N. 824 – 05 Maggio 2012

Sommario

285 – La Voce del Popolo 05/05/12 E & R - Il 19 e 20 maggio a Pisino tredicesimo raduno annuale della Mailing List Histria (Roberto Palisca)

286 - Corriere della Sera Veneto 03/05/12 Marghera - Recuperata la targa commemorativa in memoria dei martiri delle Foibe (Ansa)

287 - Libero 30/04/12 Foibe: ANVGD, non sono comiche, LA7 offende vittime ed esuli (Agen Parl)

288 - La Voce del Popolo 04/05/12 Pola - Dall'11 al 15 maggio nuovamente in città ad un anno dallo «storico rientro» (dd)

289 - La Voce del Popolo 04/05/12 Unione Italiana ed Esuli da Pola: Un impegno comune sulla strada della memoria e della pacificazione

290 - Il Piccolo 05/05/12 Le scuole italiane "conquistano" l'ambasciatrice (p.r.)

291 – La Voce del Popolo 02/05/12 Dignano - Uniti dall'amore per la terra natia, tradizionale raduno della CI e della famiglia dignanese di Torino (Daniela Rotta Stoiljković)

292 - La Nuova Voce Giuliana 01/05/12 Novità all'Irci - Intervista alla neo Presidente Chiara Vigini (Carmen Palazzolo Debianchi)

293 - Corriere della Sera Sette 26/04/12 Quei soldati rappresentano un'Italia fraterna e robusta (Claudio Magris)

294 - La Gazzetta del Mezzogiorno 29/04/12 Va in Istria dove ti porta il cuore, "l'anima altrove" di Anna Maria Mori (Diego Zandel)

295 - La Voce del Popolo 02/05/12 Fiume - Il console Renato Cianfarani: Tutelare la cultura facendola conoscere (Christiana Babić)

296 - La Vita Cattolica 26/04/12 Libri - Fuganze verso la libertà (Gabriella Bucco)

297 - L'Arena di Pola 27/04/12 "Morti senza croce": verità scomoda che ancora si cerca di occultare

FPRIVATE "TYPE=PICT;ALT=Fare clic con il pulsante destro del mouse qui per scaricare le immagini. Per motivi di riservatezza, il download automatico dell'immagine da Internet non"298 - Il Piccolo 01/05/12 Tito attrazione turistica ma non per la Slovenia (Mauro Manzin)
299 - Il Piccolo 04/05/12 Nasce a Trieste la Comunità dei bosniaci (Pier Paolo Garofalo)

A cura di Stefano Bombardieri

Rassegna Stampa della ML Histria anche in internet ai seguenti siti :

http://www.arcipelagoadriatico.it/

http://10febbraiodetroit.wordpress.com/

http://www.arenadipola.it/

285 – La Voce del Popolo 05/05/12 E & R - Il 19 e 20 maggio a Pisino tredicesimo raduno annuale della Mailing List Histria

Esuli e Rimasti On Line

a cura di Roberto Palisca

Nell'ambito dell'incontro avrà luogo la premiazione dei ragazzi vincitori del tradizionale concorso letterario

Il 19 e 20 maggio a Pisino tredicesimo raduno annuale della Mailing List Histria

Quest’anno sarà Pisino a ospitare il raduno annuale della Mailing List Histria e la cerimonia di premiazione dell’ormai tradizionale concorso letterario che viene bandito ogni anno da questo gruppo di discussione in Internet composto da esuli e rimasti e loro simpatizzanti. Il raduno è giunto alla sua tredicesima edizione, mentre il concorso, destinato ai bambini e ai ragazzi delle scuole elementari e medie con lingua di insegnamento italiana della Croazia e della Slovenia e a quelli che studiano la lingua di Dante ai corsi promossi dalle Comunità degli Italiani delle località che non hanno scuole italiane (incluse la Dalmazia e il Montenegro), è alla sua decima edizione. I due eventi sono in programma sabato 19 e domenica 20 maggio.

CHIUDERE IL CERCHIO Sabato sera, con inizio alle ore 18, presso la sede della Comunità degli Italiani di Pisino, in via Dinko Trinajstić 2, avrà luogo la presentazione della collana "Chiudere il cerchio". L’intento dichiarato di "Chiudere il cerchio", iniziativa promossa da Guido Rumici, docente e scrittore gradese, e da Olinto Mileta Mattiuz, nato a Pola nel 1941, è quello di cercare di saldare in qualche modo le anime dei giuliano-dalmati; di chi fece o subì scelte laceranti e dei loro figli e nipoti che, comunque, dovettero nel tempo inserirsi in nuovi contesti, molto diversi da quelli delle generazioni precedenti.

Lo scopo dei volumi che fanno parte della collana è divulgativo e cerca di avvicinare a un’ampia platea di lettori il tessuto sociale della Venezia Giulia e della Dalmazia di un tempo, viste in talune sfaccettature che spesso non vengono raccontate dalle monografie più specifiche. Con le storie raccontate in "Chiudere il cerchio" i curatori dell’opera e l’editore propongono una serie di lavori nell’ambito di un progetto pluriennale di ricerca di testimonianze e della loro pubblicazione, per contribuire, sebbene in piccola parte, alla ricostruzione di quel grande mosaico che è la storia della società giuliana e dalmata del Novecento.

Il progetto prevede quattro libri in cui le vicende si susseguono cronologicamente. Tale lavoro vuole rappresentare nelle intenzioni degli autori, uno strumento utile per iniziare una più articolata ricerca sul tema della società giuliana e dalmata, nella speranza che anche questi pochi tasselli di testimonianze possano aiutare, pur nella loro estrema semplicità degli episodi descritti, a comprendere meglio il clima in cui si viveva prima dell’esodo.

La presentazione della collana sarà seguita da una performance pluridisciplinare nel corso della quale sono previste testimonianze di figli e nipoti di esuli e di rimasti. Interverranno Olinto Mileta Mattiuz nel suo ruolo di coautore dell’opera, il musicista Mario Fragiacomo, autore e performer dei brani musicali e Lucia Kalac e Nensi Rabar, che leggeranno alcuni testi. A dare il benvenuto agli ospiti sarà la presidente della Comunità degli Italiani, Gracijela Paulović.

MESSA IN LINGUA ITALIANA Domenica 20 maggio, invece, dopo una Santa messa in lingua italiana che sarà officiata nella chiesa parrocchiale, che avrà inizio alle ore 8, presso la sede dell’Università aperta, nella Casa delle rimembranze di Pisino, è prevista la cerimonia di premiazione dei vincitori della decima edizione del concorso letterario Mailing List Histria. A salutare i presenti in apertura della manifestazione sarà nuovamente la presidente della locale Comunità degli Italiani. Quindi a esibirsi sarà il noto complesso vocale "Roženice". Seguiranno un intervento musicale poetico di Mario Fragiacomo e Gianclaudio de Angelini e l’esibizione del piccolo coro dei Minicantanti della Comunità degli Italiani pisinese.

I TEMI Quindi si arriverà alla cerimonia di premiazione dei ragazzi che hanno vinto il concorso, quest’anno dedicato a temi quali "Quando sarò grande: progetti e fantasticherie","Ascoltate le pietre, il mare, gli alberi che ci circondano... quali storie vi sussurrano?", "Descrivi una persona cara", "La musica popolare giuliano-dalmata: differenze e affinità nei vari paesi, città e zone", "I nostri nonni ci raccontano", "Prova a immaginare una città ideale senza difetti e inconvenienti nella quale ti piacerebbe vivere" per i ragazzi delle scuole elementari, e a temi più impegnativi per gli alunni di scuola media ("Molti artisti giuliano-dalmati si sono affermati fuori dalla loro regione. Illustrare qualche personaggio esemplificativo e l’opportunità che nella loro patria d’origine siano ricordati nei toponimi o altre iniziative"; "Per secoli la cartografia ha rappresentato il Mare Adriatico con la dicitura Golfo di Venezia: perché esso fu davvero a lungo un lago veneziano. Quali monumenti, tradizioni, linguaggi del tuo territorio testimoniano questa realtà del passato e la sua continuità nel presente?" e "Molti scrittori e poeti istriani, fiumani e dalmati hanno scritto opere incentrate sulle loro radici. Descrivi l’autore che meglio conosci o che più ti ha colpito").

Nella sezione lavori di gruppo, quest’anno i temi erano invece: "Con il crollo ideologico, politico, economico dei sistemi totalitari dell’Est europeo, con gli scossoni strutturali che hanno investito pure la Jugoslavia e con l’avviato processo di democratizzazione della sua vita interna si è aperta una nuova fase della storia del gruppo etnico italiano, ormai sparuto simbolo vivente di un patrimonio di alta civiltà sulla sponda orientale dell’Adriatico"; Antonio Borme, "Lettera aperta ai membri della componente italiana dell’area Istro-quarnerina", maggio 1990. Sono passati ventidue anni: che riflessioni ti ispirano queste parole?; "L’economia mondiale e quella europea sono in fibrillazione, molti stati sono sull’orlo della bancarotta, quale futuro intravedete per la vostra generazione?" e infine "Le risorse idriche: senz’acqua non c’è vita".

Questi i temi validi per il premio che gode del patrocinio dell’Associazione per la Cultura Fiumana, Istriana e Dalmata nel Lazio e dell’Associazione dei Dalmati Italiani nel Mondo. Ci sono poi i premi particolari che vengono assegnati dall’Associazione per la Cultura Fiumana, Istriana e Dalmata nel Lazio e dall’Associazione dei Dalmati Italiani nel Mondo e due Premi speciali, uno posto in palio dal periodico degli esuli polesani europeisti "Istria Europa" e l’altro alla memoria del noto musicista figlio di esuli Alessandor Boris Amisich, offerto dall’Associazione dei Dalmati Italiani nel Mondo. A capo della Commissione di valutazione dei lavori pervenuti, anche quest’anno l’esule rovignese Gianclaudio de Angelini, che prima della premiazione presenterà il concorso e le sue finalità.

INSIEME PER VIVERE A mezzogiorno l’incontro proseguirà con il tradizionale dibattito promosso dalla Mailing List Histra. Nel pomeriggio a salutare i convenuti interverrà il coordinatore della Ml Histria, Axel Famiglini, nipote di esuli rovignesi, che presenterà una breve relazione sulle iniziative promosse e compiute dal gruppo nell’anno appena trascorso. La giornata si concluderà con l’incontro che avrò inizio alle ore 16 sul tema "Insieme per vivere": idee per la creazione di nuove sinergie in seno alla comunità giuliano-dalmata all’indomani della caduta dell’ultimo confine con la Croazia.

