PERCORSO CELEBRATIVO IN OMAGGIO ALLE VITTIME DEGLI OPPOSTI TOTALITARISMI

Percorso celebrativo in omaggio alle vittime degli opposti totalitarismi 

Quella di sabato 12 maggio sarà la giornata emotivamente più intensa del 56° Raduno Nazionale degli Esuli da Pola in Istria; per i suoi contenuti, stanti le ben note diverse sensibilità individuali, potrà suscitare qualche perplessità anche in chi ha deciso di parteciparvi. Va, perciò, preventivamente illustrata.
Le nostre terre di confine sono state nel corso del "secolo breve" terreno di scontro di opposti totalitarismi, resi ancor più virulenti dalle coesistenti contrapposizioni etniche; la consapevolezza che le componenti più radicali dei contrapposti schieramenti si sono rese parimenti responsabili di sconsiderate violenze si pone a base dell’iniziativa che, assunta congiuntamente dalla nostra Associazione e dall’Unione Italiana, vuole essere di solo omaggio a quanti ne furono vittime, nella considerazione che la pietà umana e la verifica storica di ciò che è stato possono, e talvolta debbono, muoversi su binari paralleli ed indipendenti. Per questo, in un’ottica di reciproco rispetto, che riteniamo di poter offrire ed al contempo pretendere anche da Sloveni e Croati, abbiamo deciso di inserire nel nostro percorso celebrativo e di "riconciliazione", in primis tra Italiani "andati" e "rimasti", le seguenti quattro "stazioni" di un "Calvario", per niente immaginario:

 

Monumento alla Vittime della guerra e delle esecuzioni del dopoguerra
nel Cimitero di Capodistria

Si tratta di un monumento standard (ce ne sono di uguali in altre località) eretto dalle Autorità slovene in omaggio alle vittime (quelle slovene, di gran lunga più numerose delle italiane) del regime titoista dopo la proclamazione della propria Indipendenza. Lo si potrebbe definire "monumento agli infoibati" poiché, come ci risulta da dichiarazioni ormai di pubblico dominio in nostro possesso, esso è la risultante di ispezioni attuate in 11 cavità carsiche del Capodistriano al fine (queste le originarie intenzioni) di verificare la presenza di resti umani, riportarli in superficie per un’eventuale identificazione ed una loro degna sepoltura. Da tutte le suddette cavità sono stati recuperati complessivamente circa 360 kg di ossa umane (assimilabili a circa 130 individui), poi inviati all’Istituto di Medicina Legale di Lubiana per i successivi accertamenti.

Nel corso delle ispezioni erano anche stati reperiti documenti ed oggetti personali, resti di uniformi militari (anche di carabinieri), di abiti talari, ecc.. Purtroppo, alle buone intenzioni non sono seguiti i fatti. Tutto, eccetto il monumento (vi sono stati inumati i resti di non più di 60-80 ignoti), è stato messo a tacere, sono stati sospesi gli accertamenti relativamente agli scomparsi del periodo, si è provveduto con ogni sorta di immondizie e materiali ad occultare i resti umani ancora giacenti nelle suddette cavità per ostacolare ulteriori recuperi e non si è dato seguito agli accertamenti medico-legali; il tutto, dichiaratamente, per mancanza di adeguate risorse finanziarie, più verosimilmente per pressioni politiche a copertura anche di compromettenti responsabilità individuali. Lo dimostra il fatto che coloro che erano stati coinvolti nelle prime fasi delle ricerche sono stati allontanati dai posti di lavoro ed isolati per "essersi troppo occupati con le foibe".

 Monumento di Strugnano

È, anche questo, un monumento dalla storia controversa; noi vi renderemo omaggio in ricordo di un fatto che là si verificò in data 19 marzo 1921. Era quello un periodo alquanto travagliato e, in particolare, nel Piranese erano frequenti gli scontri tra fascisti e socialisti. Quel giorno, un gruppo di "squadristi" triestini che si era recato in visita al Fascio della città di Tartini, salito sul treno presso Portorose per fare rientro nel capoluogo giuliano, era stato fatto oggetto del lancio di grossi sassi; infastiditi da quanto successo, costoro spararono contro i "rossi" senza colpirli e, giunti in prossimità di Strugnano, esplosero diversi colpi prima contro un edificio e poi contro un gruppo di ragazzi che stavano giocando fuori dall’osteria «Alla Lega», uccidendo sul colpo Renato Braico, ferendo mortalmente Domenico Bartole (spirato successivamente), gravemente Mario Braico che rimase invalido ed in maniera più leggera un paio di altri ragazzi. L’episodio fu presto messo a tacere e le responsabilità effettive non furono mai accertate. Entrambe le vittime erano decisamente di nazionalità italiana; tuttavia, per le storture della politica e dell’ideologia, gli Sloveni hanno da sempre inteso "spacciare" questi morti innocenti per sloveni al punto da ricordarli, proprio con il monumento in questione, congiuntamente ai loro combattenti caduti nella Guerra di Liberazione: un’evidente strumentalizzazione confutata anche dall’Unione Italiana che, con l’omaggio inserito nel nostro programma, intenderebbe riappropriarsi della memoria di questi nostri connazionali.

