NOTIZIE FLASH DEL MESE DI OTTOBRE 2011

Flash a cura di Paolo Radivo

Nato a Pisino nel 1932?

Niente tessera del tifoso
!

«Lei è nato a Pisino nel 1932? Allora niente tessera del tifoso, perché lì non è Italia!». Questa la beffarda risposta data dagli uffici "competenti" del Ministero dell’Interno a Leonardo Scannimanica, cittadino italiano residente a Sacile (PN) "colpevole" di un grave crimine: essere nato… all’estero e per giunta fuori dall’Unione Europea. A "redimerlo" non è bastato neppure l’essere tifoso della Sacilese. Il fatto che fra le due guerre Pisino fosse Italia non ha smosso i funzionari, i quali hanno atteso un anno prima di rispondere per iscritto a Scannimanica che, essendo nel frattempo la Sacilese stata retrocessa in Lega D, non erano più tenuti a rilasciargli l’agognata tessera, necessaria invece quando la sua squadra del cuore militava in Prima Divisione. Insomma: l’italica burocrazia ha colpito ancora creando un altro dei paradossi di cui è maestra: "punire" un cittadino italiano perché nato in una località che oggi non è più Italia. Scannimanica ha scritto al ministro dell’Interno Maroni esternandogli il suo rammarico per la surreale vicenda capitatagli.

 

In Slovenia niente più vie a Tito

La Corte costituzionale slovena, accogliendo un ricorso del partito extraparlamentare di destra Nuova Slovenia (NSi), ha unanimemente stabilito martedì 4 ottobre di imporre al Comune di Lubiana di revocare l’intitolazione a Tito di una via, decisa nel 2009, e di vietare a tutti i Comuni sloveni di dedicargli in futuro vie o piazze. «Il nome di Tito – hanno scritto i giudici – non ricorda solamente la lotta del popolo sloveno contro l’occupazione fascista, ma anche lo Stato comunista contraddistinto da tante e pesanti violazioni dei diritti umani e delle fondamentali libertà, e una via a lui dedicata offende le vittime del regime di cui lui era capo». «Tito – hanno aggiunto – è stato il presidente a vita della ex Jugoslavia e pertanto il suo nome è il più importante simbolo del regime totalitario». Intitolandogli vie o piazze si «rende omaggio a un regime non democratico» e si «viola il principio della dignità dell’uomo, che è parte della Costituzione democratica della Slovenia». La Corte ha però sentenziato che le vie o le piazze dedicate al dittatore prima del disfacimento della Jugoslavia potranno rimanere in quanto testimonianze storiche.

A Zagabria non riesce invece a passare la richiesta, avanzata dal movimento civico «Il cerchio per la piazza», di cambiare nome a piazza Tito ribattezzandola «piazza del Teatro», visto che proprio lì si erge l’edificio ospitante il Teatro nazionale croato, o con un altro nome «nuovo, civile e degno di essere onorato». Lo scorso maggio un centinaio di persone avevano manifestato in tal senso sostenendo che «la lotta per la cancellazione dai luoghi pubblici di tutti i simboli del terrore, del crimine e del totalitarismo non è una battaglia solo in favore della Croazia, ma una difesa della democrazia e della libertà». Due anni or sono nessuno dei principali partiti politici rappresentati nel Consiglio comunale – nemmeno l’HDZ – aveva recepito la proposta di un referendum cittadino sul tema. Il ministro degli Interni Tomislav Karamarko ha però giudicato «una vergogna» l’attuale intitolazione della piazza. «Non è ammissibile – ha dichiarato Zvonimir
Čičak, presidente del Comitato Helsinki della Croazia – che ci sia nel centro della capitale una piazza che porta il nome del dittatore comunista jugoslavo, soprattutto dopo la scoperta di molte fosse comuni di cui lui fu l’unico responsabile».

In Italia ancor oggi 9 località, tra cui Parma e Reggio Emilia, ricordano Tito nella loro toponomastica.