286 - Corriere della Sera Veneto 03/05/12 Marghera - Recuperata la targa commemorativa in memoria dei martiri delle Foibe

Recuperata la targa commemorativa

Era stata nascosta in una siepe

I carabinieri la ritrovano dentro un sacco nero. Sarà riconsegnata alla Municipalità nelle prossime ore e riposizionata rapidamente il caso

VENEZIA - È stata ritrovata la targa commemorativa in memoria dei Martiri delle Foibe, asportata dal monumento nell'omonima piazza a Marghera la notte del 21 aprile, alla vigilia delle commemorazioni per l'anniversario della liberazione. I Carabinieri della Stazione di Marghera hanno recuperato la targa dopo una segnalazione dal personale di manutenzione aree verdi del Comune di Venezia. La targa, asportata probabilmente con l'utilizzo di una sega rotante flessibile, era stata chiusa in un sacco nero e gettato in mezzo ad una siepe nel vicino parco di via Cavour, dove è stata ritrovata.

Verrà restituita nelle prossime ore alla Municipalità ed al Presidente dell'Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, che si occupa della gestione del monumento ai Martiri, che nei giorni scorsi avevano condannato il gesto e promesso un rapido riposizionamento della targa. (Ansa)

287 - Libero 30/04/12 Foibe: ANVGD, non sono comiche, LA7 offende vittime ed esuli

Foibe: ANVGD, non sono comiche, LA7 offende vittime ed esuli

(AGENPARL) – Roma, 30 apr – "In una delle recenti puntate della trasmissione «Un Due Tre, Stella», condotta da Sabina Guzzanti su La7, lo sketch della sorella Caterina prevedeva, nella satira di una militante di Casa Pound, una battuta infelice e inutile sulle Foibe, alle quali il caricaturale personaggio finiva per richiamarsi non avendo altri strumenti culturali per affermare la propria identità e i propri argomenti. L’uso del termine Foiba in quella circostanza, ben lontano dal suscitare ilarità, è suonato del tutto privo di ragione comica, nulla ha aggiunto al copione e – ciò che più ha addolorato – ha offeso i sentimenti più profondi non solo dei 350 mila Esuli giuliani e dalmati dai territori di antico insediamento storico e della comunità italiana sopravvissuta al regime comunista del maresciallo Tito, ma è suonato improprio anche a quanti ritengono che non si possa ridere della tragedia delle Foibe e delle migliaia di vittime che vi sono state barbaramente gettate, spesso vive, da quel regime che – come una cospicua produzione storiografica contemporanea finalmente ha posto in rilievo e indagato – le usò come strumento di pulizia etnica. Evidentemente alle sorelle Guzzanti tutto ciò provoca soltanto una sonora risata". Così in una nota l’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia. "Vogliamo ricordare che nel 2004 il Parlamento italiano ha istituito, pressoché all’unanimità e dunque con il convinto assenso della sinistra riformista, il Giorno del Ricordo dell’esodo e delle Foibe, annualmente celebrato ogni 10 Febbraio nelle più alte sedi istituzionali della Repubblica, ad iniziare dal Quirinale. La storia del confine orientale è divenuto finalmente patrimonio memoriale dell’intera Nazione, sottratto, come giusto, alle manipolazioni di qualsivoglia estremismo ideologico. Ci auguriamo pertanto che la proprietà dell’emittente televisiva, nel rigoroso rispetto della critica e della satira, si senta in dovere di prendere posizione per arginare il malcostume dell’offesa delle persone e dei loro sentimenti per aumentare l’audience".

288 - La Voce del Popolo 04/05/12 Pola - Dall'11 al 15 maggio nuovamente in città ad un anno dallo «storico rientro»

Dall'11 al 15 maggio nuovamente in città ad un anno dallo «storico rientro»

Fitto programma del Raduno degli esuli

Il 56° Raduno Nazionale degli Esuli da Pola torna alla città di origine, dopo il successo che l’evento aveva riscontrato lo scorso anno, il primo della convocazione dell’Assemblea nella città natale. Il programma del viaggio proposto dal Libero Comune di Pola in esilio prevede intanto l’arrivo e la sistemazione all’albergo "Brioni" nella serata di venerdì, 11 maggio. Alla cena seguiranno le consuete "quatro ciacole in alegria" con la proiezione di un dvd inedito, mentre alle 21 tornerà a riunirsi il Consiglio comunale, seduta riservata però ai soli consiglieri.

La giornata successiva sarà particolarmente intensa in quanto porterà la comitiva dei polesi esuli a compiere un "Percorso celebrativo in omaggio alle vittime degli opposti totalitarismi in Istria". Oltre alle cerimonie commemorative presso il Cimietro di Capodistria e al Monumento di Strugnano, il percorso prevede pure una tappa alla foiba di Terli e il successivo omaggio al Monumento di Montegrande. Alle sedici è previsto l’arrivo a Terli, nel Comune di Barbana, dove il 5 ottobre 1943 venne infoibato un numero imprecisato di polesi. Ventisei furono i corpi recuperati nel novembre successivo dal maresciallo dei Vigili del Fuoco di Pola, Arnaldo Harzarich. Tra gli infoibati di Terli si annoverano anche alcuni antifascisti, come il capo dei partigiani italiani di Carnizza, Antonio Del Bianco, e Sergio Zuccon, il nonno di Sergio Marchionne, amministratore delegato della FIAT. L’ultima tappa del Percorso sarà quella di Montegrande, sulla statale Pola-Dignano, dove sorge il monumento ai 21 detenuti del carcere comunale di Pola, che vennero fucilati e impiccati dai nazisti il 2 ottobre 1944 nella sanguinosa rappresaglia per l’assassinio dell’ufficiale delle SS, Giuseppe Bradamante, compiuto dagli antifascisti italiani. In serata la comitiva sarà alla Comunità degli Italiani per la rappresentazione dello spettacolo "Bora", tratto dal romanzo omonimo di Nelida Milani Kruljac e Anna Maria Mori. Domenica 13 in mattinata è in agenda la messa al Duomo, quindi una visita guidata al golfo polese. Al rientro, foto di gruppo in Arena e poi, alle 21, lo spettacolo comico "Le incredibili storie di un venditore di lunari".

Lunedì 14 sarà un’altra giornata di primo piano del Raduno: quella dedicata interamente a Mario Mirabella Roberti nel decimo anniversario della scomparsa. Ne parleranno Piero Tarticchio, Robert Matijašić, Giuseppe Cuscito, Gino Pavan, Darko Komšo e Đeni Bobić Bravar. Mirabella Roberti fu direttore del Museo dell’Istria a Pola e degli scavi istriani dal 1935 al 1947, anni particolarmente difficili che lo videro impegnato a tentare di salvare dalle bombe, fra i tanti preziosi monumenti istriani, il Tempio di Augusto e i fragili mosaici dell’Eufrasiana. Seguirà un dibattito sul "Presente e futuro dell’archeologia istriana". A presiederlo sarà la giornalista Lucia Bellaspiga. In serata ci sarà la cerimonia di conferimento della benemerenza "Istria, terra amata" a Piero Tarticchio, ma anche un concerto alla Comunità degli Italiani offerto dal coro misto della "Mariani" in occasione del sessantacinquesimo della sua fondazione. L’indomani, martedì 15, la comitiva prenderà parte all’Assemblea generale dei Soci e ripartirà alla volta dell’Italia. (dd)

289 - La Voce del Popolo 04/05/12 Unione Italiana ed Esuli da Pola: Un impegno comune sulla strada della memoria e della pacificazione

MARTEDÌ A TRIESTE CONFERENZA STAMPA DELL'UI E DEGLI ESULI DA POLA

Un impegno comune sulla strada della memoria e della pacificazione

TRIESTE – Il Libero Comune di Pola in Esilio, associazione rappresentativa della maggioranza degli Esuli da Pola in Italia e nel mondo, e l’Unione Italiana, organizzazione rappresentativa della Comunità Nazionale Italiana in Slovenia e Croazia, terranno una conferenza stampa congiunta martedì 8 maggio 2012 alle ore 10.00 nella sala del Circolo della Stampa in Corso Italia 13 a Trieste. Tema trattato sarà il Percorso della Memoria e della Riconciliazione tra Italiani dell’Adriatico orientale in omaggio alle vittime degli opposti totalitarismi del ’900, che i due sodalizi compiranno in Istria sabato 12 maggio 2012, nell’ambito del 56.esimo Raduno degli Esuli da Pola, per implementare il cammino di pacificazione tracciato dai presidenti di Italia, Slovenia e Croazia.

Il Percorso, si rileva in una nota del Libero Comune di Pola in Esilio, si snoderà in quattro tappe, due nell’Istria slovena e due nell’Istria croata:

il monumento eretto nel cimitero di Capodistria dalla Repubblica di Slovenia per commemorare le vittime rinvenute in alcune foibe a Est della città; il cippo che a Strugnano ricorda, fra gli altri, i due ragazzi italiani trucidati da squadristi fascisti il 19 marzo 1921; la Foiba di Terli, nel Comune di Barbana, dove il 5 ottobre 1943 partigiani jugoslavi gettarono almeno 26 civili innocenti, tra cui 4 donne e diversi antifascisti; il cippo di Montegrande, alle porte di Pola, in memoria dei 21 detenuti (in prevalenza italiani) nelle carceri cittadine uccisi per rappresaglia dai nazi-fascisti il 2 ottobre 1944.

Alla conferenza stampa interverranno: Silvio Mazzaroli, direttore de "L’Arena di Pola" e consigliere del Libero Comune di Pola in Esilio e Maurizio Tremul, presidente della Giunta esecutiva dell’Unione Italiana.

290 - Il Piccolo 05/05/12 Le scuole italiane "conquistano" l'ambasciatrice

Le scuole italiane "conquistano" l’ambasciatrice

PARENZO In seguito all’esodo del dopoguerra in città erano rimaste solo una decina di famiglie italiane che quindi pian piano, con un lavoro da certosino nel campo dell’arte, della cultura e della musica hanno non solo mantenuto in vita l’italianità ma anche divulgata alle giovani generazioni.

