Perfino gli ex partigiani salutano gli esuli

 

Grande è stata l’attenzione della stampa locale per il 55° Raduno del Libero Comune di Pola in Esilio (LCPE). Il quotidiano dell’Unione Italiana (UI) «La Voce del Popolo» vi ha destinato molto spazio, sempre in termini elogiativi.

Il primo articolo, a firma Arletta Fonio Grubiša, è del 28 maggio e annuncia il programma del raduno guardandolo con l’ottica dei "rimasti". Il titolo crea un’aspettativa: «In attesa del 55.esimo Raduno degli Esuli – La Comunità degli Italiani di Pola (CIP) si prepara all’incontro».

«Come Comunità degli Italiani – dichiara Claudia Milotti, presidente dell’Assemblea della CIP – apriamo le porte al 55° Raduno Nazionale degli Esuli da Pola, supportando segmenti importanti del programma organizzato dal LCPE». La Milotti, nel sottolineare l’importanza del raduno, che per la prima volta si svolgerà a Pola, afferma: «Ci farà molto piacere ricevere i graditissimi ospiti con un saluto e la presentazione della nostra Comunità. Come la nostra tradizione vuole, il momento dei saluti sarà reso più cordiale da un brindisi, che vuole segnare la collaborazione esistita negli anni passati, ma anche nuovi percorsi culturali da compiere assieme. Speriamo che tutti i partecipanti si sentano a casa loro nella nostra Comunità. Questo è il nostro intento e augurio».

Non meno significative e apprezzabili sono le dichiarazioni del presidente della CIP Fabrizio Radin: «Quando l’Associazione che raggruppa gli esuli polesani ha espresso, mesi fa, il desiderio di organizzare il proprio 55° raduno a Pola, non ha avuto bisogno di bussare alla porta della Comunità degli Italiani, perché, per quel che riguarda i rapporti con gli esuli, era spalancata da almeno vent’anni. A metà giugno, dunque, ospiteremo in città e negli ambienti della CI un folto gruppo di nostri concittadini che le tragiche vicende del secondo dopoguerra hanno costretto all’esilio. Permettetemi innanzitutto di esprimere loro, per l’occasione, a nome della comunità dei polesani rimasti, la mia personale soddisfazione assieme ad un caldo augurio di benvenuto o meglio di bentornati a casa! La nostra Comunità degli Italiani sin dal 1991, per statuto e orientamento programmatico, dedica particolare cura ai rapporti con gli esuli. Al di là di questo aspetto formale, vi sono ragioni di carattere morale e civile che ci spingono ad esprimere rispetto e considerazione delle molteplici ragioni di una scelta dolorosa e traumatica come è stata quella dell’esodo da Pola. Ne siamo stati personalmente colpiti se è vero, come è vero, che ogni famiglia di polesani rimasti ha avuto una sua parte esodata. Da questo punto di vista, il 18 giugno di quest’anno chiude un ciclo e, per questo tramite, mi permetto alla fine di esprimere l’augurio che se ne apra un altro, di stima e comprensione reciproca tra tutti gli uomini e le donne che, a Pola come nel mondo, sentono di appartenere per lingua, cultura e tradizioni al campanile della polesanità».

"La Voce del Popolo" il 14 giugno ed il 16 giugno ritorna sull’argomento con due brevi articoli a firma di Daria Deghenghi aventi rispettivamente per titolo «All’ombra della maestosa Arena il Raduno degli esuli da Pola – Quest’anno alla 55.esima edizione, il ritorno al luogo natio» e «Pola, da oggi il 55.esimo Raduno nazionale degli esuli. Il primo nella città natale, lasciata 64 anni fa».

Il rilievo maggiore viene dato sabato 18 giugno con quattro articoli su più di una pagina dal titolo: «Commovente ritorno degli esuli polesi nella loro città natale – Fabrizio Radin: "Niente sentimenti amari. Oggi è un giorno storico" – La città, lasciata 64 anni fa, ospita il 55.esimo Raduno nazionale». Una grande foto orizzontale riprende i radunisti al Teatro Romano, mentre altre due immortalano l’incontro nel salone della CI.

