SALUTO DELLE ASSOCIAZIONI DEGLI ESULI ISTRIANI, FIUMANI E DALMATI di Silvio Mazzaroli

 Saluto delle Associazioni degli esuli istriani, fiumani, dalmati

di Silvio Mazzaroli 

È con grande piacere che, a nome di tutte le Associazioni degli esuli, rivolgo a voi Docenti e Studenti, convenuti qui a Trieste, capitale morale dell’esodo, per questo III Seminario organizzato dal Ministero per l’Istruzione, l’Università e la Ricerca, alle Autorità ed a tutti i presenti in sala il più cordiale benvenuto e l’augurio per un proficuo incontro. Un sentito ringraziamento ai Ministri e ai Direttori Generali che si sono succeduti agli Ordinamenti scolastici, da ultimo la Dott.ssa Carmela Palumbo, che hanno voluto questi seminari ed agli Uffici del Ministero che, negli anni, vi hanno provveduto, in particolare al Dr. Antonio Lo Bello ed alla Prof.ssa Caterina Spezzano, nonché a tutti coloro che in vario modo hanno reso possibile l’attuazione di questa edizione con un solerte e capillare lavoro organizzativo.

Esprimo vivo apprezzamento per la scelta di Trieste come luogo d’incontro poiché qui, più che in qualsiasi altra parte d’Italia, è possibile percepire la misura della tragedia che ha colpito il nostro popolo. Penso ve ne siate resi conto di persona visitando poc’anzi la Foiba di Basovizza, oggi Monumento nazionale gestito dal Comitato Onoranze per le Vittime delle Foibe facente capo alla Lega Nazionale, ed il Campo Raccolta Profughi di Padriciano, unico superstite dei 120 similari a suo tempo allestiti su tutto il territorio nazionale, definitivamente chiuso solo alla metà degli anni ’70 ed oggi curato, avendolo ricevuto in concessione dalla Provincia di Trieste, dall’Unione degli Istriani che vi ha allestito, con materiali residuali dell’esodo, una mostra permanente oggetto di visita, anche da parte di numerosissime scolaresche, nel corso dell’intero anno. Auspico, pertanto, che la scelta di Trieste possa ripetersi anche in futuro.

La citazione delle suddette località, toccando due dei temi – foibe ed esodo – contenuti nella Legge 30 marzo 2004 n. 92 con cui "La Repubblica riconosce il 10 febbraio quale Giorno del Ricordo al fine di conservare e rinnovare la memoria degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra…" consente, pur lasciando al momento in sospeso il terzo che recita "e delle più complesse vicende del confine orientale", di entrare immediatamente nello spirito di questo nostro seminario che ad essa si ispira.

Foibe ed esodo sono evidentemente gli argomenti di maggiore impatto emotivo; quelli che richiamano immediatamente alla mente le violenze e le sofferenze che hanno coinvolto le nostre genti. Per decenni, quasi in sordina, ne abbiamo parlato solo noi e solo in circoli ristretti. Su di essi era sceso un assordante silenzio, che li ha così esclusi dalla storia nazionale; soprattutto non ne parlavano i libri di testo scolastici lasciando nell’ignoranza generazioni di italiani. Doveroso e giusto, dunque, che oggi noi se ne possa parlare liberamente – non senza qualche difficoltà – ad un pubblico molto più vasto; che noi si abbia accesso al mondo della scuola e, soprattutto, che siano anche altri a farlo, a studiare e ad approfondire questi aspetti, senza più i condizionamenti ideologici di un tempo, alla ricerca di verità che non potranno non essere benefiche ed educative per tutti, non frenare il ripetersi delle aberrazioni del passato e non relegare nell’ipotetico, peraltro sempre immanente, il pericolo del ripetersi di simili tragedie. Sono concetti espressi anche nel discorso pronunciato dal Presidente Napolitano in occasione del recente Giorno del Ricordo in cui, tra l’altro, ha dichiarato che "si è posto fine ad ogni residua congiura del silenzio, a ogni forma di rimozione diplomatica o ingiustificabile dimenticanza rispetto a così tragiche esperienze".