Con queste parole il presidente della Comunità degli italiani Graziano Musizza ha salutato l’ambasciatrice d’Italia a Zagabria Emanuela D’Alessandro giunta in Istria per dare un segnale tangibile di vicinanza della madrepatria agli italiani di queste terre. All’incontro sono intervenuti i rappresentanti delle altre Comunità italiane sul territorio nonchè del mondo della scuola italiana. Nel colloquio, oltre ad apprezzare quanto si sta facendo nel campo dell’affermazione della lingua e della lingua italiana, l’ambasciatrice si è espressa in termini positivi a proposito dell’apertura nei confronti dei non italiani. Si è compiaciuta della folta presenza di bambini nelle varie sezioni dell’asilo "Paperino", per la precisione un’ottantina, e degli alunni dell’elementare italiana "Bernardo Parentin", ben 115. Qui lo ricordiamo negli anni ’80 del secolo scorso si era toccato il minimo, solo 12 alunni nelle 8 classi.

L’ambasciatrice ha detto di essere informata che in autunno nel borgo di Varvari sarà aperta una nuova sezione dell’asilo in seguito alla forte richiesta di italianità sul territorio. Ha aggiunto che l’Italia crede molto nell’investimento nei bambini, nella loro formazione e nella cultura. In precedenza Emanuela d’Alessandro era stata ricevuto a Palazzo comunale dalla vice sindaco italiano Nadia Stifanic Dobrilovic. Nell'occasione ha offerto la mediazione dell'ambasciata nella collaborazione con la Regione Veneto che da 18 anni sta erogando fondi nella tutela del patrimonio artistico, culturale e architettonico lasciato dalla Serenissima in queste terre. Dopo Parenzo l’ambasciatrice accompagnata dal Console Renato Cianfarani si è recata a Buie, anche qui stesso protocollo. Ossia incontro con le autorità municipali e quindi con la minoranza. Ultima tappa del soggiorno in Istria è stata la pittoresca località di Castua, dove si è intrattenuta con i rappresentanti della Società di studi fiumani e del Libero Comune di Fiume in esilio. (p.r.)

291 – La Voce del Popolo 02/05/12 Dignano - Uniti dall'amore per la terra natia, tradizionale raduno della CI e della famiglia dignanese di Torino

DIGNANO Tradizionale Raduno della Comunità degli Italiani e della Famiglia Dignanese di Torino
Uniti dall’amore per la terra natia

DIGNANO – Intensa la serata artistico-culturale che lunedì sera ha unito, a Palazzo Bradamante, gli attivisti della Comunità degli Italiani e i membri della Famiglia Dignanese, nell’ambito del tradizionale Raduno dei Dignanesi, organizzato congiuntamente dalle due parti.
Dopo la messa solenne di domenica nel duomo di San Biagio e la cerimonia di commemorazione dei defunti nel Cimitero locale, lunedì sera, davanti ad una sala gremita fino all’ultimo ordine di posti, a dare il benvenuto agli ospiti è stato il vicesindaco, Sergio Delton, che portando anche i saluti del sindaco, ha espresso soddisfazione per l’organizzazione del Raduno "a casa", in concomitanza con quello, pure tradizionale, a Peschiera. Un benvenuto che è stato suggellato con uno scambio di doni, l’olio d’oliva locale, oramai affermato a livello mondiale, e il vin de rosa, antico prodotto di una tradizione che è stata rispolverata, con immediato successo, solo negli ultimi anni.
Il presidente della Famiglia Dignanese, Luigi Donorà, ha ricambiato con una cartina dell’Istria riportante anche i paesi più piccoli. A salutare il pubblico è stato pure il presidente della Famiglia Polesana, Lino Vivoda, che ha ricordato il prossimo incontro nella città dell’Arena, in programma l’11 maggio.
La serata, presentata da Gaia Forlani, è continuata poi con l’esibizione del coro misto del sodalizio dignanese, che diretto da Orietta Šverko ha intonato l’"Inno dei canottieri istriani" di Antonio Smareglia, "La vecia contrada" di Nello Milotti, "Fratello Sole, Sorella Luna" di Riz Ortolani (arrangiamento di Gianni Malatesta) e "Cimitero di rose" di Mario Piovani (arrangiamento di Orietta Šverko). In un crescendo di applausi il coro ha concluso la sua esibizione con due brani dedicati al 150.esimo dell’Unità d’Italia, "O signore dal tetto natio", da "I Lombardi alla prima crociata" e "Va pensiero", entrambi di Giuseppe Verdi. Il secondo brano (pubblico in piedi) è stato arricchito da una coreografia presentata dalla brava presentatrice e da Lila Braghero, entrambe allieve del Liceo Coreutico dell’Educandato Statale Collegio "Uccellis" di Udine, con accompagnamento al pianoforte di Tatiana Šverko.
È stata poi la volta dei bravi solisti, Giordano Toffetti, Claudio Dorliguzzo, Livio Belci e Luciano Biasiol, che preparati e accompagnati al pianoforte da Tatiana Šverko, hanno eseguito nell’ordine "L’amore è una cosa meravigliosa", "Mattinata", "Lontano dagli occhi" e "A Dignan, ti sai proprio bel", "scaletta" che ha riscontrato un grande apprezzamento di pubblico. Per la Famiglia Dignanese, Ercole Simonelli, accompagnato al pianoforte dal maestro Luigi Donorà, ha proposto "O cara terra mia"; ha concluso il programma il maestro Donorà che ha eseguito al pianoforte "Schizzo sinfonico", un omaggio alla sua Dignano, e "Una sera", accennando, infine, alcune note di "I dise che Dignano no xe belo", che, (bisogna dirlo?), ha catturato tutta la sala.
"Grazie alla Famiglia Dignanese per questa serata che ci ha visti uniti nel medesimo respiro d’amore per la nostra terra - ha rilevato al momento dei saluti il presidente della CI, Livio Belci -. Ieri al pranzo comune ho visto qualche lacrima, molti sorrisi e tanta allegria; ho sentito parlare di ‘classe di ferro’, ma in definitiva lo sono un po’ tutte, anche le generazioni di oggi, perchè saranno loro che domani avranno il compito di tramandare le nostre tradizioni".
Soddisfatto del successo della serata pure Luigi Donorà, il quale ha ricordato che il Raduno a Peschiera del Garda quest’anno ha segnato la 40.esima edizione. Un grazie particolare alle maestre, che hanno contribuito al successo della serata, e alla CI per l’impegno profuso. Un dono particolare ad Anita Forlani, della quale il maestro Donorà ha avuto modo di musicare alcune liriche, raccolte "Nei silenzi dell’anima". "A Dignano - ha rilevato Anita Forlani ringraziando commossa - l’anima sa stare anche in silenzio, ma io mi sono impegnata tanto per conservare questa vostra anima, non in silenzio, ma in parole".
Prima dell’incontro conviviale, omaggi floreali alle maestre e alle danzatrici; ai concertisti della Famiglia Dignanese vini doc e una targa - ricordo dell’incontro.

Daniela Rotta Stoiljković

292 - La Nuova Voce Giuliana 01/05/12 Novità all'Irci - Intervista alla neo Presidente Chiara Vigini

NOVITÀ all'IRCI

Intervista alla neo Presidente Chiara Vigini

Cara Chiara, consentimi di rivolgermi a te chiamandoti confidenzialmente per nome e dandoti del tu, come ho sempre fatto, nonostante il tuo nuovo importante incarico.. .

Per i prossimi quattro anni tu ricoprirai il ruolo di tuo padre, fondatore e primo Presidente dell'IRCI. Quali sono le tue sensazioni?

A dire la verità ho tardato a pensare a mio padre: ho pensato che l'IRCI avesse la necessità di un nuovo presidente condiviso. E che mio padre lo fosse, è fuori di dubbio, e non è stato certo l'unico. Certo che fa un effetto... non sono abituata alle poltrone... anche perché sono donna e la mia educazione mi ha spinto non a brillare, quanto a illuminare, piuttosto. E stando in piedi a servire, non comodamente seduta.

Ma ai sentimenti deve subito subentrare la ragione... e il lavoro.

È per questo che sono qui e il lavoro proprio non mi spaventa, anche se il carico mi ha fatto pensare un bel po' prima di accettare la candidatura da parte delle Comunità Istriane.

Sul fatto che il lavoro non ti spaventa, vista la quantità di incarichi che già hai, non ci possono essere dubbi da parte di nessuno ma, passando ad altro, oltre al fatto di essere, com'è noto, una "figlia d'arte", vorrei che tu presentassi i titoli culturali grazie ai quali sei stata prescelta dalla quasi totalità dei votanti nell'assemblea dell'IRCI a ricoprire un così importante incarico e che ti rendono quindi, secondo loro, adeguata a siffatto compito.

Non credo di esser stata scelta per i miei titoli culturali, ma per l'attività che svolgo e per la quale sono conosciuta dentro e fuori dall'associazionismo dell'esodo e istriano. Mi riferisco in particolare alla presenza nel direttivo dell'Associazione delle Comunità Istriane (dove sono anche segretario), dell'Associazione Giuliani nel Mondo (di cui per diversi anni ho accompagnato gli stage dei Giovani giuliani), della Società di studi storici e geografici di Pirano (di cui sono stata cofon-datrice), delle numerose conferenze, interventi, articoli sulla nostra e su altre testate, nonché, per la partecipazione al Tavolo di lavoro Esuli-Ministero dell'Istruzione, Università e Ricerca, fin dalla sua istituzione, tre anni fa, il che mi ha permesso di essere tra i promotori e gli organizzatori dei seminari nazionali per docenti (da sola ne avevo organizzati due in precedenza, per i docenti della nostra regione), tra cui il terzo, che si è svolto non a caso a Trieste. Ma anche in ambito scolastico sono ben nota per il mio impegno a favore dell'insegnamento della storia locale, per il quale ho accompagnato negli ultimi cinque anni più di settecento ragazzi sui luoghi della Memoria a noi cari e faccio parte di un progetto dell'Ufficio Scolastico Regionale del Friuli Venezia Giulia (che attinge ai fondi dell'Europa dell'Istruzione) di formazione di docenti di quattro regioni italiane sulle nostre vicende. Come Presidente intendo intensificare questo lavoro con le scuole.

Se poi, come mi pare di capire, vuoi proprio i miei titoli, eccoli: laurea in Pedagogia con tesi sulle chiese rurali dell'antica diocesi di Cittanova; tre diplomi di abilitazione con superamento di esami di Stato per l'insegnamento nella scuola secondaria; diploma di Archivistica, Paleografia e Diplomatica presso l'Archivio di Stato di Trieste.

