Rassegna Stampa Mailing List Histria
Sommario N° 781 – 25 Giugno 2011

409 - La Voce del Popolo 18/06/11 Buie - Raduno ML Histria: Come valorizzare risorse e specificità istriane, fiumane e dalmate (Roberto Palisca – Paolo Radivo)

410 - La Voce del Popolo 20/06/11 Pola - Commovente ritorno degli esuli polesi nella loro città natale (Daria Deghenghi)

411 - La Voce del Popolo 20/06/11 - 55° Raduno esuli da Pola: Sorrisi, lacrime e stupore: quello che i giornali non dicono (dd)

412 – Agenzia Italiana Stampa Estera 21/06/11 Il Raduno degli esuli a Pola sul quotidiano locale "Glas Istre" (Aise)

413 - Il Piccolo 19/06/11 Galan a Lussino: mi sento a casa, il ministro alla Cultura inaugura la nuova sede della comunità italiana (v.b.)

414 – CDM Arcipelago Adriatico 18/06/11 - Consiglio della Federazione degli Esuli: Riconfermata la presidenza a Renzo Codarin (ngs)

415 - La Voce del Popolo 21/06/11 Albona: Un incontro e un convegno a Manzano per coronare un'amicizia lunga trent'anni (Tanja Škopac

416 - Il Gazzettino 19/06/11 Spilimbergo: Martiri delle foibe, gli ex di An chiedono un cippo (cr)

417 - La Voce in più Dalmazia 11/06/11 Anniversari - Ruggiero Boscovich: Una prova di come scienza e fede possano convivere in armonia (Ilaria Rocchi)

418 - La Voce del Popolo 17/06/11 I migliori ristoranti dell'Istria nelle guide italiane e austriache (Sandro Petruz)

419 - Corriere Canadese 20/06/11 Nuova edizione di "La Dalmazia" del giornalista-scrittore Giuseppe Prezzolini (Alessandro Marzo Magno)

420 – CDM Arcipelago Adriatico 15/06/11 Il premio Tomizza 2011 assegnato allo scrittore Miljenko Jergovic (g.s.)

421 - Il Piccolo 23/06/11 - 25 giugno 1991: L'Istria si proclamò terra di tolleranza (Andrea Marsanich)

422 - Il Piccolo 24/06/11 - Giugno1991: La minoranza italiana divisa in due (Andrea Marsanich)

423 - Osservatorio Balcani e Caucaso 13/06/11 La Croazia nell’Ue nel 2013 (Drago Hedl)

A cura di Stefano Bombardieri

409 - La Voce del Popolo 18/06/11 Buie: Raduno ML Histria: Come valorizzare risorse e specificità istriane, fiumane e dalmate

a cura di Roberto Palisca

Dal dibattito dell'undicesimo Raduno della ML Histria svoltasi a Buie
Come valorizzare risorse e specificità
istriane, fiumane e dalmate

Durante l’11° Raduno della Mailing List Histria tenutosi di recente presso la Comunità degli Italiani di Buie si è svolto uno stimolante e partecipato dibattito su "Come valorizzare le risorse e le specificità istriane, fiumane e dalmate".
Rosanna Turcinovich Giuricin, responsabile stampa del CDM di Trieste, giornalista de "La Voce del Popolo" e membro dell’Associazione Giuliani nel Mondo, ha giudicato fondamentale la promozione dei prodotti tipici istriani quali fattori di identità non solo per esuli e rimasti, ma anche per i nuovi venuti, che nel giro di due generazioni li fanno propri. La terra istriana infatti, con le sue condizioni geofisiche, ha la forza d’imporsi sulle vicende storiche. Occorre però dotarsi di strumenti adatti affinché la tradizione agroalimentare rimanga sul territorio e si qualifichi meglio. In Istria e a Fiume esistono luoghi d’eccellenza non solo nel campo della ristorazione, bensì anche in quello culturale, come il prestigioso Centro di Ricerche Storiche di Rovigno. Ma ognuno va per conto suo, coltivando il proprio orticello. Bisognerebbe invece metterli in rete e rafforzarli, affinché facciano tutti un salto di qualità raggiungendo un livello superiore.
Paolo Radivo, redattore de "L’Arena di Pola" e consigliere del Libero Comune di Pola in Esilio, ha parlato del turismo italiano nell’Adriatico orientale come di una risorsa cospicua che però andrebbe organizzata e indirizzata se si vuole che diventi veicolo di italianità e non venga più sprecata a beneficio altrui. Bisognerebbe dunque far incontrare domanda e offerta affinché i turisti italiani possano alloggiare presso dei connazionali, interloquire nella propria lingua e alimentarsi all’italiana. A tal fine si potrebbe costituire un consorzio di ristoratori, affittacamere, albergatori, campeggiatori, artigiani e produttori agricoli istro-italiani che fornirebbero ai turisti provenienti dalla madrepatria un prodotto-vacanza competitivo e allettante all’insegna della tipicità. In connessione con tale consorzio potrebbe operare un’agenzia turistica tutta italiana, capace anche di offrire guide turistiche connazionali che facciano conoscere agli ospiti il patrimonio storico, culturale, paesaggistico ed enogastronomico locale, ma anche gli italiani che ancora vivono in queste terre. Negozi di prodotti tipici potrebbero sorgere sia in Istria sia a Trieste, dove da alcuni mesi ha aperto i battenti un negozi di alimentari del Carso sloveno ma dove è tuttora impossibile comprare vino, olio o formaggio istriano.
Un’altra cruciale e appetitosa risorsa istriano-quarnerino-dalmata – ha aggiunto Radivo – è quella immobiliare. Da quando il mercato sloveno e croato è stato liberalizzato, numerosi appartamenti ville e case sono stati venduti a stranieri; tra questi però solo una minoranza sono italiani. L’acquisto di immobili nuovi da parte di cittadini italiani è un’imprescindibile mezzo per difendere l’italianità residua, oltre che una forma di ritorno nella terra d’origine per gli esuli o i loro discendenti, sia pure a loro spese. Un’agenzia immobiliare con sede sia in Istria che in Italia e formata da giovani sia rimasti che discendenti di esuli potrebbe servire egregiamente allo scopo. Più in generale è indispensabile per la sopravvivenza dell’italianità nell’Adriatico orientale creare un’economia italofona autosufficiente che dia lavoro da una parte a connazionali e dall’altra a discendenti di esuli, che valorizzi le tipicità e che si rivolga al territorio, al mondo della diaspora e all’Italia. Tutto ciò per mettere in pratica il motto "Istriani di tutto il mondo unitevi!"», ossia per ricomporre all’insegna della solidarietà un popolo lacerato e sparpagliato dall’esodo.
Gianclaudio de Angelini, presidente della commissione di valutazione del IX concorso letterario "Mailing List Histria 2011" e dirigente della Società di Studi Fiumani di Roma, si è dichiarato d’accordo con quanto affermato dai due precedenti oratori. Anche a suo giudizio è fondamentale che i turisti italiani apprendano la storia e la cultura dell’Istria, in modo da contribuire a difenderla. Per questo è necessario valorizzare turisticamente tutto ciò che è stato e creare un logo comune per tutti i prodotti istriani. Ottima anche l’idea di realizzare (magari con un contributo INTERREG) una vetrina dei prodotti istriani a Trieste, città dove la comunità greco-ortodossa ha un suo ristorante, un suo albergo e una sua chiesa, tutte cose che invece gli esuli istriano-fiumano-dalmati non hanno. Una delle tipicità istriane che si stanno perdendo è invece la pasticceria, che andrebbe recuperata anche in chiave turistica. In conclusione, occorre far sì che la cultura istriana non finisca con la scomparsa degli anziani esuli e rimasti.
Ondina Lusa, segretaria del Centro di Studi Storici e Geografici di Pirano e dirigente della Comunità degli Italiani di Pirano, ha reso noto che a Pirano si sta lavorando per aprire il ristorante "La bottega dei sapori", con un cuoco e con pietanze locali. Ha riferito poi sulle numerose attività dei due sodalizi cui appartiene.
Amina Dudine, presidente della Comunità degli Italiani "Dante Alighieri" di Isola, ha fatto presente che, con la morte degli anziani rimasti, vengono meno gli ultimi guardiani e custodi di quel poco di italianità che è ancora possibile tenere in queste terre. Purtroppo di giovani consapevoli e capaci di raccogliere il testimone ce ne sono pochi e che spesso molti si vergognano della loro nazionalità. Un grosso problema è che nelle scuole italiane del Capodistriano non solo gli studenti ma ormai pure molti insegnanti colloquiano fra loro in sloveno. Per giunta, nelle famiglie frutto di matrimoni misti si tende a parlare la lingua della maggioranza. Occorre pertanto unire le forze, riavvicinare esuli e rimasti (discendenti compresi) e lavorare assieme. I rapporti della Dudine con gli isolani residenti in Canada, Australia e anche in Italia sono ottimi e frequenti, più difficili invece con quelli che si sono fermati a Trieste. Occorre inoltre non abbandonare le specificità di ogni paese, a partire da quelle dialettali.
Axel Famiglini, coordinatore della Mailing List Histria, ha concordato sul fatto che una comunità per esistere ha bisogno di alcune condizioni minime, mentre oggi, specie in Slovenia, è circondata da un ambiente ostile. Occorre una solidarietà internazionale istriana per investire creando posti di lavoro in italiano. Sì dunque al marchio di qualità, al consorzio di produttori italiani e alle agenzie turistiche. Anche lo Stato italiano però dovrebbe intervenire affinché si crei qui un’economia italiana capace di autosostenersi.
Franco Biloslavo, segretario della Comunità di Piemonte d’Istria e membro del direttivo dell’Associazione delle Comunità Istriane, si è chiesto se quanto fatto finora dalle associazioni degli esuli e dei rimasti è stato adeguato o comunque sufficiente, visti i risultati. Gli esuli sono ancorati al passato, non hanno trasmesso ai loro figli il senso dell’identità e lasceranno loro un monte di documentazione che non sarà letta. Abbiamo perso il filo e i giovani non ci sono. Occorre pertanto costruire una casa nuova in coabitazione con i rimasti. Altrimenti la casa degli esuli si sbriciolerà e in cantina rimarranno memorie di cui nessuno farà tesoro. Non è nemmeno giusto però cercare di convertire i ragazzini al passato, a quell’istrianità di una volta che non c’è più. Non dobbiamo essere puristi o integralisti, perché anche i giovani istriani hanno bisogno di essere contemporanei, così come i giovani siciliani. Non dobbiamo nemmeno esasperare le categorie di "italiani", "croati" e "sloveni" ed essere sacerdoti maniacali di qualcosa che il tempo cancella. Dobbiamo prendere atto che esiste un nuovo linguaggio e portare un segnale di italianità migliore, farci accettare da croati e sloveni proponendo anche ai loro giovani le bellezze dell’Istria. Un problema grosso è la mancanza per il Governo italiano di un interlocutore unico: siamo divisi in mille rivoli, mentre dovremmo riunire questo popolo. È bene continuare a ritrovarsi per discutere assieme di quali specificità valorizzare, di quali obiettivi perseguire.
Carmen Palazzolo Debianchi, del direttivo dell’Associazione delle Comunità Istriane, ha esortato a pensare al domani affinché tutto non muoia con gli ultimi esuli. La disunione ci nuoce sia tra esuli sia tra esuli e rimasti. Dobbiamo riallacciare i rapporti con la terra natia e con gli italiani del posto per riunire le due facce dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia che l’esodo ha diviso. Ma le forze degli esuli e dei rimasti non saranno sufficienti senza l’impegno del Governo italiano. In campo scolastico siamo ancora in alto mare: i libri di testo di storia in Italia continuano a essere reticenti sulle nostre vicende, mentre non si sa ancora su cosa verterà il seminario nazionale previsto per il febbraio 2012 a Trieste.
Maria Luisa Botteri, della Società Dalmata di Storia Patria e del Libero Comune di Zara in Esilio, ha citato fra le varie possibili forme di cooperazione di qua e di là dal confine quella degli apicoltori: ad esempio gli agricoltori romani sono ben disposti a portare nuove api in Istria. Dunque: "chiedete e vi sarà dato, perché siete voi rimasti a sapere cosa vi manca". Al momento invece risultano poche domande e poca ambizione di fronte all’arroganza di altri, come se non si dovesse rompere le scatole: invece bisogna romperle. Contatti già ce ne sono: ad esempio vengono portati libri italiani a Zara e Spalato. E si è notato un miglioramento nelle competenze linguistiche dei giovani "rimasti" anche in Dalmazia. Bisognerebbe però fare un sito internet specifico sulle nostre vicende, perché studenti e professori si perdono nelle tante voci sparse su internet, mentre hanno bisogno di trovare facilmente le informazioni.
Eufemia Giuliana Budicin, addetta stampa della Mailing List Histria e consigliere nazionale dell’ANVGD, ha raccontato l’esito di alcuni suoi interventi contro le gravi inesattezze dell’Enciclopedia Istriana, contro l’appropriazione indebita dei santi compiuta dalla Chiesa e dai nazionalisti croati, nonché per la messa in italiano a Rovigno: ciò dimostra che "rompere" serve.
Livio Dorigo, presidente del Circolo Istria, ha sostenuto che occorre far conoscere l’Istria in Italia (comprese Trieste e le associazioni dei profughi) e l’Italia in Istria. Oggi esistono tre narrazioni storiche diverse in Italia, Slovenia e Croazia. Perciò dobbiamo riscrivere noi la nostra storia, affinché non sia più uno strumento di divisione. Il Circolo Istria ha cominciato a farlo, così come da tempo opera per la difesa delle risorse genetiche autoctone e per la conoscenza dell’enogastronomia, affinché si producano alimenti di altissima qualità e salubrità. Imprenditori italiani, sloveni e croati dovrebbero lavorare assieme valorizzando le risorse tecniche e scientifiche esistenti affinché la Madre Terra istriana accolga tutti gli istriani, indipendentemente dalla loro nazionalità.
Sergio Uljanic, presidente dell’Associazione Culturale Istriani, Fiumani e Dalmati del Piemonte e consigliere del Libero Comune di Pola in Esilio, ha lamentato come una grande pecca della prima generazione di esuli sia stata quella di non aver trasmesso ai propri figli le loro problematiche. Il risultato è che ormai gli esuli si ritrovano quasi solo per le festività patronali e stanno perdendo il senso dell’identità. Però dagli anni ’90 ci si è cominciati a muovere per il riavvicinamento tra esuli e rimasti e un interscambio c’è. Ma occorre portare i turisti italiani nelle CI: altrimenti si spreca un’occasione preziosa.
Konrad Eisenbichler, docente universitario e direttore de "El boletin" dei giuliano-dalmati di Toronto, ha osservato che dappertutto i figli degli esuli si sposano con persone del luogo e assorbono quella cultura. Non si riesce dunque a trasmettere l’identità nemmeno dalla prima alla seconda generazione. Questo però è naturale e non vi si può porre rimedio: il popolo dell’esodo sparirà. Del resto in Istria e nel Quarnero è sempre esistita una tendenza all’exogamia, cioè a sposarsi con appartenenti ad altra etnia. Ma è possibile fare qualcosa per aiutare i rimasti a mantenere i contatti con gli esuli. In tal senso è condivisibile l’idea di utilizzare i nostri soldi per orientare l’offerta turistica. A Lussinpiccolo, per esempio, esiste un ristorante gestito da albanesi che però offre pietanze italiane ed è frequentato da una clientela italiana. Ciò significa che anche i nuovi venuti possono assorbire, apprezzare e perpetuare le nostre antiche tradizioni.

