Rassegna Stampa Mailing List Histria
Sommario N° 783 – 09 Luglio 2011

439 – La Voce del Popolo 07/07/11 Pola - Il 15 luglio prossimo, Napolitano e Josipovic protagonisti di uno storico incontro con la CNI (Arletta Fonio Grubiša)

440 - L'Arena di Pola 30/06/11 Lettera al Presidente della Repubblica degli esuli giuliano dalmati di Messina

441 - Corriere di Novara 02/07/11 - 55° Raduno esuli da Pola: «Bentornati a casa!»: festosa accoglienza anche per i novaresi (p.v. – A.Cannillo)

442 - Il Trillo CI Pirano Giugno 2011 - 9° Concorso della Mailing List Histria; premiazioni a Buie (Ondina Lusa)

443 – Agenzia Italiana Stampa Estera 08/07/11 Il cordoglio degli esuli per la scomparsa di Maria Rita Saulle (Aise)

444 - La Voce del Popolo 05/07/11 Fasana 19.esimo compleanno della comunità italiana (mm)

445 - Il Piccolo 04/07/11 Cherso: L'antica Fortezza veneziana dopo 40 anni riapre ai turisti (a.m.)

446 - Il Piccolo 07/07/11 Ritorno a Cittanova alla mia cultura plurale (Marco Coslovich)

447 - Il Piccolo 08/07/11 Zagabria restituirà i beni confiscati : Il governo vara una legge sul risarcimento agli stranieri per gli espropri subiti durante il regime comunista (Andrea Marsanich)

448 - Il Piccolo 01/07/11 In Croazia cresce la voglia d'Europa, secondo un sondaggio il 56% è favorevole all’entrata nell’Ue

449 - Il Piccolo 04/07/11 L'Intervento - 1935, l'ultimo viaggio sulla Parenzana (Silvano Posar)

450 - Il Gazzettino 06/07/11 La polemica - La nave di Marconi distrutta come i Veneti in Dalmazia (Attilio Trevisan)

451 - Il Piccolo 05/07/11 La Lettera del Giorno: Foiba di Basovizza, un memoriale che non tocca l'anima (Ricca Hason)

452 - Corriere della Sera Mezzogiorno 03/07/11 Cercando la verità di un padre-soldato in fondo a una foiba, un romanzo tra Napoli e Trieste (Francesco Durante)

453 - Avvenire 07/07/11 Dulcis in fundo - Quel viaggio a Belgrado nel 1954 (Salvatore Lumine)

454 - La Repubblica 05/07/11 Si è spento a 98 anni Otto d'Asburgo, uno degli artefici del crollo del Muro Organizzò il picnic paneuropeo, primo strappo alla Cortina di ferro (Vanna Vannuccini)

A cura di Stefano Bombardieri

439 – La Voce del Popolo 07/07/11 Pola - Il 15 luglio prossimo, Napolitano e Josipovic protagonisti di uno storico incontro con la CNI

A Pola i vertici dell'UI, dell'UPT, della CI e della Regione Istriana
presentano l'appuntamento del 15 luglio
Napolitano e Josipović protagonisti di uno storico incontro con la CNI

POLA – Grandi preparativi in atto per andare incontro allo storico evento della visita dei presidenti della Repubblica Italiana e della Repubblica di Croazia, Giorgio Napolitano e Ivo Josipović. In vista della loro importante tappa polese che prevede il saluto serale presso la Comunità degli Italiani di Pola ai rappresentanti della Comunità nazionale italiana e alle autorità regionali, cui farà seguito l’atteso appuntamento con la cittadinanza all’Arena di Pola, hanno convocato ieri mattina una conferenza stampa alla CI polese i vertici dell’Unione Italiana, ossia il presidente, Furio Radin e il presidente della Giunta esecutiva Maurizio Tremul, quindi Silvio Delbello in qualità di presidente dell’Università Popolare di Trieste, Ivan Jakovčić, presidente della Regione Istriana e Fabrizio Radin, vicesindaco e presidente della Comunità degli Italiani di Pola. Obiettivo comune: collocare sul meritato piedistallo l’avvenimento di cui la città di Pola sarà testimone.

SIMBOLO DELL’ESODO "I due Capi di Stato – ha sottolineato per primo Furio Radin – si renderanno protagonisti all’Arena di Pola di quello che sarà il più grande incontro con gli appartenenti alla Comunità nazionale italiana mai avvenuto finora. A quest’incontro, che sarà nobilitato dal concerto dell’orchestra filarmonica zagabrese con solisti e i cori unificati della CNI, sono invitati tutti i cittadini che condividono i valori della convivenza, della tolleranza e della multiculturalità di questo territorio. Il significato simbolico di detta manifestazione è enorme. Sarà la prima volta che i presidenti d’Italia e di Croazia si rivolgeranno assieme a una così massiccia presenza di appartenenti alla CNI e penso che sarà la prima volta, in generale, che due Capi di Stato parleranno assieme nell’anfiteatro di Pola. L’Arena non è stata scelta a caso: essa rappresenta il luogo dinanzi al quale si era consumato gran parte di quel dramma che fu l’esodo di massa e ciò non solo degli italiani, bensì della gente del nostro territorio. E per quanto ci riguarda, l’Arena è anche la cornice entro la quale noi italiani rimasti siamo cresciuti e abbiamo socializzato assieme agli appartenenti di altre nazionalità con le quali viviamo e condividiamo il destino di queste terre e di questo Paese".

SUPERARE IL PASSATO "Ci si aspettano molte cose fino ai discorsi dei presidenti – ha proseguito Furio Radin – in quanto il viaggio iniziato in Piazza Unità a Trieste, al concerto di Muti, ora continua a Pola, e non si può più fermare. Non si tratta di un cammino verso la riconciliazione perché la stessa, per quanto ci riguarda, è cominciata ancora tanti anni fa. Questo è il cammino verso un comune futuro. L’Europa non la menzionerò nemmeno, non siamo ancora entrati a farne parte e il concetto è già stato inflazionato. Dirò quanto segue: noi appartenenti alla Comunità Nazionale Italiana, ma anche noi cittadini di questo territorio di tutte le nazionalità e vedute, vogliamo un futuro in cui il passato non sia stato dimenticato bensì superato, nel rispetto di chiunque, senza rigettare nulla della nostra storia, ma con lo sguardo rivolto al futuro". Qui esteso l’invito a tutti gli appartenenti alla Comunità Nazionale Italiana, parimenti ai cittadini di Pola, dell’Istria, di Fiume, del Quarnero e di altri territori dove vive la nostra gente, di rendere con la loro massiccia presenza quanto più solenne questo avvenimento storico.

PERCORSO DI AVVICINAMENTO A nome dell’Università Popolare di Trieste, Silvio Delbello ha detto di essere particolarmente lieto di poter partecipare all’importante incontro come si è altrettanto lieti di rendersi partecipi, in veste di stretti collaboratori con l’UI, dei tanti aspetti di vita della Comunità nazionale italiana di Croazia e Slovenia. Delbello ha pure sottolineato la rilevanza che viene conferita all’evento, che è la continuazione di un discorso iniziato tra Capi di Stato con il concerto triestino, inaugurando così un percorso comune di avvicinamento tra i popoli italiano, croato e sloveno. Si intravvede in tutto ciò un ulteriore contributo alla collaborazione UI-UPT, tale da renderla ancora più efficace e capace di supportare progetti che serviranno a rafforzare la presenza degli italiani in queste terre. Come sentito, sarà un’occasione per ringraziare i presidenti della loro iniziativa, affinché possano contribuire anche a risolvere i problemi che ancora angustiano la comunità nazionale minoritaria.

