SENTITE CELEBRAZIONI PER IL 90° DEL VENERABILE EGIDIO BULLESI

SENTITE CELEBRAZIONI HANNO CORONATO IL 90° DEL VEN. EGIDIO BULLESI


In finis velocior. L’adagio latino ha fotografato bene l’attività dei frati in Barbana delle ultime settimane della loro secolare permanenza sull’isola della Madonna, intense di rievocazioni e celebrazioni francescane. Diversi e solenni sono stati in particolare i momenti che hanno coronato le celebrazioni del 90° dalla morte del Venerabile Egidio.

GRADO, intitolazione del ponte pedonale “Egidio Bullesi”, 24 agosto, ‘compleanno’ di Egidio

Indimenticabile la giornata nella quale è stato intitolato sulle rive di Grado, a cura dell’amministrazione comunale, il ponte pedonale, un tempo detto bianco, “Egidio Bullesi giovane istriano venerato all’isola di Barbana” (così la tabella scoperta per l’occasione), con i gesti e i sentimenti manifestati in primis dal sindaco Dario Raugna.

 Questi ha tenuto in mattinata, alla gradinata d’accesso al ponte, un significativo discorso che ha preceduto la lettura della motivazione, la scopertura e la benedizione impartita dal postulatore generale delle cause dei santi curate dai Frati Minori, padre Giovangiuseppe Califano, intervenuto a questo atto ufficiale da Roma, lieto di poter non solo visitare per la prima volta la splendida, unica, Barbana, ma di ri-aprire prospettive per la causa. Alla cerimonia, animata dalla corale parrocchiale “Sacro Cuore/Immacolata” di Pordenone che ha eseguito l’inno “Sono sempre felice”, ha preso parte pure una folta delegazione giunta da Pola: essa ha restituito al Comitato Ven. Egidio la visita fraterna dello scorso 26 aprile e sigillato l’amicizia “senza confini” che deve caratterizzare francescanamente (e cattolicamente) sempre più il cammino di attenzioni attorno alla splendida figura di Egidio.

 

 

Tutti sono quindi saliti in barca (una non è bastata!) e, passati proprio sotto il ponte “Egidio Bullesi” invocandone il celeste patrocinio, si sono poi subito diretti alla cappella dell’urna per l’omaggio floreale della città di Grado che vede Egidio “ospite” da 45 anni. Significativo il momento della messa in santuario (ricorreva l’anniversario della nascita di Egidio nella festa dell’apostolo San Bartolomeo) con l’omelia di padre Califano, il quale ha poi preso parte in convento a una riunione di rilancio delle collaborazioni attorno alla causa egidiana, che da questo 90° deve trarre nuova forza per compiersi.

Grazie a Dio non sono mancate né le adesioni, anche di frati minori e di sacerdoti venuti a questa giornata solenne dalla diocesi di Gorizia come da quelle di Parenzo-Pola, Trieste e Concordia-Pordenone. Da citare la presenza di mons. Marijan Jelenic, parroco di Dignano d’Istria, latore anche di una mostra, da lui stesso montata per l’occasione e prima preparata in Istria: dopo l’apertura alla presenza del sindaco, è stata visitata a Barbana per venti giorni e in queste e nelle prossime settimane è “pellegrina” in diversi santuari e luoghi di presenza nel NordEst dei cari Frati Minori, recando a molti il messaggio di positività evangelica del giovane Egidio.


Pubblichiamo qui il testo motivante l’intitolazione letto al ponte il 24 agosto e le sentite parole pronunciate dal sindaco di Grado, al quale di cuore dicono ancora grazie i frati e il Comitato ven. Egidio che l’ha proposta con la sezione goriziana e gradese dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia.

IL VENERABILE OSPITE DI GRADO


Il 25 aprile di ogni anno si celebra con solennità sull’isola di Barbana l’anniversario del Transito di Egidio Bullesi, la cui urna si conserva nella cappella dell’Apparizione dal 1974, quando fu qui traslata da Pola in coincidenza dell’avvio della causa di beatificazione e canonizzazione di questo giovane istriano nato a Pola il 24 agosto 1905 e vissuto soli 23 anni. Dopo avere sofferto da piccolo la profuganza in Ungheria e Stiria negli anni della prima guerra, egli innamorò alla fede cristiana il difficile ambiente dei marinai (per due anni, 1925-1927, fu di leva nella nave della Marina Italiana “Dante Alighieri”) e lavorò come operaio nei cantieri di Pola (1918-1925) e poi di Monfalcone (1927-28), offrendo una forte testimonianza di coerenza ai grandi princìpi in cui credeva e svolgendo un’azione sempre improntata alla solidarietà umana. L’iter processuale, che ha segnato nel 1997 la dichiarazione della “eroicità delle virtù” di Egidio (venerabile), è curata dai Frati Minori custodi da 118 anni del celebre santuario in cui, dall’epoca della Chiesa Madre di Aquileia, si onora la Vergine.


