NOTIZIE FLASH DEL MESE DI GIUGNO

  NOTIZIE FLASH DEL MESE DI GIUGNO

A CURA DI PAOLO RADIVO

 

L’Esodo nelle scuole di Barletta-Andria-Trani
Il presidente della Provincia di Barletta-Andria-Trani Francesco Ventola e il presidente del Comitato provinciale dell’ANVGD Giuseppe Dicuonzo hanno firmato il 22 aprile un Protocollo d’Intesa per definire azioni programmate e condivise a sostegno del “Giorno del Ricordo”, al fine di divulgare la conoscenza della tragedia delle Foibe e dell’Esodo nelle scuole primarie e secondarie del territorio con la collaborazione istituzionale dei dieci Comuni. Si promuoveranno interventi di aggiornamento ed approfondimento storico e culturale per gli studenti delle scuole, un concorso destinato agli studenti dell’ultimo biennio delle secondarie di secondo grado, visite culturali guidate nei luoghi in cui si consumò la tragedia istriano-fiumano-dalmata e incontri con testimoni.

Diplomi della “Dante Alighieri” di Pola
La Società “Dante Alighieri” di Pola ha completato i suoi corsi di lingua italiana per l’anno 2012-13. I diplomi ai 40 frequentanti sono stati consegnati lo scorso 7 maggio dalla presidente, prof.ssa Silvana Wruss, nel salone della Comunità degli Italiani in via Carrara. Il programma di apprendimento si articola su tre livelli. Il 25 e 26 maggio i corsisti hanno partecipato a una piacevole gita a Padova, Aquileia e Redipuglia.

A Fiume uno sguardo sul cinema italiano
A Fiume si è svolta dal 15 al 19 maggio la settima edizione della rassegna Da Ovest ad Est: uno sguardo sul cinema italiano, promossa dal Comitato provinciale dell’ANVGD di Verona, in collaborazione con la Comunità degli Italiani di Fiume, l’Unione Italiana e l’Art Cinema “Croatia”. Scopo è far conoscere al pubblico fiumano le nuove tendenze, i registi e gli attori della cinematografia italiana contemporanea. Il 15 maggio si è partiti all’Art Cinema “Croatia” con Posti in piedi in paradiso, di Carlo Verdone. Il 16 maggio si è continuato nello stesso luogo con Io sono Lì, di Andrea Segre, il 17 nel salone delle feste della CI con Un giorno speciale, di Francesca Comencini, e all’Art Cinema “Croatia” con 100 metri dal paradiso, di Raffaele Verzillo, e il 18 con Tutti i santi giorni, di Paolo Virzì. Domenica 19 maggio la chiusura all’Art Cinema “Croatia” con Il rosso e il blu, di Giuseppe Piccioni.

Codarin, Vigini e Braico scrivono a Napolitano
Il presidente di FederEsuli Renzo Codarin, la presidente dell’IRCI di Trieste Chiara Vigini e il presidente dell’Associazione delle Comunità Istriane Manuele Braico hanno inviato il 20 maggio una lettera al presidente della Repubblica Napolitano esprimendogli riconoscenza per il suo operato. «L’imminente entrata della Croazia nell’Unione Europea – scrivono – sollecita, da parte nostra, una riflessione e una prospettiva di lavoro diversa dal passato perché l’Adriatico fra pochi mesi sarà riunificato. Gli istriani, fiumani e dalmati intendono essere in questo processo di “costruzione” europea parte attiva, per storia, conoscenza, amore, per il legame profondo che continuiamo ad avere con queste contrade che le vicende storiche hanno così drammaticamente segnato: non un peso dunque per l’Italia, né un rimorso degli italiani nei confronti di popolazioni che hanno pagato con i loro beni e i loro ideali le follie dei totalitarismi. Gli incontri che ci sono stati e i documenti sottoscritti in quelle occasioni dai Presidenti di Croazia, Slovenia e Italia testimoniano i progressi che gli Stati e le popolazioni di queste regioni hanno saputo realizzare».
Aldo Amati, consigliere diplomatico aggiunto del Presidente della Repubblica, ringraziandoli a nome di Napolitano, ha rilevato che «gli sviluppi positivi intervenuti in questi anni che hanno visto in prima linea il Capo dello Stato nel suo dialogo con Lubiana e Zagabria – che ha avuto il suo momento più toccante a Trieste – vanno consolidati per lasciarsi alle spalle un passato gravoso. In questo spirito il Presidente si recherà a Zagabria il 30 giugno prossimo per partecipare alle celebrazioni per l’entrata della Croazia nell’Unione Europea».

A Roma una lapide ricorda gli esuli
«Roma capitale ricorda i profughi istriani, fiumani e dalmati accolti fraternamente in questo luogo durante gli anni tragici del dopoguerra». Così recita la lapide inaugurata il 22 maggio sull’edificio liberty dell’ex caserma “Umberto I”, sede del Museo storico dei Granatieri di Sardegna, che ospitò centinaia di esuli. Fu questa la seconda tappa del loro soggiorno romano, iniziato nei sotterranei della Stazione Termini, malsani, tetri e privi di servizi igienici. Marino Micich, direttore della Società di Studi Fiumani, ha ricordato che quanti non andarono poi nella caserma “Umberto I” furono trasferiti a Forte Bravetta, in quartieri periferici come il Prenestino o ad Acilia. La docente Giuliana Zelco, esule fiumana vissuta nelle camerate di quella ex caserma, ha affermato che «è stata dura, ma ce l’abbiamo fatta», anche perché Roma fu meno ostile di altre città italiane ai profughi giuliano-dalmati e l’insediamento fu meno traumatico. La lapide è stata voluta dall’amministrazione capitolina, dal Comitato provinciale romano dell’ANVGD, dalla Società di Studi Fiumani e dall’Associazione per la Cultura Istriana, Fiumana e Dalmata nel Lazio.

Il console croato accanto agli esuli
Dopo la recente e storica visita dell’ambasciatore della Repubblica di Croazia in Italia Damir Grubiša all’Archivio Museo Storico di Fiume a Roma, sabato 25 maggio il console generale di Croazia a Milano Ivan-Đani Maršan e sua moglie sono stati in visita a Turate (Como), accolti da alcune autorità e rappresentanti del Comune, nonché dall’esule zaratino Mario Marcuzzi, da molti anni residente nel borgo. Per prima cosa si sono recati nella parrocchia e nella sede di un’associazione di volontariato locale che portò aiuti umanitari a famiglie croate e di “rimasti” italiani in difficoltà durante la guerra civile del 1991-95 nella ex Jugoslavia; il console li ha ringraziati per il loro impegno umano e di solidarietà.
Successivamente Maršan e consorte sono stati accolti nella Casa militare “Umberto I” per i veterani delle guerre nazionali dal presidente Dario Frattini, che li aveva invitati alla serata di gala per il 114° anniversario di nascita dell’ente (ora fondazione). Dopo un concerto Frattini ha invitato sul podio l’ambasciatore, che ha ringraziato per l’invito e ricordato che la Croazia il 1° luglio entrerà nell’UE. Quindi Frattini ha invitato a parlare Romano Cramer, segretario nazionale del Movimento Nazionale Istria Fiume Dalmazia, che ha salutato il console e la sua signora ringraziando Frattini.
A Roma la Casa del Ricordo dell’Esodo
Il sindaco uscente di Roma Gianni Alemanno ha consegnato la scorso 6 giugno le chiavi della sede della Casa del Ricordo dell’Esodo degli Istriani, Fiumani e Dalmati in via di San Teodoro (zona Fori Imperiali) all’ANVGD e alla Società di Studi Fiumani. Tale evento realizza quanto stabilito nel protocollo d’intesa firmato il 7 febbraio tra Roma Capitale e le due organizzazioni degli esuli. Successivamente nel progetto verranno coinvolte anche la Società Dalmata di Storia Patria di Roma e l’Associazione Nazionale Dalmata.

ANVGD: via l’onorificenza a Tito
Revocare l’onorificenza di Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana concessa il 2 ottobre 1969 dall’allora presidente della Repubblica Giuseppe Saragat all’allora presidente della Repubblica Socialista Federativa di Jugoslavia Josip Broz Tito. E’ quanto chiede l’istanza presentata dal presidente nazionale dell’ANVGD Antonio Ballarin al presidente della Repubblica, al presidente del Consiglio e all’Ufficio Cerimoniale del Quirinale. Fu Tito – si legge – il «diretto responsabile e mandante della feroce pulizia etnica attuata nei confronti dei nostri connazionali dal 1943». E’ «semplicemente contraddittorio ma anche indecoroso che lo Stato italiano, da un lato, riconosca il dramma delle foibe (consacrato nella giornata del 10 febbraio voluta dal Parlamento nazionale) e, dall’altro, al contempo annoveri tra i suoi più illustri insigniti proprio chi ordinò i massacri e la pulizia etnica degli italiani d’Istria e dell’Adriatico orientale». Secondo l’ANVGD le atrocità e nefandezze commesse da Tito configurano quella indegnità che sola può giustificare la revoca della principale onorificenza repubblicana, giudicata «non solo opportuna, ma persino doverosa nei confronti delle migliaia di vittime italiane trucidate senza pietà per volontà di Tito». La revoca non potrebbe essere ostacolata dall’intervenuta morte del maresciallo.

Anche la Germania dice sì alla Croazia
La Croazia ha superato anche l’ultimo ostacolo al suo ingresso nell’Unione Europea, previsto per il 1° luglio. Il Bundesrat tedesco (Camera delle Regioni), ha ratificato all’unanimità il 7 giugno il trattato di adesione, dopo che il 16 maggio lo aveva fatto il Bundestag (Camera dei deputati) con 583 sì e 5 astenuti. La procedura era iniziata nel dicembre 2011. La Slovacchia aveva ratificato per prima il trattato, seguita da Ungheria e Italia. Gli ultimi a farlo sono stati Belgio, Danimarca, Olanda e Germania. Il 28 giugno il Consiglio Europeo ha dato il benvenuto al premier croato Zoran Milanović. Ma il presidente del Bundestag Norbert Lammert ha annunciato che Berlino verificherà il rispetto degli obblighi assunti dalla Croazia, «non per il fatto che dubitiamo di Zagabria, ma per le esperienze negative degli allargamenti precedenti, quando non tutti i Paesi si sono attenuti a quanto concordato».

La Slovenia stoppa i lavoratori croati
Ancora per due anni i cittadini croati continueranno a dover chiedere il permesso di lavoro se vorranno lavorare in Slovenia. Lo ha sancito una legge presentata dal Governo e approvata con urgenza dal Parlamento di Lubiana. In tal modo la Repubblica di Slovenia si è avvalsa della facoltà, prevista dal trattato di adesione della Croazia all’UE per gli attuali 27 Paesi membri, di introdurre un “regime transitorio” con restrizioni all’accesso al mercato del lavoro. Questa misura temporanea varrà dal 1° luglio 2013 al 30 giugno 2015. In tale lasso di tempo i lavoratori croati saranno trattati come finora, ovvero alla stregua di extracomunitari. Ciò nell’intento di evitare che competano liberamente con i loro colleghi sloveni offrendo tariffe più basse. In pratica il timore è che portino via il lavoro agli sloveni in quello che è il periodo economico più critico dall’indipendenza a oggi. Finora hanno adottato misure simili Olanda, Germania, Gran Bretagna, Austria e Belgio.

Il Veneto chiede un filtro: «rischio invasione»
Il presidente della Regione Veneto Luca Zaia ha chiesto lo scorso 4 giugno al presidente del Consiglio Gianni Letta che anche l’Italia attui un regime transitorio procedendo per gradi «in un arco di 7-10 anni». Per prima cosa servirebbe «il contingentamento della forza lavoro». Zaia teme infatti un’invasione di lavoratori croati con «distorsioni del mercato del lavoro» dagli effetti catastrofici «in questa fase di crisi» a svantaggio «del lavoratore veneto e a tutto vantaggio della Croazia». Lì infatti la disoccupazione si avvicina al 25%, ma il costo del lavoro è la metà di quello italiano e gli stipendi sono del 30% più bassi dei nostri». Senza un filtro regolatore «avremmo creato una Cina alla porte di casa nostra». «Sto ricevendo – ha raccontato Zaia – tante telefonate di giovani veneti, anche laureati, che non riescono più a trovare un lavoro stagionale nelle località turistiche sulla costa».
«E’ necessario – ha dichiarato l’assessore regionale ai flussi migratori Daniele Stival – evitare l’ingresso indiscriminato di migliaia di lavoratori che offrono manodopera a basso costo con due possibili effetti, entrambi negativi: il rischio che diventino essi stessi oggetto di sfruttamento e quello, non meno grave, che ad essere penalizzati siano i lavoratori veneti. Non abbiamo nulla contro i lavoratori croati, anzi ci legano rapporti profondi anche di tipo storico e culturale, ma se migliaia di essi arrivassero in poco tempo in Veneto si creerebbe un grave problema. E’ quindi assolutamente necessario che intervenga un accordo di transizione con il governo croato che accompagni il processo e disciplini gli ingressi».
L’assessore Elena Donazzan, in una riunione presso la Presidenza del Consiglio, ha chiesto invano il regime transitorio lamentando il disinteresse di sindacati e datori di lavoro.
Ma secondo Debora Serracchiani, presidente del Friuli Venezia Giulia, «è decisamente più “pericolosa” l’attrattività che la Croazia saprà esercitare nei confronti delle nostre aziende in termini di tassazione [al 17%, ndr], che incentiva la delocalizzazione, o altre forme di concorrenza che vedono coinvolte ad esempio le imprese di trasporto, a prescindere da qualunque regime transitorio». La Serracchiani ha chiesto al vicepresidente della Commissione UE Almunia strumenti per equilibrare gli svantaggi competitivi del Friuli Venezia Giulia.
Il sen. Francesco Russo ha sollecitato il Governo a liberalizzare il mercato del lavoro non solo per i lavoratori qualificati ma anche per gli stagionali, onde «far emergere il lavoro nero e combattere, a costo zero, l’evasione fiscale».
Celebrata la liberazione di Trieste
Unione degli Istriani e Lega Nazionale hanno celebrato mercoledì 12 giugno il 68° anniversario della liberazione di Trieste dall’occupazione jugoslava. Corone di alloro sono state deposte nel famedio della Questura in memoria degli agenti di Polizia sequestrati e infoibati, a San Giusto presso i monumenti alle Vittime delle Foibe e ai Caduti per l’italianità, e infine presso la lapide in memoria dei deportati dai partigiani jugoslavi nel cortile della Scuola Allievi Agenti della Polizia di Stato di San Giovanni, che allora i titini trasformarono in carcere. Due le richieste avanzate: che Slovenia e Croazia rendano noti gli elenchi dei deportati dalla Venezia Giulia con i luoghi di sepoltura o infoibamento; che il Comune di Trieste dedichi un giardino o una via «dignitosa» al 12 giugno 1945 in quanto data della liberazione dall’occupazione straniera.
Il sindaco Roberto Cosolini ha annunciato di voler assegnare un adeguato riconoscimento al 12 giugno quale «giornata in cui Trieste uscì simbolicamente dalla notte della Seconda guerra mondiale e dei totalitarismi iniziando con il Governo militare alleato un difficile, ma fecondo percorso di riconquista della libertà e della democrazia, di recupero dei valori della pace e della civile convivenza».

