Di qua e di là dal confine di Paolo Radivo

 

Assemblea della Fondazione Pietas Julia

Si è svolta sabato 14 aprile nella sede sociale di Sistiana (TS) l’assemblea informativa dei soci e sostenitori della Fondazione Pietas Julia, nel corso della quale sono state illustrate le iniziative e presentati i cimeli acquisiti nell’anno trascorso. La Fondazione è sempre alla ricerca di documenti, immagini e ricordi riconducibili alla gloriosa Società Nautica Pietas Julia di Pola e alla tradizione degli sport nautici in Istria. Chiunque volesse può contattarla anche telefonicamente allo 040 291213 o all’indirizzo e-mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..

 

Secondo incontro "Nonni-nipoti"

Si è svolto sabato 21 aprile, sempre nella sala dell’Associazione delle Comunità Istriane a Trieste, il secondo incontro "Nonni-nipoti", che ha fatto seguito a quello del 10 marzo.

L’organizzatrice Carmen Palazzolo Debianchi ha raccontato del padre, finanziere siciliano sposatosi a Puntacroce di Cherso con un’autoctona e sorpreso dall’8 settembre come militare in Albania. Dopo la prigionia in Germania, tornò sull’isola ma, temendo il peggio poiché nella nuova situazione gli italiani non erano ben visti, già nel 1946 fuggì su una barca di Chioggia, giunta per caricare legna. Nel marzo 1947 la moglie, Carmen e l’altra figlia lo raggiunsero a Trieste per il ricongiungimento familiare dopo la perdita della proprietà del negozio di famiglia, trasformato d’imperio in cooperativa.

Il Comitato Popolare di Liberazione di Sicciole discriminò la famiglia di Giorgio Ledovini perché rifiutava di dirsi slovena. Nel 1952 uno dei fratelli minori fu costretto a trasferirsi nella scuola slovena. Uno dei maggiori fu invece licenziato. Per giunta, dopo il Memorandum di Londra, molti compaesani, amici e compagni di scuola erano esodati, mentre la cappa di oppressione non si attenuava. Così nel 1955 il padre trasferì l’intera famiglia in Italia, ma Giorgio oggi torna a Sicciole.

Livio Dorigo ha narrato la sue lunghe traversie di esule da Pola a Sacile, Roma, Trieste, Cremona, Varese, Sistiana (TS), Malchina (TS) e infine Trieste. «Ho recuperato la mia identità – ha detto – quando ho capito che appartengo a quella terra. Per la nostra fede italiana tutti abbiamo fatto un sacrificio grosso. Ma ora, se non lasciamo testimonianze e non operiamo insieme agli italiani rimasti per mantenere viva la cultura istro-veneta, tutto finisce».

Chiara Vigini ha messo in luce i due diversi tipi di esuli: quanti non sono riusciti a superare il trauma e rigirano il coltello nella ferita compiangendosi per le ingiustizie subite, e quanti guardano avanti. Lei è nata a Trieste e i suoi genitori le hanno tramandato la bellezza dell’Istria, non il rancore. Ora porta i suoi studenti a Basovizza, a Padriciano, ma anche all’Ara Pacis di Medea, per costruire la pace.

La famiglia di Romano Gardossi, di Crassiza, era stata bollata dai "poteri popolari" come fascista e collaborazionista dei tedeschi. Perciò fu espropriata di gran parte della terra e sorvegliata anche di notte. Così nel 1948 il padre, poi la madre, lui e i suoi fratelli trovarono scampo a Trieste. Oggi la sua casa è abitata da persone amiche, che lui frequenta e aiuta.

Carla Pocecco dovette lasciare Cittanova nel 1955. Il padre, carabiniere che aveva fatto il militare in Albania e poi aveva seguito il Regio Esercito con gli Alleati, tornò a casa nel dicembre 1945, ma fu minacciato dai titini per i suoi legami col CLN e costretto a rifugiarsi a Trieste. Anche i nonni di Carla erano stati perseguitati e infine dovettero "ungere le ruote" per ottenere l’autorizzazione a partire.

