POLA, 3 SETTEMBRE 2011: RICORDO E PACE

La potenza sovietica nel 1939-40-41 mise in atto stragi compiute a freddo in base ad un disegno politico di snazionalizzazione dei territori occupati e di eliminazione preventiva di potenziali avversari o resistenti. Ciò avvenne in Polonia, pochi giorni dopo la firma del Patto di Mosca tra Hitler e Stalin (detto "Patto Ribbentrop-Molotov"), per la spartizione dell’Europa orientale fra l’espansionismo nazista e l’espansionismo comunista, che fu celebrata fra l’altro con la parata militare congiunta fra truppe tedesche e russe di Brest Litovsk del 22 settembre 1939, evento che appare mostruoso e incredibile, ma è ben documentato. Analoghe stragi avvennero in Lituania, Estonia e Lettonia, poi in Finlandia, che si oppose con coraggio all’invasione sovietica, ed in parte della Romania: Bessarabia e Bucovina Settentrionale. Non si trattò di rappresaglie, perché nessuna forma di resistenza era ancora iniziata contro gli occupanti sovietici. Alla fine della seconda guerra mondiale e negli anni successivi la potenza sovietica operò nuove stragi in Austria, Ungheria, Cecoslovacchia, Bulgaria e nel resto della Romania, per fare piazza pulita degli oppositori politici e dei punti di riferimento della società civile e per annientare le rivolte popolari.

In questo disegno politico di dimensione continentale e di lungo periodo, generato dalla ideologia comunista, si inserì anche la politica di snazionalizzazione preventiva operata dalle forze armate jugoslave, agli ordini del Maresciallo Josip Broz "Tito", sui territori della Venezia Giulia, di Fiume e della Dalmazia, durante e dopo la seconda guerra mondiale. Fu copiato lo schema seguito dai sovietici in Europa orientale agli inizi della guerra e gli obiettivi furono i medesimi: snazionalizzazione ed estensione del comunismo. L’ordine generale poteva forse non venire direttamente da Stalin, uno dei Grandi Alleati, il quale doveva rispettare in qualche modo gli Accordi di Yalta e di Potsdam, però ricordiamo la prolungata permanenza di Tito alla scuola di Mosca. Ed ecco che, dopo centinaia di anni di vicinanza di etnie differenti nei territori ad est dell’Adriatico, la difficile convivenza fra Regno d’Italia e Regno di Jugoslavia, dal 1918 al 1941, talvolta accettabile, talvolta insopportabile per reciproche vessazioni e sopraffazioni, sfociò in guerra aperta e crudele e, in concomitanza con nefande lotte fratricide fra le popolazioni slave, che riempirono di fosse comuni le loro terre, giunse fino alle estreme conseguenze delle foibe a danno degli italiani, nel 1943 e 1945, e del loro esodo di massa dalle proprie terre.

Tutto ciò purtroppo non è stato sintetizzato compiutamente ed adeguatamente nel discorso congiunto dei due Presidenti Giorgio Napolitano ed Ivo Josipović nello storico incontro di POLA del 3 settembre 2011. Va sottolineato che le parole utilizzate sono state soppesate attentamente ad una ad una e potranno essere ben accette alle future generazioni che le studieranno; ma per gli esuli presenti, la cui sensibilità è stata acuita nel corso dei decenni dal silenzio di stato, dall’ignoranza altrui e da conseguenti accuse senza senso, la sintesi adoperata ha richiamato inevitabilmente alla memoria i ben noti argomenti di "colpe" dell’Italia, che avrebbero avuto come automatica conseguenza foibe ed esodo, e ciò è rimasto dolorosamente non accettato dagli esuli stessi, proprio considerando il reale svolgimento degli avvenimenti storici, sopra ricordato. Per contro, per la prima volta in un discorso di alta levatura e, soprattutto, coinvolgente le massime autorità italiana e croata, si è sentita l’espressione «folle vendetta delle autorità postbelliche dell’ex Jugoslavia», che è molto forte anche se non completamente aderente alla realtà, sempre per quanto sopra ricordato. Comunque sia, Tito agì sempre in sintonia con la politica di Mosca, fino al 1948.

Ma il profondo turbamento di alcuni di noi esuli, e certamente di chi scrive, mentre eravamo presenti nell’Arena di POLA la sera del 3 settembre, ha avuto anche altre origini, oltre a queste omissioni.

Anzitutto, abbiamo ricordato molte altre riunioni in Arena: le tante rappresentazioni operistiche cui assistettero serenamente i nostri genitori, nel felice periodo in cui POLA fu italiana; per contro, l’adunanza di partigiani jugoslavi e soldati con la stella rossa sul berretto, occupatori, non liberatori, avvenuta nel maggio 1945; la manifestazione patriottica italiana del 15 agosto 1946, cui seguì tre giorni dopo la strage di Vergarolla, la quale fu una delle concause dell’esodo; il drammatico addio a POLA italiana del 31 dicembre 1946; infine, la inaccettabile manifestazione del 15 settembre 2007 in cui l’ex Presidente croato Mesić celebrò un inesistente 60° anniversario del "ritorno di POLA alla madre-patria croata".

Inoltre e soprattutto, noi esuli presenti in quel luogo per noi sacro (fummo gli unici italiani in piedi durante l’esecuzione del "Va, pensiero") eravamo consci di rappresentare migliaia di esuli aderenti alle varie associazioni e, idealmente, gran parte degli esuli viventi e di quelli ormai morti in un esilio senza fine, i quali non hanno potuto fare la scelta del 3 settembre 2011, però "optarono" per l’Italia e la libertà una volta per sempre. Abbiamo quindi portato in quella sera e portiamo sulle nostre coscienze il peso di una scelta di enorme importanza: insieme con Giorgio Napolitano, Presidente della Repubblica Italiana, e con Ivo Josipović, Presidente della Repubblica di Croazia, ci siamo “perdonati reciprocamente il male commesso” dai popoli italiano e croato.

Ho rivolto il mio pensiero a Norma Cossetto, gettata nella foiba di Surani nella notte in cui io nacqui; agli unici due infoibati usciti vivi da una foiba, Giovanni Radeticchio e Graziano Udovisi, al quale porsi i ringraziamenti di POLA nella sua ultima presenza in pubblico nel 2009; ai sette infoibati della famiglia Tarticchio; a Giuseppe Cernecca, lapidato e decapitato; ai Luxardo annegati nel mare di Zara; a Skull, Gigante, Sincich, Blasich soppressi a Fiume; ai difensori di Cherso ed a Stefano Petris; alle migliaia di infoibati e scomparsi nel nulla, da tutte le nostre Terre; a noi esuli e a tutti quelli che sono morti fuggendo dal paradiso comunista sotto i reticolati di filo spinato o sono morti di freddo e di stenti in Italia. E, tuttavia, ho aderito fermamente allo spirito della dichiarazione congiunta.

Ma è giusto? Sì, è giusto. E si è trattato di una scelta che si può fare una sola volta, senza ripensamenti. Ciascuno di noi ha operato la sua scelta quando ha accettato l’invito all’incontro del 3 settembre a POLA ed ha così preso la decisione, per sé e per gli altri, perché convinto della buona fede dei due Presidenti. Ciascuno di noi, anche in base alla propria fede cristiana, ha deciso per un futuro di pace dei popoli e delle singole coscienze, che deve fondarsi sul ricordo del male passato ed alimentarsi con la costruzione quotidiana del bene.

  Tito Lucilio Libero Sidari
Esule da POLA dal 2 febbraio 1947
Vicesindaco del Libero Comune di POLA in Esilio
 
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