Notizie flash del mese di luglio a cura di Paolo Radivo

DI QUA E DI LA' DAL CONFINE

Arsia, città di fondazione
Nell’ambito dei “Sabati minervali” promossi dalla Società di Minerva presso il Museo “Sartorio” di Trieste, il prof. Edino Valcovich, docente alla Facoltà di Ingegneria del locale ateneo, ha tenuto il 19 maggio una conferenza sulla genesi e le peculiarità dell’innovativa cittadina mineraria di Arsia. Il borgo, costruito in tempi record a sud-ovest di Albona, rientrava fra le città di fondazione realizzate dal regime fascista nel periodo 1928-1942, più specificamente fra quelle industriali e più esattamente ancora fra quelle minerarie (come Carbonia e Pozzo Littorio). Ideatore di Arsia fu un architetto ebreo triestino, Gustavo Pulitzer Finali (1887-1967) e ad affidargli l’incarico un altro ebreo: l’imprenditore piemontese Guido Segre, che nel 1935 Mussolini volle come direttore dell’Azienda Carboni Italiani (ACAI), società statale che accentrò la gestione di tutti i bacini carboniferi del Regno. Sia l’impianto urbanistico, rigorosamente ortogonale, che lo stile architettonico di Arsia si ispirarono al razionalismo monumentalista littorio, noto come neoclassicismo semplificato (in quanto più schematico e freddo). Pulitzer Finali tentò di conciliarvi modernità e tradizione istriana. In settori diversi dell’abitato collocò le case per i minatori e quelle per gli impiegati e i tecnici; secondo i parametri dell’epoca, entrambe le tipologie risultarono decorose e confortevoli: certamente un passo avanti rispetto alle condizioni abitative precedenti. L’architetto realizzò inoltre numerose strutture di servizio che non tutti gli altri centri istriani possedevano: una scuola elementare, un asilo, un campo sportivo, una piscina, una centrale termica per il teleriscaldamento, una casa del Fascio e una chiesa di impianto modernissimo con una volta parabolica e finiture minimaliste poi imitata in varie parti del mondo (Trieste compresa). Tutto in pietra bianca d’Istria. La città venne fondata il 21 aprile 1936 e inaugurata il 4 novembre 1937.
Il prof. Gino Pavan, presidente della Società di Minerva, ha ricordato che il primo faro del mondo con illuminazione a gas ricavato dal carbone fu nel 1816 quello di Salvore, nell’Istria nord-occidentale, ed ha fornito poi alcuni dettagli sul colloquio Mussolini-Segre avvenuto nel 1935 a palazzo Venezia.

Presentato a Milano il libro di Gabrielli
Il Movimento Nazionale Istria Fiume Dalmazia (MNIFD) ha presentato il 22 giugno nella Sala del Gonfalone della Regione Lombardia a Milano il libro del prof. Italo Gabrielli Istria, Fiume, Dalmazia – Diritti negati – Genocidio programmato. Dopo gli interventi introduttivi dell’assessore regionale alla Cultura Valentina Aprea e del consigliere lombardo Enrico Marcora, il presidente del MNIFD Romano Cramer ha parlato degli Esuli nei campi profughi e del dileggio riservato loro dai comunisti italiani, il presidente della Fameia Gallesanesa e consigliere del Libero Comune di Pola in Esilio (LCPE) Piero Tarticchio dell’infoibamento del padre e di altri familiari nonché delle proprie lezioni e conferenze testimoniali, l’ex sottosegretario agli Esteri Livio Caputo delle proprie battaglie giornalistiche e diplomatiche per “salvare il salvabile”, e infine il revisore dei conti del LCPE Carlo Montani della personalità del 91enne professore e dell’originalità del suo volume. Al termine Gabrielli si è soffermato su quanto resta ancora da fare rispetto tanto al nostro governo quanto alla coscienza degli italiani e degli europei. L’auspicio è che vengano finalmente riconosciuti sia il genocidio perpetrato ai danni di un intero popolo sia i diritti di cui gli Esuli sono stati defraudati.

Esuli isolani al santuario di Strugnano
Oltre 200 esuli isolani sono andati in pellegrinaggio da Trieste al santuario della Madonna di Strugnano lo scorso 9 aprile, Lunedì dell’Angelo. Arrivata sul posto, la comitiva ha raggiunto in processione prima la grande croce in cima al promontorio panoramico e poi la chiesa, dove mons. Roberto Rosa ha celebrato una messa solenne allietata dai canti del coro misto dell’Associazione delle Comunità Istriane. Al termine Mario Depase, organizzatore dell’evento, ha ricordato che quest’anno ricorre il 500° anniversario dell’apparizione di Maria, avvenuta nella notte fra il 14 e 15 agosto 1512 proprio in quel luogo. Quindi il presidente dell’associazione Isola Nostra Emilio Felluga ha rammentato come le autorità jugoslave avessero trasformato il santuario in un carcere, dove rinchiusero anche gli antifascisti democratici Luigi Drioli e Salvatore Perentin. Ma ora il luogo, restaurato, è tornato alla sua funzione originaria, mentre del regime oppressivo che lo aveva oltraggiato resta solo il ricordo. Dopo la funzione, i convenuti hanno affollato il cortile del convento per un rinfresco.

