NOTIZIE FLASH del mese di aprile 2011

Notizie flash a cura di Paolo Radivo

Hopkins compra casa in Istria

Anthony Hopkins, premio Oscar nel 1992, ha comprato casa presso Grisignana tramite una fondazione internazionale di cui l’attore gallese detiene alcune quote. La lussuosa villa rustica in pietra e legno è una delle venti costruite nell’Istria croata dall’architetto polese Dean Peteh e vendute negli ultimi anni dalla ditta tedesca “Dussmann Homes” a uomini d’affari stranieri. Ha una superficie fra i 200 e i 400 metri quadri, una piscina e un ampio appezzamento di terra. La “Dussmann Homes” propone cinque nuove ville fra Montona e Grisignana. Una presso Portole l’ha già venduta a un ricco neozelandese e altre ne sta costruendo presso Montona, Sovignacco e Visinada.

Pirina condannato

La Corte di Cassazione ha confermato lo scorso gennaio la sentenza d’appello che condannava Marco Pirina e la moglie Anna Maria D’Antonio a risarcire i danni a tre partigiani per averli diffamati. Nel libro Genocidio, edito nel 1995, i due autori indicarono come «responsabili di deportazioni e/o collaborazionisti del IX Korpus e delle armate titine» tre uomini che avevano combattuto nelle valli del Natisone agli ordini degli jugoslavi fra il 1943 e il 1945, senza tuttavia precisare per nessuno di questi il «reato specificamente commesso» e senza riferirsi ad alcuna specifica documentazione storica che suffragasse l’accusa di coinvolgimento nella scomparsa di civili italiani. Il libro si sarebbe limitato solo a una «generica e complessiva indicazione di fonti, lumeggiando come veri i fatti affermati», ma senza consentire al lettore «di apprezzare le conclusioni per quello che erano», ovvero la «personale valutazione» degli stessi autori. La Corte ha suddiviso le spese legali tra tutte le parti in causa.

In ricordo di Esodo e Foibe

L’amministrazione comunale (centro-sinistra) di San Casciano in Val di Pesa (FI) ha inaugurato domenica 10 aprile nel cimitero del capoluogo una scultura e una targa commemorativa delle vittime delle Foibe e di tutti gli Esuli istriani, fiumani e dalmati che morirono lontani dalla loro terra natia. La scultura, realizzata in pietra serena da un artigiano locale, si trovava nel giardino della casa di un esule istriano deceduto recentemente.
La Giunta comunale di Santa Teresa di Riva (ME) ha stabilito di dedicare un tratto della locale Circonvallazione (via Panoramica) ai “Martiri delle Foibe”, su proposta del PDL, e un altro tratto ai “Martiri delle Fosse Ardeatine”, su proposta del PD. «Riteniamo – ha spiegato il sindaco Alberto Morabito – che il ricordo di avvenimenti che hanno crudelmente segnato la nostra storia e riflettere su di essi sia il modo migliore per educare al rispetto delle istituzioni democratiche e dei valori della convivenza e della libertà».

Protocollo di collaborazione
Friuli Venezia Giulia - Istria

I presidenti del Friuli Venezia Giulia Renzo Tondo e della Regione Istriana (Croazia) Ivan Jakovčić hanno firmato un Protocollo di cooperazione bilaterale in concomitanza con un vertice svoltosi a Trieste il 15 marzo 2011. Il Protocollo ha istituito un gruppo di lavoro da loro guidato che si riunirà almeno due volte l’anno e si articolerà in tavoli settoriali riguardanti attività produttive, infrastrutture, agricoltura e pesca, tutela del territorio e del patrimonio culturale, protezione civile, formazione, cultura, ricerca e innovazione, sanità e politiche sociali.
Tondo e Jakovčić hanno indicato quali temi di interesse reciproco anche turismo, promozione dei prodotti agroalimentari, gestione congiunta di programmi dell’Unione Europea e piccole e medie imprese. Inoltre hanno concordato sulla necessità di rilanciare il progetto di Euroregione Friuli Venezia Giulia - Slovenia - Istria - Veneto - Carinzia e di rafforzare la presenza delle Regioni nel progetto di collaborazione adriatico-ionica, con particolare riguardo alle potenzialità del sistema portuale alto-adriatico. Tondo era affiancato da cinque assessori, Jakovčić dai due vicepresidenti istriani. Erano presenti anche il console generale d’Italia a Fiume Renato Cianfarani e il console generale della Repubblica di Croazia a Trieste Nevenka Grdinić. Dopo l’incontro e la firma del protocollo, si sono riuniti parallelamente quattro tavoli di lavoro su cultura, sanità, economia e ricerca-formazione.
«Abbiamo voluto – ha detto Tondo – strutturare la collaborazione, perché diventi stabile e non occasionale, per mettere a sistema quelle relazioni praticamente quotidiane che ci sono sempre state e ci sono tra le nostre due comunità». «Occorre – ha dichiarato Jakovčić – rafforzare le relazioni economiche, culturali e sociali già esistenti e forti tra le due comunità, anche nell’ottica del futuro ingresso della Croazia nell’UE, che darà l’opportunità di “catalizzare” insieme nuovi finanziamenti comunitari per sviluppare progetti comuni. La storia ci ha messo assieme e poi ci ha diviso, ma il futuro ci avvicina di nuovo nella comune appartenenza all’UE».

