COMMOVENTE RITORNO DEGLI ESULI NELLA LORO CITTA' NATALE

La città, lasciata 64 anni fa, ospita il 55.esimo Raduno nazionale

Fabrizio Radin: «Niente sentimenti amari.
Oggi è un giorno storico»

Più di duecento polesani esuli e loro discendenti hanno raggiunto la città d’origine per il 55º Raduno nazionale degli esuli da Pola, il primo che si svolge in città a 64 anni dall’esodo.

"Benvenuti a casa" sono state le parole, indici di una calorosissima accoglienza, pronunciate dal presidente della Comunità degli Italiani e vicesindaco di Pola, Fabrizio Radin, al breve ma commovente incontro tra rappresentanti degli esuli e dei rimasti, il Libero Comune di Pola in Esilio e la Comunità degli Italiani polese. "Questa Comunità dei rimasti ci tiene a tramandare le tradizioni, la lingua e la cultura italiane. Tra voi c’è anche mia zia Nadia – ha proseguito Radin –, tanto per dire che ogni nostra famiglia ha una sua parte esule. Per tale motivo e a maggior ragione, siamo vicini alle varie motivazioni che sono state all’origine dell’esodo, un evento tragico, un evento di massa. E per tale motivo non possiamo che essere partecipi delle vostre istanze e dei vostri sentimenti. Mi chiedono i giornalisti dei media locali, soprattutto croati, perché adesso. E io rispondo loro: guardate che arrivano con vent’anni di ritardo! Un ritardo dovuto al fatto che il trauma ha prodotto sentimenti e stati d’animo difficili da debellare. Ma voi oggi li avete superati e ciò rende storico questo giorno, senza inutile retorica. Spero che si ripeta ancora, ora che è stato rotto il ghiaccio. Ovviamente sarete voi a decidere, ma sappiate intanto che le porte di questa Comunità sono aperte: lo sono da vent’anni e lo saranno sempre in futuro, per voi e per i vostri discendenti".

Sentito anche l’intervento di Argeo Benco, sindaco del Libero Comune di Pola in Esilio, che si è commosso al punto da lasciarsi sfuggire una lacrima: "Ringrazio il presidente della Comunità degli Italiani di Pola, Radin, per aver realizzato i sogni di tanti polesani. Eravamo scettici, all’inizio, ma poi ne abbiamo parlato con i vertici della Comunità, che ci hanno dato un grande aiuto morale nel tradurre in pratica l’idea. Senza il loro appoggio non ce l’avremmo fatta. Abbiamo deciso di organizzare il viaggio dopo aver ricevuto immediatamente la conferma di settanta partecipazioni. Poi il numero degli interessati è salito a duecento, ben centoquaranta in più rispetto a quello che ci aspettavamo all’inizio, segno che abbiamo fatto centro". In chiusura Silvio Mazzaroli, del Libero Comune di Pola in Esilio, ha fornito alla comitiva indicazioni sui prossimi appuntamenti del Raduno: una prima foto di gruppo scattata al Piccolo Teatro Romano e poi l’imbarco per una gita in mare lungo la costa polese, con vista sulle Brioni, fino a Barbariga.

Daria Deghenghi

Sorrisi, lacrime e stupore: quello che i giornali non dicono

I sorrisi, le lacrime, lo stupore, il confronto con i ricordi di un tempo; insomma, tutto quello che i giornali non dicono. Si riesce a captarli solo confondendosi nella folla che bisbiglia, che osserva e che commenta. Una signora esule da Pola nel 47 attraversa la strada in Riva e sospira: "La ricordavo senza il semaforo questa via"... Un’altra ci confessa: "Siamo stati in via Castropola, dove la mia famiglia era proprietaria di un palazzo vicino alla Chiesa. Ora non c’è più. L’hanno demolito per farci un parcheggio". Poi, la scoperta di trovare in città un giornale italiano, un quotidiano. Il nostro. "Ma quanti ce ne sono, di giornali italiani a Pola?" – è la domanda che ci pongono. Uno solo – rispondiamo noi – il nostro. (dd)

Le prime valutazioni

ARGEO BENCO, sindaco del Libero Comune di Pola in Esilio: "È un onore essere a Pola, oggi. La mia famiglia ha lasciato la città nel 1947 e da allora ci sono ritornato spesso, in particolare negli ultimi anni, da quando curiamo dei rapporti davvero ottimi con le associazioni dei rimasti, come succede ad esempio in occasione della commemorazione della tragedia di Vergarolla e per il ricordo degli italiani sepolti al Cimitero della Marina. Sulla traccia della buona collaborazione abbiamo proposto alla Comunità degli Italiani polese, e al suo presidente, Fabrizio Radin, di curare l’allestimento del 55.esimo Raduno a Pola. Abbiamo avuto immediatamente una valanga di partecipazioni, cosa che ha creato un po’ di problemi nell’organizzare l’evento. I rapporti con la Comunità degli Italiani sono ottimi, direi: non abbiamo avuto alcun problema finora, tranne qualche ostacolo di ordine puramente burocratico, per cui non ci è stato possibile realizzare il programma inizialmente previsto nella sua totalità. Ma in compenso abbiamo avuto l’appoggio per la collocazione di una targa alla memoria dei naufraghi del cacciatorpediniere "Rossarol", al Cimitero della Marina, e avremo l’onore di assistere alla messa concelebrata dal vescovo Ravignani, esule a sua volta, e da Mons. Staver. Insomma, le cose stanno muovendosi sotto i migliori auspici. Mi chiede se sia stato aperto un nuovo capitolo, se i raduni si faranno a Pola d’ora in avanti? Beh, l’idea ci piace molto, ma sarà difficile organizzare tutti gli anni un raduno qui in città. Inoltre ci sono molte località in Italia che ambiscono ad ospitare l’evento. La Spezia, per esempio, l’attende con entusiasmo."