ORGOGLIOSI Il fatto di essere fieri e orgogliosi che nell’ambito della visita ufficiale di Napolitano ci sia anche questa tappa polese è stato ben sottolineato da Maurizio Tremul. Qui precisato che l’incontro previsto alla Comunità degli Italiani di Pola vedrà presenti tutti i rappresentanti della comunità locale (città e regione) e delle istituzioni CNI, ovvero di tutto ciò che è espressione organizzata della stessa con l’obiettivo di manifestare un abbraccio corale e creare un momento che sprigionerà sicuramente particolare calore. Si prospetta quale evento più grande e allargato quello all’Arena dove, a detta di Tremul, ci sarà un bellissimo programma culturale-musicale, con 195 coristi (provenienti dalle CI di Pola, Fiume, Dignano, Buie e Umago), incaricati di intonare gli inni. Si è colta ieri l’occasione per ringraziare l’Ambasciata di Zagabria, l’UPT, la Comunità degli Italiani di Pola, la Città, la Regione e tutti quanti sono giornalmente coinvolti assieme all’Unione Italiana nei preparativi per ospitare lo sbarco presidenziale e condividere un impegno molto gravoso e onorevole. Appello, dunque, a essere presenti a un incontro che si celebra in circostanze importanti: nel 150.esimo anniversario dell’unità d’Italia, nei 20 anni d’indipendenza della Repubblica di Croazia, nel ventennio della nascita della "nuova" UI.

UNA GRANDE GIORNATA Quella del 15 luglio – come specificato da Jakovčić – sarà una data molto simbolica, una grande giornata per l’Istria e i suoi cittadini, per tutta la gente che apprezza quel che l’Istria significa. Un grazie ai presidenti Napolitano e Josipović per aver deciso di venire a Pola dimostrando di condividere i valori coltivati in Regione nell’ultimo ventennio. Si considerano un dato di fatto i ponti tra Croazia e Italia costruiti in vent’anni dall’Istria, mentre l’incontro tra presidenti viene ritenuto un simbolico approccio tra due Paesi sull’Adriatico che ancora devono definire il loro futuro. Invito a entrare all’Arena espresso anche da Jakovčić, perché si sarà partecipi di un grande avvenimento in una giornata memorabile per tutti coloro che auspicano l’amicizia fra due Paesi. Lodi e manifestazioni di apprezzamento espressi dallo stesso nei confronti dell’UI e dell’UPT, per il ruolo svolto in una regione che sta diventando europea, ruolo essenziale per la realizzazione di progetti strategici.

INGRESSO ALL’ARENA LIBERO Informazioni di carattere tecnico fornite, infine, da Fabrizio Radin, per dire che mentre l’ingresso per il concerto all’Arena sarà libero, l’incontro alla CI (alle 19) avverrà su invito. Previsto comunque un contingente di inviti (alla CI), in distribuzione ai Giardini presso il punto vendita del Pola Film Festival, dal 13 al 15 luglio (dalle 9 alle 13 e dalle 18 alle 22). L’appuntamento in Arena è per le 21. Il pubblico sarà pregato di accomodarsi sulle gradinate entro le 20.30. Ingressi dalla Chiesa di Sant’Antonio e dalla serpentina (laterale).

Arletta Fonio Grubiša

440 - L'Arena di Pola 30/06/11 Lettera al Presidente della Repubblica degli esuli giuliano dalmati di Messina

Lettera al Presidente della Repubblica

In linea e ad integrazione della richiesta da noi rivolta alle Autorità di Governo, affinché il contributo dato da giuliani, istriani, fiumani e dalmati fosse adeguatamente ricordato in occasione della parata del 12 giugno consentendone la partecipazione ai loro Labari ed andata disattesa, un gruppo di nostri conterranei residenti in Sicilia ha rivolto al Presidente Giorgio Napolitano la vibrante nota di protesta che pubblichiamo di seguito.

Illustrissimo Signor Presidente,

mi chiamo Rosa Vasile e sono portavoce di un gruppo di esuli Giuliani, residenti in Sicilia, alcuni dei quali congiunti di vittime del genocidio etnico ed ideologico titino, cui Ella (me compresa) ha conferito, nel «Giorno del Ricordo», la medaglia commemorativa in riconoscimento del sacrificio offerto alla Patria dai nostri cari.
È con profonda amarezza che ci rivolgiamo a Lei, per deprecare un’inspiegabile omissione nella ricorrenza dei 150 anni della nascita dello Stato unitario d’Italia.


Nella menzione suddetta, Ella parla di Patria; ma quale Patria, ci chiediamo, se nella circostanza ricorrente, da parte delle Autorità e degli Enti di divulgazione preposti, non c’è stato il benché minimo accenno alle nostre terre: Venezia Giulia, Fiume, Dalmazia, italianissime da sempre, e alle vicende che le portarono a riunirsi alla madrepatria. Auspicio, questo, da sempre agognato e finalmente raggiunto, anche se, in seguito all’infausto trattato del ’47, queste terre non sono più parte integrante dello Stato italiano e ciò ha comportato il nostro conseguente massiccio esodo.
Ci chiediamo: a cosa è valso aver lottato e sofferto per questa ITALIANITÀ con un alto contributo di sangue di tanti volontari e martiri giuliano-dalmati durante il Risorgimento e la prima guerra mondiale e con il sacrificio di tanti caduti della seconda guerra mondiale, comprese le migliaia di Italiani infoibati?


E ancora, a che cosa è valso avere abbandonato le nostre terre natali, per restare liberi e italiani e continuare a vivere in una terra, l’Italia, che oggi, purtroppo, ci considera marginalmente, considerando le nostre vicende insignificanti al punto di non ritenere tanto importante menzionarle in una ricorrenza così significativa per la nostra nazione?
Per concludere, ci perdoni, Signor Presidente, ci rendiamo conto con profonda amarezza che è stato inutile il sangue versato per questa ITALIANITÀ dalle migliaia di ISTRIANI, FIUMANI e DALMATI e di tutti gli infoibati, ricordati soltanto il 10 febbraio e poi dimenticati, ma sempre vivi nella nostra memoria!
Con tanti rispettosi ossequi e alta stima.

«Là dove fummo, là dove i nostri morti ci attendono, là dove abbiamo lasciato tracce potenti e indistruttibili della nostra civiltà, là sta il nostro cuore».

