Notizie di agosto a cura di Paolo Radivo

Di qua e di là dal confine
Notizie a cura di Paolo Radivo
La Pola romana riemerge dal sottosuolo

I lavori in corso per la realizzazione della conduttura fognaria costiera sulle Rive di Pola e nelle aree contigue stanno facendo riemergere nuove testimonianze della città romana. Sono numerosi i reperti minori presi in carico dagli archeologici. Fra quelli più significativi, in giugno presso il Ninfeo (piazzale Carolina) è stato scoperto a 1,60 metri di profondità un selciato romano lungo nel tratto massimo 4,40 metri e largo nel tratto massimo 1,60 metri. La sua superficie complessiva è di 5 metri quadri. Lo spessore delle pietre varia dai 12 ai 17 centimetri. In luglio poi, a ridosso del palazzo della Posta centrale in via Flaccio, è stata portata alla luce una lastra ornamentale in pietra calcarea di quasi un metro quadro alta 80 centimetri, larga 70 e spessa fra i 15 e i 33. È in buone condizioni, salvo che nella parte superiore. Raffigura in rilievo un putto che mediante un nastro sorregge un festone intrecciato di fiori, rami e frutta. Si pensa appartenesse alla prima recinzione del portico monumentale del Foro. Il putto, figura mitologica nota anche come cupido, amorino o erote, ricorreva frequentemente nell’arte decorativa romana. Nell’area sono riemersi anche dei piloni in legno romani.
Durante gli scavi del 2007-2008 fu invece trovato uno sperone delle mura urbiche, un torchio, una colonna lunga 7 metri (simile a quelle del Teatro maggiore di Monte Zaro portate nel 1549 a Venezia) e tre palle di catapulta risalenti all’assedio veneziano del 1242.

Castello di Pola: restaurata la parte ovest
Si sono felicemente conclusi lo scorso giugno i lavori, iniziati a fine marzo, per il restauro della cinta muraria, del torrione (risalente ai primi del ’900) e del tetto situati sul lato occidentale del castello di Pola. Si è così posto termine alle infiltrazioni d’acqua che danneggiavano i sottostanti uffici, magazzini e sale espositive del Museo Storico e Navale dell’Istria, dove sono conservati circa 55.000 oggetti di epoca medievale e moderna suddivisi in 17 collezioni. Ora il castello è diventato visitabile nella sua interezza, il che ne consentirà un maggiore utilizzo a fini turistici. La spesa di 240mila euro per il restauro è stata sostenuta dalla Regione Veneto, dallo stesso Museo e dalla Regione Istriana. Nel 1990-91 era stata risistemata la cortina orientale del castello, nel 1996 quella meridionale. Ora l’auspicio è di poter intervenire quanto prima sulla cortina settentrionale e il relativo serbatoio d’acqua.

Turismo culturale in Istria
“Promozione congiunta dei beni culturali, ambientali e storici dell’Istria e di Varaždin”: è questo sia il titolo che l’obiettivo principale dell’Azione 1A del Programma europeo SeeNet II (South East Europe Network), di cui è capofila la Regione Veneto e al cui finanziamento contribuirà il Ministero degli Esteri italiano. Al visitatore si intende offrire un prodotto turistico-culturale sostenibile mediante cui valorizzare le migliori specificità della Regione Istriana, delle Città di Rovigno, Pisino e Varaždin, oltre che dei Comuni di Verteneglio e Grisignana. L’iniziativa è stata presentata il 13 luglio a Zagabria presso l’Ente nazionale per il turismo croato. «SeeNet – ha spiegato l’assessore istriano Oriano Otočan – è uno dei progetti concreti che finanzia l’infrastruttura locale, crea un marketing congiunto del patrimonio culturale e ambientale per scopi turistici ed è pure innovativo, cioè collega la Croazia continentale e costiera in un prodotto turistico-culturale per mercati europei, come pure per i mercati più lontani». «Questo progetto – ha evidenziato Emanuela d’Alessandro, ambasciatrice d’Italia a Zagabria – rappresenta un’ottima possibilità di crescita comune delle due coste dell’Adriatico e conferma gli altri rapporti di qualità tra la Croazia e l’Italia».

