NOTIZIE DI QUA E DI LA' DAL CONFINE di Paolo Radivo

Notizie di qua e di là dal confine

Società Istriana: confermato Cuscito
Si è svolta sabato 19 gennaio nella sede sociale di via Crispi 5 a Trieste l’Assemblea annuale della Società Istriana di Archeologia e Storia Patria. Nella sua relazione il presidente uscente Giuseppe Cuscito ha constatato come la legge regionale 4/92 e la legge nazionale 72/2001 abbiano consentito il regolare svolgimento delle attività sociali previste per il 2012, dopo i ritardi passati nell’erogazione dei finanziamenti. Così il riordino dell’archivio è proseguito ed è stato stampato il volume 112° degli “Atti e Memorie”, sia pure con un numero ridotto di pagine. La relazione del tesoriere Gianna Duda Marinelli ha evidenziato una riduzione del passivo. I bilanci consuntivo 2012 e preventivo 2013 sono stati approvati all’unanimità. Sono seguite le elezioni per il rinnovo degli organi sociali. I votanti e le schede valide sono stati 55. Questi gli otto eletti per il Consiglio direttivo: Gianna Duda Marinelli (43 voti), Giuseppe Cuscito (42), Grazia Tatò (41), Franca Maselli Scotti (40), Annalisa Giovannini (39), Claudio Zaccaria (38), Grazia Bravar (34) e Marzia Vidulli Torlo (19). Alla carica di probiviri sono stati votati Franco Colombo, Luciano Luciani e Nereo Afri, a quella di revisori dei conti Franco Stener, Corrado Sauro e Giovanni Paoletti. È seguita una conferenza del prof. Paolo Casari sui monumenti della Pola romana.
Il 31 gennaio il nuovo Consiglio direttivo ha confermato le cariche uscenti: presidente Giuseppe Cuscito, vice-presidenti Grazia Bravar e Franca Maselli Scotti, tesoriere Gianna Duda Marinelli, segretaria Annalisa Giovannini.

L’Ungheria ricorda i tedeschi espulsi
In base alla legge approvata dal Parlamento l’11 dicembre, il 19 gennaio è stata celebrata per la prima volta in Ungheria una solennità civile per ricordare l’espulsione dei cittadini ungheresi di lingua tedesca dopo la Seconda guerra mondiale. Il 19 gennaio 1946 partì dalla stazione di Budapest il primo convoglio ferroviario carico di tedeschi, ma già dalla fine del 1944, dopo l’arrivo dell’Armata Rossa, oltre 100.000 furono deportati nei campi di lavoro dell’URSS, dove ne sarebbero morti circa 16.000. Ancor prima della fine del conflitto il governo filo-sovietico espropriò, mediante una legge di riforma agraria, case e terreni agricoli dei tedeschi d’Ungheria. L’autorizzazione ad espellerli tutti, richiesta dallo stesso governo, fu concessa dalla Conferenza di Potsdam svoltasi dal 17 luglio al 2 agosto 1945 tra Stalin, Truman e Attlee. Il 27 agosto 1945 i primi tedeschi furono trasferiti da un villaggio a un altro per lasciare spazio agli ungheresi espulsi dalla Slovacchia.
Un provvedimento del 22 dicembre 1945 sancì, secondo il principio della “colpa collettiva” per il collaborazionismo coi nazisti, l’espulsione di tutti coloro che al censimento del 1941 si erano dichiarati di nazionalità o madrelingua tedesca. Il trasferimento forzato avvenne verso la Germania sotto occupazione americana fino al novembre successivo per un totale di 176.000 individui. Altri 49.300 tedeschi furono deportati nella zona sovietica della Germania. Successivamente alcuni di costoro fuggirono verso Ovest o rientrarono in patria. Nel 1950 risultavano vivere fuori dall’Ungheria 210.000 profughi tedeschi, di cui 175.000 in Germania occidentale, 10.000 in quella orientale, 20.000 in Austria e 5.000 oltre mare. Poterono rimanere in Ungheria 220.000 tedeschi, privati tuttavia di ogni diritto culturale. Dopo decenni di assimilazione, al censimento del 2002 62.230 residenti si sono dichiarati di nazionalità tedesca e 33.790 di madrelingua tedesca. Gli iniziali 300 Comuni a maggioranza tedesca si sono ridotti a 7.

