Notizie di Paolo Radivo al di qua e al di là del confine


Nuovo console generale a Capodistria
Il ministro degli Esteri Terzi ha nominato lo scorso ottobre nuovo console generale d’Italia a Capodistria la dott.ssa Maria Cristina Antonelli, già componente del Tavolo di coordinamento tra Presidenza del Consiglio ed Esuli istriano-fiumano-dalmati nonché della Commissione del Ministero degli Esteri per gli indennizzi dei beni italiani perduti all’estero. Dall’agosto 2011 la sede capodistriana era rimasta vacante, dopo che il console generale Marina Simeoni aveva dovuto anticipare la quiescenza. Da allora le relative funzioni erano state svolte da un reggente. Erano pure corse voci di un’imminente chiusura del Consolato generale nell’ambito dei tagli che anche il Ministero degli Esteri deve compiere per far fronte alle ristrettezze del bilancio statale. Invece il ministro ha preso questa decisione in controtendenza, spiegando trattarsi di «un forte segnale di attenzione alla minoranza italiana e alla nostra presenza culturale, politica ed economica in Slovenia» pur «in un momento difficilissimo per le risorse della Farnesina». Il Consolato generale venne istituito a Capodistria (con altro nome) in conseguenza alla normalizzazione dei rapporti italo-jugoslavi, come previsto da uno degli allegati del Memorandum d’Intesa di Londra del 5 ottobre 1954.

Solidarietà tra minoranze italiana e slovena
Due convegni hanno suggellato il nuovo clima di dialogo, collaborazione e solidarietà tra la minoranza italiana in Slovenia e la minoranza slovena in Italia, un tempo contrapposte o unite solo da diktat ideologici. Il primo convegno, incentrato su Il dialogo possibile superando i rispettivi nazionalismi dell’800, si è svolto a Gorizia l’11 ottobre su iniziativa dell’ANVGD, dell’SKGZ (organizzazione degli sloveni di sinistra) e dei quotidiani “Il Piccolo” e “Primorski dnevnik”. Secondo i numerosi intervenuti, la chiave per lasciarsi alle spalle i conflitti sorti nell’800 e conflagrati nel ’900 dopo secoli di civile convivenza è il rispetto dei diritti e la conoscenza della lingua e della cultura altrui.
Il 19 novembre si è tenuto nella sala del Consiglio comunale di Capodistria il convegno Le minoranze nazionali nella Nuova Europa nell’ambito del progetto europeo Lex, finanziato dal programma di cooperazione transfrontaliera Italia-Slovenia 2007-2013 e promosso da Unione Italiana, Comunità Autogestita Costiera della Nazionalità Italiana, SKGZ, SLORI, Istituto Jacques Maritain, Università di Trieste e Istituto per il diritto amministrativo di Lubiana. «Le minoranze – ha affermato il sottosegretario agli Esteri Staffan de Mistura – possono aiutare Italia e Slovenia a fare progetti comuni in un contesto europeo». Il giornalista Gianantonio Stella ha sostenuto che l’epoca dei nazionalismi contrapposti è ormai finita e che oggi serve un patriottismo «maturo, adulto e mite» volto alla collaborazione. Il presidente della Giunta esecutiva dell’UI Maurizio Tremul ha auspicato che anche agli italiani che risiedono in quella fascia dell’Istria slovena non riconosciuta come “nazionalmente mista” vengano garantiti i diritti minoritari. All’incontro ha preso parte fra gli altri il presidente di FederEsuli Renzo Codarin, che ha sottolineato come il riavvicinamento tra le due minoranze interessi anche al popolo della diaspora istriano-fiumano-dalmata.

De Mistura al ginnasio di Capodistria
La mattina di lunedì 19 novembre il sottosegretario agli Esteri Staffan de Mistura, durante la sua permanenza a Capodistria, ha visitato il ginnasio italiano “Gian Rinaldo Carli” insieme a Rossella Franchini Sherifis, ambasciatore d’Italia a Lubiana, Maria Cristina Antonelli, console d’Italia a Capodistria, Alberto Scheriani, vicesindaco della città, al presidente dell’UI Furio Radin e al presidente della Giunta esecutiva Maurizio Tremul. Due studentesse hanno tracciato per gli ospiti una breve storia dell’istituto che, fondato nel 1612, operò quasi sempre in lingua italiana, salvo periodi di sospensione e vari cambi di nome, di funzione e di gestione.
«Voi – ha detto de Mistura ai ragazzi – rappresentate il futuro della Comunità nazionale italiana in una zona che per l’Italia rimarrà sempre storicamente fondamentale. Inoltre, come cittadini europei, nell’ambito di quelle che saranno le strade intraprese, costituirete un importante tassello dell’italianità in Slovenia e in Europa. Sappiate che l’Italia è con voi, e che voi siete per noi una risorsa. Per noi questo è diventato pure un fatto di principio». Più tardi il giornalista Gian Antonio Stella ha tenuto in aula magna agli allievi una conferenza sull’eterna guerra contro l’altro, ossia il diverso, fondamento degli etnocentrismi e delle pulizie etniche.
Il 13 dicembre scorso i 400 anni della scuola sono stati solennemente celebrati presso il Museo regionale di Capodistria, dove è stata pure allestita una mostra rievocativa.
Dopo tali appuntamenti suona ancor più improvvida la bocciatura della proposta avanzata dal Libero Comune di Pola in Esilio di portare i partecipanti al Seminario nazionale sul confine orientale, previsto a Trieste il 22 e 23 febbraio 2013, in visita al ginnasio capodistriano: un’occasione mancata per far conoscere a insegnanti e dirigenti di tante scuole della Repubblica Italiana insegnanti e dirigenti della più antica scuola superiore italiana dell’Istria, oggi in Slovenia.