Minoranze italiana e slovena a palazzo Chigi
Il capo del Governo sloveno Alenka Bratušek ha compiuto il 12 giugno la sua prima visita ufficiale in Italia. All’incontro con il premier Enrico Letta a Palazzo Chigi hanno preso parte in una seconda fase anche i rappresentanti delle due rispettive minoranze nazionali: per quella italiana il presidente dell’Unione Italiana on. Furio Radin, il deputato al seggio specifico on. Roberto Battelli e il presidente della Giunta esecutiva dell’UI Maurizio Tremul; per quella slovena l’on. Tamara Blažina (PD) e i presidenti dell’SKGZ Rudi Pavšič e dell’SSO Drago Štoka; nonché l’ambasciatore italiano a Lubiana Rossella Franchini Sherifis e quello sloveno a Roma Iztok Mirošič, il sen. Francesco Russo e altre personalità.
La minoranza italiana ha auspicato l’approvazione della legge quadro slovena sulla tutela delle minoranze (che l’esecutivo di Lubiana si è impegnato a presentare) e della legge d’interesse permanente italiana verso i connazionali di Slovenia e Croazia, ma anche l’individuazione di una formula che garantisca l’unitarietà dell’UI nei due Paesi. La minoranza slovena ha chiesto la completa applicazione della legge italiana di tutela globale e il rispetto della specificità delle scuole slovene nel processo di riforma scolastica. Ambo le minoranze hanno confermato di voler proseguire sulla proficua strada delle iniziative congiunte e della collaborazione.
I due premier hanno assicurato la volontà di recepire tali istanze. La Bratušek vorrebbe formalizzare il tavolo di lavoro sulla minoranza slovena. «Abbiamo voluto testimoniare – ha dichiarato Letta alla stampa – il significato che le due comunità nazionali rivestono per Italia e Slovenia e la necessità che esse diventino protagoniste nei due Paesi».
L’Istituto per il Commercio Estero e la slovena Spirit hanno firmato un accordo di collaborazione. Letta ha reso noto che il Governo italiano è fortemente «impegnato per rendere ancora più forti» i rapporti bilaterali e che l’Italia è «molto interessata al processo di privatizzazione in Slovenia: lavoreremo per favorire e spingere la presenza di imprese italiane» specie nei settori aeroportuale, postale e bancario.
Alenka Bratušek ha incontrato poi al Quirinale il presidente Napolitano e in Vaticano papa Francesco, che ha invitato a visitare la Slovenia, e il segretario di Stato Tarcisio Bertone.

Museo istriano di Trieste: Comune fuori?
“Il Piccolo” ha reso noto il 13 giugno che la Giunta comunale di Trieste, su proposta del sindaco Roberto Cosolini, ha deliberato di uscire da 10 dei 17 enti di cui è socio, fra cui l’Istituto Regionale per la Cultura Istriano-fiumano-dalmata. Due le motivazioni generali: risparmiare e svolgere un ruolo «super partes rispetto alla promozione delle attività di soggetti terzi sul territorio». Il Comune cesserebbe di versare la quota associativa annua di 2.500 euro e il contributo annuo di 70.000 euro previsto nel 1999 da un patto con le associazioni degli esuli per le spese di gestione dell’edificio che in via Torino ospita dal 2009 sia l’IRCI che il Museo della Civiltà Istriana, Fiumana e Dalmata. La delibera prevede una «nuova convenzione con l’IRCI per la prosecuzione delle attività dell’Istituto e del museo stesso».
«Sorge il sospetto – hanno asserito i consiglieri regionale e comunale del PDL Bruno Marini e Manuela Declich – che il vero obiettivo del Comune sia quello di non rinnovare la convenzione con l’IRCI per la gestione del Museo e, quindi, di non corrispondere più il contributo di 70mila euro annui all’IRCI». «Non è possibile – ha aggiunto Marini – che sia sempre la Regione a farsi carico interamente con un cospicuo contributo annuale delle spese di funzionamento e gestione».
Le associazioni degli esuli triestine hanno accusato il Comune di violare i patti. La presidente dell’IRCI Chiara Vigini, invitata il 17 giugno alla riunione della Giunta comunale, ha definito «fondamentale che il Comune sia “dentro”» e «lungimirante che partecipi all’esistenza dell’istituto». Cosolini ha confermato il sostegno all’IRCI e dato mandato agli uffici di verificare gli spazi concessi dalla normativa per consentire la permanenza del Comune. Il giorno dopo ha ricevuto Renzo Codarin, presidente di FederEsuli e dell’ANVGD provinciale, Manuele Braico, presidente dell’Associazione delle Comunità Istriane, Massimiliano Lacota, presidente dell’Unione degli Istriani, e Chiara Vigini, negando ogni interpretazione politica e impegnandosi a definire la convenzione entro settembre.
Il 20 giugno Codarin, Braico e Lacota hanno tenuto una conferenza stampa congiunta (fatto più unico che raro) per chiedere al Comune che a settembre firmi la convenzione già pronta da un anno e mezzo, inserisca il museo di via Torino fra i Civici Musei, contribuisca finanziariamente alla sua gestione e ne rimanga socio. La proprietà dell’edificio è del Comune, ma la sua totale ristrutturazione fu attuata a spese delle associazioni degli esuli, che si avvalsero di contributi statali e regionali loro destinati. I finanziamenti pubblici all’IRCI coprono solo le attività culturali del Museo, non la sua gestione materiale, di cui il Comune è chiamato a farsi carico.
La senatrice del PDL Sandra Savino ha interrogato il ministro competente esortandolo a «intercedere presso il Comune affinché non si rescinda il legame culturale tra la città e la storia del confine orientale del dopoguerra».


Regione Istriana: eletti due vicepresidenti italiani
Domenica 19 maggio si è svolto in Croazia il primo turno delle consultazioni amministrative. Bisognava eleggere i presidenti di Regione e i sindaci con i rispettivi vice, nonché, tramite una scheda separata, i Consigli su base proporzionale, senza premio di maggioranza e senza collegamento diretto. Il ballottaggio si è tenuto domenica 2 giugno.
La grande novità era che gli appartenenti alle minoranze nazionali hanno potuto eleggere direttamente i vice-presidenti nelle Regioni dove costituiscono almeno il 5% degli abitanti, nonché i vicesindaci nelle Città e nei Comuni dove superano il 15% o dove ciò è previsto dai rispettivi Statuti. Tale principio è valso anche per i cittadini croati di nazionalità croata laddove sono costoro a trovarsi in minoranza. Complessivamente hanno potuto chiedere la scheda aggiuntiva gli elettori minoritari di 74 unità di autogoverno locale. Nei casi di discrepanza fra autodichiarazioni e dati dei registri elettorali hanno fatto fede questi ultimi.
Nella Regione Istriana solo gli italiani (il 6,03% della popolazione all’ultimo censimento) hanno potuto eleggere il loro vice-presidente. Inoltre hanno potuto votare per il vice-sindaco nei Comuni di Verteneglio, Buie, Valle e Dignano, dove superano il 15%, nonché nelle Città di Umago e Parenzo, dove lo Statuto lo contempla. Invece a Grisignana, dove gli italiani costituiscono la maggioranza relativa (il 39,40%), gli elettori appartenenti al popolo croato hanno eletto il loro vice-sindaco fra tre candidati.
Il 15 aprile la Dieta Democratica Istriana, partito alla guida della Regione e di molte Città e Comuni, e l’Unione Italiana avevano firmato un accordo elettorale rimarcando «l’unità d’intenti nella tutela della componente italiana fondata: sulla secolare convivenza e fratellanza delle genti istriane; sull’autoctonia degli italiani nei territori in cui risiedono storicamente; su una ventennale collaborazione effettiva, che ha generato quegli Statuti comunali, cittadini e regionali in Istria che sono alla base dei diritti della Comunità Nazionale Italiana, inclusi la partecipazione politica, il bilinguismo, l’istruzione in lingua italiana e il mantenimento e sviluppo della cultura dell’identità etnica italiana; sul reciproco riconoscimento della complessità della storia istriana recente, dalla lotta antifascista al dramma dell’esodo».
Richiamandosi al precedente accordo elettorale del 1997, consensualmente rispettato in tutte le elezioni successive, la DDI si è impegnata a «tutelare ed incrementare i diritti  acquisiti della CNI sul territorio istriano, in Croazia e nell’Unione europea», a «sviluppare i diritti della CNI nello spirito e nella lettera dell’Accordo italo-croato sulle minoranze del 1996, sottolineando l’importanza dell’articolo 3 dell’Accordo, che evidenzia la necessità di uniformare al più alto livello conseguito i diritti acquisiti dalla CNI su tutto il territorio di residenza storica della stessa, con particolare attenzione al bilinguismo e all’attuazione dei diritti linguistici della CNI», a regolare «in maniera cumulativa e perfettibile i diritti della CNI in Istria ad un livello più alto di quello stabilito dalla normativa nazionale croata, mediante gli statuti delle autonomie locali, incluso quello istriano», a «influire sui partiti e sul governo croati, affinché la Croazia diventi sempre più progressista dal punto di vista dei diritti umani e minoritari», a incrementare ulteriormente «i suoi rapporti culturali ed economici con l’Italia, madrepatria degli italiani residenti in Croazia e con la Slovenia, in cui risiede una parte della CNI al di fuori dei confini italiani, includendo fattivamente la CNI e le sue Istituzioni», a «mantenere, e possibilmente ad incrementare, i finanziamenti all’Unione Italiana, alle sue Istituzioni e alle Comunità degli Italiani», nonché a «mantenere e promuovere insieme all’Unione Italiana progetti congiunti europei».
Dal canto suo l’UI si è impegnata a dare indicazione di voto per la DDI alle elezioni amministrative del 19 maggio in Istria, per Valter Flego quale presidente, per Giuseppina Rajko quale vicepresidente in rappresentanza della CNI e per Viviana Benussi quale vicepresidente appartenente alla CNI.
DDI e UI hanno deciso di concordare i candidati della DDI alle funzioni rappresentative ed esecutive che la CNI ricopre in base agli statuti delle autonomie locali, o comunque di diritto, alle elezioni regionali, mentre gli omologhi candidati a livello comunale e cittadino sarebbero stati concordati dal partito con le rispettive Comunità degli Italiani.
La DDI ha concordato con l’UI sull’individuazione del vicepresidente Rajko «come punto di riferimento per la tutela dei diritti della CNI a livello regionale, e come canale di comunicazione privilegiato con l’UI, con i deputati della CNI a Zagabria e Lubiana, con le istituzioni italiane e con le CI. La DDI si è impegnata a dare tutto il supporto necessario al vicepresidente Rajko, inclusa la direzione dell’assessorato alla Comunità Nazionale Italiana e gli altri gruppi etnici con sede a Rovigno.
UI e DDI discuteranno  dei problemi politici, finanziari, culturali e identitari della CNI, con l’intento di risolverli nell’interesse della stessa, e a «promuovere con modalità convergenti il rapporto con le associazioni degli esuli».
Il 19 maggio in Istria l’affluenza alle urne è stata del 45,33% alle regionali e del 49,66% alle municipali. Il 41enne Valter Flego, candidato della coalizione tra DDI, Partito Popolare Croato (HNS) e Verdi, già sindaco di Pinguente dal 2001, ha raggiunto il 47,25%, mentre Damir Kajin, ex numero 2 della DDI alla guida della coalizione tra SDP, Partito Croato dei Pensionati (HSU), Partito Indipendente Democratico Serbo (SDSS), Partito Social-Liberale Croato (HSLS) e Partito d’Azione Democratica della Croazia (SDA), il 36,24%. Gli altri quattro sfidanti hanno racimolato solo le briciole: Marino Roce (HDZ - Comunità Democratica Croata e  HDS - Partito Democristiano Croato) il 4,55%; Bruno Nefat (raggruppamento di liste civiche Ladonja) il 3,27%; Ticijan Peruško (Laburisti Croati - Partito del Lavoro) il 3,14%; Ana Kolić Marković (Partito Croato del Diritto “Dr. Ante Starčević”) il 2,36%.
Il 2 giugno al secondo turno ha votato appena il 37,90% degli aventi diritto. Flego ha prevalso col 55,04% contro il 42,55% di Kajin. Sono stati eletti vice-presidenti la connazionale rovignese Viviana Benussi, che ha già ricoperto tale incarico nella scorsa consigliatura, e Miodrag Čerina.
Notevole il consenso personale per Kajin, presentatosi come moralizzatore della vita pubblica accusando il presidente della DDI nonché presidente uscente della Regione Ivan Jakovčić di affarismo, nepotismo, familismo e corruzione ma accantonando le tradizionali tematiche autonomiste. Peraltro il successo di Kajin non sarebbe stato possibile se il premier Zoran Milanović non avesse deciso alcuni mesi or sono di dichiarare guerra alla DDI, ponendo fine agli 8 anni di alleanza nel governo della Regione e di tante Città e Comuni. Il ribelle ma popolarissimo Kajin ha così trovato nell’SDP e nei suoi alleati una sponda di sostegno, ma in gennaio è stato perciò espulso dalla DDI. «Per l’Istria – ha commentato dopo la dignitosa sconfitta – niente sarà più come prima. Questa non è la fine, ma appena l’inizio degli inizi dell’inizio».
Flego ha presentato agli elettori un programma in sette punti: 1) creare fino a 3.000 nuovi posti di lavoro tramite investimenti nelle infrastrutture per lo sviluppo sostenibile e incentivi all’occupazione; 2) stanziare il 30% di fondi in più per le borse di studio, offrire a 1.000 giovani l’opportunità di un praticantato nel settore pubblico e realizzare il campus per gli studenti a Pola; 3) organizzare con le organizzazioni dei pensionati un fondo pensioni e altri programmi di sostegno per una terza età dignitosa; 4) promuovere la realizzazione di 70 piccoli alberghi e campeggi a gestione familiare e sostenere l’agricoltura biologica e i prodotti tipici; 5) impiegare al meglio i fondi strutturali europei; 6) costruire nuovi chilometri di rete idrica, tutelare dall’inquinamento le fonti e i corsi d’acqua e completare gli impianti di depurazione e smaltimento dei reflui; 7) far entrare nelle scuole la civiltà locale come materia di insegnamento e produrre manifestazioni culturali anche al di fuori della stagione estiva.
Fra il primo e il secondo turno la polizia, per ordine della Procura regionale, ha avviato un indagine su Flego riguardo un’integrazione dello stipendio che questi si sarebbe fatto versare negli ultimi tre anni quale sindaco di Pinguente.
Il 19 maggio i nostri connazionali hanno eletto con l’88,55% dei voti vice-presidente Giuseppina Rajko, vice-console onorario d’Italia a Buie e preside della locale Scuola Elementare Italiana “De Amicis”, candidata unica. Hanno votato però soltanto 3.633 elettori su 13.303 aventi diritto: il 27,31%. Su tale insoddisfacente risultato ha senz’altro influito l’imbarazzante obbligo di dover chiedere l’apposita scheda, dichiarandosi così pubblicamente italiani. Comunque per la prima volta gli italiani hanno due vice-presidenti della Regione Istriana.
Sia Flego che soprattutto Kajin hanno preso più voti delle rispettive coalizioni, a riprova del loro valore aggiunto e del fatto che non pochi elettori hanno espresso un voto “utile” per il presidente della Regione, riservando alle liste quello “del cuore”. La coalizione DDI-HNS-Verdi ha infatti raccolto “solo” il 43,93% conquistando però la maggioranza assoluta dei seggi (24 su 45), l’SDP-HSU-SDSS-HSLS-SDA il 26,38% (14, più del 2009), l’HDZ-HDS il 7,69% (4, 1 in meno), i laburisti il 5,71% (3). Non hanno ottenuto seggi la Ladonja (4,69%, con una forte contrazione che l’ha portata poi all’autoscioglimento), l’Azione dei Giovani (4,57%), il Partito dei Pensionati (2,78%), l’HSP/AS (2,27%) e la coalizione tra Azione Socialdemocratica della Croazia (ASH), Partito Democratico delle Donne (DSŽ), l’Alleanza per il Cambiamento (SP) e il Partito dei Pensionati della Croazia (SUH) (2,02%). Nel 2009 il candidato presidente della Ladonja era andato al ballottaggio con quello della DDI-HNS, i Verdi erano alleati con l’SDP e mancavano i laburisti. Ora in Istria si è confermata pertanto la prevalenza dei regionalisti, la forza della sinistra e l’inconsistenza dei nazionalisti croati (sia cattolico-tradizionalisti che radicali).
Il numero di consiglieri italiani è inferiore a quello precedente. Per la coalizione DDI-HNS-Verdi sono stati eletti Furio Radin, deputato nonché presidente dell’UI che però ha rinunciato all’incarico, e Tamara Brussich, presidente dell’Assemblea della CI di Pola, per l’SDP-HSU-SDSS-HSLS-SDA Evelina Biasiol Brkljačić, candidata alla vice-presidenza. Presidente del Consiglio regionale è diventato il dietino Valter Drandić, vice-presidente Tamara Brussich.
La Regione Litoraneo-Montana (Quarnero) ha rieletto al primo turno con il 53,93% Zlatko Komadina, a capo di un’ampia coalizione di centro-sinistra (SDP-HNS-HSU-DDI-ZS-ARS-SDA). L’unica minoranza che ha potuto eleggere il proprio vice-presidente è stata quella serba (gli italiani sono l’1,16%). Il connazionale Erik Fabijanić (SDP) è tuttavia diventato presidente del Consiglio regionale.
Al primo turno ha vinto in otto Regioni il candidato del centro-destra, in due quello del centrosinistra. Al ballottaggio il candidato del centro-destra ha prevalso nelle Regioni di Spalato, Zara, Sebenico e Ragusa.

