuova, è stata accolta sia dalla maggioranza di centro-destra sia dalla minoranza di centro-sinistra. Solo un consigliere del PD ha votato contro. Alla seduta ha assistito Icilio Degiovanni, vicepresidente del comitato provinciale di Pescara dell’ANVGD.A Lamezia Terme (Catanzaro) il capogruppo dell’UDC in Consiglio comunale ha lamentato che gli uffici comunali non abbiano ancora individuato la via che una delibera approvata dalla Giunta di centro-sinistra il 26 marzo 2010 aveva destinato ai “Martiri delle Foibe”. 

«I quadri istriani vadano al Museo»

Una delegazione della Federazione degli Esuli guidata dal presidente Renzo Codarin ha incontrato lo scorso 14 febbraio il direttore regionale per i beni culturali del Friuli Venezia Giulia Giangiacomo Martines, al quale ha chiesto che le opere d’arte veneta di proprietà italiana portate in salvo all’inizio degli anni ’40 da alcune chiese di Capodistria e Pirano e oggi sistemate al Civico Museo Sartorio di Trieste vengano definitivamente collocate nel costituendo Civico Museo della Civiltà Istriana, Fiumana e Dalmata. Questo infatti, secondo FederEsuli, disporrebbe degli spazi necessari e adatti, oltre che del «giusto contesto logistico e concettuale per permettere all’esposizione di esprimere al meglio il proprio valore storico, civile ed artistico». L’edificio di via Torino è ritenuto la destinazione «giusta, degna e naturale».«Le opere così sistemate – sostiene FederEsuli – diventerebbero una meta per studiosi e pubblico di grande richiamo, di indubbio interesse, a disposizione di tutti, ma soprattutto testimonianza di un processo ormai ampiamente riconosciuto a cavallo di confine. Un segno del tempo che muta e riesce a darsi una giusta dimensione e serenità». Anche l’amministrazione comunale triestina e l’Unione degli Istriani avevano espresso un analogo auspicio. Martines ha incaricato Maria Chiara Cadore, direttore della Galleria nazionale di arte antica, di compiere un sopralluogo al Museo Sartorio per una valutazione tecnica propedeutica a un progetto preliminare di nuova collocazione da inviare al Ministero.Le ventun opere consistono di quindici quadri, cinque bronzi e una scultura, per lo più risalenti al periodo 1450-1550. In realtà sono solo una parte delle centinaia che, nei primi anni ’40 del XX secolo, da vari centri della Venezia Giulia e del Friuli vennero portate in ricoveri segreti friulani (in primis Villa Manin) per essere messe al sicuro da bombardamenti e razzie, come stabilito dalla legge di tutela del patrimonio artistico in caso di guerra. Nel 1943 alcune di queste, tra cui diverse provenienti dall’Istria, furono trasferite a Roma, dove si riteneva potessero essere meglio protette. Lì rimasero custodite e dimenticate per decenni. Appena nel 2002 furono recuperate dalle casse di uno scantinato di Palazzo Venezia. Ventiquattro, riconosciute di proprietà pubblica, furono assegnate dal Ministero dei Beni Culturali alla Soprintendenza del Friuli Venezia Giulia, che le restaurò destinandole alla Galleria Nazionale di Arte Antica di Trieste, al fine di tenerle il più vicino possibile al luogo d’origine. Nel 2005-2006 ventuno opere vennero esposte nella mostra “Histria” al Civico Museo Revoltella. Quindi la Soprintendenza le concesse gratuitamente in deposito provvisorio al Comune, il quale le collocò al Museo Sartorio: diciannove nella galleria sotterranea e due nella quadreria. Tutte e ventuno sono attualmente visibili dal pubblico. I capolavori pittorici più rinomati sono quelli su tavola di Paolo Veneziano e Alvise Vivarini, il telero di Vittore Carpaccio e la pala d’altare di Giambattista Tiepolo.Al Museo Raffaelli di Gemona (Udine) sono invece esposti sessantuno fra dipinti, stampe e oggetti d’arte veneta di proprietà dell’ordine francescano provenienti dall’ex convento capodistriano di Sant’Anna. 

