Notizie flash del mese di settembre

Notizie al di qua e al di là dal confine a cura di Paolo Radivo Viaggi “educativi” USA sulle orme di Tito
Gli studenti americani per ottenere il diploma devono compiere un viaggio educativo all’estero? No problem: dal 2013 l’agenzia turistica Net Travel Service (Nts), con sedi negli Stati Uniti, in Asia ed Europa e un ufficio a Zagabria, organizzerà per loro dei viaggetti di sette giorni sulle orme di Tito. La prima delle sette tappe previste sarà Kumrovec, il villaggio croato dove Josip Broz nacque nel 1892. Quand’era al potere e anche dopo la sua morte, ogni an­no davanti alla sua casa natale prestavano giuramento i “pionieri” (balilla jugoslavi), che poi attraversavano tutti gli stati della Federativa fino a raggiungere il suo palazzo di Belgrado per festeggiarne il compleanno (25 maggio). Gli studenti ripeteranno il giuramento con la divisa da “pionieri”, il berretto blu rosso-stel­lato e il fazzoletto rosso al collo: un’esperienza assai formativa per chi viene da un paese democratico iper-capitalista… Dopo questo “battesimo del fuoco”, i giovani statunitensi andranno a Zagabria, dove un’importante piazza porta ancora il nome del maresciallo, a Lubiana, dove morì, e a Bled, dove si trova la villa delle vacanze da lui sottratta ai Karađorđević (di cui era sostanzialmente l’erede). Poi raggiungeranno Brioni Maggiore, dove l’“imperatore jugoslavo” riceveva nella sua villa bianca personalità politiche e dello spettacolo. Forse si recheranno anche all’Isola Calva, che dal 1948 al 1956 ospitò un campo di “rieducazione politica” per oltre 30.000 prigionieri (circa 4.000 vi perirono) e poi fino al 1988 fu colonia penale. L’ultima tappa sarà il mausoleo di Tito a Belgrado, dove si svolsero i grandiosi funerali del riverito dittatore.
Questo viaggio “d’istruzione” suona beffardo per gli esuli istriano-fiumano-dalmati, come pure per gli ex dissidenti jugoslavi e per tanti nostri connazionali “residenti”, ma non deve stupire. Tito infatti ha sempre goduto di grande fama e di ottima stampa in tutto l’Occidente, con la sola parziale eccezione del periodo 1945-48. Molti organi di informazione lo hanno dipinto come l’eroe della lotta anti-nazista, il liberatore del suo popolo, il campione dell’indipendenza da Mosca, il saggio timoniere di un paese molto eterogeneo, l’illuminato promotore di un socialismo dal volto umano, il geniale ideatore del Movimento dei Non Allineati, l’affascinante uomo forte bramato da tante donne in tutto il mondo...

Ulisse… in Dalmazia (?!)
No, non era croato anche Ulisse, ma di sicuro frequentò la costa… croata. Chi avesse qualche dubbio in proposito legga – in croato naturalmente – il libro del giornalista e scrittore Jasen Boka Sulle vie dell’Odissea: scoprirà che l’eroe greco venne portato da un forte vento di scirocco nella Dalmazia meridionale, dove andrebbero quindi localizzati i suoi avventurosi viaggi. La terra dei lotofagi si troverebbe nei paraggi di Almissa. Il ciclope Polifemo sarebbe vissuto in una grotta dell’isoletta di Torcola, a sud di Lesina. La reggia di Eolo avrebbe avuto sede sull’isolotto di Cazza. L’isola della maga Circe corrisponderebbe a Curzola. L’insidioso stretto fra le mostruose creature di Scilla e Cariddi sarebbe in realtà la Bocca Ingannatore, un canale largo circa 200 metri fra la penisola di Sabbioncello e l’isoletta di Olipa. Da lì Ulisse avrebbe raggiunto la non lontana Meleda, ovvero l’isola di Ogigia, in cui viveva la ninfa Calipso: lo testimonierebbe nella parte sud-occidentale una grotta “di Ulisse” già abilmente sfruttata quale richiamo turistico…
Finora molte località del Mediterraneo si sono disputate questa o quella ambientazione dell’Odissea accampando “prove” più o meno risibili. Come potevano i nazionalisti croati astenersi da tale gara? Chissà che qualche turista in più non si faccia ammaliare dal canto delle “sirene” con la scacchiera portando così valuta preziosa a un paese che ne ha così tanto bisogno... Sempre che non venga prima convinto dallo studioso italiano Felice Vinci, secondo il quale le peripezie di Ulisse si sarebbero svolte lungo le coste norvegesi...