Paolo Radivo

410 - La Voce del Popolo 20/06/11 Pola - Commovente ritorno degli esuli polesi nella loro città natale

La città, lasciata 64 anni fa, ospita il 55.esimo Raduno nazionale

Commovente ritorno degli esuli polesi nella loro città natale
Fabrizio Radin: «Niente sentimenti amari. Oggi è un giorno storico»

Più di duecento polesani esuli e loro discendenti hanno raggiunto la città d’origine per il 55º Raduno nazionale degli esuli da Pola, il primo che si svolge in città a 64 anni dall’esodo.
"Benvenuti a casa" sono state le parole, indici di una calorosissima accoglienza, pronunciate dal presidente della Comunità degli Italiani e vicesindaco di Pola, Fabrizio Radin, al breve ma commovente incontro tra rappresentanti degli esuli e dei rimasti, il Libero Comune di Pola in Esilio e la Comunità degli Italiani polese. "Questa Comunità dei rimasti ci tiene a tramandare le tradizioni, la lingua e la cultura italiane. Tra voi c’è anche mia zia Nadia – ha proseguito Radin –, tanto per dire che ogni nostra famiglia ha una sua parte esule. Per tale motivo e a maggior ragione, siamo vicini alle varie motivazioni che sono state all’origine dell’esodo, un evento tragico, un evento di massa. E per tale motivo non possiamo che essere partecipi delle vostre istanze e dei vostri sentimenti. Mi chiedono i giornalisti dei media locali, soprattutto croati, perché adesso. E io rispondo loro: guardate che arrivano con vent’anni di ritardo! Un ritardo dovuto al fatto che il trauma ha prodotto sentimenti e stati d’animo difficili da debellare. Ma voi oggi li avete superati e ciò rende storico questo giorno, senza inutile retorica. Spero che si ripeta ancora, ora che è stato rotto il ghiaccio. Ovviamente sarete voi a decidere, ma sappiate intanto che le porte di questa Comunità sono aperte: lo sono da vent’anni e lo saranno sempre in futuro, per voi e per i vostri discendenti".
Sentito anche l’intervento di Argeo Benco, sindaco del Libero Comune di Pola in Esilio, che si è commosso al punto da lasciarsi sfuggire una lacrima: "Ringrazio il presidente della Comunità degli Italiani di Pola, Radin, per aver realizzato i sogni di tanti polesani. Eravamo scettici, all’inizio, ma poi ne abbiamo parlato con i vertici della Comunità, che ci hanno dato un grande aiuto morale nel tradurre in pratica l’idea. Senza il loro appoggio non ce l’avremmo fatta. Abbiamo deciso di organizzare il viaggio dopo aver ricevuto immediatamente la conferma di settanta partecipazioni. Poi il numero degli interessati è salito a duecento, ben centoquaranta in più rispetto a quello che ci aspettavamo all’inizio, segno che abbiamo fatto centro". In chiusura Silvio Mazzaroli, del Libero Comune di Pola in Esilio, ha fornito alla comitiva indicazioni sui prossimi appuntamenti del Raduno: una prima foto di gruppo scattata al Piccolo Teatro Romano e poi l’imbarco per una gita in mare lungo la costa polese, con vista sulle Brioni, fino a Barbariga.

