NOTIZIE SCRITTE DAL DIRETTORE PAOLO RADIVO



A Cecina inaugurata piazza Martiri delle Foibe
Anche Cecina ha la sua piazza “Martiri delle Foibe”. Dopo il via libera dato all’unanimità dal Consiglio comunale, l’inaugurazione ha avuto luogo il 3 maggio scorso su iniziativa dell’amministrazione comunale e del Comitato provinciale ANVGD di Livorno.
«L’intitolazione di una piazza – ha detto nella sua allocuzione il sindaco Stefano Benedetti – non è certo sufficiente a dare sollievo a tanta violenza, ma è uno dei modi per onorare quanti hanno perso la vita, gli affetti, i loro beni in quelle vicende. Dopo anni di silenzio abbiamo il dovere di ricordare, capire e confrontarci su di una pagina dolorosa della nostra storia recente, scritta con il sangue di molti civili che vivevano in quelle zone e molti dei quali, proprio in quei crepacci naturali di origine carsica, le foibe, vennero trucidati».
Nel suo intervento il consigliere comunale Lorenzo Gasperini, presentatore insieme a Dario Marzini della mozione originaria da cui è scaturita l’intitolazione, si è detto orgoglioso del risultato, «nonostante ci siano voluti ben tre anni per l’attuazione di quella mozione da parte della Giunta».

Il presidente croato loda la minoranza italiana
«Noi riconosciamo il grande contributo che la minoranza italiana ha dato e dà alla nostra società. Gli italiani qui si sentono a casa perché la Croazia è la loro patria e siamo molto fieri dell’eredità che essa ci sa trasmettere». Lo ha affermarato il presidente della Repubblica di Croazia Ivo Josipović l’11 maggio scorso a Parenzo durante l’inaugurazione della clinica dentale “Rident”.
Il 17 maggio a Brioni Maggiore Josipović è intervenuto poi alla conferenza scientifica internazionale su “Le minoranze nazionali nelle società democratiche”. «Il sistema in vigore oggi in Croazia – ha ammesso – è nato oberato dalla guerra e durante la nascita dello Stato. Il nostro sistema, il cui apice è rappresentato dalla Legge costituzionale sui diritti delle minoranze nazionali, vanta standard molto elevati di tutela dei diritti delle minoranze ed è teso ad assicurare un giusto equilibrio tra la maggioranza e le comunità minoritarie. Ciò non significa che il nostro ordinamento sia perfetto e che non possa essere migliorato». In particolare Josipović ha ritenuto necessario garantire agli appartenenti alle minoranze nazionali i medesimi diritti su tutto il territorio della repubblica e non in maniera differenziata a seconda delle diverse aree. «L’interazione tra la maggioranza e le minoranze – ha chiarito il presidente – l’intendo come un rapporto d’integrazione e non di assimilazione». «La tutela dei diritti delle minoranze nazionali e la convivenza delle minoranze con la maggioranza in Istria – ha aggiunto – è a livelli molto alti. L’Istria ha avuto sempre le sue peculiarità e questa è una sua virtù. Mi auguro che continuerà a essere così pure in futuro».

Un servizio traduzioni a Fiume
Dal 23 maggio scorso è operativa presso la sede dell’Unione Italiana a Fiume la filiale dell’Agenzia per il supporto al multilinguismo, un servizio pubblico istituito nell’ambito del progetto transfrontaliero SIMPLE che offre tutela linguistica ai cittadini e agli enti pubblici locali. Un traduttore di lingua italiana offre assistenza linguistica nella traduzione di documenti, brossure, volantini, insegne pubbliche e altri testi scritti. La filiale sarà aperta al pubblico fino al 28 febbraio 2014 il lunedì, giovedì e venerdì dalle 7.30 alle 11.30 e sarà sempre accessibile tramite l’email Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..

Trasporti marittimi Trieste-Rovigno-Pola
La Regione autonoma Friuli Venezia Giulia presenterà, come capofila, la proposta progettuale denominata Europe-Adriatic Sea Way con l’obiettivo di ottenere dal 2014 un contributo europeo per garantire l’operatività del servizio di trasporto marittimo da Trieste a Rovigno, Pola e Brioni. L’iniziativa, approvata dalla Giunta regionale il 15 giugno scorso, si candida alla seconda fase del bando di selezione di progetti strategici nell’ambito del Programma di collaborazione transfrontaliera IPA Adriatico per rafforzare la cooperazione e lo sviluppo sostenibile della regione adriatica. Il Progetto EA Sea Way, che sarà proposto dal Friuli Venezia Giulia insieme a partner italiani e adriatici, riguarda l’asse “accessibilità e reti” e punta allo sviluppo di servizi di trasporto sostenibile, alternativi ai traffici stradali.

Nuovo direttore de “La nuova Voce Giuliana”
Il Consiglio direttivo dell’Associazione delle Comunità Istriane, riunitosi nella sede sociale di Trieste il 25 giugno, ha nominato nuovo direttore del suo organo quindicinale “La nuova Voce Giuliana” Carmen Palazzolo Debianchi, membro del direttivo stesso. Il comitato di redazione risulta ora composto da Alessandra Norbedo (caporedattore), Manuele Braico (presidente del sodalizio) ed Emiliano Sapori. Tale decisione fa seguito alla recente scomparsa dell’esule cittanovese Sergio Tomasi, che aveva diretto il giornale dal 2009. Al nuovo direttore e alla nuova redazione vadano i più sentiti auguri di buon lavoro de “L’Arena di Pola” e del Libero Comune di Pola in Esilio, nella condivisa ottica di servizio alla comune causa istriano-fiumano-dalmata.

Istria, FVG e Carinzia unite a Bruxelles
Il 3 luglio a Bruxelles, nella sede di rappresentanza comune delle Regioni Friuli Venezia Giulia, Carinzia e Istria e del Cantone di Sarajevo, gli esponenti dei quattro enti hanno tenuto una conferenza stampa congiunta.
Il presidente della Carinzia Peter Kaiser e l’assessore alla cultura, sport e rapporti internazionali ed europei del Friuli Venezia Giulia Gianni Torrenti hanno dato il benvenuto all’assessore alla cooperazione internazionale e alle integrazioni europee della Regione Istriana Oriano Otočan e alla Vicepresidente della stessa Viviana Benussi.
Kaiser ha auspicato un’attività comune nell’ambito dei nuovi gruppi di lavoro.
Torrenti ha evidenziato la collaborazione pluriennale tra Friuli Venezia Giulia e Istria, che ha portato nel 2005 all’apertura dell’ufficio comune a Bruxelles.
Ringraziando per l’appoggio, Otočan ha auspicato che la collaborazione continui su progetti concreti. Secondo l’assessore, l’ingresso della Croazia nell’UE ha dischiuso alla Regione Istriana la possibilità di usare i fondi strutturali e l’azione comune insieme ai suoi partner presso le istituzioni comunitarie. L’Istria – ha detto Otočan – aspira ad entrare nell’Euroregione senza Confini con Friuli Venezia Giulia e Carinzia, a contribuire al rafforzamento della Comunità di lavoro Alpe Adria e a sostenere la creazione di un progetto pilota per lo scambio e la formazione dei giovani con l’obiettivo di prepararli meglio al mercato del lavoro.
Viviana Benussi ha ricordato come la Regione Istriana abbia condotto da anni una politica filo-europea. I suoi obiettivi prioritari sono ora una stretta collaborazione con i cittadini, il decentramento, la promozione della cooperazione territoriale, il partenariato con Friuli Venezia Giulia e Carinzia, l’adesione all’Euroregione, nonché la collaborazione nella sanità, nell’istruzione e nella parità di genere.

Ivo Josipović incontra gli italiani di Valle
Nel pomeriggio di sabato 6 luglio il presidente della Repubblica di Croazia Ivo Josipović ha visitato a Valle (bassa Istria) palazzo Bembo, di cui è stato recentemente completato il restauro grazie ai finanziamenti del Governo italiano tramite l’Unione Italiana e l’Università Popolare di Trieste. Lo storico edificio è oggi sede sia della locale Comunità degli Italiani sia del Centro per l’Unione Europea e la cooperazione internazionale. Il presidente è stato accolto dall’ambasciatore d’Italia a Zagabria Emanuela d’Alessandro, dal console generale d’Italia a Fiume Renato Cianfarani, dal presidente dell’UI Furio Radin, dal presidente della Giunta esecutiva dell’UI Maurizio Tremul, dal direttore dell’UPT Alessandro Rossit, dal presidente del Comitato di coordinamento presso la Farnesina per le iniziative in favore dei connazionali in Croazia e Slovenia Francesco Saverio De Luigi e dalla presidente della CI di Valle Rosanna Bernè. Josipović, complimentandosi per l’ottimo restauro, ha definito palazzo Bembo «un vero gioiello del quale bisogna essere fieri orgogliosi, una prova di come la collaborazione tra Croazia e Italia può tradursi in progetti di altissimo livello».
Quindi il presidente croato, accompagnato dai rappresentanti italiani, dal sindaco di Valle Edi Pastrovicchio e dal presidente della Regione Istriana Valter Flego, è sceso in piazza Bembo, festeggiato da tanti vallesi. Dopo aver visitato l’albergo a conduzione familiare “La Grisa”, ha inaugurato il nuovo centro multimediale “Ulika” e simultaneamente la mostra Sei corde su tela, a cura di Caterina Mulitsch Trevisan, vicepresidente del Centro culturale “Tullio Crali” di Gorizia. Claudio Pio Liviero, direttore della Fondazione musicale Città di Gorizia e del centro chitarristico “Mauro Giuliani”, ha accompagnato alla chitarra la soprano Siriana Zanolla. «Questa piccola cittadina – ha osservato Josipović – può essere d’esempio a tutta la nazione e quello che m’impressiona in modo particolare è la convivenza tra la popolazione italiana e quella croata. A Valle è tangibile quello che si può ottenere quando le persone superano le differenze, siano esse di tipo culturale, linguistico o religioso».

Inaugurata la nuova sede degli Italiani di Torre
E’ stata solennemente inaugurata sabato 6 luglio la nuova e capiente sede della Comunità degli Italiani “Giovanni Palma” di Torre, realizzata grazie agli 1,8 milioni di euro forniti dal Governo italiano per il tramite dell’UPT-UI. Ospite d’onore il presidente della Repubblica di Croazia Ivo Josipović, che ha affiancato nel taglio del nastro il 97enne Angelo Palma e la piccola Erica Stojnić. Oltre 400 le persone presenti, tra cui diversi parlamentari croati.
Roberta Stojnić, che da quando tre anni fa è diventata presidente del sodalizio ha dato nuovo impulso ai lavori, ha affermato che la forza della CI non sono i mattoni del suo edificio, ma il “sentire comune” dei suoi attivisti. La nuova sede darà una «casa ospitale, aperta a tutti, dove ognuno potrà esprimere la propria identità, nel rispetto di quella altrui».
Il sindaco Nivio Stojnić, parlando prima in croato e poi italiano, si è richiamato al bilinguismo presente nel Comune e all’importanza «vitale della componente italiana per la salvaguardia e l’incremento dei valori di civiltà».
Il presidente dell’UPT Silvio Delbello ha ricordato il ruolo concreto che l’ente svolge da quasi mezzo secolo in collaborazione con l’UI e con l’appoggio del Governo di Roma.
Il presidente della Giunta esecutiva dell’UI Maurizio Tremul ha rilevato che l’ingresso della Croazia nell’UE favorisce l’unitarietà della minoranza italiana fra Slovenia e Croazia e il ricongiungimento con gli esuli.
Il presidente dell’UI Furio Radin ha dichiarato che la cultura degli italiani d’Istria definisce il carattere e la fisionomia stessa della penisola malgrado la loro esiguità numerica.
Il presidente della Regione Valter Flego, esprimendosi prima in italiano e poi in croato, ha sostenuto che gli italiani hanno dato per secoli un apporto imprescindibile al concetto di convivenza costituente il DNA dell’Istria.
L’ambasciatore Emanuela D’Alessandro, riconfermando l’impegno del Ministero degli Esteri verso la nostra minoranza autoctona, ha osservato che l’entrata della Croazia nell’UE e il rafforzamento delle relazioni tra Roma e Zagabria offre ad essa maggiori opportunità.
Il presidente Josipović, applauditissimo per le parole pronunciate in italiano (che ha promesso di voler imparare), si è rallegrato del suo ottimo rapporto con il presidente Napolitano. «Non parlo bene la vostra lingua – ha dichiarato – ma il mio vuole essere un atto di grande rispetto nei vostri confronti. L’Istria è un bellissimo esempio di convivenza plurietnica. Con il “virus” dell’istrianità si dovrebbero “infettare” le altre regioni croate». Roberta Stojnić ha consegnato a Ivo Josipović la tessera-targa di socio onorario della CI.
Il coro misto “San Martino” della CI di Torre ha eseguito gli inni nazionali croato e italiano e, al termine, il Va, pensiero. Hanno inoltre suonato i connazionali Luka Žužić (trombonista) e Roberto Daris (fisarmonicista). Gli “Elefantini” dell’asilo italiano di Torre hanno riletto la fiaba Biancaneve e i sette nani e donato al presidente Josipović un loro dipinto. Al pianoterra dell’edificio è stata allestita una mostra di quadri realizzati dal gruppo dei pittori della CI.