Libri del Centro di Ricerche di Rovigno
La Comunità degli Italiani di Gallesano ha ospitato lo scorso 8 giugno l’affollata presentazione di due nuovi volumi del Centro di Ricerche Storiche di Rovigno: il 40° degli “Atti” e il 13° della collana “Etnia”.
La sezione “Memorie” degli “Atti” riunisce undici saggi: uno di Emmanuel Billia su alcuni siti paleontologici in Istria, Quarnero e Dalmazia; uno di Ivan Milotić sui resti d’una strada romana tra Lavarigo e Gallesano; uno di Tin Turković e Ivan Basić sulle nuove conoscenze in merito alla romana Liburnia Tarsaticensis; uno di Maurizio Levak su cause e fini della colonizzazione slava dell’Istria alla fine dell’VIII secolo; uno di Slaven Bertoša sul vescovo riformatore capodistriano Pier Paolo Vergerio il Giovane (1498-1565); uno di Marino Budicin sul restauro della chiesa matrice di Villanova al Quieto nel contesto socio-economico della seconda metà del ’700; uno di Rino Cigui sul progetto di costruzione di un lazzaretto e di un porto contumaciale nell’Istria del primo Ottocento; uno di Egidio Ivetic sulla Dalmazia descritta nelle “Iskrice” di Niccolò Tommaseo; uno di Denis Visintin sulle misure adottate nei territori altoadriatici orientali per debellare l’oidio, la peronospora e la fillossera; uno di Kristjan Knez su “L’Istria Nobilissima” di Giuseppe Caprin; e infine uno di David Di Paoli Paulovich sulla crisi e le ultime sopravvivenze del canto patriarchino di tradizione orale.
Il capitolo “Fonti e documenti” degli “Atti” contiene nove saggi: uno di Gaetano Benčić sulla prima menzione di Umago nella Tabula Peutingeriana; uno di Tullio Vorano su criminalità e giustizia nei regesti del Volume Criminale del podestà di Albona Pier Antonio Bembo (1753-1756); uno di Moreno Zagato sul processo a Domenico Zannona (1758-1767); uno di Giovanni Radossi sulle lettere di Felice Glezer a Tomaso Luciani (1884-1893); uno di William Klinger sulle catture di squalo bianco nel Quarnero (1872-1909); uno di Claudio Pericin sulle precauzioni contro la rabbia canina nel Litorale austriaco tra ’800 e ’900; uno di Enver Ljubović su tre stemmi lapidei della fortezza di Segna; uno di Marino Bonifacio sulle origini storiche di quindici casati istriani e i loro rami slavizzati e italianizzati; e uno di Ferruccio Delise sulle voci veneto-italiane nella parlata della città di Lesina.
Il 13° volume della collana “Etnia” propone la ricerca di Federico Simcic su L’italiano in Istria: strutture comunicative.
Ratificato l’Accordo culturale italo-croato
Lo scorso 7 agosto il Senato ha approvato con il sì di tutti i gruppi parlamentari il disegno di legge di ratifica ed esecuzione dell’Accordo tra i governi italiano e croato in materia di cooperazione culturale ed istruzione stipulato a Zagabria il 16 ottobre 2008. Il testo, già approvato dalla Camera, deriva dall’unificazione di un disegno di legge d’iniziativa dei deputati Rosato, di Biagio, Antonione, Compagnon, Maran e Strizzolo e di un disegno di legge d’iniziativa governativa.
«L’Accordo – ha spiegato in Aula il relatore Lamberto Dini (Pdl) – si collega alla presenza in Croazia di una rilevante minoranza italiana autoctona, di 30.000 persone, dislocate nei territori di tradizionale insediamento, in particolare in Istria e nel Quarnero, oltre che in Dalmazia. Essa si riconosce nell’Unione Italiana, che dispone di un rappresentante al Parlamento croato, di una casa editrice, di una compagnia teatrale, di un Centro di ricerche storiche, di istituti scolastici e di dipartimenti di pedagogia. Viceversa, vi è una presenza croata nel Molise e una storica comunità croata a Trieste che ha contribuito allo sviluppo economico e sociale della città».
«L’articolo 2 – ha chiarito Dini – fissa gli specifici campi della collaborazione culturale, tra i quali l’archeologia, la conservazione, il restauro, l’editoria e la cooperazione in campo bibliotecario, librario e archivistico. L’attuazione dell’Accordo è rimessa ad una commissione mista italo-croata i cui oneri sono peraltro di entità limitata e quantificati nel disegno di legge». Il sen. Stefano Pedica (IDV) ha rilevato che l’Accordo «mirerà anzitutto a preservare l’identità linguistica delle rispettive minoranze, nel quadro di un’accresciuta reciproca comprensione dei patrimoni artistici e culturali». «Credo infatti – ha aggiunto – che solo un reciproco riconoscimento culturale possa fare da solida base a qualsiasi altro tipo di cooperazione».