FABRIZIO RADIN, presidente della Comunità degli Italiani di Pola e vicesindaco polese: "Duecento nostri concittadini, protagonisti dell’esodo, sono tornati a casa. Ci hanno messo del tempo: potevano venire anche prima, perché sono almeno vent’anni che la nostra Comunità tiene aperte le sue porte agli esuli. Vent’anni fa si è dissolto il regime del partito unico e da allora ci sono state le condizioni necessarie per chiudere il capitolo del silenzio. Evidentemente la tragedia dell’esodo ha prodotto tanti e tali traumi da aver posticipato di un ventennio il ritorno ufficiale dei polesi alla loro città natale. Spero che questo sia solo il primo passo e che la collaborazione prosegua e si evolva".


SILVIO MAZZAROLI, consigliere del Libero Comune di Pola e direttore del periodico "L’Arena di Pola": "Questo è il 55º Raduno nazionale degli esuli da Pola, ma solo il primo in città. Evidentemente i tempi non erano maturi... Adesso ci è sembrato che il tempo fosse giusto: abbiamo chiesto alla Comunità degli Italiani di accoglierci e abbiamo avuto alcuni incontri per mettere a punto un programma che fosse nostalgico e turistico al punto giusto, e che ci desse delle soddisfazioni in quanto esuli perché ci teniamo ad essere accolti e di sentirci a casa nostra a Pola. Siamo in duecento e la maggioranza sono esuli di prima generazione, tanto è vero che abbiamo anche un gruppo interno all’associazione detto "L’ultima mularia", ma poi ci sono anche numerosi miei coetanei, e si tratta di persone che hanno lasciato Pola da ragazzi, ed infine ci sono i figli e i nipoti degli esuli di prima generazione, persone che sono nate in Italia, ma che continuano a coltivare il ricordo della terra di origine della propria famiglia. C’è stato, in passato, un gap di memoria collettiva poiché i genitori hanno evitato di parlare ai figli dell’esodo per non farli crescere col trauma. Ma negli ultimi anni se ne parla e se ne scrive tanto, e spesso sembrano più interessati alla questione i nipoti che non i figli. (dd)

Ieri pomeriggio all'albergo Riviera Libero Comune di Pola in esilio:
Assemblea Generale dei Soci

Giornata faticosa ma certamente appagante quella di ieri, la seconda del 55.esimo Raduno degli Esuli da Pola, coronata nel tardo pomeriggio dall’Assemblea Generale dei Soci del Libero Comune di Pola in esilio. A condurla, il sindaco, Argeo Benco, con a fianco Silvio Mazzaroli, direttore dell’"Arena di Pola" e membro del Consiglio direttivo. Anno importante, il 2010, a detta di Benco: a giugno a Montegrotto erano partiti i preparativi per il Raduno e al Consiglio comunale andò il mandato di contattare per questo la Comunità degli Italiani polese.
Sempre a livello di C.C., un altro importante obiettivo, così sempre Benco, quello di promuovere la partecipazione degli esuli da Pola alle celebrazioni a ricordo delle vittime di Vergarolla ed in occasione della Giornata dei Defunti. Pertanto, il 18 agosto 2010, una numerosa rappresentanza di esuli polesani provenienti da varie regioni italiane ha celebrato l’anniversario della tragedia e si è recata, nel pomeriggio, alla foiba di Vines. Riguardo alla decisione di organizzare il raduno a Pola, Argeo Benco ha voluto esprimere il proprio rammarico per il raffreddamento dell’Unione degli istriani," che ci ha attaccati in maniera poco simpatica per avere organizzato questo raduno a Pola".
La Relazione presentata all’Assemblea Generale è stata completata dalla disamina˝ dello stato finanziario, corredata di Bilancio consuntivo (fine dicembre 2010) e dalla Relazione del Collegio dei Revisori dei Conti.
L’Assemblea Generale dei Soci ha avuto inizio con l’"Inno all’Istria" (Giorgieri-Cleva), cantato dai presenti, e da un minuto di raccoglimento. In serata, nella stessa Sala convegno dell’albergo Riviera era in programma il conferimento della benemerenza "Istria Terra Amata" allo scrittore Stefano Zecchi "per il contributo dato alla diffusione della nostra storia a livello nazionale". Zecchi è autore del libro "Quando ci batteva forte il cuore", definito da Benco "completo e storicamente attendibile". (rm)

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