Nel 2012 Un Raduno in Istria

Nel 2012 Un Raduno in Istria

 

L’Assemblea generale dei soci ha inizio all’hotel Riviera intorno alle 17 di venerdì, benché singoli partecipanti continuino a sopraggiungere anche in seguito. Per la stanchezza accumulata nel corso della giornata dai tanti anziani presenti, la sala non risulta particolarmente affollata. L’assise si apre solennemente con l’esecuzione, alla presenza del nostro labaro, dell’Inno all’Istria, che tutti i presenti ascoltano in piedi. Il sindaco Argeo Benco sunteggia quindi la sua relazione sulle attività svolte dal 14 giugno 2010 al 17 giugno 2011. La stessa era stata consegnata ai radunisti il giorno precedente e ve la proporremo integralmente nel prossimo numero. Benco dà inoltre lettura di alcuni messaggi di plauso e augurio per il nostro raduno a Pola pervenuti dai presidenti di FederEsuli, ANVGD, Associazione delle Comunità Istriane, Liberi Comuni di Zara e Fiume in Esilio e Lega Nazionale. Al raduno la prof. Donatella Schürzel ha portato i saluti del presidente nazionale dell’ANVGD Lucio Toth e quelli del comitato provinciale di Roma dell’associazione.

Il sindaco accenna quindi al raffreddamento dei rapporti verificatosi negli ultimi mesi con l’Unione degli Istriani, per gli attacchi rivoltici in maniera poco simpatica proprio per la nostra intenzione di svolgere il raduno a Pola, e precisa che il Libero Comune di Pola in Esilio (LCPE) intende continuare in assoluta indipendenza il cammino intrapreso. Spiega poi il motivo della presenza tra noi del prof. Stefano Zecchi, al quale – annuncia – nell’incontro del dopocena verrà consegnata la prima benemerenza «Istria, Terra amata», recentemente istituita dal Consiglio comunale, per il contributo dato con il suo romanzo alla conoscenza della nostra storia.

Al termine del suo intervento il sindaco esprime il proprio apprezzamento per il lavoro svolto dal Consiglio comunale, sottolineando le difficoltà incontrate nei vari processi decisionali per la dispersione su tutto il territorio dei singoli consiglieri, fatto che l’ha portato talvolta ad appoggiarsi principalmente sui quattro consiglieri residenti a Milano, e dunque più vicino a lui: Sidari, Tarticchio, Bellaspiga e Stanich. Ringrazia quindi il direttore Mazzaroli per la sua costante vicinanza e dovizia di consigli e suggerimenti. L’ultimo, sentito, ringraziamento lo rivolge ai coniugi Palermo, il cui indefesso impegno organizzativo è stato determinante per la buona riuscita del raduno. Invita tutti a continuare così.

Prende, quindi, la parola Silvio Mazzaroli, che evidenzia come "L’Arena" sia il collante e l’anima dell’associazione. «Purtroppo – si rammarica – nel tenere informati i lettori sugli sviluppi della situazione inerente i problemi principali del nostro essere esuli sono veramente poche le occasioni che il nostro giornale ha di dare buone notizie. L’unico motivo di grande soddisfazione è il Giorno del Ricordo che, soprattutto quest’anno, ci ha consentito di entrare finalmente nelle scuole permettendoci di svolgere una discreta azione di "memoria", peraltro contrastata con crescente violenza in altre sedi da contrapposte azioni di "contro-memoria". La verità però comincia ad emergere e il nostro giornale se ne fa spesso portavoce. Speriamo, in un futuro non lontano, di arrivare ai risultati che tutti auspichiamo».

Parlando del bacino di utenza del giornale il direttore denuncia di avvertire una certa sofferenza per il calo del numero degli abbonati, essenzialmente dovuto ai tanti anziani che ci stanno lasciando: vuoti che i più giovani stentano a riempire. «L’unica soluzione per coinvolgere i giovani – sostiene – è non rimanere legati al passato. Dobbiamo ricordare e non dimenticare, ma avere il coraggio di vivere il presente, il quale offre possibilità che bisogna saper cogliere anche accettando qualche compromesso. Bisogna essere pragmatici, creare le condizioni migliori per affermare la nostra volontà e consolidare la nostra presenza nella nostra terra. La nostra gente è convinta che, se qui si parla italiano, è merito nostro che ce ne siamo andati. Non è così: il merito è sia della nostra cultura fortissima, che riesce ancora oggi ad assorbire coloro che giungono da altre parti, sia di chi è rimasto. L’Istria è sempre stata una zona felice rispetto al resto della Jugoslavia. Dopo 10 anni al massimo chi viene da fuori si onora di dichiararsi istriano e per questo si sforza di esprimersi nel nostro dialetto. Noi dovremmo essere sempre più presenti, riavvicinarci a chi è rimasto, superando, noi e loro, i pregiudizi del passato. È vero: noi siamo stati educati in una maniera con determinati credo, loro in un’altra, ma, se non ci veniamo incontro, domani di noi parleranno solo le pietre… fin quando resteranno. Il rapporto esuli-rimasti va riallacciato e rafforzato».

