NOTIZIE FLASH DEL MESE DI GIUGNO a cura di Paolo Radivo

 Nuovo Raduno degli Esuli visignanesi a Visignano in comunione con i "rimasti"

Nonostante il maltempo, gli esuli visignanesi aderenti all’Associazione delle Comunità Istriane hanno nuovamente celebrato il loro Raduno annuale nella natia Visignano assieme ai propri compaesani "rimasti" in un clima fraterno. Domenica 13 maggio 2012 la comitiva, composta da residenti a Trieste, Firenze, Milano, Novara e Torino, è partita alle 7.30 da Trieste. Ad accompagnarla c’era Lorenzo Rovis, presidente dell’Associazione e vice-presidente di FederEsuli. Alle 9 don Baf, parroco della vicina Visinada, ha celebrato una messa nella chiesa di San Quirico e Giulitta esortando ad attuare il comandamento di Cristo richiamato dalle letture: «che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi». La funzione religiosa è stata allietata dal coro dei bambini della Comunità degli Italiani e infine dal coro "Arpa", che ha eseguito vari brani fra cui il Va, pensiero. Quindi tutti si sono trasferiti prima nel caffè dell’attigua piazza per una consumazione offerta dalla CI e poi nella sede di questa, dove la presidente Valeria Mattiassich, che già aveva salutato gli ospiti in chiesa, li ha ringraziati per il loro impegno nel coltivare i rapporti umani con chi vive ancora in paese. Rovis ha poi presentato il libro Visignano d’Istria (vedi "L’Arena di Pola" del dicembre 2011) dell’indimenticato segretario Bertino Buchich, precursore del ristabilimento dei rapporti coi "rimasti". Al termine ha cantato il coro "Arpa". Folto il pubblico presente. La tappa successiva è stata al cimitero per la deposizione di una corona d’alloro alla lapide che ricorda i visignanesi deceduti in esilio, nell’auspicio che le nuove generazioni mantengano i legami con la terra d’origine. La CI, in collaborazione con il Comune, è riuscita a sistemare varie tombe, tra cui quella del dott. Silvio Fortuna e di Luigi Olivieri, fondatore della locale scuola italiana. I convenuti hanno ammirato gli affreschi della chiesetta di Sant’Antonio abate. Il pranzo comunitario nel ristorante "Marina" di Villa Cucaz ha costituito poi un’ulteriore occasione per stare assieme in allegria. Tanta infine la commozione nei baci, abbracci e saluti. Ma è stato solo un arrivederci.

Celebrata in Croazia e Slovenia la Festa della Repubblica Italiana

Sono state due in Croazia e due in Slovenia le cerimonie ufficiali per celebrare la Festa della Repubblica Italiana.

Al ricevimento offerto il 1° giugno all’Hotel Milenij di Abbazia dal console generale d’Italia a Fiume Renato Cianfarani hanno partecipato alcune centinaia di ospiti: perlopiù dell’Unione Italiana (UI), delle associazioni degli Esuli e dell’Università Popolare di Trieste (UPT), ma anche autorità e personalità croate; per il Libero Comune di Pola in Esilio (LCPE) c’era Paolo Radivo. Tutti hanno assistito in piedi all’esecuzione degli inni nazionali italiano e croato. Cianfarani, rilevato come la Repubblica Italiana si basa «su quei principi democratici che costituiscono un patrimonio irrinunciabile della nostra comune famiglia europea», ha reso omaggio alle vittime del terremoto in Emilia. «In queste terre – ha osservato – la consistente e attiva presenza di una comunità italiana autoctona ha contribuito al rafforzamento dei legami fra Italia e Croazia. L’intreccio dei rapporti fra la comunità di lingua italiana e la maggioranza di lingua croata ha anche dimostrato che è possibile amare e preservare la propria cultura e la propria identità, e allo stesso tempo amare ed apprezzare le altre culture vicine». Ingo Kamenar, presidente dell’Assemblea della Regione Litoraneo-Montana, ha detto che il popolo croato è un grande amico del popolo italiano ed è pronto a fare tutto il possibile per i terremotati.