 

Nuovi "ritorni" a Piemonte d’Istria

Nella ricorrenza della celebrazione patronale dedicata a San Francesco da Paola, la Comunità di Piemonte d’Istria, aderente all’Associazione delle Comunità Istriane di Trieste, ha organizzato ben quattro giorni di festeggiamenti. La sera di sabato 21 aprile, nel Centro polifunzionale di Piemonte, i giovani della Comunità degli Italiani di Grisignana hanno proposto un programma culturale. La mattina di domenica 22 aprile, nella chiesa dei SS. Andrea e Rita a Trieste, è stata celebrata una messa. A seguire il ritrovo conviviale tra gli esuli. Martedì 25 aprile ha avuto luogo una passeggiata lungo il sentiero della "Rogazion de San Marco", una delle tre rogazioni che tradizionalmente si svolgevano partendo dalla piazza del paese, attraversando i campi e sostando ai capitelli dove il celebrante invitava i fedeli a pregare: «a peste, fame et bello libera nos, domine».

 

Ancora a Dignano il 40° Raduno della Famiglia Dignanese

Anche quest’anno la Famiglia Dignanese ha tenuto a Dignano il proprio Raduno nazionale (il 40°) all’insegna della ricomposizione con i propri conterranei "rimasti". Sabato 28 aprile due pullman, partiti da Torino, hanno portato i radunisti a Peschiera del Garda per il pranzo comunitario. Al termine un pullman ha riportato indietro i partecipanti desiderosi di tornare a casa, mentre il secondo ha condotto gli altri all’Hotel Brioni di Verudella, lo stesso dove due settimane dopo ha avuto luogo il 56° Raduno degli Esuli da Pola. Domenica 29 aprile è stata celebrata la messa nel duomo di Dignano, con successiva commemorazione dei defunti al cimitero.

Lunedi 30 aprile si è fatto visita a Parenzo. A seguire un’allegra serata artistico-culturale nella sede della Comunità degli Italiani. Il vice-sindaco Sergio Delton ha accolto gli ospiti nella sala strapiena. Agli esuli sono stati donati olio d’oliva e "vin de rosa", mentre i "rimasti" hanno avuto in regalo una dettagliata cartina dell’Istria. Lino Vivoda ha ricordato l’imminente Raduno dei polesani. Il coro misto della CI ha proposto l’Inno dei canottieri istriani, La vecia contrada, Fratello Sole, Sorella Luna, Cimitero di rose, O signore dal tetto natio e Va, pensiero. Quattro solisti hanno quindi interpretato L’amore è una cosa meravigliosa, Mattinata, Lontano dagli occhi e A Dignan, ti sai proprio bel. Ercole Simonelli, con al pianoforte il maestro Luigi Donorà, presidente della Famiglia Dignanese, ha cantato O cara terra mia. Infine lo stesso Donorà ha suonato Schizzo sinfonico e Una sera, accennando qualche nota de I dise che Dignano no xe belo. Il presidente della CI Livio Belci ha saluto i suoi concittadini dicendo loro: «Grazie alla Famiglia Dignanese per questa serata che ci ha visti uniti nel medesimo respiro d’amore per la nostra terra». La mattina di martedi 1° maggio i radunisti sono ripartiti contenti alla volta di Torino.

 

Premiata a Pola la società "Lino Mariani"

Il 5 maggio il Consiglio cittadino di Pola, durante una seduta solenne svoltasi nel teatro, ha consegnato la "Pergamena della Città di Pola" alla società artistico-culturale "Lino Mariani". A riceverla è stato il presidente Valter Belušić. Il sodalizio, afferente alla Comunità degli Italiani di Pola, è stato premiato per i suoi 65 anni di attività continuativa. Il gruppo corale, diretto dal maestro Edi Svich, ha eseguito Son polesan sicuro e Tanti auguri a te. La candidatura al riconoscimento era stata avanzata dalla stessa CI di Pola, per ringraziare pubblicamente la "Lino Mariani" del prezioso contributo dato sia nel campo artistico-culturale sia nel mantenimento dell’identità della comunità nazionale italiana polese e del patrimonio canoro-musicale appartenente al territorio istriano.