Se ci chiedete se di tutto questo siamo oggi soddisfatti la risposta è un poco convinto sì. Infatti, quanto ancora si avverte nel nostro paese, soprattutto in questo periodo dell’anno, è che, se da un lato l’oblio che gravava su di noi e che spesso si concretizzava in un assurdo "negazionismo", oggi fortunatamente non più sostenibile, è stato parzialmente rimosso, dall’altro non lo sono le tesi "giustificazioniste" che ancora ci affliggono.

Venendo ora al terzo tema della succitata legge, è evidente che la nostra storia non comincia con le foibe, evento tragico e traumatico e che ci ha profondamente segnati ma ormai, fortunatamente, lontano nel tempo, né finisce con l’esodo che, di contro, conserva per chi l’ha vissuto una sua pregnante attualità e non solo perché quella dell’esilio è una condizione dell’anima che non si esaurisce, ma anche perché tanti sono i problemi materiali e, soprattutto, morali che ne sono derivati e che ancora sono in attesa di soluzione. Doveroso, dunque, senza trascurare il dopo che è poi il nostro oggi, studiare ed approfondire tutto ciò che ha preceduto queste vicende perché entrambe non possono essere capite se non inserendole nel contesto globale della storia italiana ed europea del Novecento. Ma di tutto questo, come risulta dai titoli degli interventi in programma, si parlerà nel presente seminario. Non entro, pertanto, nel merito della "storia" che sarà diffusamente trattata da ben più prestigiosi e ferrati relatori; accennerò, invece, a quello che da parte di noi esuli si è fatto e si continua a fare nel "dopo" di dette vicende; lo farò presentando, sommariamente, le nostre Associazioni e delineando il loro impegno.

Il nostro mondo associativo costituisce una piccola galassia in cui sono presenti diversi soggetti; mi limito a citare, in ordine di costituzione, quelli – e sono i meno, anche se i più significativi – ammessi al tavolo di lavoro MIUR/Associazioni degli Esuli: Associazione delle Comunità Istriane, erede diretta del CLN dell’Istria, ed Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia (nate negli anni ’45-’47, a cavallo, dunque, del primo esodo), Unione degli Istriani (sorta nel 1954, subito dopo il ritorno di Trieste all’Italia e la definitiva, di fatto, cessione della Zona B del Territorio Libero di Trieste, all’ex Jugoslavia e, pertanto, a seguito del secondo esodo), i Liberi Comuni in Esilio di Fiume, Pola e Zara (che hanno mossi i loro primi passi negli anni ’60) e da ultimo il Coordinamento Adriatico (istituito nel 1993). Tutti agiscono su base volontaria, non hanno finalità di lucro, non connotazione politica né, tanto meno, partitica; hanno bensì in comune uno spiccato carattere patriottico volto ad affermare e valorizzare l’italianità delle genti istriane, fiumane e dalmate che le ha indotte, nella stragrande maggioranza, a tutto abbandonare pur di rimanere italiane e fatto sì che il grande Indro Montanelli le definisse "doppiamente italiane, per nascita e per scelta".

Le loro finalità, convergenti, sono sintetizzabili in: mantenere, per quanto possibile, vivi il senso civico, i vincoli d’affetto e la reciproca solidarietà delle originarie comunità; difenderne l’identità culturale e storica, attraverso il mantenimento ed il trasferimento ai propri discendenti degli antichi valori e delle tradizioni civili, culturali e religiose; diffondere la conoscenza della storia delle nostre terre e contrastare i tentativi di scippo in atto da parte dei paesi viciniori volti a privare il nostro popolo dei suoi meriti storici, culturali, artistici e, in definitiva, delle proprie radici; approfondire e diffondere la verità storica degli accadimenti a noi più vicini, opponendosi alle strumentalizzazioni politiche ed adoperandosi affinché diventino patrimonio comune della nazione; tutelare i diritti vitali, morali e materiali degli esuli. Il tutto trova attuazione attraverso la pubblicazione di numerosi giornali, l’attivazione di siti e pagine web, l’istituzione di centri di studio come l’Istituto Regionale di Cultura Istriana e relativo Museo, la Società di Studi Fiumani e lo stesso Coordinamento Adriatico, di una significativa attività editoriale a carattere storico, memorialistico, letterario, artistico nonché teatrale, volte anche a preservare i nostri dialetti ed un’intensa attività associativa fatta di convegni, seminari, celebrazioni di santi e patroni, manifestazioni in memoria delle nostre vittime e dei nostri morti, incontri e raduni, accompagnamento di scolaresche sui luoghi della memoria in Italia ed in Istria cercando il coinvolgimento anche di chi, non strettamente legato alle problematiche dell’esodo, dimostra vicinanza ai nostri valori e sentimenti di solidarietà umana e sociale per la nostra scelta di vita.

