PREMIATO STEFANO ZECCHI

La serata di venerdì 17 giugno è stata in onore del prof. Stefano Zecchi, noto docente di Estetica e autore di numerosi romanzi, l’ultimo dei quali è l’ormai famoso Quando ci batteva forte il cuore, uscito lo scorso anno. Nella sala convegni dell’hotel Riviera oltre cento persone hanno assistito al gradevole incontro. Lucia Bellaspiga, giornalista di «Avvenire», autrice di libri e consigliere dell’LCPE, ha rivolto alcune domande al professore, che ha risposto con grande pacatezza e umanità. I convinti applausi del pubblico hanno sottolineato i passaggi più significativi dei suoi interventi.«L’idea di ambientare il romanzo a Pola – ha spiegato Zecchi – nasceva dal mio desiderio di conoscere le vicende drammatiche che hanno toccato l’Adriatico orientale. Mia nonna era triestina. Ma, al di là dei suoi racconti, da piccolo a Venezia vedevo le motonavi arrivare in riva degli Schiavoni e gli esuli che scendevano in modo malinconico accolti dai fischietti e dalle bandiere rosse. Mio padre mi diceva: “Guarda la violenza e l’arroganza!”. Nella mia scuola poi i bambini profughi erano discriminati e facevano fatica a inserirsi: quello fu un ulteriore problema che si portarono dietro per tutta la vita. Quand’ero assessore a Milano organizzavo le cerimonie per il 10 febbraio e parlavo con alcuni vostri compagni di avventura-sventura. Da loro ho sentito toccanti testimonianze. Proprio ora che si è celebrata l’Unità d’Italia in un clima retorico e falso, non potevo dunque trascurare il fatto che dopo la Seconda guerra mondiale 350mila persone lasciarono tutto per restare italiane. Sono venuto più volte a Pola per documentarmi direttamente sul posto».«Il mio comunque – ha precisato il professore – non è un libro di storia, ma un romanzo che narra in primo luogo la vicenda di una madre di grande coraggio (Nives, modellata sulla figura di Maria Pasquinelli) che sacrifica la famiglia per la patria, in secondo luogo la fuga da Pola di un figlio con il suo padre “ritrovato” e in terzo luogo il difficile inserimento di questi profughi respinti dalla loro stessa nazione. Ho ambientato la narrazione in un contesto storico e geografico verosimile citando anche avvenimenti reali come la strage di Vergarolla. Nel romanzo inoltre difendo la figura del padre in una società “mammizzata” come quella di oggi. Dove il padre è assente, è molto facile che i figli abbiano una fragilità identitaria, che non riescano ad affrontare i problemi della vita. Il libro voleva trattare anche a questo tema».

Al termine dell’intervista il sindaco Argeo Benco ha consegnato al prof. Zecchi la benemerenza Istria Terra Amata per il contributo da lui dato alla diffusione a livello nazionale delle vicende degli esuli polesani (e non solo). L’elegante incisione dell’Arena di Pola su targa bronzea è stata realizzata da Leonardo Bellaspiga, padre di Lucia. (p.rad.)

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