«L’Italia – ha esordito Furio Radin, presidente dell’UI e deputato al Sabor – è una Repubblica fondata sul lavoro. È questo che dice la Costituzione italiana, diversamente da tutte le altre, che si basano su valori spirituali. Noi, italiani al di fuori dei confini d’Italia, abbiamo sempre ammirato l’immensa creatività di questa nazione, siamo andati fieri di tutto quanto l’Italia produce ed esporta nel mondo, abbiamo acquistato in Italia quanto ci permettevano le nostre risorse, anzi sempre un po’ di più di quanto avremmo dovuto; molti di noi hanno lavorato e lavorano in Italia e, nella nostra vita, abbiamo condotto discussioni interminabili per difendere la bontà dei prodotti italiani da chi la rinnegava, per passione ancor prima che diventassero quel "Made in Italy" oggetto di desiderio di tutti. Per noi il lavoro italiano è stato importante ancora prima che lo diventasse per il mondo, proprio perché siamo in possesso di una speciale lente di ingrandimento, uno strumento che ha soltanto chi ha lottato ogni giorno per rimanere italiano». «Viva l’Italia – ha concluso – e soprattutto vivano gli italiani e i croati e tutti quelli che all’Italia vogliono bene!!!». In seguito un’alunna della scuola media superiore italiana di Fiume ha suonato con l’arpa alcuni brani.

Il 4 giugno al Museo "Mimara" di Zagabria l’ambasciatrice italiana in Croazia Emanuela D’Alessandro ha offerto un ricevimento sobrio, durante il quale si è compiaciuta del livello dei rapporti italo-croati. All’inizio è stato osservato un minuto di silenzio in ricordo delle vittime del sisma. Tra i numerosi ospiti vi erano rappresentanti del mondo diplomatico, politico, istituzionale, culturale ed economico, nonché Renato Cianfarani, Furio Radin, la vicepresidente della Regione Istriana Viviana Benussi e Silvio Mazzaroli a nome dell’LCPE.

In contemporanea a Lubiana, nel Museo di Storia Contemporanea della Slovenia, si è svolto il ricevimento offerto dall’ambasciatrice Rossella Franchini Sherifis, che ha definito ottime le relazioni diplomatiche bilaterali instaurate vent’anni fa. È stato osservato un minuto di raccoglimento per i terremotati ed è stata inaugurata una mostra fotografica sulle Dolomiti con Reinhold Messner come testimone. Tra gli ospiti i rappresentanti di UI e UPT. In un’intervista a TV Capodistria il ministro sloveno della Cultura, Sport, Scienza e Istruzione Žiga Türk ha annoverato fra le questioni aperte le opere d’arte «trattenute in Italia», ovvero messe in salvo da Capodistria e Pirano nel 1940-43 ed ora esposte a Trieste.

Il 5 giugno infine un ricevimento è stato offerto a Capodistria presso il Museo Regionale da Salvatore Losi, reggente del Consolato Generale d’Italia. Vi hanno partecipato l’ambasciatrice Franchini Sherifis e diversi rappresentanti sia della minoranza italiana, sia del mondo civile, politico ed ecclesiastico locale. Il previsto concerto si è svolto in forma ridotta.

Convegno sulla cucina istriana

La delegazione transfrontaliera di Muggia-Capodistria dell’Accademia Italiana della Cucina ha tenuto il 2 giugno nella sede della Comunità degli Italiani di Capodistria un convegno su La cucina istriana tra tradizione ed innovazione.