Rosalia BARRILE,
esule da Montona, residente a Messina
Bruno BENINATI,
esule da Dignano d’Istria, residente a Messina
Nelly BERDAR,
esule da Fiume, residente a Messina
Anna Maria BRUNO,
esule da Fiume, residente a Caltanissetta
Grazia BRUNO,
esule da Rovigno, residente a Pagliara (Messina)
Maria CACCIOLA,
esule da Dignano d’Istria, residente a Messina
Sergio CAMPAGNOLI,
esule da Fiume, residente a Messina
Antonio D’ALIBERTI,
esule da Pirano, residente a Messina
Bruna FIORE,
esule da Fianona, residente a Messina
Lucia HODL,
esule da Fiume, residente a Palermo
Giuseppe MANCUSO,
esule da Fiume, residente a Messina
Maria TARTICCHIO,
esule da Dignano d’Istria, residente a Messina
Rosa VASILE,
esule da Fiume, residente a Palermo
Giuseppe ZAPPETTI,
esule da Pola, residente a Messina

441 - Corriere di Novara 02/07/11 - 55° Raduno esuli da Pola: «Bentornati a casa!»: festosa accoglienza anche per i novaresi

55° RADUNO DEGLI ESULI DA POLA

«Bentornati a casa!»: festosa accoglienza anche per i novaresi

Anche alcuni novaresi hanno partecipato il 17 giugno al 55° Raduno nazionale degli esuli da Pola, che si è svolto per la prima volta proprio nella loro città d'origine. «Benvenuti a casa!». Sono queste le parole con cui Fabrizio Radin, presidente della Comunità degli italiani e vicesindaco di Pola, ha accolto i duecento esuli (e i loro discendenti) tornati appunto città natale in occasione del raduno. Sono passati 64 anni dall'esodo, definito da Radin un "evento tragico di massa". «Il trauma - ha ricordato Radin - ha prodotto sentimenti e stati d'animo difficili da debellare; ma oggi voi li avete superati e ciò rende storico questo giorno. Spero che si ripeta ancora, ora che è stato rotto il ghiaccio». Un'accoglienza calorosissima, che ha suscitato la commozioni di Argeo Benco, sindaco del "Libero Comune di Pola in Esilio", a cui è sfuggita una lacrima, La volontà di tramandare le tradizioni, la lingua e la cultura italiane insieme al desiderio di confronto con i ricordi di un tempo hanno animato molti esuli a tornare "a casa". Tra i novaresi che hanno aderito all'evento Eligio Pastrovicchio, che ha scelto di percorrere i quasi 600 chilometri che separano Novara a Pola in bicicletta. Per 5-6 giorni Pastrovicchio, in sella alla sua mountain-bike, ha pedalato per raggiungere la "sua" città. «È stata un'esperienza indimenticabile - testimonia - il desiderio di ritornare a Pola era davvero enorme. Il raduno quest'anno ha assunto una particolare importanza perché si è svolto proprio nella città da cui siamo stati costretti a fuggire anni fa. Visitare i luoghi di noi bambini è stata una forte emozione». Il raduno si è concluso poi con una gita al mare lungo la costa polese, tra l'entusiasmo generale e la felicità degli esuli.

p.v.

(ha collaborato Agnese Cannillo)

442 - Il Trillo CI Pirano Giugno 2011 - 9° Concorso della Mailing List Histria; premiazioni a Buie

9° CONCORSO DELLA MAILING LIST HISTRIA: PREMIAZIONI A BUIE

di Ondina Lusa

Quest'anno si è svolta a Buie la premiazione del 9° Concorso letterario della Mailing List Histria. Sono giunti 163 elaborati da parte di 272 alunni che la Giuria ha sorteggiato per la premiazione. Faccio parte della Giuria da molti anni e debbo dire che non è stato facile scegliere i premiati e dare le motivazioni.

Anche gli alunni della nostra Scuola "Vincenzo e Diego de Castro" di Pirano hanno partecipato. A Serena Vegliach dell'VIII classe è stato conferito il premio della Giuria con un riconoscimento per aver lodevolmente partecipato al concorso. Hanno ricevuto gli Attestati di partecipazione: Ana Bitic, Valerija Fortuna, Sara Romanello e Alessio De Rosario della IV classe; Alin Smolinski Bassanese e Tina Zigante della V classe; Masa Voler, Isabel Goja e Sandro Romanello della VI classe, che hanno partecipato con onore dimostrando di meritare la pubblicazione del loro tema.

È stato conferito l'attestato alle insegnanti Marina Dessardo e Nadia Zigante per aver onorevolmente partecipato con i loro alunni al concorso internazionale di italianistica indetto dalla Mailing List Histria per l'anno scolastico 2010/2011.

È stato presentato il volume dell'8° Concorso edizione 2010 dove anche i nostri alunni hanno partecipato ed i loro temi sono stati pubblicati.

Ho collaborato per le premiazioni raccogliendo materiali, come libri, CD, DVD ed altro che mi sono stati donati da Radio Capodistria, dal Centro "Carlo Combi" di Capodistria e dal Dipartimento di italianistica, Facoltà di Studi Umanistici di Capodistria dell'Università del Litorale, tramite la prof. Nives Zudic Antonie. La sala era gremita e le premiazioni si sono svolte in un'atmosfera gioiosa.

Nel pomeriggio, al Raduno dei membri della Mailing List Histria, ho presentato le attività che si svolgono nella nostra Comunità, portando a nome di questa alcune nostre pubblicazioni consegnate alla Presidente Lionella Pausin Acquavita, al Coordinatore dei lavori Axel Famiglini, al Presidente della Giuria Gianclaudio de Angelini ed ai collaboratori Maria Rita Cosliani e Walter Cnapich. Le pubblicazioni della Società di studi storici e geografici di Pirano sono state pure offerte ai membri della Mailing List Histria.

443 – Agenzia Italiana Stampa Estera 08/07/11 Il cordoglio degli esuli per la scomparsa di Maria Rita Saulle

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IL CORDOGLIO DEGLI ESULI PER LA SCOMPARSA DI MARIA RITA SAULLE

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ROMA\ aise\ - "Per il mondo degli Esuli istriani, fiumani e dalmati la morte del Giudice Costituzionale Prof. Maria Rita Saulle rappresenta una grande perdita". È quanto scrive Luclio Toth, presidente dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, esprimendo il cordoglio suo e dell’associazione per la scomparsa del giudice costituzionale Saulle, morta ieri all’età di 75 anni.

"Da molti anni – ricorda Toth – l’illustre giurista aveva accompagnato a livello nazionale e internazionale, con la sua scienza giuridica e il suo prestigio personale, le nostre battaglie per far conoscere all’opinione pubblica italiana ed estera la vicenda del nostro Esodo dall’Istria e dalla Dalmazia e della tragedia che l’aveva preceduto. Ha difeso in tutte le sedi i nostri diritti, quando ancora nessuno si schierava al nostro fianco. Ha difeso con equilibrio e coraggio le attese delle nostre comunità in Croazia e in Slovenia per la tutela delle minoranze linguistiche e nazionali nella fase di transizione dalla fine della ex Federazione Iugoslava all’entrata nella UE di questi due Paesi".

"Questa sua azione – aggiunge Toth – era il naturale impegno di una grande giurista erede delle più belle tradizioni del Risorgimento democratico e liberale. Noi perdiamo un’amica e una compagna di viaggio. L’Italia – conclude – perde una persona retta e stimata nel mondo, custode dei valori della Costituzione Repubblicana". (aise)

444 - La Voce del Popolo 05/07/11 Fasana 19.esimo compleanno della comunità italiana

LA COMUNITÀ DEGLI ITALIANI CELEBRA IL 19.ESIMO ANNIVERSARIO

Un compleanno festeggiato assieme agli amici di Valle

La Comunità degli Italiani di Fasana ha festeggiato domenica sera il suo 19.esimo compleanno. Per l’occasione i vertici del sodalizio hanno offerto ai numerosi soci e ospiti uno spettacolo artistico-culturale, arricchito dalle esibizioni del gruppo vocale e delle soliste della Comunità degli Italiani di Valle.