«Questo raduno – continua Mazzaroli – ha incontrato ostacoli più da parte nostra che dei rimasti, che invece lo vedono di buon grado. Ha aperto una strada che dovremmo cercare di continuare a percorrere. Non deve rimanere un fatto isolato. Altre associazioni orientate in questo senso aspettano di vedere come va. È la prima volta che riusciamo a tirar fuori a Pola il nostro labaro: qui a porte chiuse, stamattina alla CI, domenica per la foto di gruppo lo faremo in piazza e poi in cimitero. Con la bandiera italiana è necessario essere più prudenti perché l’esposizione di simboli nazionali all’estero dev’essere autorizzata. Noi non siamo turisti generici, ma esuli venuti nella loro città; i giornali locali ne hanno ampiamente trattato, tutti in termini positivi. Perfino gli ex partigiani ci hanno detto "bentornati", affermando però che dell’esodo bisognerà ancora parlare. Anche noi lo vorremmo: ci confronteremo. I torti non sono mai tutti da una sola parte. Occorre avere rispetto reciproco e capire le rispettive aspirazioni».

Il sindaco ricorda che ieri sera il Consiglio comunale ha approvato all’unanimità una proposta per la sede del raduno 2012. Ad illustrarla è Mazzaroli.

«Visto che – spiega – tutte le altre associazioni degli esuli, salvo l’Unione degli Istriani, hanno manifestato apprezzamento, vorremmo proporre loro di organizzare assieme un raduno comune in Istria. Qualcuno si è già fatto avanti. Si sta ritrovando compattezza almeno sugli obiettivi rispetto ai quali è difficile essere contrari. Questa è l’opzione 1: se non nell’Istria alta, nell’Istria bassa, in quanto noi polesani e quanti erano confluiti a Pola dai Comuni satelliti abbiamo vissuto un esodo più appariscente, ma meno travagliato perché organizzato. Quelli delle restanti parti dell’Istria e della Zona B invece lo hanno dovuto organizzare in proprio, spesso di nascosto, magari dopo 10 anni di tallone pesante, dovendo rinunciare a tutto. La loro esperienza è stata persino più sofferta e ci deve aiutare a capire la loro diversa sensibilità sull’opportunità di ritornare. Per decidere, dovremo prima sondare la volontà degli altri soggetti da coinvolgere. La soluzione di riserva è un raduno in Italia: alla Spezia o ad Ancona. Alla Spezia lo abbiamo fatto 4 anni fa con l’appoggio della Marina militare e della Fincantieri. Ancona invece è stato l’altro punto di arrivo del "Toscana". Naturalmente andremmo dove vi sono adeguate strutture alberghiere in grado di riceverci a costi accessibili».

Circa l’opzione di riserva vengono invitati ad alzare la mano prima i favorevoli a La Spezia: non c’è una maggioranza assoluta; poi ad Ancona: sono solo alcuni di più.

Clementina Fagarazzi propone Vicenza perché lì vi era un campo profughi per polesani.

Antonio Incani chiede se il raduno in Istria si farebbe solo con altri o eventualmente anche da soli. Mazzaroli risponde che, nel caso lo facessimo da soli, la ripetizione sarebbe forse troppo immediata. Gianni Piro chiede di mettere ai voti l’opzione 1. Sostiene, infatti, che, aperta la porta, bisogna andare avanti. La maggioranza assoluta dei presenti alza la mano approvando la proposta. Mazzaroli suggerisce in questo caso di scegliere un’altra località di forte richiamo, come Rovigno, affinché al raduno aderiscano non solo i polesani. Salvatore Palermo propone un soggiorno di 10 giorni a Pola, Veruda o Stoia includendo nel raduno escursioni ad Albona, Pisino, Gimino, Montona e Parenzo.