L’esule Missoni celebrato a Pola
Si chiama Ottavio Missoni - Il Genio del Colore ed è un vero tripudio cromatico la mostra itinerante che ha fatto tappa dal 29 giugno al 22 luglio a Pola nel Museo d’Arte Contemporanea dell’Istria. Dal 4 al 30 aprile aveva sostato a Maribor (in forma ridotta) e dal 10 maggio al 17 giugno a Capodistria in ben tre sedi: la Comunità degli Italiani, la Galleria “Medusa” e la Galleria “Loggia”. Lo stesso Missoni era stato il protagonista della festosa e gremita inaugurazione capodistriana. La prossima tappa sarà dal 9 agosto al 9 settembre Ragusa, città natale di questo novantunenne sempre vivace e creativo che dopo il Trattato di Rapallo trovò rifugio a Zara, dopo i bombardamenti anglo-americani a Trieste e quindi in provincia di Varese, dove insieme alla moglie Rosita iniziò un fortunato cammino nel campo della moda che lo rese famoso già dagli anni ’60. Il successivo appuntamento sarà dall’8 al 22 ottobre a Fiume. È prevista inoltre una sosta a Zagabria.
Tutte le tappe sono organizzate dall’Unione Italiana; quelle croate hanno il patrocinio dell’Ambasciata d’Italia e della Città di Zagabria, la collaborazione di numerosi soggetti (fra cui la Città di Pola e la locale CI) e il contributo di alcuni sponsor. In tal modo i connazionali “rimasti” rendono omaggio nelle principali località dell’Adriatico orientale al più famoso esule dalmata, emblema tanto del “Made in Italy” quanto dell’eccellenza del nostro Paese nel mondo. Per Missoni è, ancor più di una gratificazione, uno “sdoganamento”, un risarcimento morale che troverà il suo apice a Ragusa, dove per decenni si è negata la presenza autoctona italiana. Unico rammarico: l’assenza all’inaugurazione polese di rappresentanti della Città di Pola. Non sono invece mancati il console generale d’Italia a Fiume Renato Cianfarani, il presidente della Giunta esecutiva dell’UI Maurizio Tremul, i vice-sindaci italiani di Parenzo e Umago, la presidente dell’Assemblea della CI polese Claudia Millotti e il presidente della CI di Capodistria Mario Steffè, coordinatore della mostra insieme a Luca Missoni.
L’esposizione è articolata in tre aree tematiche, corrispondenti alle tre principali attività che hanno reso celebre Missoni: quella di sportivo, quella di artista e quella di stilista. Il pubblico può scoprire attraverso foto d’epoca e pannelli illustrativi la sua carriera di atleta corridore, iniziata nel 1935 e culminata nel 1948 alle Olimpiadi di Londra nella categoria 400 metri a ostacoli, come pure ammirare alcuni suoi modelli grafici di alta moda. Ma a stupire maggiormente sono forse i suoi arazzi, tanto variopinti quanto i fantasiosi manichini “viventi” che si aggirano fra i visitatori. Sotto i riflettori è dunque non solo la ricca e fortunata produzione, ma anche la personalità di quest’uomo talentuoso, simpatico e “colorito” che, esule due volte, ha saputo ripartire da zero raggiungendo con il suo lavoro traguardi lusinghieri.

Sagra di San Nazario
Si è svolta a Borgo San Nazario, località carsica in Comune di Trieste appositamente costruita per gli esuli istriani negli anni ’50, la tradizionale Sagra di San Nazario. Nei due fine settimana dal 15 al 17 e dal 21 al 24 giugno hanno sempre tenuto banco i chioschi enogastronomici con serate di intrattenimento musicale. Dal 15 al 17 giugno è stata inoltre visitabile presso la casetta parrocchiale la mostra Itinerari istriani: terra e “fresche” acque. Sabato 16 ha avuto luogo una corsa campestre non competitiva. La sera di giovedì 21 il coro “Cappella Tergestina” ha proposto il suo repertorio di polifonia sacra e popolare istro-dalmata. Venerdì 22 è stata inaugurata presso la casetta parrocchiale una mostra di artigianato. Sabato 23 le “Vecchie glorie di San Nazario” hanno disputato una partita di calcio. Infine, il pomeriggio di domenica 24, è stata celebrata una messa, cui ha fatto seguito una processione per le vie del borgo in onore del santo con la partecipazione della banda del comitato provinciale triestino dell’ANVGD. Il nome del co-patrono di Capodistria fu assegnato al borgo perché buona parte degli abitanti ha origini capodistriane o comunque proviene dalla ex Zona B del TLT.

