SPECIALE RADUNO: Sabato 18 giugno fra Valle, Dignano, Fasana e Pola

La giornata di sabato 18 giugno è iniziata presto. Già alle 8.30 infatti i radunisti avevano appuntamento davanti ai rispettivi alberghi per prendere il pullman con destinazione Valle. Un contrattempo ha rallentato l’arrivo di coloro che soggiornavano al Pula. Ma la giovane e attiva presidente della Comunità degli Italiani (CI) di Valle Rosanna Bernè non ha voluto far attendere quanti erano già arrivati, che dunque sono stati subito splendidamente accolti dalla banda e dal coro del sodalizio nella scenografica piazza incorniciata tra l’imponente Castel Bembo e il municipio. All’appello ha risposto anche il non più giovane ma vivacissimo Eligio Pastrovicchio, vallese "doc" trapiantato a Novara che ha raggiunto il suo borgo natio in bicicletta.

Una volta affluite anche le persone giunte con il pullman ritardatario, la presidente ha rivolto dal palco un caloroso benvenuto a tutti gli ospiti riuniti in quella che ha definito «una piazza piena di emozioni». «Esuli e rimasti – ha detto – sono termini che dividono, mentre qui noi siamo abituati a unire. Valle alcuni anni fa è stata il primo Comune e la prima CI a visitare i propri concittadini residenti a Torino. Da allora c’è stato uno scambio di visite che ha unito più generazioni. Ci troviamo davanti al cantiere aperto di quella che diventerà la sede della nostra CI per un prosperoso futuro. Qui siete a casa vostra. Grazie, amici, della vostra visita!».

«Ringrazio la presidente e gli amici vallesi – ha esordito Silvio Mazzaroli – per questa bellissima accoglienza. Tutto ci saremmo aspettati meno che di essere accolti dalla banda e dal coro. Valle è uno dei più bei "villaggi" dell’Istria. Qui ci si sente ancora a casa, con la gente che parla in dialetto seduta ai tavolini dell’osteria. Questa accoglienza dimostra che qui non solo le pietre, ma anche tante persone parlano italiano. Ringrazio anche i nostri consiglieri che hanno preso contatti per questa visita: Walter Cnapich, Sergio Uljanic e Maria Rita Cosliani, che aspetta il restauro di palazzo Bembo per una prossima premiazione della Mailing List Histria. Desidero farvi omaggio di alcune pubblicazioni de "L’Arena": ogni tanto parliamo di cose non piacevolissime della nostra storia, ma occorre vivere il presente e proiettarci nel futuro. Grazie a tutti quanti».

«È molto emozionante – ha detto Ennio Malusà, responsabile della CI per la Cultura – vedere tanta gente che è ritornata e si è ritrovata a casa sua. Sei anni fa, quando nessuno parlava di ponti, noi ci siamo ritrovati per Santa Caterina coi nostri compaesani a Torino. Qui siamo riusciti a mantenere l’immagine demografica, per cui anche chi viene da fuori impara il vallese e le nostre tradizioni. Non ci sono esuli e rimasti, ma siamo tutti amici, due teste di ponte per agire sul piano della cultura».

Terminati i discorsi ufficiali, i connazionali di Valle hanno offerto a tutti i loro dolci fatti in casa. I radunisti hanno camminato fino alla chiesa parrocchiale di Maria e del beato Giuliano. Nella suggestiva piazza antistante sono state scattate delle foto ricordo.

Quindi i partecipanti sono tornati ai rispettivi pullman, che li hanno condotti a Dignano presso il «Parcheggio Sansa». Da lì hanno raggiunto a piedi il centro fino alla piazza dove aveva sede fino al 1808 l’antico castello. Qui Clementina Fagarazzi, un’esule polesana residente a Vicenza, ha sentito un improvviso magone nell’accorgersi che palazzo Bradamante, prestigiosa sede della locale CI restaurata nel 2005 con i fondi del Governo italiano, le ricordava qualcosa di molto spiacevole: proprio lì, infatti, nel settembre 1943, i partigiani titoisti avevano incarcerato suo padre. Lei, la madre e le sue sorelle si erano allora trasferite a Dignano per stargli il più possibile vicino. Qualche volta in piazza la madre chiamava a gran voce le figlie per farsi sentire dal marito, che rispondeva salutando con la mano dalla finestra della stanza in cui era recluso. Era destinato anche lui all’infoibamento, come altri prigionieri che ogni sera venivano portati via a gruppi, ma alla fine si salvò. Clementina Fagarazzi ha inoltre ricordato con sgomento le umiliazioni e le torture subite in quella piazza dal podestà di Dignano. Per riprendersi è andata a sedersi sul lato opposto della piazza stessa.

Gli altri convenuti hanno invece salito le scale di palazzo Bradamante, fino all’ultimo piano, dove si trova la sala conferenze. Lì il presidente della CI Livio Belci ha salutato la comitiva ricordando gli sfollati da Pola ospitati fra il 1944 e il 1945 nelle case di alcuni "bumbari". «A Dignano – ha detto – siete sempre i benvenuti. Nel recente raduno bumbaro abbiamo deciso che da quest’anno non si adoperano più le parole "esuli e rimasti", ma solo "noi e noi"». Lino Vivoda, consigliere ed ex sindaco dell’LCPE, ha ringraziato per l’accoglienza ricordando di aver partecipato con Luigi Donorà al primo raduno dei dignanesi a Dignano.