Quattro sindaci italiani
Il 19 maggio a Pola l’affluenza alle urne è stata del 37,20%. Il sindaco uscente Boris Miletić (DDI-HNS-Verdi) ha raggranellato il 48,63%, Peđa Grbin (SDP-HSU-SDSS-HSLS-SDA) il 24,54%, Mauricio Licul (Ladonja) il 6,45%, Frane Milat (Foro Social Democratico Istriano) il 5,61%, Zrinko Kajfeš (HDZ) il 4,90%, Zoran Peruško (indipendente) il 4,35% e Marijo Vujica (HSP/AS) il 2,29%. La DDI con il 41,97% si è aggiudicata 14 consiglieri su 25, l’SDP-HSU-SDSS-HSLS-SDA con il 22,42% 7, la Ladonja con l’8,15% 2, l’HDZ-HDS con il 6,75% 2, le altre liste con il 20,71% nessuno. Malgrado lo Statuto cittadino stabilisca che, «in base ai diritti acquisiti, la CNI sul comprensorio cittadino ha diritto ad un membro dell’esecutivo, sindaco o vicesindaco», non tutti i candidati sindaci hanno previsto un vice-sindaco italiano. Fra gli eletti ricordiamo Elena Gattoni Stepanov e Ardemio Zimolo (DDI-HNS-Verdi) ed Elena Vian (SDP-HSU-SDSS-HSLS-SDA). Al ballottaggio ha votato appena il 33,83%. Miletić ha avuto il 59,50%, Grbin, appoggiato anche dalla Ladonja, il 37,51%. Sono diventati vice-sindaci l’uscente Fabrizio Radin, presidente della CI, ed Elena Puh Belci.
A Cittanova il connazionale Anteo Milos (DDI) è stato rieletto per la terza volta di fila con un trionfale 80,01%. Fra i neo-consiglieri vi sono anche altri connazionali.
A Valle il connazionale Edi Pastrovicchio (lista civica) è stato riconfermato col 72,01%. Vicesindaco è Giulio Palaziol. Uno dei due sfidanti era Franco Mitton, mentre il secondo presentava come vice Maurizio Sanvincenti. I soli connazionali hanno eletto come vicesindaco italiano con l’88,17% Cristian Bissi (DDI). Vice-presidente del Consiglio è diventato il connazionale Fabrizio Fioretti.
A Grisignana il dietino Claudio Stocovaz ha vinto col 60,78% portando come vice Mauro Gorjan, presidente della CI. Anche la maggioranza dei consiglieri è italiana.
Il connazionale Doriano Labinjan (DDI) è stato riconfermato a Verteneglio con il 57,97%. Anche la sfidante era una connazionale: Elena Barnabà (lista civica), presidente della locale CI. Il Consiglio comunale è composto in maggioranza da italiani. Quale vice-sindaco italiano è risultato eletto Neš Sinožić, sostenuto dalla DDI.
A Rovigno Giovanni Sponza (croato) è stato rieletto col 64,98% portando con sé come vice-sindaco Marino Budicin. Vice-presidente del Consiglio è diventata Cinzia Russi Ivančić, presidente della Giunta esecutiva della CI.
A Dignano è stato rieletto Klaudio Vitašović (DDI-HNS-ISU) col 59,17%. Due i vicesindaci italiani: la gallesanese Luana Moscarda Debeljuh (DDI) e Rosanna Biasiol Babić, eletta dai soli connazionali su proposta dell’SDP e dell’HSU in alternativa a Livio Belci, voluto invece dalla CI dignanese. Diversi gli italiani in Consiglio.
A Umago l’uscente Vili Bassanese (SDP-HSU-SDAH-SDSS) l’ha spuntata col 56,21% riconfermando come vice il connazionale Mauro Jurman. Gli elettori italiani hanno eletto vicesindaco col 90,80% Floriana Bassanese Radin, presidente dell’Assemblea UI proposta dalle quattro CI del territorio. In Consiglio siedono altri italiani.
A Pinguente Siniša Žulić (IDS-HSU-Verdi) si è affermato sempre al primo turno col 60,39%.
La DDI ha vinto da sola ad Arsia, Caroiba, Castellier-S.Domenica (con il connazionale Aldo Krizmanić vicepresidente del Consiglio), Ceroglie, Gallignana, Lupogliano, Orsera (con Celeste Gerometta seconda vice-presidente del Consiglio), San Lorenzo del Pasenatico (con il connazionale Adriano Palman presidente del Consiglio), l’SDP-HSU-SDAH-SDSS a Fasana (con il connazionale dietino Raul Marsetič in Consiglio), l’alleanza tra DDI e SDP a Sanvincenti, l’HDZ a San Pietro in Selve, l’SDP ad Antignana, Barbana, Visinada (con vicepresidente del Consiglio il connazionale Oliver Arman), l’HSLS a Canfanaro, e infine liste civiche a Lanischie, Medolino, Montona (dove in Consiglio entra qualche connazionale).
Al secondo turno a Buie l’uscente Edi Andreašić (lista civica) ha prevalso con il 56,69% sul candidato dietino. Gli elettori italiani hanno preferito quale vice-sindaco Arianna Brajko (52,86%) a Norma Acquavita (43,65%). In Consiglio sono entrati diversi altri connazionali.
A Parenzo il dietino Edi Štifanić ha vinto con il 50,51%. I connazionali hanno confermato come vice-sindaco Nadia Štifanić Dobrilović (61,60%), sostenuta dalla DDI e preferita all’indipendente Graziano Musizza (37,20%), presidente della CI di Parenzo. In Consiglio sono stati eletti anche alcuni consiglieri di nazionalità italiana.
A Pisino Renato Krulčić (DDI-HSU-HNS) ha avuto il 55,31%, ad Albona Tulio Demetlika (DDI-HNS-HSU) il 61,33%. I candidati della DDI hanno prevalso a Visignano (contro il connazionale indipendente Angelo Mattich), Torre-Abrega (con vice-presidente del Consiglio Doris Pilato Čurko), Marzana, Gimino e Pedena. A Lisignano la candidata SDP-HSU ha vinto determinando la rielezione a vice-sindaco del connazionale Paolo Demarin. A Portole ha avuto la meglio il candidato DDI-SDP (in Consiglio sono entrati anche dei connazionali), a Santa Domenica di Albona il candidato DDI-HNS. Indipendenti sono stati eletti a Fontane e Chersano. In diversi Consigli nessuna lista ha ottenuto la maggioranza assoluta.
Ad Abbazia è stato riconfermato al primo turno Ivo Dujmić (centro-sinistra), prodigatosi a favore della minoranza italiana. Uno degli sfidanti era l’italiano Ernie Gigante Dešković (6,46%). Sono stati rieletti a Lussinpiccolo Gari Cappelli, croato ma figlio del fondatore della locale CI, e a Veglia Darijo Vasilić (PGS-SDP-HSLS). A Draga di Moschiena ha stravinto la coalizione HDZ-HSS.
Al ballottaggio a Fiume Vojko Obersnel (SDP-HNS-HSU-DDI-AES-SDA-SDSS) è stato riconfermato col 67,67% surclassando l’esponente dell’HDZ. La coalizione tra Alleanza Litoraneo-Montana (PGS), AM e Partito della Liburnia ha raggiunto il 10,42%. Gli autonomisti della Lista per Fiume con il loro 5,84% hanno eletto 2 consiglieri tra cui Livio Defranza. A Cherso si è affermata la coalizione HNS-SDP-PGS-DDI-HSU, a Laurana l’SDP-HNS, a Spalato il candidato del centrosinistra, a Zara e Sebenico quello del centrodestra, a Ragusa un centrista.


Croazia in Europa: solo opportunità o anche rischi?
Corridoio Est. L’ingresso della Croazia nell’Ue. Rischi e opportunità per il nostro territorio: questo il tema dell’Assemblea pubblica svoltasi il 27 maggio a Trieste su iniziativa della Confcommercio provinciale in collaborazione con il Consolato generale di Croazia nel capoluogo giuliano.
Il vicepresidente e assessore alle Attività produttive della Regione autonoma Friuli Venezia Giulia Sergio Bolzonello, dando il benvenuto alla Croazia «da sempre ottima vicina», ha richiamato i «legami storici cementati da una presenza importante della minoranza italiana», nonché gli ottimi rapporti istituzionali, di cooperazione transnazionale e di partenariato, che dal 1° luglio verranno ulteriormente sviluppati anche nell’ambito della Programmazione europea 2014-2020. La Croazia diverrà “Area Convergenza” beneficiando di maggiori aiuti pubblici al proprio sistema economico, con «il rischio che intervengano processi delocalizzativi senza che il Friuli Venezia Giulia possa applicare misure di compensazione». A tale «processo ineludibile» la Regione intende far fronte «chiedendo con forza al Governo nazionale una fiscalità di vantaggio», operando per «il miglioramento delle reti infrastrutturali regionali» e compiendo uno sforzo affinché le imprese friulan-giuliane «realizzino processi di internazionalizzazione e non di delocalizzazione».
Il presidente di Confcommercio Trieste Antonio Paoletti ha chiesto una fiscalità di vantaggio per le imprese regionali, l’attivazione sistematica di linee marittime fra Trieste e le coste croate e il ripristino dei collegamenti ferroviari. I 20 miliardi di euro comunitari che arriveranno in Croazia fra il 2014 e il 2020 potranno comportare effetti benefici anche sull’estremo Nord-Est italiano. La ricetta è «fare sinergia per aiutarci reciprocamente sul turismo, la portualità, i prodotti di nicchia, l’agroalimentare e il commercio in genere».
Paolo Berizzi (delegazione UE in Croazia) ha osservato come il periodo di preadesione abbia comportato profondi cambiamenti giuridici, economici e burocratici, nonché forti investimenti nelle reti di trasporto e nella portualità. Specie i territori limitrofi come il Friuli Venezia Giulia potranno beneficiare della crescita economica croata dopo il 1° luglio. Non vi sono invece rischi, perché le attuali regole sul mercato del lavoro potranno restare in vigore ancora per sette anni.
L’ambasciatore croato in Italia Damir Grubiša ha confermato che in tale periodo di transizione l’ingresso della manodopera croata nei mercati viciniori sarà regolato in modo tale da evitare contraccolpi negativi. Pertanto le imprese triestine non dovranno temere “l’idraulico croato”. «Il nostro ingresso – ha assicurato Grubiša – presenta molti più vantaggi che rischi». Inoltre la nascita dell’Euroregione Adriatico-Ionica nel gennaio 2013, quale sviluppo di quella Adriatica esistente dal 2006, consentirà maggiore cooperazione fra i territori coinvolti e più intense sinergie volte a far sì che il bacino adriatico-ionico diventi baricentrico per i traffici europei.
Luca Laudiero, primo segretario e capo dell’ufficio commerciale dell’Ambasciata italiana a Zagabria, ha ricordato che il nostro paese è il primo partner commerciale della Croazia dal 2000 nonché il secondo o terzo investitore effettivo (ma ufficialmente solo il settimo), mentre le principali banche italiane, tramite la Zagrebačka e la Privredna, controllano l’80% del sistema creditizio. Sempre nuove imprese italiane dimostrano interesse a installare in Croazia attività commerciali, industriali e di servizi. Dal 1° luglio l’UE darà loro maggiore copertura sul piano legale e nell’acquisizione dei permessi di operatività sul mercato. Al momento esistono tre agenzie governative per l’accompagnamento delle aziende estere interessate a insediarsi: una per le piccole e medie, una per quelle del settore energetico e una per le grandi (come la Danieli, che ha acquisito le acciaierie di Sisak). «Queste agenzie – ha spiegato Laudiero – vi prendono per mano, analizzano il vostro investimento e vi portano a parlare con le realtà locali. L’Ambasciata fornisce agli interessati un servizio di primo orientamento e interviene in caso di problemi con le autorità croate. L’ICE poi organizza missioni di sistema per la promozione dei prodotti e fornisce studi di settore a un prezzo concorrenziale. Sono inoltre attive la SACE e la SIMEST. Il Ministero degli Esteri ha lavorato molto su alcuni portali aggiornati in tempo reale: Extender (per le imprese costruttrici e di forniture), Worldpass (per le questioni doganali e burocratiche) e prossimamente anche International Trade Hub. Il Comitato consultivo dell’imprenditoria italiana in Croazia, operativo dal 2004, raccoglie oltre 150 imprese italiane e ne agevola il raccordo con le istituzioni sia italiane che croate».
Ružica Gelo, direttore del Centro per l’UE della Camera dell’Economia croata, ha affermato che il lungo periodo di preadesione è stato difficile perché la Croazia ha dovuto adeguare la legislazione interna agli standard comunitari potendo contare solo sui propri fondi. «Adesso la situazione cambierà soprattutto nell’import-export: scompariranno permessi, dogane e certificati. I nostri imprenditori saranno liberi di esportare i loro prodotti sul mercato italiano, dove già arrivano zucchero, vino e pesce croati. L’ingresso nell’UE sarà l’occasione per approfittare più ampiamente del fondo di coesione: finora è consistito in 150 milioni di euro destinati unicamente allo sviluppo delle istituzioni, ma dal prossimo anno salirà a un miliardo, destinabile anche a settori privati. Tali risorse saranno molto importanti per fronteggiare la concorrenza, che aumenterà. Le imprese croate cui si apriranno le maggiori opportunità saranno quelle dei servizi (trasporti, ambiente…). Le aziende italiane possono rivolgersi al nostro ufficio presso la Camera di Commercio croata a Zagabria».
Secondo Mirjana Turudić, vicedirettore delle Relazioni estere della Camera di Commercio croata, rischi dall’ingresso nell’UE non esistono per l’Italia, ma solo per la Croazia. Infatti il made in Italy è al primo posto in Croazia con mille voci in diversi settori, mentre l’indice dei prodotti croati in Italia sta crescendo anche perché aziende italiane creano prodotti in Croazia e poi li vendono in paesi stranieri fra cui l’Italia stessa. Per l’Italia invece ci sono solo opportunità di miglioramento perché spariranno le procedure e le pratiche doganali. «Nei sette anni di trattative – ha aggiunto – ci siamo preparati e abbiamo imparato molto. L’Italia ci è stata vicina e ci ha appoggiato fin dall’inizio. Nel 2008 l’interscambio commerciale ha raggiunto la cifra record di 5 miliardi e oggi, con più di 4, costituisce il 17% del totale fra la Croazia e il resto del mondo. I turisti italiani, un milione all’anno, sono tra i più fedeli, i quarti in assoluto. Ma l’Italia è solo al secondo posto per gli investimenti, il che non è logico. La Privredna e la Zagrebačka Banka non potrebbero sostenere gli investimenti italiani in Croazia?». «Noi – ha concluso – collaboriamo con tutti gli istituti italiani a Zagabria: siamo complementari nel cercare di risolvere i problemi dei vostri imprenditori».
«Con l’entrata nell’UE – ha asserito Silvia Stipić Kobalić, direttore dell’Istituto di Investimento della Camera di Commercio croata – dimostreremo di avere una legislazione trasparente. Negli ultimi vent’anni i settori più interessati dagli investimenti esteri sono stati quelli finanziario, edile e dei servizi: ci aspettiamo più industria, più produzione. Per risolvere qualsiasi problema potete rivolgervi alla Camera dell’Economia a Zagabria, ma anche alle venti Camere regionali».
Il giornalista Oscar Giannino, moderatore dell’incontro, si è rammaricato del fatto che molte imprese italiane abbiano preferito investire in Serbia, piuttosto che in Croazia, per ragioni sia storiche che di maggiore convenienza legate alla tassazione e al costo del lavoro. «Scommettere sulla crescita croata significa scommettere sulla nostra, perché elevando il reddito pro capite croato avremo investimenti croati in Italia. Benvenuti, nuovi fratelli e sorelle!».