Integrazione Muggia-Capodistria
L’Unione Europea ha concesso oltre 2.600.000 euro per il progetto “Tradomo”, volto al miglioramento dell’accessibilità sostenibile e della mobilità sul territorio transfrontaliero dei Comuni di Muggia e Capodistria. Da parte slovena i finanziamenti verranno impiegati per ampliare e risistemare la strada che collega le località italiane di Santa Barbara e Chiampore (rientrando tuttavia in Slovenia tra Premanzano e San Colombano), per affiancarla con un marciapiede e una pista ciclabile e per dotarla di fermate per i bus. Da parte italiana si punterà soprattutto ad allacciare alla fognatura muggesana le case delle località affacciate sul nostro versante oggi dotate solo di fosse biologiche. L’UE contribuirà per l’85%, i due Comuni per il restante 15%. I lavori dovrebbero partire nel 2013 e venire ultimati nel 2015. Al termine sarà attivata una linea di autobus lungo il “raccordo anulare” dei Monti di Muggia per collegarli con Muggia stessa, Ancarano e Rabuiese.
Tali passi concreti serviranno a ricomporre un territorio che per secoli era stato unitario. Dal 1945 al 1954 fu lambito a sud dalla linea di demarcazione tra Zona A e B del TLT. Nel 1954, con il Memorandum di Londra, venne separato da un confine provvisorio tra Italia e Jugoslavia che nel 1975 con il Trattato di Osimo divenne definitivo e che dal 1991 delimita l’Italia dalla Slovenia. Il 21 dicembre 2007, con l’ingresso della vicina Repubblica nell’area Schengen, i posti di blocchi sono stati soppressi e la circolazione è tornata libera, ma finora non si è provveduto alle necessarie opere di adeguamento infrastrutturale. Con “Tradomo” i Monti di Muggia da realtà terminale dei rispettivi Stati ridiventeranno un’area integrata, come reclama la natura stessa. Anche così si costruisce l’Europa, superando barriere e incrostazioni del passato.

A nuoto per conoscere la costa istriana
Ha costeggiato a nuoto l’Istria percorrendo 250 chilometri in 27 giorni lungo tre Stati. Per sport, ma soprattutto per motivi scientifici. Stiamo parlando di Stefano Furlani, giovane geologo ricercatore presso il Dipartimento di Matematica e Geoscienze dell’Università di Trieste, partito il 2 luglio da Porto Badò (presso Nesazio) per giungere a Trieste il 29 luglio. Nuotando a 5-20 metri dalla costa, ha effettuato un sopralluogo geomorfologico in particolare della zona “intertidale”, quella compresa cioè tra l’alta e la bassa marea, osservando le forme costiere. Era dotato di muta, maschera, pinne e di un piccolo canotto al traino dove teneva un computer, un caricabatterie a energia solare, un profondimetro, una cinepresa, un ecoscandaglio e un satellitare GPS. Ogni giorno nuotava per 6-7 ore percorrendo una decina di chilometri; poi si fermava per aggiornare e catalogare i dati dei suoi “rilevamenti a nuoto”. Il 19 luglio, durante la tappa a Cittanova, ha presentato il progetto presso la locale Comunità degli Italiani.
La “spedizione” di Furlani rientra nel progetto GeoSwim, realizzato dal suo Dipartimento in collaborazione con l’Istituto Nautico di Trieste, la Riserva Marina di Miramare e il Circolo “Istria”. L’obiettivo è perlustrare in modo continuativo la costa istriana per comprendere la variazione del livello marino intervenuta negli ultimi 1.000-2.000 anni (forse in conseguenza di un terremoto) e al tempo stesso individuare le aree più vulnerabili, prevedere i possibili sviluppi e creare in tal modo le premesse per agire a scopo preventivo.

