ILLUSIONI O VERIFICHE? di Silvio Mazzaroli

La nostra affermazione, apparsa su “L’Arena” di febbraio, secondo cui il “Libero Comune di Pola in Esilio” «intende contribuire a sviluppare il cosiddetto “spirito di Trieste”» ha suscitato un qualche scalpore. Il tutto, probabilmente, perché in passato non ci siamo astenuti dal formulare, moderate e motivate, critiche e riserve nei confronti di quelle che sinora ne sono state le manifestazioni più evidenti: il “Concerto dell’Amicizia” della scorsa estate e la più recente visita ufficiale del Presidente sloveno in Italia. Detta dichiarazione non avrebbe, però, dovuto costituire sorpresa per nessuno.

In primo luogo, infatti, è necessario capire cosa s’intende per “spirito di Trieste”. Nella nostra ottica, esso sta a significare il progressivo superamento – beninteso in un contesto di verità accettate e senza dimenticare ma con rispetto per le rispettive memorie – dei motivi di ostilità e contrasto che in passato hanno caratterizzato i rapporti tra italiani e slavi e, ancor prima, tra italiani ed italiani, tra esuli e rimasti. Nessuno può negare che questa sia da almeno 10 anni – ovvero dall’insediamento di chi scrive alla sua presidenza – la linea politica del nostro sodalizio, come confermato anche dalla sua attuale dirigenza. Peraltro, non risulta che nemmeno negli anni precedenti ci siano state al riguardo pregiudiziali contrarietà. Basta pensare che l’avvio delle celebrazioni a Pola in memoria dell’eccidio di Vergarolla risale al 1997 e che il risultato allora conseguito sottace tutto un precedente lavorio. Da allora, per quanto modesti, si sono registrati continui sviluppi positivi, compromessi, solo alcuni anni fa, dall’indebita interferenza di soggetti terzi, totalmente estranei alla nostra Associazione, e di cui, purtroppo, con qualche difficoltà si sta ancora cercando di azzerare le conseguenze.

In secondo luogo, bisogna mettersi d’accordo sul come detto spirito debba essere inteso: se come un qualcosa “in essere” o “in divenire”. Per noi la prima ipotesi è insostenibile. Al riguardo, per quanto significativi, ci sono stati sinora solo atti formali con i quali si è inteso accreditare “dall’alto” sull’opinione pubblica l’idea che un cambiamento “epocale” nei rapporti tra gli stati interessati – Italia, Slovenia e Croazia – sia già un consolidato dato di fatto; sfortunatamente, per noi esuli, non sono seguiti in concreto, sia sul piano morale che materiale, quei passi che avrebbero potuto farci cambiare opinione. Molto più aderente alla realtà è, invece, la seconda ipotesi. Il predetto spirito è, a tutti gli effetti, in linea con i tempi. La storia, lo si voglia o no, è una ruota che gira di cui è necessario prendere atto e farsene una ragione. Il non farlo implica che la storia finisce con l’essere esclusivamente subita quando invece, anche se in misura limitata, ognuno ne può essere partecipe ed artefice. Inoltre, rimanere abbarbicati al passato significa limitare la propria progettualità per il futuro ed ancora, cosa per noi esuli estremamente perniciosa, non riuscire a coinvolgere nelle nostre cose le generazioni più giovani, maggiormente interessate a vivere il presente ed a proiettarsi nel domani. Noi questo pericolo vorremmo provare a scongiurarlo.

In anni recenti la nostra Associazione, pur con le difficoltà derivanti dalla sua dispersione, dalla diversa sensibilità di ognuno nei confronti dei pur comuni problemi e dalle poche occasioni di diretto confronto, è passata attraverso un processo di maturazione che l’ha portata alla convinzione che non è alzando la voce e nemmeno affrontandoli sempre da arrabbiati che risolveremo i nostri problemi. Non lo abbiamo fatto quando ne avremmo avuto la forza ed i numeri; difficile pensare che possa essere risolutivo il farlo ora. Sono atteggiamenti che ostacolano, non favoriscono, il dialogo che è la sola cosa di cui tutti, indistintamente, abbiamo bisogno, in primo luogo tra di noi. Molto meglio, per stare dalla parte della ragione ed essere quindi ascoltati, manifestare dignità, fermezza, moderazione e, possibilmente, unità d’intenti. Per questo, così come in passato abbiamo voluto affrancare le nostre responsabilità da quelle di quanti, a nostro giudizio, assumevano posizioni troppo morbide e compromissorie con il mondo politico a detrimento della tutela dei diritti degli esuli, oggi non intendiamo procedere a traino di chi impronta il confronto per lo più in termini conflittuali.

In altre parole, con convinzione, che non è sinonimo di presunzione, rivendichiamo la nostra autonomia di pensiero e di condotta, non nutriamo aspirazioni di supremazia rappresentativa ed anzi, ancora una volta, ci dichiariamo disponibili a collaborare con le altre associazioni degli esuli laddove ne condividiamo obiettivi e modalità d’azione ed invitiamo tutti a fare un passo indietro quantomeno per coordinarci preventivamente su ciò con cui non si può non essere tutti d’accordo, indipendentemente dalla primogenitura dell’iniziativa.

Un’ultima considerazione. Ci è stata rivolta la critica di volere, con la decisione di effettuare il nostro prossimo Raduno nazionale a Pola, alimentare l’illusione che le cose da quelle parti siano effettivamente cambiate. Si tratta di un’interpretazione sbagliata, oltre che gratuita e malevola. Noi, e lo abbiamo detto, non ci facciamo assolutamente illusioni, specie a livello istituzionale. In effetti, dai rapporti avuti in questi anni con i locali, connazionali e non – potremmo dire con la gente comune –, abbiamo la sensazione che parecchie cose siano cambiate e stiano cambiando, come in parte dimostrato anche da certi scritti di “rimasti” ai quali, da qualche tempo in qua, diamo spazio su questo giornale e che ci fanno ben sperare che sia possibile, procedendo con moderazione e pazienza, come sempre abbiamo dichiarato di voler fare, ricucire “dalla base” i rapporti a suo tempo compromessi.

Allo stesso tempo, siamo consapevoli che le posizioni di altri, costruite sugli avvenimenti del passato e sulla cui rendita ancora basano la propria sopravvivenza specie politica, sono – come del resto ampiamente riscontrabile anche in casa nostra – molto difficili da scalzare. Ciò non di meno abbiamo voluto provare, avanzando anche una richiesta – con il coinvolgimento diretto di tutti i possibili aventi causa – il cui accoglimento o meno fungerà da vera e propria “cartina di tornasole”.

Il nostro Raduno, pertanto, che sin dalle sue prime battute non abbiamo inteso organizzare come un
semplice incontro nostalgico-turistico, se proprio lo si vuole definire, lo si deve intendere come una verifica dei reali cambiamenti in atto ed anche come un tentativo di stanare le responsabilità di chi, con l’eventuale rigetto della nostra richiesta che assolutamente nulla ha di revanscistico, ostacola nei fatti, ancorché a parole dica di sostenerlo, il cambiamento.Non spaccio di illusioni, dunque, bensì verifica di comportamenti reali da tenere in debito conto per l’oggi e per il domani, quantomeno prossimo.

Silvio Mazzaroli
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