Perché è stato fondato l'IRCI?

Per dare voce a quanto c'è del mondo istriano-fiumano-dalmata che esula dall'emotività e ha a che fare con ragioni molto più profonde e solide come possono essere l'amore per la propria terra, la cultura e le tradizioni; la capacità di questo mondo, in vari momenti della storia e anche ora, di produrre ed elaborare modernità, di contribuire ai dibattiti politici e culturali nazionale ed europeo, di dialogare in tutti i campi. E perché questo rimanesse nel tempo e fosse conosciuto dai più, cioè anche dai non istriani. Dunque non tanto un luogo di raccolta di cimeli passati, ma piuttosto un luogo dinamico in cui la cultura istriana possa continuare a vivere e ad essere presente.

Museo e centro di ricerca culturale dunque anche secondo te. Vuoi chiarire meglio per i nostri lettori questi due aspetti?

A mio avviso, l'IRCI può essere non solo il museo dell'esodo degli esuli, e non certo con esclusione dei rimasti, ma il centro della cultura istriana, fiumana e dalmata, senza confini politici né preclusioni mentali. Può essere il luogo ideale in cui elaborare ricchi e intensi progetti culturali in un terreno reso fertile dalla condivisione dei valori fondanti della nostra civiltà.

Anche la città di Trieste ha un suo spazio in questo senso, dal momento che l'attività dell'Istituto potrebbe essere unificante sia tra i cittadini - penso allo sforzo notevole che i triestini hanno sostenuto per accogliere gli esuli in questo durissimo dopoguerra: con difficoltà e brontolìi, sì, è logico, ma l'hanno fatto! - sia tra la città e il suo entroterra naturale, l'Istria.

Quello che suscita la mia perplessità, e anche quella di altri, è il fatto che, oltre a questo incarico, tu ne hai altri, numerosi e, fra quelli a me noti, due particolarmente impegnativi: quello di insegnante e quello di redattore unico - al di là delle denominazioni è questo il ruolo che ricopri - de "La Nuova Voce Giuliana", organo periodico quindicinale dell'Associazione delle Comunità Istriane. Intendi tenerli tutti e tre?

Fare scuola mi aiuta a ricordare che il mondo è grande e che mi è affidata una missione con i piccoli (non solo di età: anche i miei suoceri lo erano quando mi curavo di loro); insomma almeno per il prossimo anno scolastico penso di rimanerci, poi si vedrà. Per "La nuova Voce Giuliana" - una grande passione! - non è vero che sono "redattore unico" ed è un momento di transizione in cui si cercano collaboratori: il lavoro di équipe infiamma e stabilizza le passioni e le rende più facilmente sostenibili. Anche il mio incarico all'IRCI è da svolgere in gruppo, anche per questo ne sono contenta.

La situazione ha un aspetto che attiene al consenso, cioè al gradimento che una persona riscuote o meno, e un aspetto personale, che riguarda l'accettazione da parte del soggetto dei diversi incarichi propostigli.

Per quanto riguarda il gradimento, ho più volte notato che tu risulti generalmente gradita a tutti. Ciò dipende senz'altro dalla tua preparazione culturale, dalla tua appartenenza - nel nostro caso - al mondo dell'esodo, ma può dipendere anche da altri fattori, come dal fatto di non essere apertamente schierata con una parte politica, di non "disturbare" le persone che contano. Secondo te, perché sei spesso la più adatta, anche quando ci sono altre persone preparate e disponibili a svolgere il ruolo che ti viene proposto?

Beh, posto che un po' schierata lo sono (ricordavo qualche sera fa con gli amici le battaglie dei primi Decreti Delegati - avevo 14 anni...), non vedo perché sia necessario "disturbare" per forza qualcuno: non si può mettersi d'accordo, ragionare insieme e basta? Sì che si può e più spesso di quanto si pensi. In ogni caso sappi che ho un caratterino. mio padre mi chiamava "vespa" con qualche ragione.

Ma non ho dovuto sgomitare né per la scuola (graduatorie, precariato e poi ruolo, forse più velocemente di altri, ma perché avevo sgobbato negli anni dell'università), né per Voce Giuliana (prima mi ci ha chiamato Pietro Parentin, ora il Direttore Tomasi sta male.) né, ancor meno, per l'IRCI, dove il mio assenso ha fatto comodo (e forse anche piacere) a tanti. Perché? Forse perché mi adatto. Non è merito: è dote naturale.

Per quanto riguarda l'accettazione, io sono spesso perplessa di fronte alla tua accettazione di tutto quello che ti viene proposto, apparentemente senza fare una qualche selezione, secondo il criterio del tempo a disposizione per svolgere anche quel dato compito o secondo altri criteri e mi pongo e ti pongo la domanda: perché lo fai? In risposta a quale bisogno?

Considero che la vita è breve e anche varia: meglio lasciarsi portare. Voglio dire che per quattordici anni mi sono curata di vecchi e di bambini e se di giorno le mie strade si allontanavano poco dal medico di famiglia, dagli ospedali e dal parco giochi, spesso passavo le notti in bianco distribuendo medicine e coccole e biberon, ma sentivo di fare un servizio alla società e mi ci prestavo volentieri. Ora percorro un giro più largo di giorno, le notti spesso ho da preparare lezioni o da scrivere, e pure questo mi pare un servizio a tanti e mi ci trovo bene. Poi verrà un altro tempo: speriamo che io possa vivere bene anche quello, anche se potessi solo sgranare il rosario.

Ora per te è giunto il momento dell'azione e per tutti quelli che credono nella funzione dell'IRCI quello di aiutarti. Su di me puoi contare. Buon lavoro!

Grazie!

Carmen Palazzolo Debianchi

293 - Corriere della Sera Sette 26/04/12 Quei soldati rappresentano un'Italia fraterna e robusta

QUEI SOLDATI RAPPRESENTANO UN'ITALIA FRATERNA E ROBUSTA

di Claudio Magris

Un grande storico austriaco, Adam Wandruszka, mi raccontò una volta che si chiamava Adam perché suo padre, partendo per La Prima guerra mondiale e lasciando a Vienna la moglie incinta, le disse che, se fosse nato un maschio, allora non esistevano ecografie, avrebbe dovuto chiamarsi Adam, convinto com'era che da quella guerra, l'ultima della storia, sarebbero nati un nuovo mondo di pace e una nuova umanità, un nuovo Adamo fratello di tutti. Questo sogno, in quegli anni, è stato sognato da tanti uomini di opposti fronti, in tutti i Paesi che si sarebbero scannati nelle ecatombi di Verdun, del Carso, della Galizia. Da quella guerra (inutile strage e suicidio d'Europa, la definì Benedetto XV) sarebbe nato, nonostante le generose passioni ideali con cui tanti uomini l'hanno vissuta, non un mondo di pace, ma di infami tirranidi e di nuove, peggiori guerre. L'abbaglio di tanti uomini nobili, che ci hanno trasmesso alti valori, non cancella la loro nobiltà, ma non smentisce la saggezza che Joseph Roth mette in bocca a Francesco Giuseppe, il quale, scrive, non amava le guerre perché sapeva che "si perdono", che le perdono tutti.

Gli alpini che ogni anno tengono il loro tradizionale raduno in una città diversa, e quest'anno a Bolzano, non vanno a celebrare vittorie del passato, tanto meno le guerre, né a offendere o a negare l'identità tedesca della popolazione di quella regione. Quegli alpini rappresentano una bella e buona Italia, migliore di tante altre, fraterna e robusta; il coraggio che tante volte hanno dimostrato nelle guerre non è uno stupido entusiasmo per la stupidità della guerra, ma è la capacità di aiutare il compagno ferito anche a rischio di venire falciati dal fuoco che lo ha colpito; è la capacità di stringere la mano al nemico di ieri, a chi nel caos della storia si è trovato nella parte del nemico. Il Sùdtirol. o Alto Adige che dir si voglia, è una terra etnicamente tedesca; una terra che, per tante ragioni, da molti decenni è diventata, specie una sua vallata, quella di Anterselva, una mia patria del cuore. La sua annessione all'Italia, dopo la Prima guerra mondiale, è stata un errore e un'ingiustizia, come tante altre commesse contro tante popolazioni delle più varie etnie, nazionalità, regioni. Volerle correggere, rifare la carta geopolitica (a partire da quando? Dall'invasione romana della Gallia, dall'arrivo degli slavi della penisola balcanica, dallo spostamento della Polonia dopo la Seconda guerra mondiale, dall'annessione dell'Istria alla Jugoslavia? significherebbe creare nuovi sanguinosi conflitti, esodi, sradicamenti, tragedie. Ciò che conta, è che ogni nazionalità, in qualsiasi Stato si trovi a vivere, possa esplicare liberamente e pienamente la propria identità, la propria cultura, il proprio essere. Non è detto che la nazionalità debba coincidere con la cittadinanza (basta pensare alla Svizzera); nei territori di frontiera è impossibile, a meno di orride pulizie etniche. In questi decenni l'Alto Adige ha avuto, doverosamente, la possibilità di svilupparsi, di affermare La propria identità; anche di godere di vantaggi, prerogative e privilegi speciali. Inoltre oggi l'appartenenza all'Europa, in cui, sperabilmente, un giorno confluiranno completamente i singoli Stati, non più Stati, ma regioni di uno Stato europeo, rende ridicolo, grottesco e regressivo qualsiasi particolarismo esasperato che rifiuti l'altro.

Come dovunque, e soprattutto in ogni territorio di frontiera, il Südtirol è un luogo di incontri e di chiusure, di aperture e di ranco-rosa separatezza; ha una viva letteratura di largo respiro che si batte contro ogni astioso particolarismo, ad esempio L'incisiva narrativa di Zoderer (ma è solo un nome fra molti). L'Alto Adige non si identifica certo con questi risentimenti da pianerottolo, la cui torva violenza è sfociata anni fa in atti di terrorismo, per fortuna oggi impensabili e antidiluviani, imbecilli, kitsch e criminosi, come accade nel terrorismo. Il micronazionalismo che blatera contro gli alpini è stupido al pari del micronazionalismo italiano, che ha forti responsabilità. Purtroppo, La stupidità è spesso vittoriosa, perché, come dice un verso di un grande poeta tedesco, Schiller, "contro la stupidità anche gli dèi combattono invano". Ma non è detto che, alla lunga, l'ipotiroidi-smo nazionalista debba averla vinta. Molti irredentisti triestini, dopo la Prima guerra mondiale, si sono sentiti eredi di quell'impero asburgico contro il quale avevano combattuto. Oggi, all'ingresso del "Narodni Dom", la Casa della cultura slovena a Trieste incendiata dai nazionalisti italiani nel 1920, una targa bilingue parla della "coscienza della comune casa europea".