 

La donna in Istria e Dalmazia

Sono state visitabili da mercoledì 5 a domenica 30 ottobre, presso il Civico Museo della Civiltà Istriana, Fiumana e Dalmata di via Torino 8 a Trieste, nelle sale al piano terra del palazzo museale, due mostre: La donna in Istria e Dalmazia nelle immagini e nelle storie, realizzata a cura di Giusy Criscione dall’ANVGD di Roma in collaborazione con l’Associazione delle Comunità Istriane e con l’IRCI, e Ricordando Lussino - Omaggio a Neera Hreglich, memoria storica dell’isola di Lussino, a cura di Rita Cramer Giovannini. Ambo le esposizioni, ad ingresso libero, sono state organizzate da Licia Giadrossi-Gloria, segretaria generale della Comunità di Lussinpiccolo - Associazione italiana dei Lussignani non più residenti a Lussino, che fa parte dell’Associazione delle Comunità Istriane.

La mostra La donna in Istria e Dalmazia nelle immagini e nelle storie era stata presentata per la prima volta a Roma dal 5 ottobre al 5 novembre 2005. Con lo stesso titolo l’ANVGD aveva edito nel 2008 un corposo volume di 284 pagine, sempre a cura di Giusy Criscione, contenente i saggi: Una fabbrica d’emancipazione femminile: storia delle tabacchine rovignesi e Il sale della vita, entrambi di Rosanna Turcinovich Giuricin, Il costume istriano e dalmato nelle fonti iconografiche, di Grazia Bravar, e Alcune considerazioni sulla letteratura della memoria e dell’esodo, di Giusy Criscione. La seconda parte del libro è suddivisa in otto raccolte di documenti e testimonianze intitolate: La donna e il mare, Donna e madre, Le Famiglie, Donne al lavoro, Donne illustri, L’Esodo, Costume e Costumi, Ritratti e Tipi. I testi sono inframmezzati da numerose foto d’epoca, che illustrano il mondo muliebre istro-quarnerino-dalmato dall’800 alla metà del ’900. La versione triestina della mostra è stata suddivisa in sei sezioni, che hanno raffigurato le donne istro-quarnerino-dalmate del passato nei loro diversi aspetti.

La mostra attigua era dedicata a Neera Hreglich. Nata a Lussingrande nel 1915, si trasferì da ragazza con la famiglia a Trieste, ma le estati continuò a passarle a Lussino. Da adolescente fondò con altre coetanee l’associazione «Carità e lavoro» a favore dei bambini di famiglie povere. Durante la Seconda guerra mondiale fece la crocerossina. Nel dopoguerra seguì le vicende degli esuli lussignani e si impegnò nelle loro associazioni. Curò la collana in sei volumi Ricordando Lussino e il libro Lussino nel passato, autentiche pietre miliari per quanti vogliano conoscere l’isola. Quando è mancata, nell’aprile scorso a 96 anni, era presidente onoraria della Comunità di Lussinpiccolo. La mostra è stata suddivisa in tre sezioni: la prima ha riguardato gli anni giovanili, la seconda la collana Ricordando Lussino, la terza il padre Antonio. All’affollata inaugurazione della mostra, Licia Giadrossi Gloria ha definito Neera «molto vivace e determinata, piena di voglia di fare del bene», Rita Giovannini «radiosa, sensibile, altruista». Dal suo immenso archivio fotografico sono state tratte le immagini esposte. Il direttore dell’IRCI Piero Delbello ha auspicato che il cospicuo materiale raccolto da Neera Hreglich durante la sua lunga vita possa venir donato al museo.

