N. 825 – 12 Maggio 2012

Sommario

300 - La Voce del Popolo 12/05/12 Pisino: Ecco i vincitori del decimo concorso letterario della Mailing List Histria (Roberto Palisca)

301 - Il Piccolo 10/05/12 Gli esuli di Pola ritornano "a casa" Al via il raduno, quel benvenuto degli ex partigiani (p.r.)

302 - La Voce del Popolo 09/05/12 Intervista a Silvio Mazzaroli, direttore dell'Arena di Pola - «Rendere compatibili memorie destinate a rimanere disgiunte» (Rosanna Turcinovich Giuricin)

303 - Il Piccolo 10/05/12 Intervento di Maurizio Tremul: l percorso della memoria che ci porta alla riconciliazione (Maurizio Tremul)

304 - La Voce del Popolo 09/05/12 Appello di UI ed esuli ai Capi di Stato e di Governo di Italia, Croazia e Slovenia

305 - Il Piccolo 10/05/12 Riappacificazione, Mesic: "Con l'Italia problemi mai risolti"

306 - Difesa Adriatica - Maggio 2012 La riflessione di Lucio Toth: Un avvenire davanti, forti della storia (Lucio Toth)

307 - Il Piccolo 07/05/12 La Regione Fvg stanzia un milione per la minoranza (Elisa Coloni)

308 - Luna Nuova n° 31 - 04/05/12 Avigliana (TO) La memoria dell'esodo dall'Istria in mostra alla Certosa (Eva Monti)

309 - Corriere di Savigliano e dintorni 10/05/11 Mancato Bernardo Gissi, sule istriano, diresse prima la "Crs" e poi la "Cassa di Asti"

310 - Il Piccolo 12/05/12 Firmato l'accordo, Abbazia avrà un nuovo asilo italiano (a.m.)

311 - Gente di Gallesano n° 25 Maggio 2012 - Si riparte, la tempesta è passata e il de profundis rimandato. (Piero Tarticchio)

312 - La Voce del Popolo 08/05/12 Dignano :«La mia casita»: parte la sesta edizione, quest'anno saranno salvate dall'ulteriore degrado una trentina di costruzioni (Daniela Rotta Stoiljković)

313 – La Voce del Popolo 10/05/12 Cultura - EDIT, intensa primavera in fiera, le sue pubblicazioni da oggi esposte a Torino (Ilaria Rocchi)

314 - La Voce del Popolo 09/05/12 Storia di una famiglia che voleva restare a Fiume nel libro "ci sarebbe bastato " di Silvia Cuttin (Rosanna Turcinovich Giuricin)

315 - La Voce del Popolo 11/05/12 Conferenza - Buie: Quali prospettive ci attendono con l’entrata della Croazia nell’Ue? (Daniele Kovačić)

316 - Il Piccolo 11/05/12 Trieste - Il Convegno: «L'Europa poteva evitare la guerra jugoslava» (g.tom.)

317 - Il Piccolo 11/05/12 L'ex presidente croato Mesic: «La Serbia entri nella Ue Ma con le carte in regola» (Giovanni Tomasin)

A cura di Stefano Bombardieri

Rassegna Stampa della ML Histria anche in internet ai seguenti siti :

http://www.arcipelagoadriatico.it/

http://10febbraiodetroit.wordpress.com/

http://www.arenadipola.it/

300 - La Voce del Popolo 12/05/12 Pisino: Ecco i vincitori del decimo concorso letterario della Mailing List Histria

Esuli e Rimasti on line

a cura di Roberto Palisca

La cerimonia di premiazione avrà luogo domenica 20 maggio a Pisino
Ecco i vincitori del decimo concorso letterario della Mailing List Histria

A Pisino sabato 19 e domenica 20 maggio si svolgeranno, come già abbiamo annunciato sulle pagine di questa nostra rubrica, il Raduno annuale della Mailing List Histria e la cerimonia di premiazione del tradizionale concorso letterario che viene bandito ogni anno da questo gruppo di discussione in Internet composto da esuli e rimasti e loro simpatizzanti. Il raduno è giunto alla sua tredicesima edizione, mentre il concorso, destinato ai bambini e ai ragazzi delle scuole elementari e medie con lingua di insegnamento italiana della Croazia e della Slovenia e a quelli che studiano la lingua di Dante ai corsi promossi dalle Comunità degli Italiani delle località che non hanno scuole italiane (incluse la Dalmazia e il Montenegro), è alla sua decima edizione. Quest’anno alla competizione hanno partecipato 321 studenti e alunni, con ben 174 elaborati. La commissione di valutazione, presieduta da Gianclaudio de Angelini ha deciso di premiare i seguenti lavori con le rispettive argomentazioni:

SCUOLE ELEMENTARI – LAVORI INDIVIDUALI – CATEGORIA A, SOTTOCATEGORIA 1 Primo premio (150 euro) a Paolo Zacchigna - VIII classe della Scuola elementare italiana "Galileo Galilei" di Umago. Insegnante: Cristina Sodomaco. Argomentazione: Dalla dimensione spaziale, il mare che lambisce le coste dell’ Istria, tratteggiato fugacemente attraverso immagini, suoni, sensazioni familiari, alla dimensione temporale, la rievocazione di uno scenario di dolore e di lacerazione, su cui si proietta la tragedia dell’ esodo di un intero popolo.
Secondo premio (100 euro) a Viktorija Štefan - VIII classe della Scuola elementare italiana "Belvedere" di Fiume. Argomentazione: Lo svolgimento, ben formulato, esprime un animo delicato che si pone interrogazioni riguardo la vita e ne coglie l’essenza più profonda. Testo poetico e affascinante, coinvolge il lettore che viene immerso nella bellezza del creato e ne trae intima soddisfazione.
Terzo premio (75 euro) a Ellen Zukon Kolić - Classe VII – b della Scuola elementare italiana "Giuseppina Martinuzzi" di Pola. Insegnante: Susanna Svitich. Argomentazione: Anche qui parlano le pietre, il mare, ma soprattutto gli alberi. E la storia del vecchio albero di ulivo e del bambino che lo piantò è sintomatica di tutto un popolo che è cresciuto all’ombra dell’ulivo secolare da lui piantato con amore e poi, costretto dagli eventi o per cercar fortuna, va per il mondo solo per ritrovarne al ritorno il ceppo tagliato.

SCUOLE ELEMENTARI – LAVORI DI GRUPPO – CATEGORIA A, SOTTOCATEGORIA 2 Primo premio (100 euro): Rozana Babić, Klementina Balde, Marina Banković, Andrea Biasiol, Fides Božac, Katja Božinović, Matea Divković, Laura Dalle Nogare, Nora Đurić, Noella Frković, Marko Ghiraldo, Jan Hušak, Luka Jelčić, Debora Kalebić, Mario Kučinar, Anton Macan, Alex Mihajlović, Paola Mušković, Roberta Pavlin, Fabio Sošić, Sky Spahić, Jean Michel Tromba, Ellen Vidović, Antonia Vojvodić, Aldo Zahtila, Marinella Ligato, Maxim Kostin - IV classe della Scuola elementare italiana "Giuseppina Martinuzzi" di Pola. Insegnante: Rosanna Biasiol Babić. Argomentazione: ricca descrizione della Pola che fu, raccontata da una quarta classe con intelligenza e consapevolezza, arricchita da poesie e fotografie che rendono gradevole il lavoro e che fanno rivivere la città della memoria.
Secondo premio (75 euro e coppa): Martina Biloslavo, Jessica Štokovac, Teo Sega Sumić, Tomas Fermo (I classe); Martina Matijašić, Paola Sertić (II classe); Melissa Boccali, Carlos Šepić, Paolo Biloslavo, Iris Kljajić, Antonia Pertić (III classe); Nensy Damiani e Adriana Parma (IV classe) della sezione periferica di Momiano della Scuola elementare italiana "Edmondo De Amicis". Insegnanti: Marino Dussich, Serena Kljajić. Argomentazione: un gruppo di ragazzi, ben guidato, ha partecipato alla raccolta di lemmi caratteristici del paese. Accurati i disegni che descrivono gli oggetti elencati nel dizionarietto del dialetto di Momiano. Lavoro serio e impegnativo, molto gradevole.
Terzo premio (50 euro e coppa): Timoti Cociancich, Federica Glišić Rota, Timothy Lakošeljac, Luca Vigini: II classe della sezione periferica di Bassania della Scuola elementare Italiana "Galileo Galilei". Insegnante: Carmen Rota. Argomentazione: una bella iniziativa quella di organizzare una giornata culturale in cui i bambini vengono a conoscenza delle leggende salvorine visitando i vari luoghi che conservano gli antichi toponimi.
Scuole Medie Superiori – Lavori individuali – Categoria b, sottocategoria 1:
Primo premio (150 euro): Eufemia Barzelatto – IV classe del Liceo scientifico matematico della Scuola media superiore italiana Rovigno. Insegnante: Patrizia Malusà Morožin. Argomentazione: l’autrice racconta con stile didascalico ma mai banale e con una notevolissima precisione bibliografica, la vita e le opere del professor Libero Benussi. Notevole l’idea di occuparsi di una figura "minore" del panorama culturale istroveneto, ma realmente importante soprattutto all’interno del microcosmo rovignese. Decisamente di ottimo livello la raccolta di materiale a sostegno dell’elaborato; in particolare i testi delle poesie e le partiture musicali.
Secondo premio (100 euro): Chiara Bonetti - III Classe del Liceo della Scuola Media Superiore Italiana "Leonardo da Vinci" Buie. Insegnante: Larisa Degobbis. Argomentazione: il candidato ha la capacità di rivivere momenti storici felici con l’osservazione dei monumenti, andando a spasso tra calli e campielli. La sua sensibilità, unita ad una buona vena poetica lo portano a percepire fatti, persone e cose che spesso gli adulti non colgono. La lingua, usata con sicurezza e perfetta padronanza, domina la materia e la illustra degnamente.
Terzo premio (75 euro): Borna Zeljko - IV classe IV del Liceo Generale della Scuola media superiore italiana "Dante Alighieri" di Pola. Insegnante: Annamaria Lizzul. Argomentazione: L’autrice, con puntualità e precisione, ma senza rinunciare ad uno stile di scrittura fresco e coinvolgente, riesce a portarci nel mondo degli scritti di Fulvio Tomizza analizzando con lucidità gli spunti più interessanti della trilogia dello scrittore istriano. Il rimpianto per l’autore è che Tomizza non sia sufficientemente apprezzato e studiato; speriamo che la sua generazione possa colmare questa lacuna.

SCUOLE MEDIE SUPERIORI – LAVORI DI GRUPPO – CATEGORIA B, SOTTOCATEGORIA 2 Primo premio (100 euro e coppa): Matea Linić e Josipa Repanić –classe I a della Scuola media superiore italiana di Fiume. Insegnante: Emili Marion Merle. Argomentazione: le autrici affrontano con buona sicurezza e qualche spunto interessante e degno di nota il problema della carenza dell’oro blu, l’acqua, e l’importanza sempre maggiore che la risorsa fondamentale del nostro pianeta avrà nel futuro anche prossimo. Si combatteranno guerre per l’acqua? Interessante l’analisi sulle sperequazioni esistenti anche oggi tra i "fruitori" dell’acqua e la sentita consapevolezza che noi siamo in una posizione di assoluto privilegio.
Secondo premio (75 euro e coppa): Anastasia Marčelja (I classe) e Jan Metzger Šober (II classe) della Scuola media superiore italiana di Fiume. Insegnante: Rina Brumini. Argomentazione: l’elaborato riflette lo sforzo degli autori nell’analisi attenta dell’importanza delle risorse idriche per la vita sulla Terra.
Terzo premio (50 euro e coppa): Angela Barzelatto, Vanja Matković (IV classe) – Scuola media superiore "Mladost" Teodo/Tivat, Montenegro. Argomentazione: il gruppo, spinto da sane motivazioni ecologiche, geografiche e sociali, ha evidenziato buona padronanza dell’argomento, trattato con osservazioni personali, interessanti ed intelligenti. La padronanza linguistica forse deve essere più curata e la morfologia approfondita meglio.

SEZIONE B: CONCORSO ASSOCIAZIONE DEI DALMATI ITALIANI NEL MONDO 2012 Primo premio (100 euro): Dejan Kovač - IX classe della Scuola Elementare "Narodni heroj Savo Ilić" Cattaro/Kotor, Montenegro. Insegnante: Tatjana Daković. Argomentazione: l’autore è uno dei pochi che presenta un desiderio preciso e sensato: studiare. Per studiare, si dà una meta semplice, diventare astrofisico, e una difficile, vincere il Nobel, ed assume un atteggiamento propositivo verso il proprio futuro che piace e consola. Evidentemente la gioventù d’oggi non è così malandata come la descrivono certi giornali.
Secondo premio (75 euro): Jelena Ljubojević - IX classe della Scuola elementare "Drago Milović" Teodo/Tivat, Montenegro. Insegnante: Sanja Radović. Argomentazione: chi ha detto che i ragazzi dell’ era tecnologica non sanno più ascoltare la voce della natura? Questo elaborato dimostra che, al di là della presa di coscienza del problema ambientale, anche in giovane età si può instaurare un intimo dialogo con le pietre, gli alberi, il mare, coglierne le vibrazioni, lasciarsi suggerire emozioni, memorie del passato, incantarsi davanti al bozzetto di un pescatore che si delinea all’ orizzonte. Riuscire ancora a guardare il mondo con occhi da bambino, questa è la vera poesia della vita. Ci dovremmo provare anche noi...
Terzo premio (50 euro): Tijana Bojanić - IX classe IX della Scuola elementare " Drago Milović" Teodo/Tivat, Montenegro. Insegnante: Milena Radović. Argomentazione: già nell’adolescenza si può guardare con nostalgia al proprio passato, l’ infanzia spensierata, riflettere con senso di responsabilità sul proprio presente, connotato prevalentemente dalla vita scolastica, proiettarsi con determinazione verso il proprio futuro professionale.

