Lettera aperta agli istriani di Luca Covella

Innanzitutto scusatemi se l’intervento che segue è piuttosto lungo. Ma sarebbe arduo esprimere in poche righe un articolato parere su una tematica tale da toccarci così nel vivo e che definisco esistenziale per la nostra associazione e la nostra intera Comunità.

Il Consiglio comunale del LCPE, di cui su cortese indicazione di alcuni tra voi faccio parte, ha deliberato che il prossimo Raduno annuale della massima organizzazione degli Esuli polesani si terrà in metà giugno a POLA.

E’ chiaro a tutti come questa sia stata una scelta epocale, molto ponderata e difficile specie per alcuni, che segna un netto "giro di boa" nel presente e nel futuro del sodalizio.

E’ un passo che a mio modesto giudizio andava assolutamente compiuto. E andava compiuto il prima possibile.

La larga, larghissima partecipazione, invidiabile per qualsiasi organizzatore, che si prefigura nelle giornate del raduno (siamo sull’ordine delle centinaia…), sta già a dimostrare che il passo lo abbiamo mosso nella giusta direzione.

Rispetto profondamente le ragioni di quegl’Esuli che non hanno voluto più mettere piede nella Terra che diede loro i natali. Li rispetto e li comprendo, oggi e sempre. Ma trovandomi in questi anni a dover fare io in prima persona delle scelte e prendere delle decisioni, con sincera onestà, non mi sento anche di condividere e sostenere quelle posizioni.

Non sussistono più, a mio modo di vedere, ragioni obbiettive per non tornare in maniera attiva, propositiva, intraprendente, ovviamente serena, in Istria! Se non le ragioni dogmatiche, che rigetto, o quelle incuneatesi col tempo in maniera inestricabile nell’animo del singolo individuo.

Per contro, sono fin troppe le ragioni e pure le "impellenze" che ci richiedono, ci supplicano, di tornare.

Una ragione inoppugnabile è che l’Istria, fortunatamente, continua ad esistere, anche dopo l’Esodo. E con l’Istria continuano ad esistere gli istriani, nonostante l’Esodo.

E gli istriani non sono più tanto gli Esuli, quanto coloro che tutt’ora vivono in Istria, siano essi autoctoni o nuovi venuti.

Per l’Esule in genere "Istria" è solo quella che si porta nelle memorie e nel cuore; per il resto del mondo e per moltissimi tra gli stessi italiani, nostri compatrioti, gli istriani sono ormai esclusivamente gli attuali residenti. Gli Esuli non vengono quasi mai contemplati, non sono quasi più considerati.

Dobbiamo quindi rassegnarci e chinarci a questa superficiale ma imperante considerazione o possiamo almeno tentare di "ribellarci", una volta tanto non solamente gridando allo scandalo o straziandoci per il destino baro ma cercando d’intervenire fattivamente contro le contingenze avverse?

E quale miglior modo d’intervenire se non facendolo proprio sul posto! In quell’Istria dalla quale forse si vorrebbe estromettere sempre più gli esuli, dalla quale si vorrebbe persino cancellarne la memoria… o lasciarne solamente un vago ricordo, un reperto polveroso in un angolo buio di un museo di provincia! Non facciamo il gioco di chi non ci vuol bene, conservando anacronistici atteggiamenti!

In una cosa prendiamo esempio dai "rimasti": l’italianità delle Terre nord-orientali, tanto cara ad ogni esule, si difende e si perpetua solo agendo in loco!

In Italia abbiamo ottenuto il riconoscimento morale del "Giorno del Ricordo". Non illudiamoci d’ottenere ancora molto di più anche se ci spetterebbe (con questo non voglio dire che si debba smettere nel perseverare e tentare, ci mancherebbe!)

Ogni 10 febbraio dovremmo onorare il Giorno del Ricordo in attesa del Giorno del Ritorno! Con ciò non intendendo il ritorno della sovranità italiana in Istria bensì quello, ben più essenziale, dei suoi mai sopraffati Esuli!

In Istria c’è ancora tutto da (ri-)ottenere! E’ una battaglia se possibile ancor più dura, questo si, ma certamente stimolante e con nuovi e ampi scenari e possiamo essere in più a combatterla se ci affiancassimo ai rimasti di buona volontà, condividendo e concordando con loro metodi ed obbiettivi.

Si può obbiettare anche che la nostra è un’organizzazione d’esuli, quindi per definizione deve operare e sopravvivere "in esilio" (dall’Istria). Riconosco la forza e l’oggettività di questa affermazione ma mi e vi chiedo: ci siamo rassegnati così ad un Esilio sempiterno..? E ancora: il nostro Esilio deve e dovrà rimanere sempre eguale, "assoluto, terribile e struggente", come lo è stato per decenni? Non vogliamo provare ad "evolverlo" e "migliorarlo" questo nostro [dignitoso] Esilio, così come s’evolve e si trasforma tutta la società ed il mondo che ci circonda e di cui restiam pur sempre parte integrante?

Volendo poi scender nel dettaglio, quale fu il motivo principale che causò l’Esodo?