Alessandra Argenti Tremul, giornalista e dottoranda in storia all’Università del Litorale, ha sottolineato la continuità dei principali alimenti in Istria dalla preistoria ad oggi. Vicino a Pola sono stati rinvenuti i resti di ciò che i primi istriani mangiavano un milione di anni fa: cavalli selvatici, asini, maiali, volatili e pesci. All’8.000 a.C. risalgono i resti di lumache, uova, conchiglie, radici e frutta, oltre che di cinghiali, pecore, capre, cervi e caprioli. Attorno al 3.000 anni a.C. iniziò la coltivazione dell’olivo e della vite. I coloni romani produssero intensivamente olio, vino, cereali, frutta essiccata, ortaggi sotto sale, piselli e lenticchie. Nel periodo bizantino si esportava soprattutto olio, crostacei, pesci e ostriche. Anche nel periodo feudale si continuò a coltivare l’olivo, la vite e il grano. Nel ’700 cominciò la coltivazione del mais e la produzione di pesce salato. Durante l’amministrazione italiana l’Istria subì la concorrenza dei prodotti agricoli meridionali e introdusse gli spaghetti. Negli anni ’20 nacquero i primi allevamenti di ostriche. A partire dal 1945 le autorità jugoslave interruppero il commercio di prodotti agricoli verso Trieste e smantellarono i conservifici. Con i pacchi UNRRA arrivarono formaggio di bufala, carne in scatola e tavolette di cioccolato, con la nascita del porto di Capodistria i primi prodotti esotici e con l’immigrazione jugoslava cibi nuovi poi spacciati per tipici, mentre invece la cucina tradizionale istriana si basava su ortaggi, animali da cortile e pesce. Nelle città sparirono gli orti. Ultimamente si stanno recuperando alcune tradizioni culinarie e prodotti tipici (vino, olio e sale), ma non i dolci come le pinze, i crostoli o i bussolai, rimpiazzati da altri di origine balcanica. Dopo l’indipendenza i nomi sloveni e croati dei pesci, che prima ricalcavano quelli italiani, sono stati reinventati.

L’esule Marino Vocci, pubblicista e operatore culturale, ha sottolineato come anche la cucina sia parte integrante della civiltà istro-veneta, della nostra identità profonda, della nostra memoria, e vada dunque salvaguardata. Infatti si mangia ciò che si è, ovvero i prodotti della natura che il cuoco trasforma in beni culturali. Quella istriana è una cucina di terra e di mare: più slava la prima, più veneta la seconda. L’incontro fra le due diverse tradizioni ha portato a una contaminazione "figlia del poco" ma gustosa, a una "globalizzazione desiderabile" che ha fatto diventare "istriani" i rispettivi prodotti di pregio. Il consumo di pesce esisteva all’interno solo fin dove l’asino riusciva in giornata a trasportarlo. La pasta, di origine veneta, si usava anche nell’Istria interna, ma i fusi non erano sconosciuti in quella costiera. Un tempo esistevano riti, feste e tradizioni connessi a un particolare cibo. Oggi recuperare la tradizione culinaria significa anche tutelare il paesaggio.

Il sociologo Ulderico Bernardi ha rilevato come la cucina istriana abbia raggiunto con la diaspora tutti i continenti. Era una realtà policroma piena di diversità. Ne esisteva una popolare, quella dei contadini e dei pescatori, e una borghese, più influenzata da Venezia, una cucina della miseria e una dell’abbondanza, una cucina interna della carne e una costiera del pesce. I prodotti tipici, come la polenta e il baccalà, sono tuttora bandiere di identità gastronomica da preservare.