 Foiba di Terli

Non è una delle più note, anche se, per noi polesani, è una delle più significative. Si trova fra gli abitati di Sanvincenti e Barbana e il 5 ottobre 1943 inghiottì un numero imprecisato di vittime; di queste, ai primi di novembre dello stesso anno, il Maresciallo dei VF di Pola Arnaldo Harzarich ne recuperò 26 che furono successivamente identificate. Erano tutte state prelevate dai partigiani negli abitati della zona: Medolino, Marzana, Altura, Carnizza, Lisignano e Lavarigo. Si tratta di vittime esclusivamente civili, tra cui diversi antifascisti (incluso Antonio Del Bianco capo partigiano di Carnizza), 4 donne (le tre giovani sorelle Radecchi di 17, 19 e 21 anni che subirono una sorte del tutto simile a quella della povera Norma Cossetto e la moglie di un altro infoibato) e un ragazzo minorenne. Tra le vittime anche Giacomo Zuccon, nonno dell’attuale dirigente FIAT Sergio Marchionne.

Non pubblichiamo alcuna immagine, perché quella in nostro possesso, concernente le riesumazioni del novembre 1943, è sconvolgente. L’omaggio che vi recheremo sarà rivolto anche alla memoria del valoroso M.llo Harzarich.

Monumento alle vittime del terrore fascista

Detto monumento si trova a Montegrande sulla strada statale per Pola in prossimità del bivio per Fasana. Esso ricorda i 21 "antifascisti", in realtà detenuti prelevati dal carcere di Pola, fucilati e poi impiccati dai nazi-fascisti il 2 ottobre 1944 in rappresaglia dell’assassinio, da parte di gappisti, dell’ufficiale (italiano) delle SS Giuseppe Bradamante di Stignano. Di questi 5 erano cittadini di Pola (Angelo Coatta, Vincenzo Toffani, Orazio Di Stefano, Virgilio Poretti-Poropat e Francesco Starcich), altri istriani, alcuni "rignicoli" (tra questi il M.llo MM Cosimo Calia, sposato con una polesana, incarcerato perché il figlio era stato sorpreso ad ascoltare Radio «Londra»; la vedova ed i tre figli esodarono e soggiornarono a lungo nella C.ma «U. Botti» di La Spezia) ed altri croati.

Il monumento, in sito dal 1946, il 2 ottobre 2009, in occasione dell’istituzione della «Giornata in ricordo delle vittime del terrore fascista» proclamata dalla Città di Pola, è assurto a livello locale a simbolo ufficiale di dette vittime. Da allora le cerimonie si susseguono annualmente.

 L’omaggio sarà ovunque lo stesso e consisterà in una Corona di alloro con nastro Tricolore e la scritta «Gli italiani di Istria, Fiume e Dalmazia». Sui quattro siti, alla presenza di quanti, Autorità e pubblico, vorranno intervenire (saranno diramati gli opportuni inviti), non sarà esibito alcun simbolo né fatta alcuna allocuzione celebrativa ma esclusivamente recitata una preghiera; l’iniziativa sarà invece illustrata nei giorni immediatamente precedenti con una conferenza stampa che sarà tenuta a Trieste e, con ogni probabilità, anche a Capodistria ed a Pola.

Il nostro omaggio, assolutamente NON interpretabile come un cedimento, vuole esclusivamente ricordare la tragedia vissuta dalle nostre genti in un contesto che non intende essere di contrapposizione di vittime "nostre" a vittime "loro" bensì unicamente di reciproco rispetto ed umana pietà. L’iniziativa, inoltre, vuole ancora una volta richiamare l’attenzione degli Stati coinvolti sul problema del "chi giace dove"; ragione per cui, al termine dell’Assemblea Generale del LCPE, in programma martedì 15 maggio, a tutti i partecipanti sarà richiesto di sottoscrivere una petizione in tal senso da inviare successivamente ai tre Presidenti delle Repubbliche e ai tre Presidenti del Consiglio di Croazia, Slovenia ed Italia per sollecitarne il personale intervento.

Infine, il nostro omaggio al Monumento di Montegrande, da interpretare, questo sì, anche come un atto di buona volontà da parte nostra, intende promuovere, su una base di reciprocità, una maggiore e più diretta partecipazione dell’Amministrazione di Pola alla nostra celebrazione dell’eccidio di Vergarolla, poiché entrambi gli episodi sono parte integrante della storia della Città e l’una pagina non può essere ricordata a discapito dell’altra.

Silvio Mazzaroli

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