A CANFANARO UNA COPIA DELLA SINDONE

A Canfanaro una copia della Sindone
Una esule ha voluto fare questo splendido dono di fede al suo paese natale
nel segno della piena pacificazione e riconciliazione con i “rimasti”


La mia cara mamma Stefania, donna di grande fede, amava ripetere che «le combinazioni non sono mai casuali», ma sono opera del buon Dio: io l’ho constatato più volte, ma in particolare in questa occasione. Riassumo brevemente i fatti. Ottobre 2011: mi trovo a Canfanaro, ultimo giorno del mio viaggio in Istria, e, “per caso”, nella piazza intitolata a Don Marco Zelco, incontro il giovane parroco, Don Antun Nižetić (che non ero riuscita a conoscere nei giorni precedenti). Saluta con grande simpatia me e mio marito, e ci invita nel suo ufficio, sulla cui parete principale è esposta una piccola copia della sacra Sindone. Il discorso scorre subito come un fiume in piena su Torino, sui due viaggi di Don Antun durante la recente esposizione del 2010, sul miracolo eucaristico di Canfanaro a Natale del 1930 di cui riferirò in seguito.
Quando riveliamo a Don Antun che siamo amici di monsignor Giuseppe Ghiberti, delegato del custode della Sindone e Presidente della Commissione Diocesana della Sindone a Torino, il suo sguardo si illumina, ed un progetto, un sogno sembra prendere forma. Infatti, monsignor Ghiberti è fondatore dell’AMCOR, Amici delle Chiese d’Oriente, che ha come scopo principale quello di portare copia della Santa Sindone nei Paesi dell’Est: è stata già portata in Romania, Bulgaria, Ucraina, Armenia etc.. Ed allora, perché non portare una copia anche in Istria, e perché non proprio a Canfanaro? Ci impegniamo tutti con entusiasmo a realizzare questo sogno, superando molte difficoltà organizzative.
Alla fine tutto è pronto, e da Torino parte un pullman con cinquanta soci dell’AMCOR, ai quali avevo spiegato brevemente la storia dell’Istria ed in particolare le conseguenze della seconda Guerra mondiale. Mio marito ed io li attendiamo in Istria, dove avevamo contattato una guida prestigiosa, il professor Marino Baldini, esperto di storia dell’arte, di teologia, ed incaricato dal Vescovo di Parenzo per l’arte sacra, nonché sindaco di Visinada.
Il programma inizia venerdì 25 maggio, con la visita a Rovigno, al Centro Ricerche Storiche del prof. Giovanni Radossi, a sant’Eufemia e, quindi, da Rovigno a Pola. Lì siamo accolti, nella sede della Comunità degli Italiani, dalla cara Olga Milotti: da par suo, ha comunicato con passione, sofferenza e verità la sua esperienza di italiana “rimasta”, in una città abbandonata dagli italiani, vuota di affetti, di amici, di consuetudini quotidiane, della dolcezza di un dialetto familiare e comune. Olga è riuscita a toccare le corde più sensibili dell’anima ed a commuovere profondamente l’uditorio, che ha ascoltato con un silenzio partecipe, ricco di forti emozioni suscitate dalle sue parole.
Dopo l’incontro con Olga Milotti ci dirigiamo al Duomo di Pola, dove monsignor Ghiberti ha illustrato gli esiti più recenti degli studi scientifici sul sacro telo. Segue la santa Messa, concelebrata da monsignor Ghiberti, monsignor Staver (ex parroco del Duomo) e don Nižetić. Il coro “Lino Mariani”, grazie all’interessamento della dinamica Loretta, ha regalato bellezza e commozione alla liturgia.
Il giorno successivo, sabato 26 maggio, si è svolta un’analoga celebrazione nella stupenda Basilica Eufrasiana, con grande partecipazione di fedeli e con le note del coro parrocchiale, che ha cantato anche in italiano ed è stato molto apprezzato dal gruppo dei torinesi.