Restaurato a Valle Castel Bembo
Festa grande a Valle nel pomeriggio del 19 novembre per l’inaugurazione di Castel Bembo (o Soardo-Bembo), tornato ad essere sede della locale Comunità degli Italiani dopo il restauro. Piazza Tomaso Bembo era stracolma di gente: perlopiù connazionali giunti da tutta l’Istria, ma anche esuli vallesi. Per il Libero Comune di Pola in Esilio c’erano i consiglieri Maria Rita Cosliani e Lino Vivoda. La banda d’ottoni comunale ha suonato gli inni croato, italiano e istriano. I giovani della sezione folcloristica della CI hanno presentato balli tipici e recitato la poesia in dialetto istrioto Vallese mi sen. Quindi il sottosegretario agli Esteri Staffan de Mistura, l’ambasciatrice italiana a Zagabria Emanuela D’Alessandro, il console generale d’Italia a Fiume Renato Cianfarani, il presidente della Regione Istriana Ivan Jakovčić, il presidente dell’UI Furio Radin, il presidente della Giunta esecutiva Maurizio Tremul, la presidente della CI Rosanna Bernè e il presidente dell’Università Popolare di Trieste Silvio Delbello hanno tagliato assieme il nastro inaugurale composto da due strisce con i tricolori croato e italiano. Il parroco ha benedetto il Castello. Poi nell’atrio le autorità hanno scoperto una targa che ringrazia il Governo italiano per l’acquisto e il restauro del palazzo tramite l’UI-UPT. Nella sala centrale del primo piano sono intervenuti Rosanna Bernè, il sindaco Edi Pastrovicchio, Silvio Delbello, che ha quantificato in quasi 2 milioni di euro l’investimento del Ministero degli Esteri, Furio Radin, che ha riferito come il castello avesse ospitato sfollati polesi dopo i bombardamenti del 1944-45, Ivan Jakovčić, che ha sottolineato l’importanza dell’impegno del Governo italiano per l’Istria, e Staffan de Mistura, che ha parlato di «soldi spesi benissimo, un investimento nella cultura e nell’arte italiana» e richiamandosi allo “spirito di Pola” ha dichiarato: «bisogna lasciare il passato e affrontare assieme il futuro europeo nel rispetto e nella dignità delle rispettive minoranze».
La prima fase del recupero dello storico edificio, iniziata nel 1998, era consistita nella ricostruzione del tetto, nel risanamento dei muri esterni e nella sostituzione di serramenti e infissi. Dopo un lungo periodo di stallo a causa di lungaggini burocratiche e finanziarie, i lavori di restauro filologico interno sono partiti nella tarda estate 2011 interessando anche le pavimentazioni in legno, le scalinate dei piani superiori, nonché gli affreschi e le decorazioni presenti in cinque sale. Ora, in alcuni punti, i nuovi pavimenti di vetro e acciaio consentono la visione dei sottostanti resti archeologici.

Tartini e Santorio? Erano sloveni!
Lo studioso sloveno Sandi Sitar ha recentemente pubblicato il libro, di 215 pagine, Slovenci državljani sveta, che in italiano suonerebbe Sloveni cittadini del mondo. Fra gli sloveni illustri del passato affermatisi come «cittadini del mondo» include anche Giuseppe Tartini e Santorio Santorio, da lui chiamato «Sanktorij - Pavel Emil Svetina». A tale riguardo Sitar è recidivo perché già nel 1987 aveva inserito lo stesso Santorio nel suo volume dal titolo Cento scienziati, medici e tecnici sloveni. Ma purtroppo non è il solo in Slovenia ad aver compiuto manomissioni così grottesche.
In realtà, più che da arrabbiarsi o indignarsi, c’è da provare tenerezza per chi, in una infantile esaltazione nazionalistica, si ostina a distorcere l’identità linguistico-culturale di illustri personaggi istriani di chiara matrice italica. Almeno per i Defunti bisognerebbe avere rispetto, ma si vede che Sitar e gli altri suoi pari non ci riescono, avendo trasformato il loro complesso di inferiorità nazionale verso altri popoli in un complesso di superiorità. Così però non si diventa cittadini né d’Europa né tantomeno del mondo…
Ricorderemo solo che il violinista e compositore Giuseppe Tartini nacque a Pirano nel 1692 da padre toscano e madre piranese (Caterina Zangrando) di lingua istro-veneta, e morì a Padova nel 1770. Il medico, fisiologo e inventore Santorio Santorio, fondatore della iatromeccanica, nacque invece a Capodistria nel 1561 da padre friulano di Cividale e madre capodistriana (Elisabetta Cordonia) anche lei di lingua istro-veneta, e morì a Venezia nel 1636. Secondo Sitar, però, entrambi erano sloveni. Peccato che non lo sapessero...