Paolo Radivo non prende neppure in considerazione l’eventualità di un raduno in Italia. «Sarebbe – afferma – una regressione, un ripiegamento, una sconfitta, un autogol, un ripiego. Molti che quest’anno sono venuti proprio e solo perché l’abbiamo fatto a Pola non andrebbero il prossimo anno alla Spezia o ad Ancona. Abbiamo dimostrato che è possibile ritornare pacificamente nella propria terra ed essere bene accolti da chi ci vive oggi: prendiamoci la soddisfazione di continuare su questa strada! Bisogna puntare su un unico obiettivo: un "Raduno istriano in Istria", un grande "Raduno del ritorno e del ricongiungimento" inteso come concatenazione coordinata di singoli raduni organizzati da vari sodalizi sia di esuli che di rimasti all’insegna della solidarietà e della cooperazione tra conterranei. Il motto potrebbe essere: "Istriani di tutto il mondo unitevi!". Potremmo intanto accordarci con la Famiglia Dignanese, che ha tenuto nella prima decade di giugno il suo ennesimo raduno a Dignano e il prossimo anno lo farà di nuovo lì, probabilmente nello stesso periodo. Il raduno dei polesani potrebbe svolgersi a Pola pochi giorni prima o dopo, evitando sovrapposizioni. La Famìa Ruvignisa, che ha deciso di tenere sempre i propri raduni annuali in settembre a Rovigno, potrebbe allestire qualche iniziativa specifica nella prima metà di giugno d’intesa con la locale CI. La Famea Gallesanesa ha già discusso in passato di un possibile raduno nel paese natio e dunque anche lei potrebbe fare la sua parte».

«Esistono poi – aggiunge Radivo – altri nuclei di esuli dalla Bassa Istria privi di associazioni rappresentative ma che già hanno ripreso contatti coi rimasti: penso ai vallesi, ai sissanesi e ai fasanesi. Un raduno istriano plurale e concordato darebbe loro l’occasione di proporre qualcosa di autonomo insieme alle CI di riferimento. Alcuni sodalizi dell’Associazione delle Comunità Istriane realizzano da tempo iniziative nei luoghi d’origine: mi riferisco a Piemonte, Visignano, Cherso e Lussino. E la Comunità di Albona è ben disposta in tal senso. Nel 2008 la Famiglia Montonese ha vissuto a Montona un’intera giornata del proprio raduno avendo incontri ufficiali sia con la CI sia con le autorità e già da tempo organizza incontri nel borgo natio. Ogni anno inoltre il Libero Comune di Fiume in Esilio e la Società di Studi Fiumani tengono iniziative a Fiume; al loro interno si è aperta una discussione sull’opportunità di effettuare un vero e proprio raduno, che potrebbe ad esempio avvenire per la festività di San Vito, intorno al 15 giugno. Un’importante funzione nel "Raduno istriano" del 2012 potrebbe essere svolta anche dalla Mailing List Histria e dal Circolo Istria, che raggruppano esuli di varia origine e residenza e hanno una lunga esperienza in fatto di collaborazione coi rimasti. Una ricorrenza significativa da celebrare tutti assieme in Istria sarebbe il 2 giugno la Festa della Repubblica Italiana».

Mazzaroli giudica convincente il discorso di Radivo e constata che ha convinto molti dei presenti, suscitandone l’applauso.

Un socio rileva che Pola un tempo non era solo Comune, ma anche Provincia e che a maggior ragione l’LCPE dovrebbe seguire la linea indicata da Radivo.

«L’Unione degli Istriani – risponde Mazzaroli – ha come seconda denominazione "Libera Provincia dell’Istria in Esilio" e raggruppa perlopiù esuli dall’ex Zona B. Difficile per il LCPE avviare un’iniziativa a livello provinciale, senza una preventiva intesa tra i due sodalizi. Comunque, cercheremo di sviluppare come prioritaria l’opzione 1. Ho constatato però la fatica e la sofferenza della maggior parte dei radunisti a tenere il passo in questi giorni: ci vorrebbe qualcosa di più tranquillo e diluito, magari in una struttura ricettiva di massa, non di élite, vicino al mare e fuori dal centro. Non più tour de force, insomma».

«Queste – commenta Benco – sono tutte belle proposte, ma la mia esperienza mi induce a valutare le possibili difficoltà, perché l’organizzazione di un raduno in Istria richiederebbe uno sforzo enorme. Già questo raduno è costato molta fatica ai pochi che si sono dati da fare a causa di un appoggio esterno quasi nullo. Qualcuno è disposto a entrare nel comitato organizzatore dando il 20% del suo tempo?».

Un socio residente a Padova fornisce la propria disponibilità e invita a non essere pessimisti.

«Io – osserva Bruno Carra – vengo in Istria dal 1960 e parlo coi rimasti, magari più a Rovigno che a Pola. Ma fra di loro c’è uno zoccolo duro che ci boicotta anche senza darlo a vedere. Finora non è stato possibile rappresentare "La cisterna" in Istria perché a qualcuno dà fastidio che tratti dell’esodo. Le parole pronunciate stamattina da Fabrizio Radin sono state piacevoli e lusinghiere, ma la partecipazione dei locali era ridottissima. Dobbiamo verificare se c’è vera collaborazione».