Libro sui costumi e le tradizioni dignanesi
È stato presentato il 9 agosto a Dignano, in un luogo caratteristico all’aperto, il libro di Anita Forlani con prefazione di Ulderico Bernardi Costumi e tradizioni dignanesi. L’opera etnografica, edita dalla locale Comunità degli Italiani, racconta in 150 pagine illustrate un mondo costruitosi pian piano dal basso attraverso i secoli, che rischiava di venir spazzato via con l’Esodo e che invece almeno in parte resiste ancora. Vi si parla degli usi legati al fidanzamento, al matrimonio e all’eredità, come pure dell’abbigliamento di una volta.
«Con la monografia scritta magistralmente da Anita Forlani – ha affermato il presidente Livio Belci – il nostro sodalizio vuole porsi come fine e ambizione la salvaguardia del patrimonio folcloristico e culturale dignanese. È una validissima forma di promozione e diffusione della cultura italiana». Il presidente della Giunta Esecutiva della CI Sandro Manzin ha spiegato che l’obiettivo è «fissare in un’opera organica il ricco patrimonio popolare bumbaro, minacciato da processi assimilatori, dalla globalizzazione e dal trascorrere inesorabile del tempo che cancella molte cose del passato». Il sindaco Klaudio Vitašović ha sottolineato la necessità di tramandare le tradizioni dignanesi alle generazioni future e ai residenti non originari della città. «Leggere questo libro – ha detto la docente e scrittrice polese Nelida Milani – significa percorrere l’antico borgo medievale, attraversare cantieri, leggere sui portoni delle case i cognomi di ieri e di oggi». Anita Forlani ha definito il suo come «un tassello dell’essenza di Dignano, un affresco della vita cittadina del passato, quando le case rimanevano aperte e la gente la sera si incontrava per chiacchierare». «Non si può – ha aggiunto – tornare indietro, ma si può e si deve rieducare la gente».
Il gruppo folcloristico della CI si è poi esibito in balli e canti tipici. Infine è stata inaugurata una mostra delle fotografie non pubblicate nel volume per ragioni di spazio.

