FARNETICAZIONI DA ISOLAMENTO NELL'UNIONE DEGLI ISTRIANI

Farneticazioni da isolamento nell’Unione degli Istriani determinano la frattura con
il Libero Comune di Pola in Esilio

 La cosa era da tempo nell’aria. Gli ottimali rapporti tra i due sodalizi, usciti insieme anni fa dalla Federazione perché in disaccordo con taluni altri dirigenti dai comportamenti egemoni e di cui allora non s’intendeva condividere le responsabilità, hanno incominciato a deteriorarsi nel marzo 2010 in seguito alla realizzazione del nostro DVD La Cisterna: 1943-1954 l’esodo degli istriani dall’Istria attraverso le parole dei suoi testimoni (in particolare, della sintesi storica che l’accompagna, scritta da Paolo Radivo) e, in maniera più avvertibile, nel febbraio 2011 nell’imminenza dell’annuale celebrazione del "Giorno del Ricordo. 

Nell’occasione, la motivata critica, più nella forma che nella sostanza (vedasi «Arena» n. 2/2011, pag. 3), da noi mossa all’iniziativa dell’Unione degli Istriani, volta alla revoca delle onorificenze concesse a Tito ed ai suoi sodali dalla RSFJ, è stata percepita dal suo presidente Lacota come un’offesa di lesa maestà. Da quel momento la situazione è andata precipitando; da prima, la "bolla", implicitamente contenuta nella "risoluzione" inerente i rapporti da mantenere con l’Unione Italiana e le sue Istituzioni (vedasi «Arena» n. 4/2011 pag. 3), di cui siamo stati fatti oggetto allorché abbiamo reso nota la decisione di tenere il nostro annuale Raduno nazionale a Pola, fatta poi esplicita da loro altri salaci e spesso irriguardosi interventi; da ultimo, l’accusa che proprio tale nostra iniziativa si collochi alla base della «umiliante estate vissuta dagli esuli» di cui il presidente Lacota e Neami parlano, con fantasia pari solo alla maleducazione, nel periodico della loro Associazione di luglio-agosto 2011. Decisamente un qualcosa di non ulteriormente tollerabile!

Sta di fatto che il livello di autostima del Presidente Lacota (e dei suoi più stretti collaboratori) è andato con il passare del tempo aumentando in maniera esponenziale, portandolo ad assumere atteggiamenti "messianici" (unico depositario della verità, unico capace, unico difensore dei diritti e della dignità degli esuli…) ed inquisitori, ovvero con facoltà di giudicare senza sottostare al giudizio altrui. Di questa sua trasformazione mi assumo anch’io la mia parte di responsabilità. Non nego, infatti, di essere stato io stesso coinvolto dalla ventata di novità da lui portata nel nostro associativismo, per determinazione, impegno, ricchezza d’iniziative, capacità organizzative… Assieme a me tutto il LCPE, per un prolungato periodo di tempo, gli ha espresso apprezzamento e dato sostegno, sino a quando… non ha esagerato, assumendo e persino travalicando quegli stessi atteggiamenti egemonici che ci avevano portato ad uscire dalla Federazione. Da qui, e per la stessa identica ragione, la nostra odierna presa di distanza dall’Unione degli Istriani che, a scanso di equivoci e di ulteriori possibili accuse, avrà carattere di equidistanza dalla predetta Federazione nella quale al momento non siamo orientati a rientrare, ferma restando la nostra disponibilità a collaborare, su una base di pari dignità, in progetti ed iniziative condivisi a prescindere dalla loro primogenitura. Siamo, infatti, oggi più che soddisfatti ed orgogliosi di quanto da ultimo realizzato in assoluta autonomia, in particolare, assumendo persino un ruolo di traino in un campo, quello appunto della ricomposizione delle fratture esistenti tra le nostre genti, per noi prioritario, che va progressivamente allargandosi e che vede coinvolti anche taluni elementi della stessa Unione degli Istriani.