Strugnano,
strumentalizzazione slovena

Il 90° anniversario dell’eccidio di Strugnano avrebbe potuto essere l’occasione buona per rendere il dovuto omaggio a delle giovani e innocenti vittime italiane dello squadrismo fascista. Invece la cerimonia tenuta il 19 marzo 2011 nella piccola località costiera del comune di Pirano da associazioni “resistenziali” e “antifasciste” slovene è stata un’ennesima opera di falsificazione storica, il pretesto per celebrare un “Anti-Giorno del Ricordo” dando pieno sfogo alla peggiore xenofobia contro gli italiani. I promotori, animati da spirito nazionalista inconciliabile con i principi europei, hanno ripetuto la solita acrimoniosa tiritera per giustificare l’annessione del Capodistriano alla Slovenia jugoslava prima e alla Slovenia indipendente poi. Il giovane storico e giornalista Kristjan Knez, esponente della minoranza italiana locale, aveva tentato di prevenire questa strumentalizzazione politica con un ampio articolo pubblicato il giorno prima su “La Voce del Popolo” in cui riepilogava correttamente i tragici fatti di 90 anni fa. Ma, come noto, non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire… Per amor di verità, ricordiamo che il 19 marzo 1921 a Strugnano tre squadristi, dal treno che li stava riportando a Trieste, spararono ripetutamente sia contro la casa di un commerciante sia contro alcuni adolescenti che giocavano all’aperto, uccidendone due, rendendo invalido a vita un terzo e ferendone altri due. Gli autori non vennero né individuati né processati.

Interrogazione in Senato

Il senatore trentino del PDL Cristano De Eccher ha presentato lo scorso 25 marzo un’interrogazione ai ministri degli Esteri e per la Pubblica Amministrazione, Frattini e Brunetta, chiedendo di porre fine alle perduranti violazioni di legge da parte dei Comuni nel rilasciare certificati a cittadini italiani nati in territori passati alla ex Jugoslavia.
De Eccher ricorda che la legge 15 febbraio 1989, n. 54, “Norme sulla compilazione di documenti rilasciati a cittadini italiani nati in Comuni ceduti dall’Italia ad altri Stati in base al trattato di pace”, all’articolo 1, comma 1, stabilisce che «tutte le amministrazioni [...] hanno l’obbligo di riportare unicamente il nome italiano del Comune, senza alcun riferimento allo Stato cui attualmente appartiene». «Sono numerosissimi – rileva il senatore – i cittadini che lamentano l’inefficienza da parte degli impiegati degli uffici pubblici, nei più disparati Comuni italiani, che non applicano e/o non conoscono la norma sopra riportata. In alcuni casi, in particolare, sono gli stessi sistemi informatizzati che non accettano l’inserimento dell’indicazione della Provincia originaria accanto al nome del Comune (per esempio Rovigno, Provincia di Pola), ma indicano automaticamente la sigla del nuovo Stato di appartenenza, nella fattispecie Rovigno “Yu”, ovvero Jugoslavia».
L’interrogante chiede se e in quali modi i due ministri intendano intervenire «al fine di garantire l’applicazione della norma citata su tutto il territorio italiano e consentire, in conseguenza, ai cittadini provenienti da Comuni oggi appartenenti ad altri Stati di vedere correttamente indicata la loro nascita».