Concorso ML Histria
La Mailing List Histria, con il patrocinio dell’Associazione per la Cultura Fiumana, Istriana e Dalmata nel Lazio e dell’Associazione Dalmati Italiani nel Mondo, bandisce l’11° Concorso Mailing List Histria, strutturato in due sezioni e in alcuni premi speciali. Sono invitati a parteciparvi gli allievi delle scuole italiane in Croazia e Slovenia e quelli delle scuole croate, slovene e montenegrine che conoscano l’italiano o il dialetto locale di origine veneta e/o istriota. I testi, redatti in italiano o in uno dei dialetti romanzi parlati in Croazia, Slovenia e Montenegro, saranno ammessi soltanto se inviati entro il 31 marzo 2013. Il bando di concorso si può leggere sui siti internet www.mlhistria.it e www.adriaticounisce.it.

Estendere il bilinguismo in Croazia
Il vicepremier croato Neven Mimica, incaricato di coordinare l’attuazione dei diritti minoritari, e il ministro dell’Amministrazione Arsen Bauk hanno ricevuto il 24 gennaio una rappresentanza dell’Unione Italiana composta dal presidente Furio Radin, dal presidente della Giunta esecutiva Maurizio Tremul e dalla presidente dell’Assemblea Floriana Bassanese Radin. La delegazione ha chiesto l’estensione dei diritti della Comunità nazionale italiana a tutto il territorio del suo insediamento storico, come stabilito dall’art. 3 del trattato bilaterale italo-croato del 1996 sulle rispettive minoranze, un maggiore rispetto del bilinguismo nella pubblica amministrazione e nei tribunali (quello bilingue di Rovigno sta venendo svuotato di competenze) e il cofinanziamento dell’asilo privato italiano di Zara, che continua a non vedere l’apertura poiché la Città di Zara si rifiuta di fare la sua parte.

La CI di Pola: si incidano i nomi delle Vittime di Vergarolla
Nella riunione del 24 gennaio la neo-eletta Assemblea della Comunità degli Italiani di Pola ha approvato i componenti della nuova Giunta esecutiva indicati dal riconfermato presidente Fabrizio Radin. Questi i nominativi dei nuovi “assessori” con i relativi incarichi: Marko Voštan informazione ed editoria; Samanta Stell teatro, arte e spettacolo; Susanna Svitich educazione e istruzione; Liana Diković Fortunato cultura, università e ricerca scientifica; Sandra Kalagac economia, bilancio e finanze; Ervino Quarantotto attività sportive; Davide Giugno affari giuridico-amministrativi e rapporti con le altre comunità; Elena Vian coordinamento tra i settori di attività e segreteria della Giunta; Gianni Kumar attività sociali, religiose e sanitarie. In Giunta siede inoltre di diritto il presidente della società “Lino Mariani”, Valter Belušić. Sei membri della Giunta su undici sono al loro primo mandato.
L’Assemblea ha inoltre approvato all’unanimità gli orientamenti programmatici della CI per il mandato quadriennale 2013-2016 presentati da Fabrizio Radin. Questi i 15 punti: 1) realizzare il progetto di riatto e copertura dell’estivo comunitario, con inclusi la ristrutturazione del bar e l’ampliamento della cucina; 2) inaugurare la pagina web della CI, dove inserire i documenti fondamentali, le informazioni e i dati relativi ad attività, programmi e manifestazioni, onde aprire un canale di comunicazione continua on-line con i propri associati, i media e l’opinione pubblica; 3) collaborare con asili e scuole in lingua italiana per convogliare in sede un diapason quanto più ampio di attività extrascolastiche, così da rendere familiare alle giovani generazioni la frequentazione della sede; 4) informatizzare la biblioteca e installare un paio di punti di collegamento internet a disposizione degli associati; 5) sostenere le sezioni di attività artistica e culturale operanti in sede: coro dei bambini, filodrammatica giovanile, gruppi artistici di pittori, ceramisti e artisti del mosaico...; 6) fondare l’orchestra di musica leggera e il gruppo vocale misto della CI; 7) pubblicare con scadenza annuale il “Clivo” e il Calendario della CI; 8) organizzare concerti, presentazioni e convegni con la partecipazione di personalità di rilievo della cultura e dello spettacolo, sul modello di quanto sinora sperimentato con il “progetto Endrigo” e con la promozione della letteratura italiana in collaborazione con la Fiera del libro; mantenere e (co)gestire le manifestazioni culturali di rilievo che si svolgono nella sede; 9) includere la CI nei progetti di livello cittadino e regionale finanziabili dai fondi UE e compatibili con la sua ragione sociale, come la fondazione di un Centro per le traduzioni letterarie con sede nella CI stessa; 10) sviluppare l’attività sportiva e ricreativa (camminatori, ginnastica in palestra, briscola e tressette, scacchi, biliardo, ecc.); 11) promuovere programmi di intervento sociale per le categorie anziane e socialmente deprivate; 12) curare la dimensione religiosa degli associati; 13) includere attivamente la CI nel programma del Raduno annuale degli esuli polesani; 14) appoggiare la costruzione di un nuovo asilo italiano a Pola; 15) assicurare la gestione operativa della sede comunitaria, con scadenza settimanale, tramite un apposito “Comitato sede” di cui entrino a far parte i membri della Giunta esecutiva delegati a tale scopo, i dipendenti della CI e il gestore del bar.
L’Assemblea ha inoltre approvato la proposta di Radin di chiedere ufficialmente al Consiglio delle Minoranze della Città di erigere un busto bronzeo al musicista connazionale Nello Milotti (tra Porta Ercole e l’ingresso dell’ex rifugio) e di scolpire sul cippo in memoria dell’eccidio di Vergarolla, o comunque nel giardino a lato del duomo, i nomi delle 64 Vittime identificate, come ventilato dal Libero Comune di Pola in Esilio lo scorso 2 novembre. Radin ha inoltre informato del Raduno degli esuli polesi previsto dal 13 al 17 giugno, annunciando l’impegno a collaborare fattivamente con l’LCPE per la buona riuscita delle tre serate comuni.