Mi si dirà: la forzata separazione dell’Istria dalla Madre Patria italiana, imposta sulla testa della gente. Vero, ma allora come la mettiamo con le decine e decine di migliaia di nostri esuli che sin da subito o più tardi ricominciarono, loro malgrado, una nuova vita fuori dalla "nuova" Italia, dispersi per tutti i Continenti? Essi abbandonarono la loro terra natia, la Patria locale, ma anche il loro Stato, la loro Patria nazionale! Smisero per questo d’essere italiani? Devono per questo considerarsi Esuli di "second’ordine" rispetto a coloro che restarono entro i nuovi confini italiani? Nient’affatto!

Indi, affianco alla separazione dall’Italia e forse prima di ciò, non fu forse l’instaurazione nella nostra regione di un regime totalitario -quello comunista titino- che, degno erede del regime che l’aveva preceduto, si presentò da noi con un profilo sprezzante, intransigente e sanguinario, oltre ché in una veste sostanzialmente straniera?

Bene, il regime di cui sopra è caduto e defunto da un pezzo. Siamo noi in fondo ad averlo seppellito, non è riuscito lui a fare il contrario. Quindi almeno una delle due principali concause è venuta meno. Non vogliamo ora noi pure comportarci di conseguenza, riconsiderando almeno parzialmente il nostro rapporto con la Terra Madre e coi residenti che tutt’ora la abitano?

Poi, non nascondiamocelo, molti moltissimi di noi, frequentano periodicamente l’Istria e Pola. Alcuni, tra cui il sottoscritto, le frequentano assiduamente.

Ma la maggioranza sembra lo faccia da "anonimo" visitatore, da straniero "non estraneo", da turista consapevole… in tal modo annichilendosi, forse inconsapevolmente ma inesorabilmente, nella gran massa degli altri turisti, italiani e non, essi si "ignari" per la quasi totalità! Vi sembra questo un atteggiamento degno di POLESANI PATOCHI ??

Venire in Istria per limitarsi ad attività di certo ritempranti come andare in spiaggia, fare escursioni fuori porta e luculliani banchetti in qualche locale tipico oppure per rigarsi le guance di lacrime, piegati sulle vecchie tombe dei propri cari piuttosto che passeggiando nei rioni cittadini davanti a quella che fu la propria casa, la propria scuola, gli angoli dei propri giuochi infantili… non può più essere bastevole!

Entriamo nell’ottica che venire in Istria dev’essere ogni volta una "missione"! Fors’anche un dovere! Torniamo a Pola come consapevoli e degni figli di questa Terra! Che, nonostante tutto ciò che la storia e la politica ci abbiano riversato addosso, vogliono ancora e sempre renderle omaggio!

Aprirsi mentalmente e spiritualmente ma prepararsi pure ad incidere concretamente nell’attualità istriana, come già s’incise nella sua storia.

Ed in questa visuale è ovvio e vien naturale il ricucirsi di un sano, sincero rapporto con la comunità dei rimasti/residenti. O almeno con chi tra loro, ce ne sono molti, provi i nostri stessi sentimenti e proponimenti.

Un patrimonio storico ed ideale che si perpetua da lunghissimo tempo ci lega tutti indissolubilmente. Ha forgiato un comune "carattere" di fondo in ciascuno di noi che un secolo travagliato non è riuscito ancora, nonostante tutto, a disperdere.

La collaborazione ed il ricongiungimento, pur nel rispetto e nel riconoscimento dei diversi vissuti umani e finanche delle diverse sensibilità ed opinioni, tra i due rami di questa nostra unica grande Famiglia Istriana è l’unica strada percorribile per la nostra ed in sostanza anche per la loro sopravvivenza.

Ed io aggiungo: pure per onorare il passato e per la Pace interiore, che determina poi la pace esteriore, sociale!

Ciò non significa, non lo si pensi nemmeno, mettere una pietra sopra ogni questione ancora aperta, stendere un velo sulle ferite ancora vive. Esse vanno tutte affrontate e il più possibile risolte. Ma a ben vedere, le "parti" in molti di questi casi non sono gli "Esuli" ed i "Rimasti". Bensì gli Esuli e gli stati d’Italia, Slovenia e Croazia!

In ogni caso, ascoltarsi ed accettarsi reciprocamente può solo che giovare a tutti noi e alla nostra causa.

Inoltre molti, da entrambe le parti, riscoprirebbero che sono più di quanti s’immagini i punti che ci accomunano e non potrebbe essere diversamente!

Infine, consentitemi, indire un raduno ufficiale degli Esuli polesani a Pola è un modo, il miglior modo, per riaffermarsi e dimostrare a tutti gli istriani residenti, italiani croati o altri, di vecchio o di nuovo insediamento, che gli Esuli polesi esistono ancora e sono Vivi e Vegeti!! Che tutti devono riconoscerci per lo meno il fatto d’esistere ed abituarsi ad una nostra rinnovata, costante presenza (ed attività) nella Pola di oggi!

Polesani, cari Concittadini, parafrasando una nota e struggente poesia che ci riguarda: non ancora tutte le fiammelle delle nostre candele sono spente… né si lasceran spegnere facilmente, possiamo contarci!

SON NATO DRIO LA RENA, E LA’ VOIO MORIR !

I più calorosi saluti istriani a tutti Voi, con i sinceri Auguri di un felice e fruttuoso Raduno nella nostra Amata Terra.

 

Luca Covella Cerniclari

da Sissan

Consigliere LCPE

Figlio e nipote d’Esuli – Famigliare di Rimasti

Amico d’Esuli e Rimasti

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