PER NORMA COSSETTO IN PELLEGRINAGGIO A 70 ANNI DALLA MORTE

Per Norma Cossetto in pellegrinaggio a 70 anni dalla morte
Sono venuto da Pola verso Nord in perpendicolare secca tra Visinada e Montona, quasi al centro d’una Croce, se la volessimo disegnare sopra la carta geografica dell’Istria: la Tua Terra. Per l’esattezza sono venuto a Surani, e tutti gli Istriani nel mondo sanno cosa intendo.
Mi rimbombano, si scontrano nella testa tanti pensieri in confusione; il cuore batte a mille.
Per uscirne, per rasserenare, per raccontare a chi non è potuto essere presente semplificherò al massimo, troverò parole comuni – impalpabili ma profonde – le parole di tutti, cioè di cioè di ciascuno liberamente a modo suo; le parole che riducono le voci diverse a un sussurro tremolante, che si fa coro a bocca chiusa: il pensiero va, è l’anima, è l’anima di un Popolo, che invade l’universo, senza far male ad alcuno.
Ma oggi non ci interessa l’Europa, né le guerre passate, né le colpevoli ingiustizie internazionali, né gli odi, né i crimini, né le polemiche e le negazioni. Oggi è soltanto una emozione per noi, intima, grande grande, è abbraccio di umanità, sentimento d’amore: nessuno ce li può toccare.
Ho fatto un sogno, Norma diletta, e adesso, come un goliardo del tempo andato, lo racconto. Anzi, lo raccontiamo insieme, perché la protagonista sei tu. Essendo un sogno, non stiamo a spiegare gli alfabeti; i fenomeni onirici non hanno dialettica. Scrivo come viene, è più spontaneo, più immediato: forse si potrebbe cominciare «c’era una volta…», ma non è una fiaba, e i particolari sono noti o si possono colorire a volontà; non è una fiaba, è molto di più, è tutto vero.
Nella mattina serena calpestavo quel sentiero, quell’erba con passi che portavano verso la fòvea di Surani: ero con gli altri, ma da solo, in silenzio guardavo in giro e per terra. Settanta anni fa, un giorno, tu stavi facendo – in tutt’altro stato d’animo – la stessa cosa: forse guardasti una farfalla, o non la vedesti; ventitreenne ridente e buona, laureanda all’università di Padova, non capivi perché ti avevano fatto violenza, offesa profonda incredibile sul piano spirituale e umano più ancora che materiale; così come intuivi con quasi stupito smarrimento che tutto stava per concludersi IN MARTIRIO!
Perché?
Tu hai respirato, là, la stessa aria che stavo respirando io adesso; la volta del cielo era la medesima. Io, uno sconosciuto, anonimo, vivo, in primavera, ho colto uno stelo di fiorellini azzurri, un altro d’una graminacea… Tu all’inizio di autunno non li avesti… Qui sembra ancora tutto uguale... io posso offrirti soltanto una lacrima… Scusami.
C’era un profumo intorno, inesprimibile, di tragedia: tragedia umana, come un linguaggio meta-fisico, come un sogno, appunto, l’unica realtà che nel tempo, nel turbamento d’un ricordo straziante e dolce può consentire di assorbire, di restituire in serenità un dolore di crudeltà estrema, disumana.
Eroismo e martirio riescono ad alleggerire anche il male, e dall’empireo – ove gli Eletti hanno ritrovato la pace – Essi ci offrono la speranza di Fiori del bene.
Con tenerezza: ciao Norma.
Siamo sempre qui con fede, buona volontà e tenacia di ricostruire un mondo più umano, dignitosamente. Speriamo di dar vita a una Europa di uomini e donne diversi: intanto, come preghiera, grazie dio dell’universo, grazie onesto amatissimo padre mio, grazie d’avermi fatto nascere Italiano.
Fernando Togni (Bergamo)
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