Josipović: restituire i beni agli ebrei croati
Lunedì 28 gennaio il presidente della Repubblica di Croazia Ivo Josipović, celebrando in Parlamento la Giornata internazionale della Memoria della “Shoah”, ha affermato che «la crisi economica, l’odio, il desiderio di violenza, la sottovalutazione degli altri e le pretese territoriali indicano che l’umanità non ha tratto alcun insegnamento dalla storia». «Il compito di tutti noi – ha incalzato – è di fare in modo che qui, in Europa e nel mondo, sparisca il male. Si tratta, forse, di un’utopia, ma è un compito dal quale non dobbiamo desistere». Il capo dello Stato ha aggiunto che, oltre a rendere il dovuto omaggio alle vittime dello sterminio, bisognerebbe risarcire le famiglie ebraiche allora residenti in Croazia alle quali il regime ustascia confiscò i beni. «Ricordiamoci – ha rilevato Josipović – che i sei milioni di vittime tra gli ebrei furono il risultato di una politica criminale condotta in Germania, ma anche in alcuni altri Paesi. Purtroppo, nemmeno la Croazia ne fu immune. Jasenovac è il più grande monumento del male che imperava pure in Croazia. Si tratta di un male che non dobbiamo dimenticare, perché qui, tra la nostra gente, avevamo persone disposte a perpetrare il crimine, anche se di fronte all’ideologia criminale ustascia la maggior parte della popolazione optò per l’antifascismo. Non dobbiamo permettere che un popolo o una razza vengano ritenuti di secondo piano». Nella sua allocuzione il presidente del Sabor Josip Leko ha sostenuto che il popolo croato ha già pagato una volta il prezzo delle nefaste ideologie totalitarie nazista, fascista e comunista.