In tre articoli, sempre Daria Deghenghi informa correttamente sull’incontro del venerdì mattina presso la CIP. In un articolo affiancato riporta poi i commenti di Argeo Benco, Silvio Mazzaroli e Fabrizio Radin. Così Radin: «Duecento nostri concittadini, protagonisti dell’esodo, sono tornati a casa. Ci hanno messo del tempo: potevano venire anche prima, perché sono almeno vent’anni che la nostra Comunità tiene aperte le sue porte agli esuli. Vent’anni fa si è dissolto il regime del partito unico e da allora ci sono state le condizioni necessarie per chiudere il capitolo del silenzio. Evidentemente la tragedia dell’esodo ha prodotto tanti e tali traumi da aver posticipato di un ventennio il ritorno ufficiale dei polesi alla loro città natale. Spero che questo sia solo il primo passo e che la collaborazione prosegua e si evolva».

Significativo anche il riquadro dal titolo: «Sorrisi, lacrime e stupore: quello che i giornali non dicono». Un quarto articolo, di Rosanna Mandossi Benčić, dà notizia dell’Assemblea e della premiazione di Stefano Zecchi.

Lunedì 20 giugno quasi l’intera pagina 8 è riservata a tre articoli sulle iniziative del venerdì sera, del sabato e della domenica con cinque foto e col suggestivo titolo generale: «Appuntamento per un nuovo (per)corso – Dal 55.esimo Raduno nazionale degli esuli da Pola, per la prima volta in città». Questi i titoli dei tre articoli specifici: «Santa Messa in memoria dell’equipaggio della "Rossarol"», «Targa "Istria Terra Amata" a Stefano Zecchi» e «"Ciacole" e ricordi all’estivo comunitario».

«Glas Istre» («La Voce dell’Istria»), principale quotidiano polese in lingua croata, ha dedicato al raduno ben sei articoli positivi sia nella versione cartacea che nel sito www.glasistre.hr.

Il primo, a firma del connazionale rovignese Elio Velan, è quello del 10 giugno, pubblicato su sei colonne che occupano tutto il piede di pagina 3, con una foto dell’hotel Riviera. Il titolo è: «Primo raduno degli esuli a Pola – La prossima settimana i profughi italiani terranno il loro raduno annuale nella città dalla quale se ne andarono nel 1947». Il giornalista illustra in modo oggettivo e asettico il senso e il programma del raduno basandosi sia sull’articolo pubblicato da «L’Arena di Pola» lo scorso maggio sia sull’editoriale del direttore Silvio Mazzaroli.

Il secondo articolo del «Glas Istre», a firma Dubravko Grakalić, è datato 13 giugno e riveste notevole importanza politica. Riempie gran parte della pagina 5 con il titolo: «Gli esuli sono benvenuti, dell’esodo occorre discutere – I politici istriani e i rappresentanti della Lega dei Combattenti Antifascisti e degli Antifascisti salutano il raduno dell’associazione "Libero Comune di Pola in Esilio"». Nella parte alta della pagina campeggia una grande foto verticale dei carri con le masserizie degli esuli davanti all’Arena nel febbraio 1947. Dopo un breve riassunto del programma, l’articolista esprime una considerazione personale: «Sebbene simili gruppi di esuli ancora alcuni anni fa fossero considerati controversi e provocatori, la politica attuale guarda in positivo all’imminente raduno a Pola». Seguono le dichiarazioni degli intervistati.

«Gli esuli – afferma il presidente della Regione Istriana Ivan Jakovčić – si riuniscono regolarmente, e questo non è un avvenimento particolare. Stavolta si riuniscono a Pola e io desidero salutarli. Sono sicuro che, come gente che ama Pola, daranno il loro contributo allo sviluppo contemporaneo della città. La Croazia è una terra democratica che entra nell’Unione Europea, e con tutti i popoli vivremo insieme».

«È simbolico – dichiara il sindaco di Pola Boris Miletić – che questo raduno degli esuli a Pola arrivi proprio nel momento in cui l’Unione Europea ha aperto la porta alla Croazia. Tale questione non avrà alcun peso quando la Croazia sarà diventata membro dell’UE, perché saremo tutti insieme nell’Unione Europea senza confini. Non mi aspetto alcun problema in relazione al raduno».