A fronte di tale comunanza di finalità, problematiche ed impegni, che ha consentito anche l’istituzione di una Federazione delle Associazioni degli Esuli, ciascun nostro sodalizio è, peraltro, portatore di specifiche esperienze. Infatti:

- i dalmati sono passati, in un ampio lasso di tempo, attraverso ben tre esodi. Il primo, a partire dal 1848 e protrattosi sino ai primi anni del ‘900, provocato dalle persecuzioni austro-ungariche nei confronti dei patrioti sostenitori del processo risorgimentale italiano; il secondo al termine del primo conflitto mondiale per l’annessione della Dalmazia, ad esclusione delle isole di Lagosta, Lussino e Cherso e della città di Zara, al Regno di Jugoslavia; il terzo a seguito del terrore delle foibe;

- gli zaratini hanno vissuto il proprio esodo in un tempo più diluito, perché preceduto dallo sfollamento dalla città a seguito dei 52 pesanti bombardamenti alleati che dal novembre ’43 all’ottobre ’44 rasero praticamente al suolo la loro città e siano, tra l’altro, oggi amareggiati per la mancata attribuzione al Gonfalone dell’ultima Amministrazione di Zara italiana della Medaglia d’Oro al Valor Militare, concessa nel 2001 dall’allora Presidente Ciampi ma mai consegnata per un’indebita, ingiustificata e per noi inaccettabile interferenza dello Stato croato;

- gli istriani, tutti indotti all’esilio dalle violenze e vessazioni subite, hanno affrontato l’esodo in contesti diversi: la maggioranza, negli anni imme-diatamente successivi al ’45, dopo aver esercitato il diritto di opzione per la cittadinanza italiana, non sempre accolto favorevolmente dalle autorità jugoslave e sovente concesso con pretestuosi ritardi, dovendo abbandonare tutti i propri beni quando non costretti a disperate fughe dagli esiti spesso tragici; altri, gli abitanti della succitata Zona B, dopo il ’54, avendo dovuto sopportare per quasi un decennio il pesante tallone comunista ed aver poi cullato, sino al Trattato di Osimo del ’75, la speranza di poter fare ritorno alle proprie case;

- i polesani, andata delusa con il Diktat di Parigi la loro speranza di rimanere italiani, hanno, i soli, beneficiato di un esodo organizzato via mare – nel giro di due mesi svuotò la città – che permise loro di portare al seguito parte dei propri beni mobili e di affidare allo stato italiano, dietro promessa d’indennizzo, quelli immobili. Privilegio, peraltro, pesantemente pagato dopo l’approdo in Italia con la dispersione su tutto il territorio nazionale;

- i fiumani si sono portati al seguito nell’esilio, dopo le esperienze vissute nel corso della Reggenza del Carnaro di dannunziana memoria e dello Stato Libero, le aspirazioni autonomiste a lungo coltivate ed i cui ispiratori furono i primi ad essere perseguitati e fisicamente eliminati dai partigiani comunisti.