L’onore di aprire le danze è spettato proprio al gruppo vocale della Comunità vallese, che ha offerto al pubblico i brani "Ola xe le notolade" e "Angiolina". Marino Floris, sempre accompagnato dai coristi del gruppo vocale ha, invece, cantato "Son nato a Valle", canzone scritta da Valmer Cusma.

La scena è stata successivamente ceduta alla solista Roberta Poropat, presentatasi al pubblico di Fasana con la canzone "A te". L’ottima esibizione della cantante di Valle è stata ulteriormente impreziosita dal balletto offerto da Marica Piutti e Dea Lordanic.

Tra gli applausi del pubblico sul palco si sono poi presentate le bambine della filodrammatica della Comunità degli Italiani di Fasana. Guidate da Cluadia Valente Novak, le bambine hanno presentato e raccontato la storia di una sirenetta che, pur di poter trasformare la sua lunga pinna in due gambe per correre e camminare sulla terraferma, è disposta a rinunciare alla propria voce, ceduta ad una strega. Più che una semplice scenetta, lo spettacolino "Racconto del mare" offerto dalle piccine della filodrammatica è stato un vero e proprio musical, condito da balletti e canzoni. Ottimi anche le acconciature e i costumi delle bambine. Questi ultimi realizzati da Claudia Valente Novak (anche responsabile dei testi) e Mima Devescovi. La coreografia è stata invece curata da Elda Radovik Kosanović.

La serata è proseguita con l’esibizione di una seconda solista della Comunità degli Italiani di Valle. Sul palco del sodalizio di Fasana si è infatti presentata Dea Lordanić, che ha cantato "Alba Chiara". Nonostante una piccola incertezza, con il sorriso sulle labbra, Dea si è immediatamente ripresa meritandosi un lungo applauso del pubblico per l’ottima interpretazione.

Come da tradizione, non poteva mancare il coro misto della CI di Fasana. Diretto da Mondina Gavočanov la corale ha offerto al pubblico "L’anello che ti ho dato", "O ragazzina dalla treccia bionda", "Amici miei" e "Va pensiero".

La chiusura del programma è nuovamente spettata a un rappresentante della Comunità ospite. Con il brano "E poi" sul palco di Fasana si è presentata per la seconda volta Roberta Poropat, che al termine dell’esibizione è stata salutata dal pubblico con un caloroso applauso.

Prima di invitare tutti all’esterno della sede comunitaria per un rinfresco, la presidentessa del sodalizio fasanese, Claudia Valente Novak, ha ringraziato gli amici di Valle, giunti a Fasana accompagnati dalla presidentessa della CI di Vallese, Rosanna Bernè. (mm)

445 - Il Piccolo 04/07/11 Cherso: L'antica Fortezza veneziana dopo 40 anni riapre ai turisti

ULTIMATO IL RESTAURO

L’antica Fortezza veneziana dopo 40 anni riapre ai turisti

CHERSO I lavori di restauro, cominciati nel 2001, sono venuti a costare qualcosa in più di 200 mila euro, somma stanziata dal ministero della Cultura croato, dalla Contea del Quarnero e Gorski kotar e naturalmente dalla Città di Cherso. Il risultato, così gli esperti, i turisti e gli stessi isolani, è ammirevole e ora dopo ben 40 anni la Fortezza veneziana di Cherso è nuovamente aperta al pubblico, offrendo dal primo all’ultimo piano una serie di contenuti che certamente arricchiscono l’industria turistica isolana. Monumento culturale sotto tutela, la caratteristica torre chersina – posta poco fuori il nucleo storico della bellissima cittadina nordadriatica (non è raro, anzi, sentire il dialetto veneto tra le calli e piazzette di Cherso) – presenta un punto informativo al pianoterra, con il primo piano ospitante un negozio dove si possono acquitare souvenir. Il secondo piano dispone di una rivendita dove si possono acquistare e degustare l’olio d’oliva chersino e altri tipici prodotti isolani. Il terzo piano è stato trasformato in galleria d’arte, con mostra permanente di Kresimir Trumbetas e dei suoi manufatti in legno d’olivo chersino.

Dall’ultimo piano si può invece godere un impareggiabile panorama su Cherso e la sua insenatura. (a.m.)

446 - Il Piccolo 07/07/11 Ritorno a Cittanova alla mia cultura plurale

Ritorno a Cittanova alla mia cultura plurale

intervento di MARCO COSLOVICH

L’Europa arriverà anche in Croazia, ma sono sicuro che resisteranno i valori semplici , che erano anche quelli di mio padre

Michele Zacchigna, amico d’infanzia prematuramente scomparso, aveva scritto un trattatelo: "L’elogio della non appartenenza". Colto medioevalista, insegnante liceale e poi ricercatore all’università, originario di Umago, Michele rigettava ogni retorica sull’Istria, sulla sua appartenenza italiana, sulla nostalgia di un tempo che fu. Ambedue nati a ridosso del grande esodo che vide i nostri genitori abbandonare le loro case alla metà degli anni cinquanta, non conservavamo alcun ricordo diretto della vita delle nostre famiglie in Istria. Anche per me Cittanova, il mio "natio borgo selvaggio", non serba memorie vive e mi risulta estraneo e lontano.

Tuttavia anche questo non è vero fino in fondo. Vuoi i ricordi trasmessimi dai genitori, vuoi le frequenti visite che faccio in Istria, dentro di me qualcosa si smuove. Non ha niente a che fare con la nostalgia, ma piuttosto con una certa ammirazione per chi, come mio padre, ha saputo andarsene quando aveva quarant’anni suonati. La casa avita che vedo dal di fuori, la bellezza dei posti, una certa asprezza dei paesaggi, mi fanno capire che c’è voluto molto coraggio ad abbandonare tutto per affrontare l’ignoto. Lavoro, amici, casa, abitudini, cancellati per sempre.

Mia madre, ad esempio, era contraria ad andarsene ed i primi anni vissuti a Trieste, sembravano darle ragione. Ostilità, rifiuti, negligenze, hanno segnato la vita della mia famiglia che non ha mai beneficiato di alcun sostegno. Ma senza abbandonarsi al facile vittimismo, mio padre (e molti come lui) ha saputo ricominciare da zero via zero.

Da dove gli derivava questa forza? Questa determinazione? Io penso, contrariamente all’amico Michele Zacchigna, che questa forza gli derivasse dallo spirito di appartenenza. E, si badi bene, che mio padre era sicuramente per metà croato, lingua che parlava perfettamente. Questa appartenenza non è quindi da pensarsi equivalente ad una definita identità nazionale, quella italiana, tanto per intenderci, ma piuttosto ad una cultura che inquadrerei piuttosto in senso antropologico. Una cultura senz’altro plurale e multi etnica, ma anche legata a cose concrete come la cura della casa, la parsimonia, l’attenzione per i beni anche spiccioli e semplici.