I sindaci riunificano l’Istria
Una Conferenza permanente dei Comuni dell’Istria e Trieste: è questa l’idea avanzata dal presidente della Regione Istriana Ivan Jakovčić alla tavola rotonda dei Sindaci senza frontiere dell’Istria croata, slovena e italiana tenutasi il 13 novembre nel municipio di Grisignana (Croazia) su iniziativa dell’Agenzia per la Democrazia Locale di Verteneglio (Croazia). Dopo un primo stadio coordinato dall’Associazione delle Agenzie per la Democrazia Locale, la Conferenza si istituzionalizzerebbe con tre presidenti: uno per Stato di appartenenza. Tre sarebbero anche le sedi (una in Italia, una in Slovenia e una in Croazia) e le lingue ufficiali. Le sedute sarebbero itineranti e le decisioni verrebbero prese esclusivamente all’unanimità. Il grande vantaggio di tale organismo sarebbe quello di poter chiedere fondi europei per realizzare progetti transfrontalieri con importanti ricadute territoriali.
Tutti i presenti hanno convenuto sul fatto che spesso i rispettivi governi non conoscono bene i problemi di questi territori di confine: una ragione in più per trovare assieme una soluzione comune senza attenderla dall’alto. Il sindaco di Grisignana Rino Dunis ha proposto di puntare sui problemi pratici della gente, come l’autostrada Capodistria-Buie, la possibilità di ottenere cure negli ospedali di Isola e Trieste, agevolazioni per gli studenti transfrontalieri e l’abbattimento delle barriere per l’imprenditoria. Su tali concetti si sono trovati d’accordo anche i sindaci di Buie, Cittanova, Verteneglio e Portole. Il console generale d’Italia a Fiume Renato Cianfarani ha affermato che la collaborazione è necessaria tra Comuni vicini con tante affinità storiche e culturali. Per l’Istria italiana hanno partecipato i sindaci di Muggia e San Dorligo della Valle. Assente giustificato il sindaco di Trieste.
Un’altra riunione tra sindaci dell’Istria è avvenuta il 4 dicembre a Muggia, dove i primi cittadini di Muggia, Capodistria, Isola, Pirano, Umago e Buie hanno espresso un chiaro no a qualsiasi tipo di rigassificatore nel golfo di Trieste. Un protocollo congiunto per difendere sia la pubblica incolumità, sia l’ambiente, sia l’economia locale (in particolare il turismo) sarà sottoscritto anche dai Comuni di Verteneglio e Cittanova e dagli altri della provincia di Trieste.

Euregio senza confini: ci sarà anche l’Istria
Veneto, Friuli Venezia Giulia e Carinzia hanno istituito lo scorso 27 novembre a Venezia l’Euregio Senza Confini. Si tratta del quinto Gruppo Europeo di Cooperazione Territoriale (GECT) cui partecipino Regioni italiane. La presidenza sarà veneta, la sede a Trieste e il direttore generale espresso dalla Carinzia. Obiettivo sarà l’accesso ai fondi europei per la cooperazione interregionale su energia, sanità, trasporti, cultura, lavoro e formazione transfrontalieri. Anche rappresentanti della Regione Istriana e della Repubblica di Slovenia hanno presenziato alla firma. Per il legame storico e la vicinanza a quelle Regioni, il presidente Ivan Jakovčić ha annunciato che anche l’Istria aderirà al GECT dopo che la Croazia sarà entrata nell’Unione Europea. Quanto alla partecipazione dell’area frontaliera slovena, prima in quel paese dovranno essere costituite le Regioni.

Lazio: stoppate le elezioni il 10 febbraio
Meno male che c’è il TAR del Lazio. Sì, perché altrimenti le elezioni regionali anticipate sarebbero coincise con il Giorno del Ricordo. La presidente dimissionaria Renata Polverini (PDL) le aveva infatti convocate per il 10 e 11 febbraio. Giù lo scorso 14 novembre il Comitato 10 Febbraio aveva contestato la scelta del Ministero dell’Interno di indire le elezioni regionali in Lombardia, Lazio e Molise proprio in quei due giorni. Poi il problema si era ridotto al solo Lazio. Il Comitato 10 Febbraio aveva definito la manovra della Polverini «un barbarico e malevolo tentativo di affossare le celebrazioni». Il 3 dicembre Donatella Schürzel, presidente del Comitato provinciale ANVGD di Roma, aveva espresso «disappunto e delusione» per l’ennesima dimostrazione di indifferenza della presidente Polverini su Foibe ed Esodo. «I riferimenti di questi ultimi giorni da parte di diversi rappresentanti politici che propongono anche per l’Election Day la medesima data del 10 Febbraio – aveva aggiunto la Schürzel – stride fortemente con il senso di rispetto dovuto ad ogni cittadino dello Stato Italiano». Il nuovo presidente nazionale dell’ANVGD Antonio Ballarin aveva chiesto il rinvio affermando che «la coincidenza delle elezioni regionali, eventualmente anche delle politiche, e le celebrazioni per la solennità del Giorno del Ricordo potrebbero essere causa di strumentalizzazioni, marcando così, ancora una volta, una battuta di arresto nel processo di costruzione della stessa identità nazionale».
Ma il 5 dicembre il TAR ha bocciato la convocazione fatta dalla Polverini, affidando al Ministero dell’Interno il compito di indire i comizi per il 3 e 4 febbraio, prime date utili. Ballarin ha espresso soddisfazione per tale sentenza deplorando il paventato ricorso della presidenza della Regione Lazio contro la sentenza del TAR, a conferma della totale «insensibilità, già evidente, verso una solennità approvata dal Parlamento italiano e prevista dal calendario civile già dal 2005».

