FOIBE: IPOCRISIE E SILENZI DI STATO Editoriale di settembre di Silvio Mazzaroli

(Arena di Pola settembre 2012) 

Foibe: ipocrisie e silenzi di Stato
Nell’editoriale di giugno avevo scritto relativamente al nostro passato che “se ne deve ancora parlare, eccome!” ed, indubbiamente, di questo passato fanno parte anche, e per certi versi soprattutto, le foibe che, come detto da qualcuno, sono nel nostro DNA. Ne voglio riparlare in questo numero del giornale per tre ordini di motivi: primo, perché una delle nostre priorità è riuscire, Dio solo sa quando, a scoprire “chi giace dove”; secondo, perché abbiamo da poco vissuta l’emozione dell’inaugurazione del “Monumento alle Vittime delle Foibe” a Pagnacco; terzo, perché me ne dà spunto la recente celebrazione annuale, voluta dal Parlamento europeo, occorsa il 23 agosto in memoria delle Vittime di tutti i totalitarismi.
Di detta celebrazione non ho trovato particolari riscontri in Italia; ne ho, invece, colti alcuni dalla  stampa d’oltreconfine.

  Riporto, di seguito, uno stralcio in italiano di un “post” apparso su twitter a firma del Presidente croato Ivo Josipović:
«La Giornata europea in memoria delle vittime dei totalitarismi, che oggi celebriamo, è un’occasione per ricordare tutte le persone, i gruppi sociali, le minoranze e i popoli che hanno sofferto a causa di estremismi politici, religiosi, ideologici o di ogni altro tipo. Nel XX secolo, purtroppo, l’Europa è stata la culla di alcune ideologie totalitarie: del nazismo, del fascismo e del comunismo, che ha avuto anche un volto particolarmente brutale, lo stalinismo. È stata anche un’area in cui per lunghi anni sono esistiti regimi autoritari e semi-autoritari […] molti Paesi sono stati sotto occupazione, altri sono stati vittime della violenza politica, etnica o ideologica nata al loro interno. Soltanto verso la fine del secolo scorso la Croazia ha intrapreso appieno la strada della democrazia che poggia sul concetto dei diritti umani, del pluralismo e del rispetto reciproco. Dobbiamo ammetterlo, percorrere questa via non è stato semplice e non sempre la strada si è presentata in discesa. […] Tra le vittime non possono esserci distinzioni, né queste possono essere fatte in base alle circostanze nelle quali una persona è divenuta vittima innocente di un estremismo. A ogni vittima va riconosciuta piena dignità e alle famiglie va espressa pietas e fornito l’aiuto necessario […]».
Gli hanno fatto eco taluni rappresentanti del principale partito d’opposizione (l’HDZ), lamentando una certa qual freddezza, per non dire omertà, nel ricordare nella circostanza quelle che localmente sono state le vittime del comunismo e precisando che «stando alle stime della polizia in Croazia ci sono circa 750 fosse comuni nelle quali giacciono i corpi delle vittime dei crimini comunisti. Stando ad alcune valutazioni il loro numero sale addirittura a 1.500, ma soltanto 50 sono contrassegnate in modo adeguato». Sul tema è intervenuto anche il premier sloveno Janez Janša che così si è pronunciato: «La nostra società non si può permettere di finire nuovamente sulla strada dell’intolleranza sociale e della fomentazione dell’odio a causa di interpretazioni storiche di parte, dell’intolleranza e del non riconoscimento dell’altro e del diverso […] Riconoscere le colpe e gli errori commessi nel passato e condannare gli stessi è un dovere. È altresì doveroso chiedere sia riconosciuta la responsabilità di coloro che in nome di un’ideologia totalitaria hanno causato la morte di migliaia di vittime e provocato sofferenza a diverse generazioni».
E in Italia? Per quanto ne sappiamo, NULLA! Forse qualcuno, più attento di noi, avrà visto, udito o letto qualcosa al riguardo e se così è pregato di farcelo sapere. Peraltro, ammesso che qualcosa ci sia stato, non si sarà trattato d’altro, come per quanto summenzionato, che di un effluvio di parole belle fin che si vuole ed in qualche misura anche non prive di significato ma, soprattutto, ipocrite e destinate a rimanere tali sino a quando non saranno seguite da fatti concreti che rendano giustizia alle tante vittime, perlopiù innocenti, di questo ennesimo olocausto e non sarà stato fornito l’aiuto necessario alle famiglie per poter quantomeno portare un fiore laddove giacciono i loro cari.
Tutto ciò premesso c’è anche, ed è il più pressante, un altro motivo perché di foibe, o più in generale di fosse comuni ed altro, si deve ancora parlare ed è che di questa immane tragedia ancora molto resta da scoprire e da dire anche solo per quanto riguarda noi italiani che di essa rappresentiamo una parte, di certo non la più cospicua.
Qualcuno (non italiano), riferendosi ad essa, ha definito la Slovenia “il più grande cimitero a cielo aperto d’Europa di tombe senza croce” e, a dar credito a quanto più sopra riportato, sembrerebbe che la Croazia non le sia da meno. Peraltro, anche in Italia, ed è poco noto, oltre a quelle sul Carso triestino, esistono sull’Alpago, in provincia di Belluno, alcune foibe di cui, a differenza delle precedenti, vittime (a parte numerosissimi tedeschi) e carnefici sono, purtroppo, indistintamente “gente nostra”. Quanti e quali di questi luoghi della tragedia contengano spoglie di nostri connazionali non ci è dato sapere. Le foibe che conosciamo, quasi tutte relative agli eccidi del ’43 ed in parte reseci tristemente familiari dalla pietosa opera di recupero dei V.F. di Pola guidati dall’eroico M.llo Arnaldo Harzarich, non sono che una minima parte; di quelle del ’45 e dopo non sappiamo praticamente nulla. Io stesso, in occasione del mio ultimo soggiorno a Pola, sono stato accompagnato da amici residenti all’imboccatura di una di queste, nei pressi di Dignano, di cui prima mai avevo sentito parlare, quantomeno non con il nome con cui mi è stata indicata: foiba di Stanzia Celija. E degli otto/dieci mila “infoibati” menzionati, non certo per eccesso, nell’intervista del professor Oliva (qui sotto riportata) cosa ne sappiamo? Non sono più di qualche centinaio quelli di cui conosciamo il luogo del martirio.
È questo immane “vuoto di conoscenza” il motivo principale per cui è necessario parlarne, far ancora e sempre sentire la nostra voce; è questa la vera ragione per cui è doveroso reiterare frequentemente la nostra richiesta per sapere “chi giace dove”. Sinora nulla abbiamo sortito; anche la nostra ultima istanza rivolta ai tre Capi di Stato e di Governo, di cui vi abbiamo dato notizia sull’“Arena” di giugno, ha avuto come unico riscontro la restituzione, per consegna avvenuta, del talloncino di “ricevuta di ritorno”. Poi più nulla anche se, da fonti diplomatiche, abbiamo saputo essere attiva una Commissione bilaterale italo-croata che negli ultimi mesi si è incontrata, per confrontarsi in materia, un paio di volte, prima a Roma e poi a Zagabria.
Pertanto, l’ipocrisia di cui sopra è viepiù sottolineata da un “silenzio di Stato” che definire VERGOGNOSO è dir poco; lo è in primo luogo, per il nostro sentire, da parte italiana.
Silvio Mazzaroli
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