Domenica di Pentecoste, 27 maggio: Canfanaro è in festa. Il programma comprendeva una visita ai Due Castelli prima della santa Messa. Siamo accompagnati da Toni Meden, il più documentato conoscitore del territorio, non solo per gli studi compiuti, ma soprattutto per la sua ricerca sul campo: Toni conosce palmo a palmo tutta la Draga, tutto il vasto territorio di Canfanaro, di Gimino e di Sanvincenti, ogni chiesetta, ogni grotta, ogni castelliere, ogni iscrizione. Mentre egli illustrava l’affascinante storia dei Due Castelli, suo figlio David faceva per noi un ricco servizio fotografico: grazie, Toni, grazie, David!
Sul piccolo sagrato della chiesa di San Silvestro a Canfanaro è iniziata la grande festa, con moltissimi fedeli da Canfanaro e da molti paesi vicini, da Rovigno, da Valle e perfino da Trieste, accolti gioiosamente dalle danze dei bambini vestiti con i costumi tradizionali, dal sindaco di Canfanaro e da un folto gruppo di giornalisti italiani e croati, nonché da varie televisioni, e dalla presidente della Nuova Consulta dei fedeli dell’Unione Italiana, signora Zelinda Štrkalj.
Prima dell’inizio della s. Messa, la copia è stata esposta in presbiterio, e don Antun Nižetić ha spiegato ai presenti il significato profondo della sacra Sindone: si tratta di un telo di lino, di m 4,43 per 1,13, su cui è impressa, come un negativo fotografico, l’immagine di un uomo che ha subito la crocifissione e porta i segni delle torture che corrispondono in modo impressionante, in ogni dettaglio, alla descrizione della Passione di Gesù contenuta nei Vangeli. Il Telo racconta la sofferenza di un uomo flagellato, coronato di spine e crocifisso, a cui, da morto, trafissero il costato. Proprio come raccontano i Vangeli. Papa Benedetto XVI l’ha definita «un’immagine scritta col sangue che parla di amore e di vita».
Inizia quindi la s. Messa solenne, concelebrata da monsignor Ghiberti e da don Antun, parroco di Canfanaro. Tutta la celebrazione eucaristica è stata seguita con profonda e tangibile commozione da tutti i fedeli. Hanno contribuito alla bellezza ed alla solennità della liturgia il coro parrocchiale e l’organista, signor Piero Banko, che ci hanno emozionato per la loro bravura, impegno e passione. Alla fine della celebrazione eucaristica il sindaco di Canfanaro, dottor Sandro Jurman, ha espresso il suo grazie sentito a monsignor Ghiberti, all’AMCOR ed a me, per il dono della copia della Sindone a Canfanaro, sottolineando che «questo giorno entrerà nella storia di Canfanaro, che d’ora in avanti sarà il centro, per l’Istria e per tutta la Croazia, della devozione alla s. Sindone, reliquia del Cristo sofferente e risorto».
Perché la santa Sindone proprio a Canfanaro? Io desideravo profondamente che questo fosse un segno forte di riconciliazione e di pacificazione, in nome della Fede, tra chi ha dovuto lasciare la propria casa e la propria terra e chi è rimasto, tra italiani e croati che hanno pregato insieme. Desideravo anche che fosse un omaggio di gratitudine ai miei genitori, ed in particolare alla mia mamma Stefania Turchini, donna forte e dolce, di fede profonda, che, per motivi religiosi, è stata anche in prigione a Pola nel 1948. Inoltre, il giovane sacerdote don Miro Bulešić, martire, ucciso a Lanischie nell’agosto del 1947 dai comunisti di Tito, fu per qualche tempo parroco di Canfanaro, amato e stimato da tutti.