Asilo di Zara: via libera da Zagabria
Il ministro croato della Scienza, dell’Istruzione e dello Sport ha firmato il 6 giugno un decreto che riconosce la conformità all’ordinamento giuridico interno dell’atto di costituzione della Scuola italiana dell’infanzia “Pinocchio” di Zara per bambini dai 3 ai 7 anni. Tale via libera costituisce il superamento di uno scoglio che negli ultimi mesi stava bloccando l’iter procedurale. Il Ministero, contestando alla Comunità degli Italiani di Zara, in quanto semplice associazione di cittadini, il diritto di fondare un’istituzione prescolare privata con programmi pedagogico-didattici per la nostra minoranza, aveva negato l’ok alla denominazione bilingue. Dopo il ricorso presentato dall’Unione Italiana, aveva però chiesto il parere del Ministero dell’Amministrazione, che il 29 maggio si è pronunciato favorevolmente. Così il Ministero della Scienza, dell’Istruzione e dello Sport ha lasciato cadere il proprio veto. L’asilo, che è stato registrato al Tribunale di Zara, avrà sede in una villetta su due livelli di 100 mq ciascuno con giardino comprata dall’UI grazie ai fondi del Ministero degli Esteri italiano. Devono ora essere completati piccoli lavori di adeguamento. Vi insegneranno quattro maestre, stipendiate dalla Città di Zara. Le iscrizioni resteranno aperte fino al prossimo 20 agosto.
Lo scorso 29 giugno l’ambasciatore d’Italia a Zagabria Emanuela D’Alessandro, per la prima volta a Zara, ha visitato la struttura insieme al console d’Italia a Spalato Paola Cogliandro, al presidente della Giunta esecutiva dell’UI Maurizio Tremul, alla vicepresidente Norma Zani, al vicesindaco di Zara, alla direttrice dell’asilo e ai rappresentanti delle ditte esecutrici dei lavori. In precedenza l’ambasciatrice era stata nella sede della CI per una fruttuosa riunione operativa riguardante l’asilo stesso.

Fasana: la CI compie vent’anni
La Comunità degli Italiani di Fasana ha celebrato lo scorso sabato 30 giugno i suoi primi vent’anni di vita: era stata costituita il 30 giugno 1992, dopo che per ben 39 anni ai connazionali era stato negato qualunque diritto culturale. Nel 1953 infatti le autorità jugoslave soppressero sia la scuola elementare italiana che il Circolo Italiano di Cultura istituito nel 1948, facendo inoltre piazza pulita di qualsiasi residuo utilizzo ufficiale della lingua italiana. Da allora i connazionali “rimasti” dovettero rintanarsi nelle “catacombe”, coltivando il dialetto istro-veneto nel chiuso delle loro abitazioni. Per giunta Fasana fu strettamente controllata per la sua prossimità alla residenza estiva di Tito sull’antistante Brioni Maggiore. Dopo la rinascita la CI è cresciuta e nel 2000 ha inaugurato una sede dignitosa realizzata con l’apporto del Governo italiano, sviluppando i gruppi di ballo, teatro, canto e arti figurative, nonché i corsi di italiano. Oggi i soci superano quota 600.
Il neo-istituito Comune di Fasana, staccatosi da quello di Dignano, sta manifestando apertura verso la nostra comunità nazionale, che gode del bilinguismo ufficiale sul piano amministrativo e, nel capoluogo, anche di quello segnaletico. La sezione dell’asilo italiano è frequentata da 25 pargoletti. La prossima sfida da vincere sarà la riapertura della scuola elementare italiana: ora infatti 15 alunni fasanesi si recano all’elementare italiana di Dignano, mentre altri studiano l’italiano come lingua straniera nell’elementare croata di Fasana.
Alle festose celebrazioni ha partecipato fra gli altri il console generale d’Italia a Fiume Renato Cianfarani. Nel suo discorso il presidente dell’UI e deputato al Sabor Furio Radin ha ringraziato i connazionali fasanesi «per aver continuato a parlare italiano in questa cittadina difficile, politicamente sempre sotto i riflettori delle Isole Brioni e del protocollo di Stato jugoslavo». La cerimonia è stata rallegrata dai due balletti, dalla filodrammatica, dai minicantanti e dal coro misto.