 

Fiume: avviato il corso di laurea

in Lingua e Letteratura italiana

Il 6 ottobre è stato solennemente aperto il corso di laurea triennale in Lingua e Letteratura italiana presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Fiume. La prof.ssa Cristina Benussi, preside della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Trieste, ha tenuto una lectio magistralis dal titolo Il romanzo di formazione nel Risorgimento italiano: Foscolo, Manzoni, Nievo. Il neo-istituito corso di laurea è a numero chiuso. Vi hanno avuto accesso 25 giovani, provenienti non solo dal Quarnero, ma anche da Zagabria, Varaždin e Zara. Con tale importante innovazione, resa possibile anche grazie all’interessamento del Consolato generale d’Italia a Fiume, si completa la verticale scolastica in lingua italiana nel capoluogo quarnerino, che ora – come a Pola – offre l’intero ciclo d’istruzione dall’asilo nido all’università. Capo dipartimento è la professoressa Gianna Mazzieri Sankovic. Tra i docenti troviamo il preside dell’Università di Padova Michele Cortellazzo. La scorsa primavera si era svolto, sempre alla Facoltà di Lettere e Filosofia di Fiume, un corso di perfezionamento di lingua, comunicazione e cultura italiana.

 

Sicciole: scuola italiana inagibile

L’edificio di Sicciole ospitante l’asilo «La coccinella» e la sezione periferica della scuola elementare-media italiana «Vincenzo e Diego de Castro» di Pirano è stato dichiarato inagibile. I circa 40 alunni sono stati trasferiti rispettivamente all’asilo o alla sezione di Santa Lucia della «Vincenzo e Diego de Castro». Naturalmente ciò ha creato disagi alle famiglie. Il futuro si presenta incerto, visto che le soluzioni sarebbero due, ma entrambe costose: ristrutturare l’attuale edificio o abbatterlo costruendone uno nuovo. Questa seconda ipotesi richiederebbe una spesa di 440.000 euro. Il timore è che l’attuale situazione di provvisorietà si protragga nel tempo, con il rischio che alcuni genitori spostino i propri figli nella corrispondenti scuole slovene delle località di residenza.

 

Arbe: monache espropriate due volte

Il regime comunista jugoslavo aveva espropriato alle suore benedettine di clausura del monastero di Sant’Andrea sull’isola dalmata di Arbe sia il terreno sia l’edificio-foresteria attigui. In seguito all’accordo economico tra Vaticano e Croazia, quei beni sono stati loro nuovamente intestati ma non materialmente restituiti, visto che il sindaco di Arbe Zdenko Antešić ha venduto l’edificio a chi lo occupava a scopo abitativo. Per farlo, si è richiamato a una legge croata riguardante il diritto di possesso. Il catasto tuttavia riconosceva la proprietà delle monache, ragion per cui gli inquilini sette anni fa hanno intentato causa. Il tribunale di Arbe ne ha accolto l’istanza. Allora le monache si sono rivolte alla Corte d’Appello di Fiume, tanto più che il prezzo d’acquisto sarebbe stato poco più che simbolico (1.000 euro) e alcuni acquirenti sarebbero iscritti al partito del sindaco: quello socialdemocratico. «L’accordo intergovernativo tra Santa Sede e Repubblica di Croazia – spiegano gli avvocati delle suore – prevede esplicitamente la restituzione dei beni immobili alla Chiesa. È incontestabile che l’edificio sia parte integrante del monastero, da un millennio casa delle Serve di Dio».

In attesa della sentenza, le attuali nove suore (alcune croate, altre italiane) hanno scritto a monsignor Francesco Casari, delegato apostolico per la Croazia, lamentando di non poter accogliere le novizie, vista l’alienazione dell’edificio un tempo a ciò destinato. In precedenza avevano interessato il vescovo emerito di Belluno-Feltre monsignor Maffeo Giovanni Ducoli, il quale ha investito della questione il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

 

Dignano: la Questura tutela gli inquilini abusivi

Da tempo ormai parecchie case del centro storico di Dignano sono occupate da indigenti ed emarginati, specie di etnia rom. Prima appartenevano a dignanesi esuli, poi furono nazionalizzate in epoca jugoslava o lasciate in un limbo giuridico. Quindi le autorità giudiziarie della Croazia indipendente hanno riconosciuto la Città di Dignano quale proprietaria. Per decenni però sono rimaste senza manutenzione e ora dunque non hanno più i requisiti dell’abitabilità. Viverci dentro è dunque pericoloso, ma in mancanza di meglio alcuni corrono questo rischio.