294 - La Gazzetta del Mezzogiorno 29/04/12 Va in Istria dove ti porta il cuore, "l'anima altrove" di Anna Maria Mori

RICORDI «L'ANIMA ALTROVE» DI ANNA MARIA MORI

Va in Istria dove ti porta il cuore

La scrittrice conclude la trilogia «dell'esilio». Parlando della sua dolorosa rimozione

di DIEGO ZANDEL

Anna Maria Mori conclude la sua trilogia sull'Istria, la sua terra di origine, iniziata con Bora, scritta a quattro ma, ni con Nelida Milani, e proseguita con Nata in Istria. Lo fa con L'anima altrove, edito da Rizzoli, (ed anche in questo caso c'è il piccolo contributo di un racconto della amica e sodale Nelida Milani, scrittrice della minoranza italiana in Istria).

È una trilogia importante, questa, per Anna Maria Mori, che è servita all'autrice per riscattare gli anni del rinnegamento del proprio essere istriana e profuga di quella terra. Vale la pena, a riguardo, un passaggio del primo libro della Mori Bora, alla cui luce vanno assolutamente letti i libri successivi, il puntiglioso, fin dal titolo, Nata in Istria e quello attuale L'anima altrove. Scriveva la Mori: «Ho salvato la mia integrità, nascondendomi o, meglio, nel fare come san Pietro, che rinnegò Cristo tre volte. Io ho rinnegato ben più di tre volte la mia origine istriana: per decenni, fino a cinque anni fa più o meno, alla domanda dove sei nata? Ho continuato a rispondere a Firenze, dove è nato mio padre, e ho evitato illazioni, luoghi comuni, idee standardizzate, ma radicatissime come solo possono esserlo le idee ricevute e standardizzate. Ho evitato soprattutto discussioni più o meno vane, che invece molti della mia gente hanno testardamente continuato a fare, nel tentativo, a tutt'oggi fallito, di smontare quell'immenso castello di bugie che ci riguardava, come istriani ed esuli, e che aveva, e ha, a che fare forse più con la psicanalisi che con la politica».

Di cosa si tratta? Si tratta del fatto che, con molta difficoltà, ancora oggi, una parte degli italiani fatica a capire chi sono gli esuli istriani. Lo stereotipo, figlio di una storia ignorata o, peggio, manipolata, li vuole fascisti scappati dalla Jugoslavia di Tito per il fatto di non aver accettato di vivere in un regime comunista, mentre vengono dimenticati almeno tre capisaldi dell'esodo giuliano dalmata: il primo, che i profughi dell'Istria e di Fiume erano, sono, nella stragrande maggioranza italiani autoctoni di quella terra; il secondo, che quelle terre e la gente che vi era nata e cresciuta sono state le uniche ad aver pagato per una guerra che l'Italia, tutta intera, dalle Alpi alla Sicilia, ha perso e, pertanto, meritano rispetto e verità; terzo, che proprio la loro appartenenza etnica, indifferentemente dalle idee politiche, è stata la prima causa delle persecuzioni del regime titoista che mirava all'annessione dell'Istria e di Fiume potendo poi così esibire, alle potenze vincitrici, territori a falsa maggioranza slava.

Anna Maria Mori, antifascista come altri istriani e fiumani, Leo Valiani e Livio Labor, per fare due nomi rappresentativi della sinistra italiana (ma ce ne sono molti altri), per anni, non ha avuto la forza di confrontarsi, sapendo che si sarebbe trattato di uno scontro, con i paladini di questo stereotipo che frequentava per amicizia e lavoro. Finché un giorno, lei che, bambina, aveva dovuto scappare in fretta e furia dalla sua Istria in uno dei tanti viaggi della disperazione, a bordo del piroscafo Toscana, si è riappropriata delle sue ragioni, della sua identità, della sua storia personale e collettiva.

Nata in Istria. Con tutto l'orgoglio. Contro gli stereotipi. Portando in superficie il sommerso che la condizione di esule comporta, e che nasce da quello sradicamento a causa del quale, come recita il titolo del libro della Mori, l'anima sia altrove. E dove, se no, nelle persone e nelle cose lasciate nel luogo dal quale proveniamo? Questo in particolare fa L'anima altrove: ci racconta le cose che Anna Maria ha lasciato, la casa innanzitutto, le stanze, i mobili, gli oggetti. Sono essi a parlare. E se qualche oggetto, piccole, grandi cose, è venuto via con lei, chiuso in un baule, per ritrovarsi in un diverso luogo, lontano ed estraneo, a maggior ragione ci parla - quasi un colloquio - dei ricordi. Con quel mix di dolore e nostalgia, che si chiama rimpianto, di ciò che poteva essere e non è stato, e del quale la scrittura dell'autrice ci da una misura che accarezza l’anima

«L'anima altrove» di Anna Maria Mori (Rizzoli ed., pp. 215, euro 17,50).

295 - La Voce del Popolo 02/05/12 Fiume - Il console Renato Cianfarani: Tutelare la cultura facendola conoscere

A colloquio con il Console Generale d’Italia a Fiume, Renato Cianfarani
Tutelare la cultura facendola conoscere
È forte il desiderio di conservare l’identità attraverso le generazioni

FIUME – La Comunità Nazionale Italiana in Croazia e in Slovenia viene spesso definita come un Universo. Il perché è presto detto: una rete scolastica che abbraccia istituti prescolari, scuole elementari e medie superiori, ma anche dipartimenti di Italianistica operanti presso le Facoltà degli Atenei locali; istituzioni che operano nei settori più svariati: dal teatro alla ricerca, dal cultura all’informazione… E poi, o forse soprattutto, le Comunità degli Italiani.

È nelle CI, infatti, che i connazionali si riuniscono, ed è nelle CI che prende forma quella minuziosa attività di tutela dell’identità, della cultura e della lingua italiana sul territorio che i connazionali instancabilmente promuovono. Le Comunità degli Italiani: le "cellule base" dell’Universo CNI. Sul territorio ce ne sono complessivamente 52, ben 38 di queste operano sul territorio di competenza del Consolato Generale d’Italia a Fiume. Il Console Generale, Renato Cianfarani, ha voluto visitarle tutte. Il "giro" l’ha completato in questi giorni; scorrendo i ricordi, è il primo Console Generale ad averle visitate una ad una. La domanda va da sé:

Quali le impressioni?

"Sì, in effetti è stata la prima volta che un Console Generale a Fiume ha visitato tutte le Comunità degli Italiani che operano nella sua circoscrizione. Non intendevo certo stabilire un record. I motivi sono essenzialmente due: da un lato dare alla nostra Comunità un segnale concreto della vicinanza delle istituzioni italiane e del Consolato, ed esprimere la riconoscenza che il nostro Paese nutre nei confronti di chi fra tante difficoltà è riuscito a mantenere la nostra presenza in queste terre, e dall’altro lato conoscere da vicino la vita reale della Comunità, comprenderne le necessità e i sentimenti per poter farsene interprete e fornire servizi adeguati.

Ho visto Comunità a volte molto diverse fra loro, d’altronde il territorio è molto vasto e articolato. Tutte però sono molto attive, svolgono un ruolo importante e meritano il nostro apprezzamento. Oltre naturalmente al numero degli iscritti e al loro profilo sociale, spesso cambia il tipo di attività: alcune sono più impegnate nello sport, altre nel canto o nella cura delle tradizioni, molte di esse offrono corsi di lingua italiana aperti a tutti. Anche l’età degli attivisti cambia: è importante che i più giovani vengano coinvolti nelle attività e conoscano la propria storia. Ho molto apprezzato il fatto che tutte le Comunità dialogano con le autorità, offrono a tutti collaborazione in campo culturale e sono aperte alla partecipazione di tutti i cittadini. D’altronde, non dobbiamo solo preservare la nostra cultura, ma anche farla conoscere alle altre componenti della società.

Oltre alle Comunità e alle istituzioni della CNI, ho visitato diverse scuole in lingua italiana, dove gli insegnanti mostrano molta competenza ed impegno; anche la frequenza delle scuole italiane conferma l’attaccamento di tanti connazionali alla loro matrice culturale e il loro desiderio di conservare la loro identità attraverso le generazioni. Assicurare l’insegnamento della lingua italiana lungo tutta la ‘verticale’ scolastica a tutti coloro che lo desiderano è fondamentale per il futuro della CNI.

Va anche detto che aver saputo mantenere l’unità della CNI, pur in presenza di storie, situazioni ed opinioni diverse, dimostra la maturità della Comunità Italiana ed è servita a meglio tutelarne i diritti. Lo stesso si può dire per la collaborazione della CNI, ravvivata negli ultimi anni, con chi tanti anni fa abbandonò queste terre. È solo tenendo sempre in primo piano l’interesse comune e l’amore per la cultura italiana che potremo mantenere viva e dinamica la nostra storica presenza".

Consolato Generale una «casa» per i connazionali

Gli incontri hanno indubbiamente confermato il grandissimo interesse dei connazionali ad avere un dialogo diretto con il Console Generale. Il contatto con l’Italia è fondamentale, il Consolato Generale la rappresenta. Un’occasione per rafforzare il dialogo, per far sentire i connazionali a "casa" nel Consolato è stato dato dalla Legge sul riacquisto della cittadinanza italiana. È Il Consolato che dà seguito operativo alla normativa.

"Questo Consolato, come quelli di Capodistria e Spalato, ha compiti veramente particolari, trovandosi ad operare fra connazionali che ‘da sempre’ vivono qui. Il contatto con l’Italia, impedito per decenni dalle frontiere e dai regimi, è davvero fondamentale, lo vediamo già quando i connazionali entrano in Consolato con rispetto e sentendosi a casa loro, soddisfatti di parlare con qualcuno che li capisce e che è qui per erogare servizi in loro favore e per venire incontro alle loro esigenze.