Anita Forlani ha tratteggiato presente e passato di questo antico borgo di origine tardo-romana, dove vescovi e signori di Pola soggiornavano durante le pestilenze per l’aria più salubre. Nel corso dei secoli la sua gente operosa ha dissodato e coltivato le terre circostanti producendo un sovrappiù che ha dato origine a scambi commerciali e attività artigianali legate soprattutto alla lavorazione del lino e della canapa. Definitivamente veneziana dal 1331, Dignano fu sede di un castello le cui milizie difesero tutta l’Istria meridionale. Ogni rione aveva la sua chiesetta, e ancor oggi non mancano edifici romanici e gotici. Nel 1800 venne inaugurato il nuovo duomo, il più grande di tutta l’Istria, che in età napoleonica divenne ricettacolo di oggetti sacri requisiti da chiese e conventi. Il campanile è, per 70 cm, il più alto dell’Istria. Accanto all’antico dialetto istrioto si affermò progressivamente l’istro-veneto, parlato oggi dalla totalità degli italofoni. È in corso però un’operazione di recupero dell’istrioto che coinvolge i giovani e riguarda anche il canto, il ballo e taluni usi e costumi del tempo che fu. Con il sostegno del Comune si lavora per restaurare, ricostruire o costruire ex novo casite e masiere. La produzione dell’olio e del vino è in forte ripresa.

Silvio Mazzaroli ha voluto ricordare i processi contro gli eretici tenuti dall’Inquisizione a Dignano. Nel congedarsi dagli ospiti, Livio Belci ha donato un cofanetto contenente quattro volumi sulla storia e le tradizioni dignanesi.

Scesi in piazza, i radunisti si sono divisi in due gruppi: uno si è recato al vicino museo per visitare la prima mostra di artisti dignanesi esuli e rimasti, l’altro ha fatto subito raggiunto i pullman, visto che uno di questi sarebbe dovuto tornare a Pola per portare al ristorante Bi Village di Fasana quanti non si erano aggregati alla gita. Poi invece un quarto pullman ha provveduto allo scopo, per cui tutti i gitanti sono giunti contemporaneamente a destinazione per il pranzo comune. Al termine Silvio Mazzaroli ha letto con il megafono una poesia di Danilo Colombo, il vice-sindaco Lucio Sidari ha fatto alcune comunicazioni e Maria Luisa Botteri ha portato i saluti ufficiali del Libero Comune di Zara in Esilio - Dalmati Italiani nel Mondo complimentandosi per la scelta di tenere il raduno a Pola. Dopo il pasto i radunisti sono rientrati in pullman ai rispettivi alberghi.

Intorno alle 19.15 si è visitata rapidamente la mostra Gli inizi dell’aeronautica a Pola, ospitata dal giorno prima e fino al prossimo settembre nel vicino rifugio anti-aereo, sorgente di tristi ricordi per tanti che vi trascorsero ore o giornate intere durante i bombardamenti anglo-americani del 1944-45. Testi, immagini e didascalie della mostra si riferiscono ai primi passi dell’idroaviazione a Pola fra il 1912 e il 1918.

Usciti dall’umido e freddo tunnel, i convenuti sono saliti lungo un clivo e poi lungo via Castropola fino alla chiesa dei Sacri Cuori, edificata nel 1908, sconsacrata nel 1958 e ora ottimamente recuperata dal Museo Archeologico dell’Istria. In anteprima e gratuitamente i radunisti hanno potuto ammirare la mostra sul cospicuo materiale rinvenuto negli scavi che hanno interessato un’area di 4.000 metri quadri in via Kandler fra il 2005 e il 2009. I reperti raccontano 3.000 anni di storia cittadina, dal periodo istrico a oggi. Ondina Krnjak, conservatrice del museo, ha spiegato che un’importante scoperta è stata l’individuazione nell’area di un abitato risalente al 1.000 a.C., mentre finora si credeva che all’epoca esistesse solo un castelliere sul sito dell’attuale castello. Sono state anche trovate le fondamenta del tempio di Ercole e della chiesa benedettina di San Teodoro. I presenti hanno dato una rapida scorsa ai numerosi pannelli che, in croato, italiano e inglese, illustrano i reperti esposti. La mostra sarà inaugurata il 7 luglio e sarà visitabile fino a ottobre.

La nutrita comitiva ha quindi raggiunto la sede della CI per la cena sociale e la simpatica serata conviviale all’insegna dell’"unità polesana" fra esuli e rimasti. Il connazionale Gianni Signorelli ha suonato motivi tradizionali alla tastiera elettrica e il coro maschile della società artistico-culturale "Lino Mariani", diretto da Edi Svich e accompagnato al pianoforte da Branko Okmaca, ha eseguito diversi brani che hanno coinvolto il folto pubblico, tra cui Soto i pini de Stoia, Alegria, Eviva el vin e Canzoniere polese. La compagnia Grado Teatro, diretta dall’esule rovignese Tullio Svettini, ha quindi presentato divertenti dialoghi dal titolo Radio Pola, predisposti per l’occasione da Danilo Colombo e Bruno Carra, incentrati sulle vicende storiche vissute da Pola negli anni ’40 e soprattutto sul ricordo di personaggi e "macchiette" dei bei tempi andati perfettamente noti a molti degli astanti, intercalando le battute con motivi arcinoti come Viva l’A e po’ bon.

Paolo Radivo

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