Lapide in memoria di Venerio Trevisan
L’amministrazione municipale di Dignano ha scoperto lo scorso 10 agosto su un edificio in Piazza della Parrocchia una targa bilingue (croato-italiano) in memoria del concittadino Venerio Trevisan. La lapide recita: «In questa casa visse e operò Venerio Trevisan, 4-II-1797 – 17-III-1871. Insigne pittore autodidatta dignanese, ritrattista e restauratore, con le sue opere nobilitò Dignano e l’Istria, infondendo l’amore per l’arte anche nei figli, gli scultori Andrea e Giovanni. I cittadini riconoscenti posero». Trevisan dipinse le pareti delle chiese non solo di Dignano, ma anche di Gallesano, Rovigno, Pisino, Carnizza e Draguccio. È opera sua la Via Crucis del duomo dignanese di San Biagio. L’inaugurazione della lapide ha avuto luogo nell’ambito delle cerimonie per la Giornata della Città. L’iniziativa costituisce un ulteriore passo avanti verso il recupero della storia cittadina e delle personalità illustri della sua componente italiana autoctona.

Opuscolo sul Santuario di Strugnano
È stata presentata il 17 agosto nel santuario di Strugnano la ristampa anastatica dell’opuscolo Breve storia del santuario di Santa Maria della Visione in Strugnano (Pirano - Istria), scritto nel 1912 da P. Teodorico Asson e ora riproposto dall’esule piranese residente a Rimini Giovanni Ruzzier, cui il volumetto era stato regalato dalla sorella di sua madre che l’aveva portato con sé nel campo profughi di Farra d’Isonzo (Gorizia). Una copia è stata spedita a Papa Benedetto XVI, il quale ha ringraziato per il dono inviando la sua benedizione apostolica a tutti i piranesi. Durante la serata Kristjan Knez, storico, giornalista e presidente della Società di Studi Storici e Geografici di Pirano, ha parlato dei cinquecento anni di storia e devozione della Madonna di Strugnano. «Il santuario – ha detto – è stato per secoli un luogo di fede e di incontro delle genti. Lo è stato anche nel 1912-13, anni di aspri conflitti politico-nazionali. Allora si diceva che la religione può unire le persone di questo territorio purtroppo divise su vari versanti». Il connazionale strugnanese ha inoltre rilevato l’importanza degli ex voto, che oltre a possedere un valore artistico costituiscono una fonte per gli storici desiderosi di comprendere la realtà sociale, economica e culturale del territorio. L’iniziativa è stata organizzata dalla Società di Studi Storici e Geografici in collaborazione con la Comunità degli Italiani e la Comunità Autogestita della Nazionalità Italiana di Pirano.
Corrispondente consolare italiano a Lesina
L’Ambasciatore d’Italia a Zagabria Emanuela D’Alessandro ha inaugurato a fine agosto la sede del neo-nominato Corrispondente consolare italiano a Lesina. Si tratta della giovane Alessandra Tudor, nata a Padova da padre esule lesinese e madre veneta, cresciuta a Santa Maria di Sala (Venezia), trasferitasi per gli studi universitari di economia e commercio a Spalato e infine trapiantatasi sull’isola dalmata. Perfettamente bilingue, impiegata alla locale Confartigianato e interprete giudiziaria, ha promosso dal 2004 i frequentatissimi corsi di italiano, la nascita il 22 maggio 2006 della Comunità degli Italiani (di cui è presidente), la pubblicazione di un libro sulla storia di Lesina durante la Serenissima, il gemellaggio nel luglio 2009 con il Comune di Santa Maria di Sala e l’imminente restauro di un edificio storico con i fondi della Regione Veneto. Nei borghi di Lesina e Cittavecchia di Lesina gli italofoni erano stati largamente maggioritari per secoli fino alla Prima guerra mondiale, dopo la quale più di 400 di loro esodarono verso Zara, Lagosta, la Venezia Giulia o altre regioni d’Italia. Non pochi vennero uccisi dai partigiani titoisti nel 1943-44 o partirono esuli. In epoca jugoslava la cancellazione di qualsiasi diritto culturale e il clima di intolleranza hanno costretto i pochi “rimasti” ad assimilarsi, tanto che solo gli anziani parlano ancora il dialetto dalmato-veneto. Nel difficile lavoro di ricostruzione di una realtà italofona la CI ha trovato il sostegno del sindaco e dell’amministrazione cittadina.