Daria Deghenghi

411 - La Voce del Popolo 20/06/11 - 55° Raduno esuli da Pola: Sorrisi, lacrime e stupore: quello che i giornali non dicono

Sorrisi, lacrime e stupore: quello che i giornali non dicono

I sorrisi, le lacrime, lo stupore, il confronto con i ricordi di un tempo; insomma, tutto quello che i giornali non dicono. Si riesce a captarli solo confondendosi nella folla che bisbiglia, che osserva e che commenta. Una signora esule da Pola nel 47 attraversa la strada in Riva e sospira: "La ricordavo senza il semaforo questa via"... Un’altra ci confessa: "Siamo stati in via Castropola, dove la mia famiglia era proprietaria di un palazzo vicino alla Chiesa. Ora non c’è più. L’hanno demolito per farci un parcheggio". Poi, la scoperta di trovare in città un giornale italiano, un quotidiano. Il nostro. "Ma quanti ce ne sono, di giornali italiani a Pola?" – è la domanda che ci pongono. Uno solo – rispondiamo noi – il nostro. (dd)

Le prime valutazioni

ARGEO BENCO, sindaco del Libero Comune di Pola in Esilio: "È un onore essere a Pola, oggi. La mia famiglia ha lasciato la città nel 1947 e da allora ci sono ritornato spesso, in particolare negli ultimi anni, da quando curiamo dei rapporti davvero ottimi con le associazioni dei rimasti, come succede ad esempio in occasione della commemorazione della tragedia di Vergarolla e per il ricordo degli italiani sepolti al Cimitero della Marina. Sulla traccia della buona collaborazione abbiamo proposto alla Comunità degli Italiani polese, e al suo presidente, Fabrizio Radin, di curare l’allestimento del 55.esimo Raduno a Pola. Abbiamo avuto immediatamente una valanga di partecipazioni, cosa che ha creato un po’ di problemi nell’organizzare l’evento. I rapporti con la Comunità degli Italiani sono ottimi, direi: non abbiamo avuto alcun problema finora, tranne qualche ostacolo di ordine puramente burocratico, per cui non ci è stato possibile realizzare il programma inizialmente previsto nella sua totalità. Ma in compenso abbiamo avuto l’appoggio per la collocazione di una targa alla memoria dei naufraghi del cacciatorpediniere "Rossarol", al Cimitero della Marina, e avremo l’onore di assistere alla messa concelebrata dal vescovo Ravignani, esule a sua volta, e da Mons. Staver. Insomma, le cose stanno muovendosi sotto i migliori auspici. Mi chiede se sia stato aperto un nuovo capitolo, se i raduni si faranno a Pola d’ora in avanti? Beh, l’idea ci piace molto, ma sarà difficile organizzare tutti gli anni un raduno qui in città. Inoltre ci sono molte località in Italia che ambiscono ad ospitare l’evento. La Spezia, per esempio, l’attende con entusiasmo."

FABRIZIO RADIN, presidente della Comunità degli Italiani di Pola e vicesindaco polese: "Duecento nostri concittadini, protagonisti dell’esodo, sono tornati a casa. Ci hanno messo del tempo: potevano venire anche prima, perché sono almeno vent’anni che la nostra Comunità tiene aperte le sue porte agli esuli. Vent’anni fa si è dissolto il regime del partito unico e da allora ci sono state le condizioni necessarie per chiudere il capitolo del silenzio. Evidentemente la tragedia dell’esodo ha prodotto tanti e tali traumi da aver posticipato di un ventennio il ritorno ufficiale dei polesi alla loro città natale. Spero che questo sia solo il primo passo e che la collaborazione prosegua e si evolva".

SILVIO MAZZAROLI, consigliere del Libero Comune di Pola e direttore del periodico "L’Arena di Pola": "Questo è il 55º Raduno nazionale degli esuli da Pola, ma solo il primo in città. Evidentemente i tempi non erano maturi... Adesso ci è sembrato che il tempo fosse giusto: abbiamo chiesto alla Comunità degli Italiani di accoglierci e abbiamo avuto alcuni incontri per mettere a punto un programma che fosse nostalgico e turistico al punto giusto, e che ci desse delle soddisfazioni in quanto esuli perché ci teniamo ad essere accolti e di sentirci a casa nostra a Pola. Siamo in duecento e la maggioranza sono esuli di prima generazione, tanto è vero che abbiamo anche un gruppo interno all’associazione detto "L’ultima mularia", ma poi ci sono anche numerosi miei coetanei, e si tratta di persone che hanno lasciato Pola da ragazzi, ed infine ci sono i figli e i nipoti degli esuli di prima generazione, persone che sono nate in Italia, ma che continuano a coltivare il ricordo della terra di origine della propria famiglia. C’è stato, in passato, un gap di memoria collettiva poiché i genitori hanno evitato di parlare ai figli dell’esodo per non farli crescere col trauma. Ma negli ultimi anni se ne parla e se ne scrive tanto, e spesso sembrano più interessati alla questione i nipoti che non i figli. (dd)

412 – Agenzia Italiana Stampa Estera 21/06/11 Il Raduno degli esuli a Pola sul quotidiano locale "Glas Istre"


IL RADUNO DEGLI ESULI A POLA SUL QUOTIDIANO LOCALE ''GLAS ISTRE''

Martedì 21 Giugno 2011

POLA\ aise\ - Il quotidiano di Pola in lingua croata "Glas Istre" ("La Voce dell’Istria") nell’edizione di ieri ha dedicato quasi l’intera pagina 5 al primo raduno degli esuli da Pola nella loro città d’origine con un articolo di Elio Velan e Neven Lazarevic.

A darne notizia è Paolo Radivo, giornalista de "L’Arena" che illustra il servizio per sommi capi, traducendone degli stralci.

"In prima pagina in taglio alto a sinistra – scrive – c’è un richiamo all’articolo di pagina 5 con il titolo: "Malgrado alcuni attriti esuli soddisfatti del raduno della principale città istriana. A Pola siamo stati accolti a cuore aperto". La traduzione dell’ampio articolo di pagina 5 suona più o meno così: "Malgrado alcuni aperti attriti, a Pola si è concluso felicemente il primo raduno degli esuli dopo la partenza del 1947. Abbiamo bisogno di educare i giovani per un’Istria quale comune terra natia". L’articolo – commenta Radivo – esprime un giudizio positivo sul raduno e invita ad abbandonare tanto gli "stereotipi storici" quanto gli atteggiamenti nazionalisti e "fascistoidi" sia dell’una che dell’altra parte, per un dialogo fecondo".

"Vengono riportate dichiarazioni di Livio Dorigo, Lino Vivoda, Eligio Pastrovicchio e Argeo Benco, insieme ad alcune frasi pronunciate da mons. Eugenio Ravignani all’inizio della messa. Questi – elenca – i principali sottotitoli dell’articolo: Qui ogni emozione è più forte; Il nostro posto è nella nostra città natale; Lacrime alla messa in cattedrale".

"Il titolino più grosso dice: "È necessario smetterla coi discorsi pesanti e contorti sull’esodo con i quale opprimevo i miei figli, però non mio nipote" di Livio Dorigo; mentre il riquadro di fondo pagina è così titolato: "Mazzaroli: Pola ci ha accolto con il cuore aperto". Il riquadro contiene le dichiarazioni rilasciate da Silvio Mazzaroli".

Una parte del servizio è disponibile anche online sul sito del "Glas Istre" (www.glasistre.hr). (aise)

413 - Il Piccolo 19/06/11 Galan a Lussino: mi sento a casa, il ministro alla Cultura inaugura la nuova sede della comunità italiana

Galan a Lussino: mi sento a casa

Il ministro alla Cultura inaugura la nuova sede della comunità italiana

LUSINPICCOLO Il ministro per i Beni e le attività culturali, Giancarlo Galan, ha inaugurato ieri a Lussinpiccolo la nuova sede della Comunità degli italiani e la sezione in lingua italiana dell’asilo "Cvrcak" (Cicala).

«Aprire una scuola in cui si parla italiano è la migliore testimonianza di pace, amicizia e fraternità, è il segno che abbiamo potuto costruire qualcosa di buono», ha detto Galan alla cerimonia di inaugurazione, alla quale sono intervenuti tra gli altri l’Ambasciatore d’Italia a Zagabria, Alessandro Pignatti Morano di Custoza, e il sindaco di Lussino, Gari Cappelli. «Sessant’anni fa, ha aggiunto il ministro Galan, non ci saremmo trovati in questa sede, con questo spirito, ma oggi i grandi popoli sanno guardare il loro passato, sanno raccontare la loro storia, e noi siamo in grado di farlo». «Il mondo in cui viviamo oggi, anche se è differente da quello che pensavano una volta i nostri nonni e i nostri padri, è molto migliore. E una scuola italiana qui, oggi, è la migliore testimonianza di amicizia», ha osservato il ministro che ha poi scherzato sul contributo finanziario per la realizzazione della scuola. «L’Ambasciatore mi ha detto che sono soldi spesi bene anche perchè provengono dal ministero degli Affari esteri e non dal mio ministero. Io qui rubo un po’ il posto con il beneplacito di Franco Frattini..», ha detto Galan che ha ricordato peraltro come Lussino sia il luogo dove trascorre i suoi «sempre meno giorni di libertà e riposo». Così che, ha aggiunto, «per me è stata una novità arrivarci oggi in giacca e cravatta». Villa Perla è una superba sede, ha dichiarato il presidente dell’Unione italiana Furio Radin, aggiungendo come questa sia simbolo di identità ed una scommessa per il futuro in quanto «siamo convinti che i bimbi che apprenderanno la lingua italiana potranno un giorno frequentare una scuola elementare italiana a Lussinpiccolo nel segno della convivenza». Anna Maria Saganic, presidente della Ci di Lussinpiccolo non ha mancato di ricordare i non pochi sforzi e i disagi burocratici e di altra natura incontrati nel cammino che ha portato all’ottenimento di una sede adeguata dove poter svolgere varie attività. Infatti dopo essere stati costretti per anni ad operare in spazi troppo stretti (circa 36 metri

quadrati) i connazionali hanno finalmente una sede decorosa di proprietà dell’Ui e acquistata anni fa grazie ai mezzo erogati dal governo di Roma. Si tratta di 1,2 milioni di euro ha ricordato Maurizio Tremul presidente della Giunta esecutiva dell’Ui. Villa Perla si estende su una superficie di 1.574 metri quadrati di cui 470 al coperto. I connazionali di Lussinpiccolo avranno a disposizione il pianoterra e il sottotetto mentre il primo piano è destinato alla sezione prescolare italiana dove agli inizi di settembre una decina di bambini giocheranno, canteranno e apprenderanno tante cose in lingua italiana in una tra le più splendide sedi prescolari italiane in Istria e nel Quarnero. È stato realizzato così uno dei grandi progetti della Cni ossia l’apertura di un asilo italiano a Lussinpiccolo, progetto portato a termine in comune dalla municipalità e dall’Ui.