Caravaggio festeggia
l’ingresso di Zagabria
E’ stata solennemente inaugurata il 3 giugno in presenza di oltre mille persone e resterà visitabile fino al 31 agosto nella Sala barocca del Museo dell’Arte e dell’Artigianato di Zagabria la mostra Un Caravaggio per l’Europa. La cena in Emmaus della Pinacoteca di Brera di Milano. E’ il regalo di benvenuto alla Croazia nell’UE fatto dall’Italia, con l’interessamento dell’ambasciatore a Zagabria Manuela D’Alessandro e di vari soggetti istituzionali, in occasione del ricevimento per la festa della Repubblica. Piatto forte è La cena in Emmaus, mirabile olio su tela dipinto da Caravaggio nel 1606 e dal 1939 custodito a Brera. Rispetto all’omonimo quadro realizzato dallo stesso autore nel 1601 e ora conservato a Londra, questo presenta zone scure più estese, mentre i personaggi occupano uno spazio più ristretto. Cristo appare più stanco e benedice il pane già spezzato sulla tavola.
L’opera, prestata gratuitamente al Museo zagabrese, è la più importante tra quelle esposte in Croazia dal 1991. E’ affiancata da pannelli didattici in croato, italiano e inglese. Alcuni storici dell’arte illustrano il contesto storico e l’avventurosa vita del pittore. Ogni sabato vengono proposti i “workshop creativi” Caravaggio in 100 modi, con iniziative specifiche rivolte agli studenti delle superiori. Il ricavato della mostra andrà in beneficenza all’associazione Il Giardino delle Rose Blu ONLUS, che dal 2002 aiuta i piccoli pazienti dell’ospedale pediatrico di Gornja Bistra.
«Abbiamo iniziato – ha affermato l’ambasciatore D’Alessandro – con quest’esposizione, con quest’opera importantissima, per poi proseguire nei prossimi tre mesi con una serie di manifestazioni culturali che vedono l’Italia presente in Croazia, ma anche la Croazia in Italia. La Croazia sarà infatti il Paese ospite del Mittelfest a Cividale del Friuli dove, nel mese di luglio, si terrà la prima mondiale di “Michelangelo”, coproduzione italo-sloveno-croata, e avremo i solisti di Zagabria e una serie di importanti artisti croati che si esibiranno a Cividale. Si tratta quindi di una collaborazione in entrambe le direzioni». Il ministro croato della Cultura Andrea Zlatar Violić ha evidenziato l’importanza simbolica dell’esposizione.
«Quello che presentiamo stasera – ha detto il direttore del museo Miroslav Gašparović – è sicuramente uno dei più importanti avvenimenti della storia per la cultura in Croazia, non solo per il valore dell’opera e per il gesto di amicizia da parte dell’Italia nei confronti del nostro Paese, ma anche per la possibilità che è stata data ai cittadini di vedere un Caravaggio in Croazia, che sicuramente è una cosa unica, in quanto prima d’ora il quadro non era mai uscito dalla Pinoteca di Brera. Essere alla direzione del Museo che lo ospita è un onore indescrivibile. Spero che sarà una gioia per tutti i nostri cittadini».

A Spalato le copie
dei mosaici ravennati
Per celebrare la Festa della Repubblica Italiana e l’imminente ingresso della Croazia nell’UE, il Consolato d’Italia a Spalato ha inaugurato il 2 giugno nel Museo dei Monumenti Archeologici Croati di Spalato, in collaborazione con il Comune di Ravenna, il Museo stesso e la Città di Spalato, la mostra itinerante I mosaici antichi di Ravenna, che ha fatto tappa in tutte le maggiori capitali europee. Vi sono esposte le copie fedeli, che il Gruppo Mosaicisti dell’Accademia di Belle Arti realizzò con scrupolo filologico nei primi anni ’50, dei mosaici paleocristiani e bizantini presenti nei sette monumenti di Ravenna sotto tutela dell’UNESCO: le basiliche di San Vitale, Sant’Apollinare Nuovo e Sant’Apollinare in Classe, il mausoleo di Galla Placidia, i battisteri degli Ariani e degli Ortodossi e la cappella del palazzo arcivescovile. La città romagnola conserva il più ricco patrimonio mondiale di decorazioni musive del V e VI secolo, superiore per qualità artistica e importanza iconologica a quello del resto del mondo antico. La perfezione stilistica si coniuga con la profondità di contenuti misterici cristiani. La mostra è visitabile fino al 12 luglio.


Ora cosa cambia per esuli e “rimasti”?
L’entrata della Croazia nell’UE: cosa cambia per gli esuli e per gli italiani dell’Adriatico orientale? Questo il tema discusso lunedì 20 maggio in un incontro pubblico organizzato dall’IRCI nella sala del Museo della Civiltà Istriana, Fiumana e Dalmata a Trieste. Giorgio Tessarolo, già direttore della Direzione centrale Relazioni internazionali e comunitarie della Regione Friuli Venezia Giulia, ha tenuto la relazione introduttiva, che pubblichiamo di seguito.
L’entrata della Croazia nell’UE cambierà completamente lo scenario esistente in Istria, Fiume e Dalmazia soprattutto in tema di libera circolazione di persone, merci e capitali e di tutela delle minoranze al massimo livello, per non parlare della caduta materiale dei confini che avverrà all’atto dell’entrata croata nell’area Schengen con la possibilità per la nostra minoranza di esercitare finalmente un ruolo anche nei settori economico-produttivi.
A questo punto le associazioni degli esuli e le realtà che appartengono a questo mondo (Università Popolare, IRCI, etc.) devono chiedersi come riorientare la loro azione. Se, come penso, tutti hanno interesse al mantenimento della presenza della lingua e della cultura italiana nell’Adriatico orientale, necessitano comportamenti conseguenti.
Bisogna abbandonare, per usare una metafora  prima biblica e poi mitologica, l’atteggiamento che definisco alla “Lot” volto esclusivamente all’indietro e cioè al passato e considerarsi, invece, come Giano che, essendo  bifronte, ha una faccia rivolta al passato (che per gli esuli significa il mantenimento della memoria in  tutte le sue accezioni) ma l’altra protesa verso il futuro (che per gli esuli significa impegnarsi per la difesa della presenza, nelle loro terre di origine, della lingua e della cultura italiana): per fare ciò però (non lo dico io ma lo ha  affermato una persona molto più autorevole di me, Diego de Castro) bisogna necessariamente puntare sui cosiddetti “rimasti” perché, piaccia o non piaccia, solo coloro che attualmente vivono in Istria, Fiume e Dalmazia possono preservare una presenza dell’identità italiana in quei luoghi. Va, pertanto, definitivamente riconosciuto senza rancori, contrapposizioni o dietrologie il ruolo che possono e debbono svolgere i “rimasti”.
Tranquillizzo subito coloro che non ne vogliono sapere:  gli attuali ed i futuri interlocutori degli esuli sono i nipoti, se non i pronipoti, dei rimasti del primo dopoguerra; non si allacceranno pertanto rapporti con infoibatori slavo/comunisti (e qui colgo l’occasione per ricordare come sia estremamente sommario e riduttivo, oltreché ingiusto, il concetto che i rimasti fossero stati tutti filoslavi: la realtà è stata molto più complessa e variegata ma non è questa la sede per discuterne).
A tale proposito, ricordo infine che in Italia nella cosiddetta seconda Repubblica sono stati sdoganati sia postfascisti che postcomunisti i quali sono stati entrambi pure al Governo (adesso addirittura assieme), per cui questa polemica sui rapporti con i rimasti mi sembra ridicolmente anacronistica.
Questa premessa si è resa necessaria per arrivare al punto: come possono gli esuli utilizzare la straordinaria opportunità rappresentata dall’ingresso della Croazia nell’UE?
A mio giudizio è necessario utilizzare le risorse dei fondi strutturali europei, in primis del futuro programma di cooperazione transfrontaliera Italia/Croazia, in maniera da presentare dei progetti congiunti esuli/rimasti (mi riferisco primariamente alle realtà associative senza per questo escludere singoli individui) e ciò in vari settori di attività: cultura in  primo luogo ma anche economia.
Si pensi, ad esempio, ad una serie di progetti realizzati congiuntamente dalle comunità di esuli e dalle comunità degli italiani rimasti, tutti originari delle stesse località: si provi ad immaginare quanti progetti si potrebbero proporre in tema di difesa e di riscoperta di tradizioni, usi e costumi; di tutela e valorizzazione dell’uso della lingua italiana, di “ostentazione” (mi si passi il termine) della cultura italiana resa fruibile in varie modalità, da quelle tradizionali (letteratura, arte, eccetera) a quelle più attuali e più accattivanti per i giovani (cinema, spettacolo, reti informatiche, sport).
Penso però soprattutto a quanto si potrà fare in tema di economia: lo Stato italiano ha dato molto in termini finanziari per sostentare l’attività di esuli e di rimasti ma è intervenuto quasi esclusivamente nell’ambito della cultura. Non poteva essere diversamente almeno fino alla dissoluzione della Jugoslavia: in uno stato comunista le comunità degli italiani non potevano usufruire delle possibilità offerte in Italia alla minoranza slovena  nel campo economico (ad esempio la costituzione di associazioni di imprenditori ed il  possesso di una banca) e questa asimmetria ha limitato fortemente la difesa, per tacere dello sviluppo, delle comunità italiane oltreconfine.
Oggi le opportunità offerte dall’utilizzo dei fondi europei assumono un ulteriore, importantissimo significato: garantire la possibilità ai giovani istriani di lingua e di cultura italiana di rimanere a lavorare nel luogo natio. Moltissimi di questi giovani sono oggi altamente scolarizzati e con l’attuale crisi economica spesso sono costretti a ricercare occasioni di lavoro lontano dall’Istria: se e quando ciò dovesse accadere questi giovani sono perduti per sempre, in quanto istriani italiani, e ciò perché oramai stabilmente residenti in altri paesi. Nell’eventualità, poi, di un matrimonio, radicano ulteriormente la loro presenza in quei luoghi.
Questo scenario determinerà un drammatico impoverimento della presenza italiana nell’Adriatico orientale (e proprio nell’ambito delle classi demografiche che  ne consentono la sopravvivenza), presenza già minacciata dalle difficoltà ad assicurare la propria esistenza comuni a tutte le minoranze, in primis i matrimoni misti: se non riusciremo a trattenere in Istria i giovani italiani, nel tempo di un paio di generazioni sparirà completamente dall’Adriatico orientale ogni traccia di lingua e di cultura italiana: accadrebbe cioè, per effetto della globalizzazione economica congiunta ad un eventuale indebolito supporto da parte della Nazione madre ma soprattutto del mondo degli esuli, quello che nemmeno a Tito è riuscito e cioè l’annientamento totale della presenza italiana in Istria, Fiume e Dalmazia.
Per scongiurare questo scenario a tinte fosche confido fortemente nell’apporto delle risorse comunitarie:  le stesse consentiranno nell’Adriatico orientale un significativo sviluppo dell’economia, sia offrendo la possibilità ai giovani nostri connazionali di avviare attività imprenditoriali autonome che proponendo occasioni di lavoro dipendente di alto profilo professionale in aziende in via di espansione.
Ritengo, però, che sarebbe importante, anche sotto il profilo dell’immagine, coinvolgere in questi progetti gli imprenditori ed i manager italiani di origine istriana, fiumana e dalmata.
Mi riferisco ai vari Bragagnolo, Luxardo, Bracco, Missoni, Marchionne per citare i più conosciuti, ma penso altresì a tutti quei piccoli e medi imprenditori operanti nei vari settori produttivi, mediante una opportuna campagna di sensibilizzazione da parte delle Associazioni degli esuli questi imprenditori potrebbero costituire, ad esempio, delle “joint-ventures” con Imprese dell’Adriatico orientale guidate da connazionali: rafforzando sotto il profilo economico gli italiani rimasti irrobustiremo anche la loro identità nazionale, senza considerare le opportunità, per imprenditori di origine giuliana viventi in Italia, rappresentate dall’apertura di un nuovo mercato.
Lo stesso Stato italiano, se,  ahimè, possedesse una  politica adriatica, avrebbe un interesse strategico ad indirizzare nostre imprese verso la Croazia e poi ancora più a Sud nei Balcani, giovandosi quale tramite del gruppo nazionale Italiano in Istria, Fiume e Dalmazia che, in quanto di cittadinanza croata e perfettamente bilingue, agevolerebbe in maniera significativa una penetrazione economica del nostro Paese in quelle aree.
Queste considerazioni inducono ad una ulteriore riflessione: alla luce di queste novità epocali è ancora attuale il ruolo delle Associazioni degli esuli così come attualmente interpretato? A mio giudizio, no!
Le Associazioni vanno progressivamente illanguidendosi perché la natura non fa sconti e mi chiedo, inoltre, se abbia ancora senso una divisione ed una frammentazione tra Associazioni che trae origine da differenziazioni di carattere politico-ideologico che, a mio parere, non hanno più alcuna rispondenza con la realtà; a ciò si aggiunga l’ovvia considerazione che, ridotti nella loro consistenza numerica, divisi ed indeboliti, gli esuli conteranno sempre di meno nelle sedi istituzionali: non ritengo che la Federazione rappresenti una  soluzione per il problema prospettato: a mio parere costituisce solamente un compromesso vecchia maniera!
 Personalmente auspico un futuro con una sola, forte, organizzazione di esuli all’interno della quale sarà da considerare assolutamente normale che possano coesistere diverse sensibilità sulle varie tematiche di interesse.
Ecco perché l’entrata della Croazia nell’UE  potrebbe rappresentare per il mondo dell’associazionismo degli esuli una straordinaria opportunità per rinnovarsi, per cambiar pelle e tutto ciò in maniera concreta e puntuale mediante la predisposizione e la gestione di progetti comunitari assieme all’universo dei rimasti.
Spetta, ora, alle Associazioni attivarsi nel corso dei prossimi mesi per stabilire rapporti di partenariato (ed ove già esistenti, rafforzarli) con le realtà degli italiani rimasti in Croazia al fine di individuare le varie opportunità progettuali comuni nei più disparati settori di intervento.
Solo così potremo dire di avere alfine ricomposto le due facce della stessa medaglia, senza voler assolutamente rinnegare il passato e le ragioni delle scelte che ciascuno ha effettuato in tempi terribili, ma guardando con maggior fiducia ad un futuro che per tutti gli Italiani di Istria, Fiume e Dalmazia, e cioè quelli viventi  sia al di qua che al di là degli attuali confini, si prospetta senz’altro migliore in una cornice autenticamente europea.
Giorgio Tessarolo
Nel dibattito successivo Chiara Vigini ha proposto di dare più spazio ai giovani, compresi gli studenti istriani a Trieste.
Lorenzo Rovis, stimolato da una domanda sui beni “abbandonati”, ha fatto presente che con ogni cambio di governo bisogna ripartire da capo e che spesso i funzionari ministeriali sono ancora più ostici dei politici. Gli attuali finanziamenti consentono però di restare vivi e di produrre cultura.
Paolo Radivo ha invitato le associazioni degli esuli a salvaguardare quanto rimane dell’italianità autoctona nell’Adriatico orientale tramite un lavoro di squadra con i residenti che si valga anche dei fondi europei. Nella logica del ritorno bisognerebbe inoltre spronare il Governo italiano a premere su Croazia e Slovenia per la restituzione dei 679 beni “in libera disponibilità” promessi nel 1983 dalla Jugoslavia.
Stelio Spadaro ha esortato a non considerare gli italiani, esuli o “rimasti”, una specie protetta e da proteggere, ma un soggetto attivo protagonista dell’integrazione.
Fulvio Salimbeni, evidenziando le sempre maggiori aperture che giungono da oltre confine, ha proposto una collaborazione fra le Università di Udine, Trieste, Capodistria, Pola e Fiume anche grazie ai fondi strutturali.
Rosanna Turcinovich Giuricin si è detta delusa dalle associazioni degli esuli, che a suo giudizio segnano il passo precludendo così la trasmissione del testimone ai più giovani e con ciò ogni possibilità di futuro.
Carla Pocecco ha osservato come i figli e nipoti degli esuli si sentano europei e non abbiano problemi a passare le vacanze in Istria.
Carmen Palazzolo Debianchi, lamentando l’incapacità di passare dalle parole ai fatti in tema di collaborazione fra esuli e “rimasti”, ha proposto di riprendere l’appuntamento de “La Bancarella” in forma itinerante: un anno in Italia, uno in Slovenia e uno in Croazia.
Giovanni Manzo ha invitato a perseguire interscambi fra studenti di ambo le parti del confine e società miste in campo economico.
Ezio Giuricin ha giudicato decisivo il ritorno ideale degli esuli per corroborare le comunità dei “rimasti”, che rischiano di estinguersi. I progetti europei comuni dovrebbero essere già pronti e invece siamo ancora ad auspicarli. Ci vorrebbe un tavolo di lavoro tra le associazioni degli esuli e della minoranza italiana per definirli in campo culturale, ma anche economico, con particolare riguardo al turismo.
Giorgio Tessarolo ha precisato che i bandi europei partiranno alla metà del 2014: un’opportunità da non perdere preparandosi tempestivamente, tanto più che da tutte le regioni adriatiche italiane giungeranno progetti di cooperazione transfrontaliera con le dirimpettaie regioni croate. Altro tema su cui puntare con maggiore incisività è quello dei beni, da far restituire a scomputo degli indennizzi sloveni e croati.