PREMIO "ASSOCIAZIONE PER LA CULTURA FIUMANA, ISTRIANA E DALMATA NEL LAZIO" Il premio di 150 euro va a Melissa Bobicchio, Elizabeth Dobrović, Martina Matika, Lorenza Anna Puhar, alunne della VII classe della Scuola elementare italiana "Bernardo Benussi" di Rovigno. Insegnante: Vlado Benussi. Argomentazione: un gustoso bozzetto in rovignese, dove la fantasia fa rivivere sotto il campanile di Santa Eufemia l’eterna storia di Romeo e Giulietta o meglio di Giulietto e Romea sbalzati improvvisamente dal loro tempo alla Rovigno dei giorni nostri.

PREMIO SPECIALE ISTRIA EUROPA Il premio di 100 euro va ad Alex Auber e Sara Gec (IV classe), Nastja Stok (VII classe), Sara Veselinovic (VIII classe), Janja Marzi e Ivana Veselinovic (IX classe) della Comunità degli Italiani Crevatini. Insegnante: Maria Pia Casagrande. Argomentazione: questa ricerca nata dalla collaborazione dell’insegnante con gli alunni, nell’ambito del gruppo letterario, e le nonne ha dato vita ad un’opera che testimonia l’esistenza passata nella regione.

PREMIO ALLA MEMORIA DI ALESSANDRO BORIS AMISICH Il premio di 100 euro va a Christian Baković, alunno della classe III – m della Scuola media superiore italiana di Fiume. Insegnante: Gianna Mazzieri-Sanković. Argomentazione: l’autore ha svolto un eccellente lavoro, raccontando anche con un buon riferimento bibliografico, la storia di Nello Milotti; da lodare l’attenzione e la capacità nell’analizzare le varie sfaccettature del suo talento di compositore.

PREMIO LIBERO COMUNE DI POLA IN ESILIO Categoria scuole elementari: il premio di 100 euro va a Rea Deghenghi (VIII classe) della Scuola elementare italiana "Giuseppina Martinuzzi" di Pola. Insegnante: Ingrid Ukmar Lakoseljac. Argomentazione: descrivere una persona cara… questo tema ha inevitabilmente prodotto tanti elaborati sulla mamma ma qui abbiamo un tema originale dedicato ad una nonna che "… piace a tutti, bambini, vecchi, giovani, si adegua e non giudica…"
Categoria scuole medie superiori: il premio di 100 euro va a Sara Rahmonaj, alunna della classe III - c dell’indirizzo economia, commercio e amm. Aziendale della Scuola media superiore italiana "Dante Alighieri" Pola. Insegnante: Annamaria Lizzul. Argomentazione: nell’elaborato viene esaminata la vita e l’attività letteraria di Mario Schiavato, autore poliedrico, mettendone in rilievo il profondo attaccamento all’Istria, la ricorrente presenza del tema dell’esodo nelle sue creazioni letterarie e l’importanza che egli assegna al ricordo dei tempi andati.
PREMIO LIBERO COMUNE DI FIUME IN ESILIO Categoria scuole elementari: il premio di 100 euro va a Gabriella Baković, alunna della VI classe della scuola elementare italiana "Gelsi" di Fiume. Insegnante: Ksenija Benvin Medanić. Argomentazione: l’immagine dell’Albona veneta e della terra d’Istria si staglia nitida in questa semplice descrizione dell’ambiente umano e naturale che presenta una tipica famiglia istriana inserita tra pietre, mare e alberi da sempre testimoni della civiltà istriana.
Categoria scuole medie superiori: il premio di 100 euro va a Tina Corelli,alunna della III classe della Scuola media superiore italiana di Fiume. Insegnante: Gianna Mazzieri Sanković. Argomentazione: l’autrice dell’elaborato espone in maniera approfondita la vita e l’opera di Fulvio Tomizza, ponendo in risalto il tema dell’esodo e, soprattutto, il sentimento d’appartenenza quasi viscerale dell’autore alla terra rossa d’Istria.
Premio Associazione culturale istriani-fiumani-dalmati del Piemonte
Il premio di 100 euro va a Manuel Bellè, Ana Lešić, Erika Paoletić, Erika Puž, Leonardo Simonich Cernogoraz e Ivan Visintin, alunni della IV classe della scuola elementare italiana "Edmondo De Amicis" di Buie. Insegnante: Katia Šterle Pincin. Argomentazione: la motivazione che ha dato origine alla ricerca è stato l’originale pretesto escogitato dall’insegnante per risvegliare la curiosità degli alunni che si sono prodigati nell’intervistare i nonni. Questi si sono prestati di buon grado a ricordare le antiche superstizioni che con tutta probabilità sono state tramandate loro dagli avi. Originale il modo di citare la frase in dialetto.
Il premio speciale di 100 del Comitato provinciale di Gorizia dell’Associazione nazionale Venezia Giulia e Dalmazia destinato agli alunni delle scuole elementari va a Luca Laganis, alunno della IV classe della Scuola elementare italiana "Galileo Galilei" di Umago. Insegnante: Svjetlana Pernić Ćetojević. Argomentazione: delizioso quadretto familiare con papà e figlio che vanno a pescare sul molo, uno con la togna l’altro con la canna. Il tutto espresso in un dialetto affascinante e in poesia, il che non guasta. Ricorda bene i tempi di una volta e tramanda le tradizioni antiche delle cittadine istriane sul mare.
Il premio speciale di 100 del Comitato provinciale di Gorizia dell’Associazione nazionale Venezia Giulia e Dalmazia destinato agli alunni delle scuole medie superiori va a Nika Skerbez, alunna della classe I – a della Scuola media superiore italiana di Fiume. Insegnante: Emili Marion Merle. Argomentazione: la candidata, illustrando con valide argomentazioni, dimostra di aver colto l’importanza dell’appartenenza ad un determinato idioma e ad una precisa identità culturale, ereditata da un passato forse lontano ma sicuramente glorioso, vissuta quotidianamente nel presente.

GLI ALTRI PREMI SPECIALI La giuria ha assegnato inoltre dei premi speciali di 50 euro offerti dall’Associazione dei Dalmati italiani nel mondo a Matteo Buždon, alunno della II classe della Sezione periferica di Sissano della Scuola elementare italiana "Giuseppina Martinuzzi" (insegnante Barbara Brussich Markulinčić); a Paola Mušković, alunno della IV casse della suola elementare italiana "Giuseppina Martinuzzi" di Pola (insegnante Rosanna Biasiol Babić); a Elvin Skrijelj, alunno della VII classe della scuola elementare "Srbija" Antivari/Bar, Montenegro (insegnante Alma Lukolić); a Katia Marušić, alunna dell’VIII classe della scuola elementare italiana "Edmondo De Amicis" di Buie (insegnante Sandro Manzin) ad Anna Frlič, alunna dell’VIII classe della scuola elementare italiana "Vincenzo e Diego de Castro" di Pirano (insegnante Gloria Frlič); a Laura Alessio, Anja Benak, Manuela Benvegnù, Maj Bisaki, Mišo Branković, Barbara Brečević, Serena Coronica, Alex Ćetojević, Kevin Deklić, Edoardo Gjini, Erik Kozlović, Lara Manzin, Gabriel Nadal, Leonardo Pozzecco, Mia Radešić, Michelle Rotar, Tara Štokovac, Erika Trento, Linda Villanovich, Dominik Rabak Vukić, Marianna Zugan, alunni della II classe della scuola elementare italiana "Galileo Galilei" di Umago (insegnante Ilenija Anić); a Enia Jurišević, Lorena Vorfi, Kevin Cadenaro e Jovana Padunavac, alunni della III classe della scuola elementare italiana di Cittanova (insegnante Paolo Lodovico Damuggia); ad Aurora Lunardi, Massimo Vuch, Lorenzo Zacchigna, Freya Fakin, Erika Bernardis, Luca Laganis, alunni della IV classe della scuola elementare italiana "Galileo Galilei" di Umago (insegnante Svjetlana Pernić Ćetojević); a Gaia Paljuh, Michele Mottica (IV claase) e aMatteo Di Lonardo, Antonio Macan (V classe) alunni della sezione periferica di Valle della scuola elementare italiana "Bernardo Benussi" di Rovigno (insegnante Miriana Pauletić); ad Aneta Katurić e Nataša Beden, alunne della IX classe della scuola elementare "Narodni heroj Savo Ilić" di Cattaro (insegnante Tijana Marić) e a Francesca Frlič, alunna della IV classe del Ginnasio "Gian Rinaldo Carli" di Capodistria.

IL PREMIO SIMPATIA La giuria ha deciso di assegnare i premi simpatia a Marin Barukčić, Matea Korenika, Mladen Petković, Ryan Grassi, Aleksandar Petrov, Nicolas Sodomaco, Dorian Brečević, Alex Mrau, Ema Stkić, Alex Valentić, Renee Cossutta, Renee De Andrea Ladišić, Aleksa Grujičić, Elvedina Hodžić, alunni della I classe della scuola elementare italiana "Galileo Galilei" di Umago (insegnante Gabriella Grbeša).

301 - Il Piccolo 10/05/12 Gli esuli di Pola ritornano "a casa" Al via il raduno, quel benvenuto degli ex partigiani

Gli esuli di Pola ritornano "a casa" Al via il raduno

Nel programma ricerche storiche, spettacoli e archeologia
Il "sindaco" Benco: «Si lavora ad un’effettiva ricucitura»

POLA. Fitto di contenuti il programma del 56.mo raduno nazionale degli esuli da Pola. Un raduno che torna nella città d’origine dopo la riuscita dell’appuntamento dell’anno scorso. Un evento storico perché gli esuli tornarono per la prima volta nella città natia.
L’arrivo e sistemazione nell’Albergo Brioni, stavolta, è previsto per l’11 maggio quando in serata si terrà la riunione del Consiglio del Libero Comune di Pola in esilio. Il giorno dopo i partecipanti compieranno il percorso celebrativo in omaggio alle vittime degli opposti totalitarismi in Istria. Tra le tappe previste, quella a Terli nel comune di Barbana dove il 5 ottobre del 1943 venne infoibato un numero imprecisato di polesani. Circa un mese dopo il maresciallo dei Vigili del fuoco di Pola Arnaldo Harzarich recuperò 26 corpi. Tra questi Sergio Zuccon, il nonno dell’attuale amministratore delegato della Fiat Sergio Marchionne. L’ultima tappa sarà a Montegrande dove sorge il monumento ai 21 detenuti del carcere di Pola, fucilati e impiccati dai nazisti nell’ottobre del 1944. In serata, tutti alla Comunità degli italiani dove verrà rappresentato lo spettacolo "Bora" tratto dall’omonimo libro di Nelida Milani Kruljac e Anna Maria Mori che tratta di tematiche degli esuli.
Domenica mattina la messa al Duomo sarà officiata da don Desiderio Staver, poi è prevista una visita guidata al Golfo di Pola. La giornata di lunedì 14 sarà particolarmente intensa. In progrmama un convegno dedicato a Mario Mirabella Roberti nel decimo anniversario della scomparsa. Fu direttore del Museo dell’Istria dal 1935 al 1947, periodo nel quale era impegnato a salvare dai bombardamenti i numerosi monumenti istriani, tra i quali il Tempio di Augusto. Della sua figura parleranno Pietro Tarticchio, scrittore e pittore di Milano originario di Gallesano, il rettore dell’Università istriana Robert Matijasic, il direttore del Museo archeologico dell'Istria Darko Komso e gli studiosi Giuseppe Cuscito, Gino Pavan e Djeni Bobic. Farà seguito un dibattito sul "Presente e futuro dell’archeologia istriana", presieduto dalla giornalista Lucia Bellaspiga. In serata è in programma il conferimento della benemerenza "Istria, terra amata" a Piero Tarticchio e quindi un concerto della corale mista della Società Lino Mariani. Il giorno dopo, martedì 15 si svolgerà l’assemblea generale dei soci dopodiché inizierà il viaggio di ritorno in Italia. Esuli e comunità italiana di Pola si ritroveranno per riprendere le fila di un dialogo già avviato «per far sì – scrive il sindaco del Libero Comune Argeo Benco – che il Raduno si ponga alla base di una effettiva ricucitura dell’antico tessuto sociale cittadino». (p.r.)

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Quel "benvenuto" degli ex partigiani

Non è il primo raduno degli esuli che si svolge a Pola. L’anno scorso anche gli esponenti della Lega dei combattenti antifascisti salutarono il raduno del Libero Comune di Pola in esilio dopo i tragici fatti del dopoguerra. «Se hanno buone intenzioni – affermava il presidente della Lega Tomislav Ravnic – non abbiamo nulla in contrario. Parte degli esuli se ne andò perché non accettava il nuovo regime. Un’altra per motivi economici. Gran parte di loro era gente onesta e per bene. Possono tornare ma devono rispettare la legge croata».