Egidio è degno di riconoscimento: di culto pubblico come beato dalla Chiesa, e anche da parte dell’autorità civile. Questo giovane infatti fece breccia nei cuori dei coetanei e li trascinò sulle vie della testimonianza evangelica, conquistandoli, grazie a grande ascendente su essi, a una condotta credibile di vita morale. Brillò per generosità e impegno a Pola anche come catechista in parrocchia (qui ebbe direttore spirituale mons. Antonio Santin poi vescovo di Fiume e a lungo arcivescovo di Trieste e Capodistria, che ne promosse con convinzione la causa) e per l’adesione entusiasta alle aggregazioni laicali cattoliche: fu fondatore del Circolo aspiranti di Azione Cattolica della città e iniziatore degli Scout, aderì al Terz’Ordine Francescano, profuse infine tutto se stesso nella carità ai poveri a Monfalcone nelle file della “San Vincenzo”. Soprattutto fu un seminatore di pace e gioia, vero imitatore di San Francesco, a cominciare dalla sua famiglia (nove fratelli, e tre si fecero sacerdoti), tutta poi esule con i genitori al pari della gran parte dei cittadini di Pola. Figura, quella di Egidio, esemplare e positiva per la gioventù pure di oggi, bisognosa di solidi riferimenti educativi e morali.

Una figura semplice e profonda da far conoscere e amare a molti: ai numerosi pellegrini che si recano sull’isola sacra di Barbana, come agli ospiti che Grado accoglie d’estate. L’“isola d’oro”, dopo 45 anni dal suo “arrivo” e nel 90° anno dalla morte in concetto di santità (25 aprile 1929), può oggi sentire definitivamente suo il giovane Egidio, al cui nome la città opportunamente intitola questo ponte pedonale sul canale della Schiusa sotto il quale transitano le imbarcazioni dirette al santuario della Madonna, e così pure al venerabile Egidio Bullesi.


TRIESTE, Tempio di Monte Grisa, 1° settembre, Sant’Egidio


La celebrazione in ricordo del Venerabile Egidio nel Tempio Mariano Nazionale di Monte Grisa che domina Trieste, ove si conservano gli altari dei santi patroni delle comunità degli esuli da Istria, Fiume e Dalmazia, è stata presieduta dall'arcivescovo Giampaolo Crepaldi il 1° settembre, onomastico del nostro venerabile: una figura profumata di semplicità e umiltà, da proporre in particolare ai giovani e a quanti vogliono trasmettere soprattutto a loro i valori della fede. Alla preghiera dei fedeli della messa sono risuonate per questo intenzioni preparate per l'Azione Cattolica, per i Francescani secolari, per le Conferenze di San Vincenzo per i poveri, che insieme agli Scouts furono - come sappiamo - le aggregazioni di laici nelle quali il giovane polesano testimoniò Cristo negli ambienti di parrocchia e di lavoro, come ha sottolineato il presule che ha concelebrato con il rettore del Tempio padre Luigi Moro, servo del Cuore Immacolato di Maria, convintissimo propulsore di questo momento, alla presenza anche del rettore dei frati minori di Barbana, fra Stefano, accompagnato da membri del Comitato promotore della causa, mentre nell'assemblea siedevano, fra gli altri, il presidente dell'AC triestina e mons. Furio Gauss, particolarmente legato alla famiglia Bullesi e al fratello di Egidio mons. Giovanni.

Al termine, commovente la piccola processione esterna fino alla chiesa inferiore dove è stata collocata un'immagine del "venerabile giovane" offerta dall’Associazione Italiani di Pola e Istria-Libero Comune di Pola in Esilio e voluta in particolare dalla vicepresidente Maria Rita Cosliani, attiva anche nel Comitato Ven. Egidio.