A Visignano nuovo Raduno
degli esuli visignanesi
La Comunità di Visignano, aderente all’Associazione delle Comunità Istriane di Trieste, ha tenuto domenica 19 maggio il suo Raduno annuale nel borgo natio, come ormai da una dozzina d’anni. Un pullman è partito la mattina da Trieste pieno di persone provenienti anche da altre parti d’Italia. Alla comitiva si sono uniti il nuovo presidente dell’Associazione delle Comunità Istriane Manuele Braico, il tesoriere Paolo Depase e il consigliere Aurelio Tessarolo, dando così ancor maggiore valenza all’iniziativa. A Visignano (Istria croata) la prima tappa è stata al cimitero, dove gli esuli hanno deposto omaggi floreali alla lapide in memoria di «tutti i visignanesi sepolti lontano dal loro paese d’origine a causa di un avverso destino», nonché a quella in ricordo di Mario Fabbretti e alla tomba di Angelo Turrin, ex presidenti della Comunità dei visignanesi in esilio. Nei momenti di raccoglimento non è mancata la commozione. Qualcuno ha portato fiori anche sulle tombe dei propri defunti. Quindi tutti si sono trasferiti in un caffè della piazza centrale del paese, dove i connazionali residenti hanno offerto loro un rinfresco. La tappa successiva è stata nella nuova bianchissima e luminosissima sede della Comunità degli Italiani, che gli esuli hanno potuto visitare accompagnati dal presidente Erminio Frleta. La tappa successiva è stata nel duomo per la messa celebrata in italiano da don Alojzije Baf. Il labaro del sodalizio era vicino all’altare. All’inizio della funzione la vice-presidente della CI Valeria Matijašić ha ringraziato gli esuli dicendo che quella chiesa è sempre la loro casa e che spera di rivederli ogni anno. Maria Stella Pocecco, segretaria del sodalizio degli esuli, ha ricambiato i ringraziamenti e palesato la gioia di ritrovarsi tutti uniti in quel luogo. Dopo la messa il sacerdote ha partecipato al pranzo collettivo nel ristorante “Marina” di Villa Cucaz.


A Fiume l’Incontro Mondiale “Sempre Fiumani”
Ha avuto luogo dal 14 al 16 giugno a Fiume il Primo Incontro Mondiale dei Fiumani, promosso dal Libero Comune di Fiume in Esilio e dalla locale Comunità degli Italiani con il patrocinio della Città di Fiume in concomitanza con la festa dei santi patroni e con la Settimana della Cultura Fiumana. Vi hanno partecipato circa 250 esuli. Quale anticipazione, la sera del 12 giugno, nel salone delle feste della CI, Maurizio Soldà, Andrea Binetti, Ilaria Zanetti e hanno interpretato, con Antonella Costantini al pianoforte e Rossana Poletti voce narrante, lo spettacolo brillante Un calicetto con Suppé, offerto dall’Associazione Internazionale dell’Operetta Friuli Venezia Giulia in collaborazione con il CDM di Trieste.
La mattina di venerdì 14 nell’aula magna della Scuola Media Superiore Italiana è avvenuta la cerimonia di consegna dei premi del concorso letterario “San Vito”, promosso dalla Società di Studi Fiumani e riservato agli studenti della scuola, che nel 2013 festeggia i 125 anni della fondazione. Quindi la visita al Dipartimento di Italianistica della Facoltà di Filosofia. Nel pomeriggio una delegazione di esuli (Guido Brazzoduro, Laura Calci, Mario Stalzer, Amleto Ballarini, Marino Micich e Diego Bastanutti) è stata ricevuta in municipio dal presidente del Consiglio municipale e dai due vice-sindaci. Ad accompagnarla c’erano il console generale Renato Cianfarani, il presidente dell’Unione Italiana on. Furio Radin e i vertici della CI fiumana. Radin ha ringraziato gli esuli «che da qualche anno hanno avuto la forza di riprendersi in mano la propria città, culturalmente e simbolicamente; una città che ha una cultura perché ha le sue radici e gli esuli sono le radici di Fiume». Al termine vi è stato uno scambio di doni. In seguito la fanfara dell’Associazione Nazionale Bersaglieri in Congedo di Trieste e la Banda civica di Fiume/Tersatto hanno sfilato lungo il Corso suonando. Quindi nel salone delle feste della CI è stato presentato il nuovo numero della rivista “La Tore”, è stata inaugurata una mostra del gruppo ceramiste, una mostra sulla genesi della chiesa (o tempio votivo) di Cosala, e il Dramma Italiano di Fiume ha offerto un concerto letterario con l’intervista al poeta Diego Bastianutti, “fiumano di Vancouver”. A seguire la cena e la serata fra concittadini.
La mattina di sabato fiumani esuli e residenti hanno insieme assistito alla messa celebrata nel duomo di San Vito da mons. Eugenio Ravignani, esule da Pola, durante la quale l’arcivescovo di Fiume Ivan Devčić ha rivolto un saluto in italiano. Poi hanno partecipato al convegno sui 90 anni dalla fondazione della parrocchia di Cosala alla luce dei nuovi documenti ritrovati. Numerose sono state le relazioni di carattere storico, artistico e letterario. Prima di cena le sezioni corali della società artistico-culturale “Fratellanza”, l’Orchestra mandolinistica e il Gruppo Giovani della Filodrammatica hanno eseguito un concerto-spettacolo. Al termine la CI ha offerto una serata di gala allietata dall’orchestra comunitaria “I patochi”.
La mattina di domenica 16 giugno si è svolta una tavola rotonda con le seconde e terze generazioni dal titolo La Fiumanità che unisce: proposte per future iniziative e collaborazioni. Ha fatto seguito una visita guidata alla città e una messa nella chiesa di Cosala. Dopo il pranzo conviviale nella sede comunitaria c’è stato spazio per i saluti.



Fulvio Tomizza celebrato
a Trieste, Capodistria,
Umago e Matterada
Numerose iniziative si sono susseguite tra maggio e inizio giugno per ricordare e riproporre l’attualità della feconda produzione letteraria dello scrittore istriano Fulvio Tomizza, nato a Matterada (Umago) nel 1935 e morto a Trieste nel 1999. Tre di queste sono state organizzate dal Gruppo 85 di Trieste, ovvero le due visite guidate il 18 e il 25 maggio volte a far scoprire i luoghi della città raccontati da Tomizza nei suoi romanzi e, lunedì 27 maggio, una tavola rotonda all’Hotel Vis a Vis / Grand Hotel Duchi d’Aosta per discutere del romanzo La miglior vita. Roberto Dedenaro, Pierluigi Senardi, Fulvio Senardi, Patrizia Vascotto e Martina Vocci si sono confrontati sul capolavoro di Tomizza, che narra la storia di Martin Crusich, sagrestano di una piccola parrocchia istriana. Il volume, uscito nel 1977, vinse lo stesso anno il Premio Strega. «Ancor più significativo – ha spiegato il Gruppo 85 – ci pare il ruolo di Fulvio Tomizza alla vigilia del primo luglio, data in cui la Repubblica di Croazia si aggiungerà al novero dei paesi che compongono l’Unione Europea, andando a completare quel quadro culturale, articolato e ricchissimo, che si stende tra Trieste e l’Istria».
La 14esima edizione del Forum Tomizza, promossa del Gruppo 85 e del Circolo Istria, ha invece avuto luogo in forma itinerante e transfrontaliera il 29 maggio a Trieste, il 30 a Capodistria (Slovenia), il 31 a Umago (Croazia) e il 1° giugno a Matterada (Croazia) con il patrocinio di numerosi soggetti pubblici e privati tra cui il Ministero della Cultura croato, il Consolato generale di Croazia a Trieste, il Consolato generale di Slovenia a Trieste, la Regione Istriana, il Comune di Trieste, la Città di Umago e le Comunità degli Italiani di Capodistria e Umago.
Nel pomeriggio di mercoledì 29 si è svolta a palazzo Gopcevic la prima sessione del simposio internazionale Una vita migliore?, che ha riformulato il titolo del libro per interrogarsi sul presente. Coordinati dal giornalista triestino Pierluigi Sabatti (che ha lodato il coraggio di Tomizza nel superare muri e barriere aprendosi non solo agli istriani “rimasti”, ma anche alle altre componenti etniche), sono intervenuti Milan Rakovac (scrittore istro-croato, fondatore e presidente del Forum), Marino Baldini (già sindaco di Visinada, neoeletto europarlamentare europeo), Predrag Finci (docente e scrittore, ex presidente della comunità ebraica di Sarajevo, dal 1993 “esule” a Londra), Christian Eccher (romano, docente a Basilea e Novi Sad, che ha individuato in Tomizza l’avanguardistico anello di congiunzione tra la letteratura degli esuli e quella dei “rimasti”), Katja Čičigoj (di Capodistria, dottoranda a Lubiana, che ha imputato all’ideologia neoliberista la falsa illusione di una vita migliore derivante dal proprio lavoro, in realtà sempre più sfruttato, precario e dunque incapace di esaudirla), Fulvio Salimbeni (storico triestino docente a Udine, che ha elogiato il valore anche storiografico delle narrazioni tomizziane, sempre ben documentate) e Valerio Di Donato (del “Giornale di Brescia”, che ha visto in Tomizza il cantore della vera anima dell’Istria), Patrizia Vascotto (presidente del Gruppo 85, che ha individuato fra le caratteristiche di un’auspicabile vita migliore il non essere costretti ad abbandonare la propria terra e il convivere bene, nella solidarietà e nel rispetto della dignità di ogni persona), Fabio Scropetta (vice-presidente del Circolo Istria, che ha rilevato come Tomizza fosse stato il primo scrittore italiano a trattare dei personaggi sloveni come protagonisti dei suoi romanzi). Al termine il giovane cantautore triestino di origini istriane Toni Bruna ha tenuto nell’atrio del palazzo un concerto di moderni brani melodici dialettali.
Giovedì mattina, presso l’Università del Litorale a Capodistria, il convegno è proseguito con le relazioni di Laura Marchig (attrice e scrittrice connazionale di Fiume), Ahmed Burić (Sarajevo), Katarina Luketić (Zagabria) Bojan Krivokapić (Novi Sad) e Max Schiozzi (Trieste). Nel pomeriggio Jasna Čebron ha guidato i partecipanti in un itinerario tomizziano. Quindi nella foresteria dell’Università del Litorale è stata presentata la traduzione in sloveno del libro di Jovan Nikolaidis Valdinos. La sera, all’estivo della Comunità degli Italiani, diversi cantanti istriani hanno proposto un concerto in omaggio al cantautore polese Sergio Endrigo.
La mattina di venerdì 31, nella sede della CI di Umago, è stato conferito il premio letterario Lapis Histriae 2013 alla scrittrice croata Natalia Miletić. Quindi il convegno è proseguito con gli interventi di Christian Eccher, Ursula Lipovec Čebron (Lubiana), Nataša Petrinjak (Zagabria), Milan Pahor (sloveno di Trieste), Boris Koroman (Pola) e Fulvio Salimbeni. Tutti hanno convenuto sul fatto che con la caduta di confini si avvera il sogno di Tomizza. Sempre a Umago è stata inaugurata nel tardo pomeriggio una mostra di caricature di Lorella Fermo. Quindi nella Biblioteca civica si è tenuto un concerto. Sabato 1° giugno lo scrittore è stato commemorato sulla sua tomba al cimitero di Matterada. Il Forum, nato nel 2000 a Umago, si è esteso nel 2001 a Capodistria e nel 2002 a Trieste.