302 - La Voce del Popolo 09/05/12 Intervista a Silvio Mazzaroli, direttore dell'Arena di Pola - «Rendere compatibili memorie destinate a rimanere disgiunte»

Intervista a Silvio Mazzaroli, direttore de «L’Arena di Pola», sui raduni degli esuli, sulla riconciliazione...
«Rendere compatibili memorie destinate a rimanere disgiunte»

POLA – Raduno a Pola, la promessa di ripetere l’esperienza del 2011 è mantenuta, ma con alcune novità importanti. Quali saranno? Lo chiediamo a Silvio Mazzaroli, direttore de "L’Arena di Pola", impegnato in prima persona nell’organizzazione dell’evento. Ma con lui abbiamo voluto spaziare anche su altre tematiche di attualità, in quel dietro le quinte di un evento che nasce da tante riflessioni, tentativi, volontà di capire e bisogno di trovare la strada giusta verso una realtà che c’è ma è difficile da definire. Per molto tempo si è parlato di ricomposizione, concetto che oggi assume altre valenze, perché si evolve, perché solo in parte è stato raggiunto, perché c’è il bisogno di definire una nuova dimensione, attraverso un dialogo già avviato. Vediamo come.
"Più che mantenere una promessa abbiamo reso operativa la decisione maturata in seno all’Assemblea Generale dei soci dell’LCPE tenuta a conclusione del nostro Raduno 2011. Ci è stato chiesto di ripeterlo a Pola e così abbiamo fatto, cercando però di dargli un più preciso o, se si preferisce, più evidente significato: quello della volontà di ricucitura dell’antico tessuto sociale della comunità polese, incentivando il dialogo tra esuli e rimasti. È una volontà che oggi possiamo dire essere condivisa anche dall’Unione Italiana, dai suoi vertici e da una considerevole parte dei suoi associati, sia in Croazia che in Slovenia. Lo dimostra il fatto che le iniziative più significative comprese nel programma del Raduno, ovvero il percorso in omaggio alle vittime degli opposti totalitarismi e la giornata di studio dedicata all’archeologo prof. Mario Mirabella Roberti sono state messe a punto, in relazione alla rispettiva valenza, in collaborazione la prima con l’Unione degli Italiani e la seconda con la Comunità degli Italiani di Pola".

Guardare al futuro con speranza e ottimismo

Come tutte le strade nuove, anche quella intrapresa dal Libero Comune ha le sue difficoltà. Pensavate all’inizio ad un’adesione così entusiastica da parte dei vostri soci?
"Sì, quella da noi imboccata è una strada abbastanza innovativa e, pertanto, ha presentato e presenta delle difficoltà, comunque non tali, però, da farci desistere. Anzi! La prima è, comprensibilmente, quella di una non condivisione della nostra linea d’azione da parte di tutti gli esuli, nostri soci inclusi. I traumi del passato sono stati tali che ancora oggi non tutti riescono a superarli; noi siamo però convinti che occorrà guardare al futuro con speranza ed ottimismo. Un’altra difficoltà è rappresentata dal fatto che i tempi non sembrano maturi per un’effettiva riconciliazione tra italiani, sloveni e croati, anche se le iniziative intraprese dai tre presidenti hanno rappresentato un segnale in qualche misura positivo. Poiché è soprattutto in casa loro che stiamo cercando di sviluppare il nuovo corso, le dobbiamo tenere in debito conto. Parlare, quindi, di un’adesione entusiastica dei nostri soci alle nuove iniziative appare eccessivo, anche se le cose stanno pian piano cambiando. Se parliamo invece di adesioni ai nostri due ultimi raduni dobbiamo dire che le stesse ci hanno piacevolmente sorpreso. Negli ultimi raduni fatti in Italia i partecipanti erano stati tra i 70 ed i 90; l’anno scorso e quest’anno abbiamo superato le 200 unità. Considerato che le nostre file si vanno rapidamente assottigliando, il raddoppio e più delle presenze, oltre che sorprendente, è la dimostrazione evidente che in molti aspettavano l’opportunità, o necessitavano di una spinta, per ritornare. Credo lo si possa definire un successo".
Come mantenere alto il desiderio di riprovarci?
"Ritengo sia fondamentale non configurare questi nostri "ritorni" come una nostalgica, per quanto piacevole, "gita fuori porta"; è necessario dare loro dei significati che possano per i più anziani essere di una qualche gratificazione per quanto hanno sofferto e dovuto subire e, per i più giovani, portare ad una riscoperta delle proprie radici. Bisogna, ancora, riuscire a dare la sensazione a chi vi partecipa che quello che stanno affrontando è un percorso, non un "unicum" fine a se stesso, e che quello che si sta facendo oggi è prodromo per ciò che si potrà fare domani".

Lo scontro ideologico si è di molto stemperato

Per tanti anni le nostre genti hanno vissuto realtà parallele, come cercare di unire due esperienze senza urtare le singole sensibilità?
"È vero. Per oltre 50 anni gli italiani aldiquà ed aldilà del confine orientale si sono, per così dire, guardati in cagnesco. Le ragioni erano molteplici ma la matrice era una: lo scontro ideologico. Non è che oggi le ideologie siano scomparse né, tantomeno, i loro cultori; tra questi, gli ultimi compromessi con il passato, quelli che ci credono per convinzione o nostalgia e quelli che lo fanno per una qualche convenienza. Di fatto, però, lo scontro si è di molto stemperato e di questo bisogna cercare di trarre vantaggio".
Da dove cominciare per ricucire ciò che la storia ha strappato?
"Noi siamo convinti che si debba partire da una semplice ma inconfutabile considerazione. Le nostre genti, istriane, fiumane e dalmate si sono venute a trovare nel secolo scorso nell’epicentro di un epocale scontro ideologico, sociale, culturale, nazionalistico e militare. "Incudine" e "martello" si sono avvicendati, ma a trovarsi in mezzo è stata sempre, purtroppo, la nostra gente. In altre parole abbiamo tutti sofferto la nostra parte e solo riuscendo a rispettarci vicendevolmente, senza per questo dimenticare, potremo riuscire a "girar pagina". L’obiettivo, tuttavia, non è quello di giungere ad una memoria condivisa bensì, e sarebbe già una gran cosa, a rendere compatibili, in un’ottica di obiettività storica, memorie destinate, comunque, a rimanere disgiunte. È questo l’obiettivo a cui tende il nostro attuale impegno".

Un dialogo appena avviato

Il raduno, Vergarolla, sono iniziative particolari, è possibile programmare iniziative ex novo che evolvano da queste esperienze collaudate, da fare insieme? Con quali necessarie premesse?
"Quelle indicate sono effettivamente iniziative particolari ma perfettamente confacenti alla nostra volontà di riavvicinamento. Evidenzierei che proprio le nostre passate celebrazioni della strage di Vergarolla ci sono state d’incoraggiamento per i successivi raduni. Erano state celebrazioni condivise con non pochi rimasti poiché tra le vittime dell’eccidio c’erano anche congiunti ed amici di chi poi decise di rimanere; mettevano quindi in luce un qualcosa di vissuto in comune, un qualcosa che ci univa e che ci ha indotti a ricercare sempre più il dialogo tra di noi, per superare quel voi e noi che sin qui ci ha divisi. Si tratta di un dialogo appena avviato e non certo da considerare concluso solo perché qualche piccolo passo avanti è stato fatto. In pratica, ciò che è stato collaudato è la possibilità di dialogare; ora è necessario implementare questa possibilità partendo soprattutto da ciò che ci unisce: storia (quella più datata), cultura, tradizioni, lingua… La premessa, per continuare sulla via intrapresa, consiste nel rispondere ad una semplice domanda. Ci interessa che in Istria, e più in generale nelle nostre terre, permanga un back ground di italianità di cui noi ed i nostri discendenti si possa oggi e, soprattutto, domani godere? Se la risposta è sì, quella da noi indicata è la sola via da percorrere; se la risposta è no, affermare al contempo di amare la nostra terra non ha alcun senso"!
Le associazioni stanno invecchiando rapidamente; quali prospettive per un reale rinnovamento? Come invogliare i giovani a partecipare?
"I più di noi, come diciamo noi alpini, sono già "andati avanti" ed anche quelli che erano "ultima e ultimissima mularia" hanno davanti a sé un futuro di non lungo respiro. Obiettivamente non vedo grandi prospettive di rinnovamento e credo che la responsabilità di questo sia essenzialmente nostra. Per troppo tempo abbiamo guardato solo al passato e tanti ancora oggi si rifiutano persino di guardare con altri occhi ad un presente che è già molto diverso da ciò che è stato. I giovani vogliono essenzialmente vivere il loro presente e, possibilmente, proiettarsi nel futuro. Pertanto, anche nel nostro campo, è necessario lavorare, impegnarsi soprattutto per il futuro per creare per i nostri giovani migliori condizioni di civile convivenza, di interscambio culturale, di esperienze di studio, di lavoro, di vita. Potremo coinvolgerli solo se sapremo quantomeno indicare loro degli obiettivi da raggiungere. Per farlo non ci rimane molto tempo e tutti dovrebbero dare il proprio contributo di pensiero e d’azione. Pretendere o anche solo rassegnarsi al fatto che tutto debba finire con noi, oltre che egoistico, è autolesionistico"!

Giornate di studio

È possibile immaginare un raduno di tutte le associazioni e comunità, fuori dagli schemi, per dare un segno alle nuove generazioni?
"Immaginare un raduno di tutte le nostre realtà associative è difficile. Noi abbiamo provato a coinvolgere nel nostro raduno anche qualche altra associazione che sostanzialmente condivide la nostra linea ma non ci siamo riusciti, per questione di "campanile", ma anche e soprattutto perché ognuna ha al suo interno le stesse nostre difficoltà e ciò che ognuna riesce a fare è sempre il risultato di un qualche compromesso interno. Un segnale importante di unità d’intenti da dare ai giovani potrebbe però riguardare qualche iniziativa particolare, da affrontare tutti assieme, e "per tutti" non intendo solo noi esuli, né solo noi esuli e rimasti e nemmeno solo noi italiani, bensì anche i nostri vicini sloveni e croati. Ne indico una nei cui confronti c’è una confluenza d’interessi. Il prossimo 2013 ricorrerà il 70.simo anniversario di quel funesto 1943 che ha dato avvio alla fase più truculenta di una tragedia che ci ha coinvolti tutti sino al 1945 ed oltre, disseminando le nostre terre di "tombe senza croce". Non parlo solo di foibe, ma anche di fosse comuni, di fondali marini,… che ancora celano i resti di nostri connazionali, ma anche e ben più numerosi, di sloveni e croati, vittime delle ideologie del passato. Il sapere "chi giace dove" è un problema che oggi si pongono tanti. In questi ultimi anni, al di qua ed al di là del confine orientale, sono tante le associazioni che hanno sollevato il problema, come le denunce fatte al riguardo anche a livello istituzionale. È notizia di questi giorni che l’ottobre scorso sul tema è stata riattivata una Commissione bilaterale italo-croata istituita nel 2000 e che la stessa si è riunita, sembra con esiti promettenti, lo scorso 3 maggio. Perché non organizzare una o più giornate di studio ed approfondimento con tutti gli aventi causa: storici, ricercatori, associazioni, commissioni, istituzioni, ecc. italiane, slovene e croate? Di certo non mancano coloro che potrebbero dire qualcosa di assai significativo, sia sotto il profilo storico e politico sia per venire incontro ai desiderata dei tanti che ancora aspirano a sapere dove giacciono i loro cari. Potrebbe emergere sia quella verità che quella pietas di cui tutti avvertiamo la necessità.

Regionalizzazione degli incontri

Le impressioni raccolte dopo il primo Raduno?
"Tutti molto contenti. Ci ha colpito il fatto di trovarci di fronte tanta gente che nel passato era defilata, non partecipava. Molti insistono perché si continui a fare il Raduno a Pola anche se forse preferirei toccare altre città istriane per un coinvolgimento che superi il legame al proprio campanile, per una regionalizzazione dei nostri incontri".

Rosanna Turcinovich Giuricin

303 - Il Piccolo 10/05/12 Intervento di Maurizio Tremul: l percorso della memoria che ci porta alla riconciliazione

Il percorso della memoria che ci porta alla riconciliazione

L'INTERVENTO DI MAURIZIO TREMUL *

È ancora ben vivo il ricordo dello storico 13 luglio 2010, quando i Presidenti della Repubblica italiana, Giorgio Napolitano, della Repubblica di Slovenia, Danilo Türk e della Repubblica di Croazia, Ivo Josipovic, hanno compiuto, con gesti simbolici di alto valore morale, un percorso della memoria e della pace sui luoghi delle sofferenze, dei torti fatti e di quelli subiti dai nostri popoli nel corso del '900. Un percorso che è poi proseguito il 3 settembre 2011, alla Comunità degli Italiani e successivamente all'Arena di Pola quando i Presidenti croato Josipovic e italiano Napolitano hanno letto la dichiarazione congiunta relativa ai due popoli, ai rapporti passati e a quelli comuni futuri. Le parole pronunciate in quell'occasione dai due Capi di Stato hanno illuminato una realtà spesso poco considerata: quella del grande apporto che abbiamo dato soprattutto in questi ultimi vent'anni a partire dal rinnovamento profondo della Comunità nazionale italiana, iniziando dall'Unione italiana e dalle sue Comunità degli italiani e istituzioni, per la crescita culturale e democratica di queste terre e di questi Paesi. Rifondando e democratizzando l'Unione italiana, abbiamo contribuito a ridare dignità agli italiani dell'Istria, del Quarnero e della Dalmazia e siamo grati ai due capi di Stato per averlo voluto sottolineare. Senza questo pluriennale impegno lo storico appuntamento di Pola non si sarebbe realizzato. Così oggi la presenza della Comunità italiana in Slovenia e Croazia rappresenta indubbiamente un qualificante fattore di coesione e integrazione e queste terre sarebbero certamente più povere senza il contributo dato dagli italiani alla costruzione di una secolare civiltà. Sulla scia di questi impulsi rientra il percorso della memoria e della riconciliazione, con gli occhi rivolti al comune futuro di cittadini europei, che l'Unione italiana e il Libero Comune di Pola in esilio, con l'adesione della Federazione delle Associazioni degli esuli istriani, fiumani e dalmati, effettueranno il prossimo 12 maggio 2012.

