DOVE SONO I RESTI MORTALI DI TANTI INNOCENTI?

Dove sono i resti mortali di tanti innocenti?

Il 10 giugno Silvio Mazzaroli e Paolo Radivo, in rappresentanza del Libero Comune di Pola in Esilio (LCPE), e Maurizio Tremul, presidente della Giunta esecutiva dell’Unione Italiana, hanno tenuto una conferenza stampa nella sede dell’Associazione delle Comunità Istriane a Trieste per illustrare il programma del 57° Raduno degli Esuli da Pola e in particolare il pellegrinaggio a Surani e Rovigno. Ai presenti hanno distribuito il programma definitivo del Raduno, un’illustrazione della duplice iniziativa del 14 giugno, la risposta del vice-ministro della Difesa croato Ivan Grujić alla richiesta di segnalare ufficialmente i luoghi di sepoltura degli “infoibati” (vedi pag. 1) e la lettera inviata su tale tema al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano da Silvio Mazzaroli.


All’incontro hanno assistito fra gli altri Renzo Codarin, presidente di FederEsuli, Manuele Braico, presidente dell’Associazione delle Comunità Istriane, Giuseppe Cossetto, che il 12 dicembre ’43 contribuì a riconoscere la salma della cugina Norma e a liberarne i polsi dal filo di ferro, Loredana Cossetto, segretario dell’Associazione delle Comunità Istriane, e i membri del Direttivo Franco Biloslavo (segretario della Comunità di Piemonte d’Istria) e Carmen Palazzolo Debianchi.
Mazzaroli ha sottolineato come la ricucitura fra esuli e rimasti sia stata la direttiva principale dell’LCPE negli ultimi anni. «In una qualsiasi attività – ha affermato – solo quando si ha un obiettivo definito si più sperare di raggiungerlo. Sennò si vive alla giornata, si va a destra o a sinistra secondo le opportunità del momento. In passato ogni componente era ancorata alle sue posizioni, convinta delle proprie scelte, in una visione manichea per cui le ragioni erano tutte da una parte. Ma le cose non stanno così. Ognuno ha qualcosa da farsi perdonare e qualcosa per cui esigere le scuse riguardo a ciò che la storia ci ha riservato. Occorre rispetto reciproco. Non vogliamo dimenticare quanto è successo, ma anzi approfondire, far emergere tutte le verità, però tenendo conto delle sofferenze e dei torti subiti dagli altri».
«Il Raduno del 2011 a Pola – ha aggiunto – è stato un primo approccio ufficiale incoraggiante. Siamo stati accolti nella sede della Comunità degli Italiani dal presidente Fabrizio Radin con un “Bentornati a casa”. Lo scorso anno il programma è stato più impegnativo, più politico, con il Percorso in omaggio alle Vittime degli opposti totalitarismi che hanno insanguinato l’Istria. Quest’anno abbiamo voluto ripeterlo, non più in quattro ma in due tappe. Nel 2013 ricorrono infatti i 70 anni dal martirio di Norma Cossetto nella foiba di Surani. A Rovigno poi onoreremo i due partigiani Pino Budicin e Augusto Ferri ammazzati dai fascisti insieme a Giovanni Sossi dopo essere incorsi in una trappola tesa dai titini perché erano di sentimenti italiani. Come nel 2012, il programma è stato messo a punto con la Comunità degli Italiani di Pola e con l’Unione Italiana. Ringrazio in particolare Maurizio Tremul per il grande sostegno organizzativo e il concorso di idee».
«Sappiamo – ha continuato Mazzaroli – che tantissima gente è stata infoibata, ma, a parte i riconoscimenti fatti dal maresciallo dei Vigili del Fuoco Arnaldo Harzarich, ancora non sappiamo chi giace dove. La lettera del vice-ministro croato denota una certa apertura. Ora la legge croata sulla ricerca e la riesumazione delle vittime della guerra e del dopoguerra è stata approvata: basta volerla applicare. In tal senso ho sollecitato il presidente Napolitano».
«E’ con grande piacere – ha detto Maurizio Tremul – che sono venuto per la prima volta ufficialmente in questa storica sede e ringrazio dell’ospitalità. Vogliamo capire dove sono i resti mortali di tante vittime innocenti. In Slovenia e Croazia il problema non riguarda solo gli italiani. La legge pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica di Croazia n° 2012/143 sulla ricerca, la ristrutturazione e la manutenzione delle tombe militari e delle vittime della Seconda guerra mondiale e del dopoguerra offre ora uno spiraglio. L’Unione Italiana ha inviato un promemoria al Ministero degli Esteri italiano in cui esorta a sollevare tale questione nei prossimi incontri con la controparte croata, chiedendo l’attuazione della legge anche per gli italiani e un accordo bilaterale sia con la Croazia sia con la Slovenia. L’Unione Italiana farà pressione in tal senso anche autonomamente. Occorre poi tutelare le tombe italiane nei cimiteri, affinché non vengano cancellate».
«I raduni delle associazioni degli esuli in collaborazione con l’Unione Italiana e le Comunità degli Italiani – ha detto ancora Tremul – servono a riallacciare i fili di un’esistenza spezzata drammaticamente tanti anni fa. E’ un’emozione avere davanti a me Giuseppe Cossetto, testimone di quel dramma terribile. Sono vicende difficili che sarebbe ingiusto dimenticare e che vanno ricordate da tutti, non solo dagli italiani espulsi dalla loro patria, ma anche dai rimasti e dalle opinioni pubbliche croata e slovena. Siamo vissuti per decenni in una contrapposizione fra “Impero del Bene” da una parte e “del Male” dall’altra, secondo i punti di vista. Oggi tutto ciò non esiste più. Il concerto del 13 luglio 2010, la visita dei presidenti Napolitano e Josipović a Pola il 3 settembre 2011 e le cerimonie del 12 maggio 2012 hanno creato i presupposti per un dialogo su un percorso comune. Ringrazio tutti coloro che hanno contribuito. L’ingresso della Croazia nell’UE creerà nuove opportunità di integrazione e con l’adesione all’area Schengen l’Adriatico tornerà a essere un’autostrada».
Radivo ha rilevato che i 26 connazionali infoibati a Surani non erano fascisti, poiché in Istria quel regime era finito il 25 luglio 1943 e i suoi quadri si stavano ricostituendo solo a Pola nell’ambito del Litorale Adriatico a guida nazista. Quelle vittime erano civili innocenti, compreso chi aveva lasciato la divisa militare dopo l’8 settembre e chi era stato ridotto dai titini allo stato civile prima dell’arresto. Pino Budicin e Augusto Ferri furono spinti nelle fauci dei repubblichini perché il loro limpido internazionalismo li rendeva dei pericolosi concorrenti agli occhi dei filo-jugoslavi. Il bracciante rovignese Giovanni Sossi fu invece erroneamente scambiato per un partigiano.

Paolo Radivo

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