Il Friuli Venezia Giulia taglia la cultura
Nel quadro dei risparmi imposti dal Governo a tutte le Regioni, anche il Friuli Venezia Giulia ha di riflesso tagliato numerosi capitoli di bilancio, tra cui quello della cultura, che riguarda anche il Libero Comune di Pola in Esilio. Il 12 novembre l’assessore Elio De Anna aveva annunciato che i fondi per enti lirici, teatri, festival e associazioni culturali sarebbero stati dimezzati scendendo da 34 milioni a 12,5. Inoltre sarebbero stati annullati i “bonus” con cui ogni anno i singoli consiglieri regionali sussidiavano soggetti culturali di loro scelta. Dopo la levata di scudi degli interessati e un appello indirizzatogli da diversi firmatari, il 29 novembre l’assessore ha fatto marcia indietro affermando che, dei 70 milioni recuperati dallo Stato grazie al ricorso vinto presso la Corte costituzionale, circa 9 saranno destinati alla cultura. Poi la cifra è salita a 21 milioni. Il prossimo anno, con la nuova legge, le risorse verranno distribuite tramite bandi e a ripartire i fondi non sarà più l’Assessorato alla Cultura, bensì il Consiglio regionale.

Borut Pahor nuovo presidente sloveno
È Borut Pahor il nuovo presidente della Repubblica di Slovenia. Lo ha plebiscitato nel ballottaggio di domenica 2 dicembre il 67,3% degli elettori recatisi alle urne. Il suo avversario, il presidente uscente Danilo Türk, ha preso appena il 32,7%. Solo il 35,3% degli aventi diritto è però andato ai seggi. Nel primo turno lo scorso 11 novembre Pahor aveva ottenuto il 39,9%, Türk il 35,9%, mentre il candidato del centrodestra Milan Zver il 24%.
Nato a Postumia il 2 novembre 1963 ma vissuto da ragazzo presso Nova Gorica, Pahor si laureò in Scienze sociali nel 1987. Alla fine degli anni ’80 fu uno degli esponenti riformisti della Gioventù socialista della Lega dei comunisti della Slovenia. Eletto deputato nel 1990, nel 1997 diventò presidente della Lista unita dei socialdemocratici, rinominata nel 2005 Socialdemocratici (o Democratici sociali) e principale partito della sinistra. Presiedette il Parlamento dal 2000 al 2004, anno in cui venne eletto eurodeputato. Guidò poi il Governo dal 2008 al 2001, quando dovette dimettersi per la scissione di Slovenia positiva e i contrasti con gli alleati di coalizione. Riuscì comunque a sbrogliare la matassa del confine con la Croazia nel golfo di Pirano, accordandosi con la premier croata Kosor per un arbitrato internazionale. Dopo aver perso anche la presidenza del partito, Pahor è ripartito da zero decidendo di sfidare il sessantenne presidente Türk. Questi, ex comunista, poi socialdemocratico ed infine sostenuto da Slovenia positiva, si è caratterizzato per l’accesa ostilità ai tagli alla spesa pubblica imposti dal Governo di Janez Janša (appoggiato da gran parte del centro-destra più una costola della sinistra) e per la difesa dello Stato sociale. Pahor invece ha sostenuto alcune riforme di Janša proponendosi come paciere e fautore di un compromesso nazionale per uscire dalla grave crisi economica che attanaglia il paese e che ha provocato scioperi e manifestazioni di piazza con scontri fra dimostranti e polizia. Perciò il neo-presidente è stato votato al secondo turno anche da parecchi elettori di centro-destra.

«L’asilo italiano di Zara si faccia»
Il 6 dicembre, dopo aver ascoltato la relazione dell’on. Furio Radin, il Consiglio delle minoranze nazionali in Croazia, giudicando inaccettabile qualsiasi trattamento discriminatorio in base all’appartenenza etnica, ha invitato la Città di Zara a co-finanziare la futura scuola materna italiana “Pinocchio” con criteri uguali a quelli in vigore per il cofinanziamento degli altri asili infantili di Zara, senza alcuna verifica preliminare dell’appartenenza nazionale dei genitori intenzionati a iscrivervi i figli. Il sindaco aveva per giunta dichiarato che l’asilo avrebbe dovuto adottare come lingua d’insegnamento il croato nel caso a frequentarlo fossero anche bambini della maggioranza; l’italiano sarebbe stato relegato ad alcune ore settimanali, con uno stravolgimento totale del senso stesso dell’istituzione prescolare. L’on. Radin ha puntualizzato che né la Legge costituzionale sui diritti delle minoranze nazionali né la Legge sull’educazione e istruzione nella lingua e nella scrittura degli appartenenti alle comunità nazionali, né l’Accordo italo-croato del 1997 sulla tutela delle rispettive minoranze prevedono limitazioni numeriche o verifiche etniche.