Tremul loda il Percorso del 12 maggio
Si è riunita il 4 luglio a Fiume la Giunta esecutiva dell’Unione Italiana. Molti i temi trattati, tutti in materia scolastica. Al termine è stata approvata la relazione informativa illustrata dal presidente Maurizio Tremul riguardo al Percorso della memoria e della riconciliazione in omaggio alle vittime degli opposti totalitarismi svoltosi in Istria il 12 maggio su iniziativa del Libero Comune di Pola in Esilio e dell’UI con il sostegno di FederEsuli. «Una manifestazione che – ha scritto Tremul – ha rappresentato un momento altamente significativo sotto il profilo etico e morale della comune espressione di volontà degli esuli istriani, fiumani e dalmati e degli italiani di Croazia e di Slovenia di riflettere sulle tragiche vicende storiche del ’900 e di costruire assieme un comune futuro di pace e collaborazione nel ritrovato spirito europeo che la piena adesione della Croazia e della Slovenia porteranno con sé».

A Lussinpiccolo mostra su villa “Perla”
È stata inaugurata il 9 luglio e si potrà visitare fino al 25 agosto a Lussinpiccolo nella vecchia dimora della famiglia Tarabocchia la mostra Villa Perla… una volta. Il bell’edificio in stile Liberty fu costruito negli anni ’20 dal capitano Eustachio Tarabocchia, padre di Ivetta, la quale sposò il professore universitario triestino Pierpaolo Luzzatto Fegiz. Nel 1945, all’arrivo dei partigiani titoisti, Pierpaolo scappò raggiungendo Ancona in barca a remi, mentre poco tempo dopo Ivetta portò  con sé i figli in barca a vela a Trieste. Eustachio fu espropriato di quel bene nel 1948 in quanto definito “nemico del popolo” dalle autorità jugoslave, che vi insediarono la sede, la caserma e il carcere della famigerata polizia segreta. Negli anni ’80 vi si stabilì la compagnia di navigazione Jadranka, che negli anni ’90 la cedette a una cittadina croata, la quale nel 2002 la vendette al Ministero degli Esteri italiano per 675.000 euro tramite l’Università Popolare di Trieste. Alla famiglia, indennizzata con soli 30 milioni di lire, avrebbe dovuto essere restituita parte dello stabile, ma ciò non avvenne. Nel giugno 2011 la villa, ben restaurata e oggi nota come “Perla”, è divenuta sede della Comunità degli Italiani di Lussinpiccolo e, da settembre, anche del ricostituito asilo italiano. L’esposizione, realizzata dalla giornalista Rai Alice Luzzatto Fegiz (nipote di Eustachio) e promossa dalla CI, dalla Città, dall’Unione Italiana e dalla famiglia Tarabocchia, ripercorre mediante foto ed oleografie i primi e gli ultimi anni della villa, saltando quelli più tristi dell’UDBA, ma accenna anche alla storia della gloriosa marineria lussignana. In tal modo dunque la Lussinpiccolo di oggi propone a se stessa e a tutti i visitatori un pezzo della propria storia finora nascosto e cancellato.
All’affollata cerimonia inaugurale hanno preso parte, oltre ai locali, anche lussignani residenti in Italia, Francia e Brasile. Il coro femminile della CI ha cantato con accompagnamento al pianoforte l’inno “A Lussino”. Sono quindi intervenuti la presidente della CI Anna Maria Saganić, il sindaco Gary Cappelli, figlio del fondatore della CI stessa, e Alice Luzzatto Fegiz, la quale ha affermato che l’ingresso della Croazia nell’Unione Europea «impone una operazione ecumenica di pace per raccontare le nostre memorie, reciprocamente, sotterrando l’ascia di guerra». È stato inoltre proiettato un documentario sulla famiglia Tarabocchia - Luzzatto Fegiz realizzato da Cecilia Donaggio, nipote di Alice.

Gite scolastiche a Gorizia e Trieste
Rodolfo Ziberna, presidente nazionale e del comitato provinciale isontino dell’ANVGD nonché assessore comunale di Gorizia alla Cultura e al Turismo, ha inviato a tutte le scuole medie superiori ed agenzie di viaggio dell’Italia centro-settentrionale una mail invitando studenti e insegnanti a visitare Gorizia e Trieste onde “toccare con mano” la storia (non solo contemporanea) del confine orientale. Ziberna ha rinviato al sito www.gitescolastichefvg.it, realizzato dall’ANVGD goriziana con il contributo della Regione Friuli Venezia Giulia, dove si può prenotare il proprio viaggio d’istruzione scegliendo tra le varie mete suggerite. Le più significative sono: i luoghi isontini della Grande guerra, i castelli di Gorizia, Duino e Miramare, la foiba di Basovizza, la Risiera di San Sabba, l’ex campo profughi di Padriciano, la sinagoga di Trieste e, in provincia di Udine, Aquileia e Cividale. Per ognuna di queste mete il sito offre una sintetica scheda illustrativa, delle foto, le distanze chilometriche da Gorizia, il tempo necessario per raggiungerle e visitarle, nonché gli orari e i costi d’ingresso. Vengono anche indicati alcuni agriturismi, ristoranti, trattorie e birrerie con i prezzi dei relativi menu. Contattando il collaboratore dell’ANVGD goriziana Luca Spanghero (Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.), è possibile confezionare un pacchetto viaggio su misura, compresa la prenotazione alberghiera.

