Scorretto volersi consolidare a spese degli altri di Silvio Mazzaroli

Scorretto volersi consolidare a spese degli altri

 

Primo Levi, in un suo scritto, dissertando su quelli che sono i comportamenti degli uomini, accenna al fatto che frequentemente le loro azioni sono improntate «al tentativo inconscio di consolidare il noi a spese degli altri»; tradotto in parole povere equivale a: parlar male degli altri per valorizzare se stessi. Il Macchiavelli, dal canto suo, affermava che «il fine giustifica i mezzi» ed è pleonastico dire che per i cultori di detta linea di pensiero è, all’atto pratico, del tutto irrilevante se quest’ultimi consistono in fantasiose ed inconsistenti illazioni. Considerati i contenuti dei tanti articoli dedicatici sugli ultimi notiziari dall’Unione degli Istriani c’è da chiedersi se non siano proprio questi i principi alla base dell’improvvido e vano tentativo messo in atto per cercare di demolire il "Libero Comune di Pola in Esilio". Inoltre, alla luce della citazione di Schopenhauer («Quando ci si accorge che l’avversario è superiore e si finirà per avere torto, si diventi offensivi, oltraggiosi, grossolani…») che vi si legge e che, oltreché risibile, si configura come un vero e proprio boomerang, c’è da chiedersi se gli autori di detti articoli si siano mai presi la briga di rileggere se stessi.

Tra le accuse che ci vengono mosse c’è anche quella di essere gli autori di un’inaccettabile manfrina e di una becera farsa volta a darla ad intendere che la nostra volontà di ricucitura con i rimasti risponderebbe alla richiesta di un’acclamante cosiddetta base da noi identificata come la maggioranza degli esuli. Ma quando mai abbiamo detto una cosa del genere? Siamo sempre stati consapevoli delle profonde differenze d’opinione esistenti in materia e rispettosi dei punti di vista altrui; onestamente abbiamo detto di non sapere se al riguardo prevalgano i sì o i no ed altrettanto chiaramente che quella che perseguiamo è, non da oggi, la linea della nostra dirigenza condivisa dalla maggioranza, questa sì, di quei soci che più si fanno partecipi della nostra vita associativa attraverso i loro scritti o nelle poche occasioni d’incontro come le Assemblee e le tradizionali celebrazioni. Non tutti hanno la fortuna di avere a portata di mano la propria "base" né la facoltà di trarre vantaggio da tale felice situazione! La verità, semplice e trasparente, è che abbiamo preso una decisione credendo nella validità di un’idea, ci siamo fatti collettori e portavoce di quanti sono con noi in sintonia e ci siamo dichiarati disponibili a collaborare su questo e su altrui progetti purché condivisi. Pertanto, se di farsa si vuol parlare, i suoi protagonisti, ancorché in senso opposto al nostro, sono altri e non noi. Indipendentemente dal numero è, infatti, incontestabile che, così come nella nostra Associazione, anche nelle altre, inclusa l’Unione degli Istriani (dove ci risulta che non pochi tacciano per timore di diventare oggetto di una "fatwa" simile a quella lanciata contro di noi), ci sono non pochi che la pensano allo stesso modo e che agli stessi, pure ammettendo (una verifica risulterebbe alquanto difficile ed aleatoria) che siano minoranza, vanno riconosciuti dignità e diritto di pensiero e d’azione.