Interscambi tra Veneto e Istria

L’Istituto Statale “Marco Belli” di Portogruaro (VE), suddiviso in Liceo Linguistico e Liceo delle Scienze Umane, ha realizzato il progetto La scuola festeggia l’identità veneta promuovendo la cooperazione tra le scuole del Veneto e quelle italiane di Slovenia e Croazia. Quattro gruppi di 15 studenti del Veneto e quattro gruppi di 15 studenti dell’Istria sono stati ospitati rispettivamente da famiglie istriane e venete per 5 giorni dal 21 al 25 marzo 2011. Gli studenti hanno vissuto momenti di studio comune e approfondimento storico-culturale immersi nella realtà quotidiana e nell’uso del dialetto. Hanno inoltre partecipato a laboratori a Portogruaro e San Donà di Piave (VE), nonché a un incontro sulle Ville venete presso la Fondazione Benetton di Treviso. Il progetto si è chiuso il 25 marzo al Teatro dei Frari di Venezia con un’animazione, una lezione del prof. Ulderico Bernardi sul tema Rinnovare il mito di Venezia – L’Identità Veneta e uno spettacolo teatrale in istro-veneto presentato dalla Scuola Media di Buie (Croazia), cui hanno assistito tutti gli studenti coinvolti. L’iniziativa si è svolta nell’ambito della Festa del Popolo Veneto, istituita dalla legge regionale 8/2007 per la tutela, valorizzazione e promozione del patrimonio linguistico e culturale veneto.

Museo istriano: un passo avanti

La Giunta comunale di Trieste ha approvato lo scorso 31 marzo la convenzione tra il Comune e l’Istituto Regionale per la Cultura Istriana, Fiumana e Dalmata (IRCI) volta alla gestione coordinata e integrata del Civico Museo della Civiltà Istriana, Fiumana e Dalmata di via Torino. L’articolo 11 proroga fino al 31 dicembre 2012 il comodato d’uso della struttura a beneficio dell’IRCI che scadeva il 31 marzo 2011 e che potrà essere ulteriormente rinnovato «con idoneo atto da sottoscriversi almeno tre mesi prima della scadenza». Direttore del museo sarà lo stesso direttore dell’Area Cultura del Comune nonché dei Civici Musei di Storia e Arte, che è al momento è Adriano Dugulin. La Giunta comunale, sentito il direttore, dovrà inoltre nominare il curatore scientifico del museo fra una terna di nomi proposti dall’IRCI e ben qualificati sul piano storico-culturale. Il curatore agirà d’intesa con il direttore e la durata del suo incarico corrisponderà a quella del mandato dell’amministrazione comunale: dunque di norma cinque anni.
Il Comune verserà all’IRCI 70.000 euro sia nel 2011 sia nel 2012 quale «contributo annuo per le spese di gestione dell’immobile». Nel 2010 ne aveva devoluti 30.000 più 140.000 per l’acquisto di beni durevoli finalizzati a un primo allestimento del museo.

Mostra di oggetti requisiti

È stata inaugurata il 31 marzo 2011 in una sala del Museo di carattere nazionale CRP di Padriciano la mostra permanente di 102 oggetti personali requisiti ai loro proprietari triestini e istriani in seguito agli arresti compiuti a Trieste fra l’8 settembre 1943 e il 12 giugno 1945, durante i periodi di occupazione nazista e jugoslava. Fedi nuziali, orecchini, orologi, ciondoli, penne stilografiche, monete e banconote erano stati ritrovati nel 2004 in un vano nascosto di una vecchia cassaforte del carcere cittadino. Franco Ionta, capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, su proposta del direttore della Casa Circondariale di Trieste Enrico Sbriglia, li ha ora affidati in comodato d’uso all’Unione degli Istriani, che gestisce l’ex Campo di Raccolta Profughi, affinché li esponga preservandone la memoria. Gli spazi interni al museo di Padriciano verranno prossimamente ristrutturati, con un contributo della Provincia di Trieste, per realizzare ulteriori spazi espositivi.