In questo senso la povertà che ha gravato sulle genti istriane, contrariamente ai più triti luoghi comuni, ne ha valorizzato la sobrietà e un gran senso del decoro. Io oggi questo lo vedo, come un pallido riflesso, ma lo vedo ancora nelle vecchie case in pietra, in qualche antica scritta muraria, in certe pietre tombali nei cimiteri di campagna.

Inutile aggiungere che tutto il resto intorno stona: stona il turismo di massa, la fretta dell’edilizia, il cattivo gusto imperante di un consumismo grossolano, la gioventù che si beve tutti i miti occidentali. L’Europa arriverà anche in Croazia e, da un punto di vista generale, questo è un bene. Realisticamente sappiamo che ogni crescita comporta un certo degrado e una buona dose di volgarizzazione. Ma superato questo punto morto, io credo che quei valori dei quali molti come mio padre erano inconsapevoli portatori, torneranno in auge. Solo allora potremo affermare che le ferite terribili della seconda grande guerra mondiale saranno definitivamente superate.

447 - Il Piccolo 08/07/11 Zagabria restituirà i beni confiscati : Il governo vara una legge sul risarcimento agli stranieri per gli espropri subiti durante il regime comunista

Zagabria restituirà i beni confiscati

Il governo vara una legge sul risarcimento agli stranieri per gli espropri subiti durante il regime comunista

di Andrea Marsanich

ZAGABRIA Importante passo in Croazia verso la restituzione o il risarcimento dei beni sottratti dal regime comunista jugoslavo dopo la conclusione della Seconda guerra mondiale. Ieri il governo di centrodestra della premier Jadranka Kosor ha sottoposto a iter parlamentare la proposta di modifica alla legge in materia che permetterà ai cittadini stranieri, e dunque anche agli italiani, di rientrare in possesso dei beni nazionalizzati ai tempi dell’ex Jugoslavia. In alternativa ci sarà il risarcimento.

La richiesta, per chi non lo avesse ancora fatto, potrà essere avanzata entro un anno dall’entrata in vigore della normativa proposta dalla compagine ministeriale e sulla quale dovrà esprimersi il Sabor, il parlamento croato. Il percorso per riavere i beni o ricevere l’equivalente in denaro dovrebbe risultare meno ostico e presenta anche diverse novità. Rispetto alla prassi attuata finora e che creava non poca confusione e interpretazioni contrastanti, in futuro la richiesta di restituzione (o risarcimento) potrà essere fatta da cittadini stranieri – gli ex proprietari o i loro eredi di primo grado – che finora non si erano rivolti alle autorità croate, come pure quegli stranieri che avevano già avanzato la domanda ma se l’erano vista respinta perché non in possesso della cittadinanza croata.

In base ai dati in possesso del Ministero della giustizia, dal 1991 (anno dell’indipendenza della Croazia) sono stati 4.211 i cittadini stranieri a farsi vivi ufficialmente, chiedendo l’avvio del procedimento di restituzione dei beni nazionalizzati o espropriati. I cittadini italiani compresi nella lista sono 1.034, seguiti da austriaci (676 domande), israeliani (175), statunitensi, sloveni e via enumerando. In base alle proiezioni del dicastero, per le 4.211 richieste la Croazia dovrebbe versare circa 750 milioni di kune, sui 101 milioni di euro.

Parte dei mezzi, circa 19,6 milioni di euro, verrebbe pagata in contanti, il resto in obbligazioni della Repubblica di Croazia. I responsabili del citato dicastero prevedono che alle richieste fin qui presentate potrebbe aggiungersi un altro 30% di domande, raggiungendo quota 5.500 pratiche. In questo caso Zagabria dovrebbe mettere da parte, sostengono gli esperti, circa 130 milioni di euro.

Tre le possibilità per gli stranieri espropriati: restituzione, scambio con un altro immobile e risarcimento. È stato precisato che il pagamento avverrà dal 2015 e sarà estinto in 20 anni e questo lasso di tempo riguarderà anche il versamento tramite le suddette obbligazioni. La legge consentirà agli stranieri di essere equiparati ai cittadini croati in quanto alla cosiddetta restituzione naturale, a meno che tale atto non violi le leggi che impediscono tuttora agli stranieri di diventare titolari di determinati immobili, come ad esempio i terreni agricoli. La richiesta, come già detto, riguarderà gli ex proprietari oppure gli eredi con diritto di successione di primo grado, come figli (naturali o adottati), nipoti o pronipoti. Il diritto alla restituzione non sarà riconosciuto a quelle persone straniere che hanno la cittadinanza croata e che dunque avrebbero già potuto riottenere i beni. Resta il problema - e sono casi reali - di proprietari stranieri che si sono visti dichiarare dalle autorità che la relativa documentazione sarebbe andata persa per incidenti («incendio al catasto»)o altro, rendendo quasi impossibile l’indennizzo.

Inoltre, ma lo si sapeva, nessuna restituzione sarà possibile per quei casi coperti da accordi interstatali.

448 - Il Piccolo 01/07/11 In Croazia cresce la voglia d'Europa, secondo un sondaggio il 56% è favorevole all’entrata nell’Ue

In Croazia cresce la voglia d’Europa

Secondo un sondaggio il 56% è favorevole all’entrata nell’Ue. Chiuso ieri il

negoziato: ingresso il primo luglio del 2013 Balcani, vertice capi di Stato Seecp in Montenegro

La cooperazione regionale per rafforzare la sicurezza e la stabilità nei Balcani, insieme al coordinamento degli sforzi per favorire l’integrazione europea di tutti i paesi della regione, è al centro del vertice dei capi di stato e di governo dei paesi aderenti al Processo di cooperazione del sudest Europa (Seecp), apertosi ieri a Sveti Stefan (Montenegro). Particolare attenzione verrà data ai temi della lotta a corruzione, criminalità organizzata, terrorismo e traffico di droga armi e esseri umani, della protezione ambientale, della cooperazione in ambito giudiziario. di Mauro Manzin wTRIESTE Per la Croazia è giunta finalmente l’ora x. Ieri infatti Zagabria ha ricevuto a Bruxelles il sigillo di ventottesimo Paese membro dell’Ue. A dividerla dai palazzi comunitari che contano restano solo due

adempimenti: il referendum in patria sull’adesione e la ratifica del suo ingresso nel club azzurro da parte dei parlamenti dei Ventisette. E a proposito di referendum sembra che la ventata di euroscetticismo che aveva fin qui caratterizzato la lunga marcia di avvicinamento della Croazia all’Ue sia stata superata. Il 56% dei croati è a favore dell’adesione del paese all’Unione europea, rispetto al 34,2% di contrari, e a un dieci per cento circa di indecisi. È quanto è emerso da un sondaggio pubblicato nei giorni scorsi a Zagabria. Nell’inchiesta, condotta dall’Istituto Hendal per conto della televisione pubblica Hrt, il 40,8%% degli intervistati ha detto di ritenere che l’ingresso nell’Unione europea non porterà alla Croazia alcun cambiamento, il 35,7% si aspetta invece benefici mentre per il 23,5% l’ingresso nell’Unione avrà conseguenze negative per la Croazia. Il sondaggio ha poi rivelato che il 45% delle persone interpellate ha detto di essere informato bene o molto bene sulla Ue. Dopo il via libera di Bruxelles, che ha ritenuto chiusi i negoziati, la Croazia aderirà formalmente all’Unione il primo luglio 2013. Tutto finito? Ma neanche per sogno. La Croazia infatti ha concluso ieri ufficialmente il processo di mediazione con la chiusura degli ultimi quattro capitoli ancora aperti e riguardanti la giustizia. Zagabria comunque resterà sotto la lente d’ingrandimento di Bruxelles perché dovrà dimostrare di mettere in atto quanto promesso e sottoscritto in tema di riforme. Se il processo dovesse dimostrarsi claudicante subito scatterebbero le sanzioni dell’Ue. Se l’Olanda è pronta, in caso di "disubbidienza" da parte di Zagabria, a chiedere addirittura il posticipo dell’adesione all’Ue, la maggior parte dei Ventisette farebbe scattare invece sanzioni di tipo finanziario quali il congelamento degli aiuti previsti in questo frangente da parte dell’Unione.

