Ricerchiamo nel nostro DNA la forza per andare avanti Editoriale del direttore Silvio Mazzaroli

Ricerchiamo nel nostro DNA la forza per andare avanti
(Arena di Pola agosto 2012)

Che il 2012 sia un anno “bisesto” è sicuro e che in quanto tale sia, proverbialmente parlando, in una qualche misura anche “funesto” non mancano le evidenze: crisi politica ed economica, gelo invernale, terremoto, caldo torrido, inquinamento atmosferico, ecc. sono più che sufficienti per attestare che in questa nostra Italia non tutto va per il meglio e… non è detto che debba finire qui. In un contesto così fatalmente disgraziato non c’è molto da meravigliarsi se anche nel “nostro piccolo” – ed il riferimento è alle nostra vicende associative – non tutto sia andato per il verso giusto. Eravamo convinti, ed ancora lo siamo, di “aver seminato bene” ma il “raccolto”, inutile nasconderlo, non è stato conforme alle aspettative. Il nostro 56° Raduno ci ha lasciato dell’amaro in bocca ed un brutto colpo ci è stato inferto dall’insensato ed odioso atto vandalico, perpetrato da ignoti, nel Sacrario Italiano del Cimitero della Marina che ha vista distrutta, oltre a quattro sacelli, la targa in memoria dei naufraghi della RN “Rossarol”, da noi posta in sito solo l’anno scorso. Sono, purtroppo, cose che succedono, che rappresentano una battuta d’arresto ma non, necessariamente, un “ritorno al passato”. Quando si è convinti di quello che si va facendo  non è il caso di piangersi eccessivamente addosso né di avvilirsi oltre misura e sarebbe assolutamente improduttivo polemizzare ulteriormente; molto meglio prendere atto di quanto successo, farsene senza tante elucubrazioni una ragione, capire che quello che abbiamo intrapreso è un processo lungi dall’essere concluso e, pertanto, riprendere il proprio cammino. Non si tratta, infatti, di porre rimedio a quanto successo bensì, piuttosto, di andare ancora e sempre avanti.
Non mancano, fortunatamente, segnali positivi.
Per noi polesani agosto è, soprattutto, il mese dedicato al ricordo della strage di Vergarolla, l’evento che più di ogni altro ha segnato il nostro destino inducendoci, alla fine del calvario che l’aveva preceduto ed a principio di quello che l’avrebbe seguito, all’esodo. Ebbene, proprio dalla sua celebrazione ci sono venuti segnali che ci fanno ben sperare. Infatti, il nostro 18 agosto “polese” non solo ha fatto registrare una buona partecipazione di “esuli” e “residenti”, di rappresentanze diplomatiche, cittadine e di altre realtà associative che ha comportato, tra l’altro, un’eccezionale “fioritura” del Cippo ad essa dedicato, ma anche messo in evidenza, con la sua coda serale “triestina”, una apprezzabile – e da noi apprezzata – sinergia tra il “Libero Comune di Pola in Esilio” e la “Famiglia Polesana”, indice di unità d’intenti almeno per quanto più ci accomuna.
Sin qui – potrà dire qualcuno – tutto scontato; se effettivamente così è a noi, che tanto ci siamo adoperati per la crescita di questa cerimonia, fa solo piacere. Molto meno scontato è, però, che l’Amministrazione cittadina abbia deciso di intitolare l’area in cui il Cippo si trova: “Parco dedicato al ricordo delle Vittime di Vergarolla”. Ancora meno lo è quanto pubblicato su la “Voce del Popolo” del 18 agosto u.s.: «[…] Vergarolla non si scorda. La strage di innocenti in spiaggia – donne, bambini, civili – ha vestito la città di lutto e ha segnato irreparabilmente le sorti della città spianando la strada all’esodo degli italiani di Pola. […] La spiaggia era affollata […] Si viveva, o perlomeno si cercava di vivere, la quotidianità, la “normalità” esorcizzando i ricordi di guerra e scacciando i pensieri per le sorti della città contesa […] sarebbe stata solo una domenica d’estate, come tante altre. Ma la storia volle che quel 18 agosto 1946 si macchiasse di sangue. Una mano assassina, un disegno del terrore, un progetto di pulizia etnica avvolto dal più profondo silenzio e dal mistero più agghiacciante. Il boato, la strage, il terrore. […]». Parole chiare, inequivocabili e che riecheggiano quanto accennato, già nel 2004, dall’allora Sindaco di Pola Delbianco, rimaste però dopo lettera morta e che, purtroppo e nonostante le ulteriori evidenze emerse nel frattempo, aspettano ancora l’avvallo ufficiale di storici e di politici senza il quale la vicenda non può considerarsi “chiusa”; parole, ed anche questo ci piace sottolinearlo, che sono state scritte da quella stessa Daria Deghenghi che ci aveva rivolto larvate critiche (pubblicate su “L’Arena” di maggio) a proposito del nostro recente raduno e che, ciò non di meno, allora come oggi non ci impediscono di annoverarla tra le persone “amiche”; parole che sono state ribadite anche nell’articolo apparso sullo stesso giornale il successivo 20 agosto, a firma di A. Fonio Grubiša, e che, a quanto al momento dato a sapere, non hanno sollevato reazioni sulla stampa locale in lingua croata che si è limitata a dare notizia della celebrazione.
Possiamo ancora aggiungere, come ulteriore aspetto positivo, che nemmeno tutto il male viene per nuocere. Infatti, contestualmente alla su accennata notizia della distruzione della nostra targa in ricordo dei naufraghi del “Rossarol”, siamo stati informati – e lo abbiamo verificato – che il monumento originale in loro memoria, sito sul lungomare nel comune di Lisignano e danneggiato dopo la fine della guerra, era stato ristrutturato, d’intesa tra l’Amministrazione locale ed Onorcaduti, ridandogli la dovuta dignità. Sta ora anche a noi conferirgli “nuova vita”, facendo sì che non ricada nell’oblio.
In sostanza, sembrerebbe proprio che non siano venuti meno motivi di speranza tali da indurci a ritrovare la voglia e la forza di ripartire, avendo ben presente quello che, al di sopra di tutto, è il nostro obiettivo principale: la preservazione del substrato di italianità dell’Istria. Per farlo dobbiamo solo guardare dentro noi stessi, ripensare a quella che è la nostra cultura indissolubilmente legata alla terra ed al mare e rifarci a quello che è il nostro DNA. In altre parole, quello che dobbiamo fare è, come si conviene a dei buoni contadini e a dei buoni marinai, rimboccarci le maniche per non soccombere agli eventi (ed alle immancabili malelingue) e riportare la barra al centro per proseguire sulla rotta intrapresa.
Silvio Mazzaroli
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