Studenti di Buie visitano
Capodistria e Pirano
Il Centro Italiano di promozione, cultura, formazione e sviluppo “Carlo Combi” di Capodistria (Slovenia), nell’ambito della sua attività a favore delle istituzioni scolastiche, ha promosso per mercoledì 29 maggio 2013, in collaborazione con la Scuola media superiore italiana “Leonardo da Vinci” di Buie (Croazia), un’escursione didattica dal titolo Capodistria: Libero Comune - capoluogo dell’Istria veneta - città universitaria / Pirano: la salinarola dell’Istria e patria di Giuseppe Tartini. Alla giornata di studio, in tre tappe, hanno partecipato oltre ottanta studenti dell’istituto accompagnati dai loro insegnanti.
La mattina è stata proposto loro il ricco retaggio storico, istituzionale, civile, artistico e culturale di Capodistria, un tempo chiamata “l’Atene dell’Istria”.  
Al Ginnasio italiano “Gian Rinaldo Carli” (già Liceo “Carlo Combi”) la preside, prof.ssa Luisa Angelini Ličen, ha illustrato il ruolo dell’istituto scolastico, che nel 2012 ha celebrato i quattrocento anni di esistenza. All’Università del Litorale poi la prof.ssa connazionale Nives Zudič Antonič, capo del Dipartimento di Italianistica alla Facoltà di studi umanistici, ha presentato l’ateneo e in particolare lo specifico corso di laurea. La numerosa comitiva si è suddivisa in gruppi: uno ha visitato il museo scolastico del Ginnasio con i preziosi mezzi didattici utilizzati per l’insegnamento delle scienze e la ricca biblioteca scolastica, che include i fondi librari già appartenuti al Collegio dei Nobili e all’Accademia dei Risorti; un altro gruppo si è invece recato all’Archivio regionale, dove l’archivista Zdenka Bonin ha introdotto i giovani nel mondo delle fonti, elementi imprescindibili per conoscere il passato.
Nel primo pomeriggio il percorso è proseguito nel Parco Naturale delle saline di Sicciole. A Lera si è conosciuto da vicino l’ambiente geografico in cui fin dal medioevo si sviluppò la salinatura, un tempo attività centrale sia per l’economia piranese sia per quella veneziana, poi declinata ma ora in parte ripresa in un ambiente protetto. Gli studenti hanno visitato i bacini di evaporazione e di cristallizzazione, le sale espositive all’interno del parco e il plastico che riproduce l’intera area delle saline del Vallone di Sicciole.
Nel tardo pomeriggio l’ultima tappa dell’istruttivo itinerario “oltre confine” ha riguardato Pirano, dove sono state proposte la storia e le fasi dello sviluppo urbano, reso possibile grazie ai guadagni derivanti dalla vendita del sale. La visita ha toccato i siti di maggiore interesse: le mura, la chiesa e il chiostro di San Francesco, il duomo di San Giorgio, piazza Tartini, ecc.. I ragazzi sono entrati anche nella casa natale del celebre violinista e compositore piranese, oggi sede della Comunità degli Italiani. Lì hanno potuto apprendere l’evoluzione dell’edificio nel corso dei secoli, ammirare le decorazioni tardo-settecentesche e venire informati sulle attività del sodalizio e più in generale sul ruolo della Comunità nazionale italiana nel territorio piranese.


Gli italiani di Orsera
hanno finalmente una sede
La Comunità degli Italiani di Orsera ha finalmente una propria sede, per giunta spaziosa, decorosa e in pieno centro, a lato della principale porta cittadina. Sorta il 14 agosto 1992 dopo che in precedenza i pochi italiani orseresi rimasti avevano fatto capo a quella di Parenzo, la CI di Orsera ha avuto vita stentata fino al 1999 per ostacoli burocratici e appunto per la mancanza di una sede. Finalmente nel 2000 si individuò uno stabile abbandonato su quattro livelli, con una superficie complessiva di 220 metri quadri, per due terzi di proprietà del Comune e per un terzo di privati. Dopo aver rilevato anche questo terzo, il Comune mise all’asta l’edificio, che la CI acquistò con i fondi del Ministero degli Esteri italiano resi disponibili tramite l’Università Popolare di Trieste e l’Unione Italiana. Ma appena adesso i lavori, andati a rilento a causa delle nuove leggi in materia edilizia e a problemi autorizzativi, sono terminati. Dopo tanti anni di trepidante attesa, il risultato è un gioiellino. Il restauro integrale, comprensivo di nuovi arredi e attrezzature, è costato 390mila euro forniti sempre dall’UPT e dall’UI. La sede comunitaria è anche l’unico centro di aggregazione sociale del borgo e ciò ne accresce oggettivamente l’importanza specie per giovani e anziani.
La CI di Orsera conta 330 soci, benché al censimento del 2011 appena 59 dei 2.162 abitanti del territorio comunale si siano dichiarati di nazionalità italiana: il 2,73% rispetto al 3,33% del 2001. Dunque meno dei serbi (3,93%) e degli “istriani” (12,67%), mentre i croati erano il 72,71%: un po’ sopra la media regionale. All’inizio degli anni ’90 è sorta nella cittadina una scuola materna italiana, ma tuttora i ragazzi che intendono proseguire nella verticale scolastica italiana devono recarsi a Parenzo. Un’altra conseguenza dell’esodo quasi totale della popolazione italiana dopo la Seconda guerra mondiale è che, a differenza delle altre località costiere istriane, la toponomastica e la segnaletica orseresi sono ancora solo in croato, come ai tristi tempi della Jugoslavia, che aveva privato gli italiani orseresi di qualsiasi diritto culturale a casa loro. Le uniche tabelle bilingui ufficiali si trovano all’ingresso e all’uscita della località. A ridurre il numero e la percentuale degli italiani ha contribuito anche la nascita nel 2006 del Comune di Fontane, distaccatosi da quello di Orsera.
La festosa inaugurazione della bella sede sociale ha avuto luogo sabato 25 maggio alla presenza di numerosi concittadini e autorità, suggellando anche sul piano simbolico la rinascita e la piena riabilitazione di un’italianità autoctona prima decimata e poi per lunghi decenni compressa.
La presidente della CI Gilliana Boncompagno ha ringraziato la Repubblica Italiana per aver reso possibile la realizzazione di questo sogno a lungo covato, l’UI e l’UPT per averlo sostenuto e il Comune di Orsera per aver esaudito ogni desiderio dei connazionali. Questa nuova casa degli italiani gratifica finalmente di tanti sforzi e sarà uno stimolo per ripartire con entusiasmo.
Il ministro plenipotenziario della Farnesina Francesco Saverio de Luigi ha sottolineato come, nonostante il momento difficile che l’Italia attraversa, la Farnesina abbia mantenuto invariati i finanziamenti alla Comunità nazionale italiana (CNI) in Croazia e Slovenia.
Il console generale d’Italia a Fiume Renato Cianfarani ha lodato la tenacia dei connazionali orseresi nel perseguire l’obiettivo e auspicato una feconda attività nella nuova sede.
Viviana Benussi, vicepresidente della Regione Istriana, confermando l’appoggio alla CI l’ha esortata a proseguire nella tutela della composita identità del territorio.
L’appena riconfermato sindaco Franko Štifanić, esprimendosi in italiano, ha rammentato gli ottimi rapporti tra l’amministrazione comunale e la CNI, come attesta il fatto che dal 1993 uno dei vicesindaci è italiano. «Anche se piccola, la CI – ha detto – ha per noi un grande valore». Ora per gli italiani di Orsera si aprono nuove opportunità di sviluppo culturale, a beneficio dell’intera cittadinanza.
Il presidente dell’UPT Silvio Delbello ha invitato i connazionali a far sì che la sede diventi un centro di molteplici attività e un punto di riferimento in italiano per tutti gli orseresi.
«La CNI – ha dichiarato Maurizio Tremul, presidente della Giunta esecutiva dell’UI – è una risorsa. Il mondo degli esuli è una risorsa. Insieme possiamo costruire nuovi percorsi per questa nostra Patria comune».
Furio Radin ha ringraziato la Nazione madre per quanto sta facendo «non tanto per noi, ma per la cultura italiana». Questa cultura, se oggi esiste ancora, è «grazie a noi rimasti, agli esuli e alla popolazione intera della regione che ci è stata e continua a essere solidale con noi».
Hanno infine preso brevemente la parola Gina Bratovich, esule a Trieste dal vicino villaggio di Marassi, e il docente siciliano Giuseppe Crapanzano, che dalla testimonianza della signora ha tratto il libro-intervista L’Istria di Gina. La cerimonia è stata anche l’occasione per distribuirne delle copie.


Concorso Mailing List Histria: a Valle le premiazioni
Si è svolta sabato 8 e domenica 9 giugno a Valle, nel da poco restaurato Castel Bembo sede della Comunità degli Italiani, il 13° Raduno annuale della Mailing List Histria. Notevole la partecipazione di pubblico. Alle 19 di sabato l’assessore comunale vallese alla cultura Ennio Malusà ha inaugurato al pianterreno una mostra di oltre cento foto su Valle tra ’800 e ’900 realizzata da Gigliola Cnapich e promossa dall’Associazione Culturale Istriani-Fiumani-Dalmati del Piemonte. Quindi è stato proiettato il dvd Gente di Valle d’Istria a cura della stessa Cnapich, nata nel campo profughi di Altamura da un esule polesano e da un’esule vallese e ora residente ad Aosta. A seguire Lino Vivoda, consigliere del Libero Comune di Pola in Esilio, ha presentato il suo libro autobiografico In Istria prima dell’Esodo. Infine Eufemia Giuliana Budicin ha illustrato l’apporto artistico istriano, quarnerino e dalmata a Roma e nel Lazio dal V secolo a oggi proiettando le immagini di alcune importanti opere.
La mattina seguente, dopo la messa in duomo, nel salone di Castel Bembo hanno portato i loro saluti Viviana Benussi, vice-presidente della Regione Istriana, Rosanna Bernè, presidente della CI di Valle, e il sindaco Edi Pastrovicchio. Marino Floris, secondo classificato al 2° Festival dell’Istroveneto, ha cantato la canzone dialettale Moreda, mentre Dea Lordanic ha letto due poesie della vallese Romina Floris. Infine Ivan Botezzar, della Comunità degli Italiani di Visinada, ha interpretato Perdere l’amore e Dicitencello Vuje. La MLH ha consegnato una targa a Rosanna Bernè e proclamato “Personaggio dell’anno 2012” l’artista connazionale piranese Giulio Ruzzier.
E’ seguita la premiazione dell’11° Concorso letterario della MLH, cui hanno preso parte 362 studenti con 240 temi, tra individuali e di gruppo: 189 delle scuole elementari, 50 delle medie superiori e 1 delle materne di Croazia, Slovenia e Montenegro. Dalla Dalmazia sono giunti 48 elaborati. La Scuola Elementare Italiana “Galileo Galilei” di Umago ha concorso con ben 41 temi, la SEI “Giuseppina Martinuzzi” di Pola con 20, la SEI “Bernardo Benussi” di Rovigno con 18, la SE “Njegoš” di Cattaro con 17, la SEI “Dante Alighieri” di Isola con 16, la SEI “Vincenzo e Diego de Castro” di Pirano con 16, la SEI “Gelsi” di Fiume con 15. La Scuola Media Superiore Italiana “Leonardo da Vinci” di Buie ne ha inviati 16, la SMSI di Fiume 10, il Ginnasio di Cattaro 9. Hanno inoltre partecipato al concorso la Comunità degli Italiani di Crevatini, la CI “Dante Alighieri” di Isola d’Istria, la CI di Lussinpiccolo e il Centro di Ricerche Culturali Dalmate di Spalato.
Nella sezione MLH - Scuole elementari - lavori singoli è arrivata prima Elen Zukon Kolić (SEI “Martinuzzi” di Pola), seconda Miriam Herceg (SEI “Gelsi” di Fiume), terza Anna Rosso (SEI “de Castro” di Pirano). Nei lavori di gruppo hanno vinto il primo premio i “Fioi come noi” (SEI “Benussi” di Rovigno), il secondo gli “Asta e fileto” (SEI “De Amicis” di Buie), il terzo i “Star bene insieme agli altri” (SEI “Martinuzzi”).
Nella sezione A - MLH - categoria Scuole medie superiori - lavori individuali è arrivata prima Matea Linić (SMSI di Fiume), seconda Emi Forišek (SMSI di Rovigno), terze Kris Dassena (CI “Dante” di Isola). Nei lavori di gruppo si sono invece piazzate al primo posto due studentesse del Liceo generale della SMSI “Da Vinci” di Buie, al secondo uno studente e una studentessa del Ginnasio di Cattaro, al terzo due studentesse della SMSI “Dante Alighieri” di Pola.
La sezione B, indetta dall’Associazione Dalmati Italiani nel Mondo, si è articolata in sottocategorie. Per “Dalmazia in Croazia” - Elementari - lavori individuali ha vinto Nikola Jerolimić (CI di Lussinpiccolo). Per “Dalmazia in Montenegro” - Elementari - lavori individuali ha avuto il primo premio Gianluca Lamberto Pelonzi (Scuola Elementare “Narodni heroj Savo Ilić” di Cattaro), il secondo Egzona Krasnići (SE Njegoš di Cattaro), il terzo Daniela Zifra (SE “Drago Milović” di Teodo). Per “Dalmazia in Croazia” - Scuole medie superiori - lavori individuali hanno vinto tre studenti del Liceo Linguistico Informatico “Leonardo da Vinci” di Spalato. Per “Dalmazia in Montenegro” - Medie superiori - lavori individuali ha ottenuto il primo premio Ivan Brkanović (Ginnasio di Cattaro), il secondo Vedrana Nikolić (SMS “Mladost” di Teodo) e il terzo Stefana Franović (Ginnasio di Cattaro).
L’Associazione per la Cultura Fiumana, Istriana e Dalmata nel Lazio ha conferito un premio speciale a Marco Blašković (Liceo Generale della SMSI di Rovigno), il Libero Comune di Pola in Esilio a Filippo Sebastiano Čikić (SEI “Martinuzzi” di Pola) e Adamandia Sofija Koželj Pashalidi (SMSI “Dante Alighieri” di Pola), il Libero Comune di Fiume in Esilio a Lara Grozdanić (SEI “San Nicolò” di Fiume) e Nina Rukavina (Ginnasio generale della SMSI di Fiume), l’Associazione Culturale Istriani-Fiumani-Dalmati del Piemonte a Tara Bernè, Dorotea Cerin, Martin Popović, Erica Vošten e Luka Zonta (SEI “Benussi” - Sezione Periferica di Valle), l’ANVGD - Comitato di Gorizia a Luka Bukša (SEI “Gelsi” di Fiume), il periodico “Istria-Europa” a Sarah Pavich (Liceo generale della SMSI “Da Vinci” di Buie), e “Coordinamento adriatico” a Federica Glišić Rota (SEI “Galileo Galilei” - Sezione Periferica di Bassania) e Chiara Bonetti (Liceo generale della SMSI di Buie).
Il premio speciale della giuria offerto da Coordinamento Adriatico è andato a Gaia Paljuh (SEI “Benussi”, Sezione Periferica di Valle - Doposcuola), Giovanni Battista Uggeri Michelini (SEI “Benussi” di Rovigno), Leo Bogdanović Vlah (SEI “Benussi”) e Kim Vižintin (SEI “Dante” di Isola).
Il premio speciale della giuria offerto dal CDM è stato invece assegnato a: Marika Rovina (SEI “De Amicis”, Sezione periferica di Verteneglio), Marko Drandić (SEI “Martinuzzi” di Pola), Chiara Anić (SEI “Galilei” di Umago), Erika Bernardis (SEI “Galilei” di Umago), Sky Spahić (SEI “Martinuzzi” di Pola), Alex Auber (CI di Crevatini), Elizaveta Chernova (SEI “Belvedere” di Fiume), Marco Cetina (SE di Dignano - Sezione italiana), Leila Mujanović (SEI “Dante” di Isola), Alex Zigante (Ginnasio “Antonio Sema” Portorose-Pirano), Sara Rahmonaj (SMSI “Dante” di Pola) e i gruppi “Bilòto” (SEI “De Amicis”, Sezione Periferica di Momiano), “Allomaar” (SEI “Martinuzzi”, Sezione Periferica di Gallesano), “Le trottole” (SEI “Pier Paolo Vergerio il Vecchio” di Capodistria) “Jelk” (SEI di Cittanova), “Shoes boys” (SEI “de Castro”, Sezione di Sicciole), e “Leonardo da Vinci” (SEI “Gelsi” di Fiume).
Il premio speciale della giuria offerto dall’Associazione Dalmati Italiani nel Mondo è stato attribuito a Ivana Pepđonović (SE “Srbija” di Antivari), Petra Radulović (SE “Njegoš” di Cattaro), Nikola Petrović (SE “Njegoš” di Cattaro), Ksenija Racković (SE “Narodni heroj Savo Ilić” di Cattaro), Matija Sindik (SE “Drago Milović” di Teodo), Nadja Samardzić (Ginnasio di Cattaro), Jelena Ljubojević (SMS “Mladost” di Teodo), Sanja Matković (SMS “Mladost” di Teodo) e a due allievi del Ginnasio di Cattaro.
Il premio “Partecipazione” offerto dall’Associazione Dalmati Italiani nel Mondo è andato a Dražen Bošnjak e Ivan Novaković (Centro di Ricerche Culturali Dalmate di Spalato). Il premio “Simpatia” è stato invece conferito per i lavori individuali a Erika Vižintin ed Elian Conti (SEI “Galileo Galilei” - Sezione Periferica di Bassania), Filip Tromba, Matej Gršković e Korina Višković (SEI “Martinuzzi” - Sezione Periferica di Sissano), e per i lavori di gruppo ad alcuni alunni della SEI “Galileo Galilei” di Umago e della Scuola materna / Centro di Ricerche Culturali Dalmate di Spalato.
Da segnalare il grande lavoro organizzativo svolto da Maria Rita Cosliani e Walter Cnapich. Successivamente Mirella Tribioli ha portato in Montenegro i premi ai vincitori locali.
Nel pomeriggio di domenica si è tenuto un incontro dal titolo La via dell’istrioto, durante il quale i rovignesi Libero e Vlado Benussi hanno cantato in ruvignîs, un ragazzo rovignese ha eseguito una canzone dialettale e una napoletana, e poi l’esule rovignese Gianclaudio de Angelini e il vallese residente Sandro Cergna hanno letto le loro poesie nei rispettivi dialetti istro-romanzi. Erano presenti diversi connazionali delle CI di Rovigno, Dignano, Valle, Fasana e Sissano.