Gli esuli di Collalto a “casa” per il patrono
La Comunità di Collalto-Briz-Vergnacco, aderente all’Associazione delle Comunità Istriane di Trieste, ha celebrato la festa del proprio santo patrono, san Giacomo apostolo, nell’amena terra d’origine, che si trova nell’Istria croata settentrionale al confine con la Slovenia. La mattina di domenica 29 luglio sono partiti in pullman da Trieste e, attraversati due confini e superata Momiano, si sono fermati nel paese di Oscurus. Quindi, insieme ai connazionali ancora residenti in zona, hanno assistito alla messa nella chiesa parrocchiale di Collalto (un tempo nota come Berda). Quindi si sono tutti recati in un locale della zona per il pranzo conviviale allietato da musica e canti tradizionali. Al termine sono rientrati a Trieste.

Re Artù? Era croato!
Re Artù? Era croato! No, non è una battuta di spirito: è quanto ha dato ad intendere “La notte di Re Artù”, manifestazione svoltasi il 1° agosto a Igrane, località costiera dalmata posta dirimpetto all’isola di Lesina. Perché a Igrane? Perché lì, secondo gli organizzatori, sarebbe nata la madre del mitico sovrano, che non a caso si chiamava Igrayne… Lui invece avrebbe visto la luce nel paesino di Lokvičici, nell’entroterra più a nord, e sarebbe morto a Postrana (Podstrana), borgo marittimo subito a sud di Spalato sul cui litorale è stata eretta una grande spada litica nella roccia.
Questa tesi riprende la teoria sostenuta da alcuni studiosi secondo cui Artù non sarebbe stato un re celtico della Britannia alto-medievale, bensì un ufficiale romano: Lucius Artorius Castus. Le uniche fonti storiche sul personaggio sono state rinvenute a Postrana: un’epigrafe che doveva costituire la lastra del sarcofago del condottiero, un’altra iscrizione e una targa riconducibile alla fine del II secolo. Il luogo di nascita suo e della madre non è invece attestato da alcun documento. Il nome Artorius sarebbe originario dell’attuale Puglia, mentre la gens Artoria proverrebbe dalla Campania. Lucio Artorio Casto fu prefetto della VI Legione Vincitrice e insieme a questa nel 185 avrebbe combattuto in Britannia contro i Caledoni. Le sue vittoriose imprese gli valsero l’appellativo di dux (comandante). Lasciato l’esercito, diventò governatore della Liburnia e fu sepolto nella necropoli della città di Salona, nell’attuale comune di Postrana. Non è dunque peregrina la tesi che la leggenda di Re Artù il dux, codificata in latino nel IX secolo, sia una rielaborazione delle gesta di quel valoroso militare. Romano però, non certo croato! L’immarcescibile vizio di certi puerili nazionalisti consiste nell’assegnare la propria nazionalità a soggetti che nacquero, vissero e/o morirono nel territorio dell’attuale Croazia quando gli slavi non vi avevano ancora messo piede. Dunque la tesi è semplicemente risibile.

L’esule Sergio Schürzel espone a Rovigno
Un altro esule è stato celebrato nella sua città natia. Questa volta la grande soddisfazione è toccata al rovignese Sergio Schürzel, che ha inaugurato la sua prima mostra di quadri dal titolo Meditazioni ed emozioni presso la Comunità degli Italiani di Rovigno. Lui, umile com’è, non ci avrebbe mai pensato: sono stati i suoi concittadini e connazionali “residenti” a proporglielo. Del resto Schürzel non è solo un valente disegnatore e pittore, ma anche un convinto propugnatore della ricomposizione fra esuli e “rimasti”, a suo giudizio necessaria tanto sul piano dei rapporti interpersonali quanto per contrastare il processo di assimilazione della Comunità nazionale italiana in Istria, Quarnero e Dalmazia. Da decenni residente nel Quartiere Giuliano-Dalmata di Roma, è socio sia dell’ANVGD sia del Libero Comune di Pola in Esilio e nel 2011 ha partecipato al primo Raduno dei polesi a Pola.
La cerimonia inaugurale ha avuto luogo sabato 28 luglio. A presentare sia l’artista sia le sue opere sono stati il presidente della CI Gianclaudio Pellizzer e il vice-sindaco italiano di Rovigno Marino Budicin. Fortemente emozionata, ha preso la parola anche la figlia di Sergio, Donatella Schürzel, presidente del comitato provinciale romano dell’ANVGD e socia del LCPE. Commosso, Sergio Schürzel si è detto onorato di poter esporre le sue opere nell’amata città che gli diede i natali e dove, nel 1943, eseguì i suoi primi disegni a matita. Dopo le lacrime di felicità, Schürzel si è unito ai “bitinadori” della società artistico-culturale “Marco Garbin” nel cantare alcune “bitinade” tradizionali rovignesi nonché La viecia batana. L’esposizione è rimasta visitabile fino al 7 agosto.