L’antrop
ologa ed etnologa Tanja Kocković Zaborski ha illustrato alcune caratteristiche della cucina istriana: piatti preparati sui fornelli, a focolare aperto, molto pesce, uso dell’aceto di vino, dell’olio d’oliva e del vino come elementi di cottura. Vi erano influssi mediterranei, italiani e veneti sulla costa occidentale, carnici, ungheresi e slavi sulla costa orientale, germanici all’interno. Piatto principale era la minestra. Tipiche erano la frittata con radicchio selvatico o asparagi e la polenta, parzialmente soppiantata dalla pasta dopo la Prima guerra mondiale. La carne si mangiava raramente: perlopiù maiale, pollo, tacchino, agnello e capretto. Fra i dolci ricordiamo le frittole, i crostoli, le pinze e la supa. L’uso del tartufo (specie bianco) risale appena agli anni ’30, ma oggi è assurto a simbolo gastronomico dell’identità istriana.L’archivista e scrittore Alberto Pucer, che imparò a cucinare dalla nonna savrina nell’entroterra capodistriano, ha lamentato come dagli anni ’50, dopo l’Esodo, in Istria gli immigrati jugoslavi abbiano soppiantato la «buona, interessante e sana» cucina tradizionale con piatti balcanici a base di carne: ražnići, čevapčići, pleškavice e burek. «Oggi – ha detto – si moltiplicano i kebab, mentre la cucina istriana è dimenticata, ma stiamo facendo di tutto per valorizzarla».

Giovanni Ballarini, presidente nazionale dell’Accademia, ha affermato che tornare alle radici serve a capire chi siamo. Nell’Europa che si sta allargando bisogna trovare un buon equilibrio tra unità e specificità valorizzando le cucine territoriali che utilizzano tanto i prodotti quanto le ricette locali.

Radio Capodistria intervista gli Esuli

È partita il 6 giugno e andrà in onda fino al 12 settembre ogni mercoledì dalle 14 alle 14.30 su Radio Capodistria la trasmissione Va pensiero, condotta da Alberto Cernaz. Ognuna delle 15 puntate raccoglie testimonianze e aneddoti di profughi istriani, fiumani e dalmati residenti in altrettante regioni d’Italia. Il tutto è inframmezzato da canzoni.

Nella prima puntata Franco Rismondo (Zara-Ancona) ed Eugenio Vagnini (Zara-Pesaro) hanno parlato delle Marche, che già accolsero esuli dalmati nel 1921 dopo il trattato di Rapallo; ora la comunità è composta per un terzo circa da dalmati e per due terzi da fiumani e istriani. Il 13 giugno Arsenio Milotti, fiumano residente a Napoli, ha raccontato degli esuli in Campania. Il 20 giugno Amelia Resaz (Fiume-Bari) e Maurizio Marinazzo, assessore al Comune di Brindisi, hanno invece illustrato la realtà della Puglia, che accolse inizialmente circa 20.000 giuliano-dalmati.

Questo il tema delle prossime puntate: 27 giugno, Friuli Venezia Giulia: Guido Rumici (Albona-Grado), Tullio Svettini (Rovigno-Grado); 4 luglio, Abruzzo: Livio Gobbo (Port’Albona-L’Aquila); 11 luglio, Piemonte: Luigi Donorà (Dignano-Torino), Antonio Forlani (Pola-Torino); 18 luglio, Emilia Romagna: Marino Segnan (Fiume-Bologna), Giuseppe de Vergottini (Parenzo-Bologna); 25 luglio, Sicilia: Mercedes Turco (Pisino-Catania); 1° agosto, Liguria: Rodolfo Decleva (Fiume-Genova); 8 agosto, Toscana: Francesco Vossilla (Fianona-Firenze), Claudio Ausilio (Fiume-Arezzo), Giulio Sabatti (Visinada-Arezzo); 15 agosto, Basilicata: Gabriella Pizzarello (Capodistria-Cancellara); 22 agosto, Lazio: Marino Micich (Fiume-Roma), Diego Zandel (Fiume-Roma), Claudio de Angelini (Rovigno-Roma); 29 agosto, Veneto: Franco Luxardo (Zara-Torreglia), Ulisse Donati (Zara - Lido di Venezia); 5 settembre, Lombardia; 12 settembre, Sardegna.

Per ascoltare Radio Capodistria basta digitare http://tvslo.si/predvajaj/v-zivo-radio-capodistria/ra.capo/. Per ascoltare la puntate precedenti si digiti “Va pensiero” nello spazio bianco a destra della scritta “Hitro iskanje” e si prema su “Išči”.