Studenti italiani, croati e sloveni insieme a Pola
La Facoltà di Pedagogia dell’Università di Pola ha ospitato dal 7 al 19 ottobre un Progetto Erasmus Intensivo sul tema Tradizioni della regione dell’Alpe-Adria. Il locale per il globale, promosso da insegnanti degli atenei di Pola, Trieste e Maribor (Slovenia). Vi hanno preso parte una cinquantina di studenti che nei tre atenei frequentano corsi pedagogici e che sono stati suddivisi in tre gruppi di lavoro: uno di pratica musicale con strumenti della tradizione popolare istriana, uno di canto e ballo e uno di tecniche di video-ripresa. I laboratori si sono poi alternati ad attività corali comuni su canzoni popolari con strofe in istro-veneto, istro-croato e sloveno. A ciò si sono aggiunte conferenze tenute da professori dell’Università di Trieste sul legame tra musica ed educazione motoria secondo le indicazioni nazionali per il primo ciclo di istruzione rispettivamente in Italia, Croazia e Slovenia, sull’animazione a scuola, sul rapporto tra musica e ascolto nell’educazione motoria e su alcune possibili metodologie di educazione musicale. Gli studenti hanno inoltre assistito a un’ora di educazione motoria con il supporto della musica in una scuola primaria di Castagner e visitato l’Arena, Cherso, Gallignana, Pisino, Cristoglie e Albona. I lavori dei tre gruppi sono infine stati presentati durante uno spettacolo cui hanno assistito anche il rettore dell’Università polese e rappresentanti istituzionali. (p.rad.)

Gli italiani di Buie celebrano la dedizione a Venezia
Sabato 8 dicembre la Comunità degli Italiani di Buie (Croazia) ha festeggiato i suoi primi 65 anni di vita e i 600 anni dalla dedizione a Venezia. Il sodalizio, che oggi annovera 1.100 soci, venne fondato nel 1947 come Circolo Italiano di Cultura, mentre il Comune di Buie si diede alla Repubblica nel 1412 in un contesto difficile come quello della crisi del Patriarcato di Aquileia e della guerra fra la Serenissima e il Sacro Romano Impero Germanico. La sera, nel teatro cittadino, la filodrammatica, il coro, la banda d’ottoni, i ballerini, i cantanti e i mini-cantanti della CI hanno offerto lo spettacolo in costume d’epoca Dedissión. Per evidenti ragioni politiche, mai dal 1945 in poi era avvenuto a Buie nulla del genere. Il console generale d’Italia a Fiume Renato Cianfarani ha garantito anche per il futuro l’appoggio del Ministero degli Esteri ai connazionali residenti, mentre l’on. Furio Radin ha voluto ricordare nel suo messaggio di saluto che «noi siamo qua da secoli». Martedì 18 dicembre, nella sede della CI, sette giovani ricercatori connazionali della Società di Studi Storici e Geografici di Pirano hanno tenuto una tavola rotonda su Buie nei 385 anni di governo veneto. (p.rad.)

A Torino il Convivio di San Tommaso
Come da tradizione, si è svolto domenica 2 dicembre a Torino il Convivio interregionale promosso dalla locale Famiglia Polesana e dall’Associazione Culturale Istriani, Fiumani e Dalmati del Piemonte per celebrare la ricorrenza del patrono di Pola San Tommaso. Nella chiesa di Santa Caterina da Siena il parroco don Renato Casetta ha celebrato una messa alla presenza di circa 250 fedeli, comprendenti sia parrocchiani sia esuli istriani, fiumani e dalmati. Il coro parrocchiale, diretto da Ivana Zanfabro e composto da diversi nostri conterranei, ha accompagnato la cerimonia con inni sacri. Don Casetta ha ricordato alcuni dei nostri, residenti in Piemonte, che ci hanno lasciato: Bernardo Gissi, Soarez Di Lazzaro, Luigi Cnapich, Angela e Giuseppe Uljanic, Virgilio Giachin, Alberto Da Corte, Uccio Quarantotto, Vittorina Zarù Chenda e Romano Vatta. Anita Cergna, esule dignanese, ha letto la poesia di Bepi Nider No dismentighemo, mentre la figlia di esuli polesi Xenia Belletich ha declamato la preghiera di San Tommaso.
Finita la funzione, oltre 50 convenuti si sono diretti al ristorante “Alle Alpi” per il pranzo sociale. Sergio Uljanic ha portato i saluti di Lino Vivoda e della prof.ssa Liana De Luca che, impossibilitata ad intervenire, ha voluto omaggiare tutti del libro da lei curato sul filosofo goriziano Carlo Michelstaedter (1887-1910). Dopo il pasto conviviale, allietato dall’orchestrina di Ugo Riva, si è dato spazio alla lotteria con ricchi premi organizzata da Daniela Uljanic. Mario Vellico, Adelia Giachin e Lidia e Marino Zuccheri hanno interpretato alcune canzoni istriane. Il convivio è continuato con balli ed allegria fino a tarda sera.

