A Pola l'abbraccio dei viventi ai defunti di Paolo Radivo

A Pola l’abbraccio dei viventi ai defunti

Le cerimonie polesi per la giornata dei defunti hanno visto quest’anno una partecipazione superiore a quella del 2010 e due piccole tappe in più. Organizzatrice dell’evento è stata, come sempre, la Comunità degli Italiani (CI) di Pola in collaborazione con il Libero Comune di Pola in Esilio (LCPE) e il Consolato generale d’Italia a Fiume.


Alle 10.30 ha avuto inizio in duomo la messa in italiano celebrata da monsignor Desiderio Staver. Fra i banchi hanno preso posto una cinquantina di persone: una decina in più rispetto a un anno fa. Dietro l’altare erano posizionati 28 componenti del coro misto della società artistico-culturale «Lino Mariani», diretti dal maestro Edi Svich e accompagnati dall’organista Branko Okmaca. Un cineoperatore ha inoltre filmato vari momenti della funzione. Dunque complessivamente vi era un’ottantina di persone. Tale incoraggiante risultato è stato raggiunto malgrado nell’ultimo numero de «L’Arena» non fossimo riusciti a pubblicizzare il programma della giornata perché non ancora disponibile.

Da Fiume è giunto, graditissimo, il console generale Renato Cianfarani insieme alla segretaria Ileana Jančić. Anche questa volta ha presenziato Furio Radin, parlamentare della minoranza italiana e capogruppo delle minoranze nazionali al Sabor di Zagabria, nonché presidente dell’Unione Italiana. La delegazione dell’LCPE era guidata dal vice-sindaco Tito Lucilio Sidari, dal nostro direttore Silvio Mazzaroli e dai consiglieri Maria Rita Cosliani, Salvatore Palermo, Claudio Pavesi, Paolo Radivo e Lino Vivoda. La delegazione della CI era condotta dal presidente Fabrizio Radin, dalla presidente dell’Assemblea Claudia Millotti, da Silvana Wruss, presidente del comitato polese della Società Dante Alighieri, e da Tamara Brussich, direttrice degli asili italiani di Pola «Rin Tin Tin».

La connazionale “rimasta” Sandra Kalagac ha letto le prime due letture e il salmo, mentre Graziella Palermo, assessore dell’LCPE, la successiva preghiera dei fedeli. Monsignor Staver ha invitato a ricordare i cari defunti con gratitudine e amore nella fede. «La nostra preghiera – ha detto – sia loro d’aiuto nell’attesa della redenzione. Un giorno vivremo tutti assieme alla destra del Padre. Se l’idea della morte ci addolora, ci consola invece la promessa dell’immortalità. Con la morte la vita non viene tolta, ma solo trasformata: viene distrutta la dimora del nostro esilio terreno, ma viene preparata la nostra futura dimora nel Cielo».

Il coro ha magistralmente interpretato diversi canti sacri elevando gli animi di tutti. All’ultimo, «Signore delle cime», è stato tributato un applauso finale.
Buona parte dai convenuti si è quindi recata al cimitero di Marina. Al famedio militare italiano sono state deposte corone di fiori ai piedi della grande lapide che commemora i caduti. Il console ha affermato che il ricordarli è un’occasione per esprimere i nostri sentimenti d’amore e gratitudine a quanti hanno sacrificato la propria vita. «È grazie a loro – ha aggiunto – se siamo stati in grado di costruire l’Europa che noi tutti oggi conosciamo, sicura e senza guerre». Cianfarani ha infine invitato a costruire insieme il futuro senza lasciarci condizionare dalle tragedie del passato.

Tito Lucilio Sidari ho voluto rendere partecipi gli astanti di un principio fondamentale, spesso dimenticato nella vita civile ma non fra i militari: «Un Caduto non è più un nemico, qualunque sia stata la sua divisa. Vi sono qui intorno a noi, nel Cimitero di Marina, tanti fratelli che hanno dato la vita per cause differenti. Sollevando gli occhi dalle loro sepolture, vedo un futuro sempre meno indistinto, sempre più nitido, foriero di pace e di progresso, nonostante le difficoltà, che noi cerchiamo di superare anche con questi nostri incontri». Tale consapevolezza potrebbe agevolare il processo di ricomposizione del popolo istriano, forzatamente diviso in passato per motivi che oggi risultano anacronistici, dato il nuovo contesto politico europeo che, dopo la dissoluzione della Jugoslavia comunista, sta per riunirci tutti su comuni valori di riferimento al di là dei confini.