Italiano declassato per l’accesso alle superiori
La Giunta esecutiva dell’Unione Italiana, riunitasi l’11 luglio a Fiume, ha espresso «profonda preoccupazione per le serie difficoltà riscontrate nell’iter amministrativo delle iscrizioni on line alle Scuole Medie Superiori Italiane in Croazia per l’anno scolastico 2013/14, nello specifico per quanto attiene alla valutazione dell’italiano, a causa della posizione assunta in merito dal Ministero della Scienza, dell’Istruzione e dello Sport della Repubblica di Croazia” e ha ribadito come già nell’aprile scorso «la ineludibile necessità di presentare alla Corte costituzionale della Repubblica di Croazia la richiesta di valutazione della legittimità costituzionale delle disposizioni ministeriali in questione».
Già nel 2012 il Ministero aveva negato che l’italiano, nel passaggio dalle Scuole Elementari Italiane (SEI) alle Scuole Medie Superiori Italiane (SMSI), fosse considerato materia determinante, alla pari del croato nelle scuole croate, per l’assegnazione del punteggio, come l’inglese, la matematica e le materie rilevanti per lo specifico indirizzo di studi. Ma allora la Regione Istriana, in quanto fondatrice delle SMSI, garantì il mantenimento delle regole in vigore già dai primi anni ’80. Questa volta però il ministero ha battuto i piedi affermando trattarsi non di un diritto acquisito bensì di una mera consuetudine non più ammissibile. Dopo le proteste dei presidi e dell’UI e le pressioni dell’Ambasciata d’Italia a Zagabria, il 20 giugno si era trovata con il vice-ministro Ankica Nježić una soluzione transitoria: anche il voto in italiano avrebbe fatto punteggio, in quanto integrativo, ai fini della graduatoria finale, ma in una riunione successiva si sarebbero definite le norme del decreto sui criteri d’iscrizione per il futuro. UI e Ambasciata hanno invitato le scuole ad applicare tale procedura di compromesso, ma ciò non è stato possibile perché il ministero non ha emanato l’apposita circolare. Mancando nel bando la prova integrativa di italiano, i presidi non hanno nemmeno potuto inserirla nell’apposito sistema informatico. Solo nelle scuole di Fiume è stata prevista la prova integrativa nella forma del voto di italiano senza l’esame effettivo.
Fortunatamente tale inghippo non ha influito più di tanto sul tasso di dispersione degli alunni delle SEI, ma si teme che il sistema imposto di fatto quest’anno in Istria possa diventare definitivo favorendo l’iscrizione alle superiori croate.

Minoranza italiana: obiettivi raggiunti e non
E’ stata celebrata il 15 luglio nella nuova sede della CI di Torre la Giornata dell’Unione Italiana e della Comunità Nazionale Italiana in Croazia e Slovenia. La ricorrenza è quella del 16 luglio 1991, quando a Fiume venne approvato lo statuto e l’indirizzo programmatico dell’UI.
Floriana Bassanese Radin, presidente dell’Assemblea dell’UI, ha esortato a scoprire le «motivazioni in più per lavorare meglio, per lavorare insieme, per definire il nostro ruolo presente e futuro, per innovarci, per riuscire a cogliere le opportunità che ci offre la nuova realtà europea».
Renato Cianfarani, console generale d’Italia a Fiume, ha confermato l’interesse e l’appoggio della Nazione madre verso i connazionali di Croazia e Slovenia, complimentandosi con l’UI per aver mantenuto unita la minoranza divisa nel 1991 fra due nuovi paesi indipendenti e per aver instaurato proficui rapporti con istituzioni italiane, croate e slovene.
«Siete stati sempre – ha dichiarato Silvio Delbello, presidente dell’Università Popolare di Trieste – all’altezza della situazione, non vi siete mai lasciati sopraffare, assorbire, e spesso siete riusciti a volgere a vostro favore il contesto anche più difficile. Dietro c’è un grosso impegno e tanto lavoro e non posso che farvi i complimenti e augurarvi altro successo». Delbello ha consegnato una targa ricordo alla presidente Bassanese Radin.
Il consigliere Giacomo Scotti ha individuato nella tenacia la chiave della sopravvivenza della CNI.
Maurizio Tremul, presidente della Giunta esecutiva, ha affermato che l’UI ha contribuito a mantenere la pace, la convivenza, il dialogo interculturale e il carattere plurale in Istria e a Fiume, a ridare dignità agli italiani di Croazia e Slovenia, a conservarne l’unitarietà, a diventare un soggetto credibile e rispettato sia dai paesi domiciliari sia dalla nazione madre, a ricongiungersi con gli esuli, a raggiungere il memorandum trilaterale Italia-Croazia-Slovenia nel ’92 (Lubiana non lo firmò, ma si impegnò a rispettarlo), il trattato bilaterale italo-croato nel ’96, il riacquisto della cittadinanza italiana, un cospicuo sostegno finanziario da parte della nazione madre, l’ampliamento delle rete scolastica, il rafforzamento delle istituzioni, il raddoppio delle CI, la crescita culturale e in parte anche economica attraverso la realizzazione dei progetti. D’altro canto però non è riuscita a creare quella solida base economica necessaria a sostenere le attività culturali e non ha ottenuto dal Parlamento italiano la Legge di interesse permanente che garantisca continuità nei finanziamenti.
Il presidente Furio Radin si è chiesto con grande franchezza se l’UI abbia fatto abbastanza per formare i giovani, per mantenere il nostro codice linguistico anche nelle scuole italiane, per far frequentare le sedi, per alimentare il dibattito interno e per affermare l’uso dell’italiano nei Consigli municipali e negli altri consessi ufficiali. «Abbiamo fatto tanto, ma – ha aggiunto – siamo ancora lontani dell’aver trovato le soluzioni ai nostri grandi problemi». Le risposte verranno lavorando in tanti e rimettendosi in discussione.
La seduta si è conclusa con il concerto di alcuni giovani.

Vittime di Tito: istituita in Croazia la Commissione che dovrà individuare e sistemare i luoghi di sepoltura
La Legge sulla ricerca, la sistemazione e la manutenzione dei cimiteri militari, dei cimiteri delle vittime della Seconda guerra mondiale e del dopoguerra è stata approvata dal Parlamento croato il 7 dicembre 2012, promulgata dal presidente della Repubblica Ivo Josipović il 12 dicembre 2012 e pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale croata n° 143/2012. Abroga le precedenti leggi del 1992 e del 2011 in materia.
L’art. 1 specifica che la legge è coerente con il diritto umanitario internazionale e con le modalità e le norme sulla procedura mortuaria, con la Convenzione di Ginevra del 1949 e i protocolli addizionali dell’8 giugno 1977 sulla protezione delle vittime dei conflitti armati, con la Risoluzione 1481 sulla condanna internazionale dei crimini dei regimi totalitari comunisti approvata dall’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa il 25 gennaio 2006, con la Risoluzione del Parlamento Europeo del 2 aprile 2009 su Coscienza europea e totalitarismo, e con la dichiarazione della Repubblica di Croazia affinché i militari e i civili che hanno perso la vita a causa di operazioni belliche nella Seconda guerra mondiale e di operazioni nel dopoguerra hanno diritto a un degno eterno riposo.
L’art. 2 stabilisce che per «vittime della Seconda guerra mondiale» devono intendersi «le vittime del periodo della Seconda guerra mondiale o morte a causa della guerra, nonché le vittime civili del terrore politico e genocida nel periodo dal 6 aprile 1941 al 9 maggio 1945». Per «vittime del dopoguerra» vanno invece intese «le persone morte in un conflitto armato dopo il 9 maggio 1945, nonché le vittime morte a causa del regime comunista nel territorio della Repubblica di Croazia e all’estero, incluse le persone uccise in esecuzioni d’altro genere, maltrattamenti in carcere o in cattività, in attacchi terroristici o di guerriglia, come in attentati, a causa del loro disaccordo con la politica e l’ordinamento politico dello stato di allora». Sono dunque ricompresi tutti i cittadini italiani trucidati per mano titoista a partire dal 6 aprile 1941, nonché le vittime della strage di Vergarolla.
L’art. 2 specifica cosa si debba intendere per «cimiteri militari», «cimiteri militari all’estero», «cimiteri delle vittime della guerra», «cimiteri delle vittime del dopoguerra», «cimiteri e tombe», «sistemazione dei cimiteri» e «ricerca dei cimiteri».
L’art. 4 affida l’applicazione della legge al Ministero dei Difensori, che è cosa diversa da quello della Difesa. Seguono numerose disposizioni specifiche. Gli artt. 6, 25, 26, 30 e 31 assegnano dei compiti specifici agli enti locali. La legge prevede infine alcuni decreti attuativi da emanarsi entro 6 mesi dalla sua entrata in vigore.
L’11 aprile 2013 il Governo della Repubblica di Croazia, retto da Zoran Milanović, ha emanato un decreto secondo il quale la Commissione per la ricerca, la sistemazione e la manutenzione dei cimiteri militari, dei cimiteri delle vittime della Seconda guerra mondiale e dei cimiteri del dopoguerra, prevista dalla legge, deve comprendere 21 membri, di cui due rappresentanti del Ministero dei Difensori, uno del Ministero degli Affari esteri ed europei, uno del Ministero degli Interni, uno del Ministero della Giustizia, uno del Ministero dell’Edilizia e della Pianificazione territoriale, uno del Ministero della Cultura, uno dell’Accademia croata delle Scienze e della Arti, uno dell’Istituto croato per la Storia, uno della Conferenza episcopale croata, uno della Metropolia di Zagabria-Lubiana, uno della Comunità islamica in Croazia, uno della Comunità ebraica “Bet Israel” in Croazia, uno del Coordinamento delle Comunità ebraiche nella Repubblica di Croazia, uno del Comitato croato di Helsinki per i diritti umani, uno della Croce Rossa croata, uno dell’Archivio di Stato croato, uno dell’Associazione delle Città della Repubblica di Croazia, uno dell’Associazione dei Comuni della Repubblica di Croazia, uno della Lega dei combattenti antifascisti e degli antifascisti della Repubblica di Croazia, e uno dei Domobrani croati - Associazione dei veterani di guerra della Croazia.
Lo scorso 13 giugno il Governo di Zagabria ha nominato i membri di tale Commissione. Presidente è il ministro dei Difensori Predrag Matić, vicepresidente il viceministro Ivan Grujić. Questi gli altri componenti: Ani Pejković, (Ministero degli Affari esteri ed europei), Zdravko Modrušan (Ministero degli Interni), Dinko Kovačević (Ministero della Giustizia), Nevenka Klemen (Ministero dell’Edilizia e della Pianificazione territoriale), Sanja Šaban (Ministero della Cultura), Petar Strčić (Accademia croata delle Scienze e della Arti), Jasna Turkalj (Istituto croato per la Storia), Franjo Talan (Conferenza episcopale croata), Duško Spasojević (Metropolia serbo-ortodossa di Zagabria-Lubiana), Senad Nanić (Comunità islamica in Croazia), Kotel Dadon (Comunità ebraica “Bet Israel” in Croazia), Lucian Moše Prelević (Coordinamento delle Comunità ebraiche nella Repubblica di Croazia), Ivo Banac (Comitato croato di Helsinki per i diritti umani), Nenad Javornik (Croce Rossa croata), Vlatka Lemić (Archivio di Stato croato), Dragica Kemeter (Associazione delle Città della Repubblica di Croazia), Martin Baričević (Associazione dei Comuni della Repubblica di Croazia), Ivan Fumić (Lega dei combattenti antifascisti e degli antifascisti della Repubblica di Croazia), Željko Kulišić (Domobrani croati - Associazione dei veterani di guerra della Croazia).
La Commissione, riunitasi per la prima volta il 20 giugno, ha approvato tre documenti, firmati dal ministro Predrag Matić il giorno successivo: 1) il Regolamento sui criteri e gli standard per la sistemazione dei cimiteri del dopoguerra scoperti recentemente e delle relative vie di accesso; 2) il Regolamento sul testo delle epigrafi, la forma e la soluzione tecnica delle lapidi-monumenti commemorativi per i cimiteri delle vittime del dopoguerra; 3) il Regolamento sulle modalità e i contenuti delle segnalazioni e sulle modalità per la segnalazione e la manutenzione dei cimiteri militari e i cimiteri delle vittime civili di guerra e del dopoguerra.
Il ricercatore storico rovignese Antonio Pauletich sta sensibilizzando la Commissione soprattutto affinché venga sistemata in modo decoroso la fossa comune contenente i resti di 129 infoibati presso il cimitero cittadino di Pinguente, esumati da 4 foibe presso Lanischie nel 2004 e ivi tumulati per disposizione della magistratura regionale istriana nel 2007, e delle due fosse comuni nel cimitero di Pisino dove giacciono le spoglie mortali di 56 persone infoibate nel 1943.