Un percorso che intende rendere omaggio alle vittime degli opposti totalitarismi scontratisi in modo cruento in queste terre nella prima metà del Secolo scorso. Ricordare quei tragici eventi vogliamo divenga occasione di meditazione sulle offese e sulle ingiustizie che abbiamo subito e su quelle che abbiamo inflitto, di pietas per le sofferenze nostre e di quelle altrui, di perdono e riconciliazione, di monito, affinché mai più abbiano a ripetersi. Siamo convinti che per farlo dobbiamo in primis iniziare un cammino di riconciliazione tra gli italiani rimasti e quelli esodati che si snoderà in quattro momenti. Il 12 maggio dunque una rappresentanza di esuli e di appartenenti alla Comunità italiana deporrà, con silenzioso raccoglimento, una corona di fiori e, senza discorsi ufficiali o proclami, pronuncerà unicamente una preghiera di pace. Il primo appuntamento sarà alle

10,45 al monumento eretto pochi anni fa nel cimitero di Capodistria dalle autorità slovene in ricordo delle vittime del regime comunista jugoslavo. Il secondo, alle 11,30, sarà al monumento di Strugnano in ricordo delle giovanissime vittime innocenti del 19 marzo 1921 per mano di alcuni fascisti. Il terzo sarà alle 16 alla Foiba di Terli dove il 5 ottobre 1943 trovarono la morte molti civili innocenti tra cui alcuni antifascisti. L'ultimo sarà alle 17 al monumento di Montegrande eretto in ricordo degli antifascisti uccisi dai nazi-fascisti il 2 ottobre 1944. Con questa iniziativa, dal carattere unico per la sua valenza altamente simbolica e per il suo valore intrinsecamente etico, riteniamo si possa chiudere, con dignità e raccoglimento, una fase storica. Siamo convinti che questo percorso, equilibrato e ragionato, rappresenti la giusta via per ricucire le ferite del passato e proseguire con decisione nella costruzione di un comune futuro migliore invocato dalla popolazione di queste terre. Ritrovarsi assieme quindi, riunite finalmente le famiglie, in raccoglimento spirituale sui luoghi degli orrori per suggellare il definitivo passaggio al "Noi - Noi" quando si parlerà in futuro degli Italiani di queste latitudini, sia essi vivano in Italia o nel mondo, sia essi vivano radicati sul territorio d'insediamento autoctono.

* Presidente della giunta esecutiva dell'Unione italiana di Fiume

304 - La Voce del Popolo 09/05/12 Appello di UI ed esuli ai Capi di Stato e di Governo di Italia, Croazia e Slovenia

Appello di UI ed esuli ai Capi di Stato e di Governo di Italia, Croazia e Slovenia

A conclusione della conferenza stampa di ieri a Trieste, è stato presentato anche l’appello che gli Esuli da Pola, Unione Italiana e FederEsuli intendono inviare ai Capi di Stato e di Governo di Italia, Croazia e Slovenia, che consegue al Percorso del 12 maggio e si riallaccia ai recenti colloqui, a Zagabria, con l’Ambasciatore d’Italia in Croazia, Emanuela D’Alessandro.


FOLLIE NAZIONAL-IDEOLOGICHE Nel testo, dopo l’illustrazione dell’iniziativa con le quattro tappe del Percorso, si sottolinea che: "In ognuno di questi luoghi simbolo delle tragedie sofferte dal nostro popolo a causa delle follie nazional-ideologiche del ‘900 abbiamo deposto una corona con la scritta su nastro tricolore "Gli italiani d’Istria, Fiume e Dalmazia" e recitato assieme una preghiera, suggellando così la ritrovata unità tra noi nel ricordo di quei nostri connazionali".


CONOSCERE DOVE GIACCIONO I RESTI MORTALI E si prosegue sottolineando che "reduci da tale toccante esperienza, noi sottoscritti chiediamo di poter conoscere dove giacciono i poveri resti mortali di tutti gli italiani innocenti uccisi dai partigiani jugoslavi durante o al termine della Seconda guerra mondiale nei territori delle attuali Repubbliche di Croazia e Slovenia e, per quanto possibile, di chi si tratta".


COMMISSIONE MISTA Un simile appello all’Ambasciatrice è stato rivolto anche nei giorni scorsi durante la cerimonia svoltasi a Castua in ricordo delle vittime del 4 maggio in quella località, tra cui il Sen. Riccardo Gigante, dal parroco di Castua e dai rappresentanti della Società di Studi Fiumani e del Libero Comune di Fiume. Ciò in riferimento alla notizia che la Commissione mista italo-croata che si occupa della materia, ha ripreso dopo un periodo di stallo, la propria attività.


COMUNE SPIRITO DI PACE Nel documento, presentato ieri, si conclude con le motivazioni dell’appello ai presidenti, ovvero si sottolinea che tutto ciò avviene "allo scopo di poter finalmente, dopo tanti decenni, portare un fiore sulla "tomba" di questi nostri connazionali, così come già avviene da lungo tempo in diverse località della Repubblica Italiana, della Repubblica di Croazia e della Repubblica di Slovenia, teatro di eccidi nazi-fascisti.Sarebbe questa anche una piccola prova tangibile del comune spirito di pace, umanità e democrazia che oggi anima i popoli italiano, croato e sloveno nel contesto dell’Unione Europea". Seguono le firme di Argeo Benco, Sindaco del Libero Comune di Pola in Esilio, Maurizio Tremul, Presidente della Giunta Esecutiva dell’Unione Italiana e Renzo Codarin, Presidente della Federazione degli Esuli Istriani, Fiumani e Dalmati.

305 - Il Piccolo 10/05/12 Riappacificazione, Mesic: "Con l'Italia problemi mai risolti"

Riappacificazione, Mesic: "Con l’Italia problemi mai risolti"

L’ex presidente della Croazia a Trieste per un convegno, rinfocola la polemica con Napolitano, risalente al 2007: "Le questioni aperte ci sono e sempre ci saranno". Poi annuncia: Zagabria appoggerà l’ingresso della Serbia nella Ue

TRIESTE Tra Italia e Croazia "i problemi non sono mai definitivamente risolti. Ci sono, c'erano e ci saranno". Così l'ex presidente croato Stjepan Mesic oggi a Trieste per un convegno con l'ex presidente della Slovenia Milan Kucan, l'ex ministro degli Esteri italiano Gianni De Michelis e l'ex segretario del Ppe Thomas Jansen.

"La riappacificazione? L'importante - ha aggiunto Mesic - è che abbiamo un modello per risolvere i problemi in futuro".

Nel febbraio 2007 Mesic era stato protagonista di uno scontro diplomatico con il presidente della Repubblica italiana, Giorgio Napolitano, che, nel parlare della tragedia delle foibe, aveva usato l'espressione "pulizia etnica". Mesic, all'epoca presidente della Croazia, aveva risposto a Napolitano con un comunicato in cui lo accusava di "aperto razzismo, revisionismo storico e revanscismo politico". Successivamente l'incidente diplomatico si era risolto con un passo indietro da parte di Mesic sulle accuse a Napolitano. Ma i problemi evidentemente, per il croato non sono ancora stati superati.

Infine Mesic ha sostenuto che "la Croazia sosterrà l'ingresso della Serbia nell'Unione europea". "Sosterremo tutti i Paesi vicini - ha affermato - a condizione che recepiscano tutti i requisiti di ingresso, importanti per entrare in una elite come l'Unione europea". Mesic ha anche ricordato che "l'unica direzione di sviluppo per l'Unione europea è il rispetto delle ragioni dei piccoli e dei grandi". Da ricordare che la Croazia è entrata nell'Ue appena qualche mese fa e non ha ancora lo status dell'area Schengen.

306 - Difesa Adriatica - Maggio 2012 La riflessione di Lucio Toth: Un avvenire davanti, forti della storia

Un avvenire davanti, forti della storia

La riflessione di Lucio Toth, presidente onorario dell'Anvgd

Vent'anni dopo! Come nel romanzo di Dumas... Sono passati venti anni da quando un congresso della Anvgd mi volle presidente. Non sta a me fare la storia dell'Associazione in questi venti anni, nei quali il mondo intorno a noi è cambiato.

È il tempo che ci separa dalla dissoluzione della ex Iugoslavia, che seguì di poco il crollo del Muro di Berlino. Un periodo molto lungo se misurato sui fatti della storia, tanto più lungo oggi che i cambiamenti si succedono più rapidi, tanto rapidi che nemmeno ci si accorge che siano successi. Lo stesso arco di tempo che separa la prima dalla seconda guerra mondiale, due mondi diversissimi legati da un nodo indissolubile: il crollo della vecchia Europa della Restaurazione e della Felix Austria (che tale non era e alla quale siamo appartenuti) e l'orrore della guerra totale, dei gulag, della Shoah, dei milioni di russi, di tedeschi, di europei, di americani, di asiatici immolati sui campi di battaglia, nei bombardamenti sulle città, nei sistemi concentrazionari che la tecnica moderna consentiva con mostruosa efficienza.

Anche a questo secondo mondo siamo appartenuti. Lo avevamo preannunciato in quell'angolo di Adriatico che era la Fiume dannunziana. Lo abbiamo consumato con i nostri padri, che hanno combattuto nei deserti e nelle steppe e sono finiti nei lager degli «alleati» di prima e di dopo o a battersi tra loro durante la «resistenza».

Tutto questo sembra molto lontano. È molto lontano. Oltre sessanta anni, per un terzo dei quali sono stato presidente di questa piccola Associazione di esuli, un fagotto di umanità appeso ai carretti che lasciavano Pola nell'inverno 1947. Eppure questo pugno di esuli, che tali si sentono ancora con i loro figli - perché il tempo vero, chiuso nell'anima degli uomini e delle donne, non passa mai -qualche cosa è riuscito a strappare dal flusso della memoria che scorre via.

I Paesi che si chiamano eredi della ex Iugoslavia - nome maledetto nei nostri cuori -sono già entrati o stanno per entrare nell'Unione Europea, che vent'anni fa era ancora la loro antagonista politica ed ideologica. Nuovi problemi li angustiano, anzi ci angosciano tutti, partner vecchi e nuovi di questo Continente diviso, che insieme si salverà o insieme scivolerà nell'irrilevanza storica.

Ma cosa hanno ereditato questi Paesi dalla Iugoslavia? Niente! Sono eredi del nulla. Non la fratellanza tra i popoli, morta a Srebenica; non la partecipazione alle imprese, estintasi in un'economia senza sbocchi; non la fede comunista, precipitata nel baratro degli odi tribali. Ma una cosa è rimasta loro, oltre alla lunga autostrada di lastre di cemento Ljubljana-Beograd dove si sobbalzava ogni dieci metri: le terre strappate a noi italiani. Un'Istria che non era mai stata loro e una Dalmazia da cui il comunismo sciovinista titino ha voluto sradicare le ultime propaggini latine.

Come abbiamo fatto a non scomparire in questi venti anni? Anzi in questi settanta? Come abbiamo fatto a far riconoscere ai due Paesi, cui le nostre terre sono andate in eredità, che siamo esistiti? Come abbiamo fatto a ricordare agli italiani che anche noi lo eravamo, e lo siamo, e che la nostra storia secolare non era una moneta fuori corso?

Eppure in questo ci siamo riusciti. E da questo fatto, che un "fatto" è, dobbiamo ripartire, perché il ventennio passato è alle nostre spalle e c'è un avvenire davanti che le associazioni possono ancora inventare, affinché le due fiammelle che abbiamo acceso non si spengano: l'appartenenza delle nostre regioni alla storia d'Italia, fino al Risorgimento, alla Liberazione, ad oggi, e la compenetrazione della nostra cultura latina, veneta, italiana nella vita e nell'avvenire dei Paesi vicini, Slovenia e Croazia, ma anche Montenegro e Serbia. Non ritroveranno se stessi se non riconosceranno quello che è rimasto dei 350.000 profughi del 1947 e delle decine di migliaia di italiani autoctoni che ancora ci vivono: lacerti di un affresco che la furia del tempo voleva sbiadire e che, insieme, invece, noi e loro, abbiamo ravvivato con i colori della nostra vitalità di gente antica, che nessuna tempesta è riuscita a strappare da quella costa pietrosa di boschi e di isole.

Dopo gli incontri di Trieste e di Pola del 2010 e del 2011 con i presidenti sloveno e croato, per dare cittadinanza storica al nostro esodo, il Presidente della Repubblica Italiana andrà in Friuli a rendere omaggio ai caduti di Porzus, l'oscura malga dove fu consumato l'orrore di italiani che uccidevano italiani per regalare al comunismo iugoslavo un pezzo d'Italia. Italiani che avrebbero dovuto credere nella stessa libertà e che invece la volevano di segno opposto.