Del resto molte decisioni prese nelle ultime settimane a Bruxelles non sono state ancora poste in essere dalla Croazia per cui il controllo europeo sarà rigoroso con l’invio anche di funzionari che dovranno monitorare l’avanzamento delle riforme e che redigeranno un vero e proprio dossier semestrale sullo stato di avanzamento dei lavori. La firma del Trattato di adesione tra Ue e Croazia avverrà con ogni probabilità il prossimo dicembre in concomitanza con l’inizio del processo di adesione di Serbia e Montenegro. In corsa c’è anche la Macedonia sempre che riesca a definire la questione relativa al nome con la Grecia. Altri problemi per Zagabria non ci dovrebbero essere. Il premier sloveno Borut Pahor, a margine dei lavori dell’ultimo Consiglio europeo, ha affermato che il suo Paese ha chiuso tutte le questioni ancora aperte con la Croazia, anche quelle più difficili, come la definizione dei confini di Stato che è stata affidata a un arbitrato internazionale. A questo proposito sempre Pahor ha dichiarato che «la Slovenia sta facendo tutto il necessario per essere pronta alle singole tappe previste dall’arbitrato compresa quella della nomina dell’arbitro».

«Credo - ha concluso - che siamo vicini alla soluzione che sarà molto buona per la Slovenia».

449 - Il Piccolo 04/07/11 L'Intervento - 1935, l'ultimo viaggio sulla Parenzana

1935, l’ultimo viaggio sulla Parenzana

INTERVENTO DI SILVANO POSAR

Siamo rimasti in pochi a ricordare un tragitto a bordo della ferrovia a scartamento ridotto, inaugurata nel 1902, oggi rivalutata

La "Parenzana", ferrovia a scartamento ridotto Trieste-Parenzo, inaugurata nel 1902, da diversi anni è ricordata ampiamente da stampa, radio, televisioni, internet, in conferenze e mostre ecc. Sono stati riattivati alcuni percorsi denominati il sentiero della salute e ciò a scopi panoramici con piste ciclabili, brevi maratone, varie gare ecc. Tuttora è oggetto di nuove iniziative. A ricordarla da viaggiatori penso che oggi non siamo in molti. Sono nato nel 1922. Con la Parenzana ho fatto due viaggi meravigliosi. Il primo nel 1932 con una gita Buie-Montona organizzzata dalla nostra scuola, accompagnati dai maestri Giovanin Bortolin ed Emilio Piccoli, per incontrarci con gli alunni della scuola di Montona nella sala del cinema. L’ospitalità è stata favolosa. Oltre che visitare la cittadina percorrendo anche il tratto delle mure circostanti, gli insegnanti ci avevano raccontato l’interessante storia di Montona. Ancora una nota interessante per noi alunni fu quella che durante il percorso da Buie, Tribano, Grisignana, Castagna, Piemonte e Portole il nostro maestro Bortolin ci parlava delle varie e rigogliose colture agricole, mentre noi per vederle ci affacciavamo ai finestrini. Per noi era pure divenuto interessante e curioso il passaggio dei ponti e gallerie. Circa 55 anni con il coro e altri gruppi della nostra Comunità siamo stati ospiti della Comunità degli italiani di Montona e ci siamo esibiti nella sala dove nel 1932 c’era il cinema, cioè quella dell’incontro di noi alunni. La mia emozione e commozione è stata grande. Il secondo viaggio l’ho effettuato nel luglio del 1935. Io e il mio coetaneo e amico Guido Crosilla siamo stati scelti per partecipare alla colonia estiva di Stoia presso Pola. Siamo partiti da Buie fino a Parenzo con la Parenzana per proseguire poi fino a Pola con il vaporetto. Durante il mio soggiorno a Stoia, giocando con gli amici subii una complicata frattura del gomito destro, per cui fui ricoverato all’ospedale di Pola. La mia degenza durò quaranta giorni, cioè fino al mese di settembre. Grande fu la mia sorpresa nella partenza pe ril viaggio di ritorno dovendomi servire dell’autocorriera, poiché, ahimé, il treno non c’era più. La linera Trieste-Parenzo cessò il 31 agosto 1935. Grande è stata l’importanza della Parenzana per gli istriani, oltre a quella per il trasporto dei passeggeri principalmente quella del trasporto dei vari prodotti agricoli, vino, bestiame, legname grezzo e lavorato, legna da ardere, materiale da costruzione, pietra, sabbia, calce, nonché formaggi ecc. verso Trieste e l’interno del governo Austro-ungarico. Oltre a ciò, importante per Buie quale centro di rifornimento con rimessa e officina per la manutenzione della locomotiva l’impiego di un buon numero di operai.

L’eliminazione della Parenzana fu un duro e grave colpo per l’economia istriana.

Silvano Posar Buie

450 - Il Gazzettino 06/07/11 La polemica - La nave di Marconi distrutta come i Veneti in Dalmazia

LA POLEMICA

La nave di Marconi distrutta come i Veneti in Dalmazia

Considero che Guglielmo Marconi (figlio di una inglese) sia stato il più importante, intelligente scienziato e italiano di un patriottismo disinteressato (non fece pagare una lira all'Italia per la sua invenzione) e con spirito nazionalista a difesa della civiltà, creatività artistica e scientifica.

Nell'immediato primo dopoguerra aveva comperato un vecchio scafo e lo restaurò per dedicarlo alle ricerche atte ad avvicinare continenti e popoli.

Ribattezzò «Elettra» la nave-laboratorio e navigò verso Fiume (la città redenta dagli Arditi di d'Annunzio) facendo un dispetto all'inetto Francesco Saverio Nitti (detto Cagoja) dove venne accolto e salutato «W l'Italia!»

La sua unica figlia, Elettra, mia coetanea, è oggi a Venezia, in gondola. Il suo sorriso, la sua amabilità ed il suo attaccamento alla Patria, sono per me un commovente avvenimento tale da inchinarmi ed ossequiare una italiana di spirito e pensiero, ormai poco considerati dagli attuali partiticanti vari.

Principessa Elettra, Lei è una degna discepola del Suo grande Padre, uno dei creatori della civiltà italiana ed europea. La nave-laboratorio Elettra venne affondata dalla cricca Anglo-Tito-Americana che nell'Adriatico distruggeva tutto quello che non era di suo comodo. Hanno distrutto le vestigia romano-venete di Zara, Pola, Fiume, Capodistria per preparare il terreno agli invasori dell'entroterra balcanico, dal 1943 al 1954.

