La Croazia nell'Unione Europea, gli Esuli al Parlamento Europeo

La Croazia nell’Unione Europea, gli Esuli al Parlamento Europeo

di Tito Lucilio Sidari

Il 1° luglio 2013 la Repubblica di Croazia è entrata ufficialmente nell’Unione Europea come 28° componente.


L’evento politico, da lunghi anni perseguito dalla Croazia con molteplici finalità e favorito dall’Unione Europea, è avvenuto nel presente periodo di grave e diffusa crisi economica che coinvolge sia l’Europa, sia molti altri stati a livello mondiale e, di conseguenza, porterà un beneficio al 28° stato, sotto l’aspetto economico, in termini inferiori alle attese degli anni passati e comunque nel medio e lungo periodo. Delle complesse implicazioni sull’economia del Friuli Venezia Giulia e dell’intera area geografica si sono occupati organismi nazionali ed internazionali ed eminenti specialisti; questo giornale ne ha dato conto già nel precedente numero di giugno. Tale ingresso, a lungo guardato con avversità e sospetto dalla maggior parte dei giuliano-dalmati esuli dalle loro Terre dopo la seconda guerra mondiale, è oggi un dato di fatto ed è, come ben noto, la conseguenza di negoziati e di protocolli di avvicinamento propri della legislazione europea in materia, già applicati ai numerosissimi stati che via via hanno aderito alla comunità dei primi stati fondatori.

Noi esuli abbiamo oggi motivo di fiducia nel progressivo miglioramento dei rapporti sostanziali con il nuovo stato dell’Europa unita per aver individuato, negli anni più recenti, alcune personalità politiche di alto livello, a cominciare dal Presidente della Repubblica di Croazia Ivo Josipović, ed alcuni segni di apertura che vanno coltivati e migliorati, ma che in passato erano nulli o quasi inesistenti. La nostra Associazione Libero Comune di Pola in Esilio, in particolare, persegue da vari anni e continua a perseguire il riavvicinamento dei brandelli della popolazione italiana straziati e separati dalla guerra e dal dopoguerra ed è convinta, con questa azione e con il favorire il risorgimento della cultura italiana nelle Terre dell’Adriatico orientale, di lavorare per il bene delle intere popolazioni degli stati interessati, qualunque sia la lingua e la cultura dei singoli. Il LCPE ha la soddisfazione e l’aiuto morale di vedere le proprie iniziative approvate e in qualche misura favorite dalla massima parte delle altre Associazioni consorelle, così come dalle Comunità degli Italiani di Slovenia e di Croazia.

Il 2 luglio, cioè il giorno seguente l’ingresso della Croazia nell’Unione Europea, una delegazione di esuli giuliano-dalmati dell’ANVGD - Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, guidata dal Presidente Nazionale Antonio Ballarin, è stata invitata dal Parlamento Europeo a Strasburgo (Francia) ed ha portato le proprie istanze da illustrare ai parlamentari e da mettere sugli opportuni tavoli comunitari per una equa gestione e risoluzione nell’ambito, finalmente, dell’Unione Europea. Qui si parla della situazione di oggi e del prossimo futuro, non del passato: si intende trattare da pari a pari, fra stati dell’Unione Europea che hanno i medesimi principi informatori, hanno leggi che devono uniformarsi a modelli unici europei, e hanno regolamenti applicativi che devono portare a risultati analoghi se non identici per le popolazioni dei vari stati.

Antonio Ballarin ha perciò illustrato ai parlamentari europei  globalmente il concetto di “Diritto al ritorno”. E’ un’espressione che comprende unitariamente il diritto degli esuli di sentirsi sul proprio territorio “europeo” quando viaggiano e soggiornano nelle proprie Terre dovute abbandonare; di vedere applicato il bilinguismo di fatto e non teorico in tutte le aree dove ciò sia già o debba essere a breve regolamentato in modo conforme alle leggi “europee”; di andare alla ricerca, secondo procedure e permessi adeguati alle leggi “europee”, negli archivi e nel territorio, delle informazioni e delle tracce dei propri cari spariti nel nulla; di prendere nuovamente possesso legittimo dei propri beni immobili che per vari motivi o errori materiali non siano stati a suo tempo intavolati ad altri soggetti come “il popolo”, “il comune”, “lo stato” o il privato cittadino; di riproporre in termini attuali, secondo leggi “europee”, la corresponsione degli indennizzi non ancora ricevuti, che sono dovuti dai vari stati aventi causa; di agire per molte altre iniziative, oltre queste importanti ed esemplificative.

Dunque, un libro dei sogni? No. Parliamo di quella mole di richieste e di iniziative che i nostri padri già per 66 anni cercarono di portare avanti, con successi e con sconfitte, ma che ora possono essere sottoposte al vaglio del Diritto Comunitario, ai fini della tutela dei diritti naturali dell’uomo, cioè perseguite con strumenti nuovi, in una situazione nuova che vede soltanto popoli uguali che devono tendersi la mano. Certamente il più attivo ed il più preparato saprà farsi valere meglio, come in tutte le vicende umane. Dalla nostra parte abbiamo l’amore per quanto abbiamo lasciato per andare in esilio. Ora ritorniamo come cittadini europei in Europa; chi ritorna materialmente, chi ritorna con il cuore, ma nel pieno dei propri diritti. La assoluta continuità del dialogo iniziato il 2 luglio 2013 è l’essenziale impegno reciproco, stabilito fra gli esuli ed i parlamentari europei finora coinvolti. Chi scrive ha avuto modo di partecipare agli incontri e ne ha tratto una buone dose di ottimismo, pur tenendo conto di quanta determinazione e di quanto lavoro paziente siano necessari per giungere a risultati concreti.

Riguardo la cronaca degli incontri, bastino pochi cenni. La delegazione degli esuli è stata invitata e ricevuta al Parlamento per iniziativa dell’On. Carlo Fidanza, un parlamentare del PPE - Partito Popolare Europeo e del partito italiano Fratelli d’Italia, che è stato sentitamente ringraziato; ci si augura che altri partiti europei ed italiani facciano crescere questa iniziativa e contribuiscano alla continuità di dialogo che è indispensabile; già nell’ambito del Senato Italiano abbiamo delle prospettive precise in proposito. Il primo contatto si è avuto con un funzionario che ha presentato in generale le strutture ed il funzionamento del Parlamento Europeo; sono seguiti i contatti con i parlamentari. Nell’incontro denominato “Il dovere di ricordare - Dalla pulizia etnica anti-italiana alla repressione del dissenso nell’Est Europeo”, si è avuto l’intervento preciso e forte sopra riferito, di Antonio Ballarin, in inglese; erano presenti fra gli altri gli onorevoli Angelilli (uno dei vice-presidenti del Parlamento Europeo), Bellato, Bertot, Gardini; all’intervento di Ballarin hanno risposto gli interventi della On. Sandra Kalniete, l’unico parlamentare europeo nato in un gulag sovietico, ex-ministro degli Esteri della Lettonia ed ex-commissario europeo, dell’On. Carlo Fidanza, dell’On. Marco Scurria ed infine quello dell’On. Lázsló Surján, vice-presidente del Parlamento Europeo di nazionalità ungherese, il cui padre nacque a Fiume, che porta all’occhiello una bandiera ungherese con un buco in mezzo e spiega: «Dove c’è questo foro, nella nostra bandiera c’era la stella rossa»; egli ha fatto un discorso con forte connotazione istituzionale, tutto teso alla pace e al prospero futuro dei popoli.

Tito Lucilio Sidari

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