Il confine orientale nel 150°

È stata inaugurata lo scorso 4 aprile presso la Biblioteca Statale di Trieste in largo Papa Giovanni XXIII 6 la mostra Il confine orientale nel 150° anniversario dell’Unità d’Italia, che espone libri, riviste, giornali, atlanti, carte geografiche e documenti tratti dai fondi librari ed archivistici sia della Biblioteca Statale di Trieste sia dell’Istituto Regionale per la Storia del Movimento di Liberazione nel Friuli Venezia Giulia. Il materiale è raggruppato in sette vetrine a seconda delle varie fasi storiche: Risorgimento e irredentismo, decenni a cavallo tra ’800 e ’900, Prima guerra mondiale e impresa fiumana, fascismo e guerra d’Etiopia, Seconda guerra mondiale, Resistenza democratica italiana, secondo dopoguerra fino a Osimo (1975). Le teche sono affiancate da quadri appesi alle pareti che espongono giornali, cartine geografiche e volantini. Nella mostra, visitabile fino al 30 aprile, si è volutamente intrecciato materiale di valenza sia nazionale che locale. Da segnalare una copia del 1913 de “Il Popolo”, organo del Comitato Elettorale Democratico di Pola, la relazione del maresciallo dei Vigili del Fuoco Arnaldo Harzarich sulle riesumazioni delle vittime gettate dai titini in alcune foibe istriane nel settembre-ottobre 1943 e il libretto a cura di Pasquale De Simone Una gente in esilio, edito da “L’Arena di Pola” nel 1964.

Canti istriani in un CD

Il 5 aprile l’Associazione delle Comunità Istriane ha presentato con un concerto nella propria sede di via Belpoggio a Trieste davanti a oltre cento persone il CD Xe una Tera, inciso dal suo coro misto. I dodici motivi registrati sono: Terra rossa, La batana, A Lussino, Voga e rivoga, Vignì sul mar muriede, Tre marineri, Canzonetta piranese, Addio Zara, Dime Rita, L’acqua dela Muiela, El sogno del polesan e Vola colomba. Si tratta di canzoni istriane, popolari e d’autore, alcune precedenti e altre successive all’esodo, più un grande successo di San Remo. Il coro si formò nel 1987 all’interno della Comunità di Cittanova, che intendeva accompagnare con il canto le solennità del proprio patrono San Pelagio. Ai primi cantori cittanovesi si aggiunsero esuli di altre Comunità e amici. Da quando è diventato coro ufficiale dell’Associazione, questo gruppo di appassionati allieta le festività patronali di numerose Comunità aderenti e partecipa a manifestazioni a Trieste e in altre parti d’Italia. Il CD è stato realizzato con il contributo del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e vuole essere un lascito alle future generazioni affinché il prezioso patrimonio musicale degli italiani d’Istria non vada perso con l’esodo.

Quadri istriani: niente restituzione

«Un’indagine del Ministero dei Beni Culturali ha stabilito l’inesistenza di un obbligo giuridico internazionale alla restituzione dei cosiddetti “capolavori istriani” perché si tratta di beni di proprietà italiana e provenienti da territorio italiano». Ad affermarlo nella risposta a un’interrogazione del senatore triestino del PDL Giulio Camber è il sottosegretario agli Esteri Alfredo Mantica, il quale ricorda come l’attuale normativa italiana, che recepisce la normativa europea in materia, vieti l’esportazione e l’uscita definitiva di tali opere d’arte dal territorio nazionale, consentendone solo esportazioni temporanee per un massimo di quattro anni. Dopo che il governo sloveno ne aveva più volte chiesto la «restituzione», in gennaio, durante la sua visita di Stato in Italia, il presidente della Repubblica Danilo Türk era tornato sul tema accennando a una possibile esposizione delle opere nei loro «luoghi d’origine», ovvero Capodistria e Pirano, da dove erano state prelevate nel 1940 per sottrarle agli eventi bellici, come prescritto da una legge. Le Associazioni degli Esuli avevano reagito ribadendo la proposta di trasferire nel futuro Civico Museo della Civiltà Istriana, Fiumana e Dalmata di Trieste le ventuno opere d’arte veneta di proprietà statale oggi custodite nel Civico Museo Sartorio. L’idea, sostenuta dal Comune di Trieste, è stata recepita anche dalla locale Soprintendenza. L’ultima parola in proposito spetterà ora al Ministero dei Beni Culturali e Ambientali. Di indiscussa proprietà dell’ordine francescano sono invece i 61 oggetti d’arte provenienti dall’ex convento di Santa Chiara di Capodistria e oggi esposti al Museo Raffaelli di Gemona.

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