ORMAI QUASI CI SIAMO di Silvio Mazzaroli

È evidente, quantomeno per i nostri lettori, che il titolo afferisce al nostro ormai imminente Raduno Nazionale degli Esuli da Pola nella nostra Città d’origine.  È stato questo infatti il principale obiettivo che ci eravamo posti per il corrente anno sociale, come deliberato a maggioranza dall’Assemblea Generale della nostra Associazione nel corso del precedente Raduno tenutosi a Montegrotto nel giugno 2010. Quantunque siano passati ben 64 anni dal nostro Esilio, il centrarlo non è stato agevole.Sino alle soglie degli anni ’90 si può ben dire che pochi di noi erano propensi a questo “ritorno”, momentaneo e nostalgico-celebrativo, a casa nostra. Poi, le cose sono andate, specie dopo l’implosione dell’ex Jugoslavia, gradatamente cambiando e si è incominciato ad accarezzare l’idea che ciò potesse essere in qualche misura possibile, pur continuando la situazione ad essere per molti aspetti ben lontana e diversa da come noi tutti la vorremmo; sin dalla metà degli anni ’90 si è, pertanto, iniziato a lavorare per crearne le premesse. In quest’ottica nel 1997 si è dato avvio alla prima celebrazione a Pola per l’eccidio di Vergarolla, la visita ai nostri morti in occasione del 2 novembre è andata via via modificando in collettivo ed associativo il suo carattere prima assolutamente privato, e sono andate aumentando le richieste affinché il nostro Raduno si svolgesse a Pola. Tuttavia, né i piccoli passi compiuti né le maggiori aperture di tanti sono valse ad eliminare la ritrosia di tutti nei confronti di detta eventualità. Diversità di opinioni sono state espresse ed ancora lo sono, con accenti più o meno polemici, sia nel nostro stesso ambito associativo che al di fuori. Lo possiamo anche capire, ma il “dado era stato tratto” ed una volta presa la decisione, l’abbiamo sostenuta, difesa e, come si suole dire, “portata avanti” con determinazione. Non pretendiamo che tutti la condividano, ma vorremmo che fosse capita ed accettata anche da chi la pensa diversamente, così come noi abbiamo capito quanti, e ce ne sono stati, ci hanno preceduto su questa strada.Quella delle barriere mentali non è stata, peraltro, l’unica difficoltà incontrata sul nostro cammino; ne abbiamo dovute affrontare anche altre, forse, meno pregnanti ma sicuramente più concrete sul piano organizzativo. La prima è stata quella di far fronte a tutte le richieste di adesione che ci sono pervenute. I nostri precedenti raduni in “Patria” non avevano, nell’ultimo decennio, mai superato le 80 presenze e su questa cifra ci eravamo, pertanto, orientati. Nella presente circostanza supereranno invece le 200 unità; un numero questo: che mai ci saremo aspettati; che creerà qualche disagio individuale che speriamo venga di buon grado accettato; che evidenzia una più diffusa percezione del cambiamento dei tempi in atto e che ci gratifica quanto mai. Grande impegno ha, altresì, richiesto la definizione di un programma che, oltre ad essere emotivamente e turisticamente interessante, fosse anche significativo sul piano dei valori.Abbiamo cercato di evitare iniziative che potessero andare a toccare sensibilità altrui o mettere altri in situazioni di difficoltà, per non pregiudicare la buona riuscita del nostro raduno che, come tante volte detto, vuole essere un riavvicinamento tra gente comune ancor più e ancor prima che tra istituzioni, anche se dalle stesse non si può prescindere, come pure non è possibile per il Libero Comune di Pola in Esilio svestirsi della sua istituzionale funzione di rappresentare gli esuli dalla Città, i loro sentimenti e le loro aspettative. Ciò, anche perché siamo assolutamente convinti che i problemi politici, ideologici e di relazione ancora esistenti tra Italia, Slovenia e Croazia debbano essere affrontati e risolti ad altri livelli, sia pure nella consapevolezza di poter anche noi, agendo con buona volontà e buon senso, dare il nostro fattivo contributo. Pertanto, sin dall’inizio e pena la rinuncia alla nostra andata a Pola, avevamo proposto, in alternativa, alla locale Comunità degli Italiani due possibili iniziative: una a carattere spiccatamente culturale e che da lungo tempo perseguiamo, consistente nel posizionamento di una targa in ricordo del Prof. Mirabella Roberti per la ricostruzione del Tempio di Augusto, ed una a carattere prevalentemente umanitario, ovvero il riposizionamento nel Sacrario dei Caduti Italiani, presente nel Cimitero della Marina, della targa, oggi negletta nel territorio di Lisignano, che ricorda l’affondamento della RN “Rossarol” nel 1918 e la morte di tanti nostri marinai, di cui anche si è già parlato sulla nostra “Arena”.La proposta accolta e che attueremo dando corso ad una specifica Cerimonia, come riscontrabile nel programma definitivo presentato in altra pagina del giornale, è stata la seconda; anche la prima, peraltro, non è stata rigettata. Si è, infatti, concordato di farla precedere da una fase informativa e di sensibilizzazione dell’odierna popolazione cittadina, assolutamente a digiuno della materia, organizzando congiuntamente a Pola una giornata di studio incentrata sulla figura e sull’opera del Prof. Mirabella Roberti per illustrare, tra l’altro, tempi e modalità di ricostruzione dell’insigne monumento. Ci sono, quindi, fondati motivi per credere che la posa della targa, che tanto ci sta a cuore, sia soltanto rinviata e possa costituire pregnante ragione per un altro futuro raduno da attuarsi nella nostra Città.Pertanto, di ragioni per essere soddisfatti del nostro operato ce ne sono più d’una ed è solo per scaramanzia che al momento ci asteniamo dal parlare di successo della nostra iniziativa; confidiamo, però, di poterlo fare con ancor maggiore fondatezza nel prossimo numero del nostro giornale. Per il momento, a quanti condivideranno con noi questa lungamente attesa esperienza, diciamo “Arrivederci a Pola”, augurando un buon e coinvolgente soggiorno nella nostra Città.Silvio Mazzaroli
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