RICORDARE IL PASSATO E GUARDARE AL FUTURO

Ricordare il passato e guardare al futuro è egualmente indispensabile per continuare ad essere

Editoriale del direttore  Silvio Mazzaroli

(Arena di Pola dicembre 2012)


Cari Lettori,
anche quest’anno, come succede ormai da 10 anni, accingendomi a scrivere l’editoriale di fine anno, sono andato a riguardarmi tutte le cose che abbiamo fatte e di cui vi abbiamo costantemente e dettagliatamente tenuti informati negli ultimi 12 mesi; in particolare, la rivisitazione del più recente passato è questa volta partita dalla rilettura del mio editoriale di dicembre 2011. Esso – come spero ricorderete – si concludeva con un incitamento: “Non abbiate paura di avere coraggio!”. Ebbene, è con orgoglio che mi sento di dire che noi del Libero Comune di Pola in Esilio il coraggio di procedere sulla strada che avevamo imboccata l’abbiamo avuto. Non c’è venuto meno nonostante le critiche piovuteci addosso, abbondantemente compensate però da espressioni di condivisione e stima, e gli intoppi manifestatisi durante il cammino, superati però con determinazione ed onestà dichiarando apertamente e deplorando ciò che non era andato nel modo auspicato ed esprimendo apprezzamento e soddisfazione per chi e quanto ci aveva consentito di raggiungere gli obiettivi che ci eravamo dati.

Ma qual è la strada di cui stiamo parlando? Forse, per chi è più distratto o meno ci ha creduto e, soprattutto, per chi ci legge non essendo uno di noi, è il caso di ricordarlo. È la strada del ritorno nella nostra terra; un ritorno senza tracotanza ma “responsabile”, da attuare cioè con la convinzione e la consapevolezza che ciò che si sta cercando di fare è esercitare un semplice ma fondamentale diritto; un diritto che ci viene per nascita e per aver la nostra gente fatto, o quantomeno contribuito in larga misura a fare, la Storia (non a caso scritta con l’S maiuscola) di quelle contrade; un diritto il cui esercizio ci è stato sin troppo a lungo impedito ma di cui i tempi che attraversiamo ci danno l’opportunità di riappropriarci per avere domani non solo un passato da ricordare bensì, anche e soprattutto, un futuro da costruire e vivere.

Passato e futuro, appunto, ovvero gli estremi temporali entro i quali si dipana il nostro vivere quotidiano e che sono egualmente indispensabili per il nostro essere, per il nostro continuare ad esistere. Il passato, fatto di ricordi, deve esserci ed è importante; lo è a livello individuale perché ricordandoci da dove veniamo ci fa capire chi siamo; lo è a livello collettivo perché su di esso si configura il sentimento d’identità che discende dal sentirsi coralmente partecipi di una storia comune. Lo è anche, e forse soprattutto, perché senza un passato non può esserci nemmeno un futuro. La continuità tra passato, presente e futuro può apparire naturale ma assolutamente non è scontata. È una catena che può interrompersi in qualsiasi momento. Perché ciò non succeda è necessario che i ricordi non siano visti esclusivamente come una fotografia, una lapide, un qualcosa, insomma, di immobile ed immutabile; devono, bensì, essere rielaborati secondo le epoche, le scoperte e, più in generale, gli insegnamenti che ci vengono dalla vita di ogni giorno. Hanno bisogno, in particolare, di elaborazioni che siano fiduciose, propositive, volte al futuro e che offrano ai giovani campi d’azione in cui essi possano applicare non solo quanto appreso dal passato bensì, in primo luogo, la loro volontà ed i loro interessi. In caso contrario, i giovani finiranno con il rimuovere i ricordi – che sono in primo luogo i nostri, non i loro, ricordi – e un domani noi saremo senza un passato ed, a maggior ragione, senza un futuro. È un pericolo che dobbiamo assolutamente scongiurare.

Non è e non sarà facile. Per riuscirci è necessario approcciare il nostro passato da un punto di vista diverso da quello sinora usato; un punto di vista sostanzialmente inedito, privo della parzialità e faziosità che per anni hanno contraddistinto la memoria di chi ha sin qui raccontato, per lo più in maniera soggettiva, la storia dei confini orientali d’Italia, senza minimamente considerare l’esistenza e le ragioni dell’altro. In diversi libri che ci riguardano, scritti anche da gente “non nostra” ma che ci è vicina ed amica, ho recentemente e ripetutamente trovato espresso un concetto che recita, grosso modo, così: non possiamo sperare di avere un futuro se non chiudiamo i conti con il passato. Non è più l’ora di giudicare, di processare e condannare i colpevoli però non è troppo tardi per sapere e capire ciò che realmente è successo.

Siamo consapevoli e convinti che fatti traumatici come quelli da noi vissuti non possono essere né dimenticati né rimossi. Non lo vogliamo fare e non vogliamo che siano altri a farlo. Per questo capiamo anche quanti non la pensano come noi e relativamente al cui modo di pensare e di fare c’è solo da chiedersi dove pensino ed intendano andare agendo in tal guisa. Rielaborare la memoria non significa affatto dimenticare bensì esattamente il contrario. Significa renderla viva e di più facile accesso anche da parte di chi quei fatti non li ha vissuti, ovvero diffonderla anche e soprattutto fuori del nostro ambito ed ancora, se non condivisa, renderla quantomeno più partecipata. È questo un modo di vedere le cose che mi sembra essere ormai piuttosto diffuso e che non vedo l’utilità di contrastare. La pensa così il mondo della politica, quella costruttiva, le cui logiche, per quanto confacenti ai nostri propositi, non sempre sono coincidenti con le nostre; la pensa così una gran parte del nostro mondo associativo; la pensa ancora così, ed è forse quella che più fa presa sulla gente comune, il mondo della cultura e della letteratura ed echi di questo modo di vedere le cose si incominciano ad avvertire anche sull’altro versante dei nostri confini e non solo tra i nostri connazionali.

Mi sembra che tutto questo sia positivo e di buon auspicio, che apra uno spiraglio all’eventualità che le cose possano effettivamente cambiare. Ho voluto finire così questo mio editoriale perché se è vero che esso chiude un anno vissuto intensamente e con coerenza, dando anche qualche buon frutto, altrettanto lo è che esso apre un anno nuovo e che per procedere sono necessari speranza e ritrovati entusiasmi.
Auguro a tutti un Buon Natale e che il 2013 sia per ognuno foriero di soddisfazioni.
Silvio Mazzaroli
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