Mostra fotografica sull’Istria a Trieste
Nella sede dell’Associazione delle Comunità Istriane in via Belpoggio 29/1 a Trieste è stata inaugurata il 18 luglio la mostra Itinerari istriani: terra e fresche acque, realizzata in collaborazione con il comitato provinciale triestino dell’ANVGD. Le foto esposte sono di Gianfranco Abrami, l’impostazione grafica di Mariuccia Ragaù. Abrami, nato a Trieste nel 1949 da genitori uno di Umago l’altro di Petrovia e recentemente “tornato” a vivere nella stessa Petrovia, ha sviluppato verso la sua terra d’origine un amore concretatosi nelle sue innumerevoli fotografie. Questa mostra ne raggruppa 94, che ritraggono in modo spesso molto suggestivo alcune delle cittadine principali, parecchi borghi, numerosi villaggi, ma anche diversi paesaggi connotati dall’acqua dolce o salata. «Là dove l’uomo ha trovato terra e “fresche” acque – si legge nel cartello esplicativo – si è insediato e, dovunque, ha dato origine ad una società che ha espresso la sua cultura». Il tema raffigurato in immagini è proprio la riuscita interazione fra natura e cultura che ha connotato da sempre l’Istria. La mostra, dopo la sospensione estiva, tornerà ad essere visitabile il 3 settembre dal lunedì al venerdì in orario 10-12 e 17-19.
Il presidente dell’Associazione Lorenzo Rovis, introducendo l’incontro, ha lodato il lavoro di Abrami e della Ragaù. Alma Petrigna ha quindi presentato sette canzoni tradizionali istriane interpretate dal coro misto dell’Associazione, diretto e accompagnato al pianoforte dal 39enne maestro David Di Paoli Paulovich, vincitore dell’edizione 2012 del concorso internazionale di composizione di musica sacra “Anima Mundi”. Tra i vari motivi eseguiti segnaliamo El sogno del polesan. Il coro aveva partecipato anche all’inaugurazione della mostra avvenuta a Borgo San Nazario il 15 giugno.

L’ambasciatore D’Alessandro e il console Cianfarani ad Abbazia, Fiume e Umago
L’ambasciatrice d’Italia a Zagabria Emanuela D’Alessandro e il console generale d’Italia a Fiume Renato Cianfarani hanno fatto tappa il 14 luglio ad Abbazia, Fiume e Umago.
Nel municipio di Abbazia hanno incontrato il sindaco Ivo Dujmić, il quale, dichiarando che la locale Comunità degli Italiani rappresenta «un’inestimabile fonte di ricchezza, ha confermato pieno sostegno alla nascita di due sezioni italiane nel futuro asilo di Punta Kolova, che potrebbero anche aumentare se il numero degli iscritti crescerà. Infine ha esposto agli ospiti il progetto biennale finanziato con i fondi europei “Parchi storici”, cui partecipano l’Università di Padova, la Regione Veneto e il Comune di Castelfranco Veneto, esprimendo l’auspicio che si possa trovare un investitore italiano interessato a far rifiorire uno dei sette parchi storici della città oggi nel degrado. La D’Alessandro e Cianfarani hanno infine visitato la sede della CI, il cui numero di soci ha quasi raggiunto quota 500. Era la prima volta in 65 anni che un ambasciatore italiano metteva piede ad Abbazia.
Nel municipio fiumano l’ambasciatrice e il console generale hanno assistito alla firma dell’accordo per l’intensificazione dei rapporti tra FINEST, la finanziaria della Regione Friuli Venezia Giulia che promuove la cooperazione economica con l’Europa centro-orientale e balcanica, e Porin, l’agenzia di sviluppo della Regione Litoraneo-Montana. Lo scopo è incrementare gli investimenti italiani nel Quarnero. L’ambasciatrice ha sottolineato il ruolo essenziale svolto da Renato Cianfarani nell’avvio dei contatti tra i due soggetti. «FINEST e Porin – ha detto – devono essere le “casse di risonanza” delle opportunità di investimento non soltanto per le aziende italiane in Croazia, ma anche per quelle croate in Italia».
Nel municipio di Umago i due diplomatici sono stati accolti dal sindaco e dal vice-sindaco italiano. Quindi, nella sede della locale CI, hanno incontrato i presidenti delle quattro CI dell’Umaghese (Umago, Matterada, Salvore e San Lorenzo - Babici), nonché la presidente dell’Assemblea dell’Unione Italiana, che hanno evidenziato la mancanza di una sede per la CI di Matterada, mentre a Babici i connazionali si riuniscono nella locale Casa di cultura e a Salvore è stato firmato il contratto d’acquisto. L’ambasciatrice, per la prima volta a Umago, ha esortato ad organizzare attività attrattive per i giovani.