La sera di giovedì 10 maggio il coro della "Lino Mariani" ha tenuto un concerto solenne nel salone della CI in via Carrara. Hanno ufficialmente assistito, in rappresentanza del Libero Comune di Pola in Esilio, i consiglieri Silvio Mazzaroli e Salvatore Palermo. Subito prima, di fianco all’ingresso del sodalizio, davanti alle antiche mura urbiche, è stato inaugurato in forma solenne il busto di Lino Mariani. Ai tempi della Jugoslavia era stato collocato in via del Pattinaggio, ma poi asportato a causa di lavori edili e a lungo depositato nel magazzino-archivio della Città di Pola. Il restauro del busto bronzeo, effettuato dallo scultore Alija Rešić, è stato finanziato dalla Città di Pola. Il piedistallo è in pietra istriana. Una targa in bronzo reca il nome, il cognome, nonché le date di nascita e di morte del giovane ex partigiano e sindacalista parentino ucciso dalla Polizia civile il 3 gennaio 1947 insieme ad altri due attivisti durante l’occupazione del mulino Sansa. A ricordarne la figura è stato il vice-sindaco e presidente della CI Fabrizio Radin, mentre a scoprire l’opera è stata la figlia di Lino Mariani, Clara. La cerimonia ufficiale è stata accompagnata dal coro della SAC "Lino Mariani".

 

Castua: commemorate le vittime italiane

Anche quest’anno il parroco di Castua don Franjo Jurčević ha celebrato una messa in suffragio agli italiani uccisi, senza processo, il 4 maggio 1945 dai partigiani jugoslavi che avevano preso possesso della cittadina il giorno precedente. Tra le vittime accertate figurano il senatore fiumano del Regno d’Italia Riccardo Gigante, il giornalista Nicola Marzucco, il maresciallo della Guardia di Finanza Vito Butti e, verosimilmente, il vice brigadiere dei Carabinieri Alberto Diana.

A 67 anni esatti dal tragico evento si sono ritrovati nella chiesa parrocchiale di Sant’Elena l’ambasciatore d’Italia a Zagabria Emanuela D’Alessandro, il console generale d’Italia a Fiume Renato Cianfarani, il sindaco del Libero Comune di Fiume in esilio Guido Brazzoduro, il vice sindaco Laura Calci e il segretario generale Mario Stalzer insieme ad altri dirigenti e soci, il presidente della Società di Studi Fiumani Amleto Ballarini, il segretario generale Marino Micich, la presidente della Comunità degli Italiani di Fiume Agnese Superina, il presidente della Giunta esecutiva Roberto Palisca ed altri esponenti del sodalizio, alcuni giornalisti connazionali, nonché i consiglieri del Libero Comune di Pola in Esilio Silvio Mazzaroli e Paolo Radivo. In chiesa c’erano anche diversi fedeli locali.

Don Jurčević ha officiato alternando croato e italiano. Si è subito rivolto agli ospiti chiamandoli «cari amici italiani», salutandone per nome alcuni e ricordando che lui da 12 anni celebra una messa per questi nostri connazionali defunti. «Concedi ai fratelli barbaramente uccisi nella parrocchia di Castua – ha detto nell’atto penitenziale – di contemplare in eterno Te che li hai creati e redenti». Anche in altri passaggi li ha definiti «fratelli uccisi e defunti». Nell’omelia, commentando un passo degli Atti degli Apostoli, ha ricordato «questi vostri connazionali rinchiusi in un carcere sotto terra che ancora oggi attendono un angelo che li faccia uscire verso la luce». Lodando il lavoro finora svolto da Ballarini e Micich, ha quindi invitato l’ambasciatrice e il console generale a fare tutto il possibile per recuperare i poveri resti di queste vittime. «Nel 1942 – ha rilevato – i soldati italiani uccisero qui 12 nostri connazionali, ma le loro tombe sono nel cimitero cittadino: per loro si è fatto abbastanza». Ed ha aggiunto un’importante novità: qualche giorno prima due poliziotti che indagano sulle vittime del comunismo nel dopoguerra erano venuti da lui per avere informazioni su queste vittime italiane che, in base alle testimonianze di tre parrocchiani, sarebbero stati gettati in un luogo vicino al borgo. Dopo la funzione don Jurčević ha invitato gli ospiti in canonica per un incontro conviviale.