12° Rovigno Italian Film Festival
Ha avuto luogo dal 2 al 9 agosto la 12ª edizione del “Rovigno Italian Film Festival”, promossa congiuntamente dalla Comunità degli Italiani di Rovigno, dal Circolo “Lumière” di Trieste e dal Circolo del cinema di Adria (Rovigo). Numerosi i patrocinatori: il Ministero per i Beni e le Attività Culturali della Repubblica Italiana, la Regione Friuli Venezia Giulia, la Regione Istriana, la Provincia di Trieste, la Città di Rovigno, la locale Comunità Turistica, la Federazione Italiana Circoli del Cinema, le Cooperative Operaie di Trieste, Istria e Friuli, nonché la Polesine Film Commission. Obiettivi della rassegna: la promozione del cinema italiano in Istria, lo sviluppo della nostra Comunità nazionale e la comunicazione tra cultura italiana e croata. Come ormai da tradizione, la bella iniziativa transfrontaliera all’insegna di un’accattivante italianità è stata ospitata, con ingresso gratuito, nella sede della CI.
Le sere, all’aperto, sono state proiettate alcune pellicole recenti: Io sono Li, di Andrea Segre, Figli delle stelle e Senza arte né parte, di Lucio Pellegrini, Habemus Papam, di Nanni Moretti, Il gioiellino, di Andrea Molaioli, Sul mare, di Alessandro D’Alatri, Dalla vita in poi, di Gianfrancesco Lazzoti, il pregevolissimo Piran, Pirano, di Goran Vojnović, incentrato sul “ritorno” di un esule, nonché Immaturi e Immaturi - Il viaggio, ambedue di Paolo Genovese. I pomeriggi, nella sala maggiore, è stata la volta di una doppia retrospettiva. Il pubblico ha potuto ammirare tre film con l’attore rovignese Antonio Gandusio (1873-1951): La vispa Teresa, Marinai senza stelle ed Eravamo sette sorelle. Tre anche i film con Amedeo Nazzari, per la regia di Raffaello Matarazzo: Catene, Tormento e I figli di nessuno. L’8 agosto è stato invece proiettato il documentario Il secolo lungo, di Marina Catucci e Roberto Salinas: una biografia dell’astronoma Margherita Hack.
Festival del cinema italiano di più breve durata si sono svolti anche a Torre e Valle su iniziativa delle locali CI.