Vita e lavoro nelle saline di Pirano

Otto iniziative sul tema Vita e lavoro nelle saline di Pirano: la nostra storia sono state promosse dalla Comunità Autogestita della Nazionalità Italiana di Pirano e curate dal connazionale Kristjan Knez con il sostegno del Comune e del Ministero della Cultura, Sport, Scienza e Istruzione della Repubblica di Slovenia. Il progetto è stato presentato il 21 aprile, in concomitanza con i festeggiamenti per il patrono San Giorgio, al Centro pastorale culturale "Georgios" di Pirano. L’11 maggio, nel Parco naturale delle Saline di Sicciole-Lera, Knez ha illustrato il rapporto fra Pirano e il sale nei secoli. L’estrazione, il commercio (monopolizzato da Venezia fino al 1797) e il contrabbando di quel prezioso cristallo ha costituito una delle principali attività economiche e fonti di sostentamento per Pirano, non a caso definita "città del sale". L’Esodo degli anni ’50 del XX secolo sottrasse al territorio molta manodopera qualificata nel settore. Le saline di Sicciole-Fontanigge e Santa Lucia vennero chiuse alla fine degli anni ’60 e oggi la produzione salifera persiste solo in una parte delle saline di Sicciole-Lera e di Strugnano. Il 15 giugno al Museo del Sale (Parco naturale delle Saline di Sicciole-Fontanigge) Knez ha introdotto e moderato una tavola rotonda su Vivere e lavorare nelle saline, dove gli esuli piranesi Sergio Dolce, Giorgio Ledovini e Marino Bonifacio e la "rimasta" Ondina Lusa hanno portato la loro testimonianza di vita vissuta.

Venerdì 6 luglio nel Parco naturale di Strugnano si parlerà delle saline strugnanesi. Venerdì 21 settembre nello spazio espositivo "Monfort" di Portorose (ex magazzino del sale) l’argomento sarà: Il contrabbando, il trasporto e l’"incanovo" del sale. Venerdì 12 ottobre nel Parco naturale delle Saline di Sicciole-Lera terrà banco La cucina dei "salineri". Venerdì 16 novembre nella Casa Tartini di Pirano verrà presentato il libro a cura di Flavio Bonin Contratti del sale di Pirano 1375-1782. Infine venerdì 7 dicembre nella Galleria civica di Pirano si affronterà il tema Le saline di Pirano ieri, oggi e domani?.

Primo Raduno degli Esuli fiumani a Fiume nel settembre 2013?

Il 14 giugno, durante il tradizionale incontro con la delegazione degli Esuli fiumani nel municipio di Fiume, il sindaco Vojko Obersnel si è dichiarato «pronto ed onorato ad ospitare il prossimo anno in città l’annuale Raduno dei Fiumani nel Mondo» ed ha chiesto a che punto sono i preparativi, offrendo il proprio sostegno auspicabilmente in collaborazione con la CI. L’evento potrebbe aver luogo agli inizi di settembre del 2013. La delegazione, accompagnata dal console generale d’Italia a Fiume Renato Cianfarani, era composta da Guido Brazzoduro, Mario Stalzer e Laura Calci del Libero Comune di Fiume in Esilio, Amleto Ballarini e Marino Micich della Società di Studi Fiumani di Roma, Agnese Superina e Roberto Palisca della CI fiumana. L’incontro si è svolto nell’ambito della Settimana della cultura fiumana, promossa dalla CI nella ricorrenza dei santi patroni Vito, Modesto e Crescenza.

Lunedì 11 giugno nella sede comunitaria è stata inaugurata la mostra dei ceramisti della sezione d’arte figurativa "Romolo Venucci" ispirata ai reperti conservati nel Lapidario di Fiume. A seguire la presentazione del nuovo numero della rivista della CI "La Tore", il concerto dell’orchestra mandolinistica della società artistico-culturale "Fratellanza", la presentazione del cd di cartoline fiumane d’epoca El spuntin e infine Parole e musica di Sergio Siberna, Mulo del Tommaseo.