Così parlavano i cittanovesi
Come parlavano gli istriani prima dell’assoggettamento a Venezia? Prima cioè che i loro dialetti si venezianizzassero più o meno integralmente a partire dal ’300? Tale domanda non trova risposte certe perché mancano testi in lingua volgare anteriori alle dedizioni avvenute a partire dal 1267 e perché i primi, risalenti al ’300, furono redatti o in veneziano o in un ibrido tosco-veneto da funzionari veneziani al seguito dei rispettivi podestà, e dunque non aiutano a ricostruire nemmeno i dialetti istriani dei primi secoli del dominio dogale. Fanno eccezione però alcuni documenti processuali di Cittanova risalenti al ’400 che riportano espressioni assai schiette di imputati, vittime e testimoni. Non sappiamo quanto fedelmente furono trascritte dai verbalizzatori, tanto più che riportano alcune discordanze morfologiche a seconda dei parlanti. Ma certo questo materiale conservato all’Archivio di Stato di Pisino costituisce l’unica fonte disponibile per ricostruire il linguaggio vernacolare dei nostri antenati tardo-medievali, o almeno di quelli cittanovesi.
In proposito il prof. Marco Piccat, ordinario di Filologia romanza all’Università di Trieste, ha tenuto una conferenza il 4 luglio presso il Civico Museo della Civiltà Istriana, Fiumana e Dalmata di Trieste su iniziativa del comitato triestino della Società “Dante Alighieri” in collaborazione con l’IRCI. Alcuni linguisti sono del parere che il volgare istriano nel Basso Medioevo fosse già di tipo veneto con influssi friulani a nord (specie a Trieste, Muggia e Capodistria) e particolarità autoctone al centro-sud (soprattutto nella Polesana) rimaste ancor oggi nei dialetti istrioti di Rovigno, Dignano, Valle, Gallesano e Sissano. In tutta l’Istria fin dai primi contatti con i suoi parlanti il veneziano suonava chiaramente comprensibile, ma è probabile che appena con l’annessione alla signoria dogale cominciasse a diventare un modello da imitare in quanto registro più elevato e prestigioso dello stesso dialetto locale. A diffonderlo furono in primo luogo i podestà con il loro piccolo apparato politico-amministrativo. Dalle carte processuali cittanovesi che il prof. Piccat ha consultato emergono numerosi elementi lessicali e strutturali identici al dialetto precedente all’Esodo: vedi piègora per pecora, con l’antica tendenza alla dittongazione ancora viva nel cittanovese, ma anche pègora, tipico di altri dialetti istriani, o ancora ’scoltar per ascoltare e cussì per così. Ma si notano anche palesi differenze che sembrano rimandare al friulano (che fas tu? o anche che fa’ tu? per che fai?) o ad altri dialetti veneti (vuo’ tu? per vuoi?, tu è per tu sei, el m’è stà dito per mi è stato detto).
La controversa questione rimane dunque aperta, e non aiutano a risolverla i documenti tre-quattrocenteschi di Cittanova, Capodistria e Pola in volgare veneto o tosco-veneto di cui il professore ha citato alcuni passi.

In mostra a Trieste le vignette de “La Cittadella”
Ripercorrere 54 anni della storia recente di Trieste attraverso le più simpatiche vignette che hanno contribuito a modellare l’immaginario collettivo dei suoi abitanti. È questo il senso della mostra Satira disegnata in una città di frontiera - Kollmann&Josè per Carpinteri&Faraguna, inaugurata al piano terra del Civico Museo della Civiltà Istriana, Fiumana e Dalmata di Trieste (in via Torino 8) venerdì 6 luglio. Realizzata dal direttore dell’IRCI Piero Delbello e allestita da Athos Pericin in collaborazione con il Gruppo Volontari IRCI, ha avuto il patrocinio della Regione Friuli Venezia Giulia, della Provincia e del Comune di Trieste, nonché il contributo del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e della Fondazione CRTrieste. La godibile rassegna presenta una selezione dei disegni originali di Josè Talarico e del marito Renzo Kollmann pubblicati fra il 1947 e il 2001 sul settimanale satirico “La Cittadella”, che usciva ogni lunedì inizialmente da solo, dal 1949 come inserto de “Il Giornale del lunedì” e dal 1954 come inserto de “Il Piccolo”. A comporlo furono i giornalisti triestini di sentimenti patriottici e anticomunisti Lino Carpinteri e Mariano Faraguna. Gli argomenti presi di mira da Josè Talarico e Renzo Kollmann con nitidezza e ironia in un dialetto verace sono i più disparati: da quelli di interesse locale, a quelli riguardanti le vicende italo-jugoslave, fino a quelli nazionali, a quelli internazionali.
Il pubblico potrà ammirare l’esposizione fino al 5 agosto e, dopo la chiusura estiva della sede, dal 7 al 30 settembre con orario: lunedì-sabato 10-12.30 e 16-18.30, domenica 10-13. È disponibile anche un catalogo di 300 pagine.