A Isola si continua
a costruire italianità
Isola d’Istria si conferma una fucina di iniziative volte a diffondere la lingua e la cultura italiana, a far conoscere il patrimonio storico locale negletto in epoca jugoslava e a rinsaldare i rapporti con la Madrepatria. Tale vivacità dipende dall’attivismo di ben due Comunità degli Italiani (caso unico sia in Slovenia che in Croazia): la “Dante Alighieri”, presieduta da Amina Dudine, e la “Pasquale Besenghi degli Ughi”, presieduta da Lilia Macchi, ma anche della Comunità Autogestita della Nazionalità Italiana del Comune di Isola (CAN), l’ente di diritto pubblico presieduto da Astrid Del Ben che gestisce i fondi destinati ai connazionali, interviene sulle tematiche di loro spettanza e organizza o co-organizza alcune iniziative.
Martedì 14 maggio a Palazzo Manzioli, su iniziativa della CI “Pasquale Besenghi degli Ughi”, la prof.ssa Daniela Paliaga e il giornalista Alberto Cernaz hanno presentato il poema, ritrovato in una libreria antiquaria dallo stesso Cernaz, Il Nuovo pastor fido Overo le Selve Incoronate. Tragicomedia boschereccia del signor Ottonello De Belli Gentiluomo di Capo D’Istria, pubblicata a Venezia nel 1677.
Sabato 18 maggio la CI “Dante Alighieri”, in collaborazione con gli Amici del Dialetto Triestino, ha promosso la rappresentazione della commedia brillante in dialetto triestino Preferisco il classico, messa in scena al teatro cittadino dal Gruppo teatrale degli adolescenti del ricreatorio “Giglio Padovan” di Trieste. Lo spettacolo si ispira al divertente film del regista americano Billy Wilder con Marilyn Monroe A qualcuno piace caldo.
Venerdì 24 maggio, su iniziativa della Comunità Autogestita della Nazionalità Italiana, Silvano Sau ha tenuto il secondo appuntamento stagionale del “Laboratorio di storia isolana” con una conferenza dal titolo Primo maggio 1213: il Libero Comune di Isola, ovvero come fu che gli Isolani si riscattarono dalle monache di Aquileia.
Sabato 25 maggio la CI “Pasquale Besenghi degli Ughi” ha offerto a palazzo Manzioli la XXI edizione del Concerto di Primavera. Hanno cantato, con soddisfazione del pubblico, il coro “Haliaetum” della stessa CI organizzatrice e i cori “Stella Alpina” di Lavarone (Trentino) e della sezione di Codroipo (Udine) dell’Associazione Nazionale Alpini.
Giovedì 30 maggio la CI “Dante Alighieri” ha ospitato a palazzo Manzioli il concerto del ventenne pianista triestino Luca Sacher, che ha eseguito la Sonata n. 32 op. 111 di Ludwig van Beethoven, lo Scherzo n. 3 di Fryderyk Chopin, la Ballata n. 2 in si minore di Franz Liszt e Pur le piano di Claude Debussy.


Gli studenti raccontano
e dipingono l’Esodo e le Foibe
La mattina di venerdì 7 giugno hanno avuto luogo contestualmente, nell’affollata sala “Beato Francesco Bonifacio” dell’Associazione delle Comunità Istriane in via Belpoggio 29/1 a Trieste, la premiazione della prima edizione del concorso “Vivere nella Storia” e l’inaugurazione della mostra delle opere in gara. La duplice iniziativa è stata promossa dall’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia (ANVGD) - Comitato provinciale di Trieste in collaborazione con l’Associazione delle Comunità Istriane.
Il concorso, indetto lo scorso aprile dall’ANVGD - Comitato provinciale di Trieste, è volto a sensibilizzare docenti e studenti triestini sul Giorno del Ricordo anche in riferimento alla commedia dialettale Quando tornaremo, rappresentata dalla compagnia “La Barcaccia” il 2 marzo al Teatro dei Salesiani su iniziativa dello stesso Comitato triestino dell’ANVGD e dal CDM. La giuria era composta da Paolo Sardos Albertini (presidente), Renzo Codarin, Manuele Braico, Luigi Pitacco, Paolo Radivo e Annamaria Fabbri Bologna, con la consulenza di Federica Cocolo Relli.
Per la sezione “compiti scritti” la giuria ha assegnato il primo premio ad Alessia Piazza e Francesco Parenzan, della I A della Scuola secondaria di primo grado “Guido Brunner”, perché «attraverso domande e risposte riguardanti lo spettacolo “Quando tornaremo” hanno espresso in maniera esauriente le vicende dell’Esodo con una significativa conclusione che dà ai giovani il compito di ricordare il passato per costruire il futuro». Una menzione è andata al testo di Matteo Maver (I A del “Brunner”) per aver espresso le vicende dell’Esodo «in maniera breve ma esauriente attraverso la lettura della legge per il Giorno del Ricordo pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale».
Per la sezione “disegni” la giuria ha attribuito il primo premio a Sara Zamparo, della classe V B del Liceo Artistico e Istituto Statale d’Arte “Enrico e Umberto Nordio” di Trieste, la cui opera “Destinzione ignota” «si connota per la raffinatezza sia nell’individuazione del soggetto inerente l’Esodo, sia nella raffigurazione dello stesso». Il secondo premio è andato invece a Davide Turilli, Greta Sila e Axel Mazzelli (I E del “Nordio”) con la motivazione che «la particolarità della tecnica adoperata esprime con efficacia gli sconvolgimenti storici connessi alla tragedia dell’Esodo».
L’Associazione delle Comunità Istriane ha assegnato una menzione speciale ad Alice Cottignoli (III C del “Nordio”) per il suo dipinto che «allude alle affinità tra la memoria dell’albero con radici tenacemente piantate nella terra di origine e quella dell’uomo che rimane fino alla fine dei suoi giorni», a Claudia Valentini (II E del “Nordio”), dal cui disegno emerge un senso di rinascita, nonché ad Irina Obersnel ed Elisa Bazec (V A del “Nordio”) per «la modernità del manufatto, l’originalità della tecnica e la profondità della motivazione».
Il Comitato triestino dell’ANVGD ha assegnato una menzione speciale a Margherita Paoletti (II E del “Nordio”), la cui opera «con il linguaggio dell’arte astratta esprime, senza descriverlo, il momento angoscioso e disarticolante della “fuga” dalla propria terra».
Il Circolo buiese “Donato Ragosa” di Trieste ha conferito una menzione speciale a Sara Lugli (II E del “Nordio”), in quanto capace di «rappresentare con pochi tratti simbolici, gli eventi che hanno caratterizzato l’esodo delle genti Giuliano Dalmate dalle terre dell’adriatico orientale».
La giuria del profilo Facebook “ANVGD Trieste area fan” ha infine dato una menzione a Nicolò Relli (I A del “Nordio”) per il suo lavoro «molto rappresentativo, emotivamente superbo», e una ad Elia Grigolon (I A del “Nordio”) per essersi dimostrato «avanti rispetto alle ideologie e alle faziosità».
A tutti gli altri partecipanti sono stati offerti buoni acquisto.
Sono stati inoltre premiati i docenti Marianna Staiano, Renzo Grigolon, Luigi Leaci, Manuela Cerebuch e Roberto Starc. In seguito è stata premiata anche la prof. Patrizia de Angelini.
Nella consegna dei premi si sono alternati il vice-presidente della Provincia Igor Dolenc, l’assessore comunale all’educazione, scuola, università e ricerca Antonella Grim, il presidente del Comitato provinciale triestino dell’ANVGD Renzo Codarin, il presidente dell’Associazione delle Comunità Istriane Manuele Braico e il presidente della giuria Paolo Sardos Albertini, i quali hanno rivolto alcune parole di saluto iniziali. Il festoso incontro, introdotto dal coro dell’Associazione delle Comunità Istriane, si è concluso con un rinfresco.
La mostra, allestita da Federica Cocolo, Manuela Cerebuch, Luigi Leaci e Roberto Starc con l’apporto del Comune di Trieste, rimarrà visitabile fino al 30 giugno 2013 negli orari d’ufficio dell’Associazione delle Comunità Istriane (lunedì-venerdì 10-12, 17-19). I disegni sono visibili anche sul profilo Facebook “ANVGD Trieste area fan”.