I servizi croato-jugoslavi spiavano gli italiani rimasti
Gli 007 della Croazia socialista spiavano alte personalità della minoranza italiana, le scuole, l’attività editoriale dei connazionali, il Consolato generale d’Italia a Capodistria, gli agenti segreti italiani a Pola, le centrali dei servizi italiani a Trieste e Udine, l’Università Popolare di Trieste, l’Istituto di Studi e Documentazione sull’Europa comunitaria e l’Europa orientale di Trieste (ISDEE), i presunti irredentisti annidati nella Chiesa cattolica italiana e perfino gli studenti croati iscritti nelle università italiane. Lo rivela il documento dal titolo La ricostruzione del Servizio di sicurezza statale del Segretariato repubblicano degli affari interni della Repubblica socialista di Croazia dal 1980 al 30 maggio 1990 indirizzato all’allora presidente Franjo Tuđman e a i suoi collaboratori da Josip Perković e Jan Gabris, dirigenti prima dei servizi segreti della Croazia jugoslava e poi di quelli della Croazia indipendente. Dal testo, pubblicato parzialmente sul quotidiano polese “Glas Istre” l’11 luglio, emerge che le centrali fiumana e polese dei servizi di sicurezza croato-jugoslavi (SDS) erano impegnate a controllare e contrastare in Istria e nel Quarnero le «iniziative nazionaliste-irredentiste finalizzate alla secessione dei suddetti territori, ossia alla loro annessione all’Italia». Gli agenti coinvolti sono citati con i nomi in codice. La chiave per decrittarli sarebbe celata in un documento ancora inedito. A Fiume il responsabile di tali operazioni era Šimun, mentre informatori nell’area istro-quarnerina erano Libero, Maks e Pino. Nel mirino si trovavano Antonio Borme, Giovanni Radossi, Antonio Pellizzer, Giuseppe Culia, Anita Forlani e altri italiani d’Istria sospettati di collusione con l’irredentismo.
A Pola aveva sede il quartier generale dell’SDS per lo spionaggio in Italia. L’operazione d’infiltrazione era chiamata «Hobotnica» (piovra), quella per ostacolare le attività degli agenti italiani operanti a Pola per conto del SISMI di stanza presso la Capitaneria di porto di Trieste «Metalac» (metalmeccanico), quella per smascherare l’agente italiano Ema «Alga», quella a “tutela” degli studenti croati nelle università della penisola «Indeks». «Operazione famiglia chersina» è invece il nome di un’operazione riguardante l’omonimo sodalizio di esuli chersini avente allora sede a Trieste. Gli agenti segreti Elvis, Gala ed Enes dovevano vigilare sulla centrale dei servizi segreti italiani a Udine. L’agente Romana era infiltrata nella Capitaneria di porto di Trieste. L’UPT era controllata poiché si temeva che i fondi della Farnesina per i connazionali, di cui era tramite, potessero venire impiegati a fini irredentisti. Sotto osservazione in Istria e a Fiume erano anche la Chiesa cattolica e i nazionalisti croati, serbi e albanesi.
Il documento è assurto agli onori della cronaca dopo il no di Governo e Parlamento all’estradizione di Josip Perković chiesta dalla Germania per l’uccisione di un esule croato nel 1983. L’SDP ha portato con una procedura anomala nella Commissione parlamentare per la costituzione, il regolamento e l’assetto politico una proposta di riforma costituzionale volta a eliminare la prescrizione per gli omicidi politici commessi durante il regime comunista. La proposta è stata bocciata anche dagli altri alleati, popolari e democratici autonomi serbi, oltre che dai laburisti e dall’HDZ, secondo cui sarebbe solo fumo negli occhi della Commissione Europea.




Croazia europea, Istria riunificata

Dalle ore 0 del 1° luglio la Croazia è il 28° paese membro dell’Unione Europea. Il diritto comunitario è ora parte integrante di quello interno. I rappresentanti croati sono stati accolti in tutte le istituzioni comunitarie: così Neven Mimica, neo-commissario per la tutela dei consumatori, e i 12 europarlamentari eletti ad aprile, fra cui l’istriano Marino Baldini. Zagabria avrà 7 voti nel Consiglio dell’UE (l’Italia ne ha 29) e ha fatto il suo ingresso ufficiale nell’Europol, l’agenzia anticrimine dell’UE con cui collaborava dal 2006.
La Croazia è la seconda ex Repubblica jugoslava, dopo la Slovenia, a centrare l’obiettivo. Alla forza centrifuga secessionista che 22 anni fa l’aveva spinta lontano da Belgrado è subentrata la forza centripeta riaggregante che l’ha indirizzata verso Ovest. Con ciò l’Istria, divisa dal 1991 fra Slovenia e Croazia, si è riunificata in una nuova e più ampia realtà confederale comprendente anche l’Italia. Ora fa parte insieme all’Italia della stessa “casa comune” continentale. Gli istriani a Sud del Dragogna non sono più “extracomunitari”. Gli esuli e i rispettivi discendenti possono tornare da cittadini europei. Dopo 22 anni la minoranza italiana, non più divisa da un confine innaturale che ne aveva spezzato l’unitarietà, sente la vicinanza fisica della madrepatria. Anche l’Adriatico, con l’inclusione nell’UE di quasi tutta la sua sponda orientale, si è riunificato nell’ambito di una comune cornice istituzionale: non accadeva dalla calata dei Longobardi nel 568.

In Istria il confine si allenta
Ai valichi con tutti i paesi limitrofi la scritta “Republika Hrvatska” è stata integrata con la scritta “EU”. Essendo la Croazia entrata nell’area europea di libera circolazione delle merci, dei servizi e dei capitali, sono spariti sia i dazi sia i controlli doganali con Slovenia e Ungheria. Quei doganieri croati, sloveni e ungheresi hanno trovato diversa collocazione. Sono invece rimasti i controlli dei documenti, perché la Croazia non è ancora stata ammessa nell’area Schengen, quella della libera circolazione delle persone. Ma i Governi di Lubiana e Zagabria hanno saggiamente deciso di unificare 30 dei 74 posti di blocco, abolendo una delle rispettive postazioni e istituendo nell’altra controlli congiunti. Così il valico croato di Castelvenere (Buie) è stato sguarnito e i poliziotti croati hanno cominciato ad operare insieme a quelli sloveni presso il sottostante valico sloveno di Dragogna (Pirano). Tale accorgimento ha fluidificato il traffico, senza però impedire che si formino colonne anche di alcuni chilometri nei fine settimana estivi. Sono invece rimasti per ora intatti i valichi di Sicciole-Plovania, sempre tra i Comuni di Pirano e Buie, e di Sočerga-Požane (San Quirico - Posane), tra i Comuni di Capodistria e Pinguente. Più a Nord, sulla strada Trieste-Fiume, i poliziotti croati del valico di Pasjak (Passiaco) si sono trasferiti dai loro colleghi sloveni del valico di Starod (Starada). Nell’alta Istria ai valichi minori fra Slovenia e Croazia, regolati da un apposito accordo bilaterale, continueranno invece a poter accedere solo i frontalieri in possesso del relativo lasciapassare.
Dunque il confine in Istria non è sparito, ma si è allentato in vista della smaterializzazione. L’accesso all’area Schengen non è realisticamente pensabile prima del 2015, poiché comporterà il potenziamento di controlli e organici ai posti di blocco con Bosnia-Erzegovina, Serbia e Montenegro. Del resto ai valichi intra-comunitari della Slovenia i controlli doganali sparirono il 1° maggio 2004 con l’ingresso nell’UE, ma quelli di polizia appena il 21 dicembre 2007, più di due anni e mezzo dopo. Sarà invece risolto con un arbitrato internazionale il contenzioso sloveno-croato sul confine marittimo e terrestre nel golfo di Pirano rimasto indeterminato dal 25 giugno 1991.

Confini più rigidi con Bosnia e Serbia
Contestualmente al suo ingresso nell’UE la Croazia è uscita dalla CEFTA, l’Accordo Centro-Europeo di Libero Scambio che l’aveva finora legata a Bosnia-Erzegovina, Serbia, Montenegro, Kosovo, Macedonia, Albania e Moldavia. Con questi paesi ancora esclusi dall’UE ha dovuto innalzare barriere doganali che hanno danneggiato le esportazioni e scoraggiato le importazioni per l’impennata dei prezzi delle merci.
Nei primi giorni di luglio ai posti di blocco con Bosnia-Erzegovina e Serbia si sono formate code anche di 10-15 km a causa sia delle più complesse regole doganali, sia del nuovo sistema informatico armonizzato alla legislazione europea, sia dei molti camionisti privi della nuova documentazione richiesta. La Dalmazia meridionale, che il corridoio marittimo bosniaco di Neum separa da quella centro-settentrionale, si è vista poi ancora più isolata dal resto della Croazia, con problemi di rifornimento di benzina e gas.

Lavoratori croati: stop da 15 paesi
Quindici paesi comunitari si sono avvalsi della facoltà, prevista dal trattato di adesione, di introdurre una moratoria biennale al libero accesso dei lavoratori croati al loro mercato del lavoro. In ordine di tempo sono: Germania, Olanda, Cipro, Austria, Gran Bretagna, Slovenia, Italia, Belgio, Spagna, Lussemburgo, Grecia, Francia e Malta. Nei confronti di questi Zagabria ha adottato un regime di reciprocità. In Francia le «misure restrittive» dureranno «come minimo fino al 30 giugno 2015» e potranno essere prolungate per altri tre anni ed eventualmente ancora per altri due, sempre che «la situazione» relativa alla «disoccupazione in Francia lo giustifichi». Tredici paesi comunitari non hanno invece posto alcun filtro all’ingresso di lavoratori croati: Portogallo, Polonia, Svezia, Romania, Ungheria, Irlanda, Slovacchia, Repubblica Ceca, Danimarca, Finlandia, Estonia, Lettonia e Lituania.
Quanto all’Italia, il 2 luglio il Ministero dell’Interno e il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali hanno adottato la circolare congiunta 2899/2013 che sancisce un regime transitorio di due anni «prima di liberalizzare completamente l’accesso al lavoro subordinato». Rimane invece privo di limitazioni il lavoro autonomo. Il regime transitorio non si applicherà a ricercatori, lavoratori altamente qualificati (come gli infermieri), lavoratori stagionali e lavoratori domestici, per i quali varrà il libero accesso al mercato del lavoro interno senza più procedure autorizzative. Nella procedura di emersione si intenderanno archiviate esclusivamente le richieste per i settori liberalizzati. Per gli altri invece si concluderà con la sottoscrizione del contratto di soggiorno per lavoro. La procedura sarà semplificata. Il Consiglio Sindacale Interregionale Friuli Venezia Giulia / Veneto / Croazia Nordoccidentale ha ribattuto che questa liberalizzazione parziale «difficilmente avrà ricadute positive sulla possibilità di avviare un serio percorso di regolarizzazione dei rapporti di lavoro, che riguardano migliaia di lavoratori frontalieri croati».

Conseguenze economiche e sanitarie
Nel secondo semestre 2013 Zagabria riceverà 687,5 milioni di euro di fondi europei e dal 2014 al 2020 complessivi 13,7 miliardi. Bruxelles promette «sviluppo sociale ed economico bilanciato», «alti livelli di occupazione», maggiore «protezione dei diritti e degli interessi dei cittadini» e più strumenti per la «lotta alla povertà».
Dal 1° luglio è però cresciuto il prezzo delle sigarette ed è diventato obbligatorio l’attestato di certificazione energetica per la compravendita di immobili, mentre sono calati i costi di chiamate via cellulare e di SMS da e verso l’estero nonché dell’uso di internet. Non si sono invece ridotti i prezzi dei prodotti alimentari e di consumo, nonché delle auto usate e nuove con bassi consumi. Ci si aspettano anche cali dei prezzi delle assicurazioni per i veicoli a motore e di elettricità e gas.
Sempre dal 1° luglio l’assistenza sanitaria in Croazia è stata estesa ai turisti comunitari. La tessera sanitaria garantirà «tutte le prestazioni sanitarie urgenti e medicalmente necessarie in relazione alla durata del soggiorno e allo stato di salute della persona alle stesse condizioni dei cittadini croati». Per le cure bisognerà pagare il ticket, corrispondente al 20% del costo effettivo della prestazione.