Aperto da labari delle associazioni di esuli presenti e anche del Centro Stella Maris "E. Bullesi" del porto di Monfalcone, il corteo si è prima fermato per la benedizione dell'immagine davanti alla statua bronzea di mons. Antonio Santin, alla vista della terra d'Istria del Bullesi. Qui mons. Ettore Malnati, pure concelebrante e che di Santin fu segretario, ha letto quanto l'arcivescovo, già parroco dei Bullesi a Pola, "profetizzò" nel momento della sepoltura di Egidio: "Ma non spargiamo lacrime per lui perché più che pianto, Egidio deve essere invidiato e imitato. Non preghiere per lui, ma bensì attendiamo una pioggia di grazie per sua intercessione. Non fiori, perché fiori sorgeranno spontanei sulla terra che lo ricopre e sulla via da lui percorsa, seminati dalla sua eletta virtù, dal suo mirabile esempio. E non suoni profanazione al nome santo di Nostro Signor Gesù Cristo il dire che Gesù, nella persona di Egidio, passò ancora una volta sulla terra facendo del bene".


Tutti anche a Trieste si augurano la beatificazione (sede diocesana della causa è d’altronde proprio quella di Trieste!) di una figura bellissima di cristiano da proporre alle parrocchie oltreché alle associazioni laicali. Di lui si è parlato in diretta dal capoluogo giuliano, il pomeriggio del 16 settembre, dalla sede RAI nella rubrica “Sconfinamenti”.


Di seguito il testo della significativa omelia dettata da monsignor Crepaldi.

IL VESCOVO DI TRIESTE PER IL VENERABILE EGIDIO BULLESI

Carissimi fratelli e sorelle,
1.Sono particolarmente lieto di celebrare questa santa Eucaristia in devoto ricordo di Egidio Bullesi che, con l’esemplarità della sua vita e con l'eroicità nella pratica delle virtù riconosciuta dalla Chiesa nel 1997, è riuscito nel tempo a raccogliere attorno alla sua amata figura di cristiano tanti estimatori e discepoli, alcuni dei quali sono qui presenti. Sono veramente molti gli aspetti della vita di questo giovane che attirano la nostra attenzione, sollecitando anche la nostra devozione e, soprattutto, l’accoglienza dei suoi insegnamenti. Nacque nel 1905 e morì nel 1929: una vita breve, ventiquattro anni, vissuta in un periodo storico complesso e difficile, ma tutta segnata da una scelta di fondo: quella di essere tutto di Dio, quella di fare tutto per Dio. È in questa singolare prospettiva spirituale che possiamo compendiare la vita del venerabile Egidio Bullesi, perché fu Dio, amato sopra ogni cosa, l’energia e la forza che alimentarono la sua breve e giovane esistenza.

2.Carissimi fratelli e sorelle, alcuni aspetti della vita del venerabile Bullesi risultano poi particolarmente ricchi di profondi insegnamenti anche per la nostra vita. In primo luogo, ci insegna a vivere seguendo una stella. Da bravo marinaio era solito ripetere: “La mia vita segue una stella”. Di che stella si trattava? Egidio Bullesi guardava costantemente al Vangelo e a Maria, le due stelle della sua vita. Così deve essere anche per noi. In secondo luogo, ci insegna ad affrontare con coraggio e fiducia le avversità della vita. Il nostro Venerabile, ancora bambino, dovette fare i conti con discriminazioni, angherie, fame e disperazione. Eppure non si perse d'animo: cercò lavoro, cominciò a studiare e, in un contesto sociale torbido e doloroso, riuscì anche a portare Gesù nel posto di lavoro per farlo conoscere e farlo amare. In terzo luogo, ci insegna ad amare la Chiesa con una dedizione totale. Egli fu tutto preso da un irrefrenabile desiderio di annunciare e testimoniare la fede cristiana; prese parte alle attività del Terz’Ordine francescano e della Conferenza di San Vincenzo; operò come catechista e animatore caritativo; diede vita all'Azione Cattolica e alla Gioventù Cattolica. Con impareggiabile dedizione, spesso affermava: “Sento che è necessario infiammare i giovani e avviarli all'apostolato".

3.Carissimi fratelli e sorelle, c'è un ultimo aspetto della testimonianza del venerabile Egidio Bullesi che desidero sottolineare, perché rappresenta un invito quanto mai attuale e necessario sia per la Chiesa sia per il mondo. Si tratta della grande lezione che ci lasciò sulla gioia cristiana. Affermava: “Questa vita è tanto bella e quindi perché rattristarci? Allegria, sempre allegri, ma nel Signore”. Queste mirabili parole riecheggiano la spiritualità di san Francesco, santo amatissimo dal nostro venerabile. Infatti, il Santo di Assisi, pur nella spogliazione estrema, ormai quasi cieco, poté cantare l'indimenticabile Cantico delle creature, la lode di frate sole, della natura intera, divenuta per lui come trasparente, specchio immacolato della gloria divina, e perfino la gioia davanti alla venuta di sora nostra morte corporale. Quella del venerabile Bullesi è stata una vita intensa, tutta spesa in un gioioso e appassionato slancio di amore per Dio e per il prossimo, ben espressa da questa sua affermazione: “Se vivo, Gesù è la mia felicità. Se muoio, vado a godere il mio Gesù”. Nella devota considerazione della figura del venerabile Egidio Bullesi, vogliamo invocare la Vergine Maria, pregandola di sostenere, con la sua materna protezione, la nostra volontà di ripercorrere la strada della sua esemplare santità di vita.
+Giampaolo Crepaldi, arcivescovo-vescovo
Trieste, Monte Grisa, 1° settembre 2019