Festeggiamenti anche a Gorizia, Roma e Imperia
Ha avuto luogo a Gorizia domenica 16 dicembre presso il ristorante “Internazionale” il Pranzo di San Tommaso, dedicato da oltre 60 anni al santo patrono di Pola. L’incontro è stato degnamente introdotto da un’esibizione al pianoforte di Elisa Rumici, diciassettenne già affermata concertista premiata in numerosi concorsi pianistici nazionali ed internazionali e figlia dello storico Guido Rumici (gradese di origini albonesi). Il concerto, con canzoni dei Beatles e brani di musica classica, si è alternato con alcune letture del noto attore Tullio Svettini, rovignese di nascita e presidente della Compagnia Grado Teatro. Il prefetto Maria Augusta Marrosu ha quindi portato il suo saluto nel corso di un aperitivo. Il pasto collettivo, con piatti tipici della gastronomia istriana, ha costituito anche quest’anno l’occasione per scambiarsi gli auguri di buone festività all’insegna della cultura e della gastronomia istriane. Il direttore de “L’Arena di Pola” Silvio Mazzaroli ha rappresentato il Libero Comune di Pola in Esilio.
Sempre il 16 dicembre ha festeggiato San Tommaso  anche il Comitato provinciale di Roma dell’ANVGD con una messa nella chiesa parrocchiale di San Marco Evangelista al Quartiere Giuliano-Dalmata e poi con un pranzo al ristorante “Giardini di Marzo”.
Il Comitato provinciale ANVGD di Imperia ha invece celebrato la ricorrenza domenica 9 dicembre con una messa nella chiesa dei Frati Francescani Cappuccini di San Remo e con una riunione conviviale al ristorante “Roma” ad Arma di Taggia.

In mostra a Trieste le opere di Attilio Craglietto
È stata inaugurata il 21 novembre al Civico Museo della Civiltà istriana, fiumana e dalmata di Trieste (via Torino 8) la mostra Craglietto pittore istriano 1889-1975: disegni e altre opere nella raccolta dell’IRCI. Nato nel 1889 a Verteneglio, Giovanni Craglietto morì nel 1975 a Trieste, dopo essere vissuto anche a Vienna, Gorizia e Verona. La sua corposa produzione, sviluppatasi in numerosi decenni, rispecchia un talento figurativo di livello europeo sospeso tra mondo austro-tedesco e italiano, aperto alla modernità ma consapevole del valore della tradizione. Particolare attitudine la dimostrò nei ritratti, connotati da spirito malinconico e introspettivo. I pezzi esposti, perlopiù appartenenti alla collezione IRCI, sono 150 fra bozzetti (perlopiù a matita), ma anche acquarelli e oli: in particolare del periodo giovanile, quando Craglietto studiava alla Scuola per Capi d’Arte di Trieste, del periodo viennese, dove recepì le tendenze secessionistiche ed espressionistiche, del periodo goriziano (1920-37), caratterizzato dall’amicizia con Vittorio Bolaffio, e infine degli anni ’40.
La rassegna è stata curata da Piero Delbello e allestita da Athos Pericin in collaborazione con Mario Trippari, Flavio Tossi, Flavio Portolan, Claudio Ernè e il Gruppo volontari IRCI. È visitabile gratuitamente fino al 23 dicembre con il seguente orario: lunedì-sabato 10-12.30 e 16-18.30, domenica 10-13. Un accurato catalogo racchiude tutte le opere in mostra oltre ad un inquadramento biografico e artistico del pittore.

In Istria nuove scoperte archeologiche
Il sottosuolo di Pola riserva nuove importanti sorprese. I lavori di scavo per la realizzazione della fognatura costiera hanno infatti portato alla luce nella parte terminale di via Massimiano verso via Flaccio, a tre e più metri sotto il livello del mare, numerosi tronchi e piloni in legno del porto romano, magnificamente conservatisi grazie all’umidità del terriccio che li avvolgeva e all’assenza di aria, che li hanno preservati dalla decomposizione. Nello stesso sito sono inoltre state rinvenute sei strutture murarie romane parallele che seguono il tracciato dell’attuale via Massimiano e che svolgevano una funzione portuale. Di queste, quattro erano larghe 70 centimetri, due 1 metro e 60. Alcuni piloni in muratura ne costituivano i basamenti portanti sul terreno costiero melmoso. Allo stesso livello del terreno sono stati trovati numerosi frammenti di recipienti e in particolare di anfore. Gli scavi polesi hanno inoltre fatto emergere dopo secoli il secondo braccio parallelo del grande sperone meridionale della cinta muraria urbica scoperto in via Flaccio tra il palazzo della posta e il parco della cappella di Santa Maria Formosa durante la campagna 2007-2008. Entrambi i bracci, di epoca tardo-antica, avevano una duplice funzione: difendere al meglio la città in quel punto di contatto fra il mare e la terraferma e fungere da banchina portuale per passeggeri e merci. Nel realizzare i manufatti furono reimpiegati blocchi di pietre di edifici e monumenti romani più antichi. Il braccio dello sperone scoperto nel 2007-2008 è stato demolito per lasciare posto al collettore fognario costiero, non prima però che gli archeologi lo avessero studiato e fotografato. Sempre nel corso degli scavi è spuntato sulle rive all’incrocio con via San Giovanni quello che potrebbe essere lo sperone settentrionale della mura urbiche tardo-romane e che i lavori non hanno intaccato.
In settembre centinaia di anfore romane da vino del tipo Lamboglia 2 sono state scoperte sul fondale d’accesso alla baia di Ulieva presso Lisignano, ad est di Pola. Viaggiavano a bordo di una nave oneraria naufragata lì circa 2.000 anni fa. Ulteriori anfore, contenenti liquidi di vario genere, e vasi da cucina destinati alla vendita sono stati rinvenuti a poca distanza. Appartenevano a un’altra nave romana, inabissatasi all’incirca in quella stessa epoca. Purtroppo tali reperti non sono in buono stato per i danni causati sia dalla corrente marina sia da vandali e ladri. Le ricerche vengono condotte dal Centro Internazionale di Archeologia Sottomarina di Zagabria e sono patrocinate dal Comune di Lisignano e dall’UNESCO. Quest’ultima ha richiamato sul posto gli studenti della sua scuola internazionale di archeologia sottomarina, che vi terrà lezioni ancora per almeno cinque anni.
Grazie ad indagini effettuate al Centro di Fisica Teorica di Miramare e al Sincrotrone Elettra (Trieste), si è scoperto che la più antica otturazione dentistica della storia di cui rimanga traccia è stata effettuata in Istria circa 6.500 anni fa. Nel 1911 era stato rinvenuto in una grotta nei pressi del villaggio di Lonche (Loke, alle sorgenti del fiume Risano, nell’attuale Slovenia) un frammento di mandibola sinistra, con cinque denti ben conservati. Già allora si accertò che era appartenuta a un giovane uomo di età compresa fra i 24 e i 30 anni. Di recente però il fisico Claudio Tuniz e l’archeologo Federico Bernardini, analizzando il reperto conservato al Museo di Storia Naturale di Trieste, hanno notato che la profonda fessura di un canino era stata tamponata e ricoperta con cera d’api per lenire il dolore provocato dal nervo scoperto. Tramite gli esami strumentali i due ricercatori hanno infine appurato che sia il dente sia la cera risalgono più o meno al 4.500 avanti Cristo, ovvero al Neolitico. Il primo dentista della storia, insomma, era istriano, fino a prova contraria…
Sempre a seguito di tali indagini, effettuate in collaborazione con varie università, musei e istituti di ricerca, si è inoltre appurato che il cranio dell’Uomo di Mompaderno, scoperto nel 1886 da Carlo de Marchesetti tra Parenzo e Pisino e ospitato dal Museo di Storia Naturale di Trieste, risale approssimativamente al 2.000 a.C..