E negli stessi giorni i nostri esuli di Pola, con gli istriani «rimasti», percorreranno la via crucis dei luoghi dove si cercò di "infoibare" la nostra italianità. Non ci sono riusciti. Siamo ancora là e là resteremo. Per costruire un futuro.

Lucio Toth

307 - Il Piccolo 07/05/12 La Regione Fvg stanzia un milione per la minoranza

La Regione Fvg stanzia un milione per la minoranza

La gestione all'Università popolare.

Il presidente Delbello: puntiamo a valorizzare soprattutto le comunità italiane di recente costituzione

di Elisa Coloni

TRIESTE Gare di lingua italiana per i ragazzi e girotondi dell'amicizia, eventi artistici a Grisignana, Dignano, Abbazia e Cittanova, premi, concerti e sostegno all'attività delle 52 comunità italiane di Istria, Quarnero e Dalmazia. Anche quest'anno l'Università popolare di Trieste ha acceso i motori per realizzare una moltitudine di eventi e attività che, di fondo, hanno un unico grande obiettivo: conservare e promuovere lo sviluppo del patrimonio culturale e linguistico degli italiani in Slovenia e Croazia.

Attività che l'Amministrazione regionale sostiene con un finanziamento che, quest'anno, ammonta a quasi un milione di euro, per la precisione 950mila euro.

La giunta regionale, su proposta dell'assessore alle Relazioni internazionali Elio De Anna, ha infatti approvato il programma per gli interventi per il 2012 dell'Università popolare. La finalità del contributo della Regione, come si legge nella delibera, è appunto sostenere l'attività dell'ente morale «volta a favorire la conservazione e lo sviluppo del patrimonio culturale e linguistico del gruppo etnico italiano in Slovenia e Croazia e i rapporti dello stesso gruppo con la nazione italiana».

I settori in cui si concentrano le iniziative in programma per quest'anno sono tre: la diffusione della cultura italiana tramite la fornitura e la stampa di pubblicazioni e audiovisivi, l'aumento delle biblioteche e delle sale di lettura; e poi l'aggiornamento professionale degli insegnanti e dei giornalisti, e l'assegnazione di borse di studio individuali per la formazione di studenti connazionali diplomati nelle scuole italiane dell'Istria e di Fiume per la frequenza di atenei italiani; infine la diffusione della cultura italiana con particolare riguardo alla promozione di spettacoli

musicali e teatrali, e il sostegno delle associazioni corali delle comunità italiane.

«Particolare attenzione - come sottolinea il presidente dell'Università popolare Silvio Delbello - verrà rivolta alle attività nelle sedi di quelle comunità italiane di recente costituzione. E poi si rafforzerà l'impegno per l'apertura di nuove scuole materne, si favoriranno con interventi finanziari e di personale tutte quelle iniziative tendenti al recupero di antiche tradizioni, usi, festività della civiltà istriana autoctona e si tenderà ad organizzare incontri sportivi, culturali, musicali e artistici nei quali saranno coinvolte le varie istituzioni dei connazionali, per favorire la

reciproca conoscenza e per cementare successivi legami».

Entrando nel dettaglio del programma, tra le iniziative a favore degli istituti scolastici con lingua d'insegnamento italiana ci sono, ad esempio, le gare di lingua italiana, il concorso a premi "Mi ritorni in mente" e il Premio Antonio Pellizzer, l'incontro dei maturandi per la scelta formativa e la partecipazione alla "Giornata porte aperte" a Trieste.

Il sostegno della Regione andrà inoltre a supporto dell'organizzazione delle mostra d'arte ex tempore di Dignano, della mostra d'arte figurativa ad Abbazia e a quella di Cittanova.

I fondi serviranno anche a sostenere l'attività della casa editrice Edit di Fiume, il Centro di ricerche storiche di Rovigno e il Centro studi di musica classica di Verteneglio, oltre che l'Aia di Capodistria.

Nel capitolo dedicato all'arte e alla cultura spiccano l'ex tempore di pittura a Grisignana, la pubblicazione e la mostra su Ambrosiani, la promozione dei gruppi artistici e musicali delle comunità italiane e il Premio internazionale "Stefano Marizza", oltre che l'organizzazione di concerti e spettacoli e il sostegno del progetto "Le due sponde del Mar Adriatico".

Chiudono il cerchio gli interventi a sostegno della ricerca e, in campo religioso, il supporto delle attività e del coro dei fedeli Fiumani.

308 - Luna Nuova n° 31 - 04/05/12 Avigliana (TO) La memoria dell'esodo dall'Istria in mostra alla Certosa

La memoria dell'esodo dall'Istria in mostra alla Certosa

AVIGLIANA - "Giunse per noi un tempo inevitabile di chiudere oppressiva una porta alle nostre spalle" . E con queste parole che Eleonora Manzin, poetessa nata a Valle d'Istria ma da tempo residente a Giaveno, parla dell'esodo che a metà del secolo scorso vide le sue senti lasciare le terre-di Istria, Fiume e la Dalmazia alla volta dell'Italia dove cercavano scampo. Molti ripararono in Piemonte dove hanno messo su famiglia, trovato un lavoro, messo radici. E dove nel 2007 hanno deciso di fondare un'associazione culturale "Acifdp" che riunisce appunto istriani, dalmati e fiumani attorno ad un unico obiettivo: mantenere vivo il ricordo delle loro terre, delle loro tradizioni e passare il testimone alle nuove generazioni.

Per farlo pubblicano libri e allestiscono mostre, come quella bellissima inaugurata il 1 ° maggio alla certosa di San Francesco, gestita dal Gruppo Abele, che ha ospitato la loro mega riunione con celebrazione della santa messa in onore del patrono di Valle d'Istria, S.Giuliano, che si festeggia appunto il 1° Maggio. Così mentre i più sfilavano nei cortei dei lavoratori (a Torino come ad Avigliana) loro s'incontravano nella quieta aria dell ' ex monastero, oggi luogo di ritiri spirituali, incontri e dibattiti.

A presentare la mostra, composta da centinaia di ritratti e dagherrotipi che mostrano immagini di vita quotidiana a cavallo tra 1800 e 1900, c'era l'autrice, Gigliola Cnapich, classe 1952, nata nel campo profughi da due fuggiaschi che si erano conosciuti sul treno che li portava via dall'Istria. Il padre Luigi ha poi trovato lavoro nella .grande fabbrica, la Fiat. Lei, giovane pensionata; coltiva l'hobby per la fotografia e del collezionismo da cui è poi nata l'idea della mostra itinerante. L'avvio alla certosa aviglianese, ai piedi della Sacra di San Michele, ma l’ arrivo sarà a Castel Bembo prestigiosa sede della Comunità ed orgoglio degli abitanti di Valle d'Istria. Il vice presidente dell'associazione, Sergio Uljanic, residente a Venaria ma nato a Pola il giorno prima che questa si vedesse costretta a consegnare le chiavi ali'allora Jugoslavia, si è complimentato per la collocazione, mentre Ginevra Barbieri ha presentato il suo libro "Son nato a Valle (sottinteso d'Istria) e me ne vanto". «Siamo andati via perché avevamo paura, persino i paesani ci portavano via la roba» si legge. E ancora «era insopportabile vivere nella paura permanente, giorno e notte. Una lettera anonima e tu sparivi dalla circolazione».

Eva Monti

309 - Corriere di Savigliano e dintorni 10/05/11 Mancato Bernardo Gissi, sule istriano, diresse prima la "Crs" e poi la "Cassa di Asti"

Esule istriano, diresse prima la "Crs" e poi la "Cassa di Asti"

Mancato Bernardo Gissi

Mercoledì pomeriggio, alle 14.30 nella chiesa parrocchiale di Sant'Andrea, sono stati celebrati i funerali di Bernardo Gissi, 88 anni, originario della città croata di Pola, saviglianese d'adozione, per quindici anni direttore generale della banca Cassa di Risparmio di Savigliano.

Esule istriano, era presidente provinciale dell'Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia (ANVGD). «Per oltre mezzo secolo ha incarnato la figura dell'esule dedito alla sua comunità: uno dei padri del nostro sodalizio», lo ricordano dall'associazione.

Diplomatosi ragioniere a Pola, al termine della seconda guerra mondiale venne deportato a Sussak, costretto ai lavori forzati, per poi essere trasferito nel campo di concentramento di Sisak, ai confini con l'Ungheria.

«Eravamo partiti in 6.400, siamo tornati in 432», era solito ricordare Gissi durante le celebrazioni per la commemorazione delle vittime delle foibe, gli italiani uccisi dai militari del maresciallo Tito e gettati nelle voragini carsiche. Dopo la firma del trattato di pace di Parigi del 1947, l'Italia cedette alla Jugoslavia le città di Pola, Fiume e Zara: Gissi, insieme con altri 350 mila esuli italiani, fu obbligato ad emigrare.

Arrivato a Cuneo (scelse il capoluogo per raggiungere il fratello della moglie che era ufficiale della Guardia di Frontiera a Sambuco), si trasferì a Caraglio. Venne assunto alla Cassa di Risparmio di Savigliano nel 1949, si laureò a Torino e assunse la direzione generale della banca saviglia-nese dal 1964 al 1979. Lasciata la Crs, il governatore della banca d'Italia Carlo Azeglio Ciampi lo chiamò per dirigere e risanare la cassa di Risparmio di Asti.

Nominato sindaco del "Libero Comune di Pola in Esilio", organizzava con frequenza incontri con gli studenti degli istituti superiori per mantenere viva l'attenzione su quelle pagine di storia che egli visse in prima persona. Lascia la moglie Maria, le figlie Fulvia e Laura.

Alla famiglia, le condoglianze della redazione e della Tipografia Saviglianese.

310 - Il Piccolo 12/05/12 Firmato l'accordo, Abbazia avrà un nuovo asilo italiano

Firmato l’accordo, Abbazia avrà un nuovo asilo italiano

ABBAZIA Atto storico ieri ad Abbazia per la firma del contratto di co-finanziamento dei lavori di costruzione della nuova sede prescolare che avrà ben tre sezioni italiane. Il documento è stato sottoscritto dal sindaco della Perla del Quarnero, Ivo Dujmic (tradizionalmente disponibile nei riguardi delle esigenze dei nostri connazionali), dal presidente dell’Unione italiana, Furio Radin, dal presidente della Giunta esecutiva Ui, Maurizio Tremul, nonché dal presidente della Comunità degli italiani abbaziana, Pietro Varljen. Era presente il console generale d’Italia a Fiume, Renato Cianfarani. È stato un momento storico perché dopo parecchi decenni Abbazia avrà finalmente un’istituzione in cui le maestre (educatrici) insegneranno nella lingua di Dante, con i bambini che giocheranno, canteranno, reciteranno in italiano. Restando in ambito quarnerino, va detto che Abbazia si aggiunge a Fiume, dove gli asili italiani operano da tantissimo tempo, e a Lussinpiccolo, il cui giardino d’infanzia italiano è di fresca data.

Tornando alla Perla, l’edificio sorgerà a Punta Kolova, nei pressi di Villa Vranjes, su un lotto di terreno di 7280 metri quadrati, donato dal comune.

La scuola materna avrà invece una superficie di 2155 metri quadrati, con un totale di 12 sezioni, ovvero quattro nidi (da 1 a 3 anni) e otto asili (da 3 a 6 anni). Potrà ospitare fino a 199 bambini. Tre le sezioni italiane, come già detto, di cui una nido e due asili. Il progetto comporterà complessivamente spese per 30 milioni di kune, circa 4 milioni di euro.

Grosso modo, la Città di Abbazia si assumerà il 74 per cento dell’investimento, mentre il restante 26 spetterà a Unione Italiana e Università popolare di Trieste, per mezzo del governo italiano. L’immobile, e parliamo del suo tetto, disporrà di pannelli fotovoltaici. «Questo progetto comune – ha rilevato Radin – contribuisce ad arricchire il multiculturalismo ad Abbazia, città esempio per il suo clima di tolleranza».

(a.m.)

311 - Gente di Gallesano n° 25 Maggio 2012 - Si riparte, la tempesta è passata e il de profundis rimandato.

SI RIPARTE

La tempesta è passata e il de profundis rimandato.

Le pessimistiche previsioni di chiusura della «Fameia Gallesanesa» e la fine delle pubblicazioni di «Gente di Gallesano», previste nel 2011, sono state rimandate sine die, grazie al sostegno morale e finanziario, dei nostri associati e sostenitori.

di Piero Tarticchio

Per tentare di sanare le nostre finanze disastrate sono arrivati attestati di stima e di sostegno da parte di molti gallesanesi dispersi in tutto il mondo, ma anche significative oblazioni in denaro. Abbiamo di che sopravvivere, non per tanti anni, ma almeno per due o tre numeri del nostro giornale. Dopo di che ci affideremo alla generosità di chi ci vuole bene, confidando nella massima che in passato è stato un atto di fede dei nostri padri: «Dio vede e provvede». Desidero tranquillizzare tutti coloro che non hanno ancora mandato il loro contributo (ritenendo che fosse inutile sprecare denaro e ossigeno per un moribondo) che non siamo ancora morti. In noi è rimasta intatta la voglia di continuare a pubblicare il nostro giornale, il solo mezzo rimasto per tenere uniti tutti lesanesi del pianeta. Non abbiate quindi paura di gettare il vostro denaro dalla finestra, oggi più che mai vi chiediamo di sostenerci, nel nome di Gallesano.

