DA UNA SOLA ESPERIENZA DIVERSI SENTIRE - Editoriale di SILVIO MAZZAROLI

Il recente incontro dei Presidenti delle Repubbliche d’Italia e Croazia a Pola ha riacceso la polemica, o quantomeno il confronto, tra quanti, pur avendo condiviso l’analoga tragica esperienza delle foibe e dell’esodo, sono favorevoli o contrari ad un riavvicinamento tra italiani, croati e, per analogia, sloveni e, più in particolare, tra quanti di noi "italiani" scegliemmo, a seguito del 2° Conflitto mondiale, di esulare dalle nostre terre d’origine e quanti, invece, decisero di rimanervi, vuoi per la piena condivisione dell’ideologia comunista, vuoi per una sua rassegnata e sofferta accettazione. Non c’è di che meravigliarsi!

Questo diverso modo di sentire, questo scontro di sentimenti, è tuttora avvertibile, palese e, soprattutto, più che giustificato a livello individuale; lo è altrettanto, anche se per taluni aspetti strumentale, a livello collettivo, ovvero associativo, dove talvolta il sentire dei più soffoca e condiziona quello dei singoli. Lo è anche nell’ambito del nostro stesso Libero Comune di Pola in Esilio dove i distinguo tra favorevoli e contrari non sono pochi e di poco conto. Il sottacerlo sarebbe sciocco e, soprattutto, irriguardoso nei confronti del sentire di tutti e di ciascuno che va, invece, rispettato. Il rispetto altrui non deve, però, impedire di sviluppare le proprie convinzioni e di perseguire gli obiettivi che ne conseguono ed è ormai fuori discussione che, per volontà dell’Assemblea generale dei soci, l’obiettivo che la nostra Associazione persegue è quello della ricucitura dello strappo verificatosi nell’ambito dell’originaria comunità polese, dando altresì la propria disponibilità a collaborare con quanti intendano svolgere un’analoga azione nei confronti delle comunità: istriana, fiumana e dalmata.

Certo, è necessario avere ben chiaro ciò che si vuole conseguire attraverso detto riavvicinamento, nel quale, soprattutto, i contrari vedono una sorta di riappacificazione acritica volta a dimenticare il passato, gravandolo nuovamente di quell’oblio che solo in anni recenti è stato parzialmente sollevato per cercare di ristabilire una verità storica che per noi risulta a tutt’oggi abbondantemente distorta. Nulla di più sbagliato ed è persino pleonastico affermare che l’obiettivo perseguito è esattamente l’opposto. In effetti, riavvicinamento significa in primo luogo dialogo; proprio quel dialogo che sin qui mancato ha impedito di pervenire al rispetto delle reciproche memorie che, individuali per propria natura, non potranno mai essere pienamente condivise. Rispettate però sì ed è questo il solo presupposto per una riappacificazione stabile e duratura.

Tuttavia, ancorché particolarmente sentito e coinvolgente, quello del rispetto della memoria relativa al periodo limitato e contingente degli anni a cavallo del secondo conflitto mondiale non è il solo aspetto che deve essere preso in considerazione; ce n’è un altro, persino più importante, che riguarda la salvaguardia dell’italianità dell’Istria e, più in generale, delle terre dell’Adriatico orientale.

A tale proposito, un nostro socio, dopo averci manifestato il proprio rammarico per le difficoltà incontrate in Patria in quanto esule e che si tradurrebbe in un insostenibile disagio nel ritrovarsi esule nella propria Città d’origine – motivo per cui non ha partecipato al nostro recente raduno a Pola ed è visceralmente poco incline alla riconciliazione – scrive: «Ricordando che lo scontro etnico fra le civiltà latino-veneta e balcaniche nasce per motivi di esasperazione sciovinistica nel passato, possiamo affermare che il regime comunista ne fu solo la concausa acceleratrice. Oggi che anche la Croazia e la Slovenia non hanno più i regimi del passato, rimane tuttavia nell’intimo slavo il desiderio di contrastare e ove possibile estirpare nei territori dell’Istria e della Dalmazia la centenaria presenza latino-veneta, nella speranza che nell’esaurirsi di quest’ultima quella balcanica trovi uno spazio e una propria ragione storico-culturale». Si tratta di affermazioni sulle quali merita soffermarsi e riflettere.

In primo luogo esse evidenziano che l’antagonismo italo-slavo ha radici più profonde che non la contrapposizione delle sole ideologie del secolo scorso; in secondo luogo denunciano il cambiamento in atto anche nelle vicine Repubbliche e, da ultimo, il perdurante tentativo da parte slava di estirpare dalle nostre amate terre la centenaria presenza latino-veneta, per non dire italica. È proprio in quest’ultima affermazione che risiede il pericolo che oggi più di qualsiasi altro dobbiamo impegnarci a scongiurare, non solo per tramandare un ricordo inesorabilmente destinato ad affievolirsi con il tempo di quella che è stata la nostra storia, bensì per mantenere vive anche lì dove per secoli hanno allignato la nostra cultura, le nostre tradizioni e la nostra lingua e dare loro un futuro.

Se è questo ciò che veramente si ha a cuore, se è questo ciò che veramente si vuole una domanda sorge spontanea. Pensa veramente qualcuno che il pericolo lo si possa scongiurare standosene qui in Italia, quand’anche non dispersi per il mondo, ripiegati su se stessi? o che lo si possa fare solo con le parole o con i libri?

Evidentemente no! Ci vogliono fatti e rifiutare il confronto con una realtà – quella dei connazionali sull’altra sponda dell’Adriatico – sarebbe fortemente autolesionistico, perché contrario ai nostri interessi. Ecco perché il Libero Comune di Pole in Esilio, cercando di trarre beneficio dal cambiamento dei tempi in atto, ha intrapreso, con determinazione e con un pragmatismo scevro da soverchie illusioni riguardante soprattutto i tempi di realizzo, la via del riavvicinamento e del dialogo, nella ferma convinzione che solo il sostegno alla nostra comunità autoctona e l’incremento della nostra presenza in loco possano garantire, sia pure in quel contesto plurietnico e plurilinguistico che sempre c’è stato, la salvaguardia dell’italianità dell’Istria. Lo ha fatto per amore della nostra terra e della nostra storia e con l’orgoglio per quello che siamo e rappresentiamo.

Meditate, meditate gente!

Silvio Mazzaroli
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