(v.b.)

414 – CDM Arcipelago Adriatico 18/06/11 - Consiglio della Federazione degli Esuli: Riconfermata la presidenza a Renzo Codarin

Consiglio della Federazione degli Esuli: Riconfermata la presidenza a Renzo Codarin

A Trieste, sabato 18 giugno, nella sede dell’Associazione delle Comunità Istriane, nella Sala intitolata a Padre Bonifacio, il religioso simbolo di eccellente moralità per tutto il mondo dell'esodo giuliano-dalmata martorizzato e beatificato nel 2008, si è svolto il Consiglio federale della Federazione degli esuli istriani fiumani e dalmati che ha visto la presenza dei rappresentanti di tutte le Associazioni federate.
Dopo la relazione sulle attività svolte durante il mandato precedente, incentrata sull’importanza del lavoro condotto finora dalla Federazione, per il biennio 2011 – 2012, con voto unanime, è stato riconfermato alla presidenza Renzo Codarin, vice presidenti Lucio Toth e Lorenzo Rovis.
Nell’incarico di segretario generale invece è stato riconfermato Giorgio Varisco.
Auguri agli eletti con l’auspicio di un proficuo lavoro futuro e soprattutto sempre insieme in un clima di profonda stima e collaborazione. (ngs)

415 - La Voce del Popolo 21/06/11 Albona: Un incontro e un convegno a Manzano per coronare un'amicizia lunga trent'anni

ALBONA Poste in rilievo le prospettive che il gemellaggio assumerà nel contesto europeo

Un incontro e un convegno a Manzano per coronare un’amicizia lunga trent’anni

ALBONA – L’incontro svoltosi a Manzano pochi giorni fa con una nutrita delegazione di Albona nel trentennale della sottoscrizione del patto di gemellaggio tra le due cittadine, è stato un momento particolarmente importante per il futuro della lunga amicizia che intercorre tra le due località. Un evento che ha riconfermato per l’ennesima volta gli ormai solidi rapporti che intercorrono tra le due realtà, ma che è stato pure un’occasione per ricordare gli inizi e coloro che sono stati i promotori e protagonisti dell’avvio della bella iniziativa.


La manifestazione, che come tutti gli altri eventi dei programmi di scambio di incontri e visite annuali tra Albona e Manzano, è stata organizzata e coordinata dai responsabili delle Commissioni paritetiche delle due realtà, con il sostegno delle rispettive amministrazioni, è iniziata con la presentazione del progetto che nel corso dell’anno scolastico appena conclusosi ha visto impegnate le scuole primarie e secondarie manzanesi e l’elementare "Matija Vlačić" di Albona. Un progetto incentrato proprio sui 30 anni della proficua collaborazione tra Manzano e Albona, che era già stato presentato all’inizio di maggio ad Albona, ma che in quest’occasione è stato finalmente proposto anche in presenza di entrambi i sindaci, Lidia Driutti, prima cittadina di Manzano e Tulio Demetlika, sindaco di Albona.
La parte principale dell’incontro si è svolta in piazza Chiodi, dove a esibirsi in pubblico sono state le bande d’ottoni delle due città, dirette rispettivamente da Flavio Lucchita e Franko Ružić, il coro misto manzanese, coordinato dal maestro Michele Gallas, e il coro misto "Giuseppina Martinuzzi" di Albona, diretto da Nerina Ševrlica Bolfan e fondato in seno alla Comunità degli Italiani albonese. Oltre al sindaco di Manzano era presente pure Adriano Leoni, presidente della Commissione paritetica di questa località. A rappresentare Albona, oltre al sindaco, c’erano la sua vice Eni Modrušan e Daniela Mohorović, presidente della Commissione paritetica di Albona e della Comunità degli Italiani. Tra gli ospiti di rilievo Gordana Biljetina, console di primo grado agli affari istituzionali al Consolato croato con sede a Trieste, e Corrado Ghiraldo, presidente del Consiglio cittadino di Dignano, altra località istriana con la quale Manzano mantiene da circa sei anni rapporti di amicizia.


Dopo questa parte dell’incontro, autorità e ospiti si sono trasferiti all’Antico Foledôr Boschetti della Torre, dove si è svolto il convegno intitolato "Manzano – Albona, passato, presente e futuro".
"Fin dalle sue origini l’Unione europea ha sempre dedicato particolare attenzione alle politiche regionali e territoriali e al ruolo che le amministrazioni locali possono avere nel rafforzamento del processo di integrazione" – ha sottolineato in apertura dell’incontro il relatore Ezio Benedetti, docente del Dipartimento politiche europee all’Università degli studi di Trieste. Dopo aver posto in rilievo l’importanza che già ha l’esperienza trentennale di gemellaggio fra Albona e Manzano, Benedetti si è soffermato in particolare sulle prospettive che la lunga amicizia tra le due località assumerà nel contesto europeo. "Non potrà che fungere da volano per l’ulteriore sviluppo dei rapporti tra le due comunità e le due amministrazioni comunali" – ha detto il relatore – anche perché per continuare ad approfondirli le due realtà potranno usufruire dei finanziamenti europei".


Intervenuta al dibattito, Lidia Driutti ha detto che alla base della lunga amicizia tra Manzano e Albona ci sono essenzialmente le persone; persone che hanno tanta volontà di continuare questo bel rapporto. Demetlika si è detto estremamente onorato di poter partecipare alla festa indetta in occasione dell’importante anniversario. A voler intervenire è stato pure Daniele Macorig, già sindaco di Manzano e attualmente assessore all’Agricoltura della Provincia di Udine, il quale ha sottolineato che nei rapporti di gemellaggio come questo le persone sono sì importanti, ma è il lavoro di gruppo che porta ai risultati. I presidenti delle rispettive Commissioni paritetiche hanno sottolineato entrambi l’importanza e il ruolo che avranno, nel futuro dei rapporti e dei contatti tra le due città, i giovani, perchè spetterà loro mantenere in vita domani questa lunga amicizia.


Al termine del convegno è stato presentato al pubblico il libro uscito in occasione del trentennale del gemellaggio, curato da Tullio Vorano, direttore del Museo civico di Albona, presidente della Giunta esecutiva della Comunità degli Italiani albonese e per diversi anni presidente della Commissione paritetica albonese.
Nel presentare la pubblicazione di circa 120 pagine, uscita in edizione bilingue, italiano-croata, Vorano ha ricordato che i principali artefici del gemellaggio tra Manzano e Albona sono stati il compianto Timo Venturini, da una parte e l’albonese Beni Faraguna dall’altra.


"Spesso l’andamento dei rapporti di gemellaggio è dovuto sostanzialmente all’impegno profuso delle persone dedite alla cura di tali rapporti. Nel caso nostro vorrei dire che sono state le varie Commissioni paritetiche e i loro membri ad assumersi il ruolo di promotori costanti delle più svariate iniziative e azioni" – ha rilevato Vorano, aggiungendo in conclusione del suo intervento che, se i rapporti tra le due città sono continuati con successo per così a lungo, il merito è di molti manzanesi e albonesi. È seguita la consegna delle targhe ricordo alle persone meritevoli per il mantenimento dei proficui contatti e rapporti. Oltre ad essere state assegnate agli attuali sindaci e ai presidenti delle Commissioni paritetiche in carica, sono state assegnate ai firmatari del gemellaggio del 1981, ovvero in memoria all’albonese Anton Dobrić e al manzanese Giuseppe Lizzi, ad Anđelo Verbanac, Ercole Golja, Giuliano Zanuttini, Valmore Venturini, Tullio Vorano e altri attivisti meritevoli di aver mantenuto in vita contatti e rapporti. In conclusione dell’incontro è stata inagurata la mostra intititolata "Osmosi pittorica", allestita per l’occasione da otto artisti di Albona e Manzano.

Tanja Škopac

416 - Il Gazzettino 19/06/11 Spilimbergo: Martiri delle foibe, gli ex di An chiedono un cippo

Spilimbergo: Martiri delle foibe, gli ex di An chiedono un cippo

SPILIMBERGO - (cr) Sta già facendo discutere l'iniziativa promossa da due consiglieri comunali del Pdl. Si tratta di Bruno Cinque, già segretario del circolo di An, e di Benedetto Falcone, ex An, attuale coordinatore del Pdl e presidente della casa di riposo. I due hanno presentato al sindaco la richiesta di indicare un'area di proprietà comunale per installarvi un cippo in onore dei martiri delle foibe. «L'eccidio etnico operato dai partigiani di Tito - spiegano in una nota i due promotori - rappresenta uno dei più vergognosi eventi storici insabbiati per convenienze politiche e speculative. Ora la verità, seppur tardivamente, è arrivata». L'iniziativa si inserisce del Giorno del ricordo, istituito per legge nel 2004 e celebrato il 10 febbraio di ogni anno, con cui si commemorano insieme le vittime delle foibe, l'esodo degli italiani dall'Istria e dalla Dalmazia e le drammatiche vicende legate alla definizione del confine orientale. Nel caso degli infoibati, anche se non esistono dati certi, si ritiene che il numero delle vittime superi le diecimila. Di qui la richiesta al sindaco Francesconi di «installare un cippo e un pennone dedicato ai martiri delle foibe, per poterli ricordare e onorare nel tempo». L'iniziativa ha acceso un dibattito a livello locale, con prese di posizione discordanti. La questione si accenderà ancora di più in sede politica, quando se ne parlerà nella prossima seduta del consiglio comunale. Al di là delle interpretazioni, la proposta ha comunque alte possibilità di passare, sia per il peso dei due promotori, sua per gli stretti legami politici con il primo cittadino, visto che anche Renzo Francesconi viene dalle file di Alleanza Nazionale.