«Non c’è nulla di particolare – afferma Furio Radin, deputato al Sabor e presidente dell’UI – nella riunione dell’organizzazione degli esuli a Pola. Recentemente si è tenuta una riunione a Dignano, e regolarmente si riuniscono in altre città. Questa è una cosa normale e buona. La Croazia finalmente entra in Europa e la transitabilità tra noi e l’Italia è benvenuta. Si tratta, finalmente, di polesani le cui famiglie hanno vissuto nella nostra città per secoli. È bello che dopo tanti anni abbiano trovato la forza di ritornare. Non vivo come un fatto politico questo raduno nel quale si ritroveranno alcune centinaia di persone. È bello che si ritrovino con noi che siamo rimasti, e si deve accettare ciò come fatto di civiltà e come un incontro di coloro che sono stati vittime della guerra».

«Se hanno buone intenzioni – afferma il presidente della Lega dei Combattenti Antifascisti dell’Istria Tomislav Ravnić –, non abbiamo nulla in contrario. Una parte degli esuli se ne andò perché non accettava il nuovo regime. Un’altra parte se ne andò per motivi economici, mentre alcuni se ne andarono perché il nostro regime diede chiaramente ad intendere che coloro che erano venuti in questa regione per decisione di Mussolini dovevano andarsene. La propaganda fu forte e gli esuli partirono; gran parte di loro era gente onesta e per bene. Costoro possono tornare anche oggi, ma devono rispettare la nostra legge croata. Non abbiamo nulla in contrario a che si riuniscano, purché non manifestino in favore del fascismo, che in questa regione ha fatto del male a sufficienza».

«Dopo la Seconda guerra mondiale – afferma Damir Kajin, vice-presidente della Dieta Democratica Istriana e deputato – lasciano Pola circa 30mila persone, l’Istria circa 140mila, il territorio croato circa 180mila. Si tratta di gente che ha optato e che ha ottenuto lo svincolo dalla cittadinanza jugoslava o che è fuggita. È chiaro che così è cambiato il carattere di quest’area. Ma, dopo il 1947, o meglio dopo il 1964, quando l’Istria si è integrata nella Croazia e nella Slovenia, questo carattere è indubbio e nessuno nel 2011 lo può modificare. Non c’è ritorno all’antico». «Gli esuli – continua Kajin – viaggiano liberamente nel mondo e possono andare dove vogliono rispettando le leggi della terra in cui arrivano. A ciò non occorre dare una connotazione politica. Ogni anno il sindaco di Fiume si incontra con gli esuli: perché dunque ora a Pola si dovrebbero originare tensioni? Si tratta di gente le cui famiglie hanno vissuto qui e che ora desidera ricongiungersi».

«C’è voluto molto tempo – aggiunge Kajin – perché l’Istria si riprendesse dall’esodo. Ma questo era l’ultimo atto della politica grande-italiana verso queste aree. Considero che sia legittimo oggi discutere anche delle ragioni dell’esodo degli italiani dall’Istria […] mentre dell’appartenenza territoriale dell’Istria non occorre discutere perché è chiara. Ma le conseguenze dell’esodo degli italiani istriani sono qualcosa di cui occorre discutere».

«Il raduno degli esuli a Pola – commenta l’articolista – forse aprirà anche queste discussioni. In ogni caso, dimostrerà la buona volontà di superare le aperte controversie del passato che non possono essere dimenticate».

Sempre a pagina 5, in un riquadro di taglio alto a destra, il «Glas Istre» dà notizia che «La polizia non si aspetta provocazioni», a riprova che le autorità locali hanno ben compreso lo spirito pacifico del raduno. Il trafiletto riferisce: «Il capo dell’Amministrazione di Polizia istriana Mladen Blašković riguardo all’arrivo di 200 esuli ha detto che l’Amministrazione di Polizia istriana non pensa di effettuare alcuna particolare attività. Ha detto che collaborano con la Comunità degli Italiani di Pola e che si sono accordati per l’organizzazione e i comportamenti degli esuli, perciò non si aspettano nessuna provocazione come negli anni precedenti, perché – come ha detto – queste hanno nuociuto soprattutto agli esuli».

Giovedì 16 giugno il «Glas Istre» ritorna sul programma del raduno con un articolo riassuntivo in pagina 4 intitolato «Il raduno degli esuli a Pola dal 16 al 19 giugno». Sul sito invece il titolo è: «L’associazione degli esuli per la prima volta a Pola – Questo fine settimana».

