ALLARMISMI E PROBLEMI REALI editoriale del direttore Silvio Mazzaroli

Allarmismi e problemi reali
(Arena di Pola novembre 2012)

 Il mondo dell’esodo, comprensivo di esuli e di connazionali tuttora residenti nelle nostre terre di origine, ha vissuto quest’ultimo periodo in uno stato di grande agitazione per la ventilata ipotesi che il Governo Italiano non rifinanziasse, per il prossimo triennio, le note leggi 72/01 e 73/01 in scadenza il 31/12/2012. L’allarmismo che ne è derivato – giustificato, se si considera che senza il sostegno finanziario statale ben poche sarebbero le attività che lo stesso è in grado di sviluppare – ha fortunatamente incontrato il “sollecitato” interessamento bipartisan da parte di quei rappresentanti politici che più sono sensibili nei confronti delle vicende umane e storiche, passate ed attuali che lo riguardano.

Tutti si sono trovati sostanzialmente concordi nel configurare il finanziamento in oggetto non come una semplice sovvenzione a sostegno di attività comunque meritorie bensì come una precisa scelta strategica dell’Italia volta: da un lato, ad agevolare il superamento di un travagliato e sin troppo prolungato periodo di confronto/scontro sul piano interno e ad assicurare la sopravvivenza culturale di una componente non trascurabile della sua popolazione; dall’altro, a garantire un futuro alla sua unica comunità autoctona esistente fuori dai confini nazionali attraverso il sostegno, in particolare ma non solo, delle sue attività scolastiche e, da ultimo ed a fattor comune, a favorire il processo d’integrazione europea, quantomeno tra paesi viciniori.


Il dibattito parlamentare che l’ha riguardato sembra aver al momento scongiurato il pericolo che era venuto a determinarsi; tuttavia, stante l’attuale periodo di graffiante crisi economica, non è detto che questo “capitolo” possa considerarsi definitivamente chiuso né che si ripresenti in un prossimo futuro una volta assopiti gli “appetiti pre-elettorali” che, come ben sappiamo, sono sempre stati altamente condizionanti dell’interessamento del mondo politico nei confronti delle nostre problematiche. In definitiva, pur tirando un respiro di sollievo, sembrerebbe opportuno attrezzarsi mentalmente per fare in futuro maggiore affidamento sulle sole proprie forze e risorse.

Ulteriore e diffuso sconcerto è stato provocato, specie tra gli esuli, dal fiorire oltreconfine di talune iniziative apologetiche riguardanti Tito: produzione di filmati, manifestazioni pubbliche con esibizione di “titovke” e rosseggianti “falci e martelli”, intitolazioni di piazze, ecc.. Il tutto non dovrebbe, però, sorprendere né allarmare più che tanto. La genesi di detto “ritorno di fiamma” può, infatti ed in buona misura, ritenersi legato ad esigenze pre-elettorali, specie in Slovenia dove il prossimo 2 dicembre si terranno le elezioni presidenziali e, più in generale, alla crisi economica, ancor più grave di quella italiana e di altri paesi europei, che attanaglia anche la Croazia. In un’ottica non strettamente campanilistica, non dovrebbe risultare difficile capire il rifiorire di detti afflati nei confronti di un personaggio che, per quanto per noi assai discutibile e condannabile, è stato capace, unico nella storia recente, di assicurare per circa quarant’anni, con “bastone e carota”, l’unità socio-politica degli “slavi del sud” (jugoslavi), garantire loro attraverso una politica di  sussistenza condizioni di vita per il cosiddetto “popolino” forse più accettabili delle attuali e conferire al proprio Paese un certo peso sulla scena internazionale. Interpretare il tutto in veste “anti-italiana” risulta, pertanto, assolutamente strumentale, improduttivo e solamente atto a fomentare antiche tensioni; dovrebbe essere invece guardato con distacco, come ad un qualcosa che, interno a detti Paesi, ci riguarda solo marginalmente. Per farlo, dovrebbe esserci d’aiuto e conforto la consapevolezza che non tutti gli sloveni ed i croati la pensano allo stesso modo.

A fronte di un problema apparentemente superato, di uno tutto sommato solo immaginario e tralasciando i non pochi che da sempre ci affliggono, ce n’è un altro di gran lunga più assillante e sul quale dovremmo maggiormente incentrare la nostra attenzione perché solo da noi possiamo cercare di risolverlo. Riguarda, in generale, il futuro di tutte le nostre Associazioni e la loro capacità di evolvere ed, in particolare, all’appropinquarsi di quello che si prospetta ormai come un ricambio – così almeno si spera – generazionale dei suoi associati ed, in primo luogo, della sua attuale dirigenza, quello del Libero Comune di Pola in Esilio. È un argomento sul quale non è più possibile tergiversare.

Come per tante altre associazioni “settoriali” e “datate”, anche i nostri problemi di base sono essenzialmente due: la partecipazione attiva dei soci ed il proselitismo che possono essere affrontati e risolti solo attraverso la definizione di fini ed obiettivi capaci di contemperare il vecchio con il nuovo, il passato con il presente e di proiettarsi nel futuro. Per esperienza diretta, faccio l’esempio dell’Associazione Nazionale Alpini che, entrata in crisi con l’abolizione della leva obbligatoria, ha saputo uscirne e mantenere la sua esemplare ed invidiabile vitalità evolvendo, pur mantenendone le caratteristiche, da semplice Associazione Combattentistica e d’Arma in un’associazione con finalità anche sociali, aprendosi alla comunità nazionale ed internazionale nonché ai cosiddetti “Amici degli Alpini”. È questo anche per noi un imperativo categorico per il quale, nel semestre che ancora ci separa dalla fine dell’attuale mandato, è opportuno che ci si dia da fare, con il contributo di tanti, per configurare un qualche significativo “cambiamento” da sottoporre all’attenzione ed approvazione della prossima Assemblea Generale (giugno 2013) e che risulti idoneo a perseguire il ritorno partecipativo dei soci anziani che, per quanto stanchi, disillusi e portati alla rassegnazione, sono sempre necessari per fornire testimonianza e garantire continuità e l’afflusso di giovani motivati ed entusiasti disponibili a raccoglierne il testimone, non sulla base delle passate e comuni esperienza e/o per diretta discendenza, bensì anche per una semplice ma sentita affinità morale nei confronti di valori di verità e giustizia universali e senza tempo.

Questo giornale, che è il vero ed unico collante della nostra Associazione, si offre come “palestra” di dibattito. Il primo impegno dovrà riguardare la messa a punto di un regolamento elettorale che invogli un maggior afflusso di elettori e renda più “condivisa” la nostra Associazione. Di questo vi informeremo nei prossimi numeri.

Fateci sentire la vostra voce.

Silvio Mazzaroli

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