Lubiana chiede a Zagabria i beni sottratti
Lubiana pone condizioni a Zagabria per la ratifica del trattato di adesione della Croazia all’UE. Il 23 luglio il ministro degli Esteri sloveno Karl Erjavec ha fatto sapere che in parlamento non si sarebbe raggiunta la necessaria maggioranza dei due terzi se la Croazia non avesse risolto la questione del debito della ex Ljubljanska banka verso i risparmiatori croati nell’ambito dei negoziati sulla successione delle proprietà dell’ex Jugoslavia. Malgrado la Commissione Europea abbia dichiarato che si tratta di un «problema bilaterale» e abbia incoraggiato i due Paesi a risolverlo rapidamente, Erjavec ha risposto che la Croazia non rispetta né gli obblighi presi durante le trattative con l’UE né le promesse fatte alla Slovenia. L’ambasciatore sloveno a Zagabria ha poi quantificato in un miliardo di euro il debito delle banche croate verso l’istituto.
Nella prima decade di agosto poi Lubiana ha preteso che il parlamento croato approvi le già annunciate modifiche alla legge sulla denazionalizzazione per restituire i beni nazionalizzati in Croazia dal regime jugoslavo a cittadini sloveni. Il loro valore ammonterebbe a circa 100 milioni di euro. Tale richiesta suona come un paradosso, visto che la Slovenia si è sempre rifiutata di restituire agli esuli italiani i beni sottratti in epoca jugoslava, neppure quelli che avrebbe dovuto consegnare in “libera disponibilità” ai sensi del Trattato di Osimo (1975) e dell’Accordo di Roma (1983). L’auspicio è che il sollecito sloveno stimoli anche le nostre autorità a premere su Zagabria (e sulla stessa Lubiana) affinché approvi celermente la normativa a favore degli stranieri invocata dalla Corte suprema croata nell’agosto 2010. I non pochi casi in questione sarebbero quelli non coperti dai trattati internazionali.

Olimpiadi: connazionale vince l’oro
Il 6 agosto Giovanni Cernogoraz, di Stanzia Rosello (Cittanova), ha vinto la medaglia d’oro nel tiro a volo alle Olimpiadi di Londra. È la prima volta che un italiano dell’ex Jugoslavia sale sul podio olimpico. Il 29enne connazionale ha gareggiato con i colori croati, ma in una conferenza stampa ha chiarito in italiano: «Io sono di nazionalità italiana, mi sento italiano, ho il passaporto italiano e a casa mia parlo in dialetto veneto. Del resto mi chiamo Giovanni di nome. I miei figli si chiamano Leonardo ed Eva». Ha poi spiegato a chi gli ha chiesto come mai non vestisse i colori italiani: «Semplicemente quando ho cominciato mi sono iscritto a un poligono croato e quindi alla federazione croata. A cambiare ci ho anche pensato ma poi non se ne è fatto nulla». Incontenibile l’entusiasmo scatenato a Cittanova dalla sua vittoria. Moltissimi hanno seguito la finale nella sede della Comunità degli Italiani e, al suo ritorno, l’hanno festeggiato in Piazza Grande e alla CI. Il 12 agosto, durante un ricevimento in municipio, il vincitore ha ricevuto una gratifica in denaro dalla Regione Istriana. Grande la gioia espressa dall’Unione Italiana, che lo ha sostenuto anche finanziariamente per allenarsi a Padova e lo ha nominato per sei volte “Miglior Sportivo dell’Anno”.
Cernogoraz è il quarto atleta della nostra comunità nazionale in Croazia e Slovenia a partecipare alle Olimpiadi. Nel 2011 aveva già vinto la gara di Coppa del mondo di tiro a volo e quest’anno il titolo di campione europeo. Lavora come cameriere nel ristorante del padre a Stanzia Rosello. La sua vittoria ha fatto scoprire a molti organi di informazione italiani che in Istria esiste ancora una nostra comunità nazionale autoctona. Dispiace – ma non stupisce, vista la persistente ignoranza in materia – che i più diffusi giornali italiani abbiano chiamato la sua località di residenza «Novigrad» o addirittura «Novograd» (!). Di contro la stampa croata lo aveva snobbato e alcuni giornalisti ne avevano deformato il cognome per fargli assumere il significato di “montenegrino”.