Ricordati i polesi uccisi il 9 settembre 1943
Il vice-sindaco e presidente della Comunità degli Italiani di Pola Fabrizio Radin ed altri rappresentanti della Città hanno deposto una corona di fiori ai piedi del monumento che, ai Giardini, commemora i connazionali Giuliano Cicognani, Giuseppe Zahtila e Carlo Zuppini uccisi il 9 settembre 1943 durante una manifestazione anti-nazista non autorizzata dalle autorità badogliane. Quel pomeriggio in Piazza Carli si era radunata una folla che, euforica per l’armistizio, gridava: «Fuori i tedeschi da Pola». Militari del battaglione “San Marco”, carabinieri, poliziotti e sottufficiali della Scuola della Marina da guerra italiana avevano ripetutamente cercato di disperdere i manifestanti e intorno alle 15.30 avevano aperto il fuoco, lasciando a terra tre persone e ferendone più di dieci. Non è mai stato accertato chi sparò i colpi mortali. Giuseppe Zahtila, condannato dal Tribunale speciale fascista a 14 anni di carcere in quanto militante del PCI, era appena rientrato a Pola. Giuliano Cicognani era invece un marinaio.

Commemorate le vittime del “San Marco”
Domenica 9 settembre l’amministrazione cittadina di Umago ha commemorato le vittime del piroscafo “San Marco” a Porto Salvore con le allocuzioni in italiano e croato del sindaco Vili Bassanese e del presidente del Consiglio comunale Goran Slavujević e con il lancio di corone di fiori sul luogo dell’affondamento. Lo stesso giorno la Famiglia Umaghese (Unione degli Istriani) ha fatto celebrare una messa nella chiesa della Beata Vergine del Soccorso a Trieste.
La mattina del 9 settembre 1944 una squadriglia di 12 aerei da caccia “Spitfire” anglo-americani bombardò e mitragliò il vaporetto di linea Umago-Trieste provocando la morte di circa 150 dei 260 passeggeri: in maggioranza civili (compresi 5 membri dell’equipaggio e diversi minorenni), soldati tedeschi e giovani italiani di leva. La nave, lunga oltre 50 metri, era appena ripartita dal porticciolo di Salvore verso Trieste. Un veliero, immediatamente salpato da Pirano, soccorse i superstiti gettatisi in mare. Non tutti i cadaveri furono recuperati. Secondo il ricercatore triestino Claudio Pristavec, i servizi segreti anglo-americani erano al corrente che su quel piroscafo sarebbero saliti anche una ventina di avieri (tedeschi ma anche italiani) operativi presso la stazione di avvistamento radar tedesco di Villania (tra Umago e Buie), i quali da Trieste sarebbero dovuti proseguire per Villa Masieri di Tricesimo, dove li attendeva un corso di aggiornamento.

Modena: più iniziative per il 10 Febbraio
Il Consiglio comunale di Modena ha approvato il 10 settembre un ordine del giorno del PD che chiede alla Giunta (di centro-sinistra) di incrementare le iniziative nelle scuole per il Giorno del Ricordo. Questi gli obiettivi indicati all’amministrazione: promuovere attività di sensibilizzazione al tema delle foibe con momenti d’informazione e approfondimento, stimolando, in collaborazione con gli istituti culturali del territorio, l’incontro diretto tra studenti e testimoni di quelle vicende, per trasmettere e conservare la memoria della storia e della tragedia dei confini orientali; predisporre progetti rivolti a istituti scolastici per diffondere tra gli allievi la cultura della tolleranza e della diversità, sensibilizzandoli alla pace, all’ascolto e alla cooperazione; affiancare ai dibattiti e alle celebrazioni azioni costruttive per contribuire concretamente alla costruzione della cultura della pace. Negli ultimi anni il Comune di Modena ha celebrato il Giorno del Ricordo con l’inaugurazione del Monumento ai Martiri delle Foibe, la deposizione di una corona d’alloro e la mostra fotografica di Guido Rumici.