Attilio Trevisan

451 - Il Piccolo 05/07/11 La Lettera del Giorno: Foiba di Basovizza, un memoriale che non tocca l'anima

Foiba di Basovizza, un memoriale che non tocca l’anima

LA LETTERA DEL GIORNO

Di passaggio a Trieste per la prima volta, rimango entusiasta di fronte a questa città mitteleuropea, piena di storia, di cultura e di mescolanza nel tempo. Ma non scrivo per questa mia ammirazione, bensì per esprimere la profonda tristezza risentita nel visitare il Memoriale di Basovizza. Questo memoriale non trasuda, purtroppo, alcun carisma "umano" che riporti a fatti tanto lugubri, scuri, pieni di sofferenze indicibili e di sparizione di migliaia di nostri cari! Oltre all’impressione di trascuratezza che affiora, la lapide dell’ingresso principale non porta la croce. E’ poi divisa in due parti, quasi a voler dividere i fatti storici e, magari, sminuirli.

All’entrata, sempre, troneggia il cesto della mondezza, indegno di trovarsi proprio lì, all’entrata di un luogo sì santo e meritevole del massimo rispetto. L’enorme e "significativa" placca centrale non porta scritte e non è facile avvicinarsi in mezzo a sassi e rocce. Si presenta solamente come il testimone freddo di un orrore sì feroce e doloroso, nonostante la secca presenza degli agganci previsti per le corone. Il tutto sembra sfilacciato, senza un filo conduttore che mostri e spieghi il doloroso percorso dei nostri cari e la loro fine senza fine! E’ un luogo freddo che non tocca l’anima, ma ha anche il potere di ridurla ad un semplice minimalismo. Questo è quanto mi stava a cuore esprimere, senza polemizzare e politicare. La vita è preziosa e si nutre di ricordi che, ahimè, non finiscono mai. Chi rimane deve essere fiero di penetrare in un luogo di memoria dove può raccogliersi, pregare, ricordare e trovare quanto quel posto non ispira. Vi sarei grata di voler accettare umilmente queste mie considerazioni personali, nate dalle molteplici mie visite ai Memoriali di Yad Vashem, Praga, Budapest, Rodi ed altri. Non faccio paragoni ma vi è un’ovvia differenza nell’esaltare i fatti, quello che non succede a Basovizza. Colgo l’occasione per esprimere i sensi dei miei più fervidi sentimenti.

Ricca Hasson

452 - Corriere della Sera Mezzogiorno 03/07/11 Cercando la verità di un padre-soldato in fondo a una foiba, un romanzo tra Napoli e Trieste

Libro della settimana – Nando Vitali

Cercando la verità di un padre-soldato in fondo a una foiba

Un romanzo tra Napoli e Trieste

di FRANCESCO DURANTE

Dopo Chiodi storti (2008), quella specie di taccuino d'esperienze didattiche, umane e sociali fatte nella periferia di Napoli che è stato il suo libro d'esordio, Nando vitali esce ora con un romanzo-romanzo che s'intitola I morti non serbano rancore ed è una storia agita su due piani temporali: il cupo passato familiare legato alla figura di un padre che ha vissuto l'orrore delle pulizie etniche sul confine italo-jugoslavo alla fine della seconda guerra mondiale, e il presente di un figlio che su quel passato cerca di fare luce, aiutato in questo dalla «guida» spirituale di una sorella morta con la quale intrattiene una specie di visionario dialogo — ed è questa una terza dimensione, extratemporale e particolarmente gradita a Vitali, che forma una specie di collegamento tra le due che abbiamo detto. Il romanzo ha anche (ma solo sul frontespizio) un sottotitolo più «saggistico»: Foibe. L'avventurosa storia del capitano Goretti. In effetti, in questo libro si parla proprio degli italiani infoibati sulle doline carsiche tra Slovenia e Italia. Non è un tema su cui la narrativa italiana abbia prodotto molto, sicché è proprio questo uno dei motivi d'interesse del romanzo.

Vitali procede per brevi capitoli, di solito alternando la prima persona del figlio, che racconta il qui-e-ora della sua ricerca, che avviene a Napoli, con la terza persona delle vicende relative alle peripezie del capitano Goretti, ufficiale fascista che deve vedersela coi partigiani titini nell'ex Venezia Giulia. Goretti ingaggia una lotta senza quartiere contro uno spietato comandante slavo chiamato Erik il Rosso. A «unirli», e a tradire Goretti, c'è una donna, Ivanka, che va a letto con entrambi. Nel romanzo è molto rilevata questa figura tragica della femminilità, con la sua corporeità odorosa che si mischia a tutti gli acri sentori della vita e della morte. Persino la foiba, profonda cavità carsica nella quale vengono gettati gli uomini del capitano Goretti, col suo «odore forte di carne e di sale, selvatico e intenso», ricorda il sesso di Ivanka. E sempre intensissimo è il richiamo corporale perché questo è un romanzo di corpi che essudano luci e umori in un estremo gesto di vita sfuggita; di corpi ammassati gli uni sugli altri in posizioni grottesche oscene orrifiche, ricoperti di «nugoli di insetti» che li vestono quasi come «goffi cappotti».

A Napoli, il figlio-narratore troverà un'altra persona che, come il capitano, è sfuggita alle foibe. «Lei non sa cosa vuol dire per me essere vivo. Noi», gli dirà il superstite, «siamo morti che camminano». Il reduce si paragona all'Eduardo di Napoli milionaria, deipari inascoltato. E, ovviamente, intrecciato a questo destino d'incomunicabilità tra passato dei morti e presente dei vivi, c'è il buio senso di colpa del sopravvissuto, modulato secondo il paradigma così ben descritto da Primo Levi.

Napoli, infine, provvederà a stringere in un'onirica, spaventosa rappresentazione che direi, anche se la cosa non è specificata, aver luogo al teatro dell'Anticaglia, a mettere in contatto la ferocia del passato e quella del presente, i cani delle bande partigiane e quelli dei camorristi... Tutto si terrà come realtà che emerga da un sogno, ricevendo, dall'apertura di un baule, l'ultima rivelatoria sanzione.

453 - Avvenire 07/07/11 Dulcis in fundo - Quel viaggio a Belgrado nel 1954

Dulcis in fundo

Quel viaggio a Belgrado nel 1954

Vorrei far scorrere indietro la moviola fino al lontano 1954 per descrivere un viaggio ufficiale a Belgrado, all'epoca capitale della Iugoslavia dì Tito. Il 4 novembre 1954 partimmo da Venezia con la gloriosa Fiat 1400 del Comune con tanto di bandierine di Venezia e d'Italia: io occupo un posto posteriore mentre davanti oltre all'autista si accomoda il sindaco, professor Angelo Spanio. Il viaggio si preannunciava avventuroso. Si doveva varcare il vecchio confine militare Alleato di Duino passato da pochi giorni sotto la sovranità italiana e puntare successivamente su Fiume, Karlovac e Zagabria. Ovviamente all'epoca non esistevano le autostrade di oggi ma solo le storielle strade statali, alcune delle quali con fondo non asfaltato. Si entrava nella "cortina di ferro" comunista e tutti i posti di polizia erano avvisati del nostro transito: nessuno doveva crearci problemi burocratici. A Zagabria ci attendeva il Console generale d'Italia Brigidi che ci accompagnò in visita all'Università e successivamente all'Ospedale maggiore della città che il sindaco Spanio aveva chiesto di vedere in qualità di primario di Medicina all'Ospedale Civile di Venezia. Passato qualche giorno a Zagabria in visite e incontri con le Istituzioni locali, pranzi e cene frugali e nessun spettacolo mondano, si riparte con destinazione Belgrado.