La «Fameia» rinuncia alle sovvenzioni statali.

E’ risaputo che la solidarietà è sempre stata il fiore all'occhiello degli italiani. Tramite il volontariato e grazie alla generosità della gente si sono spesso risolti buona parte dei problemi sociali che spetterebbero allo Stato. Purtroppo, da noi più che altrove, le istituzioni pubbliche sono distratte dai bizzarri giochi della politica, più propensa a chiedere che a dare.

In questo momento di crisi economica, che ha portato tanti pensionati e tante famiglie italiane sulla soglia della povertà, il Consiglio della «Fameia Gallesanesa», riunitosi a Milano il 31 marzo u.s. (presenti: il Presidente Piero Tarticchio, il Vice Presidente Eligio Moscarda, il Segretario Aldo Debrevi, i Consiglieri Ercole Simonelli e Renato Matticchio) ha deliberato di rinunciare ai finanziamenti governativi, ai sensi della legge 193/2004, a partire da quest'anno. Auspichiamo che altre associazioni, seguano il nostro esempio, non fosse altro per dimostrare che, coloro che nel 1947 hanno pagato di tasca propria (perdendo terra e roba) il debito di guerra per la sconfitta dell'Italia, sanno rinunciare alle sovvenzioni statali e - per sopravvivere - in futuro faranno ricorso all'autofinanziamento. E' probabile che queste decisioni, definibili da libro «Cuore», siano oggetto di scherno da parte di alcuni furbetti, svelti di mano, di cui l'Italia detiene il primato, tuttavia siamo convinti che le nostre decisioni siano giuste.

Al termine della seduta il Consiglio ha approvato all'unanimità il bilancio consuntivo del 2011. Prima di concludere la seduta si è passati allo spinoso tema del Raduno Nazionale.

Raduni e convegni

In seguito allo schiaffo ricevuto o scorso anno per la scarsa partecipazione al Raduno dei nostri associati (fatta eccezione dei fratelli Pugliese accorsi in massa da Taranto), il Consiglio ha deciso di prendersi una sorta di anno sabbatico. Pertanto tradizionale Raduno annuale dei gallesanesi a Peschiera, arrivato ormai alla soglia del mezzo secolo, quest'anno non si farà in forma ufficiale, ma solo come un evento estemporaneamente locale

I motivi sono da imputare a una serie di concause: economiche in primis, di disagio per lo spostamento logistico, ma soprattutto per gli acciacchi dei soci dovuti alla non più verde età. Alcuni Consiglieri hanno suggerito l'ipotesi di organizzare dei «microraduni locali o regionali», eventi meno impegnativi ma altrettanto validi per mantenere i contatti tra compaesani dispersi un po' ovunque. Pertanto, il «Raduno Nazionale», di Peschiera del Garda di quest'anno verrà sostituito da un incontro informale, da tenersi nei giorni 26 e 27 maggio, sempre all'Hotel «Al Fiore». Organizzatore e coordinatore dell'evento sarà il Vice Presidente Eligio Moscarda, il quale terrà i contatti con il ristorante deciderà il menù e il prezzo del pranzo, e l'eventuale costo del pernottamento, per coloro che vorranno raggiungere Peschiera sabato 26. Auspico che il vecchio spirito dei gallesanesi rinverdisca, che i nostri figli e nipoti imparino la cultura del loro paese d'origine; mi auguro che apprendano il significato della parola radicamento e scoprano i'orgoglio della propria appartenenza.

Collaborazione.

A chiunque voglia organizzare un «raduno di gallesanesi», a livello locale o regionale, offo la mia disponibilità a parteciparvi, compatibilmente con

i miei impegni di lavoro. Mi auguro una più fattiva collaborazione con chi desidera organizzarli e li invito sin d'ora a darmene notizia con largo anticipo per pubblicare - in tempo utile - il calendario degli eventi.

A tale proposito ricordo che il nostro giornale esce due volte l'anno: a metà primavera e alla fine dell'autunno.

Piero Tarticchio Presidente

312 - La Voce del Popolo 08/05/12 Dignano :«La mia casita»: parte la sesta edizione, quest'anno saranno salvate dall'ulteriore degrado una trentina di costruzioni

DIGNANO Quest'anno saranno salvate dall'ulteriore degrado una trentina di costruzioni
«La mia casita»: parte la sesta edizione

DIGNANO – La tradizionale azione "La mia casita", tesa al recupero delle casette di campagna e dei muri a secco, che la città di Dignano ha avviato 6 anni fa con il restauro delle casite di Santa Fosca, si svolgerà quest’anno dall’11 al 26 maggio. La manifestazione è stata presentata ieri nel corso di una conferenza stampa durante la quale il sindaco di Dignano, Klaudio Vitasović, ha ricordato che il Dignanese vanta la più alta concentrazione di casite a livello regionale e che finora nell’ambito dell’azione ne sono state restaurate circa 150, come pure alcune centinaia di metri di masiere. Oltre a ciò, con l’azione si è pure riusciti a sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza della tutela del patrimonio storico-culturale. Lo testimonia pure il fatto che la recente distruzione delle masiere da parte di alcuni affittuari dei terreni agricoli di proprietà statale, ai fini di unificare alcune particelle di terreno, come pure per agevolare il passaggio dei macchinari agricoli, fino a qualche anno fa sarebbe passata inosservata, mentre ora la gente manifesta una grande sensibilità per quelle pietre che in tempi antichi sono state meticolosamente accatastate per delimitare campi e sentieri. Il vicesindaco, Sergio Delton, ha aggiunto che la situazione in loco già ora si presenta molto meglio rispetto ad alcune settimane fa, e che se dei muretti sono stati distrutti, altri ne sono stati costruiti. Egli ha pure ricordato che il recupero delle casite era stato avviato già negli anni ‘90 del secolo scorso, quando ne era stata eseguita una mappatura ed era stato pubblicato il volume "Casite", appunto.

DUEMILA COSTRUZIONI Difficile stabilire con esattezza quante siano le casite nel comprensorio dignanese; una stima approssimative parla di circa 2mila costruzioni, ma probabilmente ce ne sono molte di più. E la municipalità è ben decisa a continuare sulla strada del recupero, tanto che, nonostante i tempi di crisi, anche quest’anno sono stati assicurati i mezzi necessari per lo svolgimento dell’azione, circa 300mila kune. Certamente ne saranno salvate dall’ulteriore degrado una trentina, anche tramite l’assegnazione dei mezzi ai proprietari delle casite interessati a restaurarle (fino a 3mila kune, a seconda dal grado di rovina). Nell’ambito del progetto Revitas, inoltre, recentemente si è provveduto al riassetto di circa 20 chilometri di corridoi tagliafiamma, che sono stati adibiti a piste ciclabili, lungo il percorso delle casite restaurate finora, ma di lavoro da fare ne rimane ancora molto.
Come accennato, l’azione di quest’anno inizierà venerdì prossimo e proseguirà ogni fine settimana, fino alla fine del mese. I laboratori si terranno il venerdì e il sabato dalle 16 alle 18, il sabato anche dalle 18 alle 20 in località Santolina, lungo la strada Dignano – Valle, dove sarà allestito anche l’info point. Da qui partirà il trenino turistico che porterà i partecipanti a visitare le casite ristrutturate e durante la gita si farà una sosta per consentire a tutti i partecipanti di cimentarsi nella ricostruzione di un tratto di masiera. Lungo il tracciato, inoltre, saranno restaurate 5 casite. Per gli asili e le scuole, invece, i laboratori saranno organizzati il venerdì mattina, ma come ha rilevato l’assessore per le Attività sociali, Nensi Giachin Marsetič, tutti i termini sono già da tempo esauriti, visto il crescente interesse per la manifestazione.
Quest’anno, inoltre, il sabato mattina è stato riservato ai laboratori artistici per bambini che si svolgeranno nella piazza del popolo, dalle 9 alle 11, e a un giro turistico in trenino denominato "Conosciamo Dignano". Il trenino partirà alle 9,30 dalla piazza e il giro durerà circa un’ora.


«BUMBAR BIKE MARATHON» In collaborazione con l’Ente turistico locale, inoltre, la Città anche quest’anno organizza la corsa in bicicletta "Bumbar Bike Marathon", che concluderà la manifestazione. Come ha anticipato la direttrice dell’Ente, Morena Smoljan Makragić, il giro è previsto sul percorso di circa 20 chilometri, lungo i sentieri di campagna riassettati nell’ambito del progetto Revitas (Dignano vanta ben 130 chilometri di piste ciclabili). Il raduno dei partecipanti è previsto alle 9 del 26 maggio nel parcheggio di via dell’Istria, la partenza alle 9.30. Superato il percorso, l’arrivo è previsto verso mezzogiorno in piazza del Popolo, dove avrà luogo il festival delle piante spontanee. Gli organizzatori hanno promesso un rinfresco e una merenda speciale per tutti i partecipanti. Da rilevare che l’adesione a tutti gli appuntamenti è gratuita.

Daniela Rotta Stoiljković

313 – La Voce del Popolo 10/05/12 Cultura - EDIT, intensa primavera in fiera, le sue pubblicazioni da oggi esposte a Torino

Le sue pubblicazioni esposte da oggi a Torino, nell'ambito del Salone Internazionale del Libro

EDIT, intensa primavera in fiera

Silvio Forza: «È un'occasione da non perdere, ora che abbiamo rafforzato il nostro catalogo»

FIUME/TORINO – Vigilia di importanti aspettative, vissuta con lo spirito di chi non disdegna le grandi sfide, anzi. La valigia di libri e pubblicazioni è pronta. I suoi contenuti verranno esposti al primo "punto" autonomo che l’EDIT di Fiume, ossia la casa editrice della Comunità nazionale italiana in Croazia e Slovenia, ha acquisito al Lingotto Fiere di Torino, sede in cui da oggi e fino a lunedì 14 maggio si svolge il prestigioso Salone Internazionale del Libro.

Nel Padiglione 1 allo stand F41, la letteratura della "Little Italy" di Istria, Quarnero e Dalmazia s’infila così, in maniera quasi emblematica, nello Stivale letterario italiano. Gli autori nostri al fianco dei loro colleghi connazionali "big", tra cui Alessandro Barrico, Erri De Luca, Niccolò Ammaniti e Gianrico Carofiglio – candidato e favorito al Premio Strega 2012 –, tanto per citarne alcuni. Non mancheranno i mostri sacri della scrittura internazionale, due fra tutti: il cileano Luis Sepúlveda e la statunitense Elizabeth Strout.

Con i suoi quattro padiglioni, 51.000 metri quadri di superficie, 27 sale convegni, più di 1.400 editori, 300.000 visitatori in cinque giorni, il Salone Internazionale del Libro di Torino è la più grande manifestazione d’Italia dedicata all’editoria, alla lettura e alla cultura, e fra le più importanti in Europa. Con quale spirito, dunque, e con quali propositi si affronta questo viaggio nella prima capitale d’Italia? E, soprattutto, perché è importante esserci nella città della Mole, al suo Salone del libro? "Prima di potervi partecipare avevamo bisogno di rafforzare sostanzialmente il nostro catalogo", premette il direttore dell’EDIT, Silvio Forza, quasi a spiegazione del motivo per cui questa partecipazione è in un certo senso finora mancata, almeno nella forma odierna.

PUBBLICARE E PROMUOVERE "Negli ultimi anni ci siamo pertanto mossi in questa direzione, riuscendo a pubblicare una cinquantina di libri. Ma quel che più conta è che nei testi che abbiamo realizzato è stata recuperata la gran parte della creatività letteraria degli italiani rimasti, di ciò che è stato prodotto nella seconda metà del Novecento.

Ovviamente, accanto a queste opere di recupero abbiamo pubblicato anche autori nuovi, in grado di raccontare un’altra realtà del territorio – sottolinea Forza –. Ovviamente, pubblicare senza promuovere avrebbe poco senso, e dunque recentemente abbiamo puntato molto sull’attività di promozione, sia a livello di miglioramento della distribuzione nelle librerie, sia a livello di comunicazione con agenzie, riviste e media che promuovono la letteratura, sia con una maggiore e più coordinata promozione all’interno delle reti sociali".

UN BANCO DI PROVA "Da questo punto di vista la presenza a Torino giunge come un banco di prova anche rispetto alla capacità della nostra letteratura e della nostra attività editoriale di parlare anche a un pubblico che supera gli angusti limiti della nostra condizione minoritaria. È una grande occasione, di certo, che ci farà capire anche quanto e come abbia senso continuare in questa direzione", conclude il direttore, aggiungendo che all’EDIT tale opportunità è giunta grazie alla collaborazione instaurata con l’agenzia Percorsi di cultura – Editoria & Comunicazione di Trieste e Arbor Librorum Edizioni del capoluogo giuliano. Torino 2012 sarà però anche un’ulteriore chance per instaurare quella rete di contatti che consentirà poi all’EDIT di entrare nel programma ufficiale della prossima edizione.

ALCUNI DEI PRINCIPALI AUTORI CNI In primo piano nello stand F41 del Lingotto Fiere i titoli della collana "Altre lettere italiane", dedicata specificatamente agli autori della CNI e che mira a diffondere le opere di una prosa e una poesia italiana che nascono in un contesto sociale e linguistico non (più) italiano e che proprio per questa ragione sono state e sono espressione di identità, luogo della conservazione e del recupero della memoria, strumento con il quale tramandare un’eredità culturale intima ma allo stesso tempo di gruppo.