Da ultimo, desidero ritornare, pur astenendomi dall’entrare in particolari, per non scendere allo stesso livello di farneticazione, sui contenuti di taluni articoli pubblicati nel predetto periodico dell’Unione degli Istriani. Essi in generale denunciano una assai discutibile tendenza (e non ne faccio un caso strettamente personale, anche se ne avrei più di un motivo) a "distruggere" l’avversario (ammesso, e non concesso, che diversità d’idee e di comportamenti possano determinare una simile qualifica) anziché ad un corretto, perché educato e civile, confronto con quanti oggigiorno verrebbero, con un inglesismo di gran moda, semplicemente definiti "competitors".

A sottolineare l’infondatezza delle accuse rivolteci, con ciò minando alla base la credibilità dei loro autori, richiamo l’attenzione su un solo particolare. Nel sottotitolo dell’articolo a pag. 6 In memoria dei Caduti di Vergarolla si legge, in grassetto e bella evidenza: «Assenti l’ANVGD ed il Libero Comune di Pola in Esilio». A confutare, per quanto ci riguarda, la menzognera affermazione non servono le parole; sono sufficienti le foto di pag. 7 di questo stesso giornale inserite nell’articolo Cuore degli Esuli che, con ben altra sensibilità, pubblichiamo a firma di Laura Brussi Montani. Testimoniano, eccome, che c’eravamo con il nostro Labaro (peraltro, collocato dal Gen. Basile a fianco del Gonfalone di Trieste) e con una più che qualificata rappresentanza: il vice Sindaco, Tito Sidari, ed il fratello di una delle vittime e nostro Consigliere, Lino Vivoda, precipitatisi a Trieste dopo aver partecipato alla Cerimonia di Pola.

Che dire? Di simili Torquemada, e persino peggiori, la storia ne ha visti parecchi. Sopravvivremo anche a questo "temporale", che speriamo – in questo sì, probabilmente, poveri illusi – "estivo e passeggero" e proseguiremo sereni sulla via intrapresa, con umiltà e buona volontà, senza avere la pretesa di ribaltare la storia e, soprattutto, nella ferma convinzione di essere nel giusto e che non sono poi così pochi coloro che condividono il nostro punto di vista.

Silvio Mazzaroli

Conseguenze immediate di quanto precede

Per quanto precede, il Consiglio del Libero Comune di Pola in Esilio, sulla base di un orientamento già emerso nel corso della seduta tenutasi a Pola nel mese di giugno a premessa della sua Assemblea Generale, ha deciso, con effetto immediato, di trasferire, al momento temporaneamente, la propria SEDE OPERATIVA presso la Tipografia Art Group S.r.l. di via Malaspina 1 – 34147 TRIESTE, con ciò facendo coincidere la propria Segreteria con la Redazione dell’«Arena di Pola», in attesa di trasferirvi ufficialmente anche la propria SEDE LEGALE, in atto presso l’Unione degli Istriani in via Silvio Pellico 2 – 34122 Trieste.

Quanto sopra, nelle more che vengano apportate le necessarie modifiche al nostro Statuto e, verosimilmente, a quello dell’Unione degli Istriani che attualmente prevede, sin dalla sua istituzione, l’attribuzione della carica di Vice Presidente "di diritto" (quindi non eletto) al Sindaco del Libero Comune di Pola in Esilio.

Si pregano, pertanto, tutti coloro che per qualsiasi ragione intendono mettersi in contatto con la nostra Associazione di volersi avvalere esclusivamente dei seguenti recapiti:

- telefonico: 040 830294;

- informatico: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.;

- postale: c/o Tipografia Art Group S.r.l. di via Malaspina 1 – 34147 TRIESTE.

Si precisa che qualsiasi invio presso l’Unione degli Istriani sarà da questa respinto al mittente.

Il Sindaco Argeo Benco

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