Curzola si impossessa di Marco Polo
La Città di Curzola ha inaugurato l’8 agosto nel centro storico un museo dedicato alla vita e ai viaggi di Marco Polo, definito come «il personaggio più noto originario di Korčula». Tale nuova iniziativa si inserisce nell’operazione tesa ad accreditare a livello internazionale la tesi secondo cui il viaggiatore sarebbe nato lì invece che a Venezia. A testimoniarlo – dicono – sarebbe la presenza dei cognomi Polo e Depolo sull’isola dalmata. In realtà Polo (= Paolo), De Polo o Depolo sono cognomi tipicamente veneziani attestati fin dal X secolo: non è un mistero che a Venezia esistano una chiesa di San Polo e Campo San Polo… Molto diffusi nella città lagunare erano e sono tuttora anche i nomi Marco, Niccolò (il padre), Matteo (lo zio) e Andrea (il trisavolo residente in contrada San Felice). Veneziani erano pure la madre, la moglie e i figli di Marco. Al tempo invece i nomi e cognomi dei curzolani erano quasi tutti slavi. Per giunta nel 1254, quando nacque, i fieri abitanti dell’isola si ribellarono nuovamente alla nobile famiglia veneziana degli Zorzi, feudatari dal 1240, i quali appena nel 1256 riuscirono ad averne ragione. Nel 1255 inoltre i ricchi mercanti Niccolò e Matteo si trovavano in Asia: è dunque improbabile che l’anno prima si trovassero in quella povera isola dalmata nel bel mezzo di una rivolta e che lì Marco avesse avuto i natali. Peraltro “Il Milione” definisce Polo «cittadino di Venezia». E quando questi, nel 1299, fu liberato dalla prigione genovese, ritornò a Venezia, da lui chiamata «patria», non nella pur pacificata Curzola.
L’ingresso al museo è gratuito per i cinesi e la notizia non è sfuggita a una tv di quell’immenso paese, dal quale gli odierni curzolani si attendono numerosi turisti...

Nazario Sauro commemorato a Trieste
Il Comitato Onoranze a Nazario Sauro ha tenuto lo scorso 10 agosto a Trieste le tradizionali cerimonie in onore del martire irredento capodistriano nel 96° anniversario del suo supplizio, con il patrocinio della Provincia di Trieste e in collaborazione con il Comune, la Capitaneria di Porto, il comitato provinciale dell’ANVGD, la Fameia Capodistriana, l’Associazione Nazionale Marinai d’Italia, il Circolo Marina Mercantile “Nazario Sauro” e il Circolo Canottieri “Saturnia”.
La mattina è stato deposto un mazzo di fiori ai piedi del cippo commemorativo situato nel parco della Rimembranza.
Nel tardo pomeriggio, all’interno della chiesa del Rosario in Cittavecchia, il giornalista ed esule capodistriano Ranieri Ponis ha rievocato l’eroe, nato a Capodistria nel 1880, formatosi nella Gioventù Mazziniana, rifugiatosi a Venezia il 2 settembre 1914 per non vestire l’uniforme austro-ungarica e arruolatosi nella Regia Marina all’ingresso dell’Italia nella Prima guerra mondiale. Dopo varie ardimentose imprese coronate da successo, l’incaglio del suo sommergibile in una secca tra Promontore e Lussino portò al suo arresto, al processo e alla condanna per “alto tradimento”, eseguita a Pola il 10 agosto 1916. Il 9 giugno 1935 venne solennemente inaugurato a Capodistria un grande monumento in suo onore, smontato dai tedeschi il 22 maggio 1944 e distrutto dai titini nel 1947.
Dopo l’allocuzione, don Sandro Amodeo ha celebrato una messa di suffragio, lodando i valori profondi e oggi un po’ fuori moda che ispirarono Sauro: la patria, l’italianità, la famiglia, il senso dello stato, lo spirito di servizio, la solidarietà. Valori civili permeati di carità che – ha affermato il sacerdote – non vanno visti in contrapposizione a quelli religiosi, perché non ha senso un Vangelo che non sia vissuto ogni giorno. Alla funzione erano presenti autorità civili e militari.
Al termine un corteo ha raggiunto le Rive con i labari dell’Associazione delle Comunità Istriane, del Libero Comune di Pola in Esilio, dell’Associazione Nazionale delle Famiglie dei Dispersi e Caduti in Guerra e dell’Associazione Nazionale Carabinieri. All’attracco davanti a Piazza Unità alcuni natanti dei Circoli “Nazario Sauro” e “Saturnia” hanno consegnato agli organizzatori una grande corona d’alloro, poi deposta in Piazzale Marinai d’Italia ai piedi del monumento. Qui la banda dell’ANVGD di Trieste ha suonato l’Inno all’Istria, Le ragazze di Trieste, l’Inno nazionale e la Canzone di Nazario Sauro. Dopo un breve saluto del presidente del Comitato Renzo Codarin ha avuto luogo l’ammainabandiera.
Per il Libero Comune di Pola in Esilio hanno partecipato alle cerimonie pomeridiane i consiglieri Silvio Mazzaroli (direttore de “L’Arena”) e Paolo Radivo, il quale ha presenziato anche alla cerimonia mattutina.