Antiche gemme di Trieste in mostra a Capodistria
Ha fatto tappa dal 5 ottobre al 3 dicembre presso la Galleria del Museo Regionale di Capodistria la mostra Gioie della Terra. Gemme del Civico Museo di Storia ed Arte di Trieste. Questa nuova iniziativa congiunta dei due musei per far conoscere i rispettivi patrimoni ha proposto 101 tra gemme incise antiche e moderne e sigilli risalenti a un periodo compreso tra il IV secolo a.C. e il XIX d.C.. Ne sono state illustrate caratteristiche, tecniche di lavorazione, funzioni e usi, a seconda delle diverse culture. Nell’antichità si riteneva che le pietre dure contenessero la forza e i poteri dei quattro elementi vitali: terra, acqua, aria e fuoco. Tale convinzione si è protratta nel medioevo e dura ancor oggi.

Rassegna corale a Muggia
L’Associazione delle Comunità Istriane, in collaborazione con il Comune di Muggia, la Pro Loco di Muggia e l’USCI di Trieste, ha offerto domenica 18 novembre al Teatro “Verdi” di Muggia la rassegna corale Oh bell’Istria. Davanti a un folto pubblico il coro dell’Associazione, i cori “Le note allegre” di Ronchi dei Legionari, “Ad libitum” di Verteneglio (Croazia) e “Illersberg” di Trieste, il coro folkloristico AIDA e la Banda cittadina di Muggia hanno cantato motivi di autori istriani o comunque della tradizione istriana. Il maestro Luigi Donorà, presidente della Famiglia Dignanese, ha eseguito al pianoforte La barcarola, del compositore dignanese-polesano Antonio Smareglia, e la sua composizione Emozioni. Al termine tutti i 120 coristi hanno interpretato assieme l’Inno all’Istria.

Premiato Giuseppe Dicuonzo
Il dott. Giuseppe Dicuonzo, esule polesano residente a Barletta, ha vinto il XVII Premio letterario nazionale di poesia e narrativa Città di San Leucio del Sannio nella sezione storica “B” - Premio speciale “Ilario Iannace” per il suo saggio storico Nato in Rifugio. La tragedia istriana sconosciuta. La cerimonia è avvenuta il 24 novembre nella sala consiliare del Comune di San Leucio del Sannio (Benevento). La motivazione della giuria ben sintetizza il significato del libro: «La rimozione caratterizza l’atteggiamento più diffuso tra gli italiani. Come in “Napoli milionaria” dove il protagonista reduce non riesce a trovare, neanche tra i familiari più stretti, qualcuno che voglia ascoltarlo, così anche Giuseppe Dicuonzo, schiacciato dall’indifferenza e dall’ironia, rinnega, per farsi accettare da bambino, la sua nascita istriana. Questo libro ci costringe a ripercorrere pagine dolorose e imbarazzanti del nostro passato dimostrandoci che le ideologie, soprattutto quando si cristallizzano in assiomi totalizzanti, uccidono l’umanità liberando la bestia legittimata ad operare dal salvacondotto dell’ideologia vittoriosa di turno. Lo strazio e la “pietas” comunque non hanno offuscato il rigore documentario e la portata della denunzia. La focalizzazione degli eventi investe la folla anonima, per cui la narrazione appare dolorosamente vera e concreta mentre sono i documenti ufficiali a mostrare la sclerotica astrattezza della ragion di Stato».