Confini nel tempo
È stata inaugurata il 27 giugno ed è rimasta visitabile fino al 22 luglio nella sala “Umberto Veruda” di Palazzo Costanzi a Trieste la mostra Confini nel tempo. Un viaggio nella storia dell’Alto Adriatico attraverso le carte geografiche (secoli XVI - XXI), promosso dal Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università di Trieste in collaborazione con Comune e Provincia. Numerose cartine originali incorniciate alle pareti o esposte in delle teche hanno illustrato il mutare degli assetti politici nell’area dal ’500 ad oggi, con particolare riguardo al turbinoso ’900. Mentre fino alla metà dell’800 i prodotti cartografici si limitano a riprodurre i confini politici tra gli Stati, da allora in poi indicano anche un possibile confine geografico lungo linee displuviali più o meno oggettive e in alcuni casi offrono un quadro etnico della regione, che risulta sempre vantaggioso per il rispettivo committente. Così, anche quando la fonte delle informazioni è la stessa (i censimenti ufficiali), la raffigurazione del confine linguistico che ne deriva è assai differenziata e sempre tendenziosa in senso o filo-italiano o filo-slavo.
Tra il materiale esposto poco nota è la cartina realizzata dalle autorità naziste del Litorale Adriatico, che dimostra la loro predilezione verso l’elemento sloveno. Emblematico nella sua sfacciata faziosità risulta il materiale presentato nel 1946 dal Comitato Nazionale di Liberazione per il Litorale Sloveno e Trieste alla Commissione interalleata per la delimitazione del territorio della Regione Giulia. Da segnalare poi la cartina della Commissione bilaterale che operò fra il 1911 e il 1912 per la sistemazione del confine italo-austriaco.
I pezzi in esposizione (sciolti o appartenenti a raccolte eterogenee, atlanti od anche opere d’altro tipo) sono stati forniti dall’Università di Trieste, dall’Istituto per la Storia del Movimento di Liberazione nel Friuli Venezia Giulia, dall’Archivio di Stato di Trieste e da singoli privati. I curatori, Orietta Selva, Dragan Umek e Sergio Zilli, li hanno ordinati cronologicamente e corredati con didascalie in italiano e inglese. «Da queste carte – hanno spiegato – si evidenzia come la mobilità dei confini sia da considerarsi una regola, una consuetudine ciclica più che un’eccezione nella storia europea, una mobilità che certo non facilita la comprensione delle dinamiche tra il territorio, la sovranità e le identità dei popoli». In una teca i curatori hanno riunito anche passaporti austro-ungarici, del Regno d’Italia e della Repubblica Italiana, nonché un foglio di rimpatrio rilasciato dall’allora Consolato Generale d’Italia a Zagabria e un lasciapassare.
In concomitanza con l’inizio della mostra si è svolta dal 28 al 30 giugno sempre a Trieste, ma presso la Scuola Superiore di Lingue Moderne per Interpreti e Traduttori, la conferenza internazionale Borderscapes - Paesaggi di confine, terza edizione di un percorso quadriennale iniziato nel 2004. L’iniziativa è stata organizzata dal Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università di Trieste con il Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale dell’Università di Milano Bicocca, in collaborazione con la Fondazione CRTrieste, la Provincia e il Comune di Trieste, sotto l’egida della International Geographic Union. Un centinaio di studiosi provenienti da varie parti del mondo hanno discusso i vari aspetti delle vicende relative alle realtà di confine, con particolare riferimento a quello italo-sloveno (già italo-jugoslavo). Il concetto di fondo è che i confini non sono soltanto strumenti di separazione, ma luoghi di opportunità, evidenziatori di identità culturali, autonome realtà economiche locali che vivono in ragione delle differenze presenti, paesaggi politicamente e culturalmente pieni di significato, con problemi declinati in maniera distinta a seconda di dove si sviluppano. Si sta passando da un’epoca in cui i confini segnavano la mappa politica mondiale, lasciando spesso profonde cicatrici, a nuove forme di frontiera economica che si stanno affermando specie intorno alle aree ricche. Trieste è stata scelta anche per capire meglio come mai la caduta del confine materiale dovuta all’ingresso della Slovenia nell’UE e nell’area Schengen non ha attenuato il confine “mentale” percepito dalle popolazioni locali.