Martedì 12, sempre alla CI, la storica Silva Bon e la giornalista Rosanna Turcinovich Giuricin hanno presentato il libro di Silvia Cuttin Ci sarebbe bastato (Epika edizioni), che narra le vicende di una famiglia ebrea legata a Fiume. I "Virtuosi Fiumani" hanno poi offerto un concerto da camera.

Mercoledì 13, alla CI, gli studenti delle quattro elementari italiane e di quella superiore e il coretto della sezione Minicantanti si sono esibiti nello spettacolo Fioi come noi. Quindi, al teatro "Ivan de Zajc", sessione celebrativa del Consiglio municipale con la consegna dei Premi Città di Fiume; lo scrittore connazionale Mario Schiavato ha ricevuto la Targa d’oro.

Giovedì 14, alla Scuola media superiore italiana, sono stati premiati i vincitori del premio letterario "San Vito", promosso dalla Società di Studi Fiumani e dal Libero Comune di Fiume in Esilio. Alle 13.30 ricevimento in municipio. Nel pomeriggio, in Comunità, inaugurazione dell’esposizione di opere di pittura della sezione pittori e batik della CI e serata in omaggio al maestro Nino Serdoz con la presentazione del libro Nino Serdoz e l’Orchestra Tartini
. Il “Duo viola & piano Francesco Squarcia e Nina Kovačić” ha suonato brani di Tartini, Piazzolla, Rossini e Monti. Quindi, nella cattedrale di San Vito, concerto dell’organista Giulio Mercati offerto dal Consolato Generale d’Italia a Fiume in collaborazione con la CI.

La mattina di venerdì 15, sempre in cattedrale, l’esule polese mons. Eugenio Ravignani, vescovo emerito di Trieste, ha concelebrato la messa solenne in onore dei santi patroni con la partecipazione del Coro Fedeli Fiumani e dei bambini delle scuole, accompagnati daI violista esule fiumano Francesco Squarcia. Nel pomeriggio, presso la CI, il Consiglio del Libero Comune di Fiume in Esilio si è riunito per la prima volta nella città d’origine. In serata grande concerto dei Cori della "Fratellanza" con degustazione di dolci.

Sabato 16, alla società bocciofila "Mario Gennari", gare qualificatorie del Torneo di San Vito di briscola e tressette. In serata, alla CI, spettacolo d’arte varia con Carleto e Franzelin, le "Mule di Fiume" e l’orchestra "Attenti a quei quattro". Infine la serata sociale Quattro salti in onor de San Vito.

La mattina di domenica 17 giugno, in cattedrale, messa. Quindi, alla CI, le finali del Torneo di San Vito e la cerimonia di premiazione dei vincitori.

L’esule Rino Tagliapietra acclamato nella sua Pirano

È stato un inatteso risarcimento morale della Pirano di oggi a un figlio della Pirano di ieri. Il 4 maggio Rino Tagliapietra, esule piranese rifondatore nel 1997 a Trieste della Famea Piranesa, è tornato in pompa magna nella sua città per presentare uno dei suoi documentari della serie Sta me cara vecia Piram – I ultimi piranesi. Con lui sono giunti da Trieste una cinquantina di esuli (e non) con un pullman organizzato da Franco Viezzoli, attuale presidente della Famea. Hanno promosso l’evento nel teatrino degli ex Salesiani l’Associazione Cittadini della Città di Pirano, la Comunità Autogestita della Nazionalità Italiana e il parroco don Zorko. Una decina di allievi della scuola elementare-media italiana hanno dato il benvenuto al festeggiato e agli altri ospiti con uno spettacolo teatrale e alcune canzoni tradizionali istriane. Tagliapietra ne è rimasto commosso. È seguita la proiezione del documentario commentato in piranese. «Aver potuto rivedere la mia Pirano – ha detto Tagliapietra – è stato il più bel regalo ricevuto in questi ultimi anni quando ormai non ci speravo più». Anche quest’anno poi una comitiva della Famea Piranesa ha celebrato il patrono san Giorgio a Pirano con una messa in duomo e un pranzo conviviale in un ristorante sulle rive.