Percorriamo 400 km di autostrada con fondo in cemento appena costruita dai giovani volontari della Lega dei comunisti. Il presidente Tito non è in Cina. Dicono si trovi a Brioni o al Cairo dal suo amico Nasser, in quanto presidente dei "non allineati', i Paesi che durante la "guerra fredda" avevano costituito un terzo polo autonomo da Stati Uniti e Unione Sovietica. L'accoglienza è comunque calorosa. Tutto è molto semplice ed essenziale, senza alcun lusso. Terminato l'incontro raggiungiamo l’Hotel Mosca, il giorno successivo incontriamo per un veloce saluto l'ambasciatore d'Italia e poi via, sulla strada del ritorno, lungo l'autostrada deserta ci fermano dei militari del patto di Varsavia con il colbacco: sono rimasti senza benzina e il distributore più vicino dista circa 100 km. II nostro autista Chinellato provvede a un piccolo "prestito"di carburante e ripartiamo subito inseguiti dai loro ringraziamenti. Giunti a Fiume alloggiamo presso la ex Prefettura Italiana dove nel 1919 Gabriele d'Annunzio guidò i legionari nella famosa impresa. li luogo è essenziale e anche in questo caso nulla è superfluo e lo stile è spartano. Rientriamo in Italia e percorrendo il Carso guardiamo giù verso il golfo e siamo presi da una grande emozione: 'Irieste ci appare in un grande fulgore di luci. Sono trascorsi 57 anni da allora, la "Cortinadi ferro" non esiste più da anni, tra Italia e Slovenia non vi è più nemmeno un posto di confine. Eppure rimpiango quel modo di fare politica e amministrare la cosa pubblica. Nessun volo di Stato, niente macchine blu, portaborse, privilegi e benefit ostentati, la classe politica di allora non era una casta cooptata dai partiti, era invece quasi sempre costituita dal meglio della società civile, uomini e donne, stimati professionisti e autorità dei settori più disparati momentaneamente "prestati" alla politica. E che ultimato il loro mandato non godevano di vitalizi o prebende varie.

Salvatore Lumine

Mestre Venezia

454 - La Repubblica 05/07/11 Si è spento a 98 anni Otto d'Asburgo, uno degli artefici del crollo del Muro Organizzò il picnic paneuropeo, primo strappo alla Cortina di ferro (Vanna Vannuccini)

Si è spento a 98 anni Otto, uno degli artefici del crollo del Muro Organizzò il picnic paneuropeo, primo strappo alla Cortina di ferro

VANNA VANNUCCINI
BERLINO

Aveva fatto in tempo a sedere in grembo a suo nonno, Francesco Giuseppe, e ne ricordava vivamente le esequie, dopo 68 anni di regno, nel mezzo della prima guerra mondiale. Il padre Karl e la madre Zita di Borbone Parma erano ascesi ai vertici dell´Impero e lui ragazzino, avvolto nella cappa d´ermellino di rito, era stato nominato Arciduca d´Austria ed erede al trono. Se la Storia fosse andata diversamente e la "doppia monarchia" fosse rimasta in piedi oggi il mondo piangerebbe la morte di Otto d´Asburgo, imperatore d´Austria, re d´Ungheria, re di Boemia, Dalmazia, Croazia, Slavonia, Galizia, Illiria, re di Gerusalemme etc.
E invece, Otto d´Asburgo, che si è spento ieri a 98 anni, tra le tante traversie e fortune della sua lunga vita passerà alla storia soprattutto per quel "picnic paneuropeo", da lui organizzato, che nell´agosto del 1989 aprì la prima breccia nella Cortina di Ferro. Su sua iniziativa di parlamentare europeo fu organizzato a Sopron, al confine tra Austria e Ungheria, un picnic che per qualche ora doveva aprire i confini per una festa con scambio di salsicce e panini tra gli abitanti dei due villaggi che fino ad allora erano appartenuti a due mondi contrapposti (l´Ungheria aveva arrotolato alcuni mesi prima il filo spinato e abolito l´ordine di sparare per chi scappava in Occidente). Gli organizzatori non avevano fatto i conti col fatto che in giro per l´Ungheria c´erano in quel momento alcune migliaia di tedeschi della Ddr (almeno questa fu la versione ufficiale, ma ce ne sono altre). Questi colsero al volo l´occasione per scappare in occidente, sotto gli occhi benevolenti dei poliziotti ungheresi che poi continuarono a lasciar passare quelli arrivati dopo attribuendo nei loro rapporti lo squillare dei "falsi allarmi" al passaggio di conigli selvatici. Tre settimane dopo, 10.000 tedeschi dell´Est avevano già lasciato, ormai legalmente, il loro Paese, e tre mesi dopo cadde il Muro. Otto d´Asburgo ricordava con soddisfazione che Honecker, prima di morire, lo aveva definito «uno dei maggiori responsabili del crollo del comunismo».
L´Europa, di cui era stato parlamentare fin dagli Anni 80, era per lui come il proseguimento della monarchia con altri mezzi. Il suo maggior rammarico era che l´Ucraina ancora non ne faccia parte. Già a Roosevelt, mentre viveva negli Stati Uniti durante la seconda guerra mondiale, aveva presentato un piano per la creazione degli Stati Uniti del Danubio; ma Yalta aveva fatto fallire le sue speranze.
Il padre Karl (beatificato da papa Wojtyla nel 2004, nonostante qualche dubbio sui miracoli compiuti) e la madre Zita non avevano mai rinunciato al trono dopo che l´Austria nel 1919 era diventata una Repubblica e la famiglia era andata in esilio. Otto invece dichiarò ufficialmente nel ´61 di non avere nessuna pretesa di restaurazione e nel ´72 ebbe uno storico incontro con il cancelliere austriaco Kreisky. Nel ´78 divenne cittadino tedesco e poi parlamentare europeo nelle file della Csu bavarese (viveva da sempre in Baviera sulle rive dello Starnberger See). In giovinezza, diversamente dai cugini Hohenzollern eredi del Kaiser Guglielmo Primo, non si era mai fatto sedurre da Hitler, e per due volte aveva declinato gli inviti a incontrarlo. Non a caso l´invasione dell´Austria nel ´38 fu battezzata dal Fuehrer "operazione Otto". Sarà seppellito nella Cripta dei Cappuccini dove è stata portata di recente anche la salma della madre Zita, la prima Asburgo a tornare dopo l´esilio nella Kaisergruft.

La Mailing List Histria ha il piacere di inviarVi periodicamente una minirassegna stampa sugli avvenimenti più importanti che interessano gli Esuli e le C.I. dell' Istria, Fiume e Dalmazia, nonché le relazioni dell'Italia con la Croazia e Slovenia.

Vi invitiamo conoscere maggiori dettagli della storia, cultura, tradizioni e immagini delle nostre terre, visitando i siti :

http://www.mlhistria.it
http://www.adriaticounisce.it/

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