La collana si fregia dei nomi di Claudio Ugussi, Libero Benussi, Anita Forlani, Giacomo Scotti, Mauro Sambi, Laura Marchig, Alessandro Damiani, Ester Sardoz Barlessi, Ennio Machin, Osvaldo Ramous, Adelia Biasiol, Lucifero Martini, Nelida Milani, Vlada Acquavita, Mario Schiavato, Gianna Dallemulle Ausenak, Ugo Vesselizza, Lidia Delton, Ezio Mestrovich.

Ma si punterà anche sull’altra collana "Lo scampo gigante", riservata ai nuovi autori della letteratura italiana dell’Istria e del Quarnero, come Roberta Dubac, Marco Apollonio, Aljoša Curavić, Carla Rotta, Simone Mocenni.

RIVOLUZIONE DIGITALE Edizione numero 25; edizione che celebra il primo quarto di secolo della manifestazione ideata nel lontano 1988 da due torinesi, il libraio Angelo Pezzana e l’imprenditore Guido Accornero. Nella ricorrenza delle "nozze di bronzo", per la prima volta nella propria storia il Salone Internazionale del Libro accoglierà ben due Paesi ospiti, due realtà collocate agli estremi geografici dell’arco della lingua e cultura latina: la Spagna e la Romania.

Nato sul modello dell’omonimo Salon parigino, quello di Torino ha finito per superarlo per ricchezza e articolazione di contenuti, e per numero di visitatori, innalzandosi ai vertici delle manifestazioni europee del settore. Passato alla gestione pubblica nel 1998 attraverso la Fondazione per il Libro, la Musica e la Cultura, ha registrato un successo costante e crescente, dovuto anche alla sua formula composita: mostra-mercato, festival culturale, momento di incontri professionali, area speciale dedicata ai ragazzi e ai giovani adulti.

In questo modo ha dimostrato di aver saputo intercettare e soddisfare le diffuse esigenze culturali di un pubblico diversificato e preparato, realizzando nuove modalità d’incontro con gli autori e la serie di eventi tematici legati al diverso motivo conduttore scelto ogni anno.

E per il 2012 è stato scelto il titolo "Primavera Digitale". E-book, Internet, tablet saranno tra i protagonisti di tutta la rassegna. Social network ed editoria on line al centro di numerosi incontri con gli autori. Sintomatico di questa vera e propria rivoluzione digitale nel mondo dell’editoria, sarà la presenza per la prima volta di alcune realtà tipicamente tecnologiche come Nokia (al Salone del Libro con un nuovo progetto di lettura mobile), Sony, Amazon e Ibs.it.

314 - La Voce del Popolo 09/05/12 Storia di una famiglia che voleva restare a Fiume nel libro "ci sarebbe bastato " di Silvia Cuttin

Il libro «Ci sarebbe bastato» di Silvia Cuttin, sarà presentato
a Palazzo Modello il 12 giugno in occasione dei festeggiamenti di san vito
Storia di una famiglia che voleva restare a Fiume

"Sono nata e cresciuta a Bologna, città dove tuttora vivo. Però ogni vacanza si partiva per Trieste, la città dei miei genitori, e finché non ho iniziato ad andare a scuola parlavo con un forte accento triestino. Bologna è una città che amo molto, è bella e ci si sta bene. Ho avuto diverse occasioni in cui avrei potuto trasferirmi altrove, ma non sono riuscita ad abbandonarla. Dopo gli studi di lingue (interprete e traduttrice) mi sono sempre occupata di organizzazione eventi e di comunicazione, in diversi ambiti e situazioni. Scrivo per lavoro da molti anni, ed è forse per questo che mi sono avventurata nella scrittura di un libro". Lei è Silvia Cuttin, il suo libro s’intitola "Ci sarebbe bastato", Epika edizioni, e sarà presentato anche a Fiume in occasione della Settimana della Cultura fiumana, il 12 giugno alle 18, presso la Comunità degli Italiani.
FIUME – "Sono contento di aver portato a Fiume questa mostra sia per la sua bellezza sia per il fatto che essa rappresenta lo sforzo di diverse componenti che si sono messe insieme. Ossia l’Unione Donne d’Italia e l’associazione transazionale ‘Žene Europe/Donne d’Europa/Ženske Evrope/Women of Europe’, che riunisce i tre paesi dell’Alto Adriatico, con in più la partecipazione dell’Archivio di Stato di Fiume. E quindi c’è tutta un’adesione e tanto entusiasmo, il cui frutto è questa’esposizione", ha dichiarato ieri sera il console generale d’Italia a Fiume, Renato Cianfarani, all’inaugurazione di "Espansioni. Spaziando nell’arte e nella creatività femminile", all’Archivio di Stato di Fiume. "Per molti versi la collaborazione rispecchia un po’ la storia emblematica e secolare di Fiume. Una storia in cui s’intrecciano tante componenti: la tolleranza, il rispetto per gli altri e la ricchezza culturale", ha concluso il console generale Cianfarani. La prima volta che hai incontrato Fiume dove è stato e con chi?
"Sono andata a Fiume per la prima volta tardi, avrò avuto quindici o sedici anni. Ero con mia madre e un suo cugino, Laci, uno dei protagonisti del libro che ho scritto molti anni dopo. Ricordo poco, una sensazione di grigiore, un’immagine che non corrisponde ai racconti che ho raccolto più avanti".
Che cosa ti affascinava dei racconti della tua famiglia?
"Mi piaceva sentire l’avventura, la diversità delle origini dei numerosi parenti. Mi piaceva conoscere le usanze diverse rispetto a dove abito, i diversi cibi, le tante lingue.Da parte di madre, ci sono origini fiumane ma anche ungheresi; da parte di padre le origini sono austriache, croate, inglesi".
Cosa sono per te il senso d’appartenenza e l’amore per le radici?
"L’appartenenza è molto importante per me, anche se ho fatto fatica a capire a che cosa o a che luogo dovevo appartenere. In fondo forse è Trieste il luogo a cui mi sento più vicina, oltre che alla mia città. Credo di essermi appassionata a Fiume perché la sento simile a Trieste, o perché rappresenta bene il miscuglio di genti dal quale provengo. Se analizzo bene le mie origini, di radici non ne dovrei avere… E credo che sia per questo che ho sentito l’esigenza di cercarle così approfonditamente e così lontano".
Dal libro si evince che la tua ricerca ti ha portato a visitare archivi e musei: due luoghi in particolare sono legati alle vicende del libro, l’Archivio di Fiume-Rijeka e quello della società di Studi Fiumani di Roma. Puoi raccontarci come ci sei arrivata e cosa hai provato frugando tra i documenti di vite che ti appartengono perché fanno parte della tua storia personale…
"Il primo passo è stato andare alla Società di Studi Fiumani di Roma. Forse non sapevo neanche bene quello che cercavo e proprio per questo il loro aiuto è stato essenziale. Mi hanno indicato delle letture, ho potuto consultare alcune pubblicazioni e visionare documenti di polizia. Cogliendo una notazione in alcune delle letture consigliate (tra queste, fondamentali i testi di Silva Bon), ho pensato di rivolgermi all’Archivio di Fiume-Rijeka. Non pensavo inizialmente a questo sviluppo, perché non ero a conoscenza dell’esistenza di questi documenti. Non avrei nemmeno saputo come muovermi nella ricerca: ho ricevuto un generoso aiuto dall’archivista Boris Zakošek. All’Archivio ho trovato informazioni precise e minuziose, che mi hanno permesso di ricostruire i luoghi di provenienza e le vite di tante persone della mia famiglia. Informazioni che adesso ho, ma che non fanno parte di ‘Ci sarebbe bastato’, che non volevo fosse solo una storia di famiglia.Trovare i fascicoli di polizia intestati a ciascun membro della propria famiglia è stato sconvolgente".
"Stranamente, il primo fascicolo della pila era quello di mio nonno, che riportava in copertina: ‘Lager Ermanno di Marco - Ebreo’. Confesso che ci ho messo qualche minuto prima di avere il coraggio di aprire la carpetta. Mi sembrava di invadere spazi non miei, di frugare nelle vite altrui. Ma ancora peggio è stato rendersi conto che c’erano persone che quelle informazioni le avevano raccolte e avevano scritto le lettere lì contenute, o commentato con la matita rossa o blu, talvolta con scherno, le richieste che gli ebrei fiumani, a cui era stata ritirata la cittadinanza, inoltravano alle autorità. Richieste di cose semplici, che esprimevano l’incapacità di capire che non potevano più condurre una vita normale".
Ogni personaggio è un mondo che tu insegui nell’evolversi della vita, attraverso quali percorsi sei riuscita a tracciarne profili così minuziosi?
"Ho iniziato intervistando i cugini di mia madre, facevo domande ma poi li lasciavo liberi di parlare di quello che volevano. Poi ho telefonato oltreoceano per chiedere e verificare i dettagli e sono andata più volte in Israele. I ragazzi di quella generazione erano dodici, ho cercato riscontro sui miei tre protagonisti anche dagli altri che sono ancora vivi. Ho poi potuto usare il diario molto minuzioso di una delle cugine, uno scritto lasciato da mio nonno e leggere alcune lettere. Mi accorgevo che se cercavo di tralasciare qualcosa perché mi era difficile ricostruirlo, si sentiva un vuoto. E così dovevo cercare ancora, per colmare questo vuoto".
Nel libro, soprattutto nella prima parte, riesci a far sentire al lettore i profumi, i sapori del cibo che visualizzi. Perché è così importante ciò che si porta in tavola, o il menù da giornata al mare?
"Credo che il cibo sia conoscenza. Conoscenza profonda di un popolo, di una terra: è qualcosa di intimo, di familiare, di casa. Ti fa pensare agli ingredienti, che possono essere diversi da quelli che ci sono a casa tua e già in questo concetto ci sono molti significati; fa pensare ai gesti, alla preparazione. Il cibo è amore, perché non si può fare da mangiare prescindendo da questo. è cultura, perché trasmette dei mondi interi".
Hai trovato a Fiume qualcosa che hai riconosciuto come parte della tua vicenda, luoghi che non sono mutati o riferimenti che sono rimasti fermi nel tempo?
"Certamente. Ho trovato la casa dei bisnonni, in via Pomerio e quella di Martino, proprio di fronte. Il luogo degli uffici e dei magazzini di patate, il mercato di Brajda e uno dei negozi di famiglia. La sinagoga piccola, quella che ai tempi della narrazione era frequentata dagli ortodossi. Mi sarebbe piaciuto trovare qualche caffè, il Budaj, ad esempio. Credo che lì ci sia un McDonald, adesso".
La forma narrativa è frutto di una scelta precisa o è la vicenda che ti ha condotta per mano? Un inizio pieno di indicazioni al lettore, poi un’avvincente passeggiata nei luoghi e nei tempi felici di Fiume prima della promulgazione delle leggi razziali. Poi tante vite in fuga, poi ancora il campo di concentramento. Un continuo cambio di registro che rende il libro avvincente, per certi versi unico…
"L’inserimento di più livelli di narrazione è stato una scelta precisa, il cui suggerimento devo a Jacopo Masini della Scuola Holden. Avevo troppo materiale e non riuscivo a trovare una forma soddisfacente; sapevo che volevo intersecare cronologicamente le vite dei tre protagonisti e seguirli nelle loro scelte e nei loro destini. Giustamente, per farlo, sono dovuta entrare anch’io nella storia. Ho voluto descrivere Fiume in maniera approfondita perché il fatto che fosse una città così accogliente, tollerante e multiculturale, dove le famiglie da poco giunte si erano inserite con facilità, fa meglio capire la delusione profonda provata dai tre ragazzi nel 1938. Essere rifiutati dal Paese che solo qualche anno prima li aveva accolti segna la fine di un’epoca felice che corrisponde anche al termine dell’adolescenza e all’entrata violenta in una vita adulta e difficile. La bellezza di Fiume e della vita che vi conducevano emergeva in continuazione dai racconti dei protagonisti, ancora più di settant’anni dopo, insieme a un senso di stordimento per averla dovuta abbandonare".
Raccontare il lungo periodo di internamento dei tuoi familiari in un campo di concentramento nazista è stata una sofferenza, lo si legge chiaramente, che cosa provoca pensarci, ragionarci?
"Io ci avevo ragionato per anni, quand’ero giovane, avevo letto molto, poi avevo sentito il bisogno di distaccarmene. Fino a questa recente immersione. Provoca sconcerto, è incomprensibile; provoca vergogna, ed è quello che deve fare. Perché non si può dire: noi non sapevamo, noi non c’entravamo. Credo che sia soprattutto importante capire che Auschwitz non è sorta dal nulla, ma che ciò che è accaduto è stato possibile a causa all’indifferenza di tanti".
La sopravvivenza legata al mantenimento della dignità, una parola che ha salvato delle vite?
"Non so dire: Martino, che ha vissuto questa esperienza, dice chiaramente che non era più nulla, non era più un uomo e che si è salvato per puro caso. Credo che la dignità serva a sentirsi in pace con se stessi, non a salvare delle vite. Mentre può essere vero per Andi (un altro dei protagonisti), che doveva continuare a comportarsi come sentiva di fare, incurante del pericolo".
Che cosa porti con te quando torni da Israele, quali esperienze?
"Come ho scritto nel libro, ho la sensazione che Tel Aviv assomigli alla Fiume di prima della guerra: si affaccia sul mare, si parlano tante lingue diverse, si mangiano cibi di tutti i tipi, è una città accogliente. Pur non andandoci spesso, adesso mi sento a casa anche in Israele. Mi sento a casa a Tel Aviv, a Fiume, a Trieste, a New York, e perfino a Bologna, dove vivo…".
Dopo il libro, che cosa rappresenta per te Fiume?
"Un luogo che sento mio, che riconosco e a cui sono riconoscente".
La famiglia è anche territorio ma la tua è dispersa nel mondo, come la definiresti?
"La mia famiglia è sempre presente, seppure dispersa. Mi dà sicurezza sapere che c’è qualcuno su cui posso (forse) fare affidamento in luoghi molto lontani".
Il titolo "Ci sarebbe bastato" suggerisce ad ogni lettore una interpretazione diversa, la tua, da autrice?
"È vero, diverse persone mi hanno dato una loro interpretazione del titolo. è tratto da una preghiera che si canta durate la Pasqua ebraica, io ne ho ribaltato il significato. Ci sarebbe bastato continuare ad andare a scuola, a fare il bagno a Medea, ad andare al cafè-chantant di Abbazia, a frequentare i cugini, a crescere italiani. Insomma a loro, ai tre cugini, sarebbe bastato continuare la vita a Fiume".