Da anni il sindaco Klaudio Vitašović cerca, anche per via giudiziaria, di far sgombrare gli inquilini abusivi da tali abitazioni, che vorrebbe far restaurare per poi vendere o dare in affitto. A ostacolarlo adesso però ci si è messa anche la Questura istriana, che rilascia la carta d’identità con l’indirizzo dello stabile occupato a quanti ne fanno richiesta dichiarandosi residenti di fatto. Così al sindaco non resta che insistere con le vie legali. Ma la strada è tutta in salita.

 

Emanuela D’Alessandro nuovo ambasciatore d’Italia in Croazia

Il Ministero degli Esteri ha nominato Emanuela D’Alessandro nuovo ambasciatore d’Italia in Croazia. Subentra ad Alessandro Pignatti Morano di Custoza, che aveva ricoperto tale funzione dalla fine del 2007. La notizia è stata ufficializzata lo scorso 12 ottobre. Romana, laureata alla Luiss, Emanuela D’Alessandro ha iniziato la carriera diplomatica nel 1987 operando presso la Direzione generale del Personale. Ha quindi prestato servizio prima a Budapest, presso l’Ambasciata d’Italia, poi a Vienna sia presso l’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE) sia presso la rappresentanza italiana all’OSCE. Nel 2001, durante la presidenza italiana del G8, ha svolto un importante incarico presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri. Dopo un periodo trascorso quale responsabile della Direzione generale del Personale, nel 2008 è stata nominata direttore dell’Istituto Diplomatico.

«L’Arena di Pola» e il Libero Comune di Pola in Esilio si felicitano con la dott.ssa D’Alessandro formulandole i migliori auguri di buon lavoro insieme all’auspicio di una proficua collaborazione. Ringraziano inoltre l’ambasciatore Pignatti Morano di Custoza sia per l’importante opera svolta sia per la sensibilità dimostrata in questi quattro anni verso le istanze da noi sollevate.

 

Fiume: nuovo edificio per il nido e l’asilo italiano

Il presidente Furio Radin e il presidente della Giunta esecutiva Maurizio Tremul per l’Unione Italiana (UI), la presidente Agnese Superina per la Comunità degli Italiani di Fiume e il sindaco Vojko Obersnel per la Città di Fiume hanno firmato il 12 ottobre scorso in municipio una lettera d’intenti per la costruzione di un edificio nel rione di Krljevo destinato a ospitare due sezioni del nido e tre dell’asilo in lingua italiana, la direzione didattica autonoma e una sala polivalente. Erano presenti il console generale d’Italia a Fiume Renato Cianfarani e il revisore dei conti del Ministero degli Esteri Massimo Spinetti.

L’UI finanzierà e realizzerà tutta la documentazione progettuale e gli elaborati geodetici necessari, assicurerà condizioni, approvazioni e permessi richiesti per la costruzione dell’edificio, sosterrà tutte le spese derivanti, comprese quelle comunali e il contributo per l’acqua, finanzierà la costruzione dell’edificio e procurerà il certificato di agibilità, garantirà il cofinanziamento degli arredi e inserirà le nuove sezioni nel sistema delle istituzioni prescolari e scolastiche della nostra minoranza, onde rendere possibile da parte del Ministero degli Esteri la donazione di attrezzature, mezzi e sussidi didattici, libri e abbonamenti a riviste specializzate, nonché l’aggiornamento linguistico e professionale del personale docente.