Vandali alle Foibe di Monrupino e Basovizza
A Ferragosto ignoti vandali hanno imbrattato con una stella rossa e alcune scritte nello stesso colore la stele che dal 1987 ricorda presso la Foiba di Monrupino i caduti istriani, fiumani e dalmati. Forse le stesse persone, nella notte fra il 19 e il 20 agosto, hanno poi asportato dal Sacrario della Foiba di Basovizza - Monumento nazionale la lampada votiva posta sul cippo riproducente lo spaccato dell’antico pozzo della miniera. La Lega Nazionale e il Comitato per i Martiri delle Foibe hanno denunciato i due atti sacrileghi ai Carabinieri e alle competenti autorità comunali, le quali hanno subito ripulito la stele. Questa però, a poche ore di distanza, è stata nuovamente deturpata, ora di nero, con la scritta “OZNA”, una stella a cinque punte e la falce e martello. Anche in tal caso la stele è stata prontamente ripulita. Martedì 21 agosto il Comitato 10 Febbraio di Trieste vi ha deposto un fiore ed ha inscenato una piccola manifestazione con striscioni. Quanto alla lampada di Basovizza, se non venisse recuperata, la Lega Nazionale promuoverà una pubblica sottoscrizione per sostituirla. Nella terza decade di luglio sia a Firenze che a Parma erano state imbrattate con vernice nera le targhe indicanti i rispettivi “Larghi Martiri delle Foibe”. (p.rad.)