La questione del riconoscimento della cittadinanza italiana in base alla legge 8 marzo 2006 n.124 ha visto un impegno del Consolato Generale a dir poco ‘titanico’, ma allo stesso tempo una grandissima disponibilità e collaborazione. A partire dal mio predecessore Fulvio Rustico, migliaia di situazioni personali sono state esaminate, e a tutti i connazionali che hanno presentato domanda di riconoscimento della cittadina italiana è stata tempestivamente fornita tutta l’assistenza possibile.

Le pratiche finora inviate al ministero dell’Interno sono state circa 6.000; la maggior parte di esse ha già ottenuto esito positivo. In molti casi abbiamo dovuto aiutare i connazionali ad integrare la documentazione oppure fornire ulteriori elementi alla Commissione Interministeriale presso il ministero dell’Interno, che deve riesaminare le pratiche una per una in base a quanto prescritto dalla legge 124 e decidere in merito. Dispiace vedere che alcuni richiedenti attendono risposta da Roma anche da quattro anni, ma, dopo ripetuti solleciti, siamo riusciti ad ottenere negli ultimi tempi un’accelerazione dei tempi della Commissione".

Dialogo bilaterale e sinergie tra Comuni

Rafforzare il ruolo della CNI significa anche contestualizzarlo nella dimensione dei rapporti bilaterali, anche a livello locale. In occasione delle sue visite in Istria ha incontrato anche tantissimi sindaci. Quali sono gli spazi per avviare collaborazioni con i Comuni italiani?

"Gli incontri con i sindaci e con le altre autorità sono sempre stati molto cordiali e costruttivi e ho potuto constatare come la componente italiana partecipa attivamente non solo alla vita sociale delle città, ma anche alla vita delle istituzioni comunali, seppure in misura diversa a seconda della sua consistenza. In ogni caso la collaborazione fra le componenti, nell’interesse di tutti i cittadini, è molto buona. Come sappiamo, uno dei meriti della CNI è quello di svolgere un ruolo di ponte fra la Croazia e l’Italia e contribuire allo sviluppo dei rapporti bilaterali a tutti i livelli fra i due Paesi. Con le autorità locali abbiamo parlato del contributo che la CNI fornisce alla vita culturale e allo sviluppo economico di queste terre; i rapporti con le autorità hanno anche permesso di creare rapporti utili a risolvere alcune questioni di interesse della Comunità Italiana.

Oltre ad esaminare le possibilità di favorire investimenti dall’Italia, ho incoraggiato la ripresa dei contatti e gli scambi fra le istituzioni regionali e locali dei due Paesi. Numerosi sono stati gli scambi di visite bilaterali. Lo scorso anno sono stati anche firmati accordi fra la Regione Friuli Venezia Giulia e l’Istria e fra le Città di Trieste e Fiume; sarà presto firmata un’intesa fra la Regione Veneto e la Regione Istriana. Abbiamo anche incoraggiato il rilancio dei rapporti fra le Sovrintendenze ai Beni Culturali del Friuli Venezia Giulia e della Regione Litoraneo-montana, che hanno iniziato una collaborazione sui rapporti fra Trieste e Fiume, che si è già concretizzata in un convegno sull’architettura al quale hanno partecipato le città e le Università di Fiume e di Trieste, e che proseguirà quest’anno con un convegno dedicato ai porti. Ma la collaborazione si alimenta anche con iniziative di altro genere: in questi giorni è stata in visita in Istria, su iniziativa del Consolato Generale, una rappresentanza del Comune di San Giovanni d’Asso, in provincia di Siena, venuta qui per avviare una collaborazione con il Comune di Montona.

L’immagine dell’Italia

Arte, cultura, creatività, informazione…`

"Ritengo importante mantenere viva la presenza e l’immagine dell’Italia e promuovere la collaborazione in campo culturale con altre istituzioni. Come sapete, nell’ultimo anno, grazie anche all’aiuto dell’ Unione Italiana, dell’Università Popolare di Trieste, dell’EDIT, di molte Comunità degli Italiani e di alcune istituzioni locali, abbiamo organizzato numerose manifestazioni culturali: concerti di musica classica e di musica leggera, conferenze e convegni, rassegne gastronomiche, mostre e rassegne cinematografiche.

Un esempio di collaborazione con la società civile è la mostra ‘Espansioni’, dedicata all’arte e alla creatività femminile, che sarà inaugurata l’8 maggio prossimo all’Archivio di Stato di Fiume in collaborazione con l’Unione Donne Italiane e con l’associazione "Donne d’Europa". Il giorno seguente inaugurerò insieme al Rettore dell’Università di Fiume, Pero Lučin, la Rassegna del Cinema Italiano 2012, che per i prossimi sei mesi porterà nuovissimi film italiani in 14 CI e nelle Università di Fiume e di Pola, con le quali è in corso un’articolata collaborazione".

Rapporti economici

Il clima generale impone di allargare lo sguardo anche all’economia. Lei si è dedicato molto ai rapporti con gli imprenditori italiani presenti sul territorio. Quali sono gli spazi di crescita in questo settore?

"Il Consolato Generale sta rilanciando la sua attività di promozione degli investimenti italiani e degli scambi commerciali in questa regione. In tale settore stiamo favorendo e promuovendo, nel quadro dell’intensa azione dell’Ambasciata d’Italia a Zagabria, i contatti fra imprenditori ed enti italiani e croati dell’area, così come una migliore conoscenza della realtà locale e delle possibilità di investimento. Forniamo poi informazioni ed assistenza agli operatori economici italiani, e li mettiamo in contatto con altri imprenditori, con istituti di credito e con altre realtà istituzionali locali, quali Agenzie di Sviluppo, incubatori ed uffici pubblici.

Con l’Ambasciatrice d’Italia, Emanuela D’Alessandro, abbiamo già effettuato diverse visite anche alle realtà produttive italiane di questa circoscrizione consolare. Da parte della nostra imprenditoria viene mostrato interesse soprattutto nei settori del turismo, dei porti e delle infrastrutture portuali, dell’energia, della ricerca e della sanità, delle comunicazioni, dell’agricoltura – compresa quella biologica – e dell’agro-alimentare; particolarmente utile è la collaborazione per definire progetti comuni in ambito UE. La prospettiva della prossima adesione all’UE contribuirà d’altronde a sviluppare l’economia della Croazia e ad attrarre maggiori investimenti esteri. In questo campo il ruolo del Consolato Generale sarà quindi sempre più importante".

Christiana Babić

296 - La Vita Cattolica 26/04/12 Libri - Fuganze verso la libertà

LIBRI

Quattro racconti di fughe sotto la spinta di conflitti militari ed etnici

Fuganze verso la libertà

Il mare Adriatico unisce le vicende degli esuli italiani con quelle dei croati. Le montagne formano, invece, lo sfondo delle due storie rimanenti, dove i flussi imboccano direzioni contrapposte, verso e fuori dell'Italia

FUGANZE . È un neologismo coniato da Maria Carminati per indicare «tutte quelle fughe che sono avvenute sotto la spinta di conflitti militari ed etnici nel tormentato territorio dell'Istria, della Dalmazia, del Friuli attraversando le frontiere per sfuggire alla violenza, alla miseria, alla disperazione o per dare un nuovo senso alla vita».

Sono quattro i racconti dell'autrice, da tempo impegnata in campo artistico e letterario. Sono tutti calati in diversi siti geografici friulani e ambientati in tempi diversi, ma particolarmente significativi per il nostro territorio. L'esodo dall'Istria e dalla Dalmazia è localizzato nel 1953 nell'Ospizio marino di Grado; a Lignano negli anni Novanta si colloca l'esodo di insegnanti e orfani da Spalato durante le guerre balcaniche; l'invasione del 1917 è, invece, situata a Gemona, mentre gli espatri clandestini nel tarvisiano costituiscono l'unico episodio contemporaneo. L'architettura del libro è studiata con armoniosa simmetria: il mare Adriatico unisce le vicende degli esuli italiani con quelle dei croati, quasi a costituire un contrappasso della storia. Le montagne formano, invece, lo sfondo delle due storie rimanenti, dove i flussi imboccano direzioni contrapposte, verso e fuori dell'Italia.

È quasi improprio parlare di storie, poiché pochi sono gli avvenimenti, mentre predominano sinestesie e sensazioni fatte di suoni, profumi, impressioni luminose, interferenze reciproche e misteriose.

Maria Carminati con la sua sensibilità femminile scopre inedite corrispondenze tra i nuovi venuti e le popolazioni locali. A Lignano nella colonia razionalista, dove alloggiano gli orfani croati, è proprio un friulano reduce dalla Campagna di Grecia e con la famiglia dispersa in Europa a comprendere meglio degli altri i nuovi ospiti, con una comunicazione fatta di gesti e di mimica più che di parole. La lontania, quel sentirsi sradicato come conseguenza dell'emigrazione o delle guerre

etniche, accumuna infine antichi nemici «sullo sfondo dell'oscillazione mansueta» del mare invernale.

Nel racconto sull'invasione del 1917 gli oggetti, come il lucente bombardino, assumono il ruolo di protagonisti, mostrando l'assurdità di confini che dividono popoli con più aspetti in comune che differenze.

«Ogni profuganza ha caratteristiche personali è una fuga diversa e si ; colora di emozioni, sentimenti, lacerazioni e speranze infinite cresciute e cavate con la propria storia». La geografia talora sembra favorire i flussi periodici di profughi e invasori, che percorrono antiche strade in tempi diversi.

Nel libro di Maria Carminati c'è sempre un che di surreale, di sospensione e di attesa e non è certo un caso che il libro sia stato segnalato al XXTV Premio Calvino. Basti pensare all'acanto, misteriosa presenza mortifera, del racconto notturno ambientato nell'autogrill di Tarvisio. Qui «i boschi non hanno confini» per i due clandestini che uniscono destini diversi e compiono un loro personale controesodo rispetto a quelli dei racconti precedenti. Definiti dalla Carminati «umanità ridotta a merce di poco prezzo» sfidano la legalità, come spesso accade ai nostri confini.

La libellula della copertina (in alto), opera di Celiberti, esprime quell'esigenza di libertà, di calma, di serenità, che accumuna tutti i protagonisti delle fuganze narrate. Maria Carminati presenterà il suo libro mercoledì 2 maggio, alle 18, nella biblioteca cìvica di Udine e venerdì 4 maggio, sempre alle 18, nella sala consiliare del municipio di Tricesimo.