La Città invece finanzierà e realizzerà le iniziative giuridico-patrimoniali relative alla predisposizione del terreno (di circa 3.300 metri quadri) e dell’infrastruttura, consentirà all’UI di ottenere i permessi di costruzione, assumerà la proprietà e la gestione dell’asilo, cofinanzierà gli arredi dell’edificio e finanzierà permanentemente le spese per i nuovi dipendenti e i materiali dell’edificio.

 

Atlante e antologia dell’Adriatico orientale

Sono stati presentati giovedì 12 ottobre alla Biblioteca statale di Trieste due volumi indivisibili editi dall’Istituto regionale per la storia del movimento di liberazione nel Friuli Venezia Giulia (IRSMLFVG): Il tempo dei confini. Atlante storico dell’Adriatico nord-orientale nel contesto europeo e mediterraneo 1748-2008, di Franco Cecotti in collaborazione con Dragan Umek, e Un’epoca senza rispetto. Antologia sulla questione adriatica tra ’800 e primi ’900, a cura di Fulvio Pappucia in collaborazione con Franco Cecotti.

L’atlante (223 pagine) illustra, con 88 cartine geografiche e annessi testi esplicativi, i cambiamenti di confine avvenuti negli ultimi due secoli e mezzo nell’Alto Adriatico, in un continuo rimando tra Adriatico nord-orientale, Europa e Mediterraneo. Tale strumento didattico-divulgativo è integrato da sei appendici, tra cui un dizionario tematico e geografico, una scheda demografica e una con i toponimi scritti in più lingue.

L’antologia (331 pagine) raccoglie una selezione di testi, didatticamente presentati e commentati, di intellettuali del primo Novecento attivi nel dibattito politico sull’Adriatico orientale: i triestini Angelo Vivante, Ruggero Timeus, Scipio Slataper e Giani Stuparich e il goriziano sloveno Henrik Tuma, con in più alcune pagine di Giuseppe Mazzini. Il volume contiene rinvii a scritti di altri autori pubblicati sul sito internet dell’IRSMLFVG e una bibliografia di testi utili allo studio degli argomenti trattati nell’antologia.

 

IRCI e Archivio Museo storico di Fiume a rischio

Federico Guidi, consigliere PDL di Roma Capitale, ha lanciato un appello al Governo affinché non venga ridotto il contributo statale permanente che l’art. 2 della legge 92/2004, istitutiva dal Giorno del Ricordo, prevede a sostegno dell’Archivio Museo storico di Fiume, con sede a Roma, e dell’Istituto Regionale per la Cultura Istriano-fiumano-dalmata (IRCI), con sede a Trieste. L’appannaggio dovrebbe essere di 100mila euro annui a testa, ma dal 2006 è sceso a 85mila, quindi a 70mila e nel 2011 a 46mila.

Il 2 ottobre l’ANVGD nazionale aveva paventato il rischio che «ben presto» tale contributo venisse prosciugato, mettendo in forse «la sopravvivenza di strutture così importanti che puntavano su quei fondi per intavolare programmi di divulgazione e ricerca di eccellenza». «Diventa impossibile – aveva sottolineato l’ANVGD – fare un lavoro di programmazione, perché se lo si fa, ci si trova ad aver progettato un grattacielo con i fondi per una villetta».

 

Premio «Aqui Storia»

a Stefano Zecchi

Lo scrittore Stefano Zecchi, docente di Estetica all’Università di Milano, ha vinto l’edizione 2011 del Premio «Aqui Storia» per la sezione romanzo storico con Quando ci batteva forte il cuore (Mondadori), ambientato fra l’Istria e Venezia nell’immediato secondo dopoguerra. La consegna è avvenuta il 22 ottobre al Teatro Ariston della cittadina piemontese. In tal modo il tema dell’esodo istriano riceve un’ulteriore "riabilitazione" a livello nazionale dopo tanti anni di oblio forzato. Lo scorso 17 giugno il Libero Comune di Pola in Esilio aveva conferito al noto intellettuale il premio «Istria Terra amata» durante il proprio raduno a Pola, località dove le vicende narrate nel romanzo hanno inizio.

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