Ivan Milovan si è dimesso da vescovo di Parenzo-Pola

Papa Benedetto XVI ha accettato il 14 giugno le dimissioni di mons. Ivan Milovan da vescovo di Parenzo-Pola. Il presule "ribelle" non aveva voluto firmare il 13 luglio 2011 la convenzione che prevedeva di restituire all’abbazia benedettina di Praglia (PD) circa il 40% dei beni dell’ex convento benedettino di Daila, espropriato dalle autorità comuniste jugoslave nel 1947-48, più un indennizzo per quelli che la diocesi aveva indebitamente venduto a fini speculativi. Il Papa aveva affidato a un plenipotenziario l’incarico di firmare. Tentando di coprire le lucrose operazioni immobiliari della diocesi e della parrocchia di Daila, Milovan aveva accusato i benedettini e lo stesso Vaticano di violazione del Trattato di Osimo, che invece nulla c’entra con gli indennizzi per le proprietà ecclesiastiche sottratte. Aveva inoltre cercato di mobilitare contro il Papa sia le autorità politiche sia il clero croati all’insegna del nazionalismo anti-italiano. Il risultato fu che l’allora ministro della Giustizia decretò il 9 agosto 2011 che tutte le ex proprietà dei benedettini di Daila, comprese quelle nel frattempo alienate dalla diocesi, sarebbero ritornate allo Stato. Il Vaticano fece ricorso e, poiché Milovan continuava nella sua aperta insubordinazione, lo "commissariò" nominando il 17 ottobre 2011 l’erzegovese Dražen Kutleša vescovo coadiutore. Ora lo stesso Kutleša è diventato titolare della sede episcopale. Intanto la complessa vertenza giudiziaria non si è sbloccata e la situazione giuridica dei terreni di Daila rimane confusa, ragion per cui il mega-progetto turistico non ha trovato attuazione.

Convegno sul confine orientale

Si è svolto a Messina il 14 giugno un convegno su Il confine nord-orientale dall’armistizio dell’otto settembre alla fine delle ostilità, organizzato dal Centro Studi Politici "SìAmo Messina" di concerto con l’Associazione Nazionale tra i Congiunti dei Deportati italiani uccisi o scomparsi in Jugoslavia (ANCDJ), con il patrocinio dell’Assessorato comunale alle politiche per la Famiglia e in collaborazione con la sezione messinese dell’Unione Nazionale Ufficiali in Congedo d’Italia, che ha offerto la propria sede. Francesco Calvaruso, docente a Palermo, ha parlato delle vicende storico-politiche nell’Adriatico orientale fra il 1940 e il 1945, Giorgio Rustia, presidente dell’ANCDJ, della difesa del confine orientale durante il secondo conflitto mondiale, e Maria Cacciola, esule istriana presidente provinciale dell’ANCDJ, delle cause e conseguenze dell’Esodo.

Sul Monte Zurrone commemorati gli Infoibati

L’Opera Nazionale Caduti senza Croce e il Comune abruzzese di Roccaraso (AQ) hanno celebrato domenica 24 giugno al Sacrario Nazionale e Cimitero di Guerra del Monte Zurrone la 52.ma Giornata del Ricordo dedicata ai 145.000 Caduti italiani su tutti i fronti della Seconda guerra mondiale ai quali non fu possibile dare degna sepoltura. La cerimonia è stata dedicata anche alla memoria delle Vittime delle Foibe, nonché dei Caduti dopo l’8 settembre, nei campi di concentramento e nelle missioni all’estero. Nel 1972 fu inaugurato sul Monte Zurrone il monumento ai Caduti e agli Esuli giuliano-dalmati.