Premiati de Mistura, Vecchiato e Missoni
La Congregazione dei Discendenti delle Famiglie Nobili e Patrizie e degli Uomini Illustri di Dalmazia ha conferito il titolo di soci honoris causa a Staffan de Mistura, di padre dalmata, Sottosegretario agli Esteri del governo Monti e già ambasciatore ONU, Diego Vecchiato, docente universitario e dirigente della Regione Veneto, e Ottavio Missoni, noto stilista e presidente onorario del Libero Comune di Zara in Esilio - Associazione Dalmati Italiani nel Mondo. La cerimonia ha avuto luogo sabato 15 settembre nell’aula consiliare del municipio di Trieste, presenti numerose autorità civili, militari e religiose assieme a un folto pubblico. De Mistura, impossibilitato a presenziare per un improvviso impegno all’estero, è ugualmente intervenuto tramite telefonino invitando tutti a non dimenticare le proprie origini pur guardando sempre avanti. Missoni ha affermato che la Dalmazia non è né Balcani, né Danubio né Croazia del Sud, ma Mediterraneo. Chiamando i suoi conterranei “fratelli della costa”, ha auspicato che il mare possa tornare a riunirli e che a Sebenico possa venir rimesso in piedi il monumento a Tommaseo asportato da Tito.

Studenti riminesi visitano Pola
Dieci studenti delle terze classi del Liceo classico “G. Cesare - M. Valgimigli” di Rimini, guidati da due docenti, hanno fatto visita a Pola incontrando i loro coetanei della Scuola media superiore italiana “Dante Alighieri”. Lunedì 11 settembre sono giunti in città e sono stati condotti da un professore della “Dante” all’Arena, agli altri monumenti romani, all’ex rifugio anti-aereo e all’ex chiesa dei Sacri Cuori per la mostra sull’alimentazione in Istria. Martedì 12 sono andati al Parco naturale di Capo Promontore, quindi a Rovigno, accompagnati da un altro professore. Mercoledì 13 sono stati festosamente accolti all’interno della “Dante” dalla preside Debora Radolović, che ha raccontato loro storia, caratteristiche e successi della scuola, il cui attuale edificio è stato realizzato con i fondi sia del governo croato che di quello italiano. A seguire, una partita di pallavolo fra gli allievi delle due scuole. Giovedì 14 settembre ci sono stati sempre alla “Dante” ulteriori momenti di socializzazione e convivialità prima dei saluti finali fra coetanei delle due sponde adriatiche che si stanno ritrovando all’insegna della comune italianità.