417 - La Voce in più Dalmazia 11/06/11 Anniversari - Ruggiero Boscovich: Una prova di come scienza e fede possano convivere in armonia

ANNIVERSARI Nel tricentenario della nascita di Ruggiero Giuseppe Boscovich il mondo ricorda la figura di questo grande uomo di cultura raguseo

Una prova di come scienza e fede possano convivere in armonia

di Ilaria Rocchi

Ruggiero Giuseppe Boscovich è una figura di spicco nel panorama scientifico europeo del Settecento. Uomo di grande cultura, ha lasciato dietro di sé numerosi scritti che spaziano dalla matematica alla fisica, dall'astronomia alla teologia, anche con spunti letterari e poetici... Alla sua eredità ed esistenza - un insegnamento di come si possa fare vivere in armonia la scienza e la fede, il servizio alla Patria e l'impegno nella Chiesa - si è richiamato nella sua recente visita pastorale in Croazia pure il Papa filosofo, Benedetto XVI. Oggi Boscovich viene ricordato e celebrato da croati, italiani e serbi, con immancabili rivendicazioni della "paternità", rispettivamente dell'appartenenza nazionale di un personaggio che, per forma mentis, oltre che provenienza, era probabilmente estraneo a categorizzazioni nazional-nazionalistiche.

E mentre c'è persino che lancia ipotesi sulle radici montenegrine della famiglia, gli scudi si incrociano soprattutto sulle sue presunte italianità o croaticità. Dimenticando che si sta parlando di un personaggio nato a Ragusa, all'epoca coacervo e luogo d'incontro di diverse culture, figlio di Nicolao Boscovich e di Paola Bettera; di quel Boscovich morto a Milano nel 1787; di quello scienziato che studiò al Collegio Romano, diventando professore a Pavia e direttore dell'osservatorio di Brera; del Boscovich che si appellò al governatore austriaco di Milano affinché il suo cognome fosse scritto correttamente con il "ch" finale; del Boscovich vissuto in Italia dai suoi 14 anni e per più di mezzo secolo, prima di trasferirsi a Parigi; di quel Boscovich cui Voltaire scriveva in italiano in "segno di rispetto"; del Boscovich che definì l'Italia come di un'"autentica dolce madre"... Ciò non toglie che si sentisse italiano; probabilmente si sentiva un dalmata di Ragusa. Un europeo, sulla cui figura occorre riflettere superando anguste ottiche nazionalistiche e sterili polemiche sull'appartenenza nazionale.

Tra le tante iniziative che si sono susseguite a maggio - altre ancora ne devono a venire - va segnalata quella avviata dalla Biblioteca nazionale e universitaria (NSK) a Zagabria, che nel tricen-tenario della nascita di Boscovich ha deciso di restaurare e digitalizzare alcune delle sue maggiori opere. Quale migliore omaggio, dunque, se non questo, teso a recuperare, conservare e promuovere i testi che hanno reso famoso a livello mondiale il nostro? L'NSK possiede nei suoi archivi circa 170 unità, fonti librarie legate al più grande scienziato dalmata di tutti i tempi. Per quasto progetto la Biblioteca ha puntato su sette lavori boscoviciani, "Dissertationis de lumine pars prima" (1748), "De centro gravitatis" (1751), "De materiae devisibilitate", "Memoriae sopra la Fisica", "Ecloga recitata in publico Arcadum consessu", "In nuptiis Joannis Corarii", "Dissertationes quinique" e "Abhandlung von den verbesserten". I lavori, pur versando in buono stato, verranno prima restaurati e quindi scannerizzati. Lo scopo precipuo del progetto è conservare e tramandare alle future generazioni questo importante lascito. Ma l'NSK mira pure a dare il dovuto rilievo ai contributi del Boscovich nei diversi campi scientifici, dalla matematica, all'astrononomia, alla geodetica, all'ottica, non ultima l'ingegneria. Gli scritti che riguardano argomenti ingegneristici o comunque di natura applicativa, prevalentemente rivolti a problemi di idraulica o di statica delle costruzioni, costituiscono una percentuale non del tutto marginale della sua produzione. Nondimeno, questi studi sono stati per lo più sollecitati dall'esterno e non sembra che vertano su argomenti cui Boscovi-ch fosse direttamente interessato in quanto tali. Sono stati infatti il prestigio conferitogli dalla vastità e molteplicità delle sue cognizioni e l'autorevolezza personale di cui godeva a far sì che Boscovich venisse interpellato su svariati argomenti e gli venissero conferiti importanti incarichi che egli seppe sempre assolvere con piena soddisfazione dei committenti. Gli furono chiesti pareri su porti da riattivare, su canali e strade da progettare e costruire e sulla stabilità di costruzioni anche di notevole importanza.

Tra le importanti missioni che gli furono affidate, si cita quella svolta a Vienna nel 1757, quando fu delegato asostenere i diritti della Repubblica di Lucca contro il Granducato di Toscana in una controversia vertente sugli scarichi delle acqua del lago di Bientina. Ma diede importanti contributi in un segmento particolare, riguardante i metodi di verifica e dimensionamento delle cupole, Il problema delle cupole si è presentato a Bo-scovich due volte. La prima in seguito alle fessurazioni evidenziatesi nella cupola della basilica di S. Pietro a Roma, che avevano destato notevoli preoccupazioni nell'entourage del Pontefice Benedetto XIV. Fu allora deciso di conferire a tre illustri matematici, tra cui Boscovich, il compito di studiare il problema e di suggerire gli opportuni provvedimenti. La seconda occasione ha riguardato invece la costruzione della grande guglia del duomo di Milano. Si trattava di due problemi in parte diversi, in quanto in un caso occorreva stabilire come riparare inconvenienti manifestatisi nella vita della struttura, nel secondo valutare l'adeguatezza della struttura stessa nei confronti di un carico aggiuntivo di entità ragguardevole. In entrambi i casi seppe dare risposte di notevole efficacia, nuovi approcci sistematici ancor oggi nella sostanza riconosciuti come corretti.

E resta aperta fino a settembre la mostra "La Croazia celebra il suo genio nel 300.esimo della nascita - Ruggiero Boscovich nuovamente nella sua città natale" ("Hrvatsla slavi svog genija u povodu 300. obljetnice rodenja - Ruder Boskovic ponovno u rodnom gradu"), allesitia nel Palazzo del Rettore, curata da Ivica Martinovic, profondo conoscitore del personaggio. Attraverso 119 "pezzi", il percorso allestito dai Musei di Ragusa, esplora la vita e l'opera del Bo-scovich attraverso le vicende della sua famiglia, l'ambiente raguseo, gli anni dell'infanzia, gli sforzi letterari e quelli diplomatici, oltre che i suoi interventi da scienziato (dalla statica alla fisica, dalla geodetica alla meteorologia, dall'archeologia e astrologia alla matematica). Una delle parti più interessanti della mostra è costituita dalle lettere di Boscovich a famigliari, amici, potenti e colleghi a lui contemporanei, per la prima volta proposte a Ragusa. Si tratta di documenti su microfilm acquisiti dalla "Bancroft Library" dell'Università di Berkeley, in California. Un modo diretto per descrivere l'attività di Boscovi-ch, con curiosi spunti sulla vita del personaggio ma anche di quella locale, ma sempre in un ambito culturale più vasto; un giusto riconoscimento a un uomo che ha dedicato tutta la vita allo studio, all'insegnamento, all'innovazione e che ha onorato e unito le due sponde dell'Adriatico.

La lettera di protesta per la storpiatura del nome

«Io mi sono sempre sottoscritto Rogerius Iosephus Boscovich

Le celebrazioni in occasione del 300.esimo anniversario della nascita di Ruggiero Boscovich (Ruder Boskovic) sono servite da spunto per rinfocolare le polemiche sulla grafia da utilizzare per scrivere il suo nome e per sviscerare quali potessero essere i suoi sentimenti d'appartenenza nazionale. Quello che è certo è che Boscovich fu un uomo di frontiera, nato in una città di mare, cosmopolita, com'era inevitabile per una Repubblica marinara, dove si incrociavano le culture croata e italiana. E dove il latino, come in tutta Europa era pur sempre la lingua di cultura che ogni scienziato e letterato doveva conoscere. La sua patria per eccellenza era dunque Ragusa. L'Italia era il Paese in cui ebbe inizio la sua ascesa.

Ma come Boscovich voleva che si scrivesse il suo nome?

Nella sua lunga carriera l'insigne scienziato tenne per alcuni anni una cattedra di matematica all'Università di Pavia. Riportiamo come curiosità la missiva inviata da Boscovich nel 1768 per protestare contro la grafia che nell'orario di questa università si adottava per il suo nome. È interessante infatti riprodurre e fare quindi conoscere la lettera al conte Firmian, ministro plenipotenziario della Lombardia, con la quale lo scienziato riuscì ad ottenere la rettifica del modo in cui veniva scritto il suo nome, anzi la sostituzione del documento errato che venne ristampato.

Ecco la lettera che il 9 gennaio del 1768 da Pavia Boscovich scrisse al conte Firmian. Essa esiste nel R. Archivio di Stato di Milano (Autografi cartella 115 fascicolo 40).