Antonio Ballarin incontra gli italiani d’Istria
Il neo-presidente nazionale dell’ANVGD Antonio Ballarin ha compiuto un viaggio in Istria per conoscere alcuni rappresentanti della Comunità nazionale italiana e instaurare con loro un fecondo rapporto di concreta collaborazione. Domenica 3 febbraio si è concentrato sulla parte croata della penisola, più esattamente nel Buiese. Prima tappa: la Comunità degli Italiani di Umago, dove è stato accolto dal presidente Pino Degrassi e dagli altri dirigenti. Seconda tappa: la CI di Buie, dove ha incontrato la presidente Lionella Pausin Acquavita e altri attivisti. Appena due giorni prima, nella stessa sede della CI buiese, il Circolo “Istria” di Trieste aveva celebrato in un incontro pubblico i propri intellettuali fondatori e ispiratori: Fulvio Tomizza, Giorgio Depangher, Guido Miglia e Fulvio Molinari. La giornata di Ballarin si è conclusa a Piemonte d’Istria con un accompagnatore d’eccezione: Franco Biloslavo, presidente del sodalizio degli esuli piemontesi aderente all’Associazione delle Comunità Istriane di Trieste.
Lunedì 4 febbraio il ruolino di marcia si è incentrato sulla parte oggi slovena dell’Istria. A Capodistria Ballarin ha visitato la sede di Radio-TV Capodistria, incontrando il direttore dei programmi italiani Antonio Rocco e i caporedattori e venendo ospitato nella trasmissione radiofonica In minoranza. «Siamo parte – ha detto – di un unico popolo, di un’unica terra. Dobbiamo superare le antiche divisioni e cercare di capire assieme quale potrà essere il nostro futuro. Oggi la diaspora non ha più ragione di esistere, questa è la nostra terra di appartenenza e dunque bisogna mettere in piedi quelle situazioni per cui le persone possano ritrovare una giusta collocazione storica. Da qui la storia è iniziata e da qui deve ripartire. Non bisogna più parlare di “rimasti”, ma di italiani autoctoni, così come noi siamo giuliano-dalmati nel mondo. Parlare il nostro comune dialetto ci unisce. Dobbiamo ricostruire le basi della nostra civiltà autoctona bimillenaria sulle sponde orientali dell’Adriatico. Piemonte d’Istria da città diroccata potrebbe diventare il “luogo del ritorno”». Il presidente dell’ANVGD ha poi partecipato alla trasmissione televisiva Meridiani sul Giorno del Ricordo insieme ai presidenti di FederEsuli Renzo Codarin, della Giunta esecutiva dell’UI Maurizio Tremul, del Libero Comune di Fiume in Esilio Guido Brazzoduro, del Circolo “Istria” Livio Dorigo e dell’IRCI Chiara Vigini. In seguito si è recato nella sede della CI di Capodistria, ospite del presidente Mario Steffè, e infine a Pirano, dove nella storica Casa Tartini ha incontrato la presidente della locale CI Manuela Rojec nonché Maurizio Tremul.

Un asilo italiano a Varvàri (Parenzo)
Da metà gennaio il restaurato edificio dell’ex Scuola elementare di Varvàri ospita i bambini dell’Asilo Periferico della Scuola per l’Infanzia Italiana “Paperino” suddivisi in due sezioni: quella dell’asilo nido “Levrieri” e quella del gruppo misto “Scoiattoli”. È la prima volta dalla Seconda guerra mondiale che l’italiano torna ad essere insegnato in quel villaggio alle porte di Parenzo fondato nel 1595 da profughi slavi dalmati e che nel Parentino si attiva un asilo nido italiano: un duplice risultato, che estende la verticale scolastica italiana di quell’ampio territorio dal nido alle superiori. In tal modo si è posto parzialmente rimedio anche alla fame di strutture prescolari nel Parentino. Unione Italiana, Università Popolare di Trieste e Città di Parenzo avevano firmato nel maggio 2011 una lettera d’intenti volta a restaurare lo storico edificio adibendolo nuovamente a fini scolastici. Costo complessivo: 360.000 euro, di cui 224.000 (il 57%) coperti dall’UI-UPT con i fondi del Governo italiano e 136mila (il 43%) dalla Città. I lavori si sono conclusi entro i tempi stabiliti e il 5 febbraio ha avuto luogo l’affollata cerimonia inaugurale. Il piano terra dispone di 220 metri quadri di superficie con aule, un guardaroba, uno spazio assistenza e un vano per le educatrici. Nella struttura, risalente all’epoca italiana, recuperata secondo i criteri del risparmio energetico e modernamente attrezzata, lavorano quattro educatrici connazionali, un’addetta alle pulizie e un cuoco. Al piano superiore si è invece insediato il Comitato Locale di Varvàri. Le due nuove sezioni dell’ente prescolare “Paperino” si aggiungono a quelle di Parenzo, Torre e Orsera. Ciò fa ben sperare per la sopravvivenza della lingua italiana in un’area duramente intaccata prima dall’Esodo e poi, fino agli anni ’80, dalla negazione dei diritti nazionali.