L’architettura tradizionale in Istria
L’Istituto Regionale per la Cultura Istriano-fiumano-dalmata, in collaborazione con il Centro di Ricerche Storiche di Rovigno, ha presentato lunedì 27 maggio al Museo della Civiltà Istriana, Fiumana e Dalmata di Trieste il volume di Roberto Starec Pietra su pietra. L’architettura tradizionale in Istria, edito dal CRSR nella “Collana degli Atti - n. 34”. La presidente dell’IRCI Chiara Vigini si è rallegrata di questa prima iniziativa comune dopo tanti anni. Silva, vedova dell’etnologo triestino morto il 1° maggio 2012, si è augurata che veda presto la luce il cd ideato dal marito. A pronunciare l’allocuzione ufficiale è stato il prof. Giovanni Radossi, presidente del CRSR.
La memoria delle cose vive nella memoria degli uomini; in particolare quando avvenimenti più grandi di noi concorrono a cancellare ogni traccia delle opere umane dovute a quell’ingegno collettivo dell’Uomo che sogliamo chiamare civiltà. E’ grazie all’appassionata pazienza ed all’umile intelligenza di quelle persone che dedicano il meglio delle loro energie, spesso la loro stessa esistenza, a custodire, ricercare e studiare documenti e notizie, che si perpetua la memoria delle cose, dell’agire dei singoli e delle vicissitudini dei gruppi e riesce così possibile stenderne la storia, assicurando ai posteri le proprie radici culturali.
Le aree marginali in cui vivono nuclei diramati di singole nazionalità, in continuità territoriale con la propria Nazione madre (com’è il caso degli Italiani istro-fiumano-dalmati), sono esistite per secoli in una tensione latente o palese, conformando la loro esistenza alle oscillazioni politiche locali ed al complesso intrico delle vicende internazionali.
Soltanto ad acquisizione avvenuta di codesta premessa, possiamo riproporci la dovuta riflessione sul ruolo svolto dal Centro di ricerche storiche di Rovigno, sulle sue molteplici attività, le sue pubblicazioni, onde ribadire con forza e convinzione che i nostri volumi hanno costituito e costituiscono un contributo importante sia nell’ambito della storiografia regionale, nazionale ed internazionale, sia per quel che riguarda la “biografia” della nostra comunità; esse, infatti, sanno di poter offrire nei diversificati frangenti quel contributo qualificato alla rivalutazione della determinante presenza italiana sul territorio, che è stata custodita e curata in lunghi anni di isolamento dagli Italiani rimasti, in maniera specifica, anche attraverso le oltre 110.000 pagine da noi pubblicate. Con il loro carattere interdisciplinare e per la loro natura problematica, per il tono e la lingua dei saggi e degli articoli, le opere edite dal Centro si sono rivolte non solo agli specialisti di una o di poche discipline, ma agli uomini di cultura in genere, intrecciando con un cospicuo pubblico di lettori, connazionali e non, un dialogo continuo che non ha preteso di offrire risultati intoccabili, quanto piuttosto di suggerire problemi, tenendo conto dei dubbi e delle altrui opinioni, con il fine mirato di riappropriarci del nostro illustre ed irrinunciabile passato e, assieme ad esso, della nostra identità nazionale ed umana, sul territorio, a dispetto dei danni subiti, certi che POST NUBILA PHOEBUS – dopo la burrasca ritorna il sereno!
A sei mesi di distanza dalla presentazione ufficiale del volume Pietra su pietra, avvenuta presso la Comunità degli Italiani di Pisino, ed introdotta in quella sede dalle note del Va, pensiero, mi siano concessi oggi soltanto alcuni rapidi cenni all’opera ed al suo Autore. Il libro presenta un’Istria dove, come ormai ovunque in Europa, il patrimonio della cultura tradizionale, elaborato da generazioni di contadini, pescatori ed artigiani nel corso di una vicenda secolare, è stato progressivamente intaccato e messo in crisi dalle trasformazioni socio-economiche verificatesi con ritmo sempre più rapido, soprattutto per l’incalzare degli avvenimenti politici che hanno prodotto la modificazione radicale del quadro etnico-linguistico della regione. Il biblico esodo degli italiani ha in tal maniera costituito l’autentica strozzatura della storia della Venezia Giulia. Tuttavia, il successivo sviluppo economico e i modelli imposti dai mezzi di comunicazione di massa non sono riusciti a cancellare l’eredità della cultura tradizionale e a sradicarne le motivazioni profonde: in Istria il legame con la terra e con il mare è rimasto forte, anche se borghi e villaggi sono spesso ancor oggi tristemente spopolati con le poche vecchie costruzioni abitate da singoli anziani e nelle quali sessant’anni or sono vivevano ampie famiglie. E così, nello svolgersi del libro, assistiamo a testimonianze sia di conservazione e di sopravvivenze, sia di trasformazioni e di abbandoni.
L’apparato iconografico del volume ne costituisce una parte sostanziale e non puramente esornativa; testo e immagini sono concepiti complementarmente e le riprese fotografiche sono state palesemente guidate da precisi criteri di metodologia espositiva con il fine di illustrare e quindi documentare la struttura delle abitazioni tradizionali che è interamente in pietra – come appunto lo richiama il titolo –, spesso non squadrata e a vista, senza intonaco, con il tetto quasi sempre a due spioventi poco inclinati. Qui ci sono le abitazioni più tipiche dell’area istriana, caratterizzate dall’elemento esterno del ballatoio / baladùr - balidòr, con la sua scala in pietra che introduce al piano superiore, ad un terrazzino coperto da loggetta. Accanto ad esse, figurano le abitazioni urbane vecchie di molti secoli (numerose con canne fumarie esterne di tipo veneziano), alcune in origine dimora di famiglie agiate, ma in seguito passate nell’uso ai ceti popolari: e non solo nelle cittadine della costa, ma anche in numerose località dell’interno, con date incise sulle architravi o sugli archi dei portali che rimandano spesso all’Ottocento, ma che si alternano di frequente a datazioni settecentesche e seicentesche.
Ecco spiegato perché ci troviamo difronte ad un’indagine corposa, puntuale, condotta con il consueto rigore dall’indefesso studioso che è stato Roberto Starec, che ci consente di gettare uno sguardo profondo su quell’architettura “tradizionale” che, se da una parte contraddistingue la dimensione rurale, dall’altra illumina particolari abitativi anche di area marinara, ed insieme tipicamente urbana.
La ricerca, durata parecchi anni – con il contributo finanziario della Regione Friuli Venezia Giulia – ha portato il Nostro a percorrere l’Istria in ogni direzione ed ha consentito un serio recupero di questo tipo di tradizione che prescinde da ogni imposizione “colta”, disegnando una mappa di quella che è (era) l’architettura “tradizionale” del nostro habitat. L’apporto culturale di questo volume può essere considerato marginale soltanto da un punto di vista geografico: esso è e rimane, invece, un aspetto specifico della più vasta cultura della nostra Nazione Madre. Noi siamo sempre più fermamente convinti che conoscere la nostra storia ci aiuti a meglio comprendere il mondo in cui operiamo e nel quale i nostri padri hanno affondato da epoche immemorabili le loro e le nostre radici.
Purtroppo, Roberto Starec, prematuramente, ci ha lasciato un anno fa, mentre quest’opera era in corso di stampa, senza clamore e senza che nessuno ne avesse indizio; era riuscito, tuttavia, a concludere il presente lavoro che raccoglie anche immagini che risalgono agli anni Ottanta del secolo scorso, preziose poiché assurgono a documento unico di realtà purtroppo già scomparse o fortemente modificate.
Egli ci ha consegnato una grande eredità ed un vuoto che stentiamo a scorgere chi potrebbe colmare e vogliamo pertanto dire grazie, all’uomo e allo studioso indefesso, curatore prestantissimo che ha competentemente concorso nel suo ambito di ricerca a favorire lo scambio e il ricambio intellettuale, quale modo specifico di indicare il remoto radicamento della civiltà nostra in terra istriana. Ogni congedo definitivo è venato da profonda malinconia: non nascondo che ciò vale anche per me, in questo momento. Pertanto, un grazie commosso e di tutto cuore alla memoria dell’amico e collaboratore impareggiabile prof. Roberto Starec.
Nella convinzione dell’unicità della cultura, certi di aver profuso ogni migliore energia, pensando non a possibili seppure necessari giudizi sull’opera, quanto piuttosto ai lettori di buona volontà che possano accostarvisi apprezzando sopra ogni cosa il coraggio intellettuale dei nostri collaboratori di ieri e di oggi ed in particolare quello di Roberto Starec, onde avvertirne il generoso impegno al limite del sacrificio, ringraziamo in particolare la Nazione Madre che tanto ha fatto perché il Centro rovignese potesse progredire e crescere in qualità, a generale vantaggio dei connazionali rimasti e di quelli esodati che ci hanno seguito con amore, spesso con trepidazione e sempre con partecipazione.
Ed infine, all’Istituto Regionale per la Cultura Istriano-fiumano-dalmata di Trieste, che riteniamo essere fattore portante di coesione nelle molteplici nostre attività di ricerca del comune patrimonio di civiltà, concretatosi nelle opere della letteratura, dell’arte, della tecnica, della scienza che i nostri avi sono riusciti ad esprimere nella veste specifica del genio nazionale, quale irrinunciabile consapevolezza ed orgoglio di appartenere a un’unica comunità, il grazie per la solerzia, l’amorevolezza e l’amicizia espresse nell’accogliere questa cerimonia e la puntualità con la quale l’ha condotta, unitamente al partecipe augurio di nuove affermazioni.
Prof. Giovanni Radossi

Il direttore dell’IRCI Piero Delbello ha ricordato come Starec abbia collaborato sia con l’IRCI sia con il CRSR e fatto presente come l’unica parte completa del Museo sia proprio quella sugli attrezzi agricoli curata da Roberto Starec. E’ seguita la relazione del prof. Rino Cigui, ricercatore del CRSR.
Il volume Pietra su pietra. L’architettura tradizionale in Istria che presentiamo, ultima fatica del compianto Roberto Starec, rappresenta, per certi versi, il punto d’arrivo di un percorso editoriale e umano iniziato dall’autore nell’ormai lontano 1996 con la pubblicazione, nella collana degli Atti del Centro di ricerche storiche di Rovigno, del libro Mondo popolare in Istria. Cultura materiale e vita quotidiana dal Cinquecento al Novecento. In quest’opera lo Starec, con la dovizia e la competenza che gli erano proprie, trattava il ricco patrimonio della cultura tradizionale elaborato da generazioni di contadini, pastori, pescatori e artigiani nel corso di una vicenda secolare e in gran parte misconosciuta, progressivamente intaccato e messo in crisi dalle trasformazioni socio-economiche verificatesi con ritmo sempre più incalzante, soprattutto negli ultimi decenni.
Fin dagli anni Novanta, dunque, l’autore inizia a indagare quella che con espressione felice definisce “architettura tradizionale”, locuzione da lui preferita alle più riduttive “architettura rurale, contadina, spontanea, senza architetti, anonima, primitiva, popolare, vernacolare” adottate dagli studiosi negli ultimi cent’anni e fortemente connotate alla loro formazione culturale e professionale, nonché all’impostazione metodologica prescelta. L’architettura tradizionale è per il Nostro l’insieme delle costruzioni realizzate e usufruite da quella parte degli abitanti di un territorio non facenti parte della classe egemonica, e comprendente, almeno fino a tempi relativamente recenti, la stragrande maggioranza della popolazione.
Protagonista assoluta di questa architettura tradizionale è la pietra d’Istria, che, quale testimone del passato, ha avuto un posto rilevante nella millenaria storia della nostra penisola. L’impiego di questo materiale è stato ampio e variegato, sacro e profano, a partire dalla costruzione, in età del bronzo, dei primi insediamenti su altura, i castellieri, per arrivare ai centri storici ed agli edifici di culto e non delle cittadine costiere e delle borgate rurali.
E fu proprio la secolare contrapposizione tra popolamento urbano e popolamento rurale – rileva Starec – che determinò l’origine di due ben distinte tipologie abitative, che videro sostanzialmente da un lato le cittadine costiere e le borgate maggiori dell’interno presentare una struttura accentrata dettata da ragioni squisitamente difensive, dall’altro la diffusione nelle campagne di insediamenti sparsi e case isolate che costituivano realtà abitative ancora molto primitive.
Comune ad entrambe le tipologie insediative erano le abitazioni in pietra, sovente non squadrata e a vista, coperte in genere da tegole o da lastre calcaree che, a detta di Bruno Nice, dal Seicento andarono a sostituire la copertura vegetale di paglia di sorgo o di segale precedentemente impiegata.
Ma veniamo ai contenuti del volume. Esso è il risultato di un lavoro sul campo durato una quindicina d’anni, una ricognizione capillare del territorio istriano nel corso della quale Roberto Starec ha operato un vero e proprio censimento delle architetture tradizionali, comprendenti le case con gli elementi connessi, i rustici, fabbricati specifici come frantoi e mulini ad acqua (argomento quest’ultimo già trattato in un volume del 2002), i ricoveri temporanei e le edicole devozionali. Il volume è corredato inoltre da un ricchissimo apparato iconografico, comprendente oltre 600 tra immagini, disegni e mappe catastali relative alle 298 località visitate dall’autore, e da testimonianze letterarie e fonti d’archivio su alcuni specifici aspetti dell’architettura tradizionale.
La parte più corposa dell’opera tratta naturalmente la tipologia delle abitazioni e gli elementi architettonici annessi, i quali, oltre ad avere una primaria ragione funzionale – è questo il caso dei portali, dei ballatoi e delle loggette – assumono, come i mascheroni, una valenza anche decorativa e apotropaica. Degno di nota è inoltre il capitolo che ha per oggetto le cisterne e i pozzi, due elementi che nel corso dei secoli hanno caratterizzato in modo determinante la vita e l’economia famigliare delle genti istriane. Nella storia della nostra penisola, e più in generale della civiltà, l’acqua ha rivestito da sempre un duplice aspetto: quello di elemento vitale, indispensabile per la sopravvivenza della specie, e quello più negativo di generatore di subdole patologie come la malaria, il tifo o il colera.
La mancanza di ampie zone esoreiche, la scarsità di sorgenti e fonti e le frequenti siccità estive avevano indotto i villaggi dell’Istria a munirsi di uno o più stagni artificiali, i lachi, dove si raccoglieva l’acqua piovana usata per abbeverare gli animali e che, almeno fino alla metà dell’Ottocento, veniva utilizzata dagli stessi abitanti con conseguenze facilmente prevedibili. Nei centri maggiori l’acqua piovana veniva raccolta nei pozzi-cisterna, che sovente sopperivano al fabbisogno idrico dell’intera collettività, mentre al principiare del Novecento, nelle zone meno depresse, erano numerose le famiglie che disponevano di una cisterna propria. L’annosa questione del rifornimento idrico, che nei secoli aveva richiamato l’attenzione sia del governo veneto che di quello austriaco, venne risolta soltanto negli anni Trenta del Novecento quando buona parte del territorio istriano fu raggiunto dal nuovo acquedotto, grazie al quale si pose parzialmente fine all’atavica sete delle genti istriane.
Non possiamo concludere questa cursoria panoramica sul volume di Roberto Starec senza soffermarci su un aspetto apparentemente secondario dell’architettura tradizionale istriana, quello cioè relativo alle edicole votive, un argomento che per le svariate implicazioni a livello sociale e devozionale meriterebbe senz’altro una trattazione a parte. Conosciute comunemente con il nome di capitei, questi modesti monumenti della devozione popolare, realizzati da artigiani locali su commissione delle piccole comunità di villaggio o di singoli individui o famiglie, si incontrano frequentemente lungo le strade, agli incroci o lungo sentieri di campagna, e fungevano da tappa nelle processioni per l’Ascensione e il Corpus Domini oppure vi si svolgevano specifiche cerimonie a cadenza annuale legate alla dedica di un santo protettore o alla Vergine. I capitelli rappresentano quindi i segni più tangibili della presenza cristiana sul territorio, espressioni genuinamente popolari della fede messe in atto spontaneamente dalla pietà locale.
Per concludere potremmo chiederci quale futuro attende l’architettura tradizionale istriana alla luce delle inarrestabili trasformazioni a cui è stata sottoposta negli ultimi decenni. Riteniamo che la risposta più adeguata l’abbia data, nel lontano 1957, il grande architetto Le Corbusier, affermando che «I valori architettonici debbono essere salvaguardati. Essi sono parte del patrimonio umano, e coloro che li possiedono sono incaricati della loro protezione, hanno l’obbligo di fare tutto ciò che è lecito per trasmettere intatti ai secoli futuri questa nobile eredità».
Prof. Rino Cigui

Il prof. Gian Paolo Gri ha elogiato Starec, etnologo «fine» e «di campo» che con dati di prima mano tratti da un’indagine a tappeto e utilizzando sapientemente nache altre fonti, ha fornito una sintesi nuova e originale degli studi sulle abitazioni tradizionali istriane senza isolarle dal loro contesto insediativo. Per tutelare questi beni culturali tangibili è necessario conoscerli. Dopo alcuni decenni di ristrutturazioni selvagge specie lungo la costa, oggi in Istria si registra maggiore sensibilità al recupero di un patrimonio materiale che sta dimostrando la sua valenza turistica. «La tradizione – ha affermato Gri – si vende bene e può dare un grosso apporto all’economia». Ciò vale per l’architettura, l’alimentazione e l’abbigliamento tradizionali, le tre “A” dell’antropologia.
Stelio Spadaro ha auspicato la creazione di un gruppo di lavoro comune IRCI-CRSR per valorizzare in modo sistematico la cultura italiana dell’Adriatico orientale.
Giovanni Radossi ha svelato un suo sogno: realizzare in Istria un Museo dell’Esodo, che faccia conoscere sul posto quella realtà. Un’idea che Chiara Vigini ha giudicato fattibile.
Paolo Radivo ha esortato le associazioni degli esuli a puntare sulla salvaguardia in Istria, Quarnero e Dalmazia delle tre “A”, ovvero del patrimonio culturale autoctono italiano.
Walter Macovaz ha sostenuti che figli e nipoti degli esuli non partecipano perché i genitori e nonni non li hanno portati in Istria, non hanno trasmesso loro una cultura viva. Ma Chiara Vigini ha detto di notare positivi germogli nelle scuole.
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