Ramuscello di Sesto al Reghena (PN), 29 settembre


In questa località del Pordenonese (vicina a San Vito al Tagliamento) vennero esuli i genitori di Egidio al seguito del fratello don Eugenio, giunto qui parroco e ivi morto 30 anni fa (25 settembre 1989) dopo 38 anni di presenza. Come molti sanno, pure un altro fratello sacerdote di Egidio, don Oliviero, dalla natale Pola fu accolto nella diocesi di Concordia (oggi Concordia-Pordenone) e fu parroco di Vito d’Asio, piccolo paese situato nella valle dell’Arzino sopra Spilimbergo. Una storia di esilio, questa, che non toccò direttamente Egidio, morto ancora nel 1929, ma l’intera sua famiglia sì. A Ramuscello essa ha la propria tomba: papà Francesco, mamma Maria Diritti e, per ora, i due figli preti don Eugenio e don Oliviero (don Giovanni, mancato giusto 40 anni fa, è ancora sepolto a Trieste ove operò dopo l’esodo), più anche una zia materna di Egidio, Eufemia, vissuta coi Bullesi insieme alle sue due figlie, Lucia ed Eufemita, quest’ultima mancata, sempre a Ramuscello, a inizio estate alla bella età di 105 anni. E proprio in cimitero ci si è portati con il caro parroco don Rosario Gozzo, che tanto crede alla santità proponibile a tutti di Egidio, al termine di una mattinata densissima di eventi con i quali questa semplice comunità friulana ha voluto inserirsi nelle celebrazioni del 90°.

Nella chiesa, completata e fornita anche di ampi affreschi dal parroco don Bullesi, nella quale sostò un anno, prima di essere deposta a Barbana nel 1974, la cassetta dei resti di Egidio esumati da Pola, si sono succeduti: la messa domenicale concelebrata e predicata da mons. Marijan Jelenic, gentilmente venuto da Dignano d’Istria (e vi era già stato in visita a don Eugenio) per condividere la mostra proveniente da Barbana anche qui allestita; la collocazione presso il fonte battesimale di un ritratto di Egidio, dono del Comitato e dei frati di Barbana; quindi, all’esterno della chiesa, presente il sindaco di Sesto al Reghena, la sentita intitolazione del “Sagrato fratelli Bullesi” (che nella tabella scoperta fa esplicito riferimento pure a Egidio) con l’inaugurazione e benedizione dei lavori eseguiti per la gradinata che corre attorno al tempio, opera rifatta dopo che a essa tanto aveva lavorato don Eugenio. Una giornata intensa, dunque, anche insolita per questa piccola frazione che onorata fra i suoi figli adottivi un prossimo beato della Chiesa.


Egidio Bullesi ha fatto sosta in quest’anno speciale anche nella piccolissima Vito d’Asio sopra ricordata. Auspice il Comitato Beato Marco d’Aviano, si è tenuto nella località montana un pellegrinaggio estivo il 4 agosto: esso ha fatto sosta in serata nella chiesa parrocchiale, scrigno di fede e arte posto in meravigliosa posizione panoramica, per la benedizione e la consegna al parroco don Italico e ai presenti dello stesso ritratto di Egidio. Con piacere abbiamo visto che in sacrestia se ne conserva uno a olio di don Oliviero che qui si fece amare tantissimo nel suo lunghissimo ministero parrocchiale durato 55 anni sino alla morte nel 2003.

Ecco quanto il Comitato “Ven. Egidio” ha scritto sotto il pannello ritratto per Ramuscello:

 
Venerabile EGIDIO BULLESI
apostolo dei giovani – fiore di santità francescana in Istria
1905  POLA  1929

A Ramuscello esule poi venne il parroco don Eugenio suo fratello con i genitori
In questa chiesa sostò nell’anno 1973-1974 l’Urna delle sue reliquie
Qui preghiere la comunità parrocchiale eleva


Walter Arzaretti