Quanto precede si pone, altresì, a base delle diverse sensibilità con cui le singole associazioni fissano le priorità del loro impegno ed individuano modalità magari diverse con cui perseguire uno stesso obiettivo. È, dunque, in un contesto di pluralità d’iniziative ed attività che, a fronte del comune impegno a sostegno dei provvedimenti legislativi adottati nei decenni dal Parlamento italiano a favore dei profughi nei settori dell’assistenza giovanile e dell’edilizia riservata – in cui negli anni dell’emergenza post esodo si è particolarmente distinta l’ANVGD avvalendosi di un proprio Ufficio nell’ambito dell’Opera Nazionale Assistenza ai Profughi –, dell’anagrafe, delle previdenze e degli indennizzi per i beni perduti talune associazioni, in virtù di una loro più capillare organizzazione, si sono contraddistinte per un’intensa, purtroppo non sempre proficua, attività ispiratrice e propositrice di articolati legislativi nonché di patronato a sostegno dei propri associati assistendoli nell’istruzione delle diverse pratiche burocratiche. Il riferimento va ancora all’ANVGD, all’Unione degli Istriani ed alle Comunità Istriane.

In tempi recenti, nel quadro dei nuovi scenari internazionali europei, per le nostre Associazioni si sono aperti nuovi orizzonti e campi di attività. Così è stato per l’Unione degli Istriani che ha avviato un’iniziativa avente finalità storica ma anche di tutela dei diritti degli esuli, volta a collocare il nostro vissuto nel più ampio contesto degli esodi europei. Tale iniziativa è basata sul presupposto che difficilmente un diritto, senza la forza dei numeri, può essere esercitato con successo. Gli esuli istriani, fiumani e dalmati sono in Europa gli unici portatori di diritti, quale il mantenimento della proprietà privata, loro riconosciuti dal Trattato di Pace di Parigi; gli esuli europei, a fronte dei nostri 350.000, superano abbondantemente i 12 milioni. Nel 2007, la stessa ha, pertanto, promosso la costituzione dell’Unione Europea degli Esuli e degli Espulsi (UESE), riconosciuta dalla Commissione Europea e che conta oggi 14 organizzazioni nazionali riconosciute nei rispettivi Paesi.

Così, ancora, i tre Liberi Comuni di Fiume, Pola e Zara, in considerazione dei rapporti parentali ed amicali conservati con esponenti delle Comunità Italiane delle rispettive città d’origine e dei migliorati rapporti bilaterali oggi esistenti con la vicina Repubblica di Croazia, ma anche di Slovenia, hanno dato nuovo e maggior vigore al dialogo con i cosiddetti "rimasti" per cercare di ricucire lo strappo verificatosi nelle rispettive comunità d’origine, volto anche a conseguire una loro maggiore collaborazione e diretta partecipazione su argomenti particolari quali la tutela delle tombe italiane nei cimiteri cittadini e, relativamente, alle foibe, nel cercare finalmente di scoprire "chi giace dove".

Ho voluto citare da ultimi questi aspetti perché essi mi consentono di rientrare, avviandomi a conclusione, nello spirito del dettato della Legge istitutiva del "Giorno del Ricordo", riaccennando a foibe, esodo e, più in generale, alla storia del Confine orientale. Ebbene, un recentissimo sondaggio ha rilevato che solo il 44% degli italiani ha una discreta informazione sulle foibe, con una netta prevalenza di giovani a ciò interessati perché aspetto storico "più lampante e cruento", ma che detta percentuale scende ad un appannato 23% relativamente all’esodo la cui conoscenza è relegata, di contro, alla memoria dei più anziani. È la dimostrazione evidente che parecchio rimane ancora da fare e che, se relativamente agli aspetti connessi alla tutela dei diritti violati degli esuli ed ai problemi concreti ad essi legati le responsabilità fanno capo essenzialmente alle Associazioni degli esuli ed al Governo italiano, relativamente alla conoscenza storica ed all’approfondimento delle particolari vicende che lo connotano il compito spetta sì ancora alle nostre Associazioni ma anche, e forse soprattutto, al mondo della scuola con la sua finalità di formazione culturale delle giovani generazioni e, non ultimo, quello di educare al sentimento nazionale. Tutti noi esuli confidiamo, quindi, sull’apporto che il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca ed, in particolare, voi Docenti vorrete e saprete dare alla nostra causa proprio partendo, oltre che dai due che l’hanno preceduto, da quest’ultimo seminario.

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