Protocollo d’intesa tra Veneto e Istria
Il presidente della Regione del Veneto Luca Zaia e quello della Regione Istriana Ivan Jakovčić hanno firmato l’8 febbraio a Parenzo nel palazzo della Dieta provinciale un protocollo d’intesa per incrementare i rapporti bilaterali di amicizia e collaborazione. L’obiettivo è favorire tra i due governi regionali e le rispettive istituzioni pubbliche di ricerca e istruzione, università e organizzazioni economiche azioni di interscambio nei seguenti settori: amministrazione pubblica, commercio ed economia, scienza e tecnologia, sistema di protezione sociale, agricoltura e selvicoltura, turismo, sport, formazione ed istruzione, valorizzazione dei beni culturali e ambientali, infrastrutture e trasporti. Le parti si impegnano inoltre a cooperare nell’ambito degli strumenti di programmazione dell’UE, sostenendo le attività tramite fondi sia propri sia comunitari o altre fonti internazionali di finanziamento.
«I legami storici e culturali tra le nostre terre – ha commentato il presidente del Veneto Luca Zaia – sono profondi e hanno prodotto negli ultimi decenni numerose attività di collaborazione, in particolare nell’ambito della tutela e valorizzazione del patrimonio artistico e culturale di origine veneta nell’Istria. Inoltre, abbiamo dato vita insieme alla Macroregione Adriatico Ionica e, non appena la Croazia entrerà a far parte dell’Unione Europea, contiamo che la Regione Istriana aderisca al GECT “Euroregione Senza Confini”, che abbiamo già costituito con il Friuli Venezia Giulia e la Carinzia, un soggetto che siamo sicuri avrà un ruolo strategico nell’attuazione delle politiche comunitarie». Zaia, ringraziando Jakovčić per il suo impegno a favore della comunità «veneta» dell’Istria, ha auspicato la sua elezione al Parlamento europeo e gli ha donato una bandiera veneta che ha sventolato dal pennone del palazzo regionale a Venezia. I due governatori, accompagnati da folte delegazioni, hanno poi visitato la cantina vinicola realizzata nell’ex chiesa annessa al palazzo della Dieta.

Confine istriano: presentate le memorie
I Governi di Croazia e Slovenia hanno consegnato l’11 febbraio alla Corte Permanente di Arbitrato, con sede all’Aia, le rispettive memorie riguardanti la definizione del confine marittimo e terrestre tra i due Stati, l’accesso della Slovenia alle acque internazionali nell’alto Adriatico, nonché le regole di sfruttamento dei fondali e delle acque nel golfo di Pirano. Lubiana, dopo un lungo travaglio politico che nelle settimane precedenti aveva spaccato governo e parlamento contribuendo alla crisi politica in corso, ha presentato 400 pagine scritte e 800 di allegati, Zagabria 300 pagine più 3.000 di cartine e allegati. La consegna dei due documenti, stilati da esperti giuristi, è uno dei passi stabiliti dall’accordo bilaterale firmato nel novembre 2009 dagli allora primi ministri dei due Paesi per porre fine a una disputa che data dal 25 giugno 1991, quando Slovenia e Croazia proclamarono entrambe l’indipendenza dalla Jugoslavia senza che però il loro confine fosse ovunque chiaramente delimitato. In Istria quello politico corrispondeva nell’ultimo tratto al basso corso del fiume Dragogna, mentre quello amministrativo tra i Comuni di Pirano e Buie passava più a sud, includendo in Slovenia i villaggi di Scudelin e Busin. Ma il conflitto maggiore riguarda il confine marittimo nel golfo di Pirano: se infatti i croati lo pretendono diviso a metà, il che significherebbe far confinare direttamente in un punto Croazia e Italia, gli sloveni rivendicano l’accesso diretto alle acque internazionali. In ballo, oltre alla pesca, ci sono naturalmente le risorse sottomarine. Entro l’11 novembre i due esecutivi sono tenuti a presentare alla Corte le proprie considerazioni sul dossier della controparte. La prima udienza è prevista nella primavera 2014, mentre la sentenza dovrebbe essere pronunciata nella primavera 2015.
Paolo Radivo
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