Cimiteri dell’Istria: buone notizie

Come preannunciato su “L’Arena” di dicembre, il Consiglio comunale di Isola ha proclamato la parte antica del suo cimitero, risalente al 1883, «monumento di importanza storica e culturale cittadina». Unanime è stato il voto favorevole nella seduta dello scorso 27 gennaio. La proposta era stata avanzata circa un anno fa da Silvano Sau, uno dei due consiglieri specifici della comunità nazionale italiana e allora anche vice-sindaco. Secondo Sau, con tale provvedimento si adempie a un debito di riconoscenza verso il passato della città, a testimonianza di tante storie di umanità e solidarietà, come pure di tante sofferenze di cittadini che ormai non ci sono più, ma che hanno contribuito al suo sviluppo.Un’altra buona notizia giunge da Umago, dove è stato inserito nel futuro piano regolatore il recupero dell’antico cimitero di Sant’Andrea, abbandonato da 120 anni e caduto nell’oblio perché soppiantato da quello di San Damiano, attivo ancor oggi. Lo storico locale Niki Fachin vorrebbe farne un “cimitero della memoria”, ovvero una testimonianza vivente di storia patria. Intanto se ne restaureranno i muri esterni e si collocherà un portone. Poi verrà la parte più costosa, ovvero la ricostruzione dell’ex cappella di Sant’Andrea, protettore dei pescatori.Fachin propone inoltre che, sul modello di Pola, sia l’amministrazione comunale umaghese a occuparsi delle quindici tombe del cimitero di San Damiano dove giacciono i resti di alcune delle 155 vittime della strage causata il 9 settembre 1944 dal mitragliamento alleato del piroscafo “San Marco” presso Punta Salvore. Tali tombe andrebbero considerate patrimonio storico-culturale cittadino. Ora invece a prendersene cura sono solo alcune persone di buona volontà. 

Nesazio: rubati reperti

Ignoti ladri hanno rubato lo scorso 17 febbraio dal piccolo centro espositivo del sito archeologico di Nesazio una ventina di oggetti: otto protostorici, una decina dell’evo antico e due medievali. Si tratta di un punteruolo e di un pettine in osso, di alcune lampade antiche e medievali, nonché di frammenti di vetro e ceramica. Tali oggetti hanno un grande valore culturale, ma non commerciale e difficilmente potranno essere venduti dai ladri. Il castelliere di Nesazio, un tempo nel comune di Pola, si trova ora nel comune di Lisignano. 


La Spezia: vandali pro Tito

Ignoti hanno imbrattato con vernice spray rossa la colonnina commemorativa di Piazzetta Martiri delle Foibe alla Spezia, attaccato un cartello con la scritta «Tito lo ha detto, uccidere un fascista non è reato», tracciato sempre in rosso una falce e martello, calpestato i fiori e lasciato un’immagine di Tito. L’ignobile atto, attribuibile a soggetti dell’estrema sinistra anti-nazionale, è stato compiuto nella notte fra il 24 e il 25 febbraio nel villaggio “Sauro”, dove dopo la guerra si insediarono diversi esuli istriani. Peraltro il rione versa oggi in condizioni igieniche scadenti, mentre nella piazza si attende ancora la realizzazione di un monumento. 


A Portole torna la scuola italiana

La scuola elementare “Milan Šorgo” di Portole cesserà di essere esclusivamente croata e dal prossimo anno scolastico ospiterà anche una sezione italiana. Inoltre la scuola elementare italiana di Buie (con sezioni periferiche a Momiano e Verteneglio) si chiamerà d’ora in poi “Edmondo De Amicis”. A deciderlo è stato lo scorso 21 febbraio il Consiglio regionale dell’Istria, riunitosi a Pisino. La scuola italiana fu soppressa a Portole alcuni decenni fa. Il suo ripristino dipende dal fatto che il Comune, ricostituito nel 1993, è ufficialmente bilingue, che una parte significativa della popolazione continua a parlare abitualmente o comunque a capire il dialetto istro-veneto, che al censimento del 2001 il 18,76% dei 981 residenti si dichiarò di nazionalità italiana e che sul territorio opera la Comunità degli Italiani di Gradigne, cui aderiscono 180 soci. Finora quello di Portole era l’unico comune del Buiese a non avere una scuola italiana. Edmondo De Amicis (1846-1908), scrittore e giornalista noto per il romanzo Cuore, fu testimone di battesimo a Buie del figlio di un suo amico. 