Ricordato a Trieste Arturo Vigini

Si è trasformata in una composta ma sentita cerimonia commemorativa la presentazione del libro Un diamante per papà – Testimonianze su Arturo Vigini, svoltasi il 17 maggio nella sede dell’Associazione delle Comunità Istriane a Trieste. Il volume, a cura della figlia Chiara, raccoglie in 156 pagine il contributo di ben 31 persone che ricordano la figura e l’opera di questo esule, nato a Collalto nel 1926 e morto a Trieste nel 2007, il quale fu attivissimo fin dal dopoguerra sul piano sociale e politico ricoprendo incarichi importanti. Ne ricordiamo i principali: membro del CLN per l’Istria in rappresentanza della DC (1954-1967), estensore dello statuto (1967) e presidente dell’Associazione delle Comunità Istriane (1980-1991), membro del consiglio direttivo dell’Università Popolare di Trieste (1983-2002), promotore della legge regionale istitutiva e quindi presidente dell’IRCI - Istituto Regionale per la Cultura Istriana (1988-2000), segretario provinciale amministrativo (1965-1973) e vice-segretario politico provinciale della DC (1965-1973), consigliere e assessore alla Provincia di Trieste (1964-66), consigliere e assessore al Comune di Trieste (1966-1972), consigliere alla Regione Friuli Venezia Giulia (1973-1988), assessore regionale (1983). I tre figli Mauro, Chiara e Claudia ne tracciano il lato più umano. Non mancano alcune foto a corredo del suo lungo percorso umano e civile.

Nell’affollata sala di via Belpoggio hanno parlato della sua opera, della sua personalità e del proprio rapporto con lui sia alcuni coautori del libro, come il presidente dell’Associazione delle Comunità Istriane Lorenzo Rovis, lo storico ed ex dirigente provinciale della DC Raoul Pupo, l’ex collega di partito e attuale presidente onorario dell’Associazione Giuliani nel Mondo Dario Rinaldi, il successore di Vigini alla presidenza dell’IRCI e attuale presidente dell’UPT Silvio Delbello, nonché Mauro e Chiara Vigini (neo-presidente dell’IRCI), sia altre persone che l’avevano conosciuto bene, come l’ex presidente della Comunità di Collalto-Briz-Vergnacco Manuele Braico, l’ex collega di partito Mario Galopin, la nipote Caterina Conti, il direttore dell’IRCI Piero Delbello, la vice-sindaco di Trieste Fabiana Martini e il presidente del Circolo "Istria" Livio Dorigo. Il libro si può richiedere telefonando allo 040 314741.

Particolarmente attuali e profetiche risultano oggi le parole pronunciate da Arturo Vigini in un’intervista del 1990 ripresa nel libro: «Noi abbiamo tutto l’interesse di salvare l’Istria, di conservare i tratti di una comune identità. La collaborazione fra le associazioni degli esuli e le istituzioni del gruppo nazionale italiano deve essere pertanto tesa a sviluppare i contenuti della matrice istro-veneta ed italiana di questa regione. Dobbiamo evitare che vengano disperse le tracce della nostra comune cultura materiale, del ricco patrimonio di riferimenti che ci è stato tramandato dalle generazioni precedenti. Dobbiamo operare insieme per salvaguardare il dialetto , la lingua, le tradizioni, i monumenti, le testimonianze storiche, i cimiteri, le peculiarità dell’ambiente istriano, i valori paesaggistici, architettonici, urbanistici del territorio». E ancora: «Solo se opereremo insieme, se procederemo in sintonia, riusciremo a colmare i vuoti che ci minacciano e a scongiurare la scomparsa di una presenza etnica, storica e sociale, l’inaridimento delle nostre radici. Le nostre due componenti debbono sostenere questa prova. Cogliere un’importante sfida dalla quale dipenderà, in buona misura, il nostro futuro». Si tratta di un saggio e lungimirante programma d’azione che il Libero Comune di Pola in Esilio sta cercando di attuare insieme ad altri. (p.rad.)

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