 

Festival dell’Istroveneto

Si è svolto con grande successo venerdì 18 e sabato 19 maggio a Buie il primo "Festival dell’Istroveneto", su iniziativa della Città di Buie e dall’Assessorato alla Cultura della Regione Istriana, con il sostegno finanziario dell’Unione Italiana, dell’UPT e della Regione Veneto e l’adesione sia del Museo etnografico dell’Istria sia dell’Università di Pola. «Lo scopo – aveva spiegato la vicesindaco Marianna Jelicich Buić – è di tutelare e promuovere il dialetto istroveneto che, nonostante sia una "lingua viva" in quanto attivamente parlata, subisce in seguito ai naturali mutamenti socio-economici un lento ma inesorabile impoverimento lessicale, in particolar modo nella sfera legata agli antichi mestieri e alla vita agreste».

Si è cominciato con il documentario Dialetti veneti d’Istria e si è continuato con la maratona teatrale Su e so pel palco. La mattina di sabato ha avuto luogo una tavola rotonda dal titolo Sto parlar che dura – Incontro con l’Istroveneto. Sono state lette quattro poesie in dialetto. Nel pomeriggio sono stati premiati i migliori elaborati del concorso letterario e di quello video. In serata hanno cantato 300 coristi di 15 gruppi canori delle Comunità degli Italiani nonché alcuni solisti e gruppi. L’assessore alla Cultura della Regione Istria Vladimir Torbica ha auspicato che nel futuro l’Istroveneto possa diventare un dialetto protetto sia dalla Croazia sia dall’UNESCO.

 

A Pisino il Raduno della Mailing List Histria

Ha avuto luogo a Pisino sabato 19 e domenica 20 maggio il XII Raduno della Mailing List Histria. La città si è dimostrata aperta e accogliente verso questi ospiti giunti sia dall’Italia sia da altre parti dell’Istria. Nel tardo pomeriggio di sabato, presso la CI, è stata presentata la collana Chiudere il Cerchio, curata da Olinto Mileta e Guido Rumici. È intervenuto lo stesso Mileta, mentre Lucia Kalac e Nensi Rabar hanno letto alcune testimonianze riportate nei due volumi. Il musicista Mario Fragiacomo ha eseguito alcuni suoi brani musicali con la tromba, il flicorno e dei multieffetti pre-registrati.

Domenica mattina i radunisti hanno assistito alla messa in lingua italiana nella chiesa di San Nicola. Quindi è iniziata nel salone dell’"Università aperta" la cerimonia di premiazione del X Concorso letterario "Mailing List Histria" 2012.

La presidente della CI di Pisino Graziella Paulović ha dato il benvenuto a tutti gli ospiti rallegrandosi di questa iniziativa di collaborazione volta a promuovere la cultura italiana e auspicando che sia gli esuli, «i quali molto hanno lasciato e percorso difficili vie», sia i "rimasti" possano insieme guardare a un futuro di pace e convivenza.

La giovane Ines Kovačić Drndić ha porto il suo saluto in qualità di vice-sindaco di Pisino e di direttrice del coro misto "Roženice", che ha ben interpretato il Va, pensiero (con tutto il pubblico in piedi), la toccante Con te partirò di Andrea Bocelli e alcune canzoni tradizionali istro-venete. Quindi il piccolo coro dei bambini della CI ha cantato altri motivi istro-veneti suscitando simpatia.

Gianclaudio de Angelini, presidente della commissione esaminatrice dei temi, ha letto alcune sue poesie in rovignese, tradotte in italiano da Adriana Ivanov Danieli, assessore alla Cultura del Libero Comune di Zara in Esilio. Mario Fragiacomo ha creato con le sue musiche una suggestiva atmosfera. De Angelini ha poi letto il messaggio di plauso del presidente del Senato Renato Schifani per questa ennesima testimonianza di cultura italiana in Istria e ha consegnato alla presidente Graziella Paulović un attestato di riconoscenza «per aver mantenuto vive le comuni radici istriane».

«In questa terra plurale – ha rilevato Maurizio Tremul, presidente della Giunta esecutiva dell’Unione Italiana – l’identità è radicalmente cambiata dopo la Seconda guerra mondiale. Ma la lingua italiana e i dialetti sono sopravvissuti. Il pellegrinaggio fatto con il Libero Comune di Pola in Esilio e FederEsuli è stato un punto importante nel rapporto fra italiani cacciati e rimasti. Ora dovremo passare ai giovani il testimone».