Rosanna Turcinovich Giuricin

315 - La Voce del Popolo 11/05/12 Conferenza - Buie: Quali prospettive ci attendono con l’entrata della Croazia nell’Ue?

BUIE INTERESSANTE CONFERENZA ORGANIZZATA DALLA COMUNITÀ E DALL'ADL DI VERTENEGLIO

Quali prospettive ci attendono con l’entrata della Croazia nell’Ue?

BUIE – Quali prospettive ci attendono con l’entrata della Croazia nell’Unione Europea dopo il 13 luglio dell’anno prossimo? Qual è il concetto di minoranza, se considerato da un punto di vista tecnico? Quali sono i problemi legati alle minoranze? Queste ed altre domande hanno trovato risposta alla conferenza organizzata mercoledì in tandem dalla Comunità degli Italiani di Buie e dall’Agenzia della democrazia locale di Verteneglio nella sede della CI buiese.

Un incontro organizzato non a caso il 9 maggio, data importante nella storia dell’Europa unita, perché ricorda la nascita della Comunità europea del carbone e dell’acciaio, la CECA, che avrebbe in seguito dato vita all’attuale Unione europea. La Comunità buiese è una delle poche realtà in Regione che ha celebrato la Settimana dell’Europa. Proprio lunedì, infatti, un altro evento, dal titolo "L’Europa e i giovani", dove sono state illustrate le possibilità che l’UE offre ai giovani, aveva riempito la sala conferenze del sodalizio. Primo fra tutti il programma "Gioventù in azione", grazie al quale nel Buiese operano diversi volontari provenienti da ogni angolo d’Europa.

"Anche i locali – spiega Elena Bernich dell’ADL di Verteneglio – stanno iniziando a interessarsi agli scambi culturali con altri Paesi".

Presente pure il presidente dell’ADL, Umberto Ademollo. A moderare l’incontro, la presidente della CI di Buie, Lionella Pausin Acquavita. Al posto del deputato al seggio specifico per la minoranza italiana al Parlamento sloveno, Roberto Battelli, assente per malattia, è intervenuto Aurelio Juri, ex eurodeputato ed ex presidente della Comunità degli Italiani di Capodistria. Raccontando la sua esperienza a Bruxelles e Strasburgo, Juri ha fatto il punto in particolare sulla minoranza italiana in Slovenia. Ha citato la proposta da parte dei due deputati per le minoranze italiana e ungherese, rispettivamente Battelli e Göncz, che hanno l’intenzione di proporre un testo unico che raccolga e riordini quelle oltre 70 tra leggi, norme e decreti che gravitano attorno al tema delle minoranze nazionali, giudicando personalmente "sbagliata la via scelta". Un bilinguismo che ha le sue leggi, ma "il problema è che non vengono rispettate" critica Juri.

Altro caposaldo della lotta per i diritti della minoranza italiana, questa volta in Croazia, è la vicepresidente della Regione Istriana Viviana Benussi. Per l’occasione ha esposto il progetto europeo SIMPLE. Finanziato dal Programma di cooperazione transfrontaliera IPA Adriatico 2007-2013, il progetto vuole rafforzare i valori della diversità culturale e migliorare la qualità della vita nella Regione Adriatica.

Poi, l’altro annoso problema, che di certo non riguarda l’Ue, è che è l’attuazione del bilinguismo nella Regione Istriana. Secondo la Benussi è stato trascurato a livello legislativo, dal momento in cui sono state introdotte le tre leggi costituzionali che con l’indipendenza della Croazia hanno "toccato" la CNI. Secondo la vicepresidente della Regione Istriana sono leggi che si contraddicono, che sono scritte male, e che andrebbero aggiornate: la legge sulle minoranze nazionali, quella sull’uso delle scritture delle minoranze nazionali, e ultima, nonché la più contestata, quella sull’educazione e sull’istruzione nella lingua e nella scrittura delle minoranze nazionali. Quest’ultima prevederebbe, tra le altre cose, che vengano compilati tutti i documenti scolastici come i diari di classe, i libri mastri, e affini, sia in croato che in italiano.

"È inammissibile – dice la vicepresidente della Regione – e noi abbiamo già preparato un ricorso per chiedere che ciò non si attui. Sarebbe oltre che dispendioso, anche demoralizzante per chi lavora nelle nostre scuole".

La voce dell’esperto sul tema delle minoranze legato alle politiche europee, invece, è di Giorgio Tessarolo, acuto conoscitore dei finanziamenti europei, per lunghi anni Direttore centrale delle Relazioni internazionali e comunitarie della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, che ha spiegato come funzionino i fondi strutturali Ue, di cui la Croazia godrà a partire dal 2014. Tra gli altri, erano presenti all’incontro anche il sindaco e vicesindaco di Buie, Edi Andreašić e Marianna Jelicich Buić, l’ex ambasciatore della Croazia in India, Dino Debeljuh e l’ex ambasciatore in Italia, Drago Kraljević.

Daniele Kovačić

316 - Il Piccolo 11/05/12 Trieste - Il Convegno: «L'Europa poteva evitare la guerra jugoslava»

IL CONVEGNO

«L’Europa poteva evitare la guerra jugoslava»

TRIESTE L'importanza dell'Unione europea per la conservazione della pace in Europa e il dramma del conflitto nell'ex Jugoslavia. Non è un tema da poco quello su cui si sono confrontati ieri a Trieste gli ex presidenti di Slovenia e Croazia Stjepan Mesic e Milan Kucan, assieme all'ex ministro degli Esteri Gianni De Michelis e all'ex segretario del Ppe Thomas Jansen.

De Michelis ha sottolineato il ruolo positivo della Cee e dell'Ue in alcuni passaggi fondamentali: «Penso alla riunificazione tedesca e alla divisione della Cecoslovacchia. Con la Jugoslavia andò diversamente: sono stati fatti degli errori da parte dei paesi europei come da parte delle élites dei paesi dell'ex Federazione. Errori che pesano, tanto che ancora oggi abbiamo situazioni critiche in Bosnia e Kosovo, in Macedonia. Ma arrivano anche segnali positivi, penso ai progressi dell'europeismo in Serbia». Secondo Kucan «l'Europa ha avuto successo nella seconda fase di pacificazione, dopo il conflitto, con l'allargamento ai paesi balcanici. Ma ho un'opinione diversa della fase precedente: all'inizio della crisi l'Europa si preoccupava in primis di conservare la Jugoslavia. Il presidente Mesic, e io stesso, cercammo di convincere gli europei che era meglio acconsentire a uno smembramento pacifico della Jugoslavia, perché non era più possibile tenerla unita». Il presidente Mesic ha aggiunto che «la guerra si poteva evitare.

C'erano tutte le condizioni perché la federazione si dividesse in pace». La costituzione jugoslava definiva i membri come stati sovrani con il diritto di uscirne, ha spiegato, «ma nel frattempo Milosevic è arrivato al potere, dicendo che voleva conservare la Jugoslavia ma la stava distruggendo. Una parte dei paesi europei gli credette, senza ascoltare il discorso di egemonia che al tempo stesso lanciava ai serbi». La tavola rotonda, moderata da Giorgio Rossetti, si è svolta nell'ambito di un convegno organizzato dall'Unione esperantista europea e dall'Associazione esperantista triestina.

Il convegno proseguirà oggi, a partire dalle 9, in via del Coroneo 15, con l'europarlamentare Antonio Cancian. (g.tom.)

317 - Il Piccolo 11/05/12 L'ex presidente croato Mesic: «La Serbia entri nella Ue Ma con le carte in regola»

«La Serbia entri nella Ue Ma con le carte in regola»

L’ex presidente croato Mesic: «Il Kosovo è un fatto e Belgrado deve accettarlo I criminali di guerra? Non c’era la volontà politica di catturarli prima»

di Giovanni Tomasin

TRIESTE La Croazia è pronta per l’Europa e non si opporrà all’ingresso della Serbia, posto che questa rispetti i criteri di accesso all’Unione. L’ex presidente della Repubblica croata Stjepan Mesic, ieri a Trieste per il convegno organizzato dall’Unione esperantista europea, affronta con franchezza le prospettive dell’allargamento dell’Ue all’area balcanica.

Presidente, Zagabria entrerà in Europa il prossimo anno. Una scelta sancita da un referendum vinto con ampia maggioranza. La crisi attuale ha influito sullo spirito di quel referendum? Cresce l’euroscetticismo anche in Croazia?

È corretto, la crisi finanziaria ed economica si riverbera naturalmente sui paesi dell’Ue. Ma questo non significa che dobbiamo fermarci sulla strada dell’unificazione europea. Certo, l’Unione deve risolvere i suoi problemi

istituzionali: bisogna introdurre meccanismi finanziari che permettano di limitare situazioni come quella greca. Se questi strumenti fossero stati attivati in passato, i greci non sarebbero ora in queste condizioni. Come valuta il modo in cui Francia e Germania hanno affrontato i problemi di Atene? Berlino e Parigi possono fare molto per risolvere la crisi greca, ma questo non vuol dire che debbano farlo senza la Grecia. Sono loro, i greci, a dover fare gli sforzi principali per uscire dal baratro investendo nella produzione, tagliando i costi e la spesa pubblica. Il primo passo spetta a loro. Come cambieranno i rapporti fra Serbia e Croazia nel quadro dell’unificazione europea? È nostro interesse che tutti i paesi del Sudest europeo entrino nell’Unione, inclusa la Serbia. Ma per diventare membri dell’Ue bisogna rispondere a tutti i prerequisiti. Se vuoi giocare in una squadra, devi accettare di portarne la maglia e di impegnarti per il suo successo. Molti criminali di guerra serbi, come il generale Mladic, sono stati arrestati di recente. Cosa ne pensa? Che non c’era la volontà politica di portarli davanti alla giustizia il prima possibile. Cosa dovrebbe fare l’Ue per migliorare i rapporti fra Serbia e Kosovo? Bisogna prendere come punto di partenza l’indipendenza del Kosovo. La ristrutturazione architettonica della nostra area geografica è conclusa: il Kosovo è un fatto. Se la Serbia non vuole riconoscerlo per ragioni storiche non è necessario che lo faccia, ma Belgrado deve consentire il buon funzionamento della regione: ovvero non devono esserci ostacoli nelle comunicazioni, al traffico di idee, persone, capitali. Nuovamente, il Kosovo è un fatto.

Quando la Serbia vorrà prenderne atto, è cosa da chiedersi ai politici di quel paese. Ma non dobbiamo dimenticare che per entrare nell’Ue bisogna risolvere tutte le dispute con i paesi vicini ed è bene che la leadership di Belgrado lo tenga a mente. Il concerto dei tre presidenti a Trieste segna la fine delle dispute fra Croazia, Slovenia e Italia? I problemi non si risolvono mai in modo definitivo, ma è bene aver trovato un metodo comune per affrontarli. Un buon esempio è la controversia sui confini fra Slovenia e Croazia: quando entrambi i governi hanno deciso di trasferire il problema dalla sfera politica a quella giuridica, accettando un arbitrato internazionale, il problema si è risolto. Con l’Italia c’erano ostacoli che affondavano le radici nella Seconda guerra mondiale e nei crimini commessi al termine del conflitto, la questione delle foibe. Quando entrambi i lati hanno accettato che quei fatti non nascevano dal nulla, e che c’era una diretta correlazione con i crimini compiuti dai fascisti in Croazia, c’è stato un miglioramento nelle relazioni. Per molti paesi l’ingresso nell’euro non è stato indolore. La Croazia è pronta? La Croazia deve essere pronta. La sua economia affronterà a breve cambiamenti strutturali, ma riuscirà a farlo perché prima dell’ingresso potrà usufruire dei fondi di preaccesso e, dopo l’ingresso, dei fondi strutturali. Questo consentirà una nuova ristrutturazione economica del paese e il corretto sfruttamento delle sue risorse. Cosa pensa della Turchia in Europa? Si dovrebbe appoggiare la sua integrazione. È meglio che l’Unione europea passi il Bosforo piuttosto che gli estremisti islamici lo facciano in senso inverso. Abbiamo visto cosa è successo con la Primavera araba, dopo la quale molti movimenti islamisti sono arrivati al potere. Inoltre l’economia turca si sta sviluppando a ritmi vertiginosi, secondi soltanto alla Cina. In ogni caso, e in tutti i sensi, l’Europa unita sarà molto più forte con la Turchia che senza.

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