Diocleziano e il suo palazzo
Sarà visitabile fino al 17 ottobre al Museo civico di Spalato una mostra sull’imperatore Diocleziano e il suo palazzo, dal 1979 iscritto nel Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO. Diocle nacque in Dalmazia forse nel 244, diventò generale e nel 284 salì al trono come “Diocleziano” dopo aver sconfitto un rivale. Rafforzò il potere imperiale, militare e burocratico. Nel 285 suddivise l’Impero in due parti: l’Occidente con capitale Milano, e l’Oriente con capitale Nicomedia, prevedendo nel 293 che ciascuna fosse retta da un augusto coadiuvato da un cesare (proprio successore designato). Era la tetrarchia. Diocleziano riservò a sé l’Oriente, nominando Galerio suo cesare, e affidò l’Occidente a Massimiano, con cesare Costanzo Cloro. Riorganizzò l’Impero in 12 Diocesi (tre per ogni tetrarca), a sua volta frazionate in Province. Riformò l’esercito, aumentando il numero dei soldati e suddividendoli in limitanei (confinari), comitatensi (di “pronto intervento”) e palatini (guardie di palazzo). Riformò anche il sistema fiscale, eliminando privilegi ma accrescendo l’imposizione, legando i contadini alla terra (servitù della gleba) e, più in generale, i figli al mestiere dei padri. Fallimentare si rivelò la sua riforma monetaria tesa a contenere l’inflazione. Nel 303 lanciò l’ultima terribile persecuzione contro i cristiani. Nel 305 abdicò ritirandosi nel suo palazzo spalatino, dove morì fra il 311 e il 316.
La mostra espone per la prima volta al pubblico i busti dei tetrarchi Massimiano, Galerio e Costanzo Cloro assieme ad altri reperti originali d’epoca, modellini e piantine del palazzo dioclezianeo, ricostruzioni (come quella di una mensa d’epoca), calchi di rilievi (anche della moglie Prisca e della figlia Valeria), sculture e immagini. Molto spazio è dedicato al palazzo, strutturato come un tipico accampamento romano, lungo 215,50 metri e largo 175-181. Le mura, alte 18 metri e spesse 2, avevano quattro porte e diversi torrioni quadrati. Lo stile severo, militare e orientaleggiante, richiama lo spirito autoritario dell’imperatore e le sue ambizioni assolutistiche. Nel 303, pochi mesi dopo l’emanazione del primo editto anti-cristiano, vi scoppiarono due incendi, di cui furono sospettati i cristiani, senza che però venisse individuato alcun colpevole.

Commemorato a Trieste don Bonifacio
Don Francesco Bonifacio è stato commemorato a Trieste in due distinte cerimonie. Venerdì 7 settembre ANVGD e CDM lo hanno ricordato come sacerdote e martire in un’affollato incontro al Centro pastorale “Paolo VI”. Dopo l’introduzione del consigliere regionale Bruno Marini ed il saluto di Renzo Codarin, presidente sia del Comitato provinciale triestino dell’ANVGD sia del CDM, mons. Ettore Malnati ha tracciato la fulgida figura del beato. L’11 settembre l’Unione degli Istriani lo ha commemorato presso l’omonimo largo con la deposizione di una corona, il messaggio dell’arcivescovo Giampaolo Crepaldi letto da mons. Giuseppe Rocco e l’intervento di Massimiliano Lacota.
Nato a Pirano il 7 settembre 1912, don Francesco Bonifacio diventò curato di Villa Gardossi (Crassiza) nel 1939. Dopo l’8 settembre 1943 il suo coraggioso impegno umanitario scongiurò ulteriori lutti a una popolazione contadina schiacciata nella morsa fra tedeschi e titoisti. Dal maggio 1945 egli costituì per i Poteri Popolari un fastidioso ostacolo alla realizzazione dei loro disegni dittatoriali anti-cristiani, poiché irreprensibile e amato dai suoi parrocchiani. Dopo angherie varie, l’11 settembre 1946, mentre stava tornando a piedi da Grisignana alla curazia, fu arbitrariamente fermato e fatto sparire da guardie popolari e soldati jugoslavi. Il suo corpo non fu mai ritrovato, né si istruì alcun processo per individuarne i carnefici. La beatificazione ebbe luogo il 4 ottobre 2008 a Trieste nella cattedrale di San Giusto, dove era stato ordinato sacerdote nel 1936.
Domenica 9 settembre nella chiesa parrocchiale di Crassiza ha avuto luogo una celebrazione solenne in memoria del Beato, mentre nella chiesa parrocchiale di San Benedetto Abate ad Aquilinia (Muggia) mons. Giuseppe Rocco ha presieduto la messa delle 10.30. Alcuni fedeli della parrocchia di Sant’Agostino di Trieste si sono recati in pellegrinaggio a Crassiza il 15 settembre, seguiti il 16 da un gruppo di appartenenti all’Azione Cattolica di Trieste.