Novara rende omaggio a Otèlo
Otello Soiatti, in arte Otèlo de Crivis, nato a Pola nel 1930, è stato celebrato dalla sua città d’adozione: Novara. Il 22 giugno l’amministrazione comunale, la casa editrice “Lampi di stampa” e il Civico istituto musicale “Brera” ha offerto al pubblico, nell’auditorium “Torgano” dello stesso istituto, un “Omaggio a Otèlo”. È stata quella l’occasione per presentare Traversando la poesia (come corso d’acqua), un volume in brossura di ben 450 pagine fresco di stampa (€ 20) che raccoglie liriche da lui composte nell’arco di un quarantennio. Insieme all’esule polese sono intervenuti la giornalista Eleonora Groppetti e Silvano Crepaldi, curatore della collana della casa editrice “Lampi di stampa” in cui si colloca la silloge. Durante l’incontro sono state declamate alcune poesie di Otèlo, mentre gli allievi dell’istituto “Brera” hanno eseguito dei brani musicali. Nella sua produzione poetica, di cui “L’Arena di Pola” ha dato negli anni ampia testimonianza, l’autore ha sublimato con maestria il dramma personale e collettivo dell’Esodo cantando con struggimento la sua terra perduta. Insediatosi nella città piemontese (ma al confine con la Lombardia e dall’identità controversa) nel 1950, Soiatti si è impegnato in ambito culturale, ha fondato e diretto per 25 anni la rivista “Tempo sensibile” ed ha contribuito all’istituzione del premio nazionale di poesia “Città di Novara”. Con Omaggio a Otèlo i novaresi gli hanno espresso apertamente la loro gratitudine per il suo prezioso operato.

Scoperti a nord di Zagabria i resti di 36 vittime di Tito
I resti mortali ed alcuni effetti personali di 36 vittime dei partigiani titoisti sono stati rinvenuti poco a nord di Zagabria dall’Ufficio del Ministero croato della Difesa per le ricerche, il contrassegno e la manutenzione delle tombe delle vittime dei crimini comunisti dopo la Seconda guerra mondiale, in collaborazione con la Polizia e il Ministero dei Reduci. Si tratta di pazienti e personale medico e paramedico dell’ospedale per malattie polmonari “Brestovac” accusati di collaborazionismo con lo Stato ustascia e passati per le armi probabilmente nel maggio 1945 senza alcun processo. Le testimonianze parlano di una cifra complessiva variante fra i 170 e i 210 individui. Le ossa dei 36 in questione sono state ritrovate in una fossa comune sulle alture della Medvenica, presso Obernjak. Alcuni crani presentano fori di proiettile, a riprova della loro uccisione con arma da fuoco. Il luogo è stato segnalato in forma sommaria, ma se ne prevede una opportuna sistemazione. L’Ufficio ministeriale ha invitato tutti coloro che avessero notizie sull’eccidio a chiamare un numero telefonico o inviare un messaggio ad un apposito indirizzo di posta elettronica.
In autunno riprenderanno le indagini per riesumare i resti di altre vittime a Gračani, un paese nelle vicinanze di Obernjak.


A Monza una targa ricorda il campo profughi
Il comitato provinciale ANVGD di Monza e Brianza ha inaugurato lo scorso 28 aprile sull’edificio delle ex Scuderie della Villa Reale di Monza una targa in memoria degli Esuli che vi soggiornarono quando, nel secondo dopoguerra, furono destinate a campo profughi. «Tra queste mura – si legge – trovarono asilo i profughi giuliano-dalmati e fiumani che amor di patria spinse a lasciare le loro terre per restare italiani».
Alla cerimonia di scopertura hanno partecipato, oltre al presidente provinciale dell’ANVGD Antonio Cerlienco, il sindaco Marco Mariani, l’assessore Pierfranco Maffè e il consigliere di origini zaratine Leonardo Caruz, i quali hanno tutti contribuito all’espletamento delle procedure per la rapida collocazione della targa nel 65° anniversario del Trattato di pace.

Una statua per mons. Santin
Una statua del rovignese mons. Antonio Santin, vescovo di Trieste e Capodistria dal 1938 al 1975, sarà collocata sulle rive di Trieste e indicherà con la mano il tempio di Monte Grisa, da lui voluto e inaugurato nel 1959 sul ciglione carsico quale ringraziamento alla Madonna per aver salvato la città nel 1945. Il 6 luglio il Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia ha approvato un emendamento della maggioranza di centro-destra che assegna a tal fine 110.000 euro all’Istituto di cultura marittimo-portuale, ente incaricato degli interventi culturali e museali nel porto di Trieste. L’opera verrebbe collocata all’imboccatura del canale di Ponterosso, di pertinenza dell’Autorità portuale. Il presule sarà raffigurato con mitra e pastorale.
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