De’ Angelini ha dato inizio alle premiazioni informando che quest’anno gli elaborati sono stati 174, per un totale di 321 bambini, soprattutto delle scuole ottennali italiane di Croazia e Slovenia e di due del Montenegro. Silvio Mazzaroli ha consegnato i due premi speciali del Libero Comune di Pola in Esilio all’insegnante di Rea Deghenghi (elementare-media "Giuseppina Martinuzzi") e a Sara Rahmonaj (media superiore "Dante Alighieri"). «Il nostro auspicio – ha detto – è che si possa consolidare un ponte tra la nostra generazione, testimone di tempi non felici, e i giovani, per costruire un futuro migliore lasciandoci alle spalle pregiudizi e luoghi comuni».

Il premio di "Amico della Mailing List Histria" è stato assegnato a Lucia Bellaspiga, «la giovane rampante giornalista che, con la sua verve, la sua simpatia e la sua bravura, è stata capace di rompere il muro di silenzio in ambienti ancora oggi restii ad accettare la nostra storia».

Nel pomeriggio, alla CI, si è svolta l’assemblea annuale della MLH con un dibattito sul tema "Insieme per vivere": idee per la creazione di nuove sinergie in seno alla comunità giuliano-dalmata all’indomani della caduta dell’ultimo confine con la Croazia.

 

Copia della Sindone donata alla parrocchia di Canfanaro

Oltre 50 soci dell’associazione ONLUS "Amici delle chiese d’Oriente" (AMCOR) di Torino hanno raggiunto l’Istria per far dono alla parrocchia di Canfanaro della prima copia autorizzata della sacra Sindone oggi esistente in Croazia. La comitiva, promossa dai fratelli Grazia e Graziano Del Treppo, esuli canfanaresi, era accompagnata dal prof. Marino Baldini, storico dell’arte e archeologo. Venerdì 25 maggio è stata accolta prima nella Comunità degli Italiani di Rovigno e poi in quella di Pola. Alle 18 è iniziata l’ostensione nel duomo polese. Quindi il parroco don Vilim Grbac, monsignor Desiderio Staver e monsignor Giuseppe Ghiberti, responsabile e fondatore dell’AMCOR nonché presidente della commissione diocesana per la Sindone di Torino, hanno concelebrato una messa allietata dal coro della società artistico culturale "Lino Mariani". Sabato 26 maggio i fedeli italiani hanno fatto tappa a Visinada per incontrare le autorità e il parroco don Aloiso Baf. Quindi hanno raggiunto Parenzo, dove la copia è stata esposta nella Basilica Eufrasiana.

La mattina di domenica 27 maggio, nella chiesa di Canfanaro, è stata esposta una copia su carta dell’oggetto sacro. Nel pomeriggio è stato proiettato un video introduttivo sulla storia della Sindone. Quindi, nella stessa chiesa di San Silvestro, il parroco don Antun Nižetić ha approfondito il problema della Sindone e successivamente ha concelebrato con monsignor Giuseppe Ghiberti una messa in croato e italiano con l’ostensione della copia in lino. All’affollata funzione hanno presenziato i rappresentanti della neo-istituita Consulta dei fedeli dell’Unione Italiana, con la presidente Zelinda Štrkalj. Il sindaco Sandro Jurman ha ringraziato sentitamente del dono. Scopo dell’iniziativa è stato quello di riunire in Cristo i credenti esuli e rimasti di queste terre ricordando i parroci Miroslav Bulešić e Marko Zelko, brutalmente soppressi. La chiesa parrocchiale di Canfanaro è stata scelta perché il giorno di Natale del 1937 lo stesso Marko Zelko e alcuni fedeli avevano visto in un’ostia l’immagine di Cristo.

 

Escursione a Rovigno

Il comitato provinciale di Gorizia dell’ANVGD e la sezione di Gorizia della Lega Nazionale hanno organizzato per sabato 26 e domenica 27 maggio 2012 una visita guidata a Rovigno, con pernottamento in un albergo sul mare. Il 27 maggio è stata fatta un’escursione in motonave sino al Canal di Leme ed a seguire una visita a Mompaderno, Orsera e alle saline di Sicciole: un modo anche questo per "tornare" in Istria.

Paolo Radivo

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