Gabriella Bucco

Fuganze, di Maria Carminati,

Campanotto, Pasian di Prato 2011, pp. 60, euro 10

297 - L'Arena di Pola 27/04/12 "Morti senza croce": verità scomoda che ancora si cerca di occultare


"Morti senza croce": verità scomoda che ancora si cerca di occultare

Il cittadino sloveno Franc Malečkar è uno dei valenti speleologi che effettuarono le indagini in alcune grotte della zona carsica a Est di Capodistria su incarico della Commissione istituita il 25 settembre 1990 dal Consiglio esecutivo (Giunta) di quel Comune. Scopo ufficiale era l’individuazione di eventuali resti umani, in modo da consentirne il recupero, l’identificazione e la degna sepoltura.

Ma il lavoro della scomoda Commissione, presieduta da Leander Cunja, fu dapprima ostacolato e infine insabbiato. Così non venne completata l’ispezione di tutte le grotte previste, non furono estratti tutti i resti dei cadaveri che vi erano stati gettati nel 1945, non fu restituita un’identità alle vittime e non venne data opportuna sepoltura a molte di queste. E non furono neppure asportati i materiali inquinanti gettati nelle cavità da persone che, a decenni di distanza, intendevano occultare le prove dei crimini perpetrati.

Per giunta Malečar fu licenziato dal suo posto di lavoro per aver "osato" troppo. Lo stesso accadde alla moglie, mentre alla figlia vennero negati i sussidi scolastici: la sua grave colpa era di portare un cognome "sbagliato".

Malečar relazionò sui risultati del suo lavoro all’VIII Convegno Regionale di Speleologia del Friuli-Venezia Giulia, tenutosi a Cave di Selz (Ronchi dei Legionari - GO) il 4, 5 e 6 giugno 1999 su iniziativa della Federazione Speleologica Regionale del Friuli - Venezia Giulia.

Il testo comparve poi sui relativi Atti alle pagine 197-200 e ora lo pubblichiamo su «L’Arena di Pola» per gentile concessione dell’autore. Alla traduzione abbiamo aggiunto i nomi italiani delle località citate, laddove mancanti.

I resti umani nelle grotte del Carso di Podgorje a Sud-Est di Trieste

Riassunto

L’Assemblea comunale di Koper-Capodistria ha fondato, alla fine dell’anno 1990, la Commissione per le ricerche dei resti umani nelle grotte dell’altipiano carsico di Podgorje (Piedimonte del Taiano), che si estende dalla valle del fiume Rosandra (Glinščca) vicino a Trieste, verso SE fino alla frontiera con la Croazia e dalle montagne della Ciceria (Ččrija) alle colline nel Flysch dell’Istria Slovena.

Con scopi puramente storici e di pietà si dovrebbero individuare i resti, identificarli e proporre una sepoltura più adeguata. In 11 delle 116 grotte nella regione studiata sono stati trovati i resti di 130 persone gettate dentro durante o dopo la Seconda Guerra Mondiale.

Questa però è solo "la punta dell’iceberg", perché la maggior parte dei resti umani è ricoperta dalla ghiaia e perfino da centinaia di metri cubi di salami marci che inquinano alcune sorgenti in territorio italiano.

Le ossa estratte giacciono tuttora nel deposito dell’Istituto di Medicina legale di Lubiana, poichénon sono state pagate alcune spese.

Si propone che l’opinione pubblica e lo Stato italiano facciano pressioni in merito e aiutino, dal punto di vista finanziario, le ricerche nelle grotte anche sotto i "depositi", che dovrebbero nascondere altri resti, nonché finire l’identificazione con l’aiuto degli storici e seppellirli nella tomba comune nel cimitero vicino al villaggio di Čnotič (Cernotti). Con questo sarebbe risolto anche il risanamento dell’inquinamento.

Introduzione

L’altipiano carsico di Podgorje (Piedimonte del Taiano) si trova a circa 420-500 m s.l.m., a Sud-Est di Trieste, tra la Val Rosandra (Glinščca), i terrazzi della regione del Breg verso Sud-Ovest e la catena delle montagne della Ciceria a Nord- Est.

È un Carso con deflusso delle acque dagli inghiottitoi delle valli cieche nella regione del Podgrajsko podolje (Solco di Castelnuovo d’Istria) alle sorgenti dei fiumi Risano (Rižna) e Ospo (Osapska reka) e alle risorgenze lungo la Val Rosandra. Nel catasto delle grotte slovene vi sono registrate 116 grotte delle quali 81 con l’entrata a pozzo (Malečkar 1991).

Secondo la proposta di un consigliere comunale, amante della speleologia, che nella grotta Vilenca aveva trovato ossa umane, probabilmente di soldati tedeschi uccisi durante la Seconda Guerra Mondiale, il Consiglio esecutivo del Comune di Koper-Capodistria formò il 25 settembre 1990 la Commissione per la preparazione della lista delle grotte con resti umani sul territorio comunale.

Con scopi di pietà, oltre che fare la lista delle grotte, la Commissione avrebbe dovuto provvedere all’identificazione dei resti e proporre il luogo e il modo della loro sepoltura. La guidò Leander Cunja con l’aiuto dei rappresentanti della locale Comunitàdegli Italiani, museo, speleologi ed altri (Cunja, 1991).

Il lavoro è stato pianificato in due direzioni che dovrebbero culminare nella identificazione delle salme. Nella prima, gli storici dovrebbero trovare i dati sulle persone scomparse da confrontarsi con i resti trovati nelle grotte; nella seconda, assieme al collega Janko Brajnik del gruppo speleo «Dimnice» di Koper-Capodistria, sono stato incaricato del ritrovamento dei corpi e di dare un aiuto all’Istituto di Medicina legale di Lubiana.

Con questo rapporto diamo un riassunto dei ritrovamenti con un accenno alle questioni ancora aperte.

La raccolta dei dati

Prima delle ricerche nelle grotte ci siamo rivolti a varie istituzioni in Slovenia ed Italia dove abbiamo pubblicato degli annunci sui giornali, allo scopo di ricavare dati che potessero contribuire al ritrovamento dei resti umani nelle grotte della zona studiata.

Nel Catasto regionale delle grotte, a Trieste, non sono stati reperiti dati riguardanti grotte con cadaveri situate nella regione studiata. Ci hanno offerto la collaborazione per procurare i rilievi delle grotte disegnati prima della Seconda Guerra Mondiale. Essi servirebbero per compararli con lo stato attuale e cercare di individuare con quanto materiale sono state riempite le grotte per coprire i cadaveri.

L’Unione degli Istriani, a Trieste, ci ha fornito i libri con gli elenchi delle persone scomparse. Non hanno i dati sulle grotte, tranne la menzione di una «foiba di Beca» (Montona, 1989). L’Istituto della Resistenza del Friuli - Venezia Giulia, sempre a Trieste, ha l’elenco delle grotte dalle quali i pompieri hanno estratto delle salme. Nessuna era segnalata sul Carso di Podgorje.

Nel catasto delle grotte in Slovenia, a Postojna (Postumia), ho trovato i dati su 6 grotte. Cosìi membri dello Speleo club di Lubiana scrivono sul pozzo Vržnca presso Podgorje: [...] il futuro sito archeologico della specie Homo sapiens, che si trova in più esemplari al fondo della sala [...].

La documentazione più completa su questo fenomeno ci è stata fornita da Stojan Sancin della Sezione speleo presso il Club alpino sloveno di Trieste. Così abbiamo potuto raccogliere i dati e le testimonianze dei ritrovamenti delle ossa umane in altre 11 grotte.

La situazione nelle grotte

Jama Špirnča, presso il villaggio di Petrinje (Petrigna), nella quale si dice che finirono dei carabinieri e dalla quale si alzava, dopo la Seconda Guerra Mondiale, una tale puzza da costringere a gettare dentro calce e ghiaia dalla vicina cava. Si tratta di un pozzo profondo 83 m e composto da due salti con una galleria inclinata che li congiunge. Tra la ghiaia e altri rifiuti abbiamo trovato, assieme ad altre ossa, 10 teschi umani.

La grotta Vilenca presso Praproče (Prapozze) è una grotta orizzontale lunga circa 100 m con una fessura all’entrata. Sotto i massi, fatti esplodere per ricoprire le salme, abbiamo trovato più teschi, protesi dentarie e oggetti vari (taccuini, scarpe...).

Nel pozzo terminale della Sveta jama (Grotta di S. Servolo), presso il castello di Socerb (San Servolo), abbiamo trovato un osso e resti di indumenti.

La Socerbska jama za vrhom ha un pozzo d’entrata di 47 m, il fondo del quale continuava con una galleria lunga circa 400 m, adesso riempita per circa 8 m da salami marci, che inquinano le sorgenti presso San Dorligo (Dolina) in Italia. Dalla massa puzzolente e fangosa spuntano delle ossa umane.

Bremce presso Čnotič (Cernotti) è un sistema di tre pozzi di corrosione connessi tra loro, profondi 23 m. Al fondo abbiamo trovato numerose ossa umane, tranne i teschi, e ossa di animali con i quali si voleva mascherare i fatti.

Vržnca presso Podgorje (Piedimonte) è un pozzo profondo 52 m. Numerosi stivali, cinture ed altri oggetti dimostrano che sono probabili le dichiarazioni degli abitanti del luogo, secondo le quali, dopo la Seconda Guerra Mondiale, vennero gettati dentro interi camion di persone.

Osje brezno presso Petrinje (Petrigna) ha un’entrata di circa 1 x 0,5 m ed è profondo 34 m. Durante la nostra discesa abbiamo trovato, presso l’entrata e sul fondo, un mucchio di letame con il quale si voleva ricoprire i resti umani che sono rotolati fino ai bordi del cono detritico.

In ognuna delle seguenti grotte: Jama 2 nad Socerbskim kalom, Pd 6 e Dolska jama v Leskovcu, abbiamo trovato i resti solamente di qualche persona.

L’estrazione dei resti umani dalle grotte

Due collaboratori dell’Istituto di Medicina legale di Lubiana sono scesi nelle cavità tra il 13 e il 17 luglio 1992 per estrarre i resti umani. Hanno raccolto solo quelli che si trovavano in superficie sui fondi delle grotte nel territorio del Comune di Koper-Capodistria. Li abbiamo fatti scendere e risalire con un argano. Circa 360 kg di ossa sono stati raccolti nei sacchi speleo e analizzati per sesso, altezza, età e segni particolari.