Fabrizio Radin
ha rammentato come siano ormai 15 anni che polesani esuli e rimasti si riuniscono ogni 2 novembre a Pola per commemorare assieme i propri morti, compresi coloro che hanno vestito uniformi diverse e che hanno combattuto in guerre diverse, ma che sono tutti presenti a Stoia. «Il cimitero austro-ungarico di Marina – ha sottolineato – è l’esempio di quanto Pola sia oggi una città multietnica e tollerante. Questa civiltà di convivenza si riflette anche nella nostra cerimonia. Mi auguro che tale spirito continui a caratterizzare i rapporti sia tra la comunità dei rimasti e quella degli esuli sia tra la Repubblica di Croazia e la Repubblica Italiana, come è stato durante l’incontro fra i due Presidenti. E mi auguro che potremo ritrovarci qui assieme anche il prossimo anno». Radin si è riproposto di individuare con precisione le tombe di alcune delle vittime della strage di Vergarolla presenti nel cimitero di Marina per onorarle degnamente fra un anno.
Si è quindi scesi a rendere omaggio al cippo memoriale di Nazario Sauro, volontario irredento capodistriano di sentimenti mazziniani impiccato a Pola dagli austriaci il 10 agosto 1916, medaglia d’oro al valor militare. Dopo la deposizione della corona di fiori bianchi, rossi e verdi, ci si è fermati in raccoglimento.
Si è poi raggiunto il cimitero cittadino di Monte Ghiro. Nell’atrio d’ingresso il coro maschile della società «Lino Mariani» ha eseguito due canti. Una corona è stata deposta davanti alla tomba della famiglia Saccon, che contiene anche i resti di 26 delle 64 vittime accertate di Vergarolla.

Ci si è quindi fermati alla stele sepolcrale in memoria del polesano Riccardo Bombig, tenente dei Bersaglieri caduto in Albania l’8 aprile 1939, medaglia d’oro al valor militare.

Una tappa nuova ha avuto luogo presso il sepolcro dell’ufficiale Giuseppe Buttignoni, parente del nostro socio Tullio Canevari. È seguita una sosta presso la tomba dei giovani consiglieri comunali polesi Fortunato Dorigo, Antonio Sinsich e Mario Zanetti, deceduti nei campi di concentramento austriaci (Dorigo e Zanetti a Sitzendorf, Sinsich a Oberhollabrunn) dove erano stati deportati durante la Prima guerra mondiale perché ritenuti dalle autorità politicamente infidi.

Anche quest’anno, come nel 2010, la delegazione dell’LCPE ha omaggiato la tomba di Lino Mariani, giovane polesano come i tre appena citati, ma ucciso dalla Polizia civile il 3 gennaio 1947 insieme a Mario Lussi e Antonio Salgari durante l’occupazione operaia del mulino elettrico Sansa. Per la seconda volta abbiamo attestato con questo gesto non solo la nostra umana pietà per quella vittima e la nostra vicinanza ai parenti, ma anche il rispetto per chi in buona fede fece all’epoca scelte diverse, dato che oggi fortunatamente non sussistono più le ragioni che allora lacerarono la comunità cittadina portandola prima a schierarsi su fronti contrapposti e infine a decidere se esodare mantenendo la cittadinanza italiana o rimanere perdendola. Il «Signore delle cime» di Giuseppe de Marzi e il «Requiem» di Nello Milotti, eseguiti dal coro intitolato allo stesso Mariani, hanno solennizzato questo momento di ritrovata fraternità tra connazionali. Lo scopo condiviso da tutti è di lasciare definitivamente alle spalle le dolorose divisioni del passato per scrivere assieme pagine nuove di speranza, di italianità e di polesanità.

L’ultima tappa del percorso della memoria ha riguardato la tomba del maestro Nello Milotti, mancato il 10 marzo 2011 a 84 anni. Loretta Godigna, vice-presidente della «Lino Mariani», ha evidenziato la preziosa eredità culturale lasciata dal compositore e direttore d’orchestra polese, che aveva a lungo diretto il coro della «Lino Mariani». In suo onore i coristi hanno cantato con riconoscenza i brani «Una voce» e «Requiem», da lui stesso composti.
Di queste nostre cerimonie ha dato notizia, oltre che «La Voce del Popolo», anche il quotidiano polese «Glas Istre».

La giornata comune si è conclusa nella sede della CI in via Carrara per un pranzo che è stato un’ulteriore occasione di incontro e dialogo sereno fra esuli e “rimasti” alla presenza del console generale Cianfarani. Al termine, lo stesso Cianfarani e Furio Radin si sono recati a Fiume per prendere parte alla messa in italiano nella cripta della chiesa di San Romualdo e Ognissanti, cui hanno presenziato anche esponenti della locale CI e del Libero Comune di Fiume in Esilio. Al termine, davanti al cippo del sagrato, don Giuseppe Vosilla ha impartito la benedizione e recitato preghiere per i fiumani defunti di ogni fede e nazionalità.
Paolo Radivo

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