PROTESTA DELL'ASTRONOMO DALMATA RUGGIERO GIUSEPPE BOSCOVICH PER LA SCRITTURA STORPIATA DEL SUO NOME

Eccellenza

Somma è la mia mortificazione, vedendomi in istato da dover disturbare V. E : con altra mia; ma mi costringe a farlo l'onore di questa Università in una materia, che riguarda il mio impiego, e me medesimo, e mi fa coraggio la bontà di V. E. per me. È stato stampato qui, e affisso alla porta di uno de' vasi pubblici della Università, e distribuito a' Lettori l'Orario, in cui vi sono i nomi de' Lettori, e le materie particolari, che insegnano, e mi immagino, che un esemplare resterà anche negli Archivj almeno qui ma forse anche costì. Il mio articolo dice così

P Roglerius Boschovik Societatis Iesu

De Elementis Algebrae, et de Trigonomestrìa

Quel Trigonomestrìa con quel sì mi pare troppo vergognoso in una carta, che deve restare monumento pubblico esposto agli occhi di tutti, gli scolari, e molto più di tutti i forestieri, che passando vedono l'Università, e leggono i trattati ivi stampati. Dall'altra parte anche la stroppiatura del mio nome in un monumento pubblico di un corpo, a cui appartengo, mi ha veramente dato del fastidio, parendomi, che non vi sia la convenienza ne della Università, ne mia, che essendovi esso nome in tante opere stampate, conosciuto in paesi assai lontani, non sia conosciuto qui, dove convivo, e servo il pubblico. Io mi sono sempre sottoscritto, e l'ho messo in tutte le stampe Rogerius Iosephus Boscovich. Se si vuole lasciar via il secondo nome, e mettere Roglerius per Rogerius con alcuni Curiali per Ruggiero (benche pare, che anche qui dovrebbe esservi, come sta in tanti altri monumenti), almeno il cognome, che V. E. ha avuta tante volte la bontà di scrivere di sua mano, par che in un monumento pubblico -dovrebbe essere scritto con esattezza.

Io sono confuso di abusarmi della bontà di V. E. con queste minuzie, e non lo avrei fatto in conto alcuno, se non avessi ricorso prima per mezzo del Bidello al Sig.r Primario Canonico Delegato Regio, pregando a far ristampare quel foglio, di cui si tirano ben poche coppie; onde è una spesa da niente, e par richiesta dal pubblico decoro della Università, e non mi fosse stato risposto, che l'originale era venuto da Milano, e che si era stampato secondo l'originale; onde conveniva indirizzarsi costà, se si voleva nulla. Mi pare veramente, che ove l'errore della coppiatura è evidente, non vi fosse necessità di inquietare V. E.; ma giacche qui si è giudicato di non rimediare al disordine; la degnazione di V. E., e la sua premura per le convenienze della Università, e de' suoi membri, mi ha determinato a scriverle pregandola si degni dar qualche ordine, perché non rimangano autenticamente esposti in pubblico, ne conservati negli archivj questi sbagli. Tanto più poi mi ci sono indotto, quanto che dubito; che : anche nelle tavole sia stroppiato il mio nome, e così mi viene supposto, giacche anche nelle carte stampate, che ci si danno per fare la ricevuta del nostro stipendio, ho veduto pro-pormisi per la mia sottoscrizione Roglerio Boscovik in Italiano. Un cenno solo di V. E. basta per riordinar tutto questo, ed io pieno di confusione pel disturbo, che sono stato costretto recarle per un affare si tenue, mi confermo per sempre col più umile, e divoto ossequio

D. V. E.

Pavia 9 del 1768

Um. Div. Obbl. Servitore

Ruggiero Gius : Boscovich d. a C. a di Gesù

Alla precedente lettera il conte Firman rispose con la seguente che si trova pure nel predetto archivio conservata soltanto in minuta (Studi parte antica cartella 450)

Al P. Boscovich Professore nell'Università di Pavia 12 Genn. 1768.

Mi è rincresciuto che V. P. M.to Rev.da abbia trovato così mal concio il suo nome nell'orario di coda Università ultimamente stampato. Sono troppo giuste le riflessioni che la P.tà V. molto Rev.da ha fatto sulla notorietà del nome stesso che naturalmente non doveva esporlo ad essere contraffatto.

Ho dunque subito questa sera ordinato che si ristampi il detto orario, che si corregga anche la parola Trigonomestrìa, come pure che si restituiscano al loro vero nome il Turnefoorio, e il Limneo, i quali all'articolo del Professore Bottanico avevano sofferto un'eguale alterazione.

Mi confermo con perfetta considerazione ed ossequio

Firmian

Convegno sulla figura di Boscovich dall’8 all’11 settembre 2011

A Pavia l'omaggio della comunità scientifica internazionale

Dall'8 all'11 settembre 2011 l'Università degli Studi di Pavia, in collaborazione l'Edizione Nazionale Ruggiero Giuseppe Boscovich, l'Accademica nazionale italiana delle Scienze, l'Accademia croata delle Scienze e delle Arti, l'INAF (Istituto nazionale di Astrofisica) - Osservatorio di Brera e la Pontificia Università Gregoriana, organizza un convegno scientifico internazionale per ricordare il tricentenario della nascita di Ruggiero Giuseppe Boscovich. Il simposio è sostenuto dal ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca.

Boscovich insegnò matematica all'Università di Pavia (fondata nel 1361) dal 1764 al 1768, nell'"età dell'oro", in un periodo che vide la fioritura di scienziati quali Alessandro Volta (17451827), Antonio Scarpa (17521832), Lazzaro Spallanzani (1729-1799) e Giovanni Scopoli (1723-1788). Prenderano parte alla conferenza i maggiori esperti dell'opera boscoviciana, presentando i risultati di studi e contributi emersi da incontri già tenuti in passato a Ragusa-Dubrovnik (1958, 1961, 1987), Milano (1962, 1987), Roma (1988) e Vienna (2008). Nel corso del convegno di Pavia verranno presentati inoltre i frutti del progetto italiano di digitalizzazione delle pubblicazioni di Boscovi-ch, comprendente opere scelte e corrispondenze, così pure della traduzione in italiano di alcuni dei suoi principali lavori. Annunciati gli interventi di Ugo Baldini (Università degli Studi di Pavia), Zarko Dadic (Accademia croata delle Scienze e delle Arti, HAZU), Roger Hahn (Università della California, Berkeley), John Heilbron (Worcester College, Oxford), Edoardo Proverbio (Edizione Nazionale Bo-scovich, Roma-Milano) e Hans Ullmaier, Forschungszentrum Jùlich Gmbh, Jùlich).

418 - La Voce del Popolo 17/06/11 I migliori ristoranti dell'Istria nelle guide italiane e austriache

qualità dell'offerta e dei servizi cresce di anno in anno
I migliori ristoranti dell’Istria nelle guide italiane e austriache

ROVIGNO – In presenza del presidente della Regione Istriana, Ivan Jakovčić, nell’hotel a 5 stelle Monte Mulini si è svolta ieri la cerimonia di premiazione dei migliori ristoratori della Regione Istriana e sono state presentate le edizioni 2011 di tre nuove guide gastronomiche: la "Istra Gourmet", pubblicata dall’Ente per Turismo regionale, "I ristoranti d’Italia 2011", pubblicata dalla celebre rivista italiana "l’Espresso" e l’edizione austriaca della guida "Gault Millau".

Il direttore dell’Ente per il turismo della Regione Istriana, Denis Ivošević, ha spiegato che nella guida dell’"Espresso", che ha una tiratura di ben 170mila copie, sono stati inseriti ben 8 ristoranti istriani e che l’Istria è l’unica regione che non appartiene al territorio italiano ma che è stata inclusa comunque nella guida che è a cura di Enzo Vizzari. Gli otto ristoranti che sono stati inseriti nella pubblicazione sono il "Blu" e il "Monte" di Rovigno, "Il Čok", il "Damir & Ornela" e il "Pepenero" di Cittanova, il "San Rocco" di Verteneglio, il "Valsabbion" di Pola e il "Zigante" di Levade. Mentre nell’edizione austriaca della guida "Gault Millau" sono stati inseriti 18 ristoranti istriani.

Franko Lukež, autore della guida "Istra Gourmet" ha tenuto a rilevare che la qualità dei servizi prestati dai ristoratori istriani sta migliorando di anno in anno e che di conseguenza sono sempre più numerosi i locali che, soddisfando i rigorosi criteri di valutazione dei servizi, vengono inseriti nelle guide gastronomiche nostrane ed estere. Così ad esempio, nel 1996 erano soltanto 35 ristoranti e 15 le trattorie ad aver superato la soglia degli 80 punti di valutazione necessari per essere inseriti nella guida "Istra Gourmet", mentre in quest’ultima edizione, che ha mantenuto invariati i criteri di selezione, a superarla sono stati ben 150 ristoranti, 40 trattorie e 6 esercizi di ristorazione specializzati.

"In Istria uno dei passi più importanti – ha aggiunto Lukež – è stato fatto nel miglioramento dell’offerta enologica e nell’educazione dei sommelier professionisti. Sempre più ristoranti offrono ai clienti vini di primissimo ordine e anche le trattorie hanno migliorato molto i menù, che 15 anni fa erano praticamente tutti uguali mentre oggi si diverisificano molto"
Nell’edizione 2011 di "Istra Gourmet" sono stati inseriti anche i produttori locali di olio extravergine d’oliva, di vini, di tartufo e di carne di bovino istriano.

Oltre a ricevere un riconoscimento per essere entrati nelle guide dell’"Espresso" e "Gault Millau", i gestori di 14 ristoranti e 5 trattorie hanno ricevuto ieri dall’agenzia di sviluppo istriana IDA pure un attestato che certifica il marchio di qualità IQ. A complimentarsi con tutti i premiati sono stati sia il presidente della Regione che il direttore dell’IDA, Darko Lorencin,

"Anche in questo caso i progressi dell’Istria sono davanti agli occhi di tutti – ha detto Jakovčić nel suo discorso di circostanza –. Pure l’hotel Monte Mulini è un esempio dei passi da gigante che abbiamo fatto in questi ultimi anni. Quanto a qualità dei servizi, la nostra Regione è ormai una destinazione ad alto livello ma sta a tutti noi continuare a migliorare, sia per ciò che riguarda il livello di qualità dei servizi degli impianti turistici, sia per ciò che concerne l’offerta gastronomica ed enologica".