Ci si accusa, ancora, di non avere nella nostra azione alcuna progettualità e ci si chiede «quali sigle, nero su bianco, siano state messe giù» negli anni di collaborazione con i rimasti. In tutta onestà ci sembra che il nostro sia di per sé un progetto serio e meritorio, di grande attualità e significato e, in considerazione delle tante difficoltà che lo caratterizzano, da affrontare con coraggio e delicatezza; sul come svilupparlo se ne può anche discutere con chi lo condivide ed appoggia, non certo con chi ha sin qui dimostrato unicamente di volerlo boicottare. Quanto alle sigle, lungi dall’avere una mentalità da sindacalisti e non essendo avvezzi al corporativismo politico, non ne avvertiamo minimamente la necessità; se, invece, le si vuole intendere come firme in calce ad un qualche documento, le consideriamo del tutto premature essendo il nostro un progetto, a differenza dei tanti inconcludenti che si trascinano da decenni, appena in gestazione. Per esperienze personali, siamo più portati al civile confronto, al dialogo rispettoso anche delle sensibilità ed esigenze altrui e, in ultima analisi, alla trattativa diplomatica; a tale riguardo, sembra persino superfluo evidenziare che, se è possibile scegliere con chi avviare la trattativa nonché da chi cercare di farsi sostenere e patrocinare, alla fine per giungere ad un qualche risultato concreto è pur sempre necessario passare attraverso le istituzioni ed i relativi vertici, piacciano o no.

Per concludere, avendo sin qui esercitato il sacrosanto diritto di replica, prendiamo atto dell’intenzione espressa nell’ultimo notiziario dall’Unione degli Istriani di voler porre fine a questa insensata polemica per dedicare le proprie energie e risorse ai problemi degli esuli che maggiormente la coinvolgono. Giusto che chi ha innescata la polemica decida anche di chiuderla e, nella speranza che alle parole seguano i fatti, siamo pronti a fare altrettanto, non per questo rinunciando al nostro progetto. Lo siamo per un duplice ordine di considerazioni. Primo, è bene che ognuno si dedichi a ciò in cui maggiormente crede, per cui è meglio attrezzato e laddove incontra le condizioni più favorevoli per conseguire l’obiettivo che si propone; se lo sapremo fare con reciproco rispetto ed appoggiandoci vicendevolmente nella misura più ampia possibile non potremmo che trarne tutti vantaggi e benefici. Secondo, quello a noi più prossimo è ora il momento della memoria, il "Giorno del Ricordo", e il non affrontarlo uniti sarebbe, per tutti e per ciascuno, colpa grave, un atout servito su un piatto d’argento a chi ci vuol male. Per questo, nelle prossime settimane, il Libero Comune di Pola in Esilio, d’iniziativa propria o partecipe di quelle altrui, sarà come sempre presente, ove possibile con il proprio Labaro, a celebrazioni e cerimonie in ricordo dell’esodo e delle Vittime delle foibe.

Silvio Mazzaroli

  • Notizie Importanti

     

    5 x 1000  90068810325

     

    ARCHIVIO STORICO ARENA DI POLA

    TUTTI GLI ARTICOLI
    DAL 1948 AL 2009

    www.arenadipola.com

      RECAPITI 
    "Associazione Italiani di Pola e Istria-Libero Comune di Pola in Esilio" AIPI-LCPE

    - informatico:
    Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

    cellulare +39 388 8580593.

    - postale:
    c/o Tipografia Art Group S.r.l.
    via Malaspina 1
    34147 TRIESTE

    ***
    Quota associativa annuale, che dà diritto a ricevere L'ARENA DI POLA, euro 35,00 a mezzo bonifico bancario intestato a:
    Associazione Italiani di Pola e Istria-Libero Comune di Pola in Esilio (AIPI-LCPE)
    IBAN dell’UniCredit Agenzia Milano P.zle Loreto
    IT 51 I 02008 01622000010056393
    BIC UNCRITM1222.

    oppure 

    C/C/P 38407722 intestato a "il Periodico L'Arena di Pola"

     ***

    Siamo anche su Facebook. Associazione Italiani di Pola e Istria - Libero Comune di Pola in Esilio
    Diventiamo amici.

    ***

    Dalle elezioni dell' 11 giugno 2017

     Sindaco/Presidente:
    Tito Sidari
    Vice: Maria Rita Cosliani
    Direttore dell'Arena di Pola: Viviana Facchinetti

     (l'organigramma completo nella sezione
    Chi siamo")