Nella memoria di Vergarolla e del sacrificio di un'intera città

Nella memoria di Vergarolla e del sacrificio di un’intera città
 "La Voce del Popolo "  19 Agosto 2013 
Scritto da Daria Deghenghi
Uno sguardo al passato e uno all’avvenire. La domenica del 18 agosto 2013 al Parco delle vittime di Vergarolla, presso il cippo che le commemora, gli italiani della comunità dei “rimasti” e gli italiani esuli, diverse autorità e numerosi polesani, hanno ricordato l’eccidio in spiaggia del 1946.
Davanti al monumento, per i discorsi di circostanza, il presidente della Comunità degli Italiani nonché vicesindaco di Pola, Fabrizio Radin, il presidente dell’associazione Libero Comune di Pola in Esilio, Tullio Canevari, il presidente dell’Unione Italiana, Furio Radin, Marco Salaris dell’Ambasciata italiana a Zagabria, ma anche l’assessore della Regione Friuli Venezia Giulia Francesco Peroni. Livio Dorigo (Circolo Istria) è stato, assieme a Lino Vivoda, uno dei testimoni dell’esplosione che portò a una morte atroce un’ottantina di concittadini, donne e bambini in prima fila. “In quegli anni Pola era qualcosa di indescrivibile”, così Dorigo. La tensione era tale che anche le stesse famiglie erano dilaniate da dissapori, gravi al punto da provocare infiniti piccoli scismi privati, oltre a quello collettivo che era sul punto di compiersi. Ciò nonostante, a distanza di anni si sta facendo in modo di “sublimare il dolore in pace”, benché sempre, chiaramente, nel vivo ricordo delle vittime. “Alla commemorazione di oggi si unisce il rammarico – così Tullio Canevari, dell’associazione Libero Comune di Pola in Esilio –, perché il ciclo del ricordo rimane comunque incompiuto”. A suo avviso, la strage di Vergarolla non avrà il suo completo riscatto sino a quando sul cippo o al suo fianco non compariranno incisi nella pietra i nomi di tutte le vittime conosciute, perché si è trattato di innocenti, di bambini piccolissimi, di appena pochi anni, che “certamente non avevano né avrebbero potuto prendere alcuna posizione politica”. Rendere di dominio pubblico i loro nomi, nel parco che commemora tutte le vittime innocenti di Vergarolla – ha concluso Canevari – sarebbe un segno di esecrazione definitiva nei confronti di chi ha compiuto quel vile gesto. Sentita e significativa anche la partecipazione dell’assessore Francesco Peroni, che ha definito la strage di Vergarolla l’“antesignano di ciò che oggi consideriamo essere la peggiore delle manifestazioni del terrorismo internazionale”. Tuttavia, nel ricordo che ne serbiamo e nell’insegnamento che ne abbiamo tratto, il modo in cui oggi vengono commemorate le vittime è un “nuovo fondamento di unità e di fratellanza”, ed è di più ancora: è l’occasione di una “resurrezione morale collettiva” alla quale nessuno dovrebbe sottrarsi. Non erano nemmeno finiti i discorsi ispirati alla riconciliazione, che già uno sparuto gruppo di manifestanti ai lati del parco cercava “giustizia per i ventimila italiani infoibati e uccisi in Istria a Fiume e in Dalmazia”, stendendo uno striscione bianco (con riportata la richiesta) e spiegando al vento bandiere italiane. Invitati ad andarsene in silenzio, i manifestanti hanno risposto soltanto dicendo “Siamo italiani come voi”! La scena ha finito per irritare alcuni passanti e da via Kandler si sono udite parole inneggianti al comunismo e all’antifascismo, ma l’episodio non ha avuto alcun seguito. Per la cronaca, in mattinata una delegazione della Comunità degli Italiani polese è stata al cimitero civico per onorare la tomba collettiva in cui sono state sepolte le spoglie di ben 26 vittime dell’eccidio. Prima ancora, al Duomo c’è stata la messa in lingua italiana, mentre la tappa intermedia del percorso commemorativo ha visto una trentina di partecipanti prendere il largo dalla banchina del porto per raggiungere il luogo stesso che fu teatro della carneficina. Nello specchio di mare antistante il molo di Vergarolla, Fabrizio Radin e Tullio Canevari hanno gettato in acqua ciascuno una corona di alloro in memoria di quel 18 agosto 1946, che vestì la città di lutto, spianando la strada all’esodo e alla definizione di quella che oggi è la minoranza nazionale italiana di Pola.
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