Sandro Petruz

419 - Corriere Canadese 20/06/11 Nuova edizione di "La Dalmazia" del giornalista-scrittore Giuseppe Prezzolini

L’italianità e l’Italia nell’area adriatico-balcanica: una ristampa per capire la storia e una voce controcorrente

Nuova edizione di "La Dalmazia" del giornalista-scrittore Giuseppe Prezzolini a cura di Giovanni Brancaccio

Di ALESSANDRO MARZO MAGNO

Per forza non l’avevano più ristampata dal 1915, La Dalmazia di Giuseppe Prezzolini. È un pugno nello stomaco, una randellata a tutti quelli che blaterano di italianità, venezianità, romanità. E come tutto quello che va contro la vulgata, gli interessi precostituiti, e la voglia di certezze di un un’opionione pubblica pigra, Dalmazia è finito in un angolo, ostracizzato e dimenticato.

Che dice di tanto scandaloso Giuseppe Prezzolini? Sostanzialmente che la Dalmazia, con la sola eccezione di Zara, non è italiana, bensì un territorio misto dove gli italiani erano una minoranza significativa dal punto di vista culturale, economico e politico, ma davvero infima dal punto di vista numerico. Un discorso, questo, che oggi non scandalizzerebbe nessuno, perché più o meno così stavano le cose, ma fatto nel 1915, be’, immaginatevi voi lo starnazzare scandalizzato degli ultrà nazionalisti. Scandalo e indignazione accresciute poi dal fatto che lo scrittore proveniva dalle loro fila.

Prezzolini non può andare di persona lungo le coste dell’Adriatico

orientale: l’Italia è in guerra con l’Austria-Ungheria, a cui quelle coste appartenevano, è non è cosa. Allora decide di fare un viaggio letterario per cercare di capire come stessero le cose di là del mare. Si impegna a fondo, almeno a giudicare dalla vastità della bibliografia, e alla fine ne emerge con alcuni convincimenti nettamente in controtendenza con il can can nazionalista dell’epoca. Intanto se la prende con Venezia. Il "saggio governo veneto" non avrebbe di un ette contribuito al progresso sociale della Dalmazia. Al di là di un profondo antivenezianismo di tradizione fiorentina (Guicciardini, Machiavelli) che emerge dalle sue righe, Prezzolini ha sostanzialmente ragione: per Venezia la Dalmazia era luogo dove far legna e arruolare rematori. Le condizioni di vita erano talmente arretrate (soprattutto dopo l’acquisizione del controllo del retroterra - Knin, Imotski - e del passaggio di popolazioni morlacche sotto il dominio

veneto) che Venezia tenta di varare delle iniziative di rilancio (il Viaggio in Dalmazia dell’abate Alberto Fortis va letto in tale senso), ma ormai la Serenissima non è che l’ombra di se stessa e anche questo tentativo riformatore, così come tutti gli altri tentati in quegli anni, non andrà a buon fine.

Prezzolini sottolinea che Venezia non ha promosso l’italianità di quelle terre, facile replicare che non poteva essere che così, visto che il concetto di italianità non era ancora stato inventato e che l’Italia era ancora e solo un’espressione geografica.

Se si gira la prospettiva e non la si guarda dall’Adriatico, ma dalle pianure danubiane, la Dalmazia non appare più come la costa orientale del Golfo di Venezia (come veniva chiamato l’Adriatico prima della caduta della Repubblica), ma l’estrema propaggine occidentale del mondo slavo. E qui lo scrittore entra in un dibattito annoso, acceso e senza soluzione: se non si accetta che la Dalmazia sia entrambe le cose, non si va da nessuna parte.

Prezzolini poi va anche oltre: afferma che la costa dell’Adriatico orientale costituisce il naturale sbocco al mare dell’entroterra serbo (al tempo la Croazia faceva ancora parte dell’impero austroungarico di cui nessuno poteva prevedere la dissoluzione) e che l’Italia ha tutto l’interesse a mantenere buoni rapporti con Belgrado affinché l’Adriatico resti un lago di pace.

Tutto giusto, in teoria. In pratica le cose sarebbero andate diversamente, ma anche questo nel 1915 non era prevedibile e così Roma e il neonato regno SHS, poi jugoslavo, si sarebbero trovati da subito divisi da rivalità e incomprensioni.

Naturalmente una visione tanto extravagante, che andava ferocemente contro il nazionalismo imperante all’epoca (e per di più da parte di un nazionalista come Prezzolini, quasi un eretico rinnegato) non poteva che incontrare pesanti avversioni. E se c’era chi si rendeva conto che alla fin fine l’unica città italiana della Dalmazia era Zara (diversa la situazione sulle isole), c’era anche chi, come Attilio Tamaro, sosteneva che l’intera costa fosse italiana e che quella croata fosse una presenza un po’ abusiva.

Giuseppe Prezzolini è sempre stato un intellettuale indigesto che a un certo punto abbandonerà l’Italia per andare in esilio volontario in Svizzera.

Anche questo libro potrebbe a qualcuno apparire indigesto, proprio per questo va letto.

420 – CDM Arcipelago Adriatico 15/06/11 Il premio Tomizza 2011 assegnato allo scrittore Miljenko Jergovic

Il premio Tomizza 2011 assegnato allo scrittore Miljenko Jergović

Stamattina presso il Circolo della Stampa di Trieste il Presidente del Lions Club Trieste Europa, Lucia Krasovec Lucas, affiancata dal Governatore del Distretto Lions 180TA2 Fabio Feudale, da alcuni membri del direttivo ed alla presenza della signora Laura Tomizza, ha annunciato alla Stampa il vincitore del premio Tomizza 2011, giunto alla sua ottava edizione.

Dedicato fin dalla sua istituzione "ad una Personalità che nel tempo si sia distinta nell’affermazione concreta degli ideali di mutua comprensione e di pacifica convivenza tra le genti delle nostre terre" – come sottolineato dal promotore del premio Vittorio Piccoli – il prestigioso riconoscimento va quest’anno a Miljenko Jergović.

Nato nella multietnica e martoriata Sarajevo nel 1966 – dove trascorre l’infanzia e compie gli studi universitari – nel 1994, durante la guerra nei Balcani, decide di trasferirsi a Zagabria, dove vive tuttora. Scrittore, poeta, giornalista, intellettuale impegnato e critico implacabile, ha visto tradotte le sue opere in venti lingue, ricevendo premi nazionali e internazionali. Questo premio, come riferito da Ljiljana Avirovic, sua traduttrice dal croato all’italiano, è il quarto conferitogli in Italia e gli verrà consegnato venerdì 24 giugno, alle ore 19.30, all’Hotel Greif Maria Theresia.

Nella stessa occasione verranno premiati anche i giovani vincitori della prima edizione del concorso fotografico biennale "My Trieste" riservato agli under 25, che con i loro "scatti" hanno interpretato la città ed espresso la loro visione del mondo che li circonda.
Un mondo che "è bello se è uno e uno soltanto" dice Jergović.
I giovani possono finalmente renderlo tale: sono il futuro! (g.s.)

421 - Il Piccolo 23/06/11 - 25 giugno 1991: L'Istria si proclamò terra di tolleranza

L’Istria si proclamò terra di tolleranza

I turisti scappavano mentre crollava un sistema ma nessuno si lasciò influenzare dai nazionalismi

di Andrea Marsanich

FIUME L’Istria, il Quarnero e più giù la Dalmazia non reagirono allo stesso modo in quei mesi di piombo e la decisione del 25 giugno 1991 di rompere i legami con l’ormai cianotica Jugoslavia fu accolta con stati d’animo differenti. Nella regione dalmata c’era tanta euforia, e parliamo dei croati, nazionalismi e nazionalisti si sprecavano, con i dalmati di etnia serba pronti a tutto pur di non farsi sopraffare dagli «ustascia del presidente Franjo Tudjman», come venivano definiti a Knin e dintorni.

Nell’area altoadriatica altri toni, altra cultura, molta più tolleranza.

Nella memoria del vice presidente della Dieta democratica istriana, il pinguentino Damir Kajin, resta scolpito un episodio: «Allo scoppio del conflitto in Slovenia, durato qualche giorno, lunghe colonne di turisti motorizzati si diressero verso il confine, scappando da quella polveriera che ancora si chiamava Jugoslavia. Quel momento il sottoscritto comprese che per la Federativa non c’era la minima chance di sopravvivenza. Gli istriani non vollero la guerra, nella Penisola c’era un elevato tenore di vita, si acquistavano auto, case, appartamenti, si ottenevano facilmente mutui.

Crollò tutto, specie le paghe ma ancor di più le pensioni. Noi non ci sentivamo responsabili per le follie che ci avevano imposto. L’Istria al referendum votò per l’indipendenza della Croazia ma non per la guerra, non per l’odio interetnico, non per l’accanimento della maggioranza contro alcune comunità minoritarie. Ci fu poi lo strappo dal Partito socialdemocratico che in Istria aveva vinto le prime elezioni democratiche nel 1990, rivelandosi però passivo e la gente scelse la Dieta democratica istriana perché la riteneva portatrice di quei valori e ambizioni tipicamente istriani». Il vice sindaco di Pola e presidente della locale Comunità degli Italiani, Fabrizio Radin, ricorda che all’epoca era molto impegnato nella gestione della nuova Unione italiana, nata nel mese di marzo del 1991: «C’era tanta ansia per l’evolversi della situazione. Non credevo sarebbe avvenuta la dissoluzione del Paese e pensavo ad una soluzione pacifica delle controversie. Poi ad un certo punto ci siamo accorti che sul fiume Dragogna sorgevano i contenitori dei valichi di confine, una lacerazione che preoccupava tutti, specie le genti del Buiese. A Pola, che era una roccaforte dell’Armata popolare jugoslava, si temeva eccome quanto sarebbe potuto succedere. E invece l’ultimo soldato jugoslavo andò via dalla caserma di Musil nel dicembre del 1991, senza che ci fosse danno alcuna per la nostra città».