Commemorato a Rovigno Antonio Borme
Sono passati vent’anni dalla scomparsa del prof. Antonio Borme. A ricordarne l’emblematica figura è stata la Comunità nazionale italiana di Croazia e Slovenia con una doppia cerimonia la mattina del 6 agosto presso la sua tomba nel cimitero di Rovigno.
Alle ore 9 il presidente della locale Comunità degli Italiani Gianclaudio Pellizzer ha deposto una corona di fiori, presenti i familiari di Borme, la vicepresidente della Regione Istriana Viviana Benussi, il vicepresidente dell’Assemblea regionale Silvio Brunelli, il vicesindaco di Rovigno Marino Budicin, la presidente del Comitato esecutivo della CI Cinzia Ivančić, la direttrice della locale Scuola elementare italiana “Bernardo Benussi” Gianfranca Šuran, la direttrice della Scuola media superiore italiana Ines Venier, il membro della Giunta esecutiva dell’UI Daniele Suman e il direttore del Centro di Ricerche Storiche di Rovigno Giovanni Radossi, insieme a vari consiglieri comunali e soci della CI rovignese. Pellizzer ha definito Borme «un raffinato intellettuale, una vera guida, una persona onesta e da esempio per tutti». Il coro della società artistico-culturale “Marco Garbin” ha cantato la commovente Guarda che notte placida.
Alle ore 10 hanno poi reso omaggio a Borme il presidente dell’Unione Italiana e deputato dei connazionali di Croazia Furio Radin, il presidente della Giunta esecutiva dell’UI Maurizio Tremul, il componente della stessa Daniele Suman, la presidente dell’Assemblea dell’UI Floriana Bassanese Radin, il direttore del CRSR Giovanni Radossi, nonché parecchi consiglieri dell’Assemblea dell’UI e rappresentati delle CI di Abbazia, Pola, Salvore e Umago. Furio Radin ha ricordato come Borme avesse operato in condizioni tutt’altro che favorevoli per «riaffermare i valori italiani sempre nel rispetto della convivenza e della solidarietà con tutte le componenti nazionali del territorio».
Nato a Trieste nel 1921, laureatosi a Padova nel 1943, Antonio Borme divenne nel 1945 direttore del liceo di Rovigno, dal 1946 al 1952 fu ispettore per le scuole italiane nella Zona B del Territorio Libero di Trieste e fra il 1949 e il 1950 primo presidente del Circolo Italiano di Cultura di Rovigno. Dal 1961 al 1982 insegnò presso la Sezione italiana alla Facoltà di Pedagogia di Pola, da lui stesso fondata. Pentitosi delle sue iniziali posizioni filo-titoiste, dal 1963, quale presidente dell’Unione degli Italiani dell’Istria e di Fiume fu il coraggioso alfiere del riscatto nazionale dei connazionali rimasti a vivere in Jugoslavia e del loro riavvicinamento alla Nazione Madre attraverso l’Università Popolare di Trieste. Dopo l’epurazione sia dalla Lega dei Comunisti sia dalla presidenza dell’UIIF, decretata nel 1974 per volontà dei nazional-comunisti croati, visse un lungo periodo nell’ombra fino al 1988, quando co-fondò il Movimento per la Costituente. Protagonista della nascita dell’Unione Italiana su basi democratico-patriottiche e apartitiche, il 3 marzo 1991 ne fu eletto primo presidente. In tale veste, oltre a battersi per i diritti dei connazionali in un periodo turbolento, promosse la ricucitura fra esuli e “rimasti”, affermando anche il diritto al “ritorno” di quanti erano stati ingiustamente cacciati dalla loro terra. Morì il 6 agosto 1992 a 71 anni.

Madonna di Strugnano: festa grande per i 500 anni dall’apparizione
Hanno visto un enorme affluenza di pubblico le cerimonie solenni per il 500° anniversario dell’apparizione della Madonna avvenuta nella notte fra il 14 e il 15 agosto 1512 sul promontorio di Strugnano, tra Isola e Pirano. Ne furono allora testimoni due guardie campestri. Il 14 agosto di quest’anno la tradizionale processione è partita dal duomo di San Giorgio per raggiungere via mare il santuario. Il quadro dell’apparizione, portato a spalla dai pompieri piranesi, era seguito dal vescovo di Capodistria Jurij Bizjak, dalla banda di fiati di Maresego e da numerosi fedeli. Molti pellegrini hanno atteso sui natanti, che però non sono stati sufficienti ad accogliere tutti coloro (turisti compresi) che avrebbero voluto imbarcarvisi, tanto più che la strada d’accesso era sbarrata. Il corteo si è riformato allo sbarco per dirigersi al santuario posto in cima al colle, dove l’arcivescovo di Lubiana ha celebrato una messa. È seguita una processione con i ceri verso la croce.
Il 15 agosto sono state celebrate nel santuario sei funzioni religiose, due delle quali in lingua italiana a cura di Francesco Patton, ministro provinciale dei Francescani di Trento. Ad invitarlo è stato l’ordine francescano della Slovenia, memore del fatto che i confratelli trentini avevano ben amministrato il santuario dal 1907 alla fine della Seconda guerra mondiale, restaurandolo ed abbellendolo. Notevole fu anche il loro contributo all’incoronazione di Maria, effettuata nel duomo di Pirano durante la notte fra il 14 e il 15 agosto 1912 alla presenza di 5.000 persone.
Gli esuli piranesi andranno da Trieste in pellegrinaggio al santuario, come tutti gli anni, giovedì 6 settembre.
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