Gli italiani di Isola celebrano un loro concittadino esule
La Comunità Autogestita della Nazionalità Italiana di Isola (Slovenia) ha conferito al ricercatore storico e scultore Giovanni Russignan, nato in quella città nel 1921 ed esodato poi a Muggia, il premio “Isola d’Istria 2012”. Assente il protagonista per ragioni di salute, il riconoscimento è stato consegnato il 30 novembre all’amico muggesano Franco Stener nella sede di Palazzo Manzioli, dove è stata anche inaugurata una mostra di sculture e vecchie foto scattate da Russignan. Il principale merito riconosciutogli è di aver divulgato aspetti della storia e delle tradizioni isolane, adoperandosi altresì per rafforzare il rapporto tra concittadini esuli e residenti.

I Gravisi ricordati a Capodistria
La Società di Studi Storici e Geografici di Pirano, le Comunità degli Italiani di Capodistria e Pirano, il Centro italiano di promozione, cultura, formazione e sviluppo “Carlo Combi” di Capodistria e l’IRCI di Trieste hanno promosso il convegno scientifico internazionale dal titolo I Gravisi: ruolo, impegno e cultura di un casato capodistriano attraverso i secoli, svoltosi il 30 novembre e il 1° dicembre a Capodistria. Emblematico il luogo: Palazzo Gravisi, sede della locale CI. Si è così voluto restituire all’Istria un altro tassello della sua storia rimossa dal 1945. I nobili Gravisi svolsero una funzione culturale, politica ed economica significativa in epoca veneta (specie nel ’700) a livello cittadino ma non solo. Diciotto qualificati relatori provenienti da Italia, Slovenia e Croazia hanno lumeggiato i principali personaggi della dinastia, il loro contesto storico, i loro legami con gli intellettuali coevi, i loro possedimenti fondiari e feudali, fino all’Esodo. La figura più approfondita è stata quella del marchese Girolamo Gravisi (1720-1812).

Presentato a Isola il libro di un esule da Parenzo
La Comunità degli Italiani “Dante Alighieri” di Isola ha ospitato il 5 dicembre a Palazzo Manzioli la presentazione del libro Parenzo nei ricordi. Il volume, edito nel 2010 dall’ANVGD di Gorizia a cura dallo storico di origini albonesi Guido Rumici e già presentato a Trieste e Parenzo, raccoglie articoli dell’esule parentino Mario Grabar Garbari, un’intervista fattagli da Rumici, nonché le testimonianze della figlia e di Veniero Venier, insieme a diverse fotografie d’epoca. Grabar Garbari, costretto all’esodo poiché la polizia politica titina lo stava per arrestare, fu fin dagli anni ’60 uno degli antesignani del ritorno, della difesa della lingua e cultura italiana nel territorio d’origine e della ricucitura con i “rimasti” di buona volontà. Durante l’incontro, finanziato dal Ministero degli Esteri italiano tramite l’Università Popolare di Trieste e l’Unione Italiana, sono stati anche letti passi del libro con proiezioni di immagini attinenti.

Pola omaggia Sergio Endrigo
La Comunità degli Italiani di Pola, in collaborazione con la Regione Istriana, la Città di Pola, l’Unione Italiana e l’associazione “Tondak”, ha celebrato tramite un doppio cd e un concerto il proprio concittadino e connazionale Sergio Endrigo, nato a Pola nel 1933, esodato nel 1947, tornato per la prima volta nel 1963 e morto a Roma nel 2005. È stato il più famoso cantautore polese, l’unico ad aver vinto il Festival di Sanremo (nel 1968). Il cd, dal titolo 1947 - Hommage a Sergio Endrigo, comprende 31 suoi brani interpretati da ben 250 artisti (e non) quasi tutti residenti nella sua amata città. La copertina riporta la scritta «1947» affiancata da un albero scheletrico che richiama la celebre strofa di quella struggente canzone: «Vorrei essere un albero che sa dove nasce e dove morirà». Le 700 copie del cd sono state tutte distribuite gratuitamente al numeroso pubblico partecipante al concerto tenutosi il 7 dicembre nel salone della CI, dove hanno cantato i suoi motivi, con accorgimenti a volte originali, alcuni interpreti del cd tra cui il coro della società “Lino Mariani”. Sono così risuonate Ci vuole un fiore, Io che amo solo te, Oriente, Te lo leggo negli occhi, Trasloco, Teresa, Dolce paese, Il pappagallo, Questo amore è per sempre, Elisa Elisa, Mille lire, L’Arca di Noè e, naturalmente, 1947. Il concerto è stato anche l’occasione per far riflettere gli odierni polesi sul dramma dell’esodo. Lo spettacolo è stato filmato allo scopo di trarne un audiovisivo.

A Trieste Torno el fogoler
L’Associazione delle Comunità Istriane ha organizzato anche quest’anno a Trieste l’appuntamento natalizio Torno el fogoler. Nel pomeriggio del 16 dicembre il coro del sodalizio diretto dal maestro David Di Paoli Paulovich ha animato la messa celebrata nella chiesa dei Santi Rita e Andrea in via Locchi. Dopo la funzione ha avuto luogo nella sede di via Belpoggio 29/1 un concerto di motivi natalizi con brani strumentali ed altri cantati dal coro. Al termine è stato offerto un rinfresco. Notevole l’afflusso di pubblico.
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