Secondo le dichiarazioni avute per telefono si tratta dei resti di circa 130 persone che, tuttora, si trovano nei depositi in quanto il Comune non ha pagato le spese.

Conclusioni

Purtroppo lo scopo della Commissione non era quello dichiarato, ma era quello di usare gli speleologi per nascondere quello che non si è riusciti a fare minando o ricoprendo le vergogne con ghiaia e rifiuti.

Questo lo deduciamo dall’incompletezza del lavoro (raccolta solo sulla superficie dei fondi delle cavità dal fatto che non si è provveduto alla sepoltura, dallo scioglimento della Commissione prima di aver concluso i compiti...).

Per adempiere alla verità storica si dovrebbero estrarre i resti umani da sotto il materiale che li ricopre. Con questo verrebbe risanato anche l’inquinamento delle sorgenti.

Abbiamo raccolto molte testimonianze, che si dovrebbero però verificare.

Propongo, con questo lavoro, all’opinione pubblica italiana di fare pressione sul governo sloveno per finire i lavori incominciati, soprattutto le ricerche storiche, che non sono mai iniziate.

Franc Malečkar (Speleo Club «Dimnice»)

Nel 2005 il Governo sloveno eresse nel cimitero di Capodistria un’alta stele metallica cilindrica, con base in cemento, recante la scritta in sloveno e italiano: « Cavità carsiche –Vittime della guerra e delle esecuzioni del dopoguerra –Nazionalità sconosciuta –Numero 60-80 –Republika Slovenija –45° 32’ 09.636" – 13° 44’ 46.320"».

Accanto a questa stele ne venne posta un’altra, sempre cilindrica ma molto più bassa, in cemento e metallo, con la scritta bilingue: «Resti mortali di persone ignote rinvenuti nelle cavitàdel territorio carsico presso Socerb e Podgorje».

Se ne ricava che lì sono stati sepolti i resti di 60-80 dei circa 130 individui che sarebbero stati rinvenuti nel 1992 dai collaboratori dell’Istituto di Medicina legale di Lubiana: dunque appena la metà

Accogliamo senz’altro l’appello di Malečar, affinché il meritorio lavoro iniziato da lui e da altri possa essere finalmente condotto a termine, ora che tanto la Slovenia quanto l’Italia hanno lo stesso sistema politico e fanno parte sia dell’Unione Europea sia della NATO.

La verità storica e la pietà umana non possono attendere ancora, dopo tanti decenni. Per tale motivo, sabato 12 maggio, sosteremo davanti a questi due monumenti del cimitero di Capodistria quale prima tappa del percorso commemorativo che abbiamo voluto dedicare alle vittime degli opposti totalitarismi in Istria. E per lo stesso motivo ci rivolgeremo ai Capi di Stato e di Governo dei tre Paesi.


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298 - Il Piccolo 01/05/12 Tito attrazione turistica ma non per la Slovenia

Tito attrazione turistica ma non per la Slovenia

In Croazia nasce un pacchetto che offre la visita alla città natale del Maresciallo e poi alle Brioni. L’exploit del "Galeb". Lubiana snobba ogni opportunità

di Mauro Manzin

TRIESTE Come "sdoganare" Tito e fare soldi con la sua memoria. La lezione giunge dalla Croazia dove l’icona del Maresciallo è diventata una sorta di "brand" a uso e consumo del turismo. E se in Serbia ci stanno pensando (la tomba del defunto padre-padrone della Jugoslavia nel rione di Dedinje a Belgrado è costante meta di "pellegrinaggi" di nostalgici ma anche di "normali" visitatori) in Slovenia vige ancora una sorta di tabù che sembra inscalfibile, anche dall’onnipotente e possente fulmine del dio denaro.

«Tito è per noi la più concreta possibilità di sviluppo turistico - argomenta Dragutin Ulama, sindaco di Kumrovec, città natale del Maresciallo posta in Croazia a pochi chilometri dal confine sloveno - ma a Zagabria se ne rendono conto solo quando al governo sale la sinistra. Noi vogliamo gestire la sua immagine autonomamente. Del resto i turisti che giungono fin qui considerano il Maresciallo una personalità di formato mondiale, un condottiero e il leader dei Non allineati e, perché no, anche una stella del cinema visto che la filmografia dei suoi tempi lo rincorreva ovunque.

L’unica cosa per cui non lo possiamo vendere è come democratico». Detto e fatto. Ecco allora che quest’anno dai tour operator croati si può acquistare il "Pacchetto Tito" con visita alla sua natale Kumrovec per poi essere trasportati nel suo regno, ossia le isole Brioni. E che la figura di Tito possa trasformarsi in un affare lo sanno anche a Fiume dove lo scorso anno è stata organizzata una mostra di pittura sul vecchio "Galeb", lo yacht oramai in disarmo del Maresciallo. Ebbene, in appena due settimane, sono stati registrati più di 12mila visitatori. Per questo il Comune del capoluogo quarnerino ha pensato di investire proprio sul "Galeb" per riportarlo agli antichi fasti ed offrirlo poi alla "curiosità" dei turisti. Previo distacco del biglietto, ovviamente. E la Slovenia sta a guardare. E pensare che sul lago di Bled c’è l’omonima villa, oggi albergo di lusso, in cui Tito ospitò Krushchev, Indira Ghandi, l’imperatore giapponese Akihito e il leader nordcoreano Kim Il Sung. Eppure solo un accurata e attenta ricerca su internet ti porta a scoprire l’origine dell’albergo. E la sua direttrice, Petra ‹uk quasi seccata risponde che l’hotel è rinomato per la sua ospitalità di classe e personalizzata e la straordinaria qualità delle sue cucine. «Offriamo - afferma con malcelato snobbismo al quotidiano lubianese Delo - molto di più dell’ex residenza di Tito». L’altra occasione perduta è il museo della tecnica di Bistra che conserva la spettacolare collezione delle Cadillac di Tito. Il direttore, Orest Jarh liquida quasi infastidito la questione Tito. «Non possiamo esibire le Cadillac di Tito perché sono ancora parte del suo patrimonio personale conteso tra i suoi eredi», spiega e chiude il ragionamento. C’è poi la tenuta di Brdo pri Kranju, oggi proprietà del governo sloveno. Nei depliant turistici ci si dilunga sulla permanenza nell’omonimo castello della dinastia dei Karaðeorðevi„ e si liquida Tito in due sole righe. Ma all’Università di Lubiana c’è chi scomoda Freud per giustificare la "patologia" slovena nei confronti di Tito. Forse la risposta è più semplice: scontro di ideologie, solo sciocco scontro di ideologie. A soccombere è la storia e, a questo punto, anche qualche buon incasso in euro.

299 - Il Piccolo 04/05/12 Nasce a Trieste la Comunità dei bosniaci

Nasce a Trieste la Comunità dei bosniaci

L’associazione culturale e sociale è multietnica e conta già 200 soci. Il

fondatore: «Basta stereotipi»

di Pier Paolo Garofalo

TRIESTE «Sono anni che vivo e studio a Trieste, mi sono inserito nella nuova città, ho la carta d’identità italiana: ma perché mai devo vivere sottotraccia, quasi nascondere la mia identità?». È seguendo tale ragionamento che Semso Osmanovic, ricercatore di Sociologia all’Università giuliana, arrivato in riva al Golfo da adolescente dopo avere vinto una borsa di studio del Collegio del Mondo unito, ha deciso di dare vita alla Comunità bosniaca di Trieste. Profugo di guerra da Srebrenica Osmanovic, musulmano, è l’"anima" del nuovo sodalizio culturale e sociale, nato dalle ceneri di un’altra associazione: a poche settimane dalla nascita ufficiale conta già su 200 iscritti, capifamiglia attorno a cui ruotano circa 600 persone. «I primi bosniaci - spiega - arrivarono a Trieste nel lontano 1848:

erano 14 famiglie e i loro discendenti, completamente italianizzati, sono ancora qui. Poi durante la Grande guerra molti bosniaci furono mandati dall’Impero austro-ungarico a combattere sul fronte dell’Isonzo, sul Monte San Michele, a Doberdò del Lago. Alcuni sono sepolti nel cimitero musulmano cittadino». Ora a Trieste risiedono circa mille cittadini della Bosnia-Erzegovina, nella regione 6mila. «Abbiamo bisogno di conoscerci anzitutto tra noi - racconta il ricercatore - poiché a differenza delle altre comunità dell’ex Jugoslavia qui non abbiamo alcuna struttura organizzata. Siamo come farfalle che volano senza potersi posare su di un "fiore" sicuro e riconosciuto. La Comunità è nata all’insegna della multietnicità e del multiculturalismo. La nostra segretaria, a esempio, Sanda Aulic, è una serba di Bosnia. Vogliamo istituire un "ponte", graficamente presente anche nel nostro logo, tra Trieste e Sarajevo». La creazione del sodalizio non è stata né rapida né facile: per mesi Osmanovic e gli altri promotori hanno incontrato, visitandole di casa in casa, dapprima le famiglie che vivono sul territorio, poi le autorità locali. E grazie all’interessamento di Igor Dolenc, vicepresidente della Provincia, e di Iztok Furlanic, presidente del Consiglio comunale, la Comunità dovrebbe trovare sede alla Cas del popolo di Servola. «Oltre all’attività culturale, come l’iniziativa che organizzeremo per la fine del prossimo ramadan, vorremmo costituire - aggiunge Semso Osmanovic - un punto di riferimento per i nostri compatrioti, che fronteggiano molti problemi: dai ricongiungimenti familiari alle esigenze burocratiche, per le quali devono recarsi fino al consolato di Milano. Ma soprattutto puntiamo a dare un’immagine nuova della Bosnia-Erzegovina, sganciata dal luttuoso recente passato e dai luoghi comuni come quello che vede il nostro Stato coinvolto nell’Islam radicale. I pochi wahabiti della Bosnia sono per noi come i cetnici nella peggiore

accezione: fanatici negativi. Non a caso tra noi ci sono musulmani ma anche cristiani, rom ed ebrei».

La Mailing List Histria ha il piacere di inviarVi periodicamente una minirassegna stampa sugli avvenimenti più importanti che interessano gli Esuli e le C.I. dell' Istria, Fiume e Dalmazia, nonché le relazioni dell'Italia con la Croazia e Slovenia.

Si ringrazia per la collaborazione l’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia di Gorizia e l’Università Popolare di Trieste

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