Pellegrinaggio alla tomba di Egidio Bullessich
L’Associazione delle Comunità Istriane ha promosso un pellegrinaggio al santuario della Madonna di Barbana (Grado) in occasione della Natività di Maria Santissima. Sabato 8 settembre i pellegrini, partiti da Trieste, hanno reso omaggio sull’isola di Barbana alla tomba che dal 1974 racchiude le spoglie mortali di Egidio Bullessich (Bullesi). Nato a Pola nel 1905 da una famiglia originaria di Sanvincenti, conobbe la deportazione in Ungheria e quindi in Austria durante la Prima guerra mondiale. Ritornato a Pola, lavorò nel cantiere navale, fondò il gruppo degli Scout cattolici e nel 1920, a 15 anni, entrò nel Terz’Ordine Francescano. Dopo il servizio militare in Marina, nel 1927 iniziò a lavorare come disegnatore tecnico nei cantieri navali di Monfalcone. In quella città assistette poveri ed emarginati ed educò bambini e ragazzi analfabeti. Ammalatosi di tubercolosi, rientrò a Pola, dove morì nel 1929 a soli 23 anni. Fu dichiarato Venerabile nel 1997 da papa Giovanni Paolo II. Nel santuario di Barbana, ai piedi della sua statua, è stato riprodotto il suo verso: «Viver d’amore è navigare, ognora gioia spargendo e riso attorno a me».
I pellegrini hanno partecipato nel santuario alla celebrazione solenne dei Vespri della Madonna cantati in latino secondo la tradizione patriarchina e gregoriana. Sono stati inoltre eseguiti brani della tradizione mariana, tra cui l’Inno alla Madonna di Barbana. Al canto si sono uniti il coro dell’Associazione delle Comunità Istriane e la Cappella corale di Sant’Apollinare di Montuzza (Trieste).

Trieste: ripulito il giardino Cossetto
Alcuni alpini e civili del Comitato 10 Febbraio hanno ripulito lo scorso 24 agosto a Trieste il giardino di via Norma Cossetto, dove dal 2009 è situata la stele in memoria della Martire nata a Santa Domenica di Visinada nel 1920 e uccisa da partigiani titoisti nella foiba di Villa Surani il 5 ottobre 1943 dopo atroci sevizie. L’area verde era ridotta a un groviglio di arbusti incolti, foglie ed erbacce, tanto che il sentiero in pietra d’accesso al manufatto risultava impercorribile. Sul monumento poi era ancora presente la corona deposta nell’ottobre 2011. I volontari hanno ovviato a questo spettacolo tanto desolante quanto oltraggioso restituendo decoro e pulizia al giardino memoriale. Al termine hanno reso onore a tutti i Martiri delle foibe, esposto un enorme tricolore insieme a uno striscione e sostituito alla triste corona rinsecchita sotto le lapidi bronzee del cippo un mazzo di fiori freschi. Dai balconi delle case circostanti molte persone hanno applaudito.

93° dell’Impresa di Fiume
Il 93° anniversario dell’Impresa di Fiume è stato celebrato dalla Sezione di Fiume della Lega Nazionale la mattina del 12 settembre con una deposizione di fiori presso il monumento che a San Polo di Monfalcone (Gorizia) ricorda la partenza di Gabriele d’Annunzio e dei suoi Legionari il 12 settembre 1919 «per la libertà delle genti adriatiche». Il professor Fulvio Rocco, della Società di Studi Fiumani, ha tenuto un’allocuzione. I partecipanti alla cerimonia sono giunti dalle province di Gorizia e Trieste. Il monumento, eretto nel 1960, riporta gli stemmi di Fiume, dell’Istria e della Dalmazia.
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