Infine, nella storia di Canfanaro, c’è un fatto molto particolare che ora acquista il valore di un segno: il miracolo eucaristico accaduto nel pomeriggio di Natale del 1930. Traggo dalla testimonianza scritta di don Marco Zelco al proprio vescovo (Cfr. “Memoriale della Passione”, Numero Ricordo del Congresso Eucaristico di Canfanaro, Giubileo della Redenzione, AD MCMXXXIII – XI.): «S’aveva appena cominciato a cantare le litanie davanti al Santissimo esposto, verso le 15:30, quando, alzando gli occhi, vidi, nell’ostensorio, al posto dell’Ostia santa, interamente scomparsa, tra i due cristalli della raggiera, il volto del Redentore coronato di spine. L’immagine riempiva tutto lo spazio della rotonda dell’Ostensorio, e scorsi, chiarissima, con tutti i lineamenti precisi, la fronte divina di Gesù, dolorante, e ben distinsi le spine che incoronavano il capo dai capelli un po’ arruffati, castano scuri. Dalla guancia sinistra, un po’ ombreggiata, mi parve di fissare una chiazza di sangue, ma non ne precisai bene il colore... Tutto il sembiante era soffuso di un pallore mortale, dal quale traspariva una profonda mestizia, ma su quel volto passava un raggio d’una bellezza incomparabile, meglio veramente divina... Finita la funzione, tanta gente si precipitò nella sacrestia, piangendo e gridando: “Signor Parroco, abbiamo visto il Signore!”».
La visione suscitò un’accresciuta devozione al ss. Sacramento, che culminò nella convocazione di un Congresso Eucaristico; anni dopo, il 9.2.1944, don Marco Zelco venne impiccato dai tedeschi nella piazza del paese. La presenza della Sindone, immagine della Passione di Cristo, è perciò particolarmente significativa a Canfanaro, dove il suo volto sofferente apparve a molti durante l’adorazione eucaristica, e dove ben due parroci subirono il martirio. Le “coincidenze” che orientarono la scelta della Sindone a Canfanaro – come si vede – sono molte, quindi siamo felici che si sia realizzato un sogno, grazie all’impegno di molte persone e soprattutto all’aiuto della Provvidenza. Mi piace concludere con un pensiero che Toni Meden, profondamente commosso, mi ha comunicato dopo la Messa: «Sei partita da bambina dal tuo paese ed ora ritorni portandoci l’immagine di Gesù».
Il Sindaco di Canfanaro, dottor Sandro Jurman, ha donato a monsignor Ghiberti ed a me un preziosissimo volume, Statuta Communis Duorum Castrorum / Statut Dvigradske Općine, copia in facsimile dell’intero volume con trascrizione in caratteri moderni del testo latino e traduzione in croato. A lui va il mio grazie sentito per questo prezioso dono e per il supporto del Comune all’accoglienza ed a tutta l’organizzazione, assolutamente impeccabile.
Un ringraziamento speciale a don Antun Nižetić, parroco di Canfanaro, a monsignor Giuseppe Ghiberti, a don Luigi Baf, parroco di Visinada, che ci ha dedicato un’intera mattinata per le visite alle chiese del territorio della sua parrocchia, al professor Marino Baldini, guida eccellente, a monsignor Desiderio Staver, alla cara Olga Milotti, al Coro Lino Mariani, a Loretta Godigna, al parroco della Basilica Eufrasiana, don Željko Zec, a monsignor Mario Bartolic, alla Presidente della Comunità Italiana di Visinada signora Neda Šainčić Pilato ed al giornalista della “Voce del Popolo” Sandro Petruz, a Toni e David Meden, a Mario Jelovac – nipote di don Miro Bulešić, che ci ha guidato nella visita al piccolo Museo del martire don Miro, a Sanvincenti –, a tutte le mie care amiche per il ricco rinfresco sul sagrato, dopo la Messa, ed a Klara Marić e famiglia, per la calorosa ospitalità nella loro casa e per l’ottima cena tutta istriana.
Grazia Del Treppo
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