Veglia: scoperto tempio di Venere

Nel centro dell’antica cittadina di Veglia, capoluogo dell’omonima isola quarnerina, sono stati scoperte parti della struttura muraria e dell’abside di un tempio dedicato a Venere, nonché parti del piedistallo di una stata della dea. Il rinvenimento ha avuto luogo lo scorso novembre durante gli scavi nel pianoterra di un’abitazione destinata a diventare negozio, ma è stato reso noto solo in febbraio. Il Dipartimento fiumano per la Conservazione dei beni culturali, informato dal proprietario, si è fatto carico delle ricerche e ha datato i reperti al primo secolo avanti Cristo, cosa che testimonierebbe una precoce affermazione della cultura romana nell’antica Curicta. La prossima estate il negozio aprirà i battenti consentendo ai visitatori di ammirare gli importanti ritrovamenti. Una ventina d’anni fa, a una quindicina di metri dall’edificio, venne alla luce un blocco di pietra, ora conservato nella galleria Fortis a Veglia, che portava incisi i nomi di due prefetti dell’isola fautori del restauro del tempio di Venere. Altri resti del manufatto sono senz’altro ancora presenti sotto i basamenti di edifici vicini, ma le ricerche non possono essere effettuate per ragioni pratiche. 

«Dichiaratevi italiani!»

Avrà luogo dal 1° al 28 aprile in Croazia il censimento generale 2011 della popolazione. Come in passato, i formulari dell’Istituto nazionale di statistica interpelleranno i residenti anche sulla propria nazionalità e lingua materna. L’esito servirà dunque a comporre una fotografia etno-linguistica di quella repubblica. Sia ai tempi della Jugoslavia sia dopo l’indipendenza, le autorità di Zagabria hanno posto i crudi numeri dei rilevamenti alla base delle concessioni su bilinguismo ufficiale, scuole italiane, finanziamenti alle attività della minoranza e diritti politici degli italiani. Anche gli accordi elettorali tra Unione Italiana (UI, massima associazione rappresentativa dei nostri connazionali) e Dieta Democratica Istriana (partito che dal 1992 governa la Regione e quasi tutti i Comuni della penisola) si fondano sull’oggettivo peso demografico degli italiani.Da tutto ciò si desume l’estrema importanza che questo censimento avrà sui destini del nostro gruppo nazionale. Nel 2001, su 4.437.460 abitanti rilevati in Croazia, 19.636 si dichiararono italiani: lo 0,44%, ovvero la quarta etnia del paese dopo croati (89,63%), serbi (4,54%) e bosniaci (0,49%). Dal 1948 il numero degli italiani era inesorabilmente calato per l’esodo e per le politiche di snazionalizzazione: dai 79.575 del 1948, ai 35.874 del 1953, ai 25.615 del 1961, ai 21.791 del 1971, fino ai 15.132 del 1981. Con l’ultimo censimento jugoslavo, quello del 1991, gli italiani erano invece risaliti a 21.303 grazie al miglioramento del clima politico, ma dieci anni più tardi si scontarono le nefaste conseguenze dei governi nazionalisti dell’HDZ.Consapevole della posta in gioco, l’UI ha rivolto un accorato appello – tramite migliaia di lettere e telefonate, ma anche a mezzo stampa – a chi è di lingua e cultura italiana affinché richieda il modulo in italiano e dichiari la propria nazionalità senza timore. Un nuovo calo numerico potrebbe infatti avere ripercussioni negative sul trattamento complessivo della nostra minoranza e su alcuni diritti acquisiti. Particolarmente attivo nell’opera di sensibilizzazione si è dimostrato il presidente dell’UI Furio Radin. La Comunità degli Italiani (CI) di Pola ha spedito ai propri soci un vademecum informativo sul questionario e la presidente dell’Assemblea Claudia Milotti ha sollecitato a dichiararsi di nazionalità italiana perché – ha detto – è il numero quello che conta ai fini pratici.

I giovani della Dieta Democratica Istriana hanno invece invitato i propri corregionali a dichiararsi «istriani», qualora si sentano tali, benché quella istriana non sia contemplata come nazionalità. In tal modo si esprimerebbe l’attaccamento alla propria terra e al suo composito patrimonio storico-culturale. Nel 1991 si dichiararono istriani 37.027 abitanti dell’Istria croata (18,11%), ma nel 2001 si erano ridotti a 8.865 (4,30%), mentre i croati erano saliti a 148.328 (71,88%).

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