UN FIORE PER GLI INFOIBATI

 Un fiore per gli Infoibati

A seguito del percorso in omaggio alle vittime italiane degli opposti totalitarismi del ’900 tenutosi in Istria lo scorso 12 maggio, Argeo Benco, Sindaco del Libero Comune di Pola in Esilio, Furio Radin, Presidente dell’Unione Italiana, Maurizio Tremul, Presidente della Giunta Esecutiva dell’UI, e Renzo Codarin, Presidente della Federazione degli Esuli Istriani, Fiumani e Dalmati, hanno inviato congiuntamente una lettera-appello ai Capi di Stato e di Governo di Italia, Croazia e Slovenia per chiedere che venga reso noto dove giacciono i resti mortali degli italiani innocenti eliminati dai partigiani jugoslavi durante o al termine della Seconda guerra mondiale nei territori delle attuali Croazia e Slovenia e, per quanto possibile, chi erano. Lo scopo è di poterli finalmente onorare, così come da anni autorità e cittadini sloveni e croati fanno in Italia sui luoghi in cui i nazi-fascisti uccisero o deportarono loro connazionali. Di seguito riportiamo il testo integrale della lettera, che costituisce un’importante iniziativa comune delle tre organizzazioni all’insegna della ritrovata unità fra giuliano-dalmati esuli e "rimasti".

Illustri Presidenti,

sabato 12 maggio 2012, nell’ambito del 56° Raduno degli Esuli da Pola, noi italiani esuli, "rimasti" e rispettivi discendenti abbiamo partecipato ad un percorso in omaggio alle vittime italiane degli opposti totalitarismi del ’900 in Istria promosso dal Libero Comune di Pola in Esilio e dall’Unione Italiana con l’adesione della Federazione delle Associazioni degli Esuli Istriani, Fiumani e Dalmati.

L’iniziativa si è snodata in quattro tappe attentamente bilanciate: due riguardanti le vittime del comunismo jugoslavo e due riguardanti le vittime del nazi-fascismo, due in Slovenia e due in Croazia; nello specifico:

- il cippo posto dal Governo sloveno nel cimitero di Capodistria per ricordare le persone non identificate i cui resti furono rinvenuti in 11 foibe del Capodistriano;

- la stele che a Strugnano commemora i due adolescenti italiani uccisi da una squadra fascista il 19 marzo 1921;

- la foiba di Terli/Trlji (Barbana), dove il 5 ottobre 1943 i partigiani filo-jugoslavi locali gettarono almeno 26 civili della Polesana orientale;

- il monumento che a Monte Grande / Veli Vrh commemora i 21 detenuti nel carcere di Pola (16 dei quali nostri connazionali) trucidati dai nazi-fascisti il 2 ottobre 1944 quale rappresaglia per l’assassinio di un ufficiale italiano delle SS da parte di antifascisti italiani polesi.

In ognuno di questi luoghi simbolo delle tragedie sofferte dal nostro popolo a causa delle follie nazional-ideologiche del ’900 abbiamo deposto una corona con la scritta su nastro tricolore "Gli italiani d’Istria, Fiume e Dalmazia" e recitato assieme una preghiera, suggellando così la ritrovata unità tra noi nel ricordo di quei nostri connazionali.

Reduci da tale toccante esperienza, noi sottoscritti chiediamo di poter conoscere dove giacciono i poveri resti mortali di tutti gli italiani innocenti uccisi dai partigiani jugoslavi durante o al termine della Seconda guerra mondiale nei territori delle attuali Repubbliche di Croazia e Slovenia e, per quanto possibile, di chi si tratta.

Ciò allo scopo di poter finalmente, dopo tanti decenni, portare un fiore sulla "tomba" di questi nostri connazionali vittime del totalitarismo comunista, così come già avviene da lungo tempo in diverse località della Repubblica Italiana, della Repubblica di Croazia e della Repubblica di Slovenia teatro di eccidi nazi-fascisti. Sarebbe questa anche una piccola prova tangibile del comune spirito di pace, umanità e democrazia che oggi anima i popoli italiano, croato e sloveno nel contesto dell’Unione Europea.

Con osservanza,

Argeo Benco, Sindaco del Libero Comune di Pola in Esilio

Furio Radin, Presidente dell’Unione Italiana

Maurizio Tremul, Presidente della Giunta Esecutiva dell’Unione Italiana

Renzo Codarin, Presidente della Federazione degli Esuli Istriani, Fiumani e Dalmati

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