422 - Il Piccolo 24/06/11 - Giugno1991: La minoranza italiana divisa in due

La minoranza italiana divisa in due

Il confine tra Slovenia e Croazia spezzò l’unitarietà dei connazionali oltreconfine

di Andrea Marsanich

FIUME Vent’anni fa la Comunità nazionale italiana che viveva in Croazia e Slovenia, circa 25–30mila anime, si vide piombare giocoforza in una realtà che trasudava incertezza, ansia, anche paura per quello che si avvicinavs: la guerra. Mentre in Europa si abbattevano pluridecennali muri e si dissolvevano ideologie, nell’ex Jugoslavia si alzavano barriere, nascevano confini e trincee. Furio Radin, presidente dell’Unione italiana e deputato al seggio italiano garantito al Sabor (il Parlamento croato), ricorda molto bene quei concitati momenti: «Gli italiani, come del resto il popolo di maggioranza, reagirono con apprensione a quei momenti; non si capiva cosa sarebbe successo. In Istria e a Fiume non si percepiva la polemica sui destini della Federativa e nessuno immaginava la sua frantumazione. Dalle nostre parti non si chiedevano cambiamenti politici bensì economici. In Istria si viveva bene, grazie specie al turismo e non c’era bisogno di radicali svolte. All’epoca la paura generata portò molti a scappare in Italia e non solo per motivi economici ma anche perché si voleva evitare di andare in guerra, a combattere e forse anche a morire. Nel ’91 alcuni amici dell’Unione italiana giunsero a Zagabria, dove vivevo, chiedendomi sia di rappresentare gli italiani all’Ufficio governativo per le minoranze nazionali, sia di candidarmi al Sabor. Accettai». Nessun buco nella memoria nemmeno per Maurizio Tremul, presidente della giunta esecutiva dell’Unione italiana: «Rammento che il risveglio della società civile alla fine degli Anni 80 vide la nostra Comunità nazionale fra i precursori con Gruppo 88 e la Costituente per la Nuova Unione italiana, organizazzione che prese il posto della vecchia Unione degli italiani dell’Istria e di Fiume. Ne fu l’erede giuridico ma non politico. La nuova Unione e i connazionali si schierarono nel 1991 a favore della democrazia e dell’indipendenza, perché vedevano nelle mutazioni un rapido aggancio all’Europa e alla Madrepatria, l’Italia: dunque la piena attuazione dei diritti umanitari».

423 - Osservatorio Balcani e Caucaso 13/06/11 La Croazia nell’Ue nel 2013

La Croazia nell’Ue nel 2013

Drago Hedl

Venerdì 10 giugno il presidente della Commissione europea ha reso nota la fine dei negoziati di accesso della Croazia e la sua data di ingresso nell’Ue. Zagabria sarà il 28° membro Ue il 1° luglio 2013. Ma alla Croazia resta ancora molto da fare

"Buongiorno cittadini d’Europa", così sabato mattina 11 giugno a grandi lettere titolava in prima pagina il più importante quotidiano croato, il giorno dopo la grande notizia giunta da Bruxelles: finalmente la Croazia ha terminato i negoziati per l’ingresso nell’Unione e diventerà il 28° membro della grande famiglia europea il 1° luglio 2013. "Questo è un grande giorno per la Croazia", ha esultato la premier croata Jadranka Kosor, che ha sempre sottolineato come l’obiettivo più importante del suo governo fosse quello di terminare i negoziati di accesso con l’Unione, iniziati nel lontano ottobre 2005.

I meriti del governo croato

Il governo Kosor può così, dopo un lungo periodo, vantarsi di un successo concreto e tangibile. La fine dei negoziati con l’Unione sarà sicuramente la carta più forte da giocare alle prossime elezioni politiche che si terranno alla fine di quest’anno. Nonostante la premier Kosor, in due anni di governo (a capo del governo giunse il 1° luglio 2009 dopo le dimissioni di Ivo Sanader), non sia riuscita a far uscire il Paese dalla grave crisi economica che lo affligge, il suo più grande merito, che ha reso possibile la chiusura dei capitoli negoziali con Bruxelles, è di sicuro l’aver puntato sulla lotta alla corruzione. Ciò che il suo predecessore Sanader aveva fatto sul piano della collaborazione con il Tribunale dell’Aja, sostenendo i processi per crimini di guerra (il processo al membro del parlamento e generale in pensione Branimir Glavaš, nonché l’attiva collaborazione di Zagabria nell’arresto del generale latitante Ante Gotovina), la Kosor lo ha fatto sul piano della lotta alla corruzione. Per corruzione è stato condannato l’ex ministro della Difesa Tončević, dietro le sbarre è finito il vicepremier Damir Polančec, e di lì a poco anche l’ex premier Ivo Sanader (ora agli arresti a Salisburgo in attesa di estradizione per la Croazia). Senza questi due passi importanti – la piena collaborazione con il Tribunale dell’Aja e la lotta alla corruzione - la Croazia tuttora sarebbe a bussare alla porta dell’Europa.

Anche se nel palazzo di Ban, nel centro storico di Zagabria dove risiede il governo croato, negli ultimi giorni dominava un sentimento celebrativo, la soddisfazione resta incompleta. La Croazia, infatti, fino all’ingresso nell’Unione sarà sottoposta ad una sorta di monitoraggio che vigilerà attentamente sulla proseguimento della lotta alla corruzione, sul comportamento della magistratura croata, e sull’andamento dei processi dei restanti indiziati di crimini di guerra, oltre a osservare l’atteggiamento nei confronti delle minoranze, in particolare quella più numerosa, la minoranza serba.

L’incognita referendum

L’altro problema di Zagabria è convincere i cittadini, ora che il governo ha portato a termine la sua parte di lavoro, a dire "sì" all’ingresso nell’Unione mediante referendum. Il referendum dovrebbe tenersi al più tardi un mese dopo la firma dell’accordo, cosa che potrebbe avvenire molto probabilmente il prossimo novembre. Tuttavia il sostegno dei cittadini croati all’ingresso nell’Ue è paurosamente sceso dopo le condanne emesse lo scorso aprile dal Tribunale dell’Aja contro i generali Ante Gotovina e Mladen Markač (il primo 24 anni di carcere, il secondo 18). Il giorno dopo le sentenze, solo il 38 percento dei cittadini era a favore dell’ingresso della Croazia nell’Ue, di questi il 52 percento si era detto contrario, mentre i restanti non avevano un’opinione in merito. Alla fine di maggio, però, la situazione è migliorata notevolmente. Dopo che è scemata l’insoddisfazione per le sentenza contro i generali, per l’ingresso nell’Ue avrebbe votato il 56 percento dei cittadini, mentre contro avrebbe votato il 39 percento. Ora sta al governo convincere i cittadini di tutti i vantaggi connessi all’ingresso nell’Unione, per fare in modo che l’ultimo passo – l’espressione diretta dei cittadini – non si tramuti in un fiasco.

Una storia iniziata 8 anni fa

L’intera e faticosa storia del cammino croato verso Bruxelles era iniziata nel febbraio 2003, quando Zagabria aveva consegnato la domanda di adesione all’Unione. Era il tempo del governo del defunto premier Ivica Račan, la cui coalizione di centro sinistra aveva per un breve periodo interrotto il governo dell’Unione democratica croata (HDZ), il partito della premier Kosor. All’epoca c’era molto ottimismo e speranza, e si pensava che il processo negoziale sarebbe stato breve e che la Croazia sarebbe potuta entrare nell’Unione insieme alla Bulgaria e alla Romania, obiettivo che questi due Paesi hanno raggiunto nel 2007.

Ma le cose non sono andate per niente in modo facile. Sarebbe passato infatti oltre un anno dalla consegna della domanda di adesione prima che Zagabria ottenesse lo status di Paese candidato, e poi un altro anno intero prima che iniziassero i negoziati. A causa della mancata collaborazione con il Tribunale dell’Aja, i negoziati di accesso, che avrebbero dovuto iniziare nella primavera del 2005, sono stati rinviati all’autunno, e la Croazia ha perso altri sei mesi. Lo stesso processo negoziale è andato avanti lentamente e con numerosi ostacoli: è stato perso un anno intero a causa del blocco della Slovenia, che aveva posto come condizione per la continuazione dei negoziati tra Zagabria e Bruxelles la soluzione della disputa confinaria.

C’è ancora molto da fare

Ora che l’intero lavoro è stato portato a termine, e che la Croazia è ormai sulla soglia dell’Unione, è necessario proseguire le riforme, avvertono gli analisti, che renderanno la società croata compatibile con quelle dei Paesi dell’Unione. Che di lavoro ce ne sia parecchio, e che la fine dei negoziati non significhi che la Croazia è un Paese che a tutti gli effetti e senza problemi può far parte dell’Unione, lo testimoniano i brutti episodi accaduti solo il giorno dopo che il presidente della Commissione europea José Manuel Barroso ha informato che la Croazia ha chiuso i negoziati di accesso. Le immagini dei sanguinosi assalti della folla di intolleranti che ha lanciato sassi e petardi contro il Gay pride di Spalato, la seconda città croata per dimensioni, hanno mostrato quanto la società croata sia immatura ad accogliere la differenza, una dei principi elementari delle democrazie mature.

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