«Sappiamo benissimo – replica Mazzaroli – che c’è uno zoccolo duro, ma non dobbiamo mettere una croce solo su quello che succede qua. Cominciamo noi a dimostrare che abbiamo questa volontà! Essere qui oggi è un atto di volontà che alla fine è stato accettato dalla minoranza. Come tra di noi, anche qui la nostra comunità non è tanto coesa: c’è chi è favorevole e chi no. Occorre pragmatismo per trarre il meglio da chi è disposto a tenderci la mano. Dobbiamo agire con prudenza, moderazione, educazione, perché basta una mossa falsa e le porte potrebbero richiudersi. Dobbiamo chiedere 10 per avere 5 o 2. Qualcuno potrà dire che se gli esuli hanno ottenuto a tutt’oggi poco è perché sono stati troppo educati e modesti nelle loro richieste. È vero, e l’esserlo stati in casa nostra non ne è valsa certo la pena; qui la pena potrebbe valerla. L’essere qui oggi è un fatto positivo che lo dimostra».

«Sono indignato – afferma Piro – perché qualcuno si fa bloccare dalla paura di prendere una sberla senza averla ancora presa. Se già dai vertici remiamo indietro, non andremo avanti. Dobbiamo avere coraggio! Finalmente siamo qui. A Montegrotto, al mio accenno di ritrovarci a Pola lasciando le retroguardie, ci fu qualche mugugno. Ma ora ci siamo ed è un grande avvenimento. Ciò che sembrava follia oggi è realtà. Non è però un punto di arrivo, ma di partenza: è tempo di costruire. Nella nuova Europa unita dobbiamo rivitalizzare questa splendida terra con iniziative economiche nel segno della libertà, della solidarietà, della dignità e della pace con giustizia».

Mazzaroli giudica l’indignazione di Piro, che nulla ha fatto per questo raduno, fuori luogo e offensiva sia per coloro che hanno faticato un anno ad organizzarlo sia per tutti coloro che vi partecipano. «Abbiamo dimostrato – replica – il coraggio di andare in una certa direzione».

Carra chiede si dia un riconoscimento all’opera di Silvia Lutterodt Sizzi. Mazzaroli fa presente che è già stata gratificata e ringraziata con il CD musicale Cantiamo insieme e il relativo libretto contenente le canzoni in gran parte scritte da lei e che è stato distribuito in regalo a tutti i partecipanti; precisa di averglielo inviato personalmente invitandola a partecipare al raduno. Purtroppo, non è potuta venire.

Sidari definisce storica per Pola la data del 2011 così come quella del 1947 e porta i saluti di alcuni amici milanesi, impossibilitati a presenziare.

Un socio chiede quale sia l’atteggiamento delle autorità croate e slovene verso le associazioni degli esuli e se è vero che il Governo croato è più aperto.

«L’atteggiamento – risponde Mazzaroli – è indubbiamente diverso fra sloveni e croati. Quello croato, come evidenziato dal "Glas Istre", è sostanzialmente positivo e ci ha favorevolmente colpito. Siamo stati accolti con rispetto, cortesia ed educazione, perché è stato capito il nostro atto d’amore verso la nostra terra. In Slovenia le cose sono abbastanza diverse ed il nazionalismo, specie anti-italiano, è più marcato. I croati non rivendicano territori italiani, mentre gli sloveni qualche pretesina ce l’avrebbero ancora. Devono, comunque, tener presente la loro appartenenza all’UE e, pertanto, se nel 2009 la nostra visita alla foiba di Golobivnica è stata ostacolata, quelle del 2010 alle foibe di Tarnova e Gargaro e del 2011 a Idrjiski log, tutte organizzate dall’Unione degli Istriani, si sono potute svolgere regolarmente. Dal 2013 nell’UE ci sarà anche la Croazia, e questo ci aprirà le porte anche ad altri tipi di manifestazioni. Si stanno facendo dei piccolissimi passi avanti. Come in montagna, la discesa si fa prima a passi lenti, frenati, titubanti. Man mano però che si procede, si fa fatica a frenare. Mi auguro che con gli anni il processo sia questo: prima piccoli passi, poi più marcati».

Vladimiro Gagliardi, residente a Pola, traduce dal «Glas Istre» le positive dichiarazioni del presidente dell’Associazione dei Combattenti Antifascisti e degli Antifascisti onde evitare malintesi. «Sono felice – dichiara – che siate venuti. Venite di nuovo il prossimo anno! Ci farete un grande onore. I pregiudizi lasciateli negli armadi!».

Il sindaco ringrazia e dà l’arrivederci a tutti i presenti.

Paolo Radivo

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