Il 17 giugno il sito informa sull’apertura del raduno con il titolo «Una cinquantina di esuli arrivati a Pola – Riunione dell’associazione italiana "Libero Comune di Pola in Esilio"» e con una foto che riprende il sindaco Benco durante il suo saluto introduttivo sulla terrazza dell’Hotel Riviera. Si parla nuovamente in termini positivi del significato e del programma del raduno. Un altro articolo recita: «Esuli: lavoro dell’associazione efficace, ma i giovani non ci sono – In visita a Pola». Si riportano sinteticamente i principali contenuti della relazione di Benco e dell’intervento di Mazzaroli.

Il «Glas Istre» riserva il 20 giugno quasi l’intera pagina 5 al raduno con un articolo di Elio Velan che fa la cronaca della giornata di domenica riportando dichiarazioni di Livio Dorigo, Lino Vivoda, Eligio Pastrovicchio e Argeo Benco, insieme ad alcune frasi pronunciate da mons. Eugenio Ravignani all’inizio della messa. Il titolo dice: «Dobbiamo educare i giovani per un’Istria quale comune terra d’origine – Malgrado alcune aperte tensioni, a Pola si è concluso felicemente il primo raduno degli esuli dopo la partenza del 1947». Questi i sottotitoli: «Qui ogni emozione è più forte»; «Il nostro posto è nella nostra città natale»; «Lacrime alla messa in cattedrale»; «È necessario smetterla coi discorsi pesanti e contorti sull’esodo con i quali opprimevo i miei figli, però non mio nipote" – Livio Dorigo». Nella parte alta della pagina campeggia una grande foto orizzontale a colori dei radunisti davanti al Tempio di Augusto. Più sotto compaiono una foto che ritrae mons. Eugenio Ravignani e mons. Desiderio Staver e le fotine di Eligio Pastrovicchio, Argeo Benco e Livio Dorigo.

Scrive fra l’altro Velan: «Il raduno di quattro giorni degli esuli a Pola, il primo dalla partenza nel febbraio 1947, è terminato con un bilancio positivo. Qualcuno però non ha goduto: ci sono infatti nell’ambito degli esuli anche coloro che sono arrivati in città con l’intenzione di convincere gli altri che questa era una decisione sbagliata, che non esiste la pace, che ciò è il contrario della tradizione e dello stesso nome dell’associazione "Libero Comune di Pola in Esilio", il quale continua a richiamarsi alle tradizioni cittadine precedenti alla guerra. Ci raccontano alcuni partecipanti che venerdì si è arrivati ad aperte tensioni e sono volate anche delle offese, ma tutto ciò si spiega nel contesto più ampio di un’associazione in cui operano varie correnti. In realtà, niente di nuovo: questa è una storia conosciuta tra gli esuli, in tutto ciò è necessario trovare il lato migliore; da parte nostra occorre superare certi stereotipi storici, gettar via tutto ciò che puzza di nazionalismo e certi discorsi fascistoidi (nostri e loro), ma anche riuscire ad accogliere l’invito al dialogo dei concittadini benintenzionati. Se sono riusciti a fare il raduno, significa che nell’ambito dell’associazione ha prevalso la corrente che richiama i soci al rapporto aperto con la città e la Comunità degli Italiani».

Il riquadro di fondo pagina dal titolo «Mazzaroli: Pola ci ha accolto con il cuore aperto» contiene dichiarazioni del nostro direttore e una sua piccola foto. In prima pagina in taglio alto a sinistra c’è un richiamo all’articolo di pagina 5 con il titolo: «A Pola siamo stati accolti a cuore aperto – Malgrado alcune tensioni esuli soddisfatti del raduno nella principale città istriana». Il sito del "Glas Istre" dello stesso 20 giugno propone una parte dell’articolo con il titolo «Esuli: all’Istria abbiamo mandato un segno di riconciliazione – Conclusa la prima riunione a Pola» e tre foto: quella davanti al Tempio di Augusto, la deposizione della corona al cimitero di Marina e l’assembramento intorno al cippo di Vergarolla.

Più limitata invece la copertura informativa de «Il Piccolo» di Trieste, che sul raduno ha pubblicato due articoli riassuntivi: quello del 15 giugno dal titolo «Pola, 200 esuli a raduno con il vescovo Ravignani – Domani incontri, musica e visite» e quello, più breve, del 21 giugno dal titolo «Primo raduno di esuli a Pola con Mazzaroli e Ravignani – L’incontro». Anche TV Capodistria, Radio Capodistria, TV Nova e Radio Pola hanno dedicato servizi al raduno.

Paolo Radivo

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