FACILI CASSANDRE PRIGIONIERE DEL PASSATO Editoriale del direttore Silvio Mazzaroli

Facili Cassandre prigioniere del passato

(Arena di Pola luglio 2012)


Non ci voleva davvero molta immaginazione nel pensare, e quindi nel predire – da qui l’appellativo di “facili cassandre” riferito ai vertici dell’Unione degli Istriani – che non tutto, specie in considerazione dell’alto significato e della delicatezza degli argomenti toccati nel corso del nostro recente raduno a Pola, sarebbe andato esattamente nel senso auspicato.

Completamente fuori strada è peraltro chi vi ha visto una “primaverile gita godereccia”, benché i radunisti si siano anche nutriti (ah, la debolezza della carne!) ed abbiano persino (deprecabile assai!) intonato nei momenti di relax le loro vecchie canzoni.

Mai avevamo parlato di un atto conclusivo di riavvicinamento o di ritrovata “grande amicizia” tra Esuli e Rimasti, consci come siamo di annoverare, al di qua ed al di là del confine ed in un contesto di sostanziale disinteresse da parte dei più (solo saltuariamente interrotto dall’istriana propensione alla critica), sia convinti sostenitori della nostra causa che altri contrari a qualsiasi cambiamento. Mai avevamo sottaciuto le difficoltà insite nel processo di dialogo da poco iniziato né, tanto meno, mai ci saremmo sognati di nascondere o negare le difficoltà incontrate cammino durante.

Quello che non da ieri stiamo cercando di sviluppare è un proposito onesto, convinto, libero da pregiudizi ed assolutamente trasparente. Non occorreva, davvero, inviare un “proprio infiltrato” al nostro raduno per sapere come erano andate le cose: bastava leggere quanto da noi pubblicato sulle “Arene” di marzo e aprile per conoscere le nostre intenzioni e su quelle di maggio e giugno per apprendere come erano andate. Per questo non ci sentiamo in obbligo di nessuna risposta a chicchessia; tutto quello che c’era da dire l’abbiamo già detto! Chi vuol capire, capisca; gli altri sono liberi di non farlo.

A stigmatizzare l’asserito insuccesso del nostro raduno – da noi, peraltro, non spacciato per successo bensì definito, con realismo, un passo significativo ed importante i cui esiti sarebbero potuti essere di gran lunga migliori se tutti ne avessero raccolto l’insito messaggio – i nostri ineffabili denigratori hanno sostenuto che i rimasti hanno disertato in massa (non però “in toto”, come da loro stessi riconosciuto) il programma da noi predisposto esprimendo meraviglia, per non dire incredulità, che ciò possa essere avvenuto (come da noi spiegato limitatamente per quelli di Pola) per una delibera assunta in seno alla Giunta esecutiva della locale Comunità degli Italiani, ispirata (per quanto ci è dato sapere) dal suo Presidente, investitosi poi della piena ed esclusiva rappresentatività del sodalizio.

È questa una meraviglia che, memori di una delibera risalente ai primi mesi del 2011 fatta approvare dal presidente dell’Unione degli Istriani circa i rapporti “esuli-rimasti”, ci sorprende non poco. A nessuno dovrebbe, infatti, sfuggire l’analogia di certi comportamenti come pure che anche il meccanismo più perfetto – e noi non abbiamo mai asserito che quello da noi predisposto lo fosse – può incepparsi per la presenza di un granello di sabbia e che altrettanto può succedere con le buone intenzioni quando ad opporvisi ci sono magari anche solo pochi individui. Pertanto, a prescindere dal fatto che la dirigenza del Libero Comune di Pola in Esilio mai ha avvertito la necessità di porre degli aut aut ai propri associati, ciò che veramente sorprende è che di quanto successo, qualificabile come un “intoppo” che contrasta con le aspettative di chiunque abbia un minimo di buon senso, si gioisca anziché rammaricarsene.

È, infatti, evidente che, pur volendo sorvolare sull’importanza ed il significato delle iniziative di riavvicinamento tra le diverse etnie dell’Adriatico nord-orientale poste in essere a livello istituzionale dai Presidenti di Italia, Croazia e Slovenia – ultimo in ordine di tempo l’incontro tra i presidenti Napolitano e Türk –, un processo in tal senso è condiviso ed è in atto anche a livello di molte associazioni di esuli e di corrispondenti comunità di nostri connazionali. Non solo lo stanno dichiaratamente perseguendo i tre Liberi Comuni di Fiume, Pola e Zara, l’ANVGD e la Federazione, ma anche talune “famiglie” della stessa Unione degli Istriani e delle Comunità Istriane. Nessuno può negare che incontri, tutt’altro che saltuari, si verificano ormai da tempo tra “esuli” e “rimasti” di Rovigno, Dignano, Pirano, Capodistria, Pisino – assai significativo che proprio nell’epicentro della croaticità istriana sia stata celebrata dalla locale Comunità la figura di Nerina Feresini, pisinota fondatrice dell’omonima “famiglia” in esilio –, Visignano, Piemonte, Albona, Lussinpiccolo, Cherso… Senza esporci alla consueta critica di essere degli illusi, per non dire bugiardi (le bugie, anche fotografiche, le lasciamo ad altri), parlando di una maggioranza di consenzienti, ci limitiamo a dire che la base del consenso sembrerebbe essere in progressiva espansione.

Ciò che invece ci sentiamo di dire con assoluta convinzione è che in tutto ciò non è configurabile alcun sintomo di “tradimento” di principi o di valori. Anzi! Non ci risulta, infatti, che quanti sono aperti al dialogo, pur non volendo più essere prigionieri del proprio passato, lo vogliano negare, distorcere o anche semplicemente dimenticare; ciò a cui tendono è creare le premesse per un confronto più sereno ed obiettivo sull’andamento della storia e più rispettoso del vissuto di ognuno. Pertanto, cui prodest opporsi a detto processo? La scontata risposta dovrebbe essere: A NESSUNO!

Evidentemente chi lo fa teme di rimetterci qualcosa anche, e forse soprattutto, a livello personale.
Agli esuli che, a prescindere dalla loro affiliazione, più sono attenti e partecipi delle nostre cose non sarà certo sfuggito che in quanto precede plurimi sono i riferimenti a quanto sul Libero Comune di Pola in Esilio è stato scritto sul periodico dell’Unione degli Istriani. Ebbene, il nostro è un mondo che, oltre ad essere limitato, è anche molto “permeabile” nel senso che quanti leggono la nostra “Arena” hanno di massima accesso ai periodici delle altre associazioni e viceversa. Possono, pertanto, farsi dei giudizi autonomi su quanto viene loro esposto. Senza entrare in polemica sui contenuti, che ognuno è libero di condividere o no, credo che un giudizio di merito debba riguardare anche lo stile, che è poi la buona educazione, con cui le cose vengono dette.
Il giudizio ai Lettori.
Silvio Mazzaroli

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