Euro, prospettiva lontana
Nella seduta solenne del Parlamento svoltasi lo scorso 29 giugno il primo ministro Zoran Milanović ha annunciato che il prossimo obiettivo, insieme all’accesso nell’area Schengen, sarà l’adozione dell’Euro. In realtà tale prospettiva resta un miraggio per due ordini di ragioni: il mancato allineamento croato ai parametri di convergenza e le tempeste economico-finanziarie che negli ultimi anni hanno travolto diversi paesi di Eurolandia scuotendo la tenuta della moneta unica. Il direttore della Banca nazionale croata Boris Vujčić ha riconosciuto che ci vorranno almeno quattro o cinque anni a causa di inflazione e deficit eccessivi. Il vicepremier e ministro degli Affari esteri ed europei Vesna Pusić ha confermato che «l’entrata nell’eurozona non è prevista per i prossimi cinque anni».

Proficui colloqui
Durante il breve colloquio avuto il 28 giugno a margine della seduta del Consiglio Europeo, il presidente del Consiglio italiano Enrico Letta e quello croato Zoran Milanović hanno convenuto sull’opportunità di tenere a Venezia un vertice trilaterale Italia-Croazia-Slovenia, come ventilato dallo stesso Letta e dalla premier slovena Alenka Bratušek il 12 giugno a Roma. Letta, complimentandosi con il suo omologo per il raggiungimento del traguardo europeo, ha ricordato l’appoggio costante dell’Italia alla Croazia nel suo percorso di adesione. Milanović, nel riconoscerlo, ha ringraziato giudicando naturali il dialogo e la collaborazione tra “vicini di casa”. «L’iniziativa congiunta, lo scambio di idee, opinioni e riflessioni – ha aggiunto – rafforzeranno ulteriormente i rapporti in essere».
Il 30 giugno durante il pranzo offerto agli invitati stranieri il presidente della Repubblica Ivo Josipović ha garantito che la Croazia appoggerà i paesi dei Balcani occidentali nell’adesione all’UE. L’Italia era rappresentata dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, dal ministro degli Esteri Emma Bonino e dalla presidente della Regione Friuli Venezia Giulia Debora Serracchiani, che hanno poi incontrato il presidente dell’Unione Italiana Furio Radin e il presidente della Giunta esecutiva Maurizio Tremul, accompagnati dall’ambasciatore d’Italia a Zagabria Emanuela D’Alessandro.
«In Croazia – ha detto Radin al ministro Bonino – si potrebbe parlare di una situazione a singhiozzo. Come ci si sposta sul territorio il quadro cambia. La situazione è una in Istria, cambia a Fiume, nel Quarnero e sulle isole, e poi cambia ancora in Dalmazia e in Slavonia occidentale. Per quanto riguarda il livello nazionale, le leggi ci sono e riguardano settori importanti: bilinguismo, istruzione… Sarebbe però importante procedere con una puntuale attuazione dell’Accordo italo-croato sulle minoranze e in particolare dell’art. 3, che si riferisce ai diritti acquisiti e alla loro applicazione». «L’UE – ha sostenuto il ministro Bonino – di per sé nasce sulle minoranze. L’invito che vi rivolgo, ora che la Croazia entra nell’UE, è di fare rete con le minoranze europee. Bisogna superare l’atteggiamento per il quale “ognuno fa per sé”. Il multiculturalismo è un elemento fondante dell’Europa unita».
Radin e Tremul hanno riproposto al presidente Napolitano l’esigenza di applicare l’art. 3 dell’Accordo italo-croato, puntando all’estensione del bilinguismo e alla tutela e promozione della lingua e della cultura italiane sul territorio. «Ora – ha aggiunto Tremul – potremmo mettere l’esperienza maturata nel campo della progettualità europea al servizio dell’Euroregione Adriatico-Ionica e dell’Euroregione senza Confini, dando anche in questo contesto un ruolo centrale alla minoranza».
Con Debora Serracchiani Radin e Tremul hanno parlato di come intensificare i rapporti tra la Regione Friuli Venezia Giulia e la Comunità nazionale italiana in Croazia e Slovenia.
Nel pomeriggio il presidente Josipović è andato a trovare il presidente Napolitano nel suo albergo intrattenendosi con lui in un cordiale colloquio. I due capi di stato hanno convenuto sull’ottimo livello dei rapporti bilaterali, rallegrandosi per il fatto che la collaborazione continuerà in ambito comunitario.
Nel suo incontro con l’ambasciatore d’Italia a Zagabria Emanuela D’Alessandro, la presidente Serracchiani ha individuato possibilità di collaborazione con la Croazia nel settore agroalimentare, della cultura e delle infrastrutture, con specifico riguardo alla portualità.
Il vicepremier e ministro degli Affari esteri ed europei Vesna Pusić ha invitato a pranzo i ministri degli Esteri di cinque Stati dell’ex Jugoslavia non ancora membri dell’UE: Serbia, Bosnia-Ezegovina, Montenegro, Macedonia e Kosovo.



10 anni di anticamera
La svolta europeista avvenne nel 2000 dopo la morte nel dicembre 1999 del presidente Franjo Tuđman, l’elezione popolare del suo successore Stipe Mesić e l’avvento di un governo di centro-sinistra a guida socialdemocratica presieduto da Ivica Račan. Subito cominciarono i negoziati per l’accordo di stabilizzazione e associazione all’UE, che venne firmato il 29 ottobre 2001, entrò provvisoriamente in vigore il 1° marzo 2002 e definitivamente il 1° febbraio 2005.
Il 21 febbraio 2003 la Croazia avanzò richiesta di adesione, il 20 aprile 2004 la Commissione Europea (presidenza Prodi) suggerì di farla diventare candidato ufficiale e il 18 giugno successivo il Consiglio Europeo deliberò lo status di paese candidato, ma i relativi negoziati partirono appena il 3 ottobre 2005 per l’insufficiente cooperazione con il Tribunale internazionale sui crimini nella ex Jugoslavia. Il primo dei 35 capitoli negoziali fu chiuso l’11 dicembre 2006. Nel dicembre 2008 la Slovenia pose il veto al proseguimento dei negoziati per la mancata risoluzione del contenzioso sul confine marittimo e terrestre nel golfo di Pirano. Così la Croazia, il 1° aprile 2009, entrò prima nella NATO che nell’UE, legandosi agli USA. L’11 settembre 2009, su pressione di Washington e Bruxelles, la Slovenia revocò il veto a seguito di un accordo bilaterale che sancì il ricorso all’arbitrato internazionale dopo la chiusura dei negoziati di adesione (la prima udienza sarà nella primavera 2014). Gli ultimi e più ostici capitoli negoziali (Concorrenza; Pesca; Magistratura, Diritti fondamentali, Politica estera, Sicurezza, Difesa) furono chiusi il 30 giugno 2011. Il 9 dicembre 2011 la Croazia e gli allora 28 paesi UE firmarono il trattato di adesione. Nel referendum del 22 gennaio 2012 il 67,7% degli elettori croati votanti si espresse per il sì. L’ultima ratifica è stata quella tedesca il 7 giugno 2013.
Le questioni dei beni espropriati agli esuli italiani sono rimaste escluse dai negoziati d’adesione. (p.rad.)



Un mare di libri sull’Adriatico orientale
Sono state numerose negli ultimi mesi le presentazioni di libri sull’Adriatico orientale fatte in Italia, Croazia e Slovenia. Oltre a quelle di cui abbiamo già dato notizia nei numeri precedenti, ci constano le seguenti.
I due volumi dal titolo Fenomenologia di una Macro Regione. Sviluppi economici, mutamenti giuridici ed evoluzioni istituzionali nell’Alto Adriatico tra età moderna e contemporanea, il primo a cura di Giuseppe de Vergottini, Davide Rossi e Giorgio Federico Siboni, il secondo di Giuseppe de Vergottini, Guglielmo Cevolin e Ivan Russo, sono stati presentati il 18 gennaio a Roma presso la Camera dei Deputati su iniziativa di Coordinamento Adriatico e dell’Associazione Magna Carta Verona, venerdì 15 febbraio al Circolo Ufficiali di Verona dalla Fondazione Magna Carta, martedì 26 febbraio nell’ex convento di Santa Chiara a Gorizia su iniziativa dell’Università di Udine, di Coordinamento Adriatico, del Gruppo studi storici e sociali Historia e del Comitato ANVGD di Gorizia, e il 26 marzo nella sala “Ulisse” a Bologna dall’Accademia delle Scienze dell’Istituto di Bologna.
Il libro postumo dell’esule umaghese Michele Zacchigna Piccolo elogio della non appartenenza. Una storia istriana (Nonostante, 2013) è stato presentato il 18 gennaio a Trieste presso il Museo Revoltella e il 18 aprile negli spazi della Comunità degli Italiani “Fulvio Tomizza” di Umago.
Il 20 febbraio al Centro Georgios di Pirano la locale Comunità degli Italiani, la Società di Studi Storici e Geografici e la Comunità Autogestita della Nazionalità Italiana hanno presentato gli atti del convegno su Diego de Castro 1907-2007, a cura di Kristjan Knez e Ondina Lusa.
Il libro di Alessandro Cuk La questione giuliana nei documentari cinematografici è stato presentato presso il Centro culturale “Candiani” di Mestre, su iniziativa del Comune di Venezia e del Comitato provinciale di Venezia dell’ANVGD, e il 20 luglio presso la Mediateca Provinciale di Gorizia “Ugo Casiraghi” su iniziativa del Comitato provinciale di Gorizia dell’ANVGD.
Il 1° marzo alla Comunità degli Italiani di Rovigno è stato presentato il volume di Gloria Nemec Nascita di una minoranza. Istria 1947-1965: storia e memoria degli italiani rimasti nell’area istro-quarnerina, XIV della serie “Etnia” del Centro di Ricerche Storiche di Rovigno.
Il libro Un porto tra mille e mille. Scritti politici e civili di Giani Stuparich nel secondo dopoguerra, a cura di Patrick Karlsen (Edizioni Università di Trieste), è stato presentato il 2 marzo alla libreria Minerva di Trieste e l’8 maggio presso la sede della Lega Nazionale a Trieste.
Il 5 marzo il settore storico-etnografico e letterario della Comunità degli Italiani di Rovigno ha presentato al Centro multimediale di Rovigno il terzo volume della “Raccolta di autori rovignesi” intitolata Giusto Curto - Bozzetti teatrali (in dialetto rovignese) - volume I (2010).
L’11 marzo presso l’Unione Ginnastica Goriziana di Gorizia il Comitato ANVGD ha presentato il libro di William Klinger Il terrore del popolo: storia dell’OZNA, la polizia politica di Tito.
L’11 marzo presso l’Università Popolare di Venezia è stato presentato il libro di Franco Borella 17/22 marzo 1848, fora i Croati a nu’ libertà e lavoro.
Il 14 marzo alla libreria “La Fenice” di Trieste è stato presentato il libro di Dušan Mlacović La Nobiltà e l’isola. Caduta e ascesa della nobiltà di Arbe (Leykam, 2012).
Gli atti del convegno internazionale La via della Guerra. Il mondo adriatico-danubiano alla vigilia della Grande Guerra, a cura di Gizella Nemeth e Adriano Papo, sono stati presentati il 15 marzo alla Biblioteca del Villaggio del Pescatore (Trieste) dall’Associazione Culturale “Pier Paolo Vergerio” e dalla Sodalitas adriatico-danubiana, e il 17 maggio nella sede della Lega Nazionale a Trieste su iniziativa della stessa in collaborazione con la Sodalitas adriatico-danubiana e l’Associazione Culturale Italoungherese “Pier Paolo Vergerio”.
Il 18 marzo presso l’Unione Ginnastica Goriziana di Gorizia il Comitato ANVGD e la Lega Nazionale di Gorizia hanno presentato il libro di Maria Grazia Ziberna Storia della Venezia Giulia.
Il 25 marzo il Comitato ANVGD di Gorizia ha presentato all’Unione Ginnastica Goriziana del capoluogo isontino Chiudere il cerchio: memorie giuliano-dalmate. Terzo volume: l’immediato dopoguerra (ANVGD Gorizia - Mailing List Histria, 2012), di Olinto Mileta Mattiuz e Guido Rumici.
Il 5 aprile presso l’Istituto per la Storia del Movimento di Liberazione nel Friuli Venezia Giulia a Trieste Patrick Karlsen, autore di Frontiera rossa. Il PCI, il confine orientale e il contesto internazionale 1941-1955, e William Klinger, autore de Il terrore del popolo: storia dell’OZNA, la polizia politica di Tito, si sono confrontati sui comunismi di frontiera.
Il 9 aprile alla Libreria “Minerva” di Trieste la casa editrice Mladika in collaborazione con l’Istituto Regionale per la Storia del Movimento di Liberazione nel Friuli Venezia Giulia ha presentato il libro di Samo Kristen Confini e missioni. I dilemmi della delimitazione del confine sloveno-croato in Istria nella bufera militare, politica e dei servizi segreti durante la Seconda guerra mondiale (Mladika, 2012).
Il libro di Christian Eccher La letteratura degli italiani d’Istria e di Fiume dal 1945 a oggi (EDIT, 2012) è stato presentato l’11 aprile presso l’Università “Juraj Dobrila” di Pola e il 12 aprile presso la CI di Buie.
Domenica 14 aprile al Centro polifunzionale di Piemonte (Croazia) la Comunità di Piemonte d’Istria di Trieste ha presentato, in collaborazione con il Comune e la CI di Grisignana, gli scritti di Giuseppe Castagna dal titolo Il postino… scrive sempre due volte.
Il 18 aprile la Società Storica Istriana e la Comunità degli Italiani di Verteneglio hanno presentato presso la CI di Verteneglio (Croazia) il libro in lingua slovena di Deborah Rogoznica, Dušan Nečak, Jože Prinčić e Božo Repe Iz kapitalizma v socializem: gospodarstvo cone B Svobodnega tržaškega ozemlja 1947-1954 (Archivio provinciale di Capodistria, 2011), ovvero Dal capitalismo al socialismo: l’economia della zona B del Territorio Libero di Trieste 1947-1954.
Il 29 aprile l’IRCI - Istituto Regionale per la Cultura Istriano-fiumano-dalmata, in collaborazione con il Museo Revoltella, ha tenuto a Trieste presso l’auditorium del Museo Revoltella la presentazione del libro di Daniela Picamus Pier Antonio Quarantotti Gambini. Lo scrittore e i suoi editori (Marsilio-IRCI, 2013). E’ intervenuta anche l’autrice.
Il 10 maggio nell’aula magna dell’Università “Juraj Dobrila” di Pola è stato presentato il libro dello storico Slaven Bertoša Migracije prema Puli. Primjer austrijske Istre u novom vijeku (Migrazioni verso Pola. L’esempio dell’Istria austriaca nell’età moderna), edito nel 2013 dall’Università “Juraj Dobrila”, dalla Cattedra del Sabor ciacavo per la storia dell’Istria e dall’Archivio di Stato di Pisino.
Il 16 maggio lo storico connazionale Rino Cigui ha presentato, presso l’edificio del futuro Museo del vino a Verteneglio, il suo libro in versione bilingue italiano-croata Verteneglio e il suo territorio in epoca veneziana - Brtonigla i okolica u mletačko doba (Comune di Verteneglio, 2013).
Il 23 maggio alla Comunità degli Italiani di Pola il Circolo di Cultura Istroveneta Istria di Trieste ha presentato il libro di Livio Dorigo, Giulio Mellinato e Biagio Mannino Istria Europa - Economia e storia di una regione periferica (Circolo di Cultura Istroveneta Istria, 2013).
Il 23 maggio all’Università “Juraj Dobrila” di Pola la storica Snježana Koren ha presentato il suo libro Politika povijesti u Jugoslavij (1945-1960). Komunistička partija Jugoslavije, nastava povijesti, historiografija, ovvero La politica della storia in Jugoslavia (1945-1960). Il Partito comunista della Jugoslavia, l’insegnamento della storia, la storiografia, edito nel 2012.
Il 23 maggio al Circolo della stampa di Trieste, per il ciclo “Un giornalista, un libro, un vino”, si è svolto un incontro con il giornalista Silvio Maranzana, autore del volumetto La Patria perduta. I tesori degli italiani in fuga da Tito, dato in omaggio con “Il Piccolo” in occasione del Giorno del Ricordo, e del volume La disunità d’Italia. Guerra anticomunista sul fronte orientale dagli Arditi a Gladio (Edizioni “Italo Svevo”, 2011).
Il 25 maggio presso la libreria “Minerva” a Trieste è stato presentato il libro dei giornalisti Donatella Tretjak e Guido Barella La Parenzana in bicicletta. Da Trieste a Parenzo lungo la ex ferrovia istriana tra Italia e Slovenia (Ediciclo, 2012).
Il 30 maggio la storica slovena Nevenka Troha ha presentato nella sede dell’Istituto per la Storia del Movimento di Liberazione nel Friuli Venezia Giulia il volume di Zdenko Čepič, Damijan Guštin e Nevenka Troha La Slovenia durante la Seconda guerra mondiale (Istituto Friulano per la Storia del Movimento di Liberazione, 2012).
Il 5 giugno l’Unione Italiana ha presentato presso la CI di Capodistria l’opuscolo illustrativo bilingue italiano-sloveno conoscere.it: un viaggio nel mondo delle istituzioni italiane in Slovenia e Croazia, finanziato da fondi europei.
Il 7 giugno, nella sede della Comunità degli Italiani di Torre (Croazia), il Centro di Ricerche Storiche di Rovigno ha presentato il 42° numero degli “Atti” del CRSR.
L’11 giugno alla libreria “Ubik” di Trieste il giornalista Paolo Scandaletti ha presentato il suo nuovo libro Storia dell’Istria e della Dalmazia. L’impronta di Roma e di Venezia. Le foibe di Tito e l’esodo degli italiani (Edizioni Biblioteca dell’Immagine, 2013).
L’11 giugno, nella sala parrocchiale di Vicolo Sillio a Udine, il Comitato ANVGD di Udine ha presentato il libro di Armando Delzotto I miei ricordi di Dignano d’Istria (dalla nascita all’esodo), Edizioni del Sale, 2013.
Il 13 giugno a Capodistria il Salotto del libro, con l’appoggio della Comunità Autogestita della Nazionalità Italiana di Capodistria, ha tenuto a Palazzo Gravisi un incontro con Natale Vadori, autore di Italia Illyrica, ovvero glossario degli esonimi italiani di Illiria, Mesia e Tracia (Ellerani Editore, 2012).
Il 19 giugno il Comitato ANVGD di Padova, in collaborazione con l’Archivio di Stato e l’amministrazione comunale, ha presentato nella città veneta presso il caffè Pedrocchi il libro L’Esodo nei Ricordi dei Giuliano-Dalmati di Padova (1943-1954), edito dalla stessa ANVGD padovana.
Il 21 giugno presso la libreria “Ubik” a Trieste sono stati presentati i libri di Mady Fast La cucina istriana. Storia e ricette (Orme, 2013), di Guido Zanella Le isole dell’Adriatico orientale 2013-2014 (Il Frangente, 2013) e La Parenzana in bicicletta. Da Trieste a Parenzo lungo la ex ferrovia istriana tra Italia e Slovenia (Ediciclo, 2012), con uno spettacolino dell’attore Maurizio Soldà sull’Istria gastronomica.
Il 25 giugno a Roma presso la Wellness Town l’esule da Isola d’Istria ed ex campione di pugilato Nino Benvenuti ha presentato il suo libro autobiografico L’isola che non c’è (Edizioni Libreria Sportiva Eraclea, 2013).
Il 12 luglio nel giardino del parroco di Borgo San Mauro (Trieste), su iniziativa dalla Sodalitas adriatico-danubiana e dall’Associazione Culturale “Pier Paolo Vergerio”, Marino Vocci ha presentato Una storia istriana di Diego Zandel  (Edit, Fiume 2008). E’ seguito un incontro con Marina Petronio, autrice de Il mondo di Norma (Luglio, 2012).
Il 18 luglio nella Biblioteca del Villaggio del Pescatore (Trieste) il Circolo di cultura istroveneta Istria ha presentato il suo nuovo libro Con Sanuto, Tommasini e Kandler - Rivedere l’Istria oggi e immaginare quella futura (2013), con scritti di Livio Dorigo, Rino Cigui, Deniz Visintin, Kristjan Knez, Pio Baissero, Gaetano Benčić, Franco Colombo e Tullio Vorano.
Il 19 luglio nella piazza del Municipio di Aurisina Cave (Trieste), su iniziativa dalla Sodalitas adriatico-danubiana e dall’Associazione Culturale “Pier Paolo Vergerio”, Kristjan Knez e Ondina Lusa hanno presentato il volume Diego de Castro 1907-2007 (Società di Studi Storici e Geografici di Pirano, 2011), di cui sono curatori.




Docenti veneti e istriani insieme a Buie e Rovigno
Una ottantina di docenti veneti e istriani hanno partecipato il 21 e 22 maggio scorsi al seminario dal titolo Venezia e l’Istria: storia, cultura, appartenenza, svoltosi tra Buie e Rovigno (Croazia) e promosso da ANVGD, Unione Italiana e Ufficio Scolastico Regionale del Veneto - Ufficio Scolastico di Venezia, in collaborazione con Regione Veneto, Provincia di Venezia, Unione Nazionale Pro Loco d’Italia - Veneto, Comunità degli Italiani di Buie, Centro di Ricerche Storiche di Rovigno, CI di Rovigno e Università Popolare di Trieste e con il patrocinio del Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca.
La prima sessione ha avuto luogo il 21 maggio nel salone della CI di Buie. Hanno introdotto i lavori Lionella Pausin Acquavita, presidente della CI stessa, Maurizio Tremul, presidente della Giunta esecutiva dell’UI, Stefano Antonini, dell’Ufficio Scolastico Provinciale di Venezia, Giovanni Follador, rappresentante delle Pro Loco venete, Stefano Cuk, del Comitato provinciale ANVGD di Venezia, Claudio Tessari, assessore all’istruzione della Provincia di Venezia, e Daniele Stival, assessore regionale all’identità veneta. «Veneti e istriani – ha dichiarato Stival – condividono un grande patrimonio culturale, che ha la sua base nella comune lingua veneta». Sono quindi seguite le relazioni di Ulderico Bernardi sull’Istria veneziana, di Gianfranco Pontini sui rapporti tra la Serenissima e Rovigno, di Kristjan Knez sul periodo veneziano in Istria e di Lorella Limoncin Toth sul patrimonio artistico-culturale di origine veneta a Buie. I seminaristi hanno visitato la Scuola Elementare Italiana “Edmondo De Amicis”, la Scuola Media Superiore Italiana “Leonardo Da Vinci” e il centro storico della cittadina.
La seconda sessione si è svolta il 22 maggio nella sala del Centro di Ricerche Storiche di Rovigno. Il direttore Giovanni Radossi ha offerto agli insegnanti le ultime pubblicazioni dell’istituto e ne ha tratteggiato storia, ruolo e caratteristiche. Marino Budicin, vice-direttore del CRSR e vice-sindaco di Rovigno, ha parlato del volume Istria nel tempo. Manuale di storia regionale dell’Istria con riferimenti alla città di Fiume, e Alessandra Argenti Tremul dei sei documentari dal titolo Istria nel tempo - La storia dell’Istria dalle origini al XX secolo (vedi “L’Arena di Pola” di giugno, p. 6). Paolo Scapinello e Stefano Antonini hanno precisato che il seminario discende dal progetto “Le due rive”, partito nel 2011 con il gemellaggio e gli scambi fra studenti delle Scuole Medie Superiori Italiane di Pola e Buie da un lato e del Liceo “Foscarini” di Venezia, dell’Istituto Canossiano di Treviso, dell’Istituto Tecnico “Gritti” di Mestre e del Liceo “Canova” di Treviso dall’altro. «Una comunità – ha affermato Antonini – è composta dalle persone e nel nostro caso specifico si tratta sia degli italiani d’Istria che degli esuli. Questo progetto si pone come ponte d’unione anche nella prospettiva delle nuova Europa dei popoli». Sono inoltre previste le visite delle Pro Loco venete agli enti turistici istriani nell’ottica di una collaborazione economica. Maurizio Tremul ha sostenuto che questo progetto riunifica il popolo italiano al di là delle frontiere e in particolare gli esuli e i rimasti.



In Puglia il V Seminario sul confine orientale
Nell’ultima riunione romana di mercoledì 3 luglio il Gruppo di lavoro fra il Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca e le Associazioni degli esuli ha confermato che il V Seminario nazionale sul confine orientale e il mondo della scuola si terrà da giovedì 13 a sabato 15 marzo 2014 in provincia di Brindisi. Il titolo è stato abbreviato in L’Adriatico e l’Esodo giuliano-dalmata. Si è già individuato un possibile luogo, ma se ne vaglieranno anche altri consimili nella stessa area in modo da garantire comunque un seminario “residenziale”, ossia capace di concentrare nella medesima sede svolgimento, vitto e alloggio, abbattendo costi e tempi morti. Nella selezione delle richieste avranno la preferenza gli insegnanti che si iscriveranno per la prima volta e aderiranno al terzo concorso sul confine orientale. Vi sarà comunque spazio per 10 dirigenti scolastici non intervenuti alle precedenti edizioni.
In base alla prima bozza di programma, il giovedì sera vi sarebbe un intervento introduttivo. A seguire uno spettacolo artistico-musicale. Venerdì mattina si svolgerebbe la prima sessione del Seminario con interventi di alcuni storici sull’Adriatico orientale dalla Prima alla Seconda guerra mondiale, sulle Foibe e l’Esodo, nonché sull’accoglienza dei profughi in Italia. Sono già stati individuati i possibili relatori. Al pomeriggio la seconda sessione contemplerebbe un’introduzione alla letteratura dell’Esodo, la proiezione di filmati d’epoca e interviste, e al termine la testimonianza di una esule. La mattina di sabato si terrebbero in contemporanea i workshop, ossia gruppi di discussione ed elaborazione di idee da applicare alla didattica dei temi focalizzati. Le conclusioni di ogni workshop verrebbero poi comunicate in sede plenaria. Nel pomeriggio, prima della partenza, si svolgerebbero delle visite guidate a luoghi inerenti le questioni discusse. A quanti lo desiderassero verrebbe offerta la possibilità di rimanere fino alla domenica con ulteriori visite guidate.
Il sito riguardante il Seminario gestito dal MIUR su indicazione del Gruppo di lavoro ha cambiato la denominazione da www.confine-orientale.it a www.scuolaeconfineorientale.it e verrà arricchito di nuovi contenuti. Il bando per il concorso annuale collegato al Seminario è pronto e dovrebbe venire emesso in settembre.
Il concorso “Classe turistica”, promosso dal Touring Club Italiano con il sostegno dell’ANVGD e del Gruppo di lavoro, ha visto adesioni da scolaresche di ogni parte d’Italia. Le otto classe vincitrici parteciperanno dal 17 al 19 ottobre a Trieste al Festival del turismo scolastico. Oltre alle premiazioni, sono previste visite guidate e una presentazione delle tematiche dell’Adriatico orientale adatta all’età degli studenti.
La prossima riunione del Gruppo di lavoro è in programma giovedì 5 settembre.



Gli inglesi sapevano, ma la lasciarono fare
I servizi segreti angloamericani conoscevano gli intenti omicidi di Maria Pasquinelli, ma la lasciarono fare. Anzi, addirittura la agevolarono. E’ quanto hanno appurato i ricercatori Mario Cereghino e Giuseppe Casaburrea consultando nel 2009, al Public Record Office di Kew Gardens presso Londra, i verbali degli interrogatori della commissione militare d’inchiesta istituita dal Governo Militare Alleato della Venezia Giulia il 17 febbraio 1947 a Trieste. Da questi emerge che il sergente britannico H. Ross, del Field Security Service di stanza a Pola, dichiarò agli inquirenti: «Il 25 ottobre 1946 ricevetti un telegramma che mi allertava dell’imminente arrivo di Maria Pasquinelli a Pola e della sua intenzione di assassinare il Comandante militare alleato». Il dispaccio, del 23 ottobre, proveniva dal General Staff Intelligence (GSI), il quale a sua volta si basava su informazioni dello Special Counter Intelligence (SCI) americano, che in un cablogramma del 24 ottobre 1946 diceva in riferimento al generale de Winton: «Si ritiene che Maria Pasquinelli abbia studiato gli spostamenti quotidiani e che abbia deciso di sparargli mentre questi è intento a passare in rassegna le truppe». «Contattai immediatamente – spiegò Ross – il mio superiore a Trieste, il capitano Middleton, comandante della XXI Port Security Section (PSS), e chiesi istruzioni. Egli mi rispose che le avrebbe ottenute dal GSI. Ventiquattr’ore più tardi mi telefonò per fornirmi le seguenti direttive: a) per nessun motivo la donna doveva essere arrestata o interrogata. Inoltre non si doveva agire in modo da destare i suoi sospetti; b) il Governo Militare Alleato e la Polizia della Venezia Giulia dovevano essere allertati sulle sue intenzioni; c) dovevo chiedere alla Polizia della Venezia Giulia che mi informassero dell’arrivo della donna e fare in modo che fosse posta sotto osservazione». E così fece. Di conseguenza Maria Pasquinelli poté agire indisturbata.
In un’intervista al “Piccolo” di Trieste del 26 ottobre 2009 Umberto Usmiani raccontò che dopo l’assassinio di de Winton il capo dello SCI James Angleton rispose a suo padre Antonio, il quale nell’autunno 1946 aveva avvertito per primo gli alleati delle intenzioni della Pasquinelli: «Toni, ci sono cose che nemmeno tu puoi capire».



La commemorazione alla Lega Nazionale
Maria Pasquinelli è stata commemorata venerdì 12 luglio a Trieste nella sede della Lega Nazionale. La sala era gremita di esuli e triestini.
«Ci vorrebbe – ha esordito il presidente Paolo Sardos Albertini – la penna di Sofocle o di Euripide per narrare tre eventi tragici verificatisi a guerra finita: la strage di Vergarolla, che fu quanto di più vergognoso perché colpì una festa di famiglie con bambini nella logica perversa e diabolica di creare il terrore; il silenzio dello Stato italiano, che sapeva ma evitò di denunciare i colpevoli rendendosene complice, mentre avrebbe potuto dire alla Conferenza di Parigi: “Questi sono i signori cui volete consegnare Pola”; l’atto di dedizione assoluta di Maria Pasquinelli, che investì la propria giovane vita nel salvare l’onore dell’Italia. Il suo fu un gesto di protesta non politico, ma morale, perché i giochi ormai erano già fatti».
Riccardo Basile, a nome della Federazione Grigioverde di Trieste, dell’Unione degli Istriani e dell’aderente Famiglia Polesana, ha ricordato con rispetto «un personaggio macchiatosi di un atroce delitto, di un omicidio», ma che ciononostante merita la massima considerazione. Il generale ha letto prima una missiva in cui Licia Cossetto ricorda l’aiuto fornito da Maria Pasquinelli alla sua famiglia in preparazione dell’esodo e la definisce un esempio di patriottismo e di valori non negoziabili, e poi un articolo che sul “Messaggero” del 9 dicembre 1946 racconta l’atmosfera a Pola prima delle partenze di massa. Quindi ha tratteggiato la figura di Maria Pasquinelli, che «antepose il dovere a ogni altra cosa e amò l’Italia più della propria vita e della propria anima». L’oratore ha ricordato in particolare l’impegno della donna prima con il padre nella sistemazione del sacrario di Redipuglia, poi come crocerossina in Africa, quindi come insegnante a Spalato, dove si attivò per recuperare le salme degli italiani trucidati dai partigiani titoisti e per dar loro degna sepoltura.
«Cercò – ha aggiunto Basile – di mettere d’accordo partigiani della “Osoppo”, Regno del Sud e X Mas nel creare un blocco italiano per difendere il confine orientale dagli slavi. Poi non riuscì a mandar giù l’ingiustizia dell’infame “dettato di pace” e, rimasta sola con se stessa, tentò attraverso un gesto eclatante di attirare l’attenzione dei Grandi sulla bestialità che si stava consumando. Essendo cattolica, sapeva di condannare la sua anima all’inferno, ma era certa di essere uccisa dopo aver sparato. Il generale de Winton aveva l’unica colpa di rappresentare i 4 Grandi a Pola. Invece non rimase uccisa, si consegnò facendosi trovare in una tasca una lettera e fu processata dagli inglesi, mentre lo Stato italiano si dimostrò assente come oggi per i marò. Il suo contegno durante il processo fu nobilissimo e alla fine ringraziò la Corte per la cortesia riservatale. Affermò di non provare alcun odio per il povero de Winton. Anche in carcere il suo contegno fu esemplare. Per non farne una martire gli inglesi non eseguirono la sentenza capitale. Oggi gli esuli e gli italiani tutti devono ricordarla come un faro del Risorgimento, al pari di Oberdan. Guido Slataper, fondatore della Federazione Grigioverde, non era interessato ai partiti, ma alla patria, che è assai più in alto. Secondo Giani Stuparich, che ebbe dei guai durante il regime, l’amor di libertà e l’amor di patria sono due sentimenti fondamentali dell’uomo civile. Chi non li ha non sarà mai un buon cittadino né in Italia, né in Europa, né nel mondo. Oggi c’è l’amore per il globalismo, ma l’amor di patria è il primo sentimento da cui partire per costruire patrie più larghe». (p.rad.)



Cherso tra vento e grifoni
L’isola di Cherso vista sul piano naturalistico è il tema dei due documentari proiettati venerdì 5 luglio nel Giardino delle Ancore del Civico Museo del Mare di Trieste per la serata d’esordio dell’edizione 2013 di Navigando nella scienza - Marestate. Il programma di eventi è stato organizzato dall’Assessorato alla Cultura e dal Servizio Musei Scientifici del Comune di Trieste, in collaborazione con PromoTrieste e l’associazione di volontariato Cittaviva. Gli audiovisivi, dal titolo rispettivamente Cherso: l’isola del vento e Cherso: l’isola degli uccelli, sono stati girati dal fotografo e documentarista triestino Gianni Mangiagli. Il folto pubblico ha occupato tutte le sedie disponibili e alcuni spettatori sono dovuti rimanere in piedi.
Mangiagli ha osservato come l’isola si caratterizzi per la presenza di un monte di quasi 650 metri (il Sissol), di un lago d’acqua dolce (quello di Vrana) e di un istmo artificiale (la Cavanella) che separa Cherso da Lussino. Da Lubenizze si scorgono i grattacieli di Pola. Tre sono le fasce vegetazionali: a Nord predominano le querce e le latifoglie, al centro i pini e a Sud la macchia mediterranea, che ben si sposa con la persistente pastorizia delle pecore. Molto diffuso è l’olivo, in misura minore il fico. I terreni coltivati sono divisi da muretti a secco chiamati masiere. Sono di due tipi: uno con le pietre assemblate in modo così fitto che non si vede oltre, e l’altro con le pietre sistemate con maggiore spazio fra l’una e l’altra. Sull’isola non esistono vipere, ma in compenso l’innocuo serpente cervone presenta una notevole lunghezza. I cinghiali, introdotti negli ultimi decenni a scopo venatorio, hanno sconvolto l’equilibrio zoologico a danno soprattutto di agnelli e volatili, ma sono stati recentemente allontanati dall’isoletta di Levrera, dove numerose specie di uccelli possono così nidificare nuovamente indisturbate. Si stanno riprendendo in particolare i grifoni, avvoltoi tipici del Quarnero ormai scomparsi in quasi tutta l’Italia peninsulare ma reintrodotti nel vicino Friuli. (p.rad.)



Il prof. Giuseppe Crapanzano premiato per L’Istria di Gina
Il prof. Giuseppe Crapanzano, docente di scuola media superiore nonché giornalista, poeta, narratore e critico storico, ha vinto l’ottava edizione del Premio internazionale “Kalliope” nella categoria Narrativa edita per il suo libro L’Istria di Gina, che narra la vicenda dell’esule istriana Angelina Bratovich (vedi “L’Arena di Pola” del novembre 2012 a pag. 12). La cerimonia ha avuto luogo domenica 9 giugno a Ovada (Alessandria) presso la Sala Incontri Coop Liguria. La motivazione recita: «Nell’Istria di Gina il genere memorialistico di una terra pietrosa e occidua si fa corrispondenza fra paesaggio e sentimento, irradiando tenerezza emotiva complice di evocazioni famigliari. Una rivisitazione di tipo lirico diventa così epico canto morale e assertiva lezione di patriottismo intimamente vissuto. Un volume scritto magistralmente in un lessico perfetto che si fa leggere con attenzione e commozione fino all’ultima pagina». Il riconoscimento è consistito in un diploma, in una statuetta dorata e in una medaglia aurea, consegnati dalla presidente del Premio Bruna Carlevaro Sbisà.
Il Centro Studi Accademia Internazionale “G. Leopardi”, l’Associazione Letteraria “Michelangelo” e l’Associazione Artistica Culturale “Il Ventaglio” hanno nominato il prof. Crapanzano “Accademico Leopardiano a Vita”.
Il libro può essere richiesto direttamente all’indirizzo mail dell’autore Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..



Argio Orell: raffinatezza e seduzione
E’ stata inaugurata venerdì 14 giugno e rimarrà visitabile fino a domenica 4 agosto al piano terra del Museo della Civiltà Istriana, Fiumana e Dalmata in via Torino 8 a Trieste la mostra Argio Orell pittore triestino (1884-1942). Raffinatezza e seduzione, che riunisce per la prima volta decine di sue opere grazie ai prestiti di varie istituzioni pubbliche e private, oltre che di numerose collezioni private, non solo triestine. Organizzatore dell’evento è l’Istituto Regionale per la Cultura Istriano-fiumano-dalmata (IRCI), con il patrocinio del Comune e della Provincia di Trieste e il contributo della Fondazione CRTrieste; ideatore è Piero Delbello, direttore dell’IRCI.
Argio Orell, oggi poco conosciuto nella stessa città dove nacque e morì, spaziò nell’ambito della pittura e del disegno figurativi tra impressionismo, secessionismo, orientalismo e realismo novecentista, sempre con grande maestria e gusto. In esposizione si trovano numerosi dipinti a olio o tempera, ma anche locandine, manifesti, bozzetti a matita, cartoline, prove di stampe, buste, carte intestate, etichette litografiche, ex libris e inviti. C’è inoltre la prima pagina del suo diario, un album, una tabacchiera, un piattino-portalettere e dei gemelli.
L’artista dimostrò interesse per i soggetti istriani, che trattò in alcuni suoi lavori, a cominciare dal famoso manifesto per la Prima Esposizione Provinciale Istriana svoltasi a Capodistria nel 1910. Allo stesso stile, tra il “giapponista” e il secessionista, si richiama il manifesto del 1920 che pubblicizza Portorose quale elegante stazione turistica d’élite. Meno noti sono invece Azzurri istriani (1920), Fantasia sulla Valle del Quieto (1938) e il Tartufaro (1940), mentre è andato perduto il quadro raffigurante un angolo del Cimitero di Pirano (1918-20).
L’esposizione è aperta con ingresso libero tutti i giorni dal lunedì al sabato dalle 10 alle 12.30 e dalle 16 alle 18.30, la domenica dalle 10 alle 13. Fra le migliaia di visitatori si sono notati in particolare inglesi, francesi e spagnoli, nonché esperti d’arte. Oltre a riproduzioni, magliette e borse, all’ingresso è possibile acquistare uno splendido catalogo in carta patinata a cura di Piero Delbello, che propone tutte le opere di Orell con interventi critici dello stesso Delbello, Roberto Curci, Luisa Crusvar, Alessandra Tiddia e Nicoletta Pasino Miccoli.


Il busto di Pio Riego Gambini torni a Capodistria
Riportare il busto originale di Pio Riego Gambini a Capodistria per il 100° anniversario della sua morte, nel 2016. Questo l’auspicio espresso dall’avv. Piero Sardos Albertini, presidente della Fameia Capodistriana aderente all’Unione degli Istriani, nel corso della cerimonia rievocativa svoltasi la mattina del 19 luglio scorso a Trieste nell’aula magna del Ginnasio-Liceo “Dante Alighieri”. L’opera, scolpita dallo scultore Ruggero Rovan, fu inaugurata il 19 luglio 1919 presso il Belvedere di Capodistria, ma ebbe vita breve, perché nel 1948 fu asportata dalle autorità titine e pare oggi si trovi in qualche scantinato della città. Nel 1955, dopo il ritorno di Trieste all’Italia, una copia fu collocata nell’aula magna del “Dante” con sotto una targhetta bronzea riportante il luogo e la data di nascita e di morte del volontario irredento e, ancora più sotto, la scritta su targa marmorea: «Questo busto eretto nel 1919 a Capodistria fu ostilmente distrutto nel 1948. Dal 1955 qui rivive ed attende». Attende appunto di ritornare a… casa. Secondo Sardos Albertini, potrebbe trovare giusta collocazione nell’edificio dell’attuale Ginnasio italiano “Gian Rinaldo Carli”, che l’eroe frequentò da studente.
Nato a Capodistria il 4 settembre 1893 da Pier Antonio, podestà, deputato e assessore della Dieta provinciale istriana e futuro parlamentare a Vienna, Pio Riego crebbe imbevendosi di ideali mazziniani irredentisti e umanitari. Nel 1911 fondò insieme ad altri coetanei il Fascio Giovanile Istriano, volto ad un’azione concreta che consegnasse l’Istria all’Italia completando il Risorgimento. Dopo il liceo si iscrisse alla Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Padova, ovvero in Italia, denotando anche con tale scelta controcorrente la sua fede patriottica. In quegli anni cominciò l’attività giornalistica.
Appena scoppiata la guerra fra Austria-Ungheria e Germania da un lato, Serbia, Russia, Francia e Inghilterra dall’altra, il 4 agosto 1914 si rifugiò con il padre a Venezia per non essere reclutato nelle file asburgiche. Fattosi promotore dell’interventismo democratico, il 23 maggio 1915 si arruolò come fante nel Battaglione dei volontari giuliani di Mestre, inquadrato a Udine nel 2° Reggimento Fanteria della Brigata Re e mandato a combattere sul monte Podgora (Calvario) a ridosso di Gorizia. Contestualmente lanciò insieme ad altri coetanei un fiero proclama ai giovani istriani affinché si stringessero «intorno al tricolore della Patria». «La debolezza nostra e la strapotenza dei dominatori – scrisse – ci impedì di avere anche noi la nostra epopea insurrezionale; ma infelici quei popoli che non sanno come la libertà non si conquisti che a prezzo di lacrime e di sangue!: tra le gioie di una troppo facile indipendenza dimenticheranno troppo presto le angosce della schiavitù, le ansie e i pericoli della liberazione. Se non abbiamo potuto morire sulle barricate, tra il baglior degli incendi e il crepitar delle fucilate, nella rivolta, corriamo a morire, accanto ai fratelli d’ogni parte d’Italia, nelle trincee: e il nostro giovane e puro sangue sia come il prezzo del nostro riscatto, sia come l’offerta della nostra gratitudine».
La sera del 18 luglio 1915 Gambini fu uno dei fanti a tagliare i reticolati in vista dell’attacco alla quota 240 ordinato per il giorno successivo. Il 19 si lanciò intrepido all’arduo assalto. Colpito al collo, rifiutò di retrocedere, incitò i commilitoni a insistere e proseguì fino alle trincee nemiche, dove però venne ferito a morte. Il suo corpo non fu mai ritrovato perché, dopo la morte di ben 42 volontari su 49 del reggimento, i comandi ordinarono di ripiegare. Il suo coraggio gli valse la Medaglia d’argento al valor militare alla memoria. Anche in virtù del suo sacrificio Capodistria poté essere annessa al Regno d’Italia. Da ciò l’erezione del busto a quattro anni dalla sua morte.
Tanto l’assessore comunale Antonella Grim, di origini istriane, quanto il vice-presidente della Provincia Igor Dolenc, di madrelingua slovena, si sono associati all’auspicio che il busto torni a Capodistria. «Cento anni – ha rilevato Dolenc – mi sembrano un tempo giusto per ritrovare le fila della storia. Se non si fanno i conti con la storia non c’è futuro».
Lo storico Diego Redivo, responsabile del Servizio didattico del Comune di Trieste per il Museo del Risorgimento e la Foiba di Basovizza, si è chiesto se il sacrificio di Gambini sia servito e quanto, alla luce del movimento indipendentista che sta montando in città. «Le teorie nazionalistiche del primo ’900 – ha spiegato – vedevano nei conflitti tra le nazioni una forma di lotta per l’esistenza dove avrebbe prevalso il migliore, con un conseguente miglioramento della specie. Invece la Prima guerra mondiale spazzò via proprio i migliori, un’intera classe dirigente di cui faceva parte anche Gambini, il capo, la testa pensante dei giovani irredentisti istriani, passionale ma anche capace di analisi e riflessione. Il repubblicano Napoleone Colajanni disse che aveva la mente di Mazzini e il cuore di Garibaldi. Nel 1911, di fronte a un irredentismo stantio e opportunista, Gambini volle con il Fascio Giovanile Istriano preparare la sua generazione sul piano sia culturale sia sportivo, interpretando quest’ultimo in chiave morale. Riparato in Italia, organizzò con Nazario Sauro gli irredenti in Veneto, propagandò la causa del Belgio neutrale invaso dalla Germania, commemorò il 20 dicembre 1914 Guglielmo Oberdan comprendendo di doverne essere il continuatore, e soccorse i terremotati di Avezzano. Insieme a Giovanni Giuriati volle poi organizzare un incidente di frontiera che facesse da casus belli, ma dovette desistere su pressione di Salandra».
«Nel 1955 – ha aggiunto Redivo – si sperava che il suo busto potesse venire trasferito a Capodistria liberata. Oggi ciò non è più pensabile, ma nello Stato unico europeo ognuno dovrebbe poter portare omaggio ai propri caduti, senza che ciò suoni come offesa o minaccia ad altri». (p.rad.)


Ricordato a Roma Padre Flaminio Rocchi
In occasione del centenario della nascita e del decennale della scomparsa, la famiglia Rocchi ha invitato a ricordare a Roma la «luminosa figura francescana dell’Apostolo degli Esuli giuliano-dalmati Padre Flaminio Rocchi», nato a Neresine il 3 luglio 1913 e morto esule a Roma il 9 giugno 2003.
Giovedì 6 giugno, presso la Biblioteca “San Marco” nel Quartiere Giuliano-Dalmata, Patrizia C. Hansen, direttrice del mensile dell’ANVGD “Difesa Adriatica”, Marino Micich, segretario generale della Società di Studi Fiumani, e l’esule lussignana Adriana Martinoli hanno ricordato il sacerdote, mentre Antonio De Lucia ha letto alcuni brani incentrati sulla sua persona: il ricordo scritto da Lucio Toth nel 2003, il racconto del suo ritorno a Neresine narrato dalla scrittrice esule istriana Graziella Fiorentin e il racconto fatto dallo stesso Padre Rocchi sulla propria esperienza nei campi profughi.
Domenica 9 giugno, nella chiesa dei Santi Quaranta a Trastevere (dove il frate visse per oltre quarant’anni), è stata celebrata una santa messa nel decennale della scomparsa con una folta partecipazione di fedeli, amici, conoscenti e parenti. Il giorno stesso e il sabato precedente dalle ore 9 alle 12 e dalle 17 alle 19 sono stati anche esposti nove pannelli commemorativi nella cappella di Sant’Antonio.
Contemporaneamente un’altra messa in suffragio di Padre Rocchi è stata celebrata nella cappella dell’Accademia navale di Livorno per iniziativa del locale Comitato ANVGD.
Mercoledì 3 luglio, nella chiesa francescana di San Marco Evangelista in piazza Giuliani e Dalmati a Roma, Padre Annibale Marini ha celebrato una santa messa nel centenario della nascita di Padre Rocchi, con esposizione di pannelli commemorativi il giorno stesso e il sabato precedente dalle 8 alle 12 e dalle 17 alle 20.


A Ivan Jakovčić il Premio “Tomizza” 2013
Il Lions Club “Trieste Europa”, con il patrocinio del Comune di Trieste, ha conferito il Premio “Tomizza” 2013 al 56enne parentino Ivan Jakovčić, da 22 anni leader della Dieta Democratica Istriana, già deputato e ministro della Repubblica di Croazia, nonché dal 2001 al maggio scorso presidente della Regione Istriana. Questo riconoscimento viene dedicato ogni anno dal 2004 «ad una personalità che nel tempo si sia distinta nell’affermazione concreta degli ideali di mutua comprensione e di pacifica convivenza tra le genti delle nostre terre». Jakovčić è stato ritenuto meritevole «per avere promosso in questa terra già gravata da contrapposizioni etniche e colpita da grandi tragedie nel secolo scorso, un reale clima di pacifica e prospera convivenza, ed avendo realizzato per la sua Regione uno Statuto esemplare, che esalta i valori della multiculturalità ed i migliori ideali europei». La cerimonia di consegna si è svolta venerdì 28 giugno all’Hotel “Greif Maria Theresia” di Barcola.
Vittorio Piccoli, presidente entrante del Lions Club “Trieste Europa”, ha spiegato che il premio vuole essere «un riconoscimento ma anche una riparazione al cantore della mutua comprensione umana, poco apprezzato in vita a Trieste per le scorie degli odi nazionalistici». «L’ingresso della Croazia nell’Unione Europea – ha aggiunto – è lo scenario più bello per conferire questo premio. Nell’ultimo quindicennio vi è stata un’evoluzione positiva che ha consentito di recuperare e rivalutare le memorie storiche lasciate deperire. La pur esigua minoranza italiana è ora caratterizzante e apprezzata in un’Istria che è stata una carta di accreditamento per la Croazia in Europa. Anche negli anni ’90 croati e serbi vi hanno convissuto pacificamente. Il partito fondato da Jakovčić, la Dieta Democratica Istriana, si è caratterizzato per il regionalismo e la difesa delle peculiarità di un’Istria multietnica e multiculturale. Lo Statuto regionale voluto dalla Dieta ha favorito il bilinguismo e le minoranze e ha trovato applicazione dopo un braccio di ferro con i poteri centrali. Gli italiani sono presenti nelle strutture amministrative regionali e locali. Più in generale si respira un clima di intensa collaborazione e condivisione a livello della gente comune. Molti, invece che slavi o italiani, preferiscono definirsi istriani. Quando le ho telefonato per riferirle che avevamo deciso di assegnare il premio a Ivan Jakovčić, Laura Levi, vedova di Tomizza, mi ha risposto: “Ma che bello! Jakovčić è l’uomo che ha realizzato il sogno di mio marito in Istria».
«Oggi – ha affermato Maurizio Tremul, presidente della Giunta esecutiva dell’Unione Italiana – è ben vivo in Istria lo spirito di Tomizza, uno dei suoi uomini migliori. Ivan Jakovčić con perseveranza e lungimiranza, passione e intelligenza ha dato un contributo inestimabile a quel movimento culturale, ideale, intellettuale, a quel progetto innovativo nel fare politica che ha saputo dare nuovo slancio all’Istria. Un movimento interetnico e intergenerazionale che ha scaldato i cuori di croati, italiani, sloveni e di tanti altri che, a prescindere dalla loro identità linguistica, culturale, nazionale o religiosa, si sono riconosciuti parte di un’unica comunità di destino, come ebbe a dire Edgard Morin: l’Istria. Un crogiuolo di popoli in cui figure come quelle dell’on. Ivan Nino Jakovčić, assieme ad altri uomini e donne di buona volontà, hanno saputo pazientemente e con lungimiranza ritessere (archiviato il Novecento e le sue violente contrapposizioni che affondano le radici nell’alba delle Nazioni) i fili di una convivenza evidentemente immanente al Genius loci, promuovendo lo sviluppo di una società aperta e dinamica, fondata sui valori di coesistenza pacifica delle diversità, del mutuo rispetto e del dialogo interculturale». «Questo movimento – ha aggiunto Tremul – ha cambiato l’Istria, dove i rigurgiti nazionalisti non hanno attecchito, nonostante alcune forze oscure ci abbiano provato. Alla Comunità nazionale italiana è stato garantito il bilinguismo e i diritti politici ben oltre quanto stabilito dalle leggi. La rotta tracciata da Jakovčić è quella di un’Europa federale, tollerante, delle culture locali, delle Euroregioni, delle minoranze, delle specificità, delle tradizioni, degli usi e costumi, dell’interazione, del mutuo scambio e arricchimento. Jakovčić ha contribuito in modo impagabile a costruire in Istria la “miglior vita”».
Al termine di questa allocuzione, Laura Levi Tomizza, visibilmente emozionata, ha consegnato a Jakovčić il premio, consistente in una colonna in miniatura con una pietra soprastante, opera dello scultore Livio Schiozzi. «Nel cercare – ha spiegato il presidente entrante del Lions Club “Trieste Europa” Vittorio Piccoli – un elemento che si collegasse all’Uomo di Petrovia, abbiamo pensato alla pietra, modellata dal tempo e dalla natura, intrisa degli umori della terra d’Istria. Nel cercare un omaggio alla cultura classica di Tomizza, abbiamo pensato ad un oggetto di linea pura. Nel cercare un appassionato interprete di questo materiale, abbiamo pensato a Livio Schiozzi». «Nel pensare – ha aggiunto il presidente uscente Alessandro D’Angiolino – ad un omaggio per un Istriano come il Presidente Ivan Jakovčić, abbiamo cercato l’oggetto più vicino alla sua terra». Una terra di pietre, appunto: l’Istria rossa…
Renato Cianfarani, console generale d’Italia a Fiume, ha espresso la stima sua personale e dell’Italia per quello che Jakovčić è riuscito a fare con il suo partito e i suoi collaboratori per l’Istria e i rapporti fra l’Italia e la Croazia e fra l’Istria e molte Regioni italiane. «Grandissimo – ha detto – è stato il contributo della Dieta e del suo presidente al clima particolarmente positivo affermatosi in questi anni. L’Istria è un esempio, un’avanguardia di integrazione europea».
«Tomizza – ha ricordato Ciril Zlobec – era uno dei pochi scrittori italiani ad andare a Lubiana, così come io ero uno dei pochi scrittori sloveni a venire a Trieste».
Franco Miracco, assessore alla cultura del Comune di Trieste, ha ricordato l’impegno di Jakovčić per l’Euroregione e indicato nell’Alto Adige e nell’Istria due modelli di convivenza e di costruzione dell’Europa.
Francesco Peroni, assessore della Regione Friuli Venezia Giulia, ricordando la collaborazione con l’Istria, ha sostenuto che il Premio Tomizza ci richiama ai valori fondanti dell’Unione Europea oggi oscurati dalla crisi economica.
«Desidero condividere questo premio – ha detto infine Ivan Jakovčić – con tutte quelle decine di migliaia di istriani che hanno condiviso l’idea di un’Istria multietnica e bilingue dove ognuno si sente a casa, dove si viene a vivere, come fece mia mamma da Vienna. Una terra d’incontro in cui lingue, culture e religioni vivono assieme. Sono felicissimo se si è realizzato il sogno di Tomizza. Un manifesto della Dieta Democratica Istriana degli anni ’90 diceva, quando non era facile perché i nazionalismi erano forti, che la diversità è la nostra ricchezza e la tolleranza la nostra forza. Abbiamo lavorato per la qualità della vita, l’economia, la cultura, l’enciclopedia istriana, l’università, l’autostrada... Abbiamo la disoccupazione più bassa della Croazia, anche se oggi non è così facile. Ma la cosa più importante è che ogni angolo dell’Istria, dall’Arena di Pola al bosco di Montona, dalla Basilica eufrasiana alla campagna di Matterada, ha lo stesso valore. In definitiva ogni persona ha lo stesso valore. Non importa da dove è venuta. La convivenza da noi è una cultura di vita».
Alla cerimonia hanno assistito anche il vice-presidente della Regione Istriana Miodrag Čerina, l’assessore Doriano Otočan e il sindaco di Pola Boris Miletić. (p.rad.)



Recuperare la pastorizia in Ciceria
Come recuperare la pastorizia in Ciceria? Questo il tema dell’incontro tenuto dal Circolo di cultura istroveneta Istria l’11 aprile a Trieste presso la Casa della Musica.
Il suggestivo altipiano carsico posto da Nord-Ovest a Sud-Est sulla direttrice Trieste-Fiume a cornice dell’Istria continentale è oggi suddiviso fra Slovenia e Croazia. Si protende per 45 km in lunghezza e per 10-15 in larghezza. La superficie complessiva è di circa 500 km quadri. Lo percorrono cinque catene parallele, la più nota delle quali sono i Monti della Vena. L’altitudine minima si aggira sui 450 metri, mentre la vetta più alta (l’Alpe Grande) raggiunge i 1.272 metri. Il clima è continentale.
Già nel XIV secolo (se non prima) ma soprattutto nel XV e XVI vi giunsero, sulla spinta delle invasioni turche, gruppi di nomadi rumeni, detti cici. Costoro praticarono la pastorizia e la produzione del carbon dolce disboscando ampie aree boschive, ma si dedicarono anche al trasporto del sale, del vino e dell’olio e al commercio dell’aceto. In Ciceria si contarono fino a 240.000 pecore. Ora invece non ci sono più né greggi né cici. Infatti la pastorizia è praticamente sparita con l’emigrazione verso le città specie dopo la Prima guerra mondiale e con l’esodo successivo alla Seconda. Inoltre già dal XVIII secolo i cici si erano progressivamente slavizzati, tanto che i parlanti il dialetto istro-rumeno si sono ridotti a circa trecento. L’unico villaggio in cui lo si usa ancora è Seiane.
«La transumanza – ha spiegato il polese Livio Dorigo, presidente del Circolo Istria – era regolata nella parte veneta della Ciceria da leggi latine, in quella asburgica dal nomadismo. Le greggi concimavano i campi, i pastori le facevano abbeverare nei lachi e poi barattavano ricotta, formaggio e agnelli in cambio dell’ospitalità. La civiltà pastorale conosceva i ritmi della natura, aveva una concezione del tempo dilatata ed esprimeva una sua poeticità. Ancor oggi la pastorizia è uno strumento di equilibrio territoriale. Infatti costano più i danni delle alluvioni a valle che mantenere la gente in montagna con le pecore. In Svizzera ogni cantone ha una sua razza e gli allevatori ricevono un sussidio quale guardiani del territorio. Nella confinante provincia di Varese invece la montagna è abbandonata. Quando lavoravo lì come veterinario invogliai, insieme a una psicologa e a un agronomo, un gruppo di giovani emarginati a occuparsi delle pecore. Ebbene: nel giro di pochi anni riuscirono a gestirle in modo moderno, a produrre formaggio e ad aprire un agriturismo guadagnandosi da vivere».
Secondo Dorigo, anche in Ciceria giovani di varie nazionalità potrebbero, magari tramite fondi Interreg, recuperare qualche villaggio abbandonato coniugando le antiche tradizioni pastorali con le odierne conoscenze tecnico-scientifiche. Così creerebbero posti di lavoro all’aria aperta e preserverebbero quell’ambiente incontaminato rendendolo attrattivo in chiave eco-turistica. L’Unione Europea potrebbe guardare con interesse a tale prospettiva, mentre le popolazioni locali non porrebbero ostacoli semplicemente perché… sono ridotte al lumicino.
«In Ciceria – ha affermato il sociologo Alberto Gasparini – non esiste il tempo, vi è una continuità passato-presente. Lì, come sui tratturi del Molise e della Puglia, si possono compiere viaggi del mistero e della solitudine percependo strane emozioni. Questo a pochi chilometri da una città quale Trieste, dove invece, come in tutto il mondo moderno, il mistero è abolito e la solitudine urbana è frutto dei troppi stimoli e della troppa gente. I cici se ne sono andati in città, cambiando stile di vita. Ma oggi vi è una grande domanda di lentezza, di “turismo lento”, fatto a piedi. Si desidera contemplare paesaggi e visitare castelli, edifici storici e parchi. Si riscopre l’eremitaggio, si cerca il tempo libero. Il concetto della crescita è in fase di revisione perché induce bisogni fittizi e dissipa risorse. Da ciò la teoria della “decrescita felice”. In tale ottica si recuperano villaggi abbandonati come Topolò nelle Valli del Natisone, dove da alcuni anni si tengono fiere e mostre pittoriche grazie a fondi Interreg. In Ciceria non torneranno i cici, ma ci potranno andare i triestini in cerca del senso della vita. Basta saper offrire un prodotto valido  mischiando il vecchio con il nuovo. La Ciceria può avere un grande futuro».
Il prof. Fulvio Favento ha rilevato come già gli antichi poeti greci e latini cantassero l’aspetto bucolico della vita pastorale. «Il tempo – ha aggiunto – una volta era di Dio, oggi della produzione. Riscoprire la natura è fattibile purché ci siano la volontà politica e le risorse economiche».
Il politologo Biagio Mannino ha parlato dei “villaggi del sogno” in cui persone di etnie e usanze differenti vivono assieme con una finalità comune rispettandosi e integrandosi, consapevoli che la crescita crea più problemi che vantaggi e desiderosi di ritmi più naturali. Nel suo ashram in India Gandhi ricercava la verità. Ma esistono anche le comunità di recupero e quelle religiose. L’individualismo non si concilia con tali esperienze, che richiedono senso del gruppo e rispetto delle regole.
Sulla flora della Ciceria il Circolo ha prodotto un libro con foto di Walter Macovaz e una prefazione trilingue.



Imprecisioni del “Corsera” sulle Province orientali
Il “Corriere della Sera” ha pubblicato sabato 6 luglio, come allegato all’articolo di Lorenzo Salvia, una tabella riportante alcune cartine storiche delle Province italiane, dove fra l’altro si afferma che, nel periodo «Dalla Grande Guerra alla Repubblica», fu istituita la Provincia di Trieste, cui nel 1927 si aggiunse quella di Gorizia.
Occorre precisare che nel 1921 il Regno d’Italia istituì le Province di Gorizia, Parenzo (o dell’Istria) e Zara, già appartenenti all’Impero austro-ungarico. Nel 1923 istituì la Provincia di Trieste (che acquisì territori delle Province di Gorizia e Parenzo, mentre fino ad allora il Comune di Trieste aveva svolto anche le funzioni provinciali), inglobò la Provincia di Gorizia in quella di Udine e trasferì da Parenzo a Pola il capoluogo della Provincia dell’Istria. Nel 1924 istituì la Provincia di Fiume (a spese della Provincia di Pola). Nel 1927 ripristinò la Provincia di Gorizia e nel 1941 istituì quelle di Lubiana, Spalato e Cattaro, ingrandendo altresì quelle di Fiume e Zara.



Dedicata a Tomizza l’Emeroteca di Trieste
Si è svolta sabato 29 giugno la cerimonia di intitolazione a Fulvio Tomizza (Matterada 1935 - Trieste 1999) dell’Emeroteca comunale di Trieste, posta al piano terra di quel palazzo Biserini che in piazza Hortis 4 ospitò per lungo tempo la Biblioteca civica. Emanuele, nipotino dello scrittore istriano, ha scoperto la targa trasparente collocata sul muro a fianco del portone d’ingresso. Insieme all’assessore alla cultura Franco Miracco erano presenti la vedova di Tomizza Laura Levi, la figlia Franca, la nipote Elisabetta e un folto pubblico di concittadini. Tomizza fu un assiduo frequentatore della Biblioteca civica fin da quando, nel 1954, esodò